{"id":25940,"date":"2010-09-17T04:39:00","date_gmt":"2010-09-17T04:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/17\/perche-la-vita-ci-fa-incontrare-se-poi-ci-dividera-per-sempre\/"},"modified":"2010-09-17T04:39:00","modified_gmt":"2010-09-17T04:39:00","slug":"perche-la-vita-ci-fa-incontrare-se-poi-ci-dividera-per-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/17\/perche-la-vita-ci-fa-incontrare-se-poi-ci-dividera-per-sempre\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la vita ci fa incontrare se poi ci divider\u00e0 per sempre?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abPerch\u00e9 incontrarsi quando poi il destino ci obbliga a perderci?\u00bb, si domanda il protagonista di un racconto di Emilio Del Bel Belluz, \u00abIl legionario dannunziano\u00bb; interrogativo notevole, cui si potrebbe ricondurre la vicenda umana universale, e non solo quella di pochi individui coinvolti da circostanze speciali.<\/p>\n<p>Anche lo scrittore ungherese Ferenc K\u00f6rmendi ne aveva fatto oggetto di un romanzo assai fortunato negli anni Trenta, anche se di non eccelso valore letterario (e dal quale, in Italia, nel 1983 \u00e8 stata ricavata una miniserie televisiva per la regia di Mario Foglietti), significativamente intitolato \u00abIncontrarsi e dirsi addio\u00bb.<\/p>\n<p>Tutti, prima o poi, dobbiamo lasciare le persone che abbiamo incontrato lungo le strade della vita: le persone che amiamo, le persone alle quali ci sentiamo legati da profondi vincoli di affetto; tutti, quando arriva la fine della nostra esistenza terrena.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, anche senza spingere la riflessione su questo versante, cos\u00ec universale e cos\u00ec malinconico, resta il fatto che tutti, o quasi tutti, hanno fatto la singolare esperienza di incontrare delle persone con le quali si \u00e8 stabilita un&#8217;intesa immediata e profonda; di incontrarle quando non se lo aspettavano, quando non lo credevano possibile, s\u00ec da vivere tali incontri come una rivelazione, se non come un vero e proprio segno de destino; e di trovarsene poi separati da circostanze esterne pi\u00f9 o meno brusche, pi\u00f9 o meno imponderabili, ricavandone un senso di vuoto esistenziale, tanto pi\u00f9 incolmabile, quanto pi\u00f9 profonda era stata la sensazione di intimit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi sono persone che hanno fatto simili incontri nella loro prima giovinezza o addirittura nell&#8217;adolescenza, se non nell&#8217;infanzia; e ne sono rimaste cos\u00ec toccate, che tutta la loro vita si \u00e8 poi svolta nella nostalgia e nel rammarico di quel sogno sfumato, di quella rivelazione delusa, di quella promessa di felicit\u00e0 tradita.<\/p>\n<p>A volte tali persone si sono lasciate andare ad una cupa malinconia, che ha condizionato tutta l&#8217;evoluzione della loro vita interiore, cos\u00ec come quella di relazione; altre volte hanno nascosto a tutti la loro ferita, comprimendola per evitare che sanguinasse troppo copiosamente, e si sono sforzate di mostrarsi intraprendenti e dinamiche, niente affatto inclini alle fantasticherie, forse per nascondere dietro una corazza protettiva la coscienza della propria vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Persone deluse, che si sono sentite oggetto di una beffa crudele da parte del destino: perch\u00e9 aver fatto un incontro cos\u00ec eccezionale, se poi la vita si \u00e8 rimangiata ogni promessa e le ha lasciate ancor pi\u00f9 nude e sole di prima, dopo averle illuse? Non sarebbe stato preferibile non sfiorare nemmeno quella meravigliosa sensazione di sentirsi in comunione profonda con un altro essere umano, per non dover poi sentire, pi\u00f9 duramente di prima, il peso del disinganno?<\/p>\n<p>Ora, se realmente il destino si divertisse a giocarci scherzi del genere, questo sarebbe un grave atto di accusa contro la vita stessa, un atto di accusa di tutto rispetto, tale da mettere in imbarazzo i pi\u00f9 insigni filosofi e teologi: perch\u00e9 &#8211; parliamoci chiaro- le soddisfazioni professionali, sportive, artistiche, sono una gran bella cosa per chi le sperimenta, e cos\u00ec pure le gioie tranquille della famiglia e dell&#8217;amicizia; ma nessuna di esse pu\u00f2 reggere il confronto con i sentimenti esaltanti, inesprimibili, che afferrano l&#8217;anima, quando essa riconosce al volo un&#8217;altra anima a lei affine e si inebria al senso di luminosa pienezza che scaturisce da un tale incontro.<\/p>\n<p>Vale la pena, quindi, di valutare con calma la questione, per vedere se davvero noi siamo i balocchi di un destino capriccioso e crudele, che si diverte a giocare con noi senza uno scopo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, se si considera bene la cosa, non si tarda ad accorgersi che sono diverse le motivazioni e le componenti che entrano a far parte della sindrome &#8211; ch\u00e9 di una vera e propria sindrome si tratta &#8211; dell&#8217;incontrarsi per poi doversi dire addio.<\/p>\n<p>Innanzitutto, anche se \u00e8 vero che essa colpisce di preferenza le persone dotate di un&#8217;indole sensibile, la tendenza al romanticismo non vi svolge poi quel ruolo centrale che, forse, ci si aspetterebbe.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 importante, a nostro avviso, \u00e8 un elemento molto meno &quot;romantico&quot;, anche se altrettanto legittimo e anzi, nella sua umile quotidianit\u00e0, forse anche pi\u00f9 nobile e rispettabile: l&#8217;orrore istintivo della mediocrit\u00e0, dello squallore, di una vita noiosamente prosaica. E questo orrore, questa esigenza di evasione si sono fatti, crediamo, pi\u00f9 acuti e pressanti da quando i ritmi e lo stile della societ\u00e0 di massa hanno appiattito ogni spazio di individualit\u00e0 ed hanno reso anonimi, per cos\u00ec dire, gli stessi sentimenti, cos\u00ec come anonima si \u00e8 fatta la cornice in \u00e8 dato loro di esplicarsi.<\/p>\n<p>L&#8217;individuo, compresso e frustrato dai ritmi spersonalizzanti e ossessivi della vita moderna, \u00e8 perennemente esule da se stesso: ha perduto il proprio centro di gravit\u00e0, non sa pi\u00f9 nulla, o quasi nulla, di se stesso, dell&#8217;ascolto della propria anima; non sa neppure riconoscere le proprie esigenze profonde, chiamarle con un nome, esprimerle in atti e parole.<\/p>\n<p>La letteratura contemporanea,da Dostojevskij (il pi\u00f9 grande di tutti), a Thomas Mann, a Kafka, a Svevo, a Pirandello, riflette in pieno questo senso di impotenza e di nevrosi, di alienazione e di rabbia compressa, che intossica la vita individuale e svuota di significato quella sociale; e le cronache dei nostri giorni (solo ieri vi sono state due stragi della follia, una a Bratislava ed una in Arizona) testimoniano quanta ira, quanto desiderio di vendetta, quanta incontenibile distruttivit\u00e0 alberghino ormai nella mente di tanti individui &quot;normali&quot;.<\/p>\n<p>Dunque, il bisogno di trovare nell&#8217;altro una rispondenza profonda e quasi magica, di sentirsene istantaneamente capiti e apprezzati, di essere accolti come ospiti d&#8217;onore del salotto migliore della sua stessa anima, nasce e si sviluppa, a volte in maniera quasi compulsiva, come reazione a tanta solitudine, a tanta frustrazione, a tanta amarezza. \u00c8 come se le persone cercassero inconsciamente un poderoso indennizzo a tutto quanto hanno sofferto in termini di isolamento e disinganno e lo cercassero tutto in una volta, tutto in un unico individuo, sul quale proiettare le loro immense aspettative e ricoprirlo con gli ornamenti pi\u00f9 sontuosi della loro fantasia.<\/p>\n<p>\u00c8 relativamente facile, del resto, aprire il proprio cuore ad uno sconosciuto o ad una sconosciuta, mentre \u00e8 cosa assai faticosa farlo con una persona ben nota e della quale conosciamo, o crediamo di conoscere, tutti i limiti e tutte le manchevolezze. Mentre aprirsi ad uno sconosciuto \u00e8 come contemplare un paesaggio nuovo, visto per la prima volta: non ci si stancherebbe di ammirarlo, perch\u00e9 la sua stessa novit\u00e0 lo riveste, ai nostri occhi, dello splendore e della freschezza di ci\u00f2 che non conosce il grigiore del lento logoramento quotidiano.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 la nostra vita \u00e8 grigia e deludente, tanto pi\u00f9 la nostra anima brama l&#8217;incontro eccezionale, come la cerva assetata &#8211; recita un bellissimo salmo dell&#8217;Antico Testamento &#8211; anela ai rivi delle acque, per dissetarsi. Ma l&#8217;incontro eccezionale, per definizione, promette molto pi\u00f9 di quanto non possa mantenere: un meccanismo psicologico inconscio ci spinge a ritenerlo irripetibile e non prolungabile nel tempo, tende ad allontanarcene, per lasciarci poi in compagnia di una dolce malinconia.<\/p>\n<p>Non vogliamo dire che la dinamica sia sempre questa: che sempre, per prevenire la delusione che forse seguirebbe alla gioia, noi ci allontaniamo da quegli incontri felici, con il segreto desiderio di continuare a vivere di ricordi e di rimpianti. Talvolta sono realmente delle circostanze oggettive a separarcene; ad esempio, dei legami contratti in precedenza, o dei trasferimenti in paesi lontani, o altro ancora.<\/p>\n<p>Tuttavia, siamo sinceri: quante di queste difficolt\u00e0 non sarebbero superabili, se davvero noi volessimo dare un futuro a tali incontri felici? Non sarebbe forse nelle nostre possibilit\u00e0 liberarci dei vecchi legami, trasferirci altrove, affrontare cambiamenti e sacrifici, pur di non spezzare il prezioso legame che si \u00e8 venuto a creare fra noi e un altro essere umano, ben sapendo che difficilmente la vita sar\u00e0 cos\u00ec generosa da ripeterci una simile offerta?<\/p>\n<p>E tuttavia, ammettiamo che, almeno in un certo numero di casi, non sia cos\u00ec: che realmente le circostanze esterne siano pi\u00f9 forti di noi e che siano esse a pronunziare l&#8217;ultima parola. Abbiamo gi\u00e0 osservato che ci\u00f2, in definitiva, \u00e8 vero per tutti gli incontri, destinati a concludersi &#8211; almeno sul piano del finito &#8211; con il silenzio della morte: la nostra o quella dell&#8217;altra persona.<\/p>\n<p>Ebbene: \u00e8 proprio vero che siamo stati vittime di una beffa del destino, che siamo stati crudelmente ingannati dalla vita e defraudati di qualcosa che ci era stato promesso o, quanto meno, che ci era stato fatto intravedere come possibile e realizzabile?<\/p>\n<p>Se vogliamo essere giudici spassionati di noi stessi, dobbiamo ammettere che le cose stanno diversamente.<\/p>\n<p>In primo luogo, ogni esperienza della nostra vita, e dunque ogni incontro felice, \u00e8 qualche cosa che rimane per sempre, se noi lo vogliamo: dipende solo da noi farlo diventare parte di noi stessi, non solo sotto forma di ricordo (che pu\u00f2 essere un&#8217;arma a doppio taglio), ma proprio come elemento costitutivo del nostro essere, vale a dire come qualcosa che ci d\u00e0 gioia, bellezza e fiducia nel mondo e in noi stessi, non oggi soltanto, ma sempre.<\/p>\n<p>In effetti, questa \u00e8 una regola universale e se ci sembra che sia altrimenti, ci\u00f2 dipende dal fatto che noi lasciamo cadere, l&#8217;una dopo l&#8217;altra, le nostre esperienze di vita, senza mai assumerle in profondit\u00e0 e senza trarne occasione per arricchircene in maniera permanente. Come un terreno impermeabile lascia che l&#8217;acqua piovana scorra in superficie, ristagni e infine evapori, cos\u00ec noi, per ignoranza e superficialit\u00e0, lasciamo che le esperienze ci scivolino via senza fermarsi, senza lasciare una eredit\u00e0 durevole: quelle liete, per illuminare il nostro cammino; quelle tristi, per insegnarci ad apprezzare ancor di pi\u00f9 le altre e perch\u00e9 impariamo a lavorare su noi stessi, sviluppando forza d&#8217;animo, pazienza, perseveranza, lealt\u00e0 e trasparenza.<\/p>\n<p>La vita, dunque, non ci defrauda di nulla; siamo noi che non sappiamo usare nel modo giusto le preziose occasioni che essa ci mette a disposizione affinch\u00e9 ci adoperiamo continuamente per la nostra crescita spirituale.<\/p>\n<p>In secondo luogo, quando ci accade di vivere un incontro felice con un altro essere umano, dovremmo essere consapevoli che ci \u00e8 stato fatto un grande dono e che il suo valore non si pu\u00f2 misurare con un criterio di tipo quantitativo, ma solo ed esclusivamente qualitativo. Non \u00e8 importante calcolare quanto esso sia durato, strappando i fogli del calendario: l&#8217;unica cosa che conta \u00e8 l&#8217;impronta che esso ha lasciato in noi.<\/p>\n<p>Se si \u00e8 realmente trattato di un incontro felice, la sua impronta sar\u00e0 indelebile, qualunque cosa accada. Noi non saremo mai pi\u00f9 quelli di prima: terremo sempre la fronte alta mentre camminiamo sulle strade del mondo, per quanto impervie e polverose possano presentarsi davanti ai nostri passi e per quanto grande possa farsi in noi la stanchezza.<\/p>\n<p>Vi sono due tipi di stanchezza: quella che demoralizza, sbigottisce e toglie forza e volont\u00e0, e quella che, pur pesando fisicamente e spiritualmente, viene rielaborata e trasformata nel suo contrario, alimentando in noi la capacit\u00e0 di procedere sempre con passo sicuro.<\/p>\n<p>Per riuscire a realizzare questa sorta di trasformazione alchemica, gli incontri felici che abbiamo fatto nel corso del nostro peregrinare costituiscono un elemento importantissimo ed anzi pressoch\u00e9 indispensabile, proprio come la luce solare \u00e8 l&#8217;elemento indispensabile affinch\u00e9 le piante verdi possano realizzare nelle loro foglie quell&#8217;autentico miracolo della vita che va sotto il nome scientifico di fotosintesi clorofilliana.<\/p>\n<p>Noi siamo le piante verdi, gli incontri felici sono la luce solare ed i momenti della nostra vita sono come le foglie di un albero che accolgono in se stesse la luce e, mediante l&#8217;apporto dell&#8217;acqua e dei sali minerali, trasformano la sostanza inorganica in organica.<\/p>\n<p>Se sappiamo guardare alla vita nel modo giusto e se il nostro sguardo su noi stessi si fa trasparente, allora diventiamo anche in grado di realizzare il miracolo di trasformare in sostanza organica, vivente, tutte le nostre esperienze e di valorizzare al massimo quelle positive, innalzandoci, per cos\u00ec dire, al d sopra di noi stessi.<\/p>\n<p>Quanto alle persone che la morte ha diviso da noi, nemmeno esse se ne sono andate veramente. Sono ancora con noi, sono ancora in noi. Rimarranno con noi finch\u00e9 noi ci saremo. E anche oltre&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>../../../../u00abPerch/u00e9 incontrarsi quando poi il destino ci obbliga a perderci@_2Fu00bb, si domanda il protagonista di un racconto di Emilio Del Bel Belluz, _2Fu00abIl legionario dannu0959010DE1\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-25940","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25940","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25940"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25940\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25940"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25940"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25940"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}