{"id":25948,"date":"2011-10-26T12:48:00","date_gmt":"2011-10-26T12:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/26\/india-1857-come-gli-inglesi-si-raccontano-a-modo-loro-la-propria-storia-coloniale\/"},"modified":"2011-10-26T12:48:00","modified_gmt":"2011-10-26T12:48:00","slug":"india-1857-come-gli-inglesi-si-raccontano-a-modo-loro-la-propria-storia-coloniale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/26\/india-1857-come-gli-inglesi-si-raccontano-a-modo-loro-la-propria-storia-coloniale\/","title":{"rendered":"India 1857: come gli Inglesi si raccontano, a modo loro, la propria storia coloniale"},"content":{"rendered":"<p>\u00abTre giorni durarono le stragi di Delhi, stragi orrende che strapparono grida d&#8217;indignazione non solo fra le nazioni europee, ma anche nella stessa Inghilterra.<\/p>\n<p>Gl&#8217;Indiani, conoscendo la sorte che li attendeva, disputavano palmo a palmo il terreno, combattendo disperatamente nelle vie, nei cortili, entro e fuori le cinte, sulle rive del Giumna.<\/p>\n<p>Erano rimasti ancora in loro possesso il Palazzo reale, il forte Selinghur, e parecchi edifici fortificati e opponevano una resistenza degna della pi\u00f9 alta ammirazione.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la sera del 17, aperta una breccia nel muro del ben guarnito cortile dei magazzini, gl&#8217;Inglesi espugnavano il Palazzo reale, che era difeso da centoventi pezzi d&#8217;artiglieria e passavano a fil di spada tutti i difensori, compresi i figli dell&#8217;imperatore, caduti eroicamente con le armi in pugno.<\/p>\n<p>Il 19 anche la batteria di Kissengange, che era armata di settantacinque cannoni e costituiva l&#8217;ultima difesa degl&#8217;insorti, veniva fatta tacere sotto il fuoco formidabile dei grossi pezzi inglesi, e i difensori subivano egual sorte di quelli del Palazzo reale.<\/p>\n<p>Lo stesso giorno anche il Kotuali, o municipio della citt\u00e0, cadeva e centocinquanta indiani fra i quali parecchi membri della famiglia imperiali, che si erano arresi dietro promessa d&#8217;abver salva la vita, venivano fucilati ed impiccati dinanzi all&#8217;edificio!<\/p>\n<p>Il 20, Delhi era tutta in mano agl&#8217;Inglesi e allora ne seguirono scene spaventevoli e carneficine inaudite, degne dei selvaggi della Polinesia.<\/p>\n<p>Migliaia e migliaia d&#8217;indiani furono massacrati dalle truppe ubriache di sangue e di gin, che pi\u00f9 nulla ormai rispettavano, n sesso, n\u00e9 et\u00e0; e la citt\u00e0 intera sub\u00ec un saccheggio spaventevole.<\/p>\n<p>I valorosi difensori della libert\u00e0 caddero tutti, dopo aver trucidato con le proprie mani le moglie e le figlie perch\u00e9 non cadessero nelle mani dei vincitori.<\/p>\n<p>Il 24, Sandokan ed i suoi compagni, dopo avere ottenuto il permesso dal generale Wilson, lasciavano la disgraziata citt\u00e0 dove migliaia e migliaia di cadaveri cominciavano ad imputridire nelle vie e nelle case, mentre gl&#8217;Inglesi continuavano ad impiccare e fucilare i vinti. Lussac, nauseato da quella barbarie, aveva chiesto ed ottenuto il permesso di accompagnarli a Calcutta.<\/p>\n<p>Ormai l&#8217;insurrezione era domata e solo il prode Tantia-Topi, con la bellissima e fiera Rani di Jahnsie ed un pugno di valorosi, teneva ancora alta la bandiera della libert\u00e0, fra le folte jungle e le immense foreste del Bundelkund.<\/p>\n<p>Quindici giorni dopo, Sandokan, Janez e Tremal-Naik, con Darma, dopo aver ricompensato largamente Sirdar e lungamente abbracciato il valoroso francese che li aveva cos\u00ec validamente aiutati nella terribile impresa, s&#8217;imbarcarono sulla &quot;Marianna&quot;, salpando per la lontana isola di Mompracem.<\/p>\n<p>Li accompagnava Surama, che aveva ormai conquistato interamente il cuore del flemmatico Yanez, e non mancavano i due fedeli animali: la tigre Darma e il cane Punthy.\u00bb<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la conclusione di un celebre romanzo salgariano del ciclo di Sandokan e dei pirati della Malesia, \u00abLe due tigri\u00bb, nel quale si descrive come avvenne la riconquista inglese di Delhi durante la repressione della Grande Rivolta indiana del 1857.<\/p>\n<p>Dalla pagina di Emilio Salgari non traspare alcunch\u00e9 di cui l&#8217;uomo bianco possa andare fiero, in quella circostanza; al contrario, tutte le sue simpatie sono chiaramente indirizzate ai ribelli indiani, i Sepoys, che, nel 1857, osarono insorgere contro il dominio britannico ed ebbero l&#8217;ardire di cercar di restaurare l&#8217;antico Impero Moghul, rimettendo sul trono dei suoi padri, a Delhi, il sovrano Bahadur Shah Zafar.<\/p>\n<p>Certo, si tratta di un romanzo e non di una fonte storica: questa, per\u00f2, era l&#8217;immagine della riconquista di Delhi da parte dei Britannici, durante gli eventi del 1857, che si ebbe nel resto d&#8217;Europa e del mondo; la versione di quei medesimi fatti, per\u00f2, fu assai diversa in Gran Bretagna &#8211; e questo lo si pu\u00f2 comprendere, almeno fino ad un certo punto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse vero che le vicende della prima guerra mondiale apparivano completamente diverse, in Italia ed in Austria, se a narrarle era un libro di storia dell&#8217;una o dell&#8217;altra nazione? Ci \u00e8 voluto poco meno di un secolo perch\u00e9, placatesi le passioni e subentrata una visione pi\u00f9 obiettiva, gli storici dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte incominciassero a concordare su alcuni aspetti importanti, per poi avvicinare, via via, i propri punti di vista, fino a giungere ad una ricostruzione dei fatti che pu\u00f2 essere onestamente e serenamente accettata, e sia pure con qualche rara eccezione, cos\u00ec dagli uni, come dagli altri.<\/p>\n<p>Non \u00e8 affatto comprensibile, invece, che gli storici inglesi, almeno fino ad anni recentissimi, abbiano proseguito, nella loro grande maggioranza, a presentare gli eventi indiani del 1857 in maniera totalmente opposta da come vennero percepiti nel resto del mondo; e che i libri di testo scolastici inglesi continuino, imperterriti, a fornire una versione dei fatti che poteva soddisfare l&#8217;orgoglio nazionalista di un suddito dell&#8217;imperatrice Vittoria di un secolo e mezzo fa, ma il cui anacronismo appare oggi quanto meno discutibile.<\/p>\n<p>La lettura forzata e unilaterale di quegli eventi appare gi\u00e0 dalla terminologia: la storiografia inglese seguita a parlare di &quot;rivolta&quot; indiana del 1857; la storiografia indiana, all&#8217;opposto, di &quot;guerra d&#8217;indipendenza&quot;. Quest&#8217;ultima terminologia \u00e8 sicuramente esagerata: la sollevazione ebbe luogo principalmente in seno all&#8217;esercito e non arriv\u00f2 a coinvolgere la massa delle popolazioni, anzi, non arriv\u00f2 neppure a toccare la maggior parte del territorio indiano, restando confinata nella parte interna della pianura dell&#8217;Indostan. Ma anche l&#8217;espressione adoperata dagli storici inglesi \u00e8 fortemente riduttiva: il vocabolo &quot;rivolta&quot; fa pensare a un qualcosa di disorganizzato e d&#8217;illegittimo; mentre essa non fu n\u00e9 l&#8217;una cosa, n\u00e9 l&#8217;altra.<\/p>\n<p>Il celebre storico inglese G. M. Trevelyan nella sua monografia \u00abStoria dell&#8217;Inghilterra nel XIX secolo\u00bb (traduzione italiana di Umberto Morra, Torino, Einaudi, 1942, p. 425), cos\u00ec delinea il bilancio dell&#8217;insurrezione indiana del 1857-58 e della successiva repressione britannica:<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;ammutinamento si era manifestato in una parte dell&#8217;esercito sepoy: non era una ribellione di razza; per questo dispiace di pi\u00f9 che la lotta sia stata tanto feroce da lasciar uno strascico di memorie amare. Fu difficile restaurare il senso di &quot;una felice e fiduciosa mattina&quot; (dal poema &quot;The lost Leader&quot; [il rinnegato] di Robert Browning) nei rapporti tra inglesi e indiani. Nana Sahib, un giorno il favorito dei salotti inglesi, aveva, escogitando un tradimento orribile quasi quanto la sua stessa crudelt\u00e0, massacrato donne e fanciulli bianchi a Cawnpore. Il suo delitto raggiunse lo scopo che si prefiggeva: dare al conflitto come un carattere di guerra di colore. Vennero rappresaglie, bench\u00e9 soltanto contro uomini: poi fu posto un limite alle vendette dalla saggezza di &quot;sua clemenza Canning&quot;. Bench\u00e9 fosse approvato con entusiasmo da John Lawrence, la sua politica umana fece perdere al governatore generale molta popolarit\u00e0 presso i suoi concittadini infuriati.\u00bb<\/p>\n<p>Per Trevelyan, dunque, il governatore britannico dell&#8217;India, lord G. J. Canning (1812-1862), si dimostr\u00f2 talmente mite, nel condurre repressione della rivolta, da meritarsi dai suoi concittadini l&#8217;appellativo, in parte bonariamente ironico e in parte condito di spazientita disapprovazione, di Sua Clemenza Canning o anche Canning il Misericordioso; e ci\u00f2 mentre l&#8217;opinione pubblica inglese, inorridita per il massacro delle donne e dei bambini europei (ma pochissimo curiosa di sapere le ragioni di una simile rivolta), avrebbe voluto che si usasse verso gli indigeni il pugno di ferro e che venisse impartita loro una lezione ben pi\u00f9 sanguinosa e radicale.<\/p>\n<p>Certo, il modo di esprimersi di Trevelyan, che parla di saggezza e di limiti posti alle vendette, fa pensare che la Gran Bretagna abbia saputo mostrare, anche in quel frangente, tutta la moderazione dei suoi capi politici e militari, tutto il saggio paternalismo per cui essa andava orgogliosa nell&#8217;amministrazione del suo smisurato impero coloniale: ed \u00e8 precisamente ci\u00f2 che il lettore inglese ama pensare della propria nazione e della propria storia.<\/p>\n<p>Gli Inglesi, pertanto, sono i primi beneficiari della maniera assai edulcorata con la quale hanno ricostruito la storia del proprio impero, creando la leggenda di un governo talvolta severo, ma sempre giusto e, soprattutto, umano, tenuto insieme pi\u00f9 dalla generosit\u00e0 e della lungimiranza dei conquistatori che dalla forza materiale, e oggetto di immensa invidia da parte delle altre potenze europee, i cui appetiti coloniali erano altrettanto robusti, ma che non possedevano quelle qualit\u00e0 di saggi dominatori che avevano fatto la prosperit\u00e0, la potenza e lo splendore del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.<\/p>\n<p>Di fatto, gli studenti inglesi non vengono affatto informati, dai loro libri di storia, che i loro padri commisero una serie di genocidi nei loro territori coloniali, ad esempio in Australia e Tasmania; ma, al contrario, nel perfetto stile imperialista di Rudyard Kilping, vengono informati che la loro patria si caric\u00f2 sulle spalle, per pura filantropia o quasi, il pesante fardello della civilizzazione dei popoli extraeuropei: \u00abThe white man&#8217;s burden\u00bb.<\/p>\n<p>Talvolta, per poter portare la civilt\u00e0, i Britannici usarono metodi non troppo ortodossi; come quando il generale Bannock fece distribuire ai Pellirosse del Nord America centinaia di coperte infettate con il vaiolo, primo esempio mondiale di moderna guerra batteriologica diretta deliberatamente contro le popolazioni inermi; ma simili episodi, ai giovani studenti del Regno Unito, non vengono quasi mai narrati, o, se lo sono, ci\u00f2 avviene sempre in modo da minimizzarli.<\/p>\n<p>Altre volte, pur di mettere le mani sulle ricchezze naturali, come oro e diamanti, o per superiori esigenze di ordine strategico, l&#8217;Impero Britannico se la prese anche con piccoli popoli europei, come i Boeri stabilitisi nell&#8217;Africa meridionale da oltre due secoli: anche in quel caso l&#8217;aggressione deliberata e l&#8217;enorme sproporzione di forze diedero vita a una epopea alla rovescia, nella quale, a dispetto dell&#8217;evidenza e di ci\u00f2 che tutto il resto del mondo vedeva e capiva, gli Inglesi erano convintissimi di aver combattuto eroicamente contro orde strabocchevoli di nemici e di averlo fatto in perfetta buona coscienza, dopo esservi stati trascinai letteralmente per i capelli.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che oggi la storia della guerra anglo-boera (1899-1902) venga raccontata in maniera molto diversa sui libri di storia britannici; e sono appunto questa rocciosa testardaggine, questa tracotante pretesa di essersi sempre battuti per delle ottime cause e nel modo pi\u00f9 nobile e cavalleresco (mentre nel Sudafrica essi sperimentarono un&#8217;altra &quot;bella&quot; novit\u00e0 militare, i campi di concentramento per la popolazione civile, ove morirono di stenti migliaia di Boeri), che non pu\u00f2 non lasciare perplessi, alle soglie del terzo millennio.<\/p>\n<p>Gli altri popoli hanno rinunciato, quasi tutti, a gran parte delle loro interessate mitologie storiche; perfino gli Americani sono disposti, almeno a partire dall&#8217;inizio degli anni &#8217;70 (quando apparve il film \u00abSoldato blu\u00bb di Ralph Nelson), a riconoscere che i cow-boys e le &quot;giacche azzurre&quot; non avevano tutte le ragioni ad avanzare nel West, n\u00e9 i Pellirossa avevano tutti i torti nel difendere le loro terre; solo gli eredi dell&#8217;Impero della regina Vittoria proseguono caparbiamente a glorificare in modo impudente anche gli aspetti meno belli della loro storia nazionale.<\/p>\n<p>Solo essi continuano a ignorare quel che il resto del mondo sa bene a proposito della seconda guerra mondiale: che essa non fu incominciata dalla Germania, ma dall&#8217;Inghilterra, la quale stava preparandola da anni; che, pur di piegare Hitler e conservare il suo immenso impero coloniale, la Gran Bretagna si alle\u00f2 con Stalin, che pure aveva invaso la Polonia tanto quanto i Tedeschi e, a guerra finita, gli regal\u00f2 met\u00e0 dell&#8217;Europa, da mettere sotto il tallone; che Churchill non fu un simpatico zio con il sigaro in bocca, che difendeva intrepidamente la libert\u00e0 del mondo, ma il criminale autore della guerra aerea indiscriminata contro le citt\u00e0 indifese d&#8217;Europa; che i &quot;valorosi&quot; bombardieri della Royal Air Force provocarono molti pi\u00f9 morti, sotto le macerie delle loro case, di quanti soldati britannici caddero in tutto il conflitto, per ripristinare democrazia e pace.<\/p>\n<p>Solo essi non sanno che il resto d&#8217;Europa ha compreso il ruolo negativo e parassitario svolto dalla Gran Bretagna nella storia del continente: il ruolo del gendarme che vigila affinch\u00e9 non si metta in moto un meccanismo di unificazione, per poter continuare a inondarlo con le sue merci e ai prezzi stabiliti nel suo interesse; il ruolo del cinico aggressore che non esita ad assalire le piccole nazioni neutrali per distruggerne le flotte, prima che esse possano costituire una minaccia per la sua supremazia marittima e commerciale: cos\u00ec con l&#8217;Olanda nel corso del 1600, con la Danimarca nel 1801, con la Francia di Vichy, a Mers-el-Kebir, nel 1940.<\/p>\n<p>Ci sono popoli che imparano dalla storia e soprattutto dalla sconfitta; e ve ne sono altri che, troppo abituati a vincere, non imparano mai niente, perch\u00e9 si credono eletti da Dio a svolgere una missione universale, nella quale &#8211; guarda caso, come insegnano i vari Jeremy Bentham e John Stuart Mill &#8211; l&#8217;utile e il bene coincidono sempre.<\/p>\n<p>In quale altra pare d&#8217;Europa, se non nella britannica Belfast, si pu\u00f2 immaginare uno scandalo come quello rappresentato dalle celebrazioni annuali degli orangisti per la vittoria di Boyne di pi\u00f9 di tre secoli fa (1690), con i protestanti che marciano con le fanfare e gli stendardi attraverso i quartieri cattolici, ben decisi a rigirare eternamente il coltello nella ferita dell&#8217;altra met\u00e0 della popolazione dell&#8217;Ulster?<\/p>\n<p>Nemmeno nelle plaghe pi\u00f9 arretrate dei Balcani, sottoposte per secoli alla spietata dominazione ottomana; nemmeno in quella Bosnia che, in anni recenti, ha vissuto gli orrori di un tipo di guerra che l&#8217;Europa credeva ormai finita da secoli e definitivamente dimenticata.<\/p>\n<p>Una celebrazione come quella del 1\u00b0 luglio a Belfast \u00e8 una barbarie che non si riuscirebbe neppure ad immaginare in Paesi come l&#8217;Italia, la Francia, la Germania o la Spagna; un modo cos\u00ec arrogante di rinfocolare gli od\u00ee lo si pu\u00f2 immaginare a malapena presso qualche societ\u00e0 criminale organizzata, assuefatta alla provocazione, alla violenza sistematica, al disprezzo totale dell&#8217;altro, alla pi\u00f9 becera insensibilit\u00e0 nei confronti del dolore altrui.<\/p>\n<p>Quando accadr\u00e0 che anche gli studenti britannici incominceranno a studiare la storia del proprio Paese cos\u00ec come si fa nel resto d&#8217;Europa: con un minimo sforzo di imparzialit\u00e0 e di riconoscimento delle ragioni degli altri?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTre giorni durarono le stragi di Delhi, stragi orrende che strapparono grida d&#8217;indignazione non solo fra le nazioni europee, ma anche nella stessa Inghilterra. 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