{"id":25986,"date":"2022-06-03T09:26:00","date_gmt":"2022-06-03T09:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/03\/introduzione-al-tomismo-le-xxiv-tesi-parte-prima\/"},"modified":"2022-06-03T09:26:00","modified_gmt":"2022-06-03T09:26:00","slug":"introduzione-al-tomismo-le-xxiv-tesi-parte-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/03\/introduzione-al-tomismo-le-xxiv-tesi-parte-prima\/","title":{"rendered":"Introduzione al tomismo: le XXIV tesi. Parte prima"},"content":{"rendered":"<p>Diversi amici ci hanno chiesto se esiste un modo semplice, ma al tempo stesso appropriato ed efficace, per accostarsi, da profani, a quella immensa cattedrale che \u00e8 il pensiero filosofico di san Tommaso d&#8217;Aquino, e specialmente alle due somme: la <em>Summa contra Gentiles<\/em> e la <em>Summa Theologiae<\/em>. In sostanza ci chiedono se uno che non ha mai letto san Tommaso, o che lo ha letto fuggevolmente, magari al liceo, possa affronta rene lo studio affidandosi a una qualche guida della quale sia possibile fidarsi, come uno che non si \u00e8 mai arrampicato in montagna si affida a una guida alpinistica per raggiungere una certa vetta. Dopo aver riflettuto, ci \u00e8 parso che una tale guida esista e che possa fornire un valido sostegno ai principianti: si tratta dell&#8217;encomiabile lavoro fatto dal padre gesuita Guido Mattiussi (nato a Vergnacco, frazione di Reana del Rojale, in provincia di Udine, nel 1852, ma trasferitosi con la famiglia a Gemona fino all&#8217;et\u00e0 di dieci anni, e morto a Gorizia nel 1923), solido friulano trapiantato a Milano, che si distinse negli anni difficili della battaglia antimodernista intrapresa da san Pio X a partire dal 1907 colla pubblicazione del decreto <em>Lamentabili sane exitu<\/em>, del 3 luglio 1907, e poi dell&#8217;enciclica <em>Pascendi Dominici gregis,<\/em> l&#8217;8 settembre successivo.<\/p>\n<p>Ai modernisti il pensiero di san Tommaso d&#8217;Aquino non piaceva troppo, e per indebolirne l&#8217;autorevolezza ormai consolidata (Leone XIII lo aveva raccomandato formalmente come autore della pi\u00f9 perfetta sintesi della filosofia cristiana, con l&#8217;enciclica <em>Aeterni Patris<\/em> del 4 agosto 1879), invece di attaccarlo frontalmente, fecero leva sulle divergenze d&#8217;interpretazione che esistevano, ed erano sempre esistite, fra i suoi studiosi e ammiratori, ma anche fra i suoi detrattori, in modo da creare confusione e riaprire vecchie ferite, ad esempio le parziali condanne subite dal tomismo ad opera del vescovo di Parigi, Stefano Tempier, nel 1277, pochi anni dopo la morte dell&#8217;Aquinate, il quale era stato per\u00f2 canonizzato da papa Giovanni XXII nel 1323, e dichiarato Dottore della Chiesa da san Pio V nel 1567, con la bolla <em>Mirabili Deus<\/em>. San Pio X era molto preoccupato da tale situazione, che rischiava di offuscare il pi\u00f9 solido punto di riferimento speculativo contro le mene dei modernisti, e si rivolse ad alcuni esperti di filosofia tomista affinch\u00e9 venisse redatta una sintesi la pi\u00f9 fedele possibile del pensiero del Dottore Angelico. La scelta cadde infine sul padre Mattiussi, uomo aperto e coltissimo, ricco di un notevole bagaglio di esperienze d&#8217;insegnamento non solo nell&#8217;ambito della filosofia ma anche della fisica e della matematica, sia in Italia, presso l&#8217;Universit\u00e0 Gregoriana, sia all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Padre Mattiussi si era gi\u00e0 segnalato come autore di numerose pubblicazioni, fra le quali faceva spicco una che gi\u00e0 nel titolo mostrava il suo carattere battagliero ed era destinata a dispiacere non solo alla cultura laica, allora intrisa di neokantismo, ma anche a settori di quelle cattolica: <em>Il veleno kantiano. Nuova e antica critica della ragione<\/em>, pubblicata nel 1907, nel pieno cio\u00e8 dell&#8217;offensiva antimodernista del santo padre, e nel quale il bersaglio non era solo la filosofia di Kant, ma un po&#8217; tutta la filosofia moderna, colpevole, a suo dire (e noi siamo perfettamente d&#8217;accordo con lui), di essersi allontanata dalla coincidenza tomista di essere, vero e bene. Mattiussi era un gesuita della vecchia scuola e un uomo tutto d&#8217;un pezzo, tanto che godeva di scarse simpatie fra i suoi stessi confratelli perch\u00e9 giudicato, come oggi (in clima neomodernista) si dice, <em>troppo rigido<\/em> o addirittura, come appare dalla voce a lui dedicata dall&#8217;<em>Enciclopedia Treccani<\/em>, un <em>integralista<\/em>; mentre essi avrebbero preferito un approccio pi\u00f9 morbido alle posizioni degli oppositori, occulti e palesi, del tomismo; e il frutto di tale atmosfera a lui poco favorevole fu che non gli vennero mai riconosciuti i suoi meriti, indubbi e tutt&#8217;altro che modesti, di pensatore e di studioso: laddove un altro, pi\u00f9 gradito ai settori progressisti della Chiesa, a parit\u00e0 di meriti avrebbe fatto certamente una ben diversa carriera accademica. Il vescovo di Milano, poi, Andrea Carlo Ferrari, occulto simpatizzante del modernismo moderato (sic), tanto fece che ne ottenne l&#8217;allontanamento dalla sua diocesi.<\/p>\n<p>Dunque padre Mattiussi, fra il 194 e il 1916, pubblic\u00f2, con l&#8217;incoraggiamento e il pieno sostegno di san Pio X (che per\u00f2, come \u00e8 noto, mor\u00ec, forse di dolore per non aver potuto fermare la catastrofe della Prima guerra mondiale, il 20 agosto 1914), a puntate, su <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, la sintesi che stava tanto a cuore al pontefice: <em>Le XXIV tesi della filosofia di san Tommaso d&#8217;Aquino<\/em>, opera poi raccolta in un volume e pubblicata, con l&#8217;approvazione della Sacra Congregazione degli Studi, dall&#8217;Universit\u00e0 Gregoriana di Roma, nel 1917. A noi \u00e8 sembrato che sarebbe utile, per quanti sono digiuni, o quasi, di una conoscenza diretta della filosofia di san Tommaso, patire da qui, dalla sintesi fatta da Guido Mattiussi; e pertanto dedicheremo tre o quattro articoli per esporre e commentare le 24 tesi, corredandole, una per una, di un nostro breve commento.<\/p>\n<p>Ci avvaliamo, ringraziando fin d&#8217;ora, di quanto pubblicato sul sito della Societ\u00e0 Internazionale Tommaso d&#8217;Aquino, <a href=\"../../../../../www.sitaroma.com/wp/le-24-tesi-della-filosofia-di-san-tommaso/default.htm\">../../../../../www.sitaroma.com/wp/le-24-tesi-della-filosofia-di-san-tommaso/default.htm<\/a>. In questa prima parte tratteremo le prime sette tesi, dedicate alla metafisica; dall&#8217;ottava alla dodicesima, si tratta della cosmologia; dalla tredicesima alla ventunesima, della psicologia razionale; le ultime tre sono dedicate alla teologia naturale.<\/p>\n<p>LA METAFISICA<\/p>\n<p>I. <em>La potenza e l&#8217;atto dividono l&#8217;ente in modo tale che tutto ci\u00f2 che esiste o \u00e8 atto puro o \u00e8 necessariamente composto di potenza e atto come di principi primi e intrinseci.<\/em><\/p>\n<p>Meravigliosa semplicit\u00e0, essenzialit\u00e0 e chiarezza espositiva. Vi sono solo due tipi di enti: quelli che hanno in stessi la potenza e l&#8217;atto, e quelli che sono atto puro. A rigore, il solo ente di questa seconda categoria \u00e8 Dio. Tuttavia vi sono enti che sono formati dalla potenza e dall&#8217;agire proprio, per cui passano da se stessi dalla potenza all&#8217;atto; ed enti che ricevono l&#8217;atto, passivamente, ma non se lo danno da s\u00e9. Per fare un esempio: l&#8217;uomo pu\u00f2 pensare una certa cosa e poi tradurla in azione, passando all&#8217;atto da s\u00e9 stesso; la statua invece rester\u00e0 sempre in potenza, nella materia del legno, del marmo, ecc., finch\u00e9 uno scultore non venga a darle una forma, traducendo in atto la potenza di cui \u00e8 suscettibile.<\/p>\n<p>II. <em>L&#8217;atto, in quanto perfezione, non \u00e8 limitato se non dalla potenza, che \u00e8 capacit\u00e0 di perfezione. Quindi, nell&#8217;ordine in cui l&#8217;atto \u00e8 puro, \u00e8 illimitato e unico. Infatti l&#8217;atto di per s\u00e9 dice solo perfezione ed esclude il limite. Se dunque ci sono enti limitati e molteplici, significa che essi sono sempre composti di potenza e atto.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;atto \u00e8 perfetto, nel senso di compiuto, realizzato. L&#8217;atto puro, cio\u00e8 l&#8217;atto perfettamente realizzato, non \u00e8 pi\u00f9 delimitato da alcuna potenza, da alcuna possibilit\u00e0: \u00e8 cos\u00ec e non potrebbe essere altrimenti; nulla pu\u00f2 esservi aggiunto o sottratto o modificato. L&#8217;atto puro \u00e8 quindi sia illimitato, sia unico: se ve ne fosse pi\u00f9 d&#8217;uno, essi si limiterebbero a vicenda. Da tale definizione risulta che il solo atto puro \u00e8 Dio.<\/p>\n<p>III. <em>Nell&#8217;ordine dell&#8217;essere solo Dio \u00e8 atto puro, unico e semplicissimo (cio\u00e8 non composto); tutte le altre cose, che partecipano dell&#8217;essere, hanno una natura in cui l&#8217;essere \u00e8 ricevuto e limitato, e sono costituite di essenza e atto d&#8217;essere (esistenza) come di principi realmente distinti.<\/em><\/p>\n<p>Dio, atto puro (come per Aristotele), \u00e8 una sostanza semplice: non vi \u00e8 in Lui nulla di composto, proprio perch\u00e9 \u00e8 perfetto e quindi essenziale. Negli altri enti vi \u00e8 qualcosa di essenziale e qualcosa di accidentale: qualcosa che si pu\u00f2 togliere &#8212; o aggiungere, o comunque modificare &#8211; senza tuttavia cambiarne la natura, e qualcosa che li caratterizza quanto alla loro natura, che ovviamente non pu\u00f2 essere tolto, n\u00e9 aggiunto, n\u00e9 modificato. Inoltre negli altri enti l&#8217;essenza e l&#8217;esistenza possono essere distinti, ad esempio una casa pu\u00f2 esistere realmente, oppure pu\u00f2 essere solo pensata, immaginata, descritta in un racconto o una poesia, o dipinta sulla tela; mentre in Dio l&#8217;essenza e l&#8217;esistenza coincidono assolutamente, cio\u00e8 non si pu\u00f2 immaginare che in Lui vi sia l&#8217;una senza l&#8217;altra.<\/p>\n<p>IV. <em>L&#8217;ente, che viene denominato dall&#8217;essere (perch\u00e9 significa &quot;ci\u00f2 che ha l&#8217;essere&quot;), non \u00e8 detto univocamente (cio\u00e8 nello stesso senso) di Dio e delle creature; ma neppure in senso equivoco (ossia totalmente diverso). Si dice invece in senso analogico (cio\u00e8 somigliante, in parte uguale e in parte diverso), con un&#8217;analogia sia di attribuzione, sia di proporzionalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Sia Dio che le cose create sono enti; ma Dio \u00e8 l&#8217;Ente assoluto, le altre cose sono enti relativi, i quali stanno con l&#8217;Atto puro in un rapporto di analogia e di partecipazione. Come Lui esistono; ma Lui esiste perch\u00e9 ha l&#8217;essere in Se medesimo, mentre le cose esistono perch\u00e9 partecipano dell&#8217;essere, che ricevono da altro da s\u00e9.<\/p>\n<p>V<em>. In ogni cosa creata c&#8217;\u00e8 anche la reale composizione tra il soggetto sussistente (sostanza) e le perfezioni accessorie che si aggiungono, gli accidenti. La distinzione reale tra sostanza e accidenti non sarebbe possibile senza la distinzione reale fra essenza e atto d&#8217;essere (esistenza).<\/em><\/p>\n<p>Le cose create sono fatte di sostanza e accidenti; Dio, Atto puro, \u00e8 solo sostanza. Pertanto le cose create sono suscettibili di una maggiore o minore perfezione, quanto alle qualit\u00e0 che le caratterizzano: una rosa pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno rossa, pi\u00f9 o meno fresca, pi\u00f9 o meno profumata; un cavallo pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno veloce, ecc. Ora, il fatto che esista una tale possibilit\u00e0 di gradazione, e quindi una scala di perfezione, indica la natura finita degli enti: l&#8217;Ente assoluto non ha gradi di perfezione, perch\u00e9, se li avesse, vi sarebbe qualche altro ente pi\u00f9 perfetto di Lui; ma allora non sarebbe l&#8217;Ente assoluto.<\/p>\n<p>VI. <em>Oltre agli accidenti detti assoluti (come la qualit\u00e0 e la quantit\u00e0), ci sono accidenti di &quot;relazione&quot; che mettono in rapporto ad altro. Sebbene queste &quot;relazioni&quot;, secondo la loro natura, non indichino qualcosa di inerente a qualcosa, tuttavia spesso hanno una causa nelle cose, e quindi sono un&#8217;entit\u00e0 reale distinta dalla sostanza.<\/em><\/p>\n<p>Gli enti creati sono costituiti, oltre che dalla sostanza che \u00e8 loro propria (potremmo dire dalla loro natura: quel qualcosa per cui ad un cavallo \u00e8 propria la &quot;cavallinit\u00e0&quot;, e ad uomo l&#8217;umanit\u00e0), dagli accidenti, i quali a loro volta possono essere assoluti o relativi. Il corpo umano, ad esempio, dispone di due mani: due \u00e8 il numero delle mani, che sono, in un certo senso, accidenti del corpo (perch\u00e9 il corpo umano sussiste in quanto tale anche dopo un trauma che lo abbia privato delle mani). Al tempo stesso, il fatto che il corpo abbia due mani significa che noi, osservando un corpo umano di profilo e notando, ad esempio, la sua mano destra, ci aspettiamo che possieda, sebbene non visibile in quel momento, anche la mano sinistra: infatti le due mani sono in relazione l&#8217;una con l&#8217;altra, rimandano l&#8217;una all&#8217;altra, dal momento che formano una coppia. Il fatto che formino una coppia, e che pertanto siano in relazione reciproca, non corrisponde a qualcosa che inerisce alla mano in se stessa: la mano \u00e8 la mano, anche se non viene messa in relazione con l&#8217;altra.<\/p>\n<p>VII. <em>La creatura spirituale \u00e8 nella sua essenza del tutto semplice, pur rimanendo in essa la composizione di essenza ed esistenza, e anche la composizione di sostanza e accidente.<\/em><\/p>\n<p>Gli enti si distinguono in enti del pensiero, enti materiali ed enti spirituali. Come esempio dei primi, possiamo porre gli enti della matematica, i numeri e le figure; ai secondi appartengono tutte le creature fatte di materia. Un esempio del terzo tipo di enti, quelli spirituali, \u00e8 offerto dagli Angeli. In essi, pur essendo creature spirituali e perci\u00f2 semplici (indivisibili), sono compresenti qualit\u00e0 sostanziali e qualit\u00e0 accidentali, mentre l&#8217;essenza e l&#8217;esistenza in essi sono s\u00ec compresenti, ma non in maniera necessaria, perch\u00e9 partecipano dell&#8217;essere (che hanno ricevuto, in quanto creature) ma non hanno propriamente l&#8217;essere, il quale appartiene necessariamente solo a Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diversi amici ci hanno chiesto se esiste un modo semplice, ma al tempo stesso appropriato ed efficace, per accostarsi, da profani, a quella immensa cattedrale che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,200,241],"class_list":["post-25986","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-milano","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25986","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25986"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25986\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25986"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25986"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25986"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}