{"id":25957,"date":"2016-08-25T09:42:00","date_gmt":"2016-08-25T09:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/25\/linferno-non-e-una-punizione-esterna-ma-la-volonta-stessa-del-peccatore\/"},"modified":"2016-08-25T09:42:00","modified_gmt":"2016-08-25T09:42:00","slug":"linferno-non-e-una-punizione-esterna-ma-la-volonta-stessa-del-peccatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/25\/linferno-non-e-una-punizione-esterna-ma-la-volonta-stessa-del-peccatore\/","title":{"rendered":"L\u2019Inferno non \u00e8 una punizione esterna, ma la volont\u00e0 stessa del peccatore"},"content":{"rendered":"<p>La teologia e la pastorale odierna fanno un gran parlare, come \u00e8 giusto, dell&#8217;amore di Dio per l&#8217;uomo e della Sua misericordia infinita; non \u00e8 altrettanto giusto, per\u00f2, presentarli come se fossero qualche cosa di distinto e di &quot;superiore&quot; alla Sua giustizia, quasi che il Dio &quot;giusto&quot; sia solo quello dell&#8217;Antico Testamento, e che il Dio del Nuovo Testamento sia solo ed esclusivamente amorevole e misericordioso, a scapito delle altre Sue qualit\u00e0, ugualmente perfette.<\/p>\n<p>Amorevole, intendiamoci, Dio lo \u00e8 sempre, perch\u00e9 Egli \u00e8 l&#8217;Amore stesso, dunque non potrebbe non essere pieno di amore in ogni Suo pensiero e in ogni Sua azione: dalla Creazione, all&#8217;Incarnazione, alla Passione, Morte e Risurrezione, tutto in Lui \u00e8 amore, e non vi \u00e8 alcuna&#8217;altra ragione se non un amore immenso, gratuito, addirittura incomprensibile (da un punto di vista puramente umano) nel suo voler amare gli uomini nonostante tutto, e nell&#8217;aver detto fino all&#8217;ultimo: <em>Padre, perdona loro<\/em>, quando gi\u00e0 essi gli battevano i chiodi nelle mani e nei piedi, per crocifiggerlo.<\/p>\n<p>Resta da capire, a noi uomini, che come l&#8217;Amore \u00e8 l&#8217;attributo essenziale di Dio, che Lo definisce perfettamente, la Giustizia, in Lui, non \u00e8 qualcosa di distinto, o di secondario, o di meno &quot;nobile&quot;; non \u00e8 qualche cosa di cui Egli pu\u00f2 fare a meno, talvolta, come se si trattasse, in Lui, di una seconda natura, meno essenziale dell&#8217;altra, quella amorevole. In Dio, infatti, tutte le virt\u00f9 toccano la pi\u00f9 alta perfezione, Egli \u00e8 la perfezione di tutte le perfezioni: sapienza, bellezza, verit\u00e0. Come potrebbe la giustizia non appartenergli, e non appartenergli in modo assolutamente perfetto, cio\u00e8 completo e immodificabile? Tutto ci\u00f2 che \u00e8 perfetto \u00e8 immodificabile, perch\u00e9 immaginare una modificazione equivale a presupporre la possibilit\u00e0 di un ulteriore avanzamento o, eventualmente, di un arretramento: ma una cosa perfetta non pu\u00f2 avanzare, perch\u00e9 nulla vi \u00e8 di pi\u00f9 perfetto, in essa, di quello che \u00e8 gi\u00e0; e mai potrebbe retrocedere, ossia divenire meno perfetta, perch\u00e9 anche solo la possibilit\u00e0 che ci\u00f2 possa avvenire implica che la sua perfezione non sia tale: ci\u00f2 che \u00e8 perfetto, infatti, non pu\u00f2 decadere, non pu\u00f2 essere sminuito, altrimenti non sarebbe perfetto.<\/p>\n<p>La sola eccezione a questa regola \u00e8 il mistero dell&#8217;Incarnazione: mistero veramente abissale, nel quale si contempla Dio che si fa uomo, il Creatore che si fa creatura, la Perfezione stessa che si fa carne, debole, vulnerabile. Il Verbo incarnato non era debole solo perch\u00e9 soggetto alle offese degli uomini, come avvenne durante la Passione, ma anche perch\u00e9 soggetto alle passioni e ai turbamenti degli esseri umani: basti dire che, davanti al sepolcro in cui era stato posto, da quattro giorni, il corpo del Suo amico Lazzaro, Egli scoppi\u00f2 in pianto, esattamente come fa qualsiasi essere umano davanti alla perdita di un carissimo amico. Le stesse tentazioni diaboliche, nel deserto, alla vigilia della Sua vita pubblica, mostrano che Ges\u00f9 era suscettibile delle stesse debolezze di qualsiasi uomo: il fatto che le vinse perfettamente non deriva dal fatto che Egli non poteva cadere, perch\u00e9 nella Sua natura umana, Egli, in teoria, avrebbe anche potuto soccombere, cos\u00ec come, pi\u00f9 tardi, fu possibile che i Giudei Lo prendessero, Lo percuotessero, Lo facessero mettere a morte. S\u00ec: Ges\u00f9, come uomo, avrebbe anche potuto lasciarsi tentare dal Diavolo; ma, proprio come uomo, fu in grado di trionfare di quella prova e di mettere in fuga il Tentatore, affidandosi completamente e perfettamente alla volont\u00e0 del Padre; cosa che lo conferm\u00f2, anche in un corpo mortale, nella Sua spendente, intangibile, gloriosa natura divina. Questo \u00e8 il segreto di tutte le prove che Ges\u00f9, come uomo, ha dovuto affrontare: l&#8217;affidamento totale, incondizionato, assoluto, alla volont\u00e0 del Padre, che annull\u00f2 ogni distanza fra Lui e il Padre suo.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 \u00e8 venuto nel mondo anche a mostrarci che cosa ciascuno di noi potrebbe essere, se fosse capace di una dedizione cos\u00ec totale, assoluta, incondizionata: e i Santi sono coloro che hanno compreso il valore di tale esempio, e che si sono sforzati d&#8217;imitarlo. Nessuno di essi, per\u00f2, \u00e8 stato capace di quella adesione perfetta al volere del Padre, di cui \u00e8 stato capace Ges\u00f9; ed \u00e8 stata sempre quella perfetta adesione che ha reso possibile la Resurrezione. Se in Ges\u00f9 fosse rimasta &#8211; poniamola come semplice ipotesi accademica &#8212; una sia pur minima imperfezione umana, un sia pur minimo rimpianto, una sia pur minima traccia di egoismo, cio\u00e8 di volont\u00e0 propria, di desideri propri, di timori o di riserve mentali tipicamente umani, la Resurrezione non ci sarebbe stata, perch\u00e9 nessun uomo pu\u00f2 risorgere dalla morte. La stessa resurrezione di Lazzaro non \u00e8, a ben guardare, una resurrezione, ma il ritorno alla vita di un morto; mentre la Resurrezione di Cristo \u00e8 stata veramente una resurrezione, cio\u00e8 il ritorno di un uomo morto ad una condizione di vita piena, perfetta, luminosa, in un corpo glorificato e trasfigurato, divenuto immortale.<\/p>\n<p>Il mistero dell&#8217;Incarnazione, dunque, \u00e8, come tutti i misteri sacri, qualche cosa d&#8217;insondabile; qualche cosa che la mente umana non potr\u00e0 mai pienamente comprendere, ma che pu\u00f2 e deve limitarsi ad accettare per fede; non \u00e8, tuttavia, qualche cosa di contrario alla ragione, come taluni vorrebbero, ma semplicemente qualcosa di diverso e di talmente superiore ad essa, che la ragione arriva a concepirlo solo fino a un certo punto, poi deve fermarsi e arrendersi, vinta da una luce cos\u00ec sfolgorante, da un amore cos\u00ec sconvolgente, come quello di Dio per l&#8217;uomo.<\/p>\n<p><em>E tuttavia Dio, che \u00e8 infinita misericordia. non pu\u00f2 volere che delle anime restino all&#8217;Inferno per sempre; n\u00e9 potrebbe permetterlo<\/em>: simili sciocchezze a buon mercato (ch\u00e9 non costano nulla a chi le dice, mentre gli procacciano, in compenso, una discreta dose di simpatia e popolarit\u00e0 fra il pubblico degli stessi credenti) sono ormai frequenti, tanto quanto infrequenti sono diventati, anche da parte di teologi e ministri del culto, gli ammonimenti relativi al peccato; vediamo perci\u00f2 di fare un minimo di chiarezza in proposito.<\/p>\n<p>Che l&#8217;Inferno non sia un luogo, perlomeno nel senso terrestre della parola, \u00e8 cosa abbastanza ovvia, e non c&#8217;\u00e8 bisogno d&#8217;insistervi troppo. Ma che esista, \u00e8 cosa di cui i teologi modernisti e progressisti dovranno farsi una ragione: a meno che essi vogliamo impugnare e dichiarare nulli secoli e secoli di Magistero della Chiesa cattolica, di solenni dichiarazioni conciliari (non del Vaticano II, guarda caso, ma di parecchi altro concili), nonch\u00e9 di predicazione pastorale, Catechismo compreso. A meno che&#8230;<\/p>\n<p>Il rischio, oggi, \u00e8 che si operi una riforma teologica calata dall&#8217;alto: che dai vertici della Chiesa, e dallo stesso Magistero, pur senza rotture clamorose, almeno sul piano formale, ma un poco alla volta, con discrezione, con abilit\u00e0, e, soprattutto, con molta spregiudicatezza &#8211; cosa di cui non sembrano difettare ormai non solo singoli sacerdoti, ma pure parecchi vescovi e cardinali &#8211; si introducano nuove sfumature, nuovi distinguo, nuovi precetti legati alle &quot;situazioni di fatto&quot;, in base ai quali il peccato non \u00e8 pi\u00f9 peccato, e, pertanto, anche l&#8217;Inferno non sar\u00e0 pi\u00f9 quello, o meglio, non vi sar\u00e0 pi\u00f9 &quot;bisogno&quot; di credere nell&#8217;esistenza dell&#8217;Inferno.<\/p>\n<p>I due concetti, infatti, sono strettamente collegati; diciamo pure che sono le due facce della stessa medaglia: l&#8217;Inferno \u00e8 il risultato del peccato, e il peccato \u00e8 la premessa, la condizione e la causa dell&#8217;Inferno: non potrebbe esservi l&#8217;uno, senza l&#8217;altro. Il problema \u00e8 che molti, troppi teologi, non si interessano pi\u00f9 del peccato: darebbe troppa ombra alla loro amata &quot;svolta antropologica&quot;; ricorderebbe in maniera troppo esplicita e impietosa che, per quante svolte antropologiche la teologia postconciliare possa compiere nei prossimi anni, secoli e millenni (se l&#8217;umanit\u00e0 avr\u00e0 ancora a disposizione un futuro cos\u00ec ampio), l&#8217;uomo rester\u00e0 sempre peccatore, perch\u00e9 figlio di Adamo ed Eva, e perci\u00f2 reca in se stesso le conseguenze del Peccato originale, che il sacramento del Battesimo attenua, ma non elimina: il bene prezioso del libero arbitrio rimane agli uomini, ma permane in essi anche una fatale, drammatica inclinazione al male.<\/p>\n<p>Il teologo Franco Amerio, con una chiarezza esemplare, ha svolto questa riflessione sulla realt\u00e0 dell&#8217;Inferno (da: F. Amerio, <em>La dottrina della fede. Dogma, morale, spiritualit\u00e0<\/em>, Milano, Edizioni Ares, 1985, p. 257-258):<\/p>\n<p><em>Dai non pochi testi del Magistero risultano da ritenersi come dati della fede cattolica &#8212; respingendo i quali si respinge la fede cattolica &#8212; almeno i seguenti: l&#8217;Inferno esiste; riguarda i peccatori morti impenitenti; consta della privazione della visione beatifica (si suol dire pena del danno), e di una pena positiva (si suol dire pena del senso); la sua durata \u00e8 senza fine. &quot;Le anime di coloro che muoiono in peccato mortale&#8230; vanno subito nell&#8217;Inferno, dove sono punite con pene diverse (D. B. 464): cos\u00ec la professione di fede del concilio lionese (1274) ripetuta dal concilio fiorentino (1439), i due concili sottoscritti anche dagli Orientali. Quanto alla durata, si veda il passo del concilio lateranense (1215) , che conclude il brano [&#8230;] sulla risurrezione dei corpi: risorgeranno &quot;per essere retribuiti secondo le loro opere buone o cattive: gli uni (avranno) con il diavolo una punizione perpetua, gli altri con Cristo una gloria sempiterna&quot; (D. B. 429). Poco dopo Innocenzo IV cos\u00ec scrive agli Orientali: &quot;Se qualcuno muore, senza pentirsi, col peccato mortale, questi sar\u00e0 senza dubbio tormentato per sempre nel fuoco della geenna eterna&quot; (D. B: 3048). Il Concilio Vaticano II, che pure non tocca di proposito l&#8217;argomento, lo accenna di passaggio nei termini tradizionali, raccomandando la vigilanza per potere infine &quot;essere annoverati tra i beati, e non ci venga comandato, come servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno&quot; (L. G. \u00a7 48).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 inutile, del resto, insistere sui testi ufficiali, quando il tema dell&#8217;Inferno fu, e ancora \u00e8, uno di quelli talmente talmente consueti nella predicazione pastorale che, se non lo si riconosce quale oggetto del Magistero ordinario, non si saprebbe quale altro tema quale altro tema potrebbe esserne oggetto. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Mettiamoci in guardia, anzitutto, da una concezione, per cos\u00ec dire, estrinsecistica dell&#8217;Inferno: come se Dio, avendo dato un ordine e quest&#8217;ordine essendo stato trasgredito, si vendicasse escogitando una punizione da applicare al ribelle. Non \u00e8 cos\u00ec: il rapporto fra il peccato e l&#8217;inferno \u00e8 un rapporto di connessione intima, vitale. \u00c8 Dio che punisce, ma facendo che il peccatore stesso si punisca, poich\u00e9 l&#8217;Inferno altro non \u00e8, infine, che il raggiungimento pieno e definitivo di ci\u00f2 che il peccatore ha voluto, e continua a volere. Il peccatore sar\u00e0 paradossalmente accontentato, poich\u00e9 avr\u00e0 per sempre quello che ha voluto: ha voluto il peccato e giacer\u00e0 sempre nel suo peccato.<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa \u00e8 infatti il peccato? \u00c8 insieme, indissolubilmente, &quot;aversio a Deo&quot;, alienazione da Dio, e &quot;conversio ad creaturas&quot;, attaccamento alle creature. Orbene, in che cosa consiste l&#8217;Inferno? In null&#8217;altro che, appunto, nello stato e nelle conseguenze dell&#8217;essere definitivamente avversi a Dio e attaccati disordinatamente alla creatura: per sempre. Per il dannato si avverer\u00e0 l&#8217;espressione del salmista: &quot;am\u00f2 la maledizione e gli verr\u00e0 addosso; ne sar\u00e0 rivestito come di una veste, gli penetrer\u00e0 come acqua sin nelle interiora&quot; (Ps108, 18).; per il dannato si realizzer\u00e0 la minaccia divina: &quot;Io li lascer\u00f2 in preda ai desideri dei loro cuori, ed essi correranno dietro ai loro vani desideri&quot; (Ps 80, 13). Con ragione Bossuet cos\u00ec sintetizza: &quot;L&#8221;Inferno, a ben guardare, \u00e8 il peccato stesso&quot;, e &quot;i peccatori sono i dannati viventi&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Il peccato, dunque. \u00c8 una cosa singolare che questo concetto sia, poco a poco, pressoch\u00e9 scomparso dalla predicazione pastorale: grazie a quei teologi che accusano la Chiesa d&#8217;aver predicato una &quot;dottrina della paura&quot;, ora del peccato quasi non si parla pi\u00f9. Ed \u00e8 perfettamente logico che, arrivate le cose a questo punto, non si parli pi\u00f9 nemmeno dell&#8217;Inferno; oppure che se ne parli per escluderlo, quanto meno nella sua dimensione eterna. Curioso: si vorrebbe una beatitudine eterna, ma si respinge inorriditi l&#8217;idea di una eterna dannazione. Anche in questo, i cattolici moderni somigliano sempre pi\u00f9 a tutti gli altri uomini moderni, immaturi, egoisti e viziati: vorrebbero le rose della vita, ma senza ferirsi le mani con le spine; in questa, cos\u00ec come nell&#8217;altra.<\/p>\n<p>E invece no. L&#8217;uomo pu\u00f2 dannarsi, e pu\u00f2 farlo per l&#8217;eternit\u00e0. Non Dio lo punisce, ma si punisce da se stesso chi rifiuta l&#8217;Amore; dunque, \u00e8 giusto che abbia il suo contrario, l&#8217;Inferno. Dopo la venuta di Cristo, l&#8217;uomo non ha pi\u00f9 scusanti: Egli \u00e8 stato il modello perfetto cui ispirarsi, l&#8217;esempio da imitare. Quando Satana, tentandolo, gli sugger\u00ec di gettarsi dal pinnacolo del tempio, Egli, se lo avesse ascoltato, si sarebbe sfracellato, perch\u00e9 aveva assunto in s\u00e9, con l&#8217;Incarnazione, tutta la fragilit\u00e0 di un corpo umano, e anche di un&#8217;anima umana, soggetta alla <em>possibilit\u00e0<\/em> della tentazione. Perci\u00f2, alle prese con la tentazione, dobbiamo imitare Lui: pregare il Padre e chiedere il Suo aiuto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La teologia e la pastorale odierna fanno un gran parlare, come \u00e8 giusto, dell&#8217;amore di Dio per l&#8217;uomo e della Sua misericordia infinita; non \u00e8 altrettanto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,157],"class_list":["post-25957","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25957","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25957"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25957\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25957"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25957"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25957"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}