{"id":25971,"date":"2015-07-28T06:22:00","date_gmt":"2015-07-28T06:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/insonnia-allucinazioni-e-spaventi-sono-i-compagni-notturni-delle-anime-senza-pace\/"},"modified":"2015-07-28T06:22:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:22:00","slug":"insonnia-allucinazioni-e-spaventi-sono-i-compagni-notturni-delle-anime-senza-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/insonnia-allucinazioni-e-spaventi-sono-i-compagni-notturni-delle-anime-senza-pace\/","title":{"rendered":"Insonnia, allucinazioni e spaventi sono i compagni notturni delle anime senza pace"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 la notte il momento che fa paura alle persone tormentate da un demone, segreto o palese che sia: di notte, i fantasmi delle tenebre escono dai loro oscuri recessi e si scatenano, per tormentare senza piet\u00e0 le anime inquiete, tribolate, ossessionate, disperate.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un modo di dire, non sono suggestioni romantiche: la notte cela davvero tenebrose presenze, entit\u00e0 malefiche pronte a lanciarsi all&#8217;assalto della nostra dimensione; le persone dotate di una forte spiritualit\u00e0 lo hanno sempre saputo: di notte non \u00e8 bene andare troppo in giro, perch\u00e9 le presenza maligne vagano liberamente, alla ricerca di prede da divorare.<\/p>\n<p>La notte non \u00e8 solo il momento del giorno caro agli innamorati, che, mano nella mano, stanno a guardare la Luna: \u00e8 anche il momento dei maghi, degli incantesimi, dei rituali proibiti. Di notte gli stregoni suggellano i loro patti col Diavolo; lanciano fatture e maledizioni; evocano gli spiriti, per interrogarli; compiono i loro infami sacrifici, anche di vittime umane (e non sono mere fantasie: ne parla gi\u00e0 Orazio, a proposito della strega Canidia; ne parlano le cronache odierne, per esempio con i delitti delle Bestie di Satana).<\/p>\n<p>La notte, circoli esoterici e &quot;medium&quot; incoscienti tengono le loro pericolose sedute spiritiche, chiamano dall&#8217;aldil\u00e0 le anime dei morti; i ladri, gli stupratori, i malintenzionati, le prostitute, le spie, gli assassini, e cento e cento piccoli mister Hyde, si riversano sulle strade, popolano i locali ambigui, i vicoli sordidi, i viali del vizio; folle di giovani dalla volont\u00e0 debole, poveri di valori ma, in compenso, animati da una prepotente sete di piaceri inconsueti, guidano le automobili come pazzi, giocano con la loro e con l&#8217;altrui vita; si riversano nelle discoteche, in mezzo a suoni assordanti, a luci psichedeliche; assumendo sostanze stupefacenti nei gabinetti, abbandonandosi a rapporti sessuali promiscui, dove capita e con chi capita: \u00e8 come se il Signore delle Tenebre dominasse, incontrastato padrone di tutti costoro, delle loro folli speranze, delle loro amare frustrazioni, del loro desiderio di rivalsa.<\/p>\n<p>La notte di Valpurga, in Germania; la notte di Blokula, in Svezia; la notte sul Monte Calvo di Mussorgskij; la notte dantesca nella selva oscura; la shakespeariana notte di mezza estate, la temuta notte di San Giovanni; la notte di Halloween, delle streghe, dei folletti: le anime buone si tengono alla larga dagli influssi malefici e dagli spiriti malevoli che scorrazzano dalla mezzanotte fino alle prime luci dell&#8217;alba; sentono, per istinto, oltre che per intelligenza, che non \u00e8 bene scherzare col fuoco. I delitti pi\u00f9 efferato hanno luogo di notte, come quelli di Jack lo Squartatore; i tradimenti pi\u00f9 sordidi si consumano prima che canti il gallo, come impar\u00f2, a sue spese, san Pietro, nel cortile del sommo sacerdote. Tutto \u00e8 puro per i puri, certo; ma la purezza non esclude affatto la prudenza; al contrario, la presuppone. Le peggiori tentazioni dei grandi santi &#8212; Sant&#8217;Antonio del deserto; il curato d&#8217;Ars, Jean-Marie Vianney, san Pio da Pietrelcina &#8212; avvenivano di notte, sotto forma di veri e propri assalti, anche fisici, da parte del Demonio.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 comunemente, tutti sanno &#8211; per esperienza &#8211; che, quando l&#8217;anima \u00e8 gravata da pensieri, preoccupazioni, angosce, le ore della notte ben difficilmente portano il necessario riposo; al contrario, esse moltiplicano la pena e aggravano la stanchezza, perch\u00e9 si popolano di visioni minacciose, di autentici incubi, o, nel meno peggiore dei casi, di rovelli inspiegabili, disgusti misteriosi, crudeli mal di testa, come se qualcuno o qualcosa volesse negare al corpo esausto e alla mente martoriata quelle poche ore di sonno che potrebbero ritemprare l&#8217;organismo, e aiutare la coscienza a ritrovare un poco di serenit\u00e0 e di speranza.<\/p>\n<p>Ci piace riportare una pagina famosa del capolavoro di Silvio Pellico, \u00abLe mie prigioni\u00bb (Bologna, Malipiero, 1972, pp. 107-111):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Simile stato era una vera malattia; non so se debba dire, una specie di sonnambulismo. Era, senza dubbio, effetto d&#8217;una grande stanchezza, operata dal pensare e dal vegliare.<\/p>\n<p>And\u00f2 pi\u00f9 oltre. Le mie notti divennero costantemente insonni. E per lo pi\u00f9 febbrili. Indarno cessai di prende il caff\u00e8 la sera: l&#8217;insonnia era la stessa.<\/p>\n<p>Mi pareva che in me fossero due uomini: l&#8217;uno che voleva sempre scriver lettere, e l&#8217;altro che voleva far altro. Ebbene, diceva io, transigiamo, scrivi pur lettere, ma scrivile in tedesco; cos\u00ec impareremo quella lingua.<\/p>\n<p>Quindi, dopo lunga veglia, il cervello spossato cadeva in qualche sopore. Allora sognava, o piuttosto delirava, di vedere il padre, la madre, o altro mio caro disperarsi sul mio destino.<\/p>\n<p>Udiva di loro i pi\u00f9 miserandi singhiozzi , e tosto mi destava singhiozzando e spaventato<\/p>\n<p>Talvolta in que&#8217; brevissimi sogni sembravamo d&#8217;udir la madre consolare gli altri, entrando con essi nel mio carcere, e volgermi le pi\u00f9 sante parole sul dovere della rassegnazione; quand&#8217;io pi\u00f9 mi rallegrava del suo coraggio e del coraggio degli altri, ella prorompeva improvvisamente in lagrime, e tutti piangevano. Niuno pu\u00f2 dire quali strazi fossero allora quelli all&#8217;anima mia.<\/p>\n<p>Per uscire di tanta miseria, provai di non andare pi\u00f9 affatto a letto. Teneva acceso il lume l&#8217;intera notte, e stava al tavolino a leggere e scrivere. Ma che? Veniva il momento ch&#8217;io leggeva, destissimo, ma senza capir nulla, e che assolutamente la testa pi\u00f9 non mi reggeva a comporre pensieri. Allora io copiava qualche cosa, ma copiava ruminando tutt&#8217;altro che ci\u00f2 ch&#8217;io scriveva, ruminando le mie afflizioni.<\/p>\n<p>Eppure, s&#8217;io andava a letto, era peggio. Non una posizione m&#8217;era tollerabile, giacendo;: m&#8217;agitava convulso, e conveniva alzarmi. Ovvero se alquanto dormiva, que&#8217; disperati sogni mi faceano pi\u00f9 male del vegliare.<\/p>\n<p>Le mie preci erano aride, e nondimeno io le ripetevo sovente; non con lungo orare di parole, ma invocando Dio! Dio unito all&#8217;uomo ed esperto degli umani dolori!<\/p>\n<p>In quelle orrende notti, l&#8217;immaginativa mi s&#8217;esaltava talora in guisa, che pareami, sebbene svegliato, or d&#8217;udir gemiti nel mio carcere, or d&#8217;udir risa soffocate. Dall&#8217;infanzia in poi,non era mai stato credulo a streghe e folletti, ed or quelle risa o que&#8217; gemiti mi atterrivano, e non sapea come spiegare ci\u00f2, ed era costretto a dubitare s&#8217;io non fossi ludibrio d&#8217;incognite maligne potenze.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 volte presi tremando il lume, e gridai se v&#8217;era alcuno sotto il letto e mi beffasse. Pi\u00f9 volte mi venne il dubbio, che m&#8217;avessero tolto dalla prima stanza e trasportato in questa, perch\u00e9 ivi fosse qualche trabocchetto, ovvero nelle pareti qualche secreta apertura, donde i miei sgherri spiassero tutto ch&#8217;io facea, e si divertissero crudelmente a spaventarmi.<\/p>\n<p>Stando al tavolino, or mi pareami che alcuni mi tirasse pel vestito, or che fosse data una spinta ad un libro, il quale cadeva a terra, or che una persona dietro a me soffiasse sul lume per ispegnerelo. Allora io balzava in piedi, guardava intorno, passeggiava con diffidenza,e chiedeva a me stesso s&#8217;io fossi impazzito od in senno. Non sapea pi\u00f9, che cosa, di ci\u00f2 ch&#8217;io vedeva e sentiva, fosse realt\u00e0 o illusione, e esclamava con angoscia: &quot;Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me?&quot;<\/p>\n<p>Una volta, andando a letto alquanto prima dell&#8217;alba,mi parve d&#8217;avere la pi\u00f9 gran certezza d&#8217;aver messo il fazzoletto sotto il capezzale. Dopo un momento di sopore, mi destai al solito e mi sembrava che mi strangolassero. Sento d&#8217;avere il collo strettamente avvolto. Cosa strana! Era avvolto col mio fazzoletto, legato forte a pi\u00f9 nodi. Avrei giurato di non aver fatto quei nodi, di non aver toccato il fazzoletto, dacch\u00e9 l&#8217;aveva messo sotto il capezzale. Convien ch&#8217;io avessi operato sognando o delirando, senza pi\u00f9 serbare alcuna memoria, ma non potea crederlo, d&#8217;allora in poi stava in sospetto ogni notte d&#8217;essere strangolato.<\/p>\n<p>Capisco quanto simili vaneggiamenti debbano essere ridicoli altrui, ma a me che li provai facevano tal male, che ne raccapriccio ancora.<\/p>\n<p>Si dileguavano ogni mattino; e finch\u00e9 durava la luce del d\u00ec, io mi sentiva l&#8217;animo cos\u00ec rinfrancato contro que&#8217; terrori, che mi sembrava impossibile doverli mai pi\u00f9 patire. Ma al tramonto del sole io cominciavo a rabbrividire, e ciascuna notte riconduceva le brutte stravaganze della preceente.<\/p>\n<p>Quanto maggiore era la mia debolezza nelle tenebre, tanto maggiori erano i miei sforzi durante il giorno per mostrarmi allegro ne&#8217; colloqui co&#8217; compagni, coi due ragazzi del patriarcato, e co&#8217; miei carcerieri. Nessuno, udendomi scherzare com&#8217;io faceva, si sarebbe immaginato la misera infermit\u00e0 ch&#8217;io soffriva. Sperava con quegli sforzi di rinvigorirmi; ed a nulla mi giovavano. Quelle apparenze notturne, che di giorno io chiamava sciocchezze, la sera tornavano ad essere per me realt\u00e0 spaventevoli.<\/p>\n<p>Se avessi ardito, avrei supplicato la Commissione di mutarmi di stanza, ma non seppi mai indurmivi, temendo di far ridere.<\/p>\n<p>Essendo vani tutti i raziocinii, tutti i proponimenti, tutti gli studii, tutte le preghiere, l&#8217;orribile idea d&#8217;essere totalmente e per sempre abbandonato da Dio s&#8217;impadron\u00ec di me.<\/p>\n<p>Tutti que&#8217; maligni sofismi contro la Provvidenza che, in istato di ragione, poche settimane prima , mi apparivano s\u00ec stolti, or vennero a frullarmi nel capo bestialmente e mi sembrarono attendibili,. Lottai contro questa tentazione parecchi d\u00ec, poi mi vi abbandonai.<\/p>\n<p>Sconobbi la bont\u00e0 della religione; dissi, come aveva udito dire da rabbiosi atei, e come test\u00e9 Giuliano scriveami: &#8211; &quot;La religione non vale ad altro che ad indebolire le menti&quot;- M&#8217;arrogai di credere che rinunciando a Dio, la mente mi si rinforzerebbe. Forsennata fiducia! Io negava Dio, e non sapea negare gl&#8217;invisibili, malefici enti, che sembravano circondarmi e pascersi de&#8217; miei dolori.<\/p>\n<p>Come qualificare quel martirio? Basta egli dire ch&#8217;era una malattia? Od era egli, nello stesso tempo, un castigo divino per abbattere il mio orgoglio, e farmi conoscere che, senza un lume particolare, io poteva divenire incredulo come Giuliano [un ignoto compagno di prigionia], e pi\u00f9 insensato di lui?<\/p>\n<p>Checch\u00e9 ne sia, Dio mi liber\u00f2 di tanto male, quando meno me l&#8217;aspettava.<\/p>\n<p>Una mattina, preso il caff\u00e8, mi vennero vomiti violenti, e coliche. Pensai che m&#8217;avessero avvelenato. Dopo la fatica de&#8217; vomiti era tutto un sudore,e stetti a letto. Verso mezzogiorno mi addormentai, e dormii placidamente fino a sera.<\/p>\n<p>Mi svegliai, sorpreso di tanta quiete; e, parendomi di non aver pi\u00f9 sonno, m&#8217;alzai. &#8211; Stando alzato, diss&#8217;io, sar\u00f2 pi\u00f9 forte contro i soluti terrori.<\/p>\n<p>Ma i terrori non vennero. Giubilai, e nella piena della mia riconoscenza, tornando a sentire Iddio, mi gettai a terra ad adorarlo, e chiedergli perdono d&#8217;averlo per pi\u00f9 giorni negato. Quell&#8217;effusione di gioia esaur\u00ec le mie forze, e fermatomi in ginocchio alquanto, appoggiato ad una sedia, fui ripigliato dal sonno e m&#8217;addormentai in quella posizione.<\/p>\n<p>Di l\u00ec, non som, se ad un&#8217;ora o pi\u00f9 ore, mi desti a mezzo, ma appena ho tempo di buttarmi vestito sul letto, e ridormo, sino all&#8217;aurora. Fui sonnolento ancor tutto il giorno; la sera mi coricai presto, e dormii la intera notte. Qual crisi erasi operata in me? Lo ignoro, ma io era guarito.\u00bb<\/p>\n<p>A torto si pensa che questo celebre libro di Silvio Pellico costituisca una testimonianza politica o, comunque, patriottica. Essa \u00e8, in tutto e per tutto, la storia del viaggio di un&#8217;anima alla ricerca di Dio: esattamente come le \u00abConfessioni\u00bb di sant&#8217;Agostino.<\/p>\n<p>Anche se il suo racconto presenta alcune somiglianze con il lungo periodo di oscuramento mentale vissuto da Torquato Tasso e da lui descritto, al tempo in cui il grande poeta venne lungamente rinchiuso nell&#8217;ospizio-manicomio di Sant&#8217;Anna, in Ferrara, a noi sembra che le analogie pi\u00f9 forti rimandino ai racconti dei Padri del deserto, alle loro tentazioni diaboliche, alla loro lotta disperata per non perdere la luce della fede e per non smarrirsi negli abissi della disperazione, frutto velenoso e inevitabile della lontananza da Dio.<\/p>\n<p>Ci piace, pertanto, concludere la presente riflessione con un messaggio di speranza: l&#8217;anima si sbigottisce e si confonde allorch\u00e9 crede di poter fare tutto da sola, allorch\u00e9 si carica di compiti che sono superiori alle sue forze. Perch\u00e9 l&#8217;essere umano, da solo, non pu\u00f2 fare nulla: anche i suoi progetti pi\u00f9 modesti possono fallire in qualsiasi momento, per le cause pi\u00f9 banali; figuriamoci quelli pi\u00f9 ambiziosi. Tuttavia, noi non siamo condannato all&#8217;impotenza; il nostro destino non \u00e8 la sconfitta, ma la vittoria: noi siamo fatti per la luce, per la gioia e per la vita. Le forze del male non riusciranno a confonderci, se noi non saremo cos\u00ec folli o cos\u00ec imprudenti da aprire loro la porta: al contrario, dobbiamo tenerla ben presidiata. Se con le nostre sole forze, infatti, non possiamo fare nulla, con l&#8217;aiuto di Dio possiamo fare pressoch\u00e9 qualunque cosa: non esiste muro che possa resisterci, non esistono catene che possano avvincerci, non c&#8217;\u00e8 forza al mondo che possa tenerci schiavi e soggiogati.<\/p>\n<p>Se conserviamo pura la nostra anima, e desta e limpida la nostra coscienza, pronta a lasciarsi riempire dalla grazia divina, non vi sar\u00e0 notte che possa farci smarrire la strada: forse non saremo immuni da qualunque turbamento, ma \u00e8 certo che non soccomberemo. L&#8217;angoscia si trasforma in disperazione solo se noi ci lasciamo sbigottire. Ed \u00e8 questo che tentano di fare, con astuzia e con perseveranza, le forze del male: sbigottirci. Per\u00f2, se si accorgono che l&#8217;anima ha posto il suo presidio in Qualcuno che non le teme, alla fine devono rinunciare.<\/p>\n<p>L&#8217;importante \u00e8 che il canto del gallo ci trovi desti e consapevoli, nell&#8217;amore e nel timor di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 la notte il momento che fa paura alle persone tormentate da un demone, segreto o palese che sia: di notte, i fantasmi delle tenebre escono<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-25971","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25971","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25971"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25971\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25971"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25971"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25971"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}