{"id":25927,"date":"2021-01-30T08:26:00","date_gmt":"2021-01-30T08:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/01\/30\/in-quali-specifici-ambienti-si-diffonde-il-modernismo\/"},"modified":"2021-01-30T08:26:00","modified_gmt":"2021-01-30T08:26:00","slug":"in-quali-specifici-ambienti-si-diffonde-il-modernismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/01\/30\/in-quali-specifici-ambienti-si-diffonde-il-modernismo\/","title":{"rendered":"In quali specifici ambienti si diffonde il modernismo?"},"content":{"rendered":"<p>In quali ambienti specifici si \u00e8 diffuso il modernismo? Vale la pena di riflettere sulla risposta che d\u00e0 a questa domanda lo storico Agostino Giovagnoli, romano, classe 1952, professore ordinario presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, nel saggio <em>Cultura cattolica e crisi modernista<\/em> (in: <em>La Chiesa e la modernit\u00e0<\/em>, a cura di Elio Guerriero, Edizioni San Paolo, 2005, pp. 236-237):<\/p>\n<p><em>Un &quot;milieu&quot; dove il modernismo trov\u00f2 un clima favorevole al suo sviluppo \u00e8 certamente rappresentato da seminari e dalle facolt\u00e0 teologiche. La maggior parte di queste istituzioni era totalmente refrattaria all&#8217;inquietudine spirituale e alla vivacit\u00e0 intellettuale proprie del modernismo. Tuttavia questa chiusura rappresent\u00f2 paradossalmente un terreno di incubazione favorevole ai fermenti modernisti, creando, attraverso la sofferenza di molti, nascoste esigenze di un altro clima intellettuale e spirituale. La sofferta vicenda di Salvatore Minocchi e il suo difficile itinerario, attentamente tracciati da Agnoletto, sono certamente espressivi di inquietudini tanto diffuse quanto nascoste. Ma, all&#8217;opposto, anche le aperture spirituali e culturali che si respiravano in seminari o universit\u00e0 ecclesiastiche contrassegnati da un clima di pi\u00f9 elevata intensit\u00e0, costituirono elementi favorevoli all&#8217;incubazione del modernismo. \u00c8 il caso del Collegio Capranica di Roma o del seminario Apollinare e persino dell&#8217;Universit\u00e0 Gregoriana, dove pure dominava il neotomismo insegnato dal Billot: si pu\u00f2 dire che le migliori istituzioni ecclesiastiche per la formazione dei sacerdoti presenti a Roma favorirono, certo inavvertitamente, la nascita e lo sviluppo del modernismo. Ci\u00f2 \u00e8 comprensibile ove si consideri che proprio la collocazione romana favoriva in queste istituzioni una circolazione di cultura ecclesiastica di alto livello, un&#8217;atmosfera di ricca e profonda spiritualit\u00e0 e anche un contatto con i principali problemi della Chiesa nel mondo contemporaneo: tutto ci\u00f2 rispondeva alle ansie nascoste di molti spiriti che proprio a Roma perfezionavano la loro formazione al sacerdozio. Le note pagine di Buonaiuti, malgrado una certa trasfigurazione letteraria, restano in questo senso testimonianza eloquente di una ampiezza di orizzonti, forse inaspettata, della Roma ecclesiastica, pur frammista ad angustie e meschinit\u00e0. Non \u00e8 probabilmente senza significato che un futuro papa, formatosi all&#8217;Apollinare, come Angelo Giuseppe Roncalli, sia stato accusato di modernismo &#8212; come il suo predecessore Benedetto XV &#8212; mentre la condanna di questo fenomeno \u00e8 stata formulata da un papa proveniente da quel Veneto in cui i vescovi impedivano ai seminaristi di venire a Roma a studiare, per preservarli dal contagio della cultura.<\/em><\/p>\n<p>Questo, dunque, \u00e8 il modo in cui i cattolici maggioritari, ultraliberali e neomodernisti considerano la genesi del modernismo e ne analizzano i fattori di diffusione. Nessuna meraviglia, visto che il volume fa parte della <em>Storia del cristianesimo, 1878-2005<\/em>, curata dall&#8217;allora patriarca di Venezia, Angelo Scola, dal teologo Bruno Forte e dal professore Andrea Riccardi: come dire, culturalmente parlando, s&#8217;intende, e senza offesa per alcuno, Ges\u00f9 Cristo fra i due ladroni. \u00c8 la solita tecnica dei progressisti: mettere in mezzo uno che non \u00e8 dei loro, e affiancargli almeno due dei loro, in modo da salvare le apparenze del pluralismo e intanto pigliarsi tutto nella sostanza. Ci sarebbe comunque da restare pi\u00f9 che sconcertati, se non si tenesse conto di ci\u00f2; o meglio ci sarebbe da restare sconcertati se non si conoscesse nulla, o molto poco, della vera dottrina cattolica, cos\u00ec come della vera storia della Chiesa. Perch\u00e9 questo signori, come ogni vincitore che si rispetti, hanno alterato tutto, anche la nozione del vero e anche il passato, col risultato che un cattolico sprovveduto legge una pagina come questa credendo di ricevere una corretta versione &#8212; dopotutto, si tratta di una pubblicazione paolina e perci\u00f2 garantita, in qualche modo, dalla Chiesa stessa &#8212; e invece non riceve altro che una versione di comodo, del tutto addomesticata.<\/p>\n<p>La prima cosa che si nota, o che si dovrebbe notare, \u00e8 che qui si parla del modernismo non come di un&#8217;eresia, ci\u00f2 che \u00e8 stato a tutti gli effetti sia tecnicamente sia sostanzialmente, ma di un movimento sorto in seno al cattolicesimo, forse un po&#8217; imprudente, forse un po&#8217; impaziente, per certi aspetti, ma sostenuto da elementi del clero che erano press&#8217;a poco quanto di meglio offrisse allora la Chiesa sotto il profilo intellettuale e spirituale. \u00c8 questa la prima falsificazione, per cos\u00ec dire implicita: l&#8217;autore non si prende il disturbo di spiegare perch\u00e9, pur essendo un&#8217;eresia, il modernismo meriti un simile trattamento di favore, pieno d&#8217;indulgenza e di simpatia; del resto, non lo potrebbe, se esiste ancora quella cosa che i greci chiamavamo <em>logica<\/em>: semplicemente, lo presenta in termini simpatici e larvatamente elogiativi, e lascia che sia il lettore a trarne le conclusioni Ecco: l&#8217;apostasia della Chiesa del post-concilio nasce da qui, da atteggiamenti come questi. Una minoranza che ha preso la barra di comando d\u00e0 a credere ai fedeli che \u00e8 tutto a posto, che la Chiesa procede sulla rotta di sempre, e non c&#8217;\u00e8 alcun motivo per pensare il contrario; e invece la rotta \u00e8 stata cambiata, diciamo pure che \u00e8 stata invertita, e la nave di San Pietro si dirige con tutte le vele al vento verso chiss\u00e0 quali lidi sconosciuti, ma questo i comuni fedeli non lo sanno, nessuno lo dice o lo lascia sospettare, e guardando il timoniere si ha l&#8217;impressione che sappia benissimo quel che sta facendo, per non parlare del capitano, che si direbbe l&#8217;uomo pi\u00f9 tranquillo e sicuro che vi sia al mondo. Per entrare nello specifico, punto secondo, si dice che <em>la maggior parte di queste istituzioni era totalmente refrattaria all&#8217;inquietudine spirituale e alla vivacit\u00e0 intellettuale proprie del modernismo<\/em>, il che significa fregiare l&#8217;eresia modernista di due attestati di nobilt\u00e0: l&#8217;inquietudine spirituale (che ricorda il celebre <em>caro fratello ateo, nobilmente pensoso<\/em> di David Maria Turoldo) e la vivacit\u00e0 intellettuale; e implicitamente suggerire che niente di simile si trovava nelle torpide menti dei preti cattolici non toccati dai fermenti modernisti. E da quando l&#8217;inquietudine spirituale, in un sacerdote, \u00e8 diventata una virt\u00f9 degna d&#8217;ammirazione? L&#8217;inquietudine pu\u00f2 essere un sentimento positivo per chi \u00e8 alla ricerca di Dio; ma per un sacerdote \u00e8 il segno che la sua fede \u00e8 insicura, tormentata, problematica: e dunque come potr\u00e0 trasmetterla integra ai fedeli, come potr\u00e0 aiutarli a restare uniti a Dio, o a trovarlo, nel caso siano ancora alla ricerca? Essi vedranno e capiranno che lui stesso non \u00e8 convinto di quel che dice a parole, e ne trarranno le debite concisioni. Una delle cose peggiori che ha fatto il signor Bergoglio \u00e8 stata quella di dichiarare apertamente, davanti ai fedeli, che lui stesso \u00e8 pieno di dubbi sulla fede; per non dire della volta in cui ha confessato di essersi rivolto alle cure di una psicanalista ebrea, in una fase della sua vita in cui era spiritualmente in difficolt\u00e0. Un sacerdote, figuriamoci il papa, non dovrebbe mai fare questo genere di confessioni; non dovrebbe dire mai alle pecorelle del suo gregge di essere tormentato da dubbi, e ci\u00f2 non per un atteggiamento di superbia, ma per un senso di responsabilit\u00e0 nei loro confronti: quello di cui hanno bisogno \u00e8 una guida, non uno che non sa esattamente da che parte si debba andare. E quanto alla psicanalisi, ricorrere ad essa \u00e8 lecito, anche a un sacerdote, ma sconsigliabile e poco consono al suo stato; in ogni caso non \u00e8 una di quelle cose che si dovrebbero dire in pubblico, con affettazione di sincerit\u00e0 (del tipo: \u00abVedete? Io vi dico tutto, non vi nascondo niente, dunque sono una persona trasparente, di me potete fidarvi\u00bb), perch\u00e9 vi sono dei casi, e quello del sacerdote \u00e8 uno di essi, nei quali una sincerit\u00e0 di tal genere non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, ma il suo contrario, un sottile veleno che corrode le radici della fede e rischia di produrre un effetto deprimente. La gente pensa: \u00abSe il mio parroco, o il mio vescovo, o addirittura il papa, \u00e8 pieno di dubbi e non sa come trarsi s&#8217;impaccio; se attraversa un periodo nero, e invece di pregare e affidarsi a Dio, all&#8217;intercessione dei Santi e della Madonna, si affida allo psicanalista, allora a che serve la fede? \u00c8 forse un orpello che si indossa quando le cose vanno bene, ma poi, quando si mettono al brutto, sparisce come nebbia al sole?\u00bb. Terzo: il nostro autore afferma che <em>questa chiusura rappresent\u00f2 paradossalmente un terreno di incubazione favorevole ai fermenti modernisti, creando, attraverso la sofferenza di molti, nascoste esigenze di un altro clima intellettuale e spirituale.<\/em> Come dire: s\u00ec, l&#8217;ambiente della Chiesa cattolica era torpido e arretrato; e s\u00ec, la maggior parte del clero era sprofondata nel sonno dell&#8217;inconsapevolezza: ma proprio quel clima di chiusura sollecit\u00f2, per reazione, e spron\u00f2 nella loro ansia di verit\u00e0, quelli che si facevano delle domande, quelli che erano intellettualmente e spiritualmente vivi e che aspiravamo a un altro clima, (e ovviamente a un&#8217;altra Chiesa). I quali, poverini, dovettero attraversare molte sofferenze per giungere alla luce (del modernismo), tuttavia ne era valsa la pena. Straordinario! Nemmeno un pensiero \u00e8 riservato a quelle anime che vennero turbate e fatte soffrire, senza colpa, o che persero la fede a causa di quei preti e quei teologi che stavano entrando nell&#8217;ordine d&#8217;idee modernista. La piet\u00e0 dei vincitori va sempre ai loro simili, mai ai diversi e ai vinti. E c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra ragione per mostrare tanto affetto e compassione per le sofferenze dei poveri modernisti i quali, dissimulando, covavano il veleno dell&#8217;eresia nel grembo della loro madre, la Chiesa, in attesa dell&#8217;occasione buona per schizzarlo fuori, come quell&#8217;Ernesto Buonaiuti che nelle anonime <em>Lettere di un prete modernista<\/em> avrebbe schizzato il suo veleno contro san Pio X: e cio\u00e8 che chi descrive in tali termini la crisi modernista sta celebrando in realt\u00e0 i propri precursori. Infatti la religiosit\u00e0 che si \u00e8 instaurata nella Chiesa dopo il Concilio \u00e8 di tipo non solo modernista, ma ultramodernista, essendosi spinta molto, ma molto al di l\u00e0 delle pi\u00f9 audaci aspirazioni dei primi modernisti. In altre parole, qui \u00e8 la Chiesa del post-concilio, ancora cattolica di nome, ma non pi\u00f9 cattolica nei fatti (e quanta perfidia, quanta ipocrisia nel conservare il nome di cattolici quando non si \u00e8 tali, al solo scopo d&#8217;ingannare i fedeli!) che celebra se stessa e i propri padri nobili.<\/p>\n<p>A questo punto il Giovagnoli si lancia in un&#8217;esaltazione del clima spirituale esistente a Roma, nonostante tutte le chiusure di un clero arretrato, proprio perch\u00e9 essendo nel centro della Chiesa, chi studiava nella Citt\u00e0 Eterna aveva la possibilit\u00e0 di venire a contatto con tutte le questioni che si dibattevamo allora riguardo alla fede, alla pastorale, agli studi biblici. Tanto \u00e8 vero che fa l&#8217;elogio degli scritti di Buonaiuti e del suo <em>Pellegrino di Roma<\/em>, ove si esaltano appunto le inquietudini e la tormentosa ricerca della verit\u00e0 da parte di alcuni giovani seminaristi e sacerdoti. E gi\u00e0 il titolo di quel libro \u00e8 tutto un programma: che vuol dire <em>pellegrino di Roma<\/em>? Un sacerdote che studia a Roma dovrebbe considerarsi un pellegrino alla ricerca di qualcosa che non ha trovato, o non piuttosto un futuro pastore del gregge, ben saldo nel possesso della verit\u00e0 e intellettualmente e moralmente attrezzato per sostenere la fede altrui e dare una risposta persuasiva ai dubbi di quanti vacillano? Subito dopo, ecco il colpo basso: meno male che Angelo Roncalli, il futuro Giovanni XXIII, ha potuto venire dalla sua Bergamo a studiare all&#8217;Istituto Apollinare, mentre nel profondo Veneto di san Pio X <em>i vescovi impedivano ai seminaristi di venire a Roma a studiare, per preservarli dal contagio della cultura.<\/em> Qui ci sono due cose da osservare. La prima \u00e8 che all&#8217;autore quasi cade la maschera dell&#8217;imparzialit\u00e0 storica quando si lascia sfuggire, in questo contesto elogiativo delle inquietudini serpeggianti nei seminari e nelle facolt\u00e0 teologiche romane, che anche Roncalli venne accusato di modernismo. L&#8217;accusa, infatti, tutt&#8217;altro che infondata (fra l&#8217;altro, Roncalli era stretto amico di Buonaiuti), attesta solo una cosa: che il sospetto avanzato da Pio X, che certi seminari fossero divenuti vivai di modernismo, era pienamente giustificato. Fra l&#8217;altro, non appena eletto papa, Giovanni XXIII si diede a preparare quel Concilio che avrebbe posto il neomodernismo al governo della Chiesa: ovvio quindi che chi scrive una pagina come quella sopra citata deve muoversi sul filo del rasoio, da un lato rigettando con sdegno le accuse di modernismo a sacerdoti come il giovane Roncalli, dall&#8217;altro esaltando il nobile travaglio interiore di Minocchi, Buonaiuti e altri: cio\u00e8 dire e non dire, recitare la parte dell&#8217;innocenza ingiustamente sospettata e al tempo stesso rivendicare con una certa fierezza le proprie simpatie per l&#8217;eresia modernista. Ci vuole un vero equilibrista per fare una cosa simile, <em>e per farla senza che la maggioranza dei lettori, e dei cattolici in genere, se ne renda conto<\/em>: eppure diremmo che l&#8217;obiettivo \u00e8 stato pienamente raggiunto. Ed \u00e8 su testi del genere che i cattolici oggi apprendono cosa \u00e8 stato il modernismo e cosa \u00e8 stata la storia della Chiesa nell&#8217;ultimo secolo e mezzo, fino ai nostri giorni. La seconda osservazione \u00e8 che la malignit\u00e0 diventa massima quando si dice che <em>i vescovi (veneti) impedivano ai seminaristi di venire a Roma a studiare, per preservarli dal contagio della cultura<\/em>: perch\u00e9 il timore dei vescovi non era verso la cultura, ma verso la cattiva cultura permeata di modernismo (e peggio: un sacerdote ci ha detto: andare in Vaticano significa rischiare di perdere la fede). Ci\u00f2 che si vuol dare a intendere \u00e8 che la grande citt\u00e0 \u00e8 superiore alla provincia, perch\u00e9 piena di fermenti, mentre in campagna tutto dorme: un&#8217;idea che sarebbe piaciuta agli illuministi. Ma la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra: che le campagne italiane hanno conservato pi\u00f9 a lungo la fede e donato al Paese un clero solido e dei preti santi; mentre i seminari delle grandi citt\u00e0 sfornavano piccoli preti eretici e ribelli, nel clima folle del &#8217;68&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In quali ambienti specifici si \u00e8 diffuso il modernismo? 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