{"id":25970,"date":"2007-01-15T11:05:00","date_gmt":"2007-01-15T11:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/01\/15\/inseguendo-senza-respiro-la-mitica-terra-australe\/"},"modified":"2007-01-15T11:05:00","modified_gmt":"2007-01-15T11:05:00","slug":"inseguendo-senza-respiro-la-mitica-terra-australe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/01\/15\/inseguendo-senza-respiro-la-mitica-terra-australe\/","title":{"rendered":"Inseguendo senza respiro la mitica terra Australe"},"content":{"rendered":"<p>Fin dai tempi di Claudio Tolomeo i geografi occidentali erano persuasi che nell&#8217;emisfero sud dovesse esistere, per fare da contrappeso meccanico alla massa di Europa, Asia e Africa, un grande continente australe. Nel Rinascimento, con le grandi scoperte dei Portoghesi verso sud-est (via Capo di Buona Speranza) e degli Spagnoli verso sud-ovest (dopo i viaggi di Colombo e di Amerigo Vespucci), i cartografi appaiono impazienti di dare una forma e una collocazione precisa a quel supposto continente e ogni nuovo avvistamento di isole alle latitudini australi viene interpretato come una conferma di quell&#8217;ipotesi. Cos\u00ec, il mappamondo costruito da Giacomo Gastaldi nel 1550, con proiezione ovale, mostra una &quot;Terra Australis Incognita&quot; che non differisce molto dalla reale configurazione del continente antartico, cos\u00ec come lo conosciamo oggi. L&#8217;unica vistosa differenza consiste nel fatto che non viene riconosciuta la natura insulare della Terra del Fuoco, poich\u00e9 l&#8217;arcipelago &#8211; sulla scorta di quanto aveva riferito lo stesso Magellano nel 1520 &#8211; \u00e8 rappresentato come un lembo settentrionale del misterioso continente. In quel mappamondo, quindi, lo Stretto di Magellano appare come il limite meridionale del Sud America, mentre lo Stretto di Drake non compare; se per\u00f2 si considera che per Gastaldi il Catai risulta ancora unito alla California, nel complesso si pu\u00f2 dire che le terre e i mari dell&#8217;emisfero sud vi sono rappresentati pi\u00f9 correttamente di quelli dell&#8217;emisfero nord.<\/p>\n<p>Nel 1570 Abramo Ortelio costruisce un altro mappamondo (sempre a proiezione ovale) in cui la &quot;Terra Australis nondum cognita&quot; appare smisuratamente estesa, fino a sfiorare l&#8217;Equatore. La Nuova Guinea \u00e8 un&#8217;isola, ma solo un braccio di mare la separa direttamente dalla Terra Australe; la Terra del Fuoco ne fa ancora parte; nell&#8217;Atlantico e nell&#8217;Oceano Indiano si spinge fin quasi alla latitudine di Tristan da Cunha e di Giava. Dirimpetto a quesst&#8217;ultima, una penisola del continente meridionale \u00e8 denominata &quot;Psyttacorum regio&quot;, &quot;regione dei pappagalli&quot;, evidentemente in omaggio alla fauna aerea del vicino arcipelago indo-malese.<\/p>\n<p>Nel 1589, il mappamondo di Gerardo Mercatore (in due emisferi separati, occidenale e orientale) segue ancora da vicino le indicazioni di quello di Ortelio. La Terra Australe si affaccia di fronte alla Nuova Guinea, e di l\u00ec scende diagonalmente verso sud-est fino alla Terra del Fuoco; vi sono rappresentate catene montuose, grandi fiumi che sfociano al mare e isole di problematica identificazione. Non vi compaiono n\u00e9 le Falkland-Malvine, n\u00e9 la misteriosa Isola Pepys, alla cui esistenza l&#8217;Ammiragliato britannico credr\u00e0 ancora, ostinatamente, in pieno XVIII secolo. Passando non molto a sud del Capo di Buona Speranza, la terra Australe sfiora quasi La R\u00e9union, poi si apre in un vasto golfo sin quasi a toccare il Circolo Polare Antartico, fra 70\u00b0 e 100\u00b0 di longitudine est, infine risale quasi a Giava, molto oltre il Tropico del Capricorno.<\/p>\n<p>I navigatori europei cercano ostinatamente la conferma di quel continente che i geografi hanno stabilito che esiste. Lo cercano nell&#8217;Oceano Atlantico meridionale, dopo che nel 1506 un violento fortunale ha gettato una flotta portoghese di Tristan da Cunha, in rotta da Lisbona per le Indie, via capo di Buona Speranza, in vista di alcune isole scoscese, frequentate da un numero enorme di foche, pinguini, elefanti marini e che da quel capitano riceveranno il nome. Lo cercano nell&#8217;Oceano Indiano, dove si favoleggia di una &quot;Giava la Grande&quot; che si troverebbe a sud o sud-est delle Indie Olandesi; ed effettivamente pare che, nel 1601, il portoghese Godinho de Eredia avvisti un grande continente a mezzogiorno di Timor: quello che sar\u00e0 poi chiamato Australia. Lo si cerca, infine, nel Pacifico australe, dove gli Spagnoli, saldamente insediati sulle coste del Messico e del Per\u00f9 (grazie alla bolla papale di Alessandro VI che assegna loro i mari e le terre dell&#8217;Occidente) possono sfruttare i venti alisei che soffiano dalle Americhe verso ovest.<\/p>\n<p>Nel 1526 Alvaro de Saavedra, che aveva accompagnato in Messico il suo parente Hernan Cort\u00e9s, riceve l&#8217;incarico di esplorare il mare del Sud (cos\u00ec chiamato da quando il valoroso Vasco Nunez de Balboa, il 25 settembre 1513, aveva intravisto il Pacifico da una collina del Dari\u00e9n, traversando l&#8217;Istmo di Panama). Navigando sempre a Occidente, egli finisce per toccare la Nuova Guinea e, di l\u00ec, le Molucche. Mentre cerca di far ritorno al Messico, \u00e8 investito da una terribile tempesta che lo trascina a fondo con l&#8217;intero equipaggio. Tanto non basta a scoraggiare altri valorosi, che si avventurano sulla pi\u00f9 ampia distesa d&#8217;acque al mondo, per carpirle i suoi segreti. Nel 1542 parte dal Messico Ruy Lopez de Villalobos, che ripete l&#8217;impresa di Saavedra; tocca le Caroline (finora ignorate), poi le Filippine; nel 1565 queste ultime sono l&#8217;obiettivo della spedizione di Miguel Lopez de Legaspi, che inizia la conquista militare. Legaspi scopre in seguito le Marianne e, cosa pi\u00f9 importante di tutte, navigando per il ritorno pi\u00f9 a nord dei suoi predecessori, scopre dei venti favorevoli che gli permettono di superare gli alisei contrari, e lo riportano al Messico con stupefacente rapidit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 1563 Juan Fernandez scopre, partendo dal Callao, l&#8217;arcipelago che ancor oggi porta il suo nome, formato dalle due isole principali di Mas a Tierra e Mas a Fuera; poi, nel 1574, le Isole Desventuradas (San F\u00e9lix e San Ambrosio). Nel 1576 salpa ancora una volta dal Per\u00f9, dirigendo verso l&#8217;oceano aperto. Dir\u00e0 poi di aver raggiunto, molto lontano verso Occidente, una terra vasta e facenda, solcata da fiumi e popolata da indigeni civili vestiti di stoffa: notizia che accende le brame di altri avventurosi ma che \u00e8 forse un parto della sua fantasia, dovendosi per varie ragioni escludere ch&#8217;egli abbia potuto raggiungere la Nuova Zelanda (e, del resto, i Maori non vestivano abiti di stoffa). Sempre nel 1576 salpa dal Callao una nuova, imponente spedizione al comando di Alvaro Mendana de Neira, il cui scopo specifico \u00e8 trovare la mitica Terra Australe per conto del vicer\u00e9 peruviano, Lope Garcia de Castro. Dopo settimane di navigazione, Mendana giunge alle Isole Salomone, cos\u00ec chiamate perch\u00e9 gli avidi Spagnoli sono certi che di l\u00ec furono avviate al Tempio di Gerusalemme le colonne d&#8217;oro che anticamente lo adornavano. Invece, delle favolose miniere d&#8217;oro noi si trova neanche l&#8217;ombra; ma, risalendo a nord fin verso il 30\u00b0 parallelo, Mendana ritrova i venti favorevoli scoperti dal Legaspi e pu\u00f2 cos\u00ec rientrare felicemente in Per\u00f9, via California e Messico. Gli anni passano, ma il tenace navigatore non ha rinunciato al suo sogno; e nel 1595 ritenta l&#8217;impresa, con quattro navi e con la giovane moglie al seguito. Senza rendersene conto, per\u00f2, questa volta segue una rotta pi\u00f9 meridionale che gli fa &quot;mancare&quot; le Salomone: trova invece le Marchesi (Marquesas), poi il gruppo delle isole Santa Cruz. Mendana vi sbarca, ma una serie di traversie decimano i suoi equipaggi ed egli stesso muore di sfinimento; i superstiti saranno portati in salvo dall&#8217;abile pilota Pedro de Quiros, che riesce a raggiungere le Filippine. Nel 1605, \u00e8 lo stesso Quiros che salpa con una sua spedizione scoprendo le Paumot\u00f9, l&#8217;isola di Esp\u00ecritu Santo nelle Nuove Ebridi e, forse, Thaiti, che verr\u00e0 ritrovata dall&#8217;inglese Wallis solo nel 1767. Il suo comandante in sottordine, Luiz Vaez de Torres, separato da una tempesta, scopre lo stretto che divide la Nuova Guinea dall&#8217;Australia (senza per\u00f2 vedere quest&#8217;ultima), aggiungendo un&#8217;altra tessera al mosaico della conoscenza del Pacifico. Ma il mitico continente australe elude ogni avvistamento e continua a sfidare i navigatori.<\/p>\n<p>Francis Drake avvista Capo Horn nel 1578, e Schouten e Le Maire lo doppiano nel 1616: la Terra del Fuoco, dunque, non pu\u00f2 far parte della Terra Australe. \u00c8 il primo duro colpo al mito di quest&#8217;ultima: altri ne seguiranno negli anni successivi, tanto che in pochi decenni esso sfuma come una bolla di sapone. Nel 1738 il francese Bouvet de Lozier scende al sud del Capo di Buona Speranza e si spinge fra nebbie e ghiacci galleggianti, senza incontrare ombra di terra emersa tranne un promontorio roccioso (in realt\u00e0, una piccola isola) cui verr\u00e0 dato il suo nome. Rimane l&#8217;Australia, toccata da navigatori indonesiani e, forse, cinesi, fin dal XIV e XV secolo, e intravista da Godinho de Eredia nel 1601. Far\u00e0 parte, almeno essa, della Terra Australe? Nel 1616 Dirk Hartogszoon ne tocca l&#8217;estremit\u00e0 occidentale, ma non trova le agognate spezie e neppure pietre preziose. Nel 1642-43 Abel Tasman, partendo da Giava, tocca l&#8217;Australia meridionale, la Tasmania e la Nuova Zelanda, dimostrando cos\u00ec che neanche l&#8217;Australia fa parte del supposto continente meridionale. Le spedizioni vengono allora sospese e l&#8217;Australia dimenticata per quasi un secolo.<\/p>\n<p>Il colpo di grazia per il mito della Terra Australe giunge coi viaggi di James Cook. Dal 1772 al 1775 egli circumnaviga il globo alle alte latitudini australi; sfidando ghiacci, nebbie e tempeste si spinge fino a 71\u00b010&#8242;, oltrepassando &#8211; primo uomo nella storia &#8211; il Circolo Polare Antartico. &quot;Se anche una terra si estende ancora pi\u00f9 a sud &#8211; scriver\u00e0 nella sua relazione per l&#8217;Amnmiragliato britannico &#8211; oso affermare che il mondo civile non potr\u00e0 ricavarne alcun vantaggio, poich\u00e9 essa sarebbe del tutto inabitabile.&quot; Il mito \u00e8 finito, non ne restano che esili frammenti: ancora ai primi del XIX secolo giungeranno voci di isole misteriose trovate nel Pacifico meridionale: Emerald, Nimrod, Dougherty. Quest&#8217;ultima, avvistata da un baleniere americano, Swann, nel 1800, sparisce dopo alcuni avvistamenti: Robert Falcon Scott la cerca ancora, ma invano, nel 1904. Nel 1762 la nave spagnola <em>Aurora<\/em> scopre un arcipelago nell&#8217;Atlantico del sud, a circa 53\u00b0 di latitudine, cui impone il suo nome; rivisto nel 1790, nel 1794, nel 1856 e nel 1892, scompare poi nel nulla. Anche l&#8217;isola Saxemberg, scoperta dall&#8217;olandese Lindeman 600 miglia a nord-ovest di Tristan da Cunha, viene rivista pi\u00f9 volte, fino al 1809: poi, pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>\u00c8 nelle battute finali di questa ricerca del continente australe che il capitano olandese Jacob Roggeveen, la domenica di Pasqua del 1722, a bordo dell&#8217;<em>Arena<\/em> scopre un&#8217;isola che all&#8217;inizio ritiene faccia parte della mitica Terra di Davis, forse un lembo dell&#8217;elusivo continente australe. Il primo approccio con gli indigeni sembra amichevole, essi salgono a bordo con molto entusiasmo, il loro aspetto \u00e8 piacevole e non appaiono per nulla in soggezione. Ma quando gli Olandesi sbarcano, la situazione precipita: i marinai, sentendosi in pericolo tra la folla degli isolani, sparano e fanno parecchie vittime. La loro partenza \u00e8 precipitosa; solo allora si accorgono di alcuni strani, grandiosi monumenti che paiono in contrasto con le possibilit\u00e0 di quella modesta popolazione. Per mezzo secolo l&#8217;isola viene dimenticata; nel 1770 la riscopre la spedizione spagnola di Felipe Gonzales y Haedo, che la annette ai domini del Re Cattolico.Il mito della Terra Australe \u00e8 finito; incomincia il mito dell&#8217;isola di Pasqua.<\/p>\n<p><strong>NOTA BIBLIOGRAFICA:<\/strong><\/p>\n<p>Danielli, G., _3Cem>L&#8217;esplorazione del grande oceano,<\/em>Torino, UTET, 1965; LAMENDOLA, F., _3Cem>Terra Australis Incognita,<\/em> in <em>Il Polo<\/em>, nr. 3, 1989, pp. 51-58; id., <em>Mendana de Neira alla scoperta della Terra Australe<\/em>, in <em>Il Polo,<\/em>nr. 1, 1990, pp. 19-24; id., _3Cem>Il mistero delle Isole Auroras<\/em>, in <em>Il Polo<\/em>, nr.3, 2004, pp. 25-39; Newby, E. (a cura di), <em>Il grande libro delle esplorazioni,<\/em>Milano, Vallardi, 1976; Solmi, A., _3Cem>Gli esploratori del Pacifico,<\/em>Novara, De Agostini, 1985; Spate, O. H. K., _3Cem>Storia del Pacifico. Il lago spagnolo,<\/em>Torino, Einaudi, 1987; Sprague de Camp, L.-Ley, W., _3Cem>Le terre leggendarie,<\/em>Milano, Bompiani, 1962; Th/u00e9venin, R., _3Cem>I paesi leggendari,<\/em>Milano, Garzanti, 1960; Vicuna-Mackenna, B., _3Cem>Historia verdadera de la isola de Robinson Crusoe,<\/em>Vapara/u00ecso, Ed. Universitarie, 1974; Zavatti, S., _3Cem>I viaggi del capitano James Cook,<\/em>Milano, Schwarz, 1960; id., _3Cem>L&#8217;esplorazione dell&#8217;Antartide. Stroria di un continente,<\/em> Milano, Mursia, 1974.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dai tempi di Claudio Tolomeo i geografi occidentali erano persuasi che nell&#8217;emisfero sud dovesse esistere, per fare da contrappeso meccanico alla massa di Europa, Asia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[92],"class_list":["post-25970","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geografia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-geografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25970","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25970"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25970\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30160"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25970"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25970"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25970"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}