{"id":25960,"date":"2011-02-05T09:37:00","date_gmt":"2011-02-05T09:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/05\/linformazione-pubblica-sta-scivolando-nella-deriva-della-democrazia-totalitaria\/"},"modified":"2011-02-05T09:37:00","modified_gmt":"2011-02-05T09:37:00","slug":"linformazione-pubblica-sta-scivolando-nella-deriva-della-democrazia-totalitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/05\/linformazione-pubblica-sta-scivolando-nella-deriva-della-democrazia-totalitaria\/","title":{"rendered":"L\u2019informazione pubblica sta scivolando nella deriva della democrazia totalitaria"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;informazione pubblica in Italia, specialmente quella radiotelevisiva, sta scivolando ormai da tempo lungo una deriva che la vede ridotta al ruolo di mero strumento propagandistico di una democrazia totalitaria.<\/p>\n<p>In un sistema liberale, basato sul consenso dei cittadini-elettori, essenziale, per il potere, \u00e8 il modo in cui essi vengono informati degli eventi: chi controlla l&#8217;informazione \u00e8 in grado di esercitare un fortissimo condizionamento anche sulla formazione delle loro opinioni e, di conseguenza, sulle loro scelte politiche.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia rappresenta un caso fortemente anomalo di sistema liberale, perch\u00e9 in esso il capo del governo e del maggiore partito politico \u00e8 anche il proprietario di una larga fetta del sistema dell&#8217;informazione e al tempo stesso, nell&#8217;esercizio del suo ruolo istituzionale, \u00e8 in condizioni di esercitare una forte pressione anche sul sistema della televisione di Stato.<\/p>\n<p>Da diversi anni, ormai, assistiamo con tristezza allo spegnersi dell&#8217;autentico spirito della libera informazione, basato sul rispetto delle voci critiche e sulla pluralit\u00e0 dei commenti, nonch\u00e9 sulla correttezza e sulla imparzialit\u00e0 della divulgazione dei fatti e su una ragionevole valutazione della loro rispettiva importanza: per cui, ad esempio, la notizia di quanto sta accadendo in Egitto in questi giorni dovrebbe venire prima di qualche fatto, pur drammatico, della cronaca nera di casa nostra, o, a maggior ragione, della pubblicit\u00e0, camuffata da notizia del telegiornale, della fabbricazione dell&#8217;ultimo modello di automobile.<\/p>\n<p>In un Paese ove la stampa \u00e8 sempre stata condizionata da interessi finanziari e industriali, per non parlare delle televisioni commerciali, la doverosa distinzione tra i fatti e le opinioni \u00e8 sempre stata pericolosamente ambigua e sfumata; ma, da alcuni anni a questa parte, anche le ultime apparenze di rispetto della verit\u00e0 sono state abbandonate e il sistema della informazione pubblica \u00e8 caduto in basso, come non era mai accaduto prima.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che, per sapere cosa stia succedendo veramente in Italia, come pure nel resto del mondo, bisogna ormai affidarsi ai mezzi d&#8217;informazione stranieri; come avviene nelle dittature &quot;classiche&quot;, infatti, i nostri mass-media sono diventati largamente inattendibili, ammaestrati dalla prepotenza del potere politico e asserviti sempre pi\u00f9 agli interessi finanziari e industriali, la cui pressione si \u00e8 fatta ormai insostenibile per ogni voce libera e fuori dal coro.<\/p>\n<p>I migliori, ormai, se ne vanno o stanno seriamente pensando di andarsene; sembra impossibile rimanere nella pubblica informazione e, al tempo stesso, conservare un minimo di dignit\u00e0 e di stima per se stessi, non parliamo poi di tutelare gli interessi del pubblico.<\/p>\n<p>Restano i servi, gli adulatori, gli uomini e le donne per tutte le stagioni; restano, con profitto, gli avidi, gli ambiziosi e gli amorali; restano, ma con difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 grandi, addirittura con un senso di intima ripugnanza, quanti vogliono rimanere fedeli a un&#8217;idea alta di ci\u00f2 che dovrebbe essere la pubblica informazione in un Paese realmente libero.<\/p>\n<p>Verrebbe quasi da dire, parafrasando Robespierre davanti al colpo di Stato del 9 Termidoro: \u00abI briganti trionfano; la Repubblica \u00e8 perduta.\u00bb<\/p>\n<p>Una lezione di dignit\u00e0 e di fermezza \u00e8 venuta, il 21 maggio del 2010, dalla giornalista Maria Luisa Busi, conduttrice del TG1 &#8211; ossia della maggiore testata televisiva della Rai &#8211; che, con una lettera aperta al direttore Augusto Minzolini, spiegava le ragioni delle proprie dimissioni.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportarne i passi salienti:<\/p>\n<p>\u00ab Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perch\u00e9 \u00e8 un grande giornale. E&#8217; stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo \u00e8 il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non \u00e8 mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l&#8217;informazione del Tg1 \u00e8 un&#8217;informazione parziale e di parte. Dov&#8217;\u00e8 il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d&#8217;Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perch\u00e9 negli asili nido non c&#8217;\u00e8 posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l&#8217;onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell&#8217;Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perch\u00e9 falliti? Dov&#8217;\u00e8 questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell&#8217;Italia esiste. Ma il tg1 l&#8217;ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale&quot;.<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;Italia che vive una drammatica crisi sociale \u00e8 finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un&#8217;informazione di parte &#8211; un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull&#8217;inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo &#8211; e l&#8217;infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della pi\u00f9 importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di pi\u00f9 alto profilo e interesse generale&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Vale la pena, inoltre, di ricordare che un fatto di altro genere, ma non meno grave, si \u00e8 verificato il 28 settembre 2010, a Napoli, quando la giornalista di Sky tg24, Alessandra Del Mondo, mentre si avvicinava con il microfono al ministro del&#8217;Interno, Maroni, in visita a quella citt\u00e0, per rivolgergli una domanda, \u00e8 stata sollevata di peso e brutalmente stretta da una guardia della scorta, subendo uno schiacciamento toracico e un principio di asfissia, che l&#8217;hanno costretta a presentarsi al pronto soccorso.<\/p>\n<p>Il fatto, che sarebbe stato inconcepibile in Paesi come la Germania, la Francia o la Gran Bretagna, anche se non ha avuto, fortunatamente, conseguenze serie per l&#8217;interessata, la dice lunga sulla barriera, anche fisica, che ormai separa i signori del Palazzo dalla gente comune e sulla loro sempre pi\u00f9 manifesta antipatia per il mondo del giornalismo e della pubblica informazione, a meno che esso si presenti nelle vesti di supino trasmettitore di notizie edulcorate, manipolate, imbellettate e, soprattutto, debitamente censurate.<\/p>\n<p>Chi non ricorda come l&#8217;attuale capo del governo, proprietario di una buona met\u00e0 dei mezzi d&#8217;informazione di questo Paese, e in grado di influenzare attivamente l&#8217;altra met\u00e0, si sia continuamente lamentato delle &quot;bugie&quot; che, a suo dire, stampa e televisione raccontano su di lui, solo perch\u00e9, di tanto in tanto, osano parlare anche in termini critici delle sue azioni pubbliche e private; e di come egli abbia spinto la propria impudenza fino ad invitare gli Italiani a non comperare pi\u00f9 i giornali?<\/p>\n<p>Qualcuno riesce ad immaginarsi Obama, Sarkozy o la signora Merkel che rivolgono senza arrossire un tale, stupefacente appello ai propri concittadini?<\/p>\n<p>La casta si \u00e8 asserragliata nella propria cittadella e, pur se sbandiera ad ogni pie&#8217; sospinto l&#8217;esito favorevole degli ultimi sondaggi e la legittimazione popolare ricevuta nell&#8217;ultima tornata elettorale, di fatto si chiude a riccio nella difesa dei propri privilegi e si adopera affinch\u00e9 l&#8217;immagine che della realt\u00e0 forniscono i mezzi d&#8217;informazione sia conforme al proprio disegno egemonico e supinamente acquiescente alla propria feroce volont\u00e0 di autoconservazione.<\/p>\n<p>Questa non \u00e8 pi\u00f9 democrazia, ma una parodia della democrazia; peggio ancora: l&#8217;estrema e pi\u00f9 sfacciata prostituzione demagogica della democrazia; una democrazia che, ormai, in poco o nulla si differenzia dalla pi\u00f9 ottusa da quelle dittature che esercitano un controllo esplicito e diretto sui mezzi d&#8217;informazione, censurandoli a man salva e piegandoli ai propri obiettivi propagandistici, senza ombra di esitazione o d&#8217;imbarazzo.<\/p>\n<p>Appunto, una democrazia totalitaria, che considera alla stregua di un attentato ogni voce di dissenso; ogni critica, anche la pi\u00f9 legittima e fondata, come un tentativo di eversione dell&#8217;ordine costituito, cio\u00e8 dell&#8217;ordine &quot;democratico&quot;.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che sorge spontanea \u00e8 la seguente: come \u00e8 potuto accadere che tutto ci\u00f2 si verificasse, nel nostro Paese, sotto i nostri occhi, senza che noi reagissimo per tempo, perfino senza che ci rendessimo conto di quanto si stava preparando?<\/p>\n<p>Vi erano delle debolezze strutturali, non solo nel nostro sistema politico e sociale, ma anche nella nostra cultura e nel nostro stesso carattere nazionale; delle debolezze che puntualmente vengono al pettine, nella storia italiana, ogni volta che il distacco fra la casta ed il popolo oltrepassa ogni limite tollerabile.<\/p>\n<p>Caporetto, per esempio, il grande &quot;sciopero militare&quot;, \u00e8 il frutto del modo in cui il Paese fu trascinato in guerra, per calcoli tutto sommato meschini, da una classe dirigente irresponsabile, contro i sentimenti di gran parte della nazione; mentre l&#8217;8 settembre 1943, la data forse pi\u00f9 vergognosa di tutta la nostra storia recente, \u00e8 stata il risultato di un antico vizio del carattere nazionale: quello di voler saltare sempre, magari all&#8217;ultimo momento, sul carro del vincitore di turno, rifiutando l&#8217;assunzione di una seria responsabilit\u00e0 collettiva.<\/p>\n<p>Anche la situazione odierna dell&#8217;informazione pubblica ricorda per met\u00e0 una Caporetto e per met\u00e0 un otto settembre: come la prima, esprime lo scollamento indecente fra il potere e la gente comune; come il secondo, tradisce la mediocre furberia del tirare a campare, del barcamenarsi fra mille espedienti, nonch\u00e9 la mancanza di dignit\u00e0 davanti alla resa dei conti.<\/p>\n<p>Come potremo uscire da tanto avvilimento, come potremo tornare ad essere un Paese serio e fiero di se stesso? Un Paese dove l&#8217;informazione sia al servizio dei cittadini e non dei poteri forti, tutta impegnata a spegnere l&#8217;ultimo barlume di spirito critico e a scatenare, a comando, l&#8217;ennesima offensiva a base di calunnie contro questo o quel personaggio scomodo, prona agli ordini che vengono dall&#8217;alto, mentre le autentiche infamie dei signori del Palazzo vengono scusate e giustificate in infiniti modi?<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: non baster\u00e0 un cambio del premier, non baster\u00e0 un cambio del governo; e nemmeno, se pure vi sar\u00e0, un cambio della maggioranza politica.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che la sinistra \u00e8 il Bene e che la destra \u00e8 il Male: la cialtroneria \u00e8 un vizio diffuso in tutta la nostra classe politica.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, semmai, che la destra, negli ultimi vent&#8217;anni, \u00e8 stata incantata e sedotta da un avventuriero senza scrupoli, che ha imposto al Paese, nei pi\u00f9 alti livelli istituzionali, una accolita di personaggi semplicemente indecorosi, di una arroganza pari soltanto alla loro smaccata mancanza di senso dello Stato e di sollecitudine per il bene comune.<\/p>\n<p>No: per avere una informazione pubblica degna di questo nome, sar\u00e0 necessaria una profonda riforma morale e, al tempo stesso, una legislazione severa, che interdica la concentrazione dei mezzi d&#8217;informazione nelle mani di un singolo individuo o di un singolo gruppo finanziario e che tracci una linea chiara, rigorosa, invalicabile, fra il potere economico, il potere politico e quello dell&#8217;informazione stessa.<\/p>\n<p>Ma nessuna legislazione potr\u00e0 metterci al riparo dai nostri vizi, dalle nostre vigliaccherie, dalle nostre piccole furberie, se noi, come popolo, non decideremo di ritrovare la stima di noi stessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;informazione pubblica in Italia, specialmente quella radiotelevisiva, sta scivolando ormai da tempo lungo una deriva che la vede ridotta al ruolo di mero strumento propagandistico di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[178],"class_list":["post-25960","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25960","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25960"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25960\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}