{"id":25945,"date":"2015-12-12T09:17:00","date_gmt":"2015-12-12T09:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/12\/incultura-e-parodia-della-liberta-i-due-difetti-che-ci-portano-alla-deriva\/"},"modified":"2015-12-12T09:17:00","modified_gmt":"2015-12-12T09:17:00","slug":"incultura-e-parodia-della-liberta-i-due-difetti-che-ci-portano-alla-deriva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/12\/incultura-e-parodia-della-liberta-i-due-difetti-che-ci-portano-alla-deriva\/","title":{"rendered":"Incultura e parodia della libert\u00e0: i due difetti che ci portano alla deriva"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 importante saper guardare in se stessi, per riconoscere i propri limiti e i propri difetti e per cercar di agire su di essi, modificandoli e attenuandoli; e se lo \u00e8 per il singolo individuo, lo \u00e8 non meno per i popoli e le societ\u00e0, le quali solo interrogandosi e guardandosi allo specchio, senza veli ipocriti e senza colpevoli indulgenze, possono trovare la forza di sollevarsi dalle loro angustie e difficolt\u00e0 e tendere a un pi\u00f9 sereno domani. Quali sono, dunque, i pi\u00f9 gravi difetti del carattere nazionale italiano, in questo preciso momento storico, che dobbiamo assolutamente imparare a riconoscere, se vogliamo sperare di uscire da una crisi sempre pi\u00f9 grave, la quale, nelle sue origini, non \u00e8 solo di natura economica e finanziaria, ma, prima ancora, spirituale e morale? Strano paradosso: nel Paese che ha dato tanta cultura al mondo, il primo di essi \u00e8 proprio l&#8217;incultura, la mezza cultura &#8211; e non, si badi, il che sarebbe ancora preferibile, la schietta e franca ignoranza; il secondo, frutto specialmente delle vicende attraverso cui sono nati dapprima lo Stato italiano, monarchico e liberale, indi la Repubblica italiana, repubblicana e democratica, \u00e8 la falsa presunzione della libert\u00e0, ossia la presunzione d&#8217;essere un popolo pienamente libero, senza per\u00f2 aver dovuto lottare con le proprie forze per conquistare la libert\u00e0, ma ricevendola graziosamente da fortunate circostanze diplomatiche, nel 1861, e da drammatiche, sanguinose circostanze politico-militari, sia interne che internazionali, nel 1945.<\/p>\n<p>E qui ci \u00e8 accaduto di &quot;scoprire&quot; una straordinaria intuizione nell&#8217;opera di uno scrittore svizzero di lingua italiana, assai trascurato, se non proprio obliato, dalla nostra cultura, tanto \u00e8 vero che \u00e8 praticamente scomparso dalle antologie scolastiche, dove pure, fino a qualche decennio fa, teneva un posto non disprezzabile: Francesco Chiesa, nato a Sagno, nel Canton Ticino, il 5 luglio 1871, morto a Lugano, vecchissimo e ultracentenario, il 10 giugno 1973. Di lui avevamo gi\u00e0 avuto occasione di occuparci, per ricordarne sia la figura, che l&#8217;opera letteraria un po&#8217; dimenticata, e per invitare alla lettura quanti non l&#8217;avessero incontrato nel loro itinerario culturale (cfr. l&#8217;articolo \u00abUna pagina al giorno: L&#8217;arrivo dello zio d&#8217;America, di Francesco Chiesa\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 14\/04\/2009). Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra pagina di Francesco Chiesa, che, venutaci fra le mani, ci \u00e8 apparsa straordinariamente attuale ed acuta, per la comprensione del nostro carattere nazionale, bench\u00e9 egli si riferisse specificamente ai suoi concittadini ticinesi e non alla totalit\u00e0 del popolo italiano; e che vogliamo presentare quale spunto di riflessione per la realt\u00e0 presente di noi tutti che parliamo la \u00ablingua del s\u00ec\u00bb e ci confrontiamo con la sfida di un mondo in via di globalizzazione, nel quale rischiamo di fare la fine del classico vaso di coccio in mezzo ad una batteria di vasi di ferro.<\/p>\n<p>Francesco Chiesa \u00e8 stato, a un certo punto, nei primi anni del XX secolo, in corrispondenza con Giuseppe Prezzolini, uno scrittore particolarmente sensibile al tema dei connazionali viventi fuori dei confini del Regno d&#8217;Italia e della difesa della loro cultura e tradizione; corrispondenza che si \u00e8 concretizzata specialmente intorno alle attivit\u00e0 della rivista \u00abL&#8217;Adula\u00bb, fondata e diretta da Teresina Bontempi il 4 luglio del 1912, e uscita in edicola fino al 3 agosto 1935, quando le autorit\u00e0 elvetiche la soppressero con l&#8217;accusa di irredentismo, condannando anche la sua direttrice a scontare alcuni mesi nel carcere di Lugano (e sarebbe interessante sapere quanti intellettuali italiani di oggi, specialmente fra quelli che si autodefiniscono progressisti e libertari, conoscono questa oscura vicenda e sanno come la tollerante e pacifica Svizzera ha trattato una sua illustre figlia di lingua italiana, per il &quot;delitto&quot; di aver voluto aiutare i suoi connazionali a mantenere vivo il patrimonio della propria lingua, cultura e identit\u00e0).<\/p>\n<p>Il 15 agosto del 1912, sul periodico fiorentino \u00abLa Voce\u00bb, il Chiesa rispondeva a un articolo di Prezzolini, auspicante la creazione d&#8217;una universit\u00e0 italiana nel Canton Ticino, ringraziandolo per la buona intenzione, ma illustrandogli la irrealizzabilit\u00e0 del progetto; e proseguiva facendo una severa disamina del carattere dei Ticinesi suoi compatrioti, non per avvilirlo, ma per individuare le strade d&#8217;una possibile rinascita spirituale e culturale (da: A. Chiesa, \u00abPer il Canton Ticino e l&#8217;Universit\u00e0 italiana\u00bb; in: Giovani Bonalumi, \u00abLa giovane &quot;Adula&quot; (1912-20)\u00bb, Chiasso, Elvetica Edizioni, 1970, pp. 143-45):<\/p>\n<p><em>\u00abIl Ticino \u00e8 non ignorante, ma incolto, che \u00e8 quasi peggio. L&#8217;ignoranza \u00e8 un terreno vergine, spesso ricco e profondo, in cui le pi\u00f9 delicate sementi possono talora trovare disposizioni pronte e favorevoli. L&#8217;incoltura \u00e8 la solida, impenetrabile sterilit\u00e0 del terreno pago di nutrire qualche fil d&#8217;erba. Poco o nulla si legge, in Ticino, dai soliti giornali in fuori. La Biblioteca Cantonale di Lugano, bench\u00e9 abbastanza provvista anche di libri moderni, e ricchissima di opere relative alle belle arti, \u00e8 frequentata solo da scolari e da stranieri, e quasi ignota alla popolazione luganese. Nessuna biblioteca circolante, nessun circolo di lettura. Alle rare conferenze, poco concorso di gente ticinese: ci vanno piuttosto le tedeschine discese a imparare l&#8217;italiano. Alcuni si provarono di tenere pubbliche lezioni di scienza o di arte, e dovettero smettere scoraggiati. Le riviste di coltura che si pubblicano nel Cantone: &quot;Coenobium&quot;, il &quot;Bollettino storico&quot;, il &quot;Bollettino della Societ\u00e0 di Scienze naturali&quot; hanno un numero scarsissimo d&#8217;abbonati ticinesi. La prosa delle leggi, dei discorsi, dei giornali, degli affari \u00e8 per lo pi\u00f9 misera, gonfia e rozza. Gli argomenti che pi\u00f9 sembrano persuasivi in Gran Consiglio e nella stampa sono spesso tali che anche uno scolaretto ne vedrebbe l&#8217;inconsistenza e la stortura. Un solo ticinese, che io sappia, studia presentemente belle lettere. Due o tre soli si laurearono in lettere e filosofia nell&#8217;ultimo decennio. Preti e avvocati, questi potenti manipolatori dell&#8217;opinione pubblica, forniscono gli esempi pi\u00f9 abbondanti e tipici dell&#8217;ignoranza nostrana&#8230; S\u00ec, l&#8217;istituzione di una scuola universitaria potr\u00e0, lentamente ma sicuramente, creare nel Ticino le disposizioni che ora mancano a ricevere i germi dell&#8217;alta coltura. E anche un&#8217;0utilit\u00e0 immediata ne potr\u00e0 derivare: fornendo ai nostri studenti di legge la possibilit\u00e0 di seguire in lingua italiana e secondo lo spirito italiano quegli studi che l&#8217;unificazione del diritto svizzero non permette pi\u00f9 di compiere nelle universit\u00e0 del Regno.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il Ticino \u00e8 travagliato anche da una malattia morale, alla cui guarigione non baster\u00e0 forse la fondazione di un istituto d&#8217;alti studi. \u00c8 la malattia che tentai, alquanto grossolanamente, di determinare dieci ani fa nelle mie &quot;Lettere iperboliche&quot;: ma pi\u00f9 complessa, pi\u00f9 profonda che allora non mi paresse. Il Ticinese vive illuso di essere l&#8217;uomo libero per eccellenza: in realt\u00e0, egli \u00e8 il liberto, o il figlio del liberto: il libertino. Con questa aggravante: che non s&#8217;\u00e8 affrancato di propria iniziativa, ma la liberazione gli venne accidentalmente, per opera di forze estranee. Nel 1898, festeggiandosi il centenario dell&#8217;indipendenza, il Dr. Agostino Soldati, giudice federale, disse una grande e coraggiosa verit\u00e0: &#8211; Non i Ticinesi conquistano la libert\u00e0, ma la libert\u00e0 conquist\u00f2 i Ticinesi. &#8211; Li conquist\u00f2, non li penetr\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>S\u00ec, noi Ticinesi abbiamo tutti i difetti e tutti i vizi della gente libera da poco tempo e non per virt\u00f9 nostra. La libert\u00e0 improvvisa e gratuita ci ha ubriacati; e la mala ebbrezza si \u00e8 risolta nella folle persuasione d&#8217;essere un gran popolo, si \u00e8 sfogata in vane fragorose chiacchiere. I profughi italiani di quindici anni fa (tra gli altri il mio caro amico Rensi) hanno contribuito in buona fede ad infocare il nostro miserabile delirio di grandezza. Ci siamo creduti all&#8217;avanguardia delle nazioni civili perch\u00e9 eleggiamo popolarmente i giudici ed il governo, perch\u00e9 possediamo quel bell&#8217;arnese di progresso che \u00e8 il &quot;referendum&quot;, perch\u00e9 improvvisiamo in Gran Consiglio, nelle feste di tiro e sui giornali retoriche sentenze intorno ai pi\u00f9 delicati argomenti di politica, di economia, di filosofia, di religione. Ci siam creduti arcimoderni arrivando al materialismo ed al positivismo quando quelle due dottrine erano gi\u00e0 state sorpassate altrove da parecchi anni. Ci siamo creduti gente dell&#8217;avvenire perch\u00e9 qualche nostro soldato ostentava indisciplina; senza riflettere ch&#8217;era ribellione d&#8217;individui non pervenuti ancora al concetto della vita militare, non gi\u00e0 che l&#8217;avessero superato. Ci sentiamo trascinati ad esagerar tutto, a trasferire nelle fallaci regioni della lirica, della tragedia, della magniloquenza anche quegli argomenti che dovrebbero essere ragionati con semplici e ferme parole: qualche esempio del nostro esagerato iperbolismo. Ella po&#8217; discernere perfino nel discorso di chi, con molto coraggio e purezza d&#8217;intendimenti, ora scrive in difesa della nostra italianit\u00e0&#8230; Poi, di tempo in tempo, negli intervalli del nostro esaltamento, ricompaiono inavvertiti i gesti e gl&#8217;istinti dell&#8217;antica condizione servile: si scimmiottano le opere e i detti altrui, si scrivono in onore de&#8217; Cantoni Sovrani articoli come quelli che apparvero su quasi tutti i giornali ticinesi in occasione dello sfratto di Olivetti.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Quante amare verit\u00e0 si possono ricavare, da questa pagina di prosa, non sui Ticinesi soltanto, ma sugli Italiani tutti; e quanta attualit\u00e0 in questa analisi, quale acume impietoso ha guidato la penna di Francesco Chiesa: dettato, lo si sente ad ogni riga, non da livore o dal miserabile piacere di avvoltolarsi nella degradazione del proprio popolo &#8211; come oggi \u00e8 cos\u00ec di moda, non solo fra i cosiddetti intellettuali, ma anche fra gli attori, i comici, i professori, i giornalisti, i cabarettisti, i registi, i parolai, i premi Nobel alla Dario Fo e i cialtroni d&#8217;ogni colore e d&#8217;ogni tendenza -, ma dalla volont\u00e0 misericordiosa di dare una scossa salutare e dal desiderio struggente di poter vedere questo manzoniano \u00abvolgo disperso, che nome non ha\u00bb, tornare finalmente, o meglio, incominciare finalmente, ad essere davvero un popolo, una nazione, un destino, e non pi\u00f9 una anarchica e demagogica somma di egoismi individuali e d&#8217;interessi corporativi.<\/p>\n<p>Punto primo: gli Italiani si credono liberi, anzi, si credono il popolo libero per eccellenza, per\u00f2 manca loro la premessa indispensabile di ogni vera libert\u00e0: l&#8217;essersela conquistata da soli, nel pieno rispetto di se stessi e senza fare omaggio ad alcun potere estraneo, sia esso politico, finanziario, militare o culturale. Di quale libert\u00e0 stiamo a parlare, se non ce la siamo conquistata, ma ci \u00e8 stata data, per non dire imposta, dalle baionette dei vincitori, fra le rovine insanguinate della patria e sulle ceneri fumanti di una atroce guerra civile (a lungo rimossa e negata), anche se, fin dall&#8217;inizio, ci siamo prestati all&#8217;ignobile commedia di aver fatto tutto da soli, o, tutt&#8217;al pi\u00f9, con il modesto contributo di quegli eserciti e di quelle potenze straniere, i quali non certo alla nostra liberazione miravano, ma al nostro completo asservimento, sotto le menzognere apparenze della democrazia e del libero mercato?<\/p>\n<p>Punto secondo: siamo un popolo incolto, nel senso di fornito di una cattiva cultura e non di un&#8217;assenza totale di cultura. Come potremmo essere del tutto ignoranti, vivendo nella patria di Dante, di Leonardo, di Michelangelo? Pure, questa nostra mezza cultura \u00e8 pi\u00f9 deleteria della completa ignoranza: perch\u00e9 ci rende presuntuosi, ma senza fondamento, e c&#8217;impedisce di comprendere quanto bisogno abbiamo di rifondare una vera cultura, che oggi manca. I nostri studenti di liceo non sanno pi\u00f9 tradurre una versioncina di Cesare o un sonetto di Shakespeare; se conoscono la successione delle ere geologiche, o i nomi dei pianeti del Sistema Solare, si grida quasi al miracolo; le loro tesi di laurea sembrano, sovente, delle tesine di scuola superiore. Abbiamo conservato l&#8217;eccellenza nell&#8217;artigianato e in alcune professioni; ma, quanto all&#8217;industria, al commercio, alla finanza, alla politica, i nostri <em>leader<\/em> sono ormai dei pesi piuma, a corto tanto di preparazione, quanto, e soprattutto, d&#8217;idee, i quali, nell&#8217;arena della competizione globale, vanno al tappeto per k.o. al primo <em>round<\/em> contro quasi qualunque avversario (come, del resto, i nostri campioni di calcio strapagati e i loro mediocri commissari tecnici). Vedi Schettino e naufragio della \u00abCosta Concordia\u00bb, con mare calmo e visibilit\u00e0 perfetta.<\/p>\n<p>Punto terzo: siamo cronicamente in ritardo su tutto, ma ci crediamo all&#8217;avanguardia. Scimmiottiamo con sussiego quel che era di moda venti o trent&#8217;anni fa nelle capitali dell&#8217;Impero mondialista: la City e Wall Street; e intanto non conosciamo passabilmente neppure noi stessi. Non stiamo esagerando: quanti italiani, che sfoggiano velleit\u00e0 culturali, sono stati in devoto pellegrinaggio a Londra, Parigi, Berlino, New York, ma non hanno mai visto Roma, Milano, Venezia, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Firenze? Non liberi, ma liberti; anzi, figli di liberti: libertini. Tale \u00e8 l&#8217;analisi: dura, impietosa, ma necessaria. E ora, che vogliamo fare? Seguitare a piangerci addosso? Far finta di nulla e simulare una libert\u00e0, una cultura, una maestria, che non abbiamo affatto? O raddrizzare la schiena e rimboccarci le maniche, ammettendo gli sbagli e facendo un atto di umilt\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 importante saper guardare in se stessi, per riconoscere i propri limiti e i propri difetti e per cercar di agire su di essi, modificandoli e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[178],"class_list":["post-25945","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25945","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25945"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25945\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25945"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25945"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25945"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}