{"id":25985,"date":"2018-08-24T10:41:00","date_gmt":"2018-08-24T10:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/intriganti-elusive-sensuali-le-donne-di-edwin-georgi\/"},"modified":"2018-08-24T10:41:00","modified_gmt":"2018-08-24T10:41:00","slug":"intriganti-elusive-sensuali-le-donne-di-edwin-georgi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/intriganti-elusive-sensuali-le-donne-di-edwin-georgi\/","title":{"rendered":"Intriganti, elusive, sensuali le donne di Edwin Georgi"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 significativo il fatto che perfino nella sua patria Edwin Georgi (1896-1964), che pure \u00e8 arcinoto, o meglio lo \u00e8 stato, come illustratore di riviste e di romanzi gialli e che ha dato un volto caratteristico al sogno americano nel vasto arco di tempo fra il primo e il secondo dopoguerra, ma specialmente negli anni &#8217;50, come artista sia stato pressoch\u00e9 dimenticato, al punto che nemmeno <em>Wikipedia<\/em> di quel Paese ha ritenuto di dedicargli una voce. Pi\u00f9 che dimenticato, sarebbe forse pi\u00f9 giusto dire che essa lo ha ripudiato, come un nonno troppo scomodo e imbarazzante, che \u00e8 meglio non nominare neppure per non riportare a galla vecchie storie che si preferisce far finta di non conoscere neppure. Non che ci sia qualcosa di sbagliato nelle sue numerose opere di soggetto sentimentale, o psicologico, o poliziesco: sono perfettamente <em>politically<\/em> <em>correct,<\/em> nel senso che rispecchiano a pieno l&#8217;immaginario collettivo degli anni in cui furono concepite ed eseguite. Ecco, forse il punto \u00e8 proprio questo: lo rispecchiano fin troppo fedelmente. Diciamo pure che hanno contribuito, e non poco, a forgiarlo: perch\u00e9 Georgi, nei suoi anni ruggenti, \u00e8 stato davvero un protagonista, uno che lasciava la sua impronta nel modo di vedere le cose, la giovinezza, i sogni, l&#8217;amore, le donne, la vita, da parte della <em>middle class<\/em> americana, rigorosamente W.A.S.P., non meno di uno Scott Fitzgerald nel campo del romanzo, o di un Victor Fleming &#8212; ma sarebbe meglio dire di un Clark Gable &#8212; nell&#8217;ambito del cinema. E forse \u00e8 proprio questo il problema: l&#8217;opera di Georgi \u00e8 fin troppo calata nel suo tempo, riflette sin troppo quel mondo, quei sogni, quelle illusioni, se si vuole. E siccome dopo le illusioni son venute le delusioni; dopo la poesia, \u00e8 venuta la prosa; e dopo aver creduto nella propria stella, e avere esportato la propria ingenua fierezza, l&#8217;America ha incominciato a crederci un po&#8217; meno, ecco che le tavole di Georgi, con quei colori caldi e sgargianti, con quelle atmosfere raffinate e soffuse, con quella sensualit\u00e0 un po&#8217; troppo esplicita, appaiono pesantemente datate: come la cartoline ingiallite della nonna. E siccome non sono cartoline, ma donne bellissime e intriganti &#8212; non per nulla Georgi fu definito <em>pin up painter<\/em>, pittore di <em>pin-up<\/em>, le ragazze che facevano bella mostra di s\u00e9 sulle copertine delle riviste, ma anche nei negozi di barbiere e nelle cabine dei camionisti &#8212; il contrasto fra il loro mondo e quello attuale \u00e8 divenuto talmente forte, da risultare pressoch\u00e9 insostenibile. Come se una ragazza d&#8217;oggi volesse andare per la strada vestita come la sua nonna degli anni &#8217;30, &#8217;40 o &#8217;50; meglio: vestita proprio con i suoi abiti, gelosamente custoditi in un armadio, con tanto di naftalina. Anche se le cadessero a pennello, sarebbe peggio che ridicola: apparirebbe una marziana, e la gente si voterebbe a guardarla senza poter trattenere un lungo <em>ohhh<\/em> di stupore, non privo di malcelato compatimento.<\/p>\n<p>Eppure, l&#8217;opera di Georgi non riguarda solo la giovinezza, le donne e l&#8217;amore. Nonostante egli non si sottragga a un deteriore gusto commerciale e cada sovente nell&#8217;eccesso di stereotipi, ad esempio con le ragazze tutte occhioni sgranati dalle lunghe ciglia, colte nell&#8217;atto di accennare un movimento di seduzione verso gli uomini, tutti eleganti e di bell&#8217;aspetto, ma, in confronto a loro, talmente ingenui da far quasi tenerezza, c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro, in lui: innanzitutto, c&#8217;\u00e8 la stoffa del vero artista, che sa vedere l&#8217;uomo (e la donna, ovviamente) in tutta la sua sfaccettata complessit\u00e0. In secondo luogo, possiede un dono non comune nel cogliere le atmosfere psicologiche pi\u00f9 sottili, nel dare forma a ci\u00f2 che non si pu\u00f2 dire a parole, nell&#8217;esprimere i pensieri che non troverebbero altrimenti la via per salire alla coscienza, tanto meno per mostrarsi agli altri. Cos\u00ec, dietro le apparenze di un mondo fatato e un po&#8217; fatuo, popolato di giovani donne e giovani maschi belli, eleganti, educati, compiti, che si sentono attratti gli uni dalle altre e che si cercano, si guardano di sottecchi, scherzano ingenuamente, ma sempre con un fondo malizia e di erotismo che \u00e8 impossibile trattenere del tutto, e che alla fine esplode senza falsi pudori, l&#8217;osservatore non banale si accorge che c&#8217;\u00e8 un denso strato d&#8217;inquietudine, un&#8217;atmosfera tesa, quasi angosciata. Non \u00e8 certamente un caso che Georgi sia stato anche un ottimo illustratore di storie poliziesche, in particolare dei bei romanzi di Charles Williams, un altro grande dimenticato, e ingiustamente dimenticato (e s\u00ec che l&#8217;America non ne ha mai avuti tanti, di grandi dei quali vantarsi: farebbe bene a rivisitare i suoi armadi con maggiore oculatezza), la cui vena dolcemente amara e romanticamente malinconica si sposa a meraviglia con questa cifra segreta del Nostro.<\/p>\n<p>A nostro parere, le cose migliori di lui non sono le pi\u00f9 famose, non sono quelle che gli hanno dato la celebrit\u00e0 e ne hanno fatto, a un certo punto, se non il numero uno, certo uno dei maggiori esponenti della seconda ondata di disegnatori delle <em>pretty<\/em>&#8211;<em>girl<\/em>, le ragazze bellissime; e soprattutto non lo sono quelli nei quali il gioco della seduzione \u00e8 troppo esplicito, i gesti sono troppo eloquenti, i sorrisi sono troppo sfacciati, e insomma tutto l&#8217;insieme risulta, per un sovraccarico di spunti erotici, terribilmente <em>kitsch<\/em>. No, non \u00e8 questo il miglior Georgi. Per trovare quest&#8217;ultimo, bisogna cercare fra le opere che ebbero, forse, meno successo e notoriet\u00e0. Non dimentichiamo che egli entr\u00f2 a far parte, non appena il suo nome riusc\u00ec a &quot;sfondare&quot;, del sistema industriale e pubblicitario: in fondo, la sua formazione di autodidatta strizzava l&#8217;occhio, sin dall&#8217;inizio, al disegno pubblicitario; senza scordare il non trascurabile dettaglio che era uno scrittore mancato Ex pilota nella prima guerra mondiale e scampato fortunosamente a un serio incidente di volo, avrebbe voluto affermarsi come autore di romanzi; scopr\u00ec per via di avere un notevole talento d&#8217;illustratore, e seppe sfruttarlo sino in fondo. Ma nel meccanismo dell&#8217;industria pubblicitaria americana, come nel meccanismo di Hollywood, del quale \u00e8 parente, i sogni diventano una merce che si deve vendere nel miglior modo possibile; e Georgi assecond\u00f2 le richieste di una committenza che lo pagava molto bene e gli consentiva un elevato tenore di vita, per s\u00e9 e per la sua famiglia. Egli visse quindi dall&#8217;interno il sogno americano, e, forse, fin\u00ec per crederci, nel senso che fin\u00ec per introiettare quell&#8217;immagine di s\u00e9 che l&#8217;America voleva dare, a se stessa e agli altri, della propria essenza e del proprio destino: fu forse un grande Gatsby che fin\u00ec per lasciarsi cullare dai suoi stessi sogni, o, almeno, che cerc\u00f2 di distrarsi al suono di quella musica e al dolce sapore di quel vino. Ma in lui c&#8217;era un vena segreta di malinconia, che forse tutte quelle ore passate al tavolo di lavoro avevano accentuato, creando un invisibile diaframma fra lui e gli altri. Fin\u00ec, quindi, per trovarsi nella duplice posizione di protagonista del bel mondo americano degli anni &#8217;50, ma anche di recluso volontario che diventa un osservatore esterno, quasi un Marcel della <em>Recherche<\/em>, e quindi riesce a cogliere anche ci\u00f2 che gli altri non vedono: la distanza fra s\u00e9 e l&#8217;altro finisce per diventare una distanza fra s\u00e9 e il proprio immaginario, e quindi una ricerca di senso, o, anche solo un interrogativo, un punto di domanda, sul valore di quel che egli stava facendo: la costruzione di un mito che probabilmente non sarebbe durato a lungo. Di qui la vena di sottile malinconia e quasi di pessimismo che fa capolino, a saperla vedere, in alcune delle tavole meno commerciali del Nostro.<\/p>\n<p>Egli fu anche pittore a olio e alcune sue opere di questo filone introspettivo, vagamente nevrotico, conturbante anche per se se stesso, giacciono sparse in chiss\u00e0 quante collezioni private: perch\u00e9 l&#8217;America non ha capito la sua arte, l&#8217;ha apprezzata sul momento e poi, passatoi quel momento, l&#8217;ha messa da parte, come qualcosa che aveva perso ogni interesse. Fra queste opere &quot;anomale&quot; annoveriamo <em>The last time we meet<\/em> (per il <em>RedBook Magazine<\/em>, la celebre ed elegantissima rivista fondata da Hearst nel 1903), che tratta con molta scioltezza e pulizia di tratto un tema di per s\u00e9 scabroso, due ragazze che si abbracciano in maniera sensuale per l&#8217;ultima volta, evidentemente perch\u00e9 una delle due sta per sposarsi; e l&#8217;enigmatico olio <em>The disguise<\/em> (<em>Art &amp; Antiques<\/em>, <em>Heritage Auctions<\/em>; attribuzione, perch\u00e9 non firmato), dove una ragazzina giovanissima, semisvestita, i ricci capelli cortissimi colore dell&#8217;oro, si infila dei pantaloni corti da uomo, troppo grandi per lei, in una stalla, o un magazzino, o un laboratorio artigiano, mentre un cane la osserva e un uomo anziano, di spalle, guarda fuori nella notte, tenendo ancora in una mano un grande paio di forbici, e nell&#8217;altra una meravigliosa ciocca di capelli biondi: scena che potrebbe risultare pi\u00f9 che sospetta, se la serenit\u00e0 del volto adolescenziale di lei non sdrammatizzare alquanto l&#8217;effetto, senza peraltro fugare del tutto una nota di sottile inquietudine. Che significa quella specie di travestimento? \u00c8 uno scherzo, un gioco, o cosa? E che rapporto c&#8217;\u00e8 fra la ragazzino e il vecchio? E perch\u00e9 di notte, alla luce di una lampadina elettrica, e con la pioggia che riga i vetri delle finestre? E perch\u00e9 in una stalla? C&#8217;\u00e8 stato qualcosa di oscuro, d&#8217;inconfessabile, che non sarebbe delicato approfondire? Sono due anime in fuga? E se \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 lei sta unendo il suo destino a quello di un vecchio? \u00c8 suo padre, forse, ed \u00e8 evaso dalla prigione, o ha commesso un delitto e prevede che verr\u00e0 ricercato? Di certo, si apprestano a scappare, e lei non vuole farsi riconoscere. Ha rinunciato senza rammarico ai suoi bellissimi capelli lunghi, ha un&#8217;aria seria ma risoluta, per nulla turbata dall&#8217;incertezza dell&#8217;ora. \u00c8 tutto molto misterioso, in ogni caso: c&#8217;\u00e8 un&#8217;atmosfera sospesa, vagamente surreale, come quella dei rebus enigmistici. I personaggi della scena paiono accostati in maniera incongrua l&#8217;uno all&#8217;altro, e all&#8217;osservatore spetta l&#8217;onere di sciogliere il mistero, se ne \u00e8 capace.<\/p>\n<p>Ecco: questo \u00e8 il miglior Georgi. Oppure prendiamo <em>Ships&#8217; Pool<\/em>, che raffigura una scena a bordo di una nave da crociera. La gente si diverte ai bordi della piscina, una bella ragazza bionda alza una grande palla colorata sulle braccia, e intanto se ne sta a cavalcioni del suo fidanzato; in primo piano un giovane legge un libro, intento sulla pagina, eppure si direbbe che il suo sguardo viaggi altrove. \u00c8 l&#8217;unico che non partecipa alla festa e al chiasso generale, di cui forse \u00e8 invidioso, per appartarsi in un suo mondo: non ha lo sguardo limpido, ma torbido; vorrebbe concentrarsi, ma non ci riesce. Fra lui e gli altri passeggeri c&#8217;\u00e8 un muro invisibile; \u00e8 vestito di tutto punto, mentre gli altri sono in costume. Perch\u00e9? \u00c8 malato, \u00e8 convalescente? Sappiamo che Georgi, dopo essere caduto col suo aereo nel 1918, rimase in ospedale per circa un anno: \u00e8 una reminiscenza di quel periodo di degenza? Di certo, qui vi \u00e8 la capacit\u00e0 di cogliere una distanza fra il bel mondo del sogno americano, che trova la sua quintessenza nei passeggeri di una grande nave da crociera, in vacanza, sotto i raggi del sole estivo, e un uomo, ancora giovane, che, come il passero leopardiano, non si unisce al divertimento e se ne sta appartato, malinconico, forse anche rancoroso: chi pu\u00f2 dirlo? Certo che l&#8217;autore lo ha voluto rappresentare in primo piano, non in un angolo: ha voluto dargli il massimo risalto. Il sogno americano \u00e8 nel suo pieno fulgore, ma gi\u00e0 vacilla; gi\u00e0 qualcuno ha smesso di crederci, e proprio al suo interno. Presto smetteranno di crederci anche gli altri. In questi senso si pu\u00f2 dire che vi \u00e8 qualcosa di alessandrino, nella pittura di Edwin Georgi: non \u00e8 la pittura di un&#8217;et\u00e0 classica, ma di un&#8217;et\u00e0 che si veste degli abiti sontuosi della decadenza. Le sue donne bellissime, sensuali, ma enigmatiche, elusive, misteriose, piene di segreti, che i loro uomini non capiscono, anzi non arrivano neppure a sospettare, sono solo la facciata fastosa e ridondante del bel palazzo che egli intende affrescare. Ma se si entra nel palazzo, ci si accorge che le ombre prevalgono sulle luci, che il buio \u00e8 pi\u00f9 fitto di quel che non si poteva immaginare. E infatti il gioco dei chiaroscuri, sottolineato dalla linea morbida del disegno, \u00e8 parte centrale dell&#8217;arte di questo pittore: che cosa sarebbero i suoi personaggi, le sue donne conturbanti e misteriose, senza quelle ombre, senza quelle trasparenze, senza quelle superfici sfumate, ambigue, evanescenti, che talvolta esplodono e si frantumano in una miriade di scintille colorate, come i fuochi artificio in una notte d&#8217;agosto in riva al mare? E cosa sarebbero quei volti, quegli sguardi, quelle movenze felpate, un po&#8217; feline, senza la luce che filtra dalle fessure delle persiane, ma che non riesce a illuminare le stanze, e le lascia in penombra, se \u00e8 giorno, e in piena oscurit\u00e0, se \u00e8 notte?<\/p>\n<p>Ma nei disegni e nei quadri di Georgi non c&#8217;\u00e8 mai una problematica sociale; e, quel che \u00e8 peggio, non ci sono negri, n\u00e9 ispanici, n\u00e9 poveri. Questo \u00e8 un affronto imperdonabile per l&#8217;America di oggi, e non solo per i negri e per gli ispanici, ma proprio per i <em>liberal<\/em> newyorkesi, i quali dai loro grattacieli dell&#8217;East End stabiliscono cosa \u00e8 politicamente corretto e cosa non lo \u00e8. Sono quelli che hanno dichiarato guerra al presidente Trump ancor prima che entrasse incarica; quelli che sognano la rivincita della Clinton, del progressismo e del multiculturalismo. Georgi \u00e8 il cantore di un mondo scomparso, del quale un po&#8217; ci si vergogna. Che insensibilit\u00e0, che razzismo: solo begli uomini e belle donne bianchi e danarosi. Eppure, la stessa critica si potrebbe fare Scott Fitzgerald, e anche a Hemingway, e perfino ai classici: Washington Irving, Nathaniel Hawthorne, Fenimore Cooper (a parte il suo ultimo moicano) ed Hermann Melville (a parte il suo Quiqueg). \u00c8 un mondo scintillante, ma avviato al tramonto, quello di Georgi; ha il suo equivalente nella narrativa di Edith Wharton, pi\u00f9 ancora che in quella di Scott Fitzgerald. Rappresenta una et\u00e0 che non sarebbe pi\u00f9 tornata: l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;innocenza; l&#8217;ultima tappa del mito americano prima della sua dissoluzione. Oppure, se ci si consente il paragone cinematografico, fa venire in mente la statua greca dissepolta da Anthony Bowles, alias Charles Dance, ne <em>L&#8217;isola di Pascali<\/em>: ha l&#8217;ultima pienezza classica di prima della fine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 significativo il fatto che perfino nella sua patria Edwin Georgi (1896-1964), che pure \u00e8 arcinoto, o meglio lo \u00e8 stato, come illustratore di riviste e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[256],"class_list":["post-25985","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25985","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25985"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25985\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25985"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25985"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25985"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}