{"id":25922,"date":"2018-04-29T10:00:00","date_gmt":"2018-04-29T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/29\/in-fondo-e-facile-riconoscerli\/"},"modified":"2018-04-29T10:00:00","modified_gmt":"2018-04-29T10:00:00","slug":"in-fondo-e-facile-riconoscerli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/29\/in-fondo-e-facile-riconoscerli\/","title":{"rendered":"In fondo, \u00e8 facile riconoscerli"},"content":{"rendered":"<p>Ci siamo sentiti dire e ripetere talmente spesso che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 complessa, che la societ\u00e0 moderna \u00e8 complessa, che l&#8217;uomo moderno \u00e8 complesso, che la cultura moderna \u00e8 complessa, che le domande che contano sono complesse, che abbiamo finito per restare incantati dal suono di queste parole, ci siamo lasciati letteralmente ipnotizzare e abbiamo perso di vista il fatto che la verit\u00e0, in se stessa, non \u00e8 mai qualcosa di complesso, ma di semplice. Appare complessa quando si \u00e8 confusi; quando lo sguardo non \u00e8 limpido; quando si sopravvalutano i dettagli, le cose secondarie; quando si cerca, magari inconsciamente, l&#8217;alibi della complessit\u00e0 per giustificare la propria debolezza e la propria irresolutezza; quando ci si vuol nascondere dietro di essa, consolandosi all&#8217;idea &#8212; magra consolazione &#8212; che se tutti si nascondo ugualmente, allora la cosa \u00e8 meno disonorevole, non \u00e8 pi\u00f9 una insufficienza personale, ma \u00e8 il mondo, il destino, e noi non possiamo farci nulla, non \u00e8 colpa nostra.<\/p>\n<p>Eppure, se si riflette bene, se si osservano in maniera spassionata tutti questi meccanismi, si finisce per notare una cosa: che qualcuno ci guadagna. Non \u00e8 normale vivere nell&#8217;idea che la realt\u00e0 \u00e8 talmente complessa, che noi non riusciremo mai a venirne a capo; al contrario, in tutte le civilt\u00e0 umane, dalle pi\u00f9 semplici alle pi\u00f9 complesse &#8212; tutte, fino alle soglie della civilt\u00e0 moderna &#8212; gli uomini hanno sempre fermamente creduto che la verit\u00e0 \u00e8 accessibile; che la vita \u00e8 sufficientemente chiara per indicare la strada a chi sia animato da buona volont\u00e0; che la legge naturale ci indica ci\u00f2 che \u00e8 buono e ci\u00f2 che non lo \u00e8, anche se poi \u00e8 necessario un aiuto speciale, che viene dall&#8217;alto, per riuscire a fare il bene e ad evitare il male. In tutte le civilt\u00e0 umane, fino alla civilt\u00e0 cristiana sorta alla fine dell&#8217;antichit\u00e0 e affermatasi nei secoli del Medioevo, anzi, specialmente in questa, gli uomini hanno avuto una brillante stella polare: hanno sempre visto e saputo quale sia la direzione da prendere per vivere una vita degna, per fare in modo da presentarsi senza rimorsi davanti al Creatore; per non smarrirsi nella selva delle cose accidentali, ma per riconoscere e perseguire con chiarezza ci\u00f2 che \u00e8 essenziale. E questa convinzione ha sempre accomunato sia i sapienti, che gli ignoranti; sia i dotti, che gli analfabeti; sia gli intelligenti, che i semplici; sia gli adulti, che i bambini. A livelli diversi, ma tanto gli uni che gli altri si sono sempre sentiti solidali nell&#8217;appartenenza a un universo dotato di senso, a un mondo di cose che rivestono un significato, alcune buono, altre cattivo, e nel quale gli esseri umani possono e devono imparare a orientarsi con una sicurezza tale da poter scansare il male e i pericoli, sia fisici che morali, e da indirizzarsi verso i beni, specialmente verso il bene dell&#8217;anima, che illumina, santifica e abbellisce la condizione umana, innalzandola al di sopra dei suoi limiti fisici, delle sue miserie, delle sofferenze che le sono connaturate e che non vi \u00e8 modo di evitare, ma che si possono trasformare in occasioni di crescita, di maturazione, di perfezionamento spirituale. E se gli uomini hanno sempre avuto la nozione del bene, del vero, e della loro realizzabilit\u00e0, sia pure con i limiti e i difetti che sono propri di ci\u00f2 che \u00e8 umano, questo significa che tale nozione appartiene alla stessa natura umana: non pu\u00f2 essere un prodotto storico, perch\u00e9, in tal caso, la si troverebbe in alcune civilt\u00e0, e in altre no. Ora, per\u00f2, nella civilt\u00e0 moderna, e in essa soltanto, questo quadro di riferimento \u00e8 andato in crisi; la tavola delle certezze si \u00e8 incrinata; e, nel gran mare del dubbio, dell&#8217;insicurezza e dell&#8217;angoscia in cui gli uomini sono sprofondati, si \u00e8 diffusa enormemente la nozione opposta: ossia che il reale \u00e8 talmente complesso, e l&#8217;uomo stesso talmente complesso, che non esiste una spiegazione ragionevole e accessibile del fenomeno &quot;vita&quot;, non ci sono risposte qualificate e definitive, tutto \u00e8 aleatorio e provvisorio, tutto \u00e8 incerto e fluttuante, perfino la propria identit\u00e0 \u00e8 continuamente mutevole, e non resta altro da fare che lasciarsi portare dalla corrente e fare buon viso a cattivo gioco: cio\u00e8 rassegnarsi alla perdita del dominio su se stessi. L&#8217;uomo moderno, il quale, nei momenti di esaltazione, si sente il padrone e il signore del mondo, per statuto culturale si inibisce di aspirare alla verit\u00e0 e si adatta a un&#8217;esistenza nella quale non vi \u00e8 posto per la verit\u00e0 e per le relative certezze, ma dove solamente il dubbio sistematico e radicale &#8211; che \u00e8 altro cosa dalla scepsi, l&#8217;esame critico e ragionato del valore della conoscenza &#8212; gode del diritto di cittadinanza.<\/p>\n<p>Tutto questo suggerisce il ragionevole dubbio che questo stato di cose torni utile a qualcuno e, perci\u00f2, venga artificialmente alimentato. Non \u00e8 possibile che si tratti di una tendenza naturale, perch\u00e9 la tendenza naturale dell&#8217;uomo \u00e8 quella verso la sicurezza, verso la chiarezza, verso la linearit\u00e0, non verso la confusione, il disorientamento e la complessit\u00e0 insolubile. Qualcuno gode di questo smarrimento, qualcuno alimenta questo senso di impotenza, di provvisoriet\u00e0, di paralisi, questo patologico compiacersi della propria ininfluenza di fronte al reale. Per quanto piccolo, l&#8217;uomo \u00e8 qualcosa: non \u00e8 assolutamente normale che egli si senta un nulla, o che, pur dicendo di sentirsi potente e intelligente, di fatto si inibisca anche la cosa pi\u00f9 semplice e necessaria: riconoscere che la propria esistenza, e il mondo in cui si svolge, sono entrambi dotati di senso e che questo senso \u00e8 alla portata delle capacit\u00e0 umane. Se la cultura moderna batte e ribatte sull&#8217;angoscia, sull&#8217;impotenza, sulla nozione di una complessit\u00e0 che per l&#8217;uomo di traduce in una sciarada inestricabile, in un labirinto nel quale fatalmente si perde, ci\u00f2 \u00e8 dovuto in parte al conformismo intellettuale, per cui la maggioranza dice e ripete le cose che ha sentito dire dagli altri, e in parte al fatto che esiste un potere &#8211; un potere finanziario globale &#8212; che ha interesse a far s\u00ec che si diffonda e che regni ovunque la cultura della complessit\u00e0, intesa come smarrimento dell&#8217;uomo di fronte al significato delle cose e come ripiegamento sull&#8217;intelligenza puramente tecnica e strumentale, in modo che l&#8217;uomo si limiti a esercitare le sue facolt\u00e0 razionali sempre e solo sul <em>come<\/em> ma non sul <em>cosa<\/em> e soprattutto non sul <em>perch\u00e9<\/em>. Prendiamo la psico-analisi, tanto per fare un esempio. \u00c8 una tipica costruzione intellettuale che alimenta il senso di dubbio cronico, d&#8217;impotenza e di smarrimento dell&#8217;uomo di fronte a se stesso e al mondo circostante. La dimensione del sub-conscio, cos\u00ec come \u00e8 stata descritta, o meglio ipotizzata, da Freud e dai suoi seguaci, pare fatta apposta per confermare i dubbi tormentosi che egli nutre intorno a se stesso, la sua perdita di un baricentro interiore e anche la sfiducia di poter padroneggiare le proprie tendenze e i propri impulsi (<em>quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, diceva, lamentosamente e vittimisticamente, il buon messer Francesco Petrarca, proprio all&#8217;alba della modernit\u00e0, <em>ohim\u00e8, lasso!<\/em>). Quasi tutta la letteratura e l&#8217;arte moderna, per non parlare del cinema, la musa moderna per antonomasia, vanno nella stessa direzione: Joyce, Kafka, Musil, Proust, Svevo, Pirandello, Mann, Woolf, Montale, Gadda, Pavese, Sartre, Camus, Osborne, Beckett, Hemingway, Tennesse Williams, e l&#8217;elenco potrebbe continuare per pagine e pagine. Il loro denominatore comune \u00e8 l&#8217;idea, ora pi\u00f9 esplicita, ora sottintesa, che la realt\u00e0 \u00e8 talmente complessa, che l&#8217;uomo deve rassegnarsi a vivere in uno stato di totale e necessaria provvisoriet\u00e0, nudo, insicuro, spaventato, solo, a tu per tu coi suoi fantasmi, che niente e nessuno potr\u00e0 mai esorcizzare del tutto &#8212; se non, forse, al prezzo d&#8217;infliggergli una repressione foriera di ulteriori e pi\u00f9 gravi nevrosi, di scompensi ancor pi\u00f9 destabilizzanti.<\/p>\n<p>Tuttavia, noi abbiamo detto una cosa pi\u00f9 precisa, e assai pi\u00f9 grave: abbiamo detto che qualcuno ci guadagna. Che cosa significa: che intendiamo accusare tutti quegli scrittori, quei registi, quei pensatori, quei poeti, di essere sul libro paga dalla <em>\u00e9lite<\/em> finanziaria mondiale, intenta a ridurre l&#8217;uomo moderno a un docile strumento nelle sue mani, da manipolare a piacere, sino a trasformarlo in uno docile schiavo, di null&#8217;altro desideroso che compiacere gli stessi meccanismi che lo portano sempre pi\u00f9 in basso sulla via dell&#8217;auto-annientamento e dell&#8217;auto-colpevolizzazione? No di certo; anche se, ai livelli pi\u00f9 bassi del mondo culturale, senza dubbio vi sono anche siffatti personaggi: vale a dire avidi mercenari, prezzolati per spargere a piene mani, ed imporre come il solo vangelo riconosciuto, la cultura del nichilismo, del relativismo e dello scetticismo radicale, con tanto di denigrazione e delegittimazione sistematica per quanti non sono disposti ad inchinarsi e umiliarsi davanti ad essa. A tale infima categoria appartengono molti giornalisti, molti scrittori o artistoidi di seconda scelta, molti pseudo filosofi dalle vaste ambizioni, e soprattutto i proprietari delle case editrici e dei giornali, disposti a pubblicare qualsiasi cosa prometta di poter essere venduta bene e realizzare, cos\u00ec, dei congrui profitti. Ai livelli superiori troviamo delle intelligenze non disprezzabili, ma talmente sprofondate nella palude dell&#8217;ego che, pur di compiacer se stesse, farebbero qualsiasi cosa: in loro manca l&#8217;essenziale, la passione per la verit\u00e0: ed \u00e8 questa mancanza di seriet\u00e0 morale che le trasforma da anime fiacche e voluttuose, in qualcosa di assai peggiore, veri e propri cattivi maestri, capaci di trascinare le masse dietro a s\u00e9. Pensiamo al ruolo svolto da intellettuali come Sartre: si pu\u00f2 dire, senza esagerare, che hanno rovinato almeno una generazione di giovani: se &quot;rovinare&quot; qualcuno significa trasmettergli un&#8217;idea falsa e morbosa della vita, e dall&#8217;alto (o dal basso) di una esistenza parassitaria, pontificare su tutti e instillare il rancore sociale nei confronti della famiglia, dei genitori, di quelli che, lavorando, producono qualcosa e contribuiscono al bene comune.<\/p>\n<p>Ed ecco individuato un criterio semplice e pressoch\u00e9 infallibile per riconoscere e distinguere i buoni maestri da quelli cattivi, per capire se si \u00e8 di fronte a un intellettuale serio e profondo oppure no, se ci si trova in presenza di un libro, di un film, di un&#8217;opera che meritano la nostra attenzione, ed, eventualmente, la nostra ammirazione, o no. Il criterio \u00e8 questo: sono buoni maestri quelli che, pur non nascondendo le aporie della vita e le difficolt\u00e0 o le sofferenza di cui essa \u00e8 irta, nondimeno la fanno amare, perch\u00e9 trasmettono un sentimento di benevolenza, di stupore, di gratitudine verso di essa; e sono buone le opere che vanno in tale direzione, che producono in noi l&#8217;effetto di farci respirare pi\u00f9 a fondo, di farci capire di pi\u00f9, ma, nello stesso tempo, di rasserenarci, di incoraggiarci, di spronarci a vincere gli ostacoli e ad andare avanti, non per realizzare il nostro piccolo io, sempre bramoso di riconoscimenti e gratificazioni, ma il nostro io superiore, la nostra parte pi\u00f9 nobile e pi\u00f9 vera: quella che ha fame e sete di verit\u00e0, di giustizia, di bont\u00e0 e di bellezza, e che non sa che farsene di discorsi sterili, inconcludenti, tortuosi, il cui unico risultato \u00e8 paralizzare la volont\u00e0 e deprimere il nostro tono votale, farci disamorare di noi stessi e delle cose. Sono cattivi maestri quelli che sanno solo seminare dubbi maligni, che sanno solo rimestare tra le ceneri del fuoco spento, che sanno solo alimentare tristezza, confusione, smarrimento, angoscia, disperazione, rabbia, frustrazione, amarezza, senza mai indicare la strada per uscire da un simile inferno, senza mai mostrare un solo raggio di luce in mezzo a delle tenebre cos\u00ec opprimenti. E sono malvagie le loro opere, le quali frutteranno, forse, dei grossi profitti a costoro, ma saranno profitti mal guadagnati. Un esempio per tutti: il romanziere Alberto Moravia, che ha venduto molte migliaia di libri solamente per spargere una visione della vita volgare, pornografica, sadica, desolata, sterile e malevola. \u00c8 chiaro, d&#8217;altra parte, che questi mediocri personaggi (mediocri intellettualmente, oltre che moralmente) emergono solo perch\u00e9 il potere nichilista ha deciso di servirsi della loro opera per perseguire i suoi scopi, e quindi ne gonfia artificialmente i meriti e ne moltiplica le capacit\u00e0 di risonanza, mentre ignora ed emargina in maniera sistematica altri autori, altri artisti, altri pensatori, i quali hanno il torto di non prestarsi al gioco al massacro della cultura nichilista dominante.<\/p>\n<p>In questi ultimi anni la strategia dei cattivi maestri si \u00e8 arricchita di una nuova classe d&#8217;individui: membri del clero cattolico i quali hanno smarrito la fede ma che, per superbia e per orgoglio, invece di chiedere a Dio la grazia di ritrovarla, con umilt\u00e0 e con pazienza, si sono messi a capovolgere la dottrina, in modo da abbassare ogni cosa al livello della loro incredulit\u00e0, compresa la morale. In pratica, hanno dichiarato guerra al concetto di peccato, non perch\u00e9 si pongano l&#8217;obiettivo di combatterlo, ma perch\u00e9 si sono posti l&#8217;obiettivo di derubricarlo e trasformarlo in qualcosa di lecito, adeguando cos\u00ec la morale cristiana al livello medio della (im)moralit\u00e0 del mondo profano, dove ogni sorta di vizio viene dichiarato legittimo, in quanto espressione di bisogni &quot;naturali&quot; della dimensione umana, che sarebbe folle e crudele negare o pretendere di censurare. Ed \u00e8 facile vedere come l&#8217;umanit\u00e0 moderna avesse disperatamente bisogno di tutt&#8217;altro atteggiamento da parte del clero cattolico: il quale, forte di una tradizione quasi due volte millenaria, poteva e doveva fungere da baluardo di tutto ci\u00f2 che protegge, nobilita e fa amare la vita, mentre cos\u00ec, per la misera ricerca di facili consensi da parte del &quot;mondo&quot;, si \u00e8 trasformato in un ulteriore fattore di sgretolamento morale e disorientamento spirituale, e non solo non avvicina gli uomini a Dio, ma non li aiuta nemmeno a volersi un po&#8217; di bene. Perch\u00e9 l&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 un narcisista patologico, ma ci\u00f2 non significa che si voglia bene: al contrario, il narcisismo \u00e8 una deviazione che indica, sotto la superficie, un profondo disamore e una profonda disistima di s\u00e9. Una sola cosa pu\u00f2 aiutare l&#8217;uomo moderno a risollevarsi dalla palude ove \u00e8 sprofondato: tornare a volersi bene, dicendo <em>Abb\u00e0, Padre!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci siamo sentiti dire e ripetere talmente spesso che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 complessa, che la societ\u00e0 moderna \u00e8 complessa, che l&#8217;uomo moderno \u00e8 complesso, che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[110,202],"class_list":["post-25922","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-civilta","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25922","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25922"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25922\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25922"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25922"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25922"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}