{"id":25935,"date":"2017-08-13T12:51:00","date_gmt":"2017-08-13T12:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/13\/incapace-di-pensare-lessere-luomo-moderno-vaga-da-unillusione-allaltra\/"},"modified":"2017-08-13T12:51:00","modified_gmt":"2017-08-13T12:51:00","slug":"incapace-di-pensare-lessere-luomo-moderno-vaga-da-unillusione-allaltra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/13\/incapace-di-pensare-lessere-luomo-moderno-vaga-da-unillusione-allaltra\/","title":{"rendered":"Incapace di pensare l\u2019essere, l\u2019uomo moderno vaga da un\u2019illusione all\u2019altra"},"content":{"rendered":"<p>Se mai, in futuro, qualcuno si prender\u00e0 la briga di fare l&#8217;inventario dei guadagni e delle perdite nella storia del pensiero occidentale, crediamo che a Kant toccher\u00e0 la palma del pi\u00f9 rovinoso pensatore di tutti i tempi: colui che, non distruggendo, ma mettendo fra parentesi la <em>philosophia perennis<\/em>, ha dichiarato irraggiungibile la cosa in s\u00e9 e affermato che il solo ambito ragionevole di cui occuparsi \u00e8 quello dei fenomeni. A partire da quel momento, la filosofia \u00e8 caduta verticalmente e nessuna speranza di farla volare di nuovo verso le altezze \u00e8 mai stata neppure tentata, visto che, dopo di lui, tutti i pensatori, per una ragione o per l&#8217;altra, hanno accettato il suo presupposto fondamentale (cfr. il nostro vecchio saggio <em>L&#8217;&quot;Io penso kantiano&quot; e l&#8217;autocastrazione del pensiero moderno<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 10\/05\/2007). Tutti, tranne quelli d&#8217;ispirazione cattolica; ma anch&#8217;essi, a ben guardare, hanno pesantemente risentito del nuovo paradigma instaurato dal criticismo kantiano, tanto \u00e8 vero che c&#8217;\u00e8 ben poco in comune fra i pensatori cristiani del XIX e XX secolo e tutti quelli che li hanno preceduti: ben poco in comune in quanto filosofi, beninteso, anche se poi, in quanto credenti, hanno sostenuto analoghe conclusioni. E che altro avrebbero dovuto fare? Per arrivare a tanto, cio\u00e8 a mettere in dubbio il cristianesimo da un punto di vista cristiano, o apparentemente tale, ci voleva ancora del tempo, passando per la teologia liberale di marca protestante; i cattolici ci stiamo arrivando adesso, con la &quot;teologia della strada&quot; dei seguaci di papa Bergoglio (e con Bergoglio stesso).<\/p>\n<p>Naturalmente, si farebbe troppo onore a Kant se gli si attribuisse l&#8217;intero merito &#8211; o demerito, secondo i punti di vista &#8211; di una simile svolta: essa era nell&#8217;aria da tempo, e aspettava solo qualcuno che la rendesse esplicita, cogliendo il momento favorevole e sfruttando le mutate aspettative del pubblico. Ci si sono stati grandi pensatori anche dopo Kant, e nonostante Kant, ma hanno avuto un peso scarsissimo, quasi nullo nella evoluzione complessiva della filosofia moderna. La linea tracciata era ormai quella, e non condividerne il dato essenziale equivaleva, automaticamente, a vedersi squalificati al livello di fossili viventi. Kant, infatti, non merita la qualifica di grande filosofo, se non altro per questa ragione di fondo: che non ha fatto altro che dare ai lettori del suo tempo ci\u00f2 che essi desideravano, non ci\u00f2 che \u00e8 vero. E siccome il pubblico del tardo XVIII secolo non era pi\u00f9 capace di pensare l&#8217;essere, per\u00f2 coltivava &#8212; in omaggio alle nuove idee libertarie ed egualitarie &#8212; l&#8217;idea di essere molto colto e intelligente, non era disposto ad ascoltare un filosofo che proclamasse la verit\u00e0 dell&#8217;essere e mostrasse la via, intellettualmente faticosa, per giungere a comprenderla; preferiva un piccolo filosofo che dichiarasse irraggiungibile, perch\u00e9 troppo ambiziosa, una tale meta, e assicurasse che il vero compito della filosofia \u00e8 pensare il fenomeno, non il noumeno. Il pubblico, infatti, nell&#8217;ambito della filosofia come in quello della letteratura, del teatro, della musica, dell&#8217;arte, cominciava a farsi insistente e petulante: voleva essere ascoltato dagli intellettuali, voleva che questi ultimi rispecchiassero le sue capacit\u00e0 medie. C&#8217;erano molte dame che leggevano i romanzi piccanti di Diderot e quelli lacrimosi di Rousseau, ma anche i trattati di matematica di D&#8217;Alembert e i libri di filosofia di Kant. Non si sottovaluti il potere culturale delle dame dell&#8217;epoca: esse tenevano salotto, erano brillanti, affascinanti: da Madame R\u00e9camier a Madame De Sta\u00ebl, erano loro a dettare le regole del gioco, o, quanto meno, ad imprimere il tono generale del dibattuto culturale. Kant era l&#8217;Umberto Eco del tardo 1700. Intorno alla sua modestissima figura, non solo intellettuale, ma anche umana, sono fioriti aneddoti, parabole, leggende. Si \u00e8 voluto farne persino un maestro spirituale, ci\u00f2 che assolutamente non era; un pap\u00e0 saggio e buono, disposto a distribuire i suoi ponderati consigli a chi si avvicinasse a lui con fiducia (non era ancora arrivato Freud e quindi non era ancora un crimine odioso impersonare la figura paterna). Si \u00e8 voluto adornare la sua banale personalit\u00e0 con tutti gli orpelli atti a nobilitarla, trasformandolo in un campione della libert\u00e0, della dignit\u00e0, della fierezza. Gli si \u00e8 permesso di deridere un pensatore come Emanuel Swedenborg che, come filosofo e come mistico, valeva cento volte pi\u00f9 di lui. Intanto le dame andavano in visibilio, perch\u00e9 si sentivano intelligenti leggendo la <em>Critica della ragion pura<\/em> e pensando d&#8217;averla capita<em>.<\/em> Il femminismo cominciava a produrre i suoi incalcolabili guasti, ad abbassare il livello intellettuale della societ\u00e0 europea, ancor prima di nascere ufficialmente.<\/p>\n<p>La vera filosofia \u00e8, prima di tutto, filosofia dell&#8217;essere. Ogni altro aspetto &#8212; l&#8217;etica, l&#8217;estetica, la politica &#8212; non ne \u00e8 che il riflesso. Aver liquidato la filosofia dell&#8217;essere ha portato con s\u00e9 la liquidazione della filosofia in quanto tale. Tutto quel che \u00e8 venuto dopo Kant &#8212; a parte i pazzeschi vaneggiamento di Hegel &#8212; non \u00e8 stato pi\u00f9 filosofia, ma psicologia; e cattiva psicologia, per giunta. Il male \u00e8 penetrato talmente in profondit\u00e0 che a stento possiamo rendercene conto. Prendiamo, per esempio, la fenomenologia, una delle pi\u00f9 importanti correnti del pensiero della prima met\u00e0 del XX secolo, che ha influenzato, a sua volta, gran parte del pensiero successivo. Husserl \u00e8 partito, in teoria, da una giusta esigenza del pensiero: invece di pensare le idee, tornare a pensare le cose. Benissimo. Ma quali sono le cose che vengono pensate dalla fenomenologia? Non le cose in se stesse, bens\u00ec le cose <em>come ci appaiono<\/em>. \u00c8 la maledizione del criticismo kantiano, ancora una volta. Niente noumeno, quello \u00e8 al di l\u00e0 del nostro pensiero; solo i fenomeni, cio\u00e8 le cose come ci appaiono. Solo che questa, ripetiamo, non \u00e8 pi\u00f9 filosofia, \u00e8 solo psicologia. La sostituzione della psicologia alla filosofia ha portato con s\u00e9 un ulteriore restringimento degli orizzonti: non potendo pi\u00f9 pensare l&#8217;essere, il pensiero si \u00e8 concentrato nel pensare le cose divenienti, cio\u00e8 le apparenze; e siccome l&#8217;istinto del pensiero \u00e8 quello di pensare l&#8217;essere (ci voleva un castratore come Kant per bloccare questo istinto naturale), il pensiero ha incominciato a pensare gli enti finiti secondo la prospettiva assoluta dell&#8217;infinito: cio\u00e8 assolutizzandoli. Era inevitabile. Cacciato dalla porta, il noumeno \u00e8 rientrato dalla finestra; e la metafisica si \u00e8 presa la sua sterile rivincita: sterile, perch\u00e9 del tutto fuori contesto, e quindi impazzita. Assolutizzare le cose significa pensarle secondo la triplice categoria dello storicismo, del naturalismo e del relativismo. Lo storicismo, perch\u00e9 tutto viene ricondotto all&#8217;evoluzione storica, e spiegato secondo il contesto storico; il naturalismo, perch\u00e9 tutto viene naturalizzato, e spiegato in quanto prodotto di istinti, di pulsioni, di movimenti inconsci (ecco ancora la dittatura della psicologia, anzi, della psicanalisi!); il relativismo, perch\u00e9, in un mondo di soli fenomeni, nulla \u00e8 pi\u00f9 vero, certo e definitivo, tutto \u00e8 probabile, relativo, provvisorio. La storia, la natura e la relativit\u00e0 diventano gli idoli della cultura moderna. Tutti i sedicenti filosofi moderni posteriori a Kant, con rarissime eccezioni che confermano la regola (come Kiergkegaard, che, guarda caso, non \u00e8 stato capito mai cos\u00ec poco come quando \u00e8 esplosa la <em>Kierkegaard renaissance<\/em> e, qualche tempo dopo, hanno fatto la comparsa sulla scena del crimine gli &quot;esistenzialisti&quot;, discepoli immaginari e degeneri del filosofo danese) sono stati, in realt\u00e0, psicologi, con la pretesa, per\u00f2, di essere filosofi, cio\u00e8 di pensare il tutto. Ma il tutto \u00e8 l&#8217;essere; e chi lo sa pensare, come diceva Platone, \u00e8 filosofo, e chi non lo sa fare, non lo \u00e8. Non per caso la cultura del Novecento ha salutato come filosofo Sigmund Freud, il quale, attualmente, occupa un capitolo d&#8217;onore nei manuali scolastici di storia della filosofia: un (cattivo) psicologo che ha assolutizzato le sue osservazioni sulle persone mentalmente disturbate, e ne ha fatto un filosofia generale. E come mai nessuno si \u00e8 accorto della mistificazione, a cominciare dai professori di liceo, i quali non vedono l&#8217;ora di arrivare col programma a parlare di Freud, per rintronare la testa dei loro poveri studenti con le prodezze &quot;filosofiche&quot; di questo ciarlatano della filosofia? Semplice: perch\u00e9 il pensiero speculativo occidentale \u00e8 stato castrato da Kant, e, da allora, nessuno si \u00e8 pi\u00f9 sentito all&#8217;altezza di ritentare le ardue vie della metafisica. Cos\u00ec, un poco alla volta, se n&#8217;\u00e8 perso perfino il ricordo, e, col ricordo, la nozione. La filosofia \u00e8 diventata questa cosa qui: le fumisterie di Hegel, le cialtronerie di Freud (e i suoi sinistri rituali di magia nera, chiamati psicanalisi), i malintesi di Husserl, le demagogie e le fanfaronate dei decostruttivisti, i belati e gli squittii del pensiero debole. Che tristezza, mio Dio. Ci voleva e ci vuole tutta la miopia della cultura moderna per non vedere quanto siamo scivolati in basso; e per chiamare progresso questa ritirata su tutti i fronti, questa disfatta rovinosa del pensiero.<\/p>\n<p>Oppure prendiamo l&#8217;evoluzionismo. Cos\u00ec come dopo Kant nessuno ha pi\u00f9 osato pensare l&#8217;essere, nessuno dopo Darwin ha pi\u00f9 osato pensare l&#8217;anima. Eppure l&#8217;anima era stata, per duemilacinquecento anni, il cuore del pensiero occidentale. Perch\u00e9? Perch\u00e9 l&#8217;evoluzionismo ha insegnato ai pensatori occidentali che il passaggio dall&#8217;inorganico all&#8217;organico \u00e8 un processo lento, graduale, &quot;naturale&quot;, ma in fondo semplice come bere un bicchier d&#8217;acqua (anzi, come sorbire una scodella di brodo: di <em>brodo primordiale<\/em>, si capisce). Allora, se dall&#8217;inorganico si passa all&#8217;organico, se dalle cellule chimiche si passa a quelle biologiche, e, un po&#8217; alla volta, si arriva fino all&#8217;uomo, \u00e8 evidente che l&#8217;anima non esiste, non \u00e8 mai esistita, non pu\u00f2 esistere: non era altro che una invenzione dei teologi medioevali, bisognosi d&#8217;un principio unificatore. Ma adesso non c&#8217;era pi\u00f9 bisogno di quel principio: adesso c&#8217;era l&#8217;evoluzione, che spiegava tutto. E la cultura cattolica, Chiesa compresa, terrorizzata all&#8217;idea di ripetere l&#8217;errore fatto con Galilei (ammesso che d&#8217;un errore si sia trattato), si \u00e8 affrettata ad &quot;approvare&quot; la teoria dell&#8217;evoluzione secondo la selezione naturale: cio\u00e8 una teoria, e nient&#8217;altro che una teoria, messa in dubbio da pi\u00f9 parti, ma ormai irresistibilmente lanciata verso le <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>: destinata, cio\u00e8, a diventare l&#8217;impalcatura di base di tutta la cultura moderna. La cultura moderna aveva bisogno dell&#8217;evoluzionismo per dare stabilit\u00e0 al divenire, dato che aveva eliminato l&#8217;essere. Il concetto di evoluzione sostituisce la funzione svolta prima dal concetto di essere; come ci riesca, \u00e8 un altro paio di maniche. Intanto, per\u00f2, prima gl&#8217;intellettuali, indi la <em>persona media<\/em> (questa elusiva e improbabile entit\u00e0 di cui tutti parlano, ma che nessuno ha mai visto in faccia) erano talmente penetrati dall&#8217;evoluzionismo, da non poter pi\u00f9 concepire alcuna idea del reale che fosse in contrasto con essa. E pazienza se si trattava, e continua a trattarsi, d&#8217;una mera teoria: una teoria che fa acqua da tutte le parti, ma il cui cadavere sarebbe troppo ingombrante da trascinare via, per cui tutti quanti fanno finta che sia viva e vegeta e che goda di ottima salute, anzi, che non sia nemmeno pensabile metterla in discussione. Conclusione: dopo Darwin, scompare la distinzione fra spirituale e materiale, fra natura e soprannaturale. Lo spirituale e il soprannaturale evaporano, come aveva auspicato Marx: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di essi, erano solo l&#8217;oppio dei popoli. Ora finalmente l&#8217;umanit\u00e0 potr\u00e0 compiere il grande balzo verso il progresso, porta dell&#8217;immancabile felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Solo che la felicit\u00e0 non \u00e8 arrivata. Strano: erano stati spazzati via tutti gli argini che l&#8217;avevano, sinora, ritardata ed esclusa. Via la metafisica; via la cosa in s\u00e9; via l&#8217;anima; via Dio; via la religione; via la fede; via qualunque forma di assoluto. Via, di conseguenza, la morale assoluta: via il bene; e via, gi\u00e0 che ci siamo, anche il vero, il bello, il giusto. Via tutto, tranne il fenomeno, la storia, la natura (opportunamente depurata del <em>bisogno di assoluto<\/em>, che della natura fa parte), il divenire continuo, l&#8217;evolvere degli enti. E non solo non \u00e8 arrivata la felicit\u00e0: \u00e8 arrivata l&#8217;angoscia, accompagnata dalle sue sorelle inseparabili, la depressione e la disperazione. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi; una volta che ha rinunciato a pensare l&#8217;essere, l&#8217;uomo moderno non ha fatto altro che vagare da un errore all&#8217;altro, e, ovviamente, da una delusione all&#8217;altra. Si \u00e8 trasformato in una creatura desiderante, che, per\u00f2, non sa trovare quel che spegnerebbe la sua sete. Evidentemente, non sa neppure lui quel che desidera: sa solo che desidera, che desidera continuamente, con tutto se stesso, e ci\u00f2 gli basta. Ma \u00e8 chiaro che, per spegnere la sua sete, dovrebbe sapere di che cosa \u00e8 assetato; perch\u00e9, se lo ignora, pu\u00f2 darsi che continui a scambiare per bevanda ci\u00f2 che non lo \u00e8 affatto, e a tuffare la bocca riarsa nelle fetide pozzanghere rese torbide dal fango, invece che negli specchi d&#8217;acqua pura.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che l&#8217;uomo contemporaneo dovrebbe farsi \u00e8 la seguente: <em>Che cosa, in me, ha sete?<\/em> Quale parte del mio essere sta soffrendo la sete? Non la parte materiale, evidentemente. Ma neanche quella mentale, visto che \u00e8 stata medicata dai migliori specialisti. E allora, che altro resta in me, che sia suscettibile di patire la sete? A questo punto, la risposta dovrebbe emergere inevitabile, quasi per forza propria, e sotto forma di una ulteriore domanda: <em>Vuoi vedere che si tratta proprio dell&#8217;anima, la quale, dopotutto, esiste, e la quale, dopotutto, ha sete di assoluto, cio\u00e8 di Dio?<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se mai, in futuro, qualcuno si prender\u00e0 la briga di fare l&#8217;inventario dei guadagni e delle perdite nella storia del pensiero occidentale, crediamo che a Kant<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,173],"class_list":["post-25935","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-immanuel-kant"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25935","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25935"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25935\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25935"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25935"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25935"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}