{"id":25949,"date":"2015-09-13T09:58:00","date_gmt":"2015-09-13T09:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/13\/indifferenti-o-partigiani-per-un-superamento-dellantropologia-gramsciana\/"},"modified":"2015-09-13T09:58:00","modified_gmt":"2015-09-13T09:58:00","slug":"indifferenti-o-partigiani-per-un-superamento-dellantropologia-gramsciana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/13\/indifferenti-o-partigiani-per-un-superamento-dellantropologia-gramsciana\/","title":{"rendered":"Indifferenti o partigiani? Per un superamento dell\u2019antropologia gramsciana"},"content":{"rendered":"<p>Secondo una certa mentalit\u00e0 militante, che, in Italia, trova la sua massima espressione nella cultura marxista e in quella cattolica fondamentalista, nella vita sono possibili due soli atteggiamenti: quello del partigiano e quello dell&#8217;indifferente. Il primo si batte strenuamente per realizzare le idee (si badi: le idee, non le cose) in cui crede; il secondo, invece, si tiene lontano dal tumulto, coltiva il suo orticello e se ne infischia tranquillamente dei problemi che esorbitano dal suo personale orizzonte d&#8217;esistenza. <em>Tertium non datur.<\/em><\/p>\n<p>Il primo, minoritario, \u00e8 il tipo della persona generosa, del cuore caldo, di colui che non gioca al risparmio ma si d\u00e0, anima e corpo, per il trionfo della giusta causa; il secondo, di gran lunga maggioritario, \u00e8 il prototipo dell&#8217;individuo socialmente inutile, moralmente parassitario, <em>dell&#8217;ignavo<\/em> di dantesca memoria. Al primo, l&#8217;ammirazione e la gratitudine; al secondo, il disprezzo e la ripulsa: <em>non ti curar di loro, ma guarda e passa.<\/em><\/p>\n<p>Insomma, il primo \u00e8 una versione riveduta e corretta dell&#8217;<em>eroe romantico,<\/em> che ha conosciuto, in Italia in Europa, una estrema, tardiva fioritura nel 1968, con il mito di Che Guevara e con il tipo del giovane rivoluzionario senza macchia e senza paura. Il secondo non \u00e8 una figura <em>storica<\/em>, fa piuttosto parte del paesaggio, come la vegetazione o le colline; ostacolo, con la sua inerzia, con la sua pesantezza, alle iniziative generose del suo contemporaneo militante.<\/p>\n<p>Il primo tipo umano \u00e8 stato celebrato da innumerevoli opere letterarie e, poi, anche cinematografiche, come ilromanzo <em>La Certosa di Parma<\/em> di Stendhal o come il film <em>Zabriskie Point<\/em> di Antonioni: immancabilmente giovane, immancabilmente bello, immancabilmente nobile e generoso, immancabilmente progressista o rivoluzionario o, per lo meno, libertario. Il secondo tipo umano \u00e8 stato messo alla berlina da altrettante opere letterarie o cinematografiche, dal don Abbondio de <em>I promessi sposi<\/em> agli squinternati borghesi de <em>Gli indifferenti<\/em> di Alberto Moravia, e via sbeffeggiando e vituperando.<\/p>\n<p>Una lucida teorizzazione di questa frattura antropologica, nelle due tipologie del partigiano e dell&#8217;indifferente, intese come categorie irriducibili l&#8217;una all&#8217;altra, sul piano etico oltre che su quello esistenziale, si trova in uno scritto giovanile di Antonio Gramsci (nato ad Ales, in provincia di Cagliari, nel 1891, e morto a Roma, dopo una lunga detenzione, nel 1937), su cui vogliamo ora fermare la nostra attenzione per la sua coerenza ed estrema chiarezza, nonch\u00e9 per la ricchezza di spunti di riflessione che esso offre.<\/p>\n<p>Nel numero unico <em>La Citt\u00e0 futura<\/em>, pubblicato dalla <em>Federazione<\/em> giovanile socialista piemontese l&#8217;11 febbraio 1917, in piena prima guerra mondiale e pochi giorni prima della Rivoluzione russa di Febbraio, Antonio Gramsci scriveva questo articolo dal titolo <em>Indifferenti<\/em> (riportato in: Gramsci, <em>Le opere<\/em>, a cura di Antonio A. Cantucci, Roma, Editori Riuniti, 1997, pp. 23-25):<\/p>\n<p><em>&quot;Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che \u00abvivere vuol dire essere partigiani\u00bb. Non possono esistere i solamente<\/em> uomini<em>, gli estranei alla citt\u00e0. Chi vive veramente non pu\u00f2 non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza \u00e8 abulia, \u00e8 parassitismo, \u00e8 vigliaccheria, non \u00e8 vita. Perci\u00f2 odio gli indifferenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;indifferenza \u00e8 il peso morto della storia. \u00c8 la palla di piombo per il novatore, \u00e8 la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi pi\u00f9 splendenti, \u00e8 la palude che recinge la vecchia citt\u00e0 e la difende meglio delle mura pi\u00f9 salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perch\u00e9 inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall&#8217;impresa eroica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. \u00c8 la fatalit\u00e0; \u00e8 ci\u00f2 su cui non si pu\u00f2 contare; \u00e8 ci\u00f2 che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costrutti; \u00e8 la materia bruta che si ribella all&#8217;intelligenza e la strozza. Ci\u00f2 che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) pu\u00f2 generare, non \u00e8 tanto dovuto all&#8217;iniziativa dei pochi che operano, quanto all&#8217;indifferenza, all&#8217;assenteismo dei molti. Ci\u00f2 che avviene, non avviene tanto perch\u00e9 alcuni vogliono che avvenga, quanto perch\u00e9 la massa degli uomini abdica abdica alla sua volont\u00e0, lascia fare, lascia aggruppare i odi che poi solo la spada potr\u00e0 tagliare lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta far\u00e0 abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potr\u00e0 rovesciare. La fatalit\u00e0 che sembra dominare la storia non \u00e8 altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell&#8217;ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perch\u00e9 non se ne preoccupa. I destini di un&#8217;epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perch\u00e9 non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell&#8217;ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalit\u00e0 a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un&#8217;eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi no ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non \u00e8 responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch&#8217;io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volont\u00e0, il mio consiglio, sarebbe successo ci\u00f2 che \u00e8 successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attivit\u00e0 a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I pi\u00f9 di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano cos\u00ec la loro assenza da ogni responsabilit\u00e0. E no gi\u00e0 che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi pi\u00f9 urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non \u00e8 animato da alcuna luce morale; \u00e8 prodotto di curiosit\u00e0 intellettuale, non di pungente senso di una responsabilit\u00e0 storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Odio gli indifferenti anche per ci\u00f2 che mi d\u00e0 noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ci\u00f2 che ha fatto e specialmente di ci\u00f2 che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia piet\u00e0, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte gi\u00e0 pulsare l&#8217;attivit\u00e0 della citt\u00e0 futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non \u00e8 dovuta al caso, alla fatalit\u00e0, ma \u00e8 intelligente opera dei cittadini. Non c&#8217;\u00e8 in essa nessuno che sia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrificio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l&#8217;attivit\u00e0 di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perch\u00e9 non \u00e8 riuscito nel suo intento.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vivo, sono partigiano. Perci\u00f2 odio chi non parteggia, odio gi indifferenti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Chiarezza e coerenza, dicevamo, sono le due qualit\u00e0 che subito emergono dal confronto con un testo di questo genere.<\/p>\n<p>Una chiarezza e una coerenza cos\u00ec evidenti, cos\u00ec sincere, cos\u00ec &quot;pure&quot; nella loro giovanile ingenuit\u00e0 (Gramsci, all&#8217;epoca, era un ragazzo di venticinque anni), che non possono non colpire il lettore e, in una certa misura, commuoverlo e quasi persuaderlo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 &quot;quasi&quot;?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 rimane, sotto l&#8217;adesione emotiva che sgorga da una prima lettura, una riserva a livello profondo, che rimane inespressa fino a quando prevale il sentimento della empatia con la battaglia umana e morale della quale l&#8217;Autore si fa portabandiera; ma che poi, a una riflessione pi\u00f9 meditata ed attenta, emerge con forza irresistibile e si delinea con sempre maggiore chiarezza, dall&#8217;impianto generale fino ai particolari minori.<\/p>\n<p>Dunque, l&#8217;impianto generale in primo luogo.<\/p>\n<p>Intanto, perch\u00e9 questo \u00e8 uno scritto di odio; con l&#8217;uso del verbo <em>odiare<\/em> reiterato all&#8217;inizio, al centro e alla conclusione del ragionamento che lo sorregge. E l&#8217;odio viene dai visceri, non dalla testa e tanto meno dalla consapevolezza spirituale: \u00e8 l&#8217;atteggiamento del cavernicolo che, malamente incivilito, non potendo brandire la clava per spaccare il cranio al suo nemico, brandisce la penna come una clava, per levargli la pelle a striscia a striscia. Intendiamoci: non c&#8217;\u00e8 nulla di male ad odiare le <em>cose<\/em> sbagliate; le cose che, <em>secondo noi<\/em>, sono sbagliate (ma quante volte una persona intelligente e onesta con se stessa, ammette di aver cambiato opinione, nella propria vita?).<\/p>\n<p>Ma l&#8217;odio delle persone, l&#8217;odio dei propri simili \u00e8 un&#8217;altra cosa: ci abbassa al livello dei bruti (e anche questo \u00e8 solo un modo di dire: perch\u00e9, come si sa, gli animali non odiano affatto; tranne quelli pervertiti dall&#8217;uomo, come i cani da guardia). E non lo diciamo per fare del moralismo spicciolo, ma per la profonda convinzione che l&#8217;odio, oltre a innescare la spirale perversa e insuperabile della conflittualit\u00e0 permanente &#8211; che, non a caso, per un vero marxista, \u00e8 cosa buona e giusta -, abbassa, contamina e imbruttisce colui che ne \u00e8 posseduto e lo rende simile all&#8217;odiato &quot;nemico&quot;.<\/p>\n<p>Poi, perch\u00e9 da questo articolo emerge il caratteristico manicheismo, per giunta venato di moralismo ed eticamente autoreferenziale, secondo il quale solo noi siamo nel giusto e altri modi di rapportarsi ai problemi del vivere sociale sono automaticamente svalutati e misconosciti come altrettante strategie dell&#8217;inerzia, del qualunquismo, della mala fede, dell&#8217;ipocrisia tartufesca. Non emerge alcuna indulgenza per chi, diversamente da noi, pensa che si possa avere un altro approccio ai problemi della socialit\u00e0 dell&#8217;individuo. Chi non \u00e8 con noi \u00e8 contro di noi, nel senso che egli \u00e8 <em>oggettivamente<\/em> (cio\u00e8, al di l\u00e0 delle sue intenzioni soggettive) un nemico che coopera alla nostra sconfitta,; e che, quindi, dobbiamo cercare di distruggere, s&#8217;intende per &quot;legittima difesa&quot; (e sia pure preventiva: strana convergenza con le dottrine politico-militari dei neoconservatori statunitensi dei nostri giorni).<\/p>\n<p>Infine, le perplessit\u00e0 emergono dalla considerazione circa l&#8217;impianto generale di questo scritto, perch\u00e9 in esso non vi si opera la bench\u00e9 minima distinzione tra il concetto di &quot;parteggiare&quot; inteso come prender parte alla cosa pubblica, e quello di &quot;parteggiare&quot; come aderire integralmente, fanaticamente, militarescamente a una &quot;parte&quot; contro un&#8217;altra parte (<em>&quot;ed un Marcel diventa ogne villan che parteggiando viene&quot;<\/em>, ironizza Dante in <em>Purgatorio<\/em>, VI, 125-126). E questa seconda maniera \u00e8 sempre stata quella dei mediocri, usi a nascondere la propria inconsistenza umana e intellettuale dietro un qualunque stendardo da sventolare in faccia al &quot;nemico&quot;.<\/p>\n<p>Ora, il sospetto \u00e8 che Gramsci, pi\u00f9 o meno consapevolmente (non \u00e8 nostra volont\u00e0 quella di fare il processo alle intenzioni), abbia in mente la seconda delle due accezioni del concetto di &quot;parteggiare&quot;, da cui deriva il sostantivo di partigiano, da lui rivendicato con orgoglio e agitato, appunto, come una bandiera sulla faccia della turba dei cosiddetti &quot;indifferenti&quot;. Ma quando parteggiare si riduce a inquadrarsi ciecamente in un credo militante, che nasce da una conflittualit\u00e0 permanente, allora sarebbe meglio definirlo &quot;spirito di fazione&quot;, ossia faziosit\u00e0. Non si combatte, cio\u00e8, per il trionfo di una verit\u00e0 e di una giustizia che possano configurarsi quali punto d&#8217;incontro fra diverse visioni del reale, ma come lotta all&#8217;ultimo sangue fra la <em>mia<\/em> verit\u00e0 e la <em>mia<\/em> giustizia e quelle dell&#8217;altro. Vincer\u00e0 il pi\u00f9 forte, non colui che sar\u00e0 pi\u00f9 vicino (o, se non altro, meno lontano) dalla verit\u00e0 e dalla giustizia.<\/p>\n<p>Certo, il marxismo rifiuta programmaticamente quest&#8217;ultima impostazione. Per esso, non esiste una verit\u00e0 che possa configurarsi come luogo della mediazione fra concezioni diverse: ogni concezione (etica, politica, economica) non \u00e8 che l&#8217;espressione di un interesse materiale concreto; e, darwinianamente, finir\u00e0 per avere la meglio chi resister\u00e0 al duro discrimine della selezione del pi\u00f9 adatto.<\/p>\n<p>In una simile prospettiva, ogni tentativo di concepire la verit\u00e0 non come un <em>possesso<\/em>, di cui certi gruppi e certe classi sarebbero detentori unici ed unici legittimi depositari, ma come una <em>ricerca<\/em>, non pu\u00f2 che essere bollato con gi epiteti pi\u00f9 infamanti di trasformismo, camaleontismo, doppiezza o, nel migliore dei casi, indifferenza e qualunquismo. L&#8217;intransigenza moralistica e manichea, pertanto, non si limita al regno dei valori, ma investe anche le questioni di metodo: dimmi come concepisci il perseguimento della verit\u00e0, e ti dir\u00f2 se sei un amico (che, forse, non sa di esserlo) o un nemico (che, perfidamente, cerca di occultarsi in quanto tale).<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 proprio la volont\u00e0 di superare l&#8217;alternativa secca della logica amico\/nemico che pu\u00f2 consentire a una societ\u00e0 di elaborare i valori della ricerca, della tolleranza, della collaborazione fra diversi: altrimenti, non resta che affidarsi alla logica della &quot;santa ghigliottina&quot;, per imporre la verit\u00e0, e dunque la virt\u00f9, anche agli sciagurati refrattari.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in precedenti lavori: in particolare, nel saggio <em>\u00abAmico\u00bb e \u00abnemico\u00bb nel pensiero politico di Carl Schmitt<\/em> e in quello, pi\u00f9 recente, <em>Il 1789 \u00e8 figlio dell&#8217;Illuminismo e questo, a sua volta, della Massoneria?<\/em>, che si ricollega al precedente <em>il pensiero laicista dell&#8217; Illuminismo, erede della struttura politica dell&#8217;assolutismo<\/em> (tutti consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Qui, pertanto, non ci limiteremo a poche, brevissime osservazioni circa i particolari secondari dell&#8217;argomentazione gramsciana.<\/p>\n<p>Innanzitutto, che cosa significa che <em>&quot;non possono esistere i solamente<\/em> uomini<em>, gli estranei alla citt\u00e0&quot;<\/em>, perch\u00e9 <em>&quot;chi vive veramente non pu\u00f2 non essere cittadino, e parteggiare&quot;<\/em>? Se si vuol dire che l&#8217;uomo \u00e8 una creatura socievole, sta bene; ma se si vuol dire che l&#8217;uomo il quale non parteggi, non ha nemmeno il diritto di esistere, allora non siamo pi\u00f9 d&#8217;accordo. Le abbiamo viste, le applicazioni pratiche di questo principio: nei <em>gulag<\/em> sovietici e nei <em>lager<\/em> nazisti. Le abbiamo viste quanto basta per non desiderare di vedere la cosa ripetersi. E invece si \u00e8 ripetuta, e nel peggiore dei modi: nella Cambogia di Pol Pot, per esempio. Ma le premesse erano l\u00ec, nella dottrina secondo la quale solo chi parteggia ha diritto di essere riconosciuto come essere umano. Si tolga a una persona il diritto di <em>non<\/em> parteggiare, e ne avremo fatto un paria, una entit\u00e0 amorfa che bisogna assolutamente &quot;rieducare&quot; (come nella Rivoluzione culturale di Mao) o, se \u00e8 proprio irrecuperabile, ridurre a un numero in un campo di concentramento.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una dottrina molto diversa da quella, di matrice massonica e illuminista, secondo la quale gli esseri umani devono essere costretti con la forza ad essere virtuosi, per poter essere <em>anche<\/em> felici: come si leggeva in un libello anonimo della Massoneria francese nel 1744 e come si legge, in un certo senso, nella odierna Costituzione degli Stati Uniti d&#8217;America. Bisogna diffidare di coloro i quali pretendono di sapere cosa sia la verit\u00e0 e, ancor pi\u00f9, di coloro i quali pretendono di sapere cosa sia la felicit\u00e0: perch\u00e9 sono sempre animati dal sacro zelo di volerne far gustare le delizie a tutti gli altri, con le buone o con le cattive.<\/p>\n<p>E poi, che cosa significa che <em>&quot;indifferenza \u00e8 abulia, \u00e8 parassitismo, \u00e8 vigliaccheria, non \u00e8 vita&quot;<\/em>? Sembra di leggere, fra le righe (ma neanche tanto nascosto) che gli indifferenti, in quanto abulici, andrebbero rieducati; in quanto vigliacchi, vanno coperti sotto montagne di disprezzo; e, infine, in quanto non-vivi, o si decidono a scuotersi, oppure&#8230; Tanto, sono gi\u00e0 morti, non \u00e8 vero? Sono degli <em>zombie<\/em>, dei morti che camminano. Nessuno si accorgerebbe della loro mancanza, se sparissero dalla circolazione; nessuno li potrebbe mai rimpiangere.<\/p>\n<p>Non stiamo forzando il pensiero di Gramsci.<\/p>\n<p>Che significa, infatti, dopo avere pi\u00f9 volte espresso odio contro gi indifferenti, proclamare che <em>&quot;l&#8217;indifferenza \u00e8 il peso morto della storia&quot;<\/em> e che, inoltre, essa <em>&quot;\u00e8 la palla di piombo per il novatore&quot;<\/em>, se non che gli indifferenti, questi pesi morti e queste palle di piombo, devono essere eliminati dal &quot;novatore&quot; (leggi, da colui che ha le nuove Tavole della Legge in mano), ovvero gettate nel cestino della carta straccia della Storia? Perch\u00e9, gira e rigira, si torna sempre l\u00ec, sempre a Hegel e all&#8217;idea che lo Spirito, attraverso la Storia, esegue una marcia trionfale verso il Progresso, calpestando spietatamente chi non si mette al passo con l&#8217;anima dei tempi. Nella concezione marxista della marcia della Storia vi \u00e8 un concentrato del peggio dell&#8217;hegelismo, del peggio dell&#8217;illuminismo e del peggio del giacobinismo.<\/p>\n<p>E questa era l&#8217;idea della storia di Antonio Gramsci, come di tutti gli intellettuali marxisti: chi pi\u00f9 e chi meno. Il fatto, incontestabile, che Gramsci fosse una grande mente e il fatto, commovente, che abbia concluso la sua vita nelle sofferenze dovute alla carcerazione, non sposta di un centimetro questo dato di fatto.<\/p>\n<p>Se, nella guerra civile che insanguin\u00f2 l&#8217;Italia dal 1919 al 1922, avessero vinto Gramsci e i suoi compagni di fede, il nostro Paese non avrebbe evitato la dittatura: avrebbe avuto una dittatura di diverso colore politico. Forse pi\u00f9 blanda, forse pi\u00f9 dura: chi lo sa.<\/p>\n<p>Ma, per favore, non facciamo di Gramsci un martire della libert\u00e0. Egli non aveva in mente un&#8217;Italia democratica, per lui la democrazia non era che la verniciatura di una dittatura della classe borghese. Alla quale bisognava contrapporre un&#8217;altra dittatura, di un&#8217;altra classe sociale: la dittatura del proletariato.<\/p>\n<p><em>&quot;Domando conto<\/em> &#8211; scrive a un certo punto &#8211; <em>ad ognuno di essi<\/em> [cio\u00e8 dei supposti indifferenti] <em>del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ci\u00f2 che ha fatto e specialmente di ci\u00f2 che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia piet\u00e0, di non dover spartire con loro le mie lacrime.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Sembra il linguaggio di Robespierre: bisogna essere inesorabili con la &quot;palude&quot;, con questi renitenti alla leva del dovere, con questi fuggiaschi del pubblico bene.<\/p>\n<p>E, infine, dalla frase: <em>&quot;Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte gi\u00e0 pulsare l&#8217;attivit\u00e0 della citt\u00e0 futura che la mia parte sta costruendo&quot;<\/em>, al di l\u00e0 delle fiorite immagini poetiche, traspare un&#8217;utopia che ha un risvolto francamente minaccioso: che posto ci sar\u00e0, nella <em>&quot;citt\u00e0 futura che la mia parte sta costruendo&quot;<\/em>, per i dissenzienti?<\/p>\n<p>Sembra proprio di sentire il savio ammonimento di Anatole France: quando si parla tanto di virt\u00f9 e di citt\u00e0 future che <em>una parte<\/em> si accinge a costruire, allora dobbiamo prepararci: vuol dire che <em>gli dei hanno sete<\/em>.<\/p>\n<p>Sete di sangue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo una certa mentalit\u00e0 militante, che, in Italia, trova la sua massima espressione nella cultura marxista e in quella cattolica fondamentalista, nella vita sono possibili due<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[92],"class_list":["post-25949","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25949","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25949"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25949\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25949"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25949"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25949"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}