{"id":25906,"date":"2008-10-07T12:06:00","date_gmt":"2008-10-07T12:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/07\/quella-scomoda-verita-che-nessuno-osa-dire-a-proposito-di-immigrazione-e-di-razzismo\/"},"modified":"2008-10-07T12:06:00","modified_gmt":"2008-10-07T12:06:00","slug":"quella-scomoda-verita-che-nessuno-osa-dire-a-proposito-di-immigrazione-e-di-razzismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/07\/quella-scomoda-verita-che-nessuno-osa-dire-a-proposito-di-immigrazione-e-di-razzismo\/","title":{"rendered":"Quella scomoda verit\u00e0 che nessuno osa dire a proposito di immigrazione e di razzismo"},"content":{"rendered":"<p>All&#8217;armi siam razzisti?<\/p>\n<p>Da un po&#8217; di tempo questo sembra essere divenuto il leit-motiv delle tavole rotonde politicamente corrette del Bel Paese, sull&#8217;onda emozionale di alcuni fatti di cronaca che hanno suscitato un vero e proprio rigurgito di cattiva coscienza e di buone intenzioni da parte un po&#8217; di tutti, compreso il Vaticano e passando, tra l&#8217;altro, per l&#8217;onorevole Fini.<\/p>\n<p>Eppure c&#8217;\u00e8 una scomoda verit\u00e0 di cui nessuno parla e che tutti fanno finta di non sapere, che vizia a monte ogni discussione su immigrazione e razzismo e inquina i termini del dibattito, in buona o in cattiva fede che sia.<\/p>\n<p>Fermo restando che i Paesi del Nord della Terra hanno una precisa responsabilit\u00e0 nei confronti delle disastrose condizioni economiche in cui versano i Paesi del Sud, e che una giusta politica mondiale avrebbe dovuto puntare a una pi\u00f9 equa ripartizione dei beni esistenti, resta il fatto che il problema del crescente, ulteriore immiserimento dei Paesi del Sud non si risolve accettando il trasferimento di masse di decine e centinaia di milioni di persone verso quelli del Nord. Ci\u00f2 costituisce la morte di ogni speranza di ripresa nei paesi del Sud, abbandonati dalla loro unica, attuale risorsa: la popolazione giovanile; e crea problemi giganteschi e insolubili nei Paesi del Nord, impossibilitati ad accogliere una immigrazione di proporzioni bibliche.<\/p>\n<p>Anzi, se \u00e8 vero che la chiarezza e la verit\u00e0 devono fondarsi sull&#8217;uso delle parole adeguate, nemmeno di migrazione dobbiamo parlare, ma di autentica <em>invasione<\/em>.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0, da parte dei soliti ambienti politicamente corretti, che questo termine \u00e8 eccessivo; che crea allarmismi ingiustificati; e che, infine, sa di razzismo. Ebbene, lasciamo pure che dicano e guardiamo ai fatti.<\/p>\n<p>Invasione \u00e8 l&#8217;ingresso di uno o pi\u00f9 popoli nel territorio di un altro Stato, senza che questo possa opporsi a tale movimento.<\/p>\n<p>E che altro \u00e8 quella che si sta verificando da una trentina d&#8217;anni, nei Paesi del Nord, se non una invasione metodica e capillare? Davanti alle carrette del mare stracariche di sventurati esseri umani, che rischiano la vita pur di sbarcare sulle nostre spiagge, nessuna efficace resistenza \u00e8 possibile: in nome dell&#8217;umanit\u00e0, costoro non solo non vengono respinti, ma, al contrario, vengono aiutati e sistemati a terra; salvo poi procedere a un&#8217;espulsione del tutto teorica di quanti non hanno il diritto legale di domandare asilo politico. In pratica, rimangono quasi tutti; e quelli che sono accompagnati alla frontiera, ritornano. Ritornano; e, se fermati, ci riprovano: due, tre, dieci volte; finch\u00e9 passano. Ogni volta che vengono fermati, esibiscono documenti falsi o danno nomi diversi, tanto che \u00e8 difficile capire che si tratta, sovente, delle stesse persone.<\/p>\n<p>Ricordiamo il caso di <em>una<\/em> nave carica di clandestini asiatici che, giunta in vista delle coste australiane, venne allontanata con la forza dalla Marina militare di quel Paese. Da noi, le navi, le barche o i gommoni dei clandestini sbarcano si pu\u00f2 dire ogni giorno il loro carico di disperati, magari sotto lo sguardo perplesso dei bagnanti: \u00e8 uno spettacolo ormai familiare.<\/p>\n<p>Questo, per quanto riguarda i clandestini; che, in quanto tali, contribuiscono in larghissima misura all&#8217;aumento vertiginoso della criminalit\u00e0: dal traffico della droga, a quello della prostituzione, fino ai furti in villa e alla violenza privata. Nelle carceri del Nord Italia, il 60% dei detenuti \u00e8 costituito da immigrati extracomunitari; in alcune zone del Veneto la percentuale sale all&#8217;80%. Pagano, ovviamente, i contribuenti, cio\u00e8 noi; senza contare l&#8217;ulteriore allungamento dei tempi della giustizia penale, oberata da migliaia e migliaia di procedimenti in corso.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda gli immigrati regolari, bisogna dire che il loro aumento incontrollato (o controllato sulla base di parametri assurdi) sta letteralmente alterando l&#8217;assetto demografico del nostro Paese. In alcune zone del Nord Italia, gli immigrati costituiscono l&#8217;8 o il 10% della popolazione. E il fatto che percentuali analoghe si registrino in Francia, Germania o Gran Bretagna non ci tranquillizza: anzi, il caso della rivolta nelle periferie francesi abitate dagli immigrati maghrebini ci mette in ulteriore allarme.<\/p>\n<p>Si tratta di persone giunte nel giro di pochissimi anni e provenienti dai Paesi pi\u00f9 diversi, portatrici di culture, usanze e religioni fra loro diversissime. Persone che non sempre sono disposte a rispettare le leggi, le usanze e le tradizioni del Paese che le ospita; che, al contrario, non di rado vorrebbero imporre le proprie; e che, in ogni modo, pi\u00f9 che di assimilarsi, nutrono la segreta speranza di poter assimilare <em>noi<\/em>. Un poco alla volta, con la forza del numero.<\/p>\n<p>I politici che parlano di facile e rapida integrazione, non sanno quello che dicono. I responsabili del mancato attentato terroristico all&#8217;aeroporto di Londra erano tutti immigrati <em>della terza generazione<\/em>, e quasi tutti erano inseriti discretamente nella societ\u00e0 inglese, anche in posti rilevanti dal punto di vista economico-sociale. Forse non avevano visto che una sola volta i Paesi d&#8217;origine dei loro nonni; ma tanto era bastato per rinfocolare in loro l&#8217;odio per l&#8217;Occidente. Non che nutrire sentimenti di gratitudine per il Paese che li ospitava fin dalla nascita, avrebbero voluto vederlo distrutto<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Certo, gli immigrati non sono tutti cos\u00ec; ci mancherebbe. Ve ne sono molti seri, onesti, laboriosi e rispettosi delle leggi.<\/p>\n<p>Per\u00f2, e questo \u00e8 il punto, hanno verificato con mano e compreso il segreto che costituisce la grande debolezza dei Paesi ospitanti: che non esiste alcuna seria volont\u00e0 di porre un freno all&#8217;invasione, e sia pure all&#8217;invasione pacifica. Specialmente gli immigrati di religione islamica e di provenienza nordafricana vengono in Europa, e soprattutto in Italia, con la ferma intenzione di non integrarsi, di non assimilarsi, ma semmai, un poco alla volta, con la forza del numero e dei petrodollari degli sceicchi sauditi e kuwaitiani, di convertire <em>noi<\/em>.<\/p>\n<p>Essi, inoltre, conoscono un secondo segreto, che hanno scoperto vivendo nel nostro Paese: che la nostra cultura dell&#8217;accoglienza ci impedisce di dare torto al povero, a quello che sembra il pi\u00f9 debole, anche se il suo torto \u00e8, invece, palese; che noi abbiamo il terrore di essere considerati, o di considerarci noi stessi, dei razzisti. Perci\u00f2 sanno di poter tirare la corda oltre il limite di ogni ragionevole sopportazione, perch\u00e9 ben difficilmente noi reagiremmo con durezza: la nostra cultura ce lo impedisce.<\/p>\n<p>Le radici della nostra cultura sono, essenzialmente, due: il cristianesimo e il socialismo: l&#8217;una e l&#8217;altra sono basate su principi di solidariet\u00e0, di condivisione e di benevolenza. L&#8217;una e l&#8217;altra ci fanno sentire cattivi ed egoisti se pretendiamo anche dai pi\u00f9 svantaggiati il rispetto delle regole; per cui tendiamo a giustificarli, sempre e comunque, e a dare, piuttosto, torto a noi stessi. Se a ci\u00f2 si aggiunge la debolezza del sentimento nazionale italiano, ne risulta un quadro in cui l&#8217;immigrato sa di potersi permettere comportamenti che i nostri nonni e bisnonni, quando erano loro ad emigrare verso le miniere di carbone del Belgio o verso le <em>fazendas<\/em> del Brasile, mai e poi mai avrebbero osato assumere, consapevoli di essere degli ospiti assunti \u00abin prova\u00bb (e ad eccezione, ovviamente dei malavitosi che, per\u00f2, gettavano il discredito su tutti gli altri).<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 bene dire con la massima chiarezza che pretendere dagli immigrati il rispetto di <em>tutte<\/em> le regole, comprese quelle non scritte, ma che fanno parte integrante della nostra tradizione (ad esempio, la nostra idea della laicit\u00e0 dello Stato, oppure il modo di vestire o di comportarsi delle nostre donne), nonch\u00e9 nutrire il timore che un aumento ulteriore della loro consistenza numerica arrechi una alterazione permanente della fisionomia materiale e spirituale della nostra nazione, con effetti a dir poco problematici, non sono affatto una manifestazioni di razzismo.<\/p>\n<p>Il razzismo \u00e8 un atteggiamento di disprezzo nei confronti degli altri popoli e delle altre culture. Il popolo italiano non \u00e8 mai stato razzista e non crediamolo lo sia diventato adesso (bench\u00e9 singoli individui possano certamente esserlo). Ma qui non si tratta di questo. Qui si tratta di stabilire se tutti i cittadini residenti nel nostro territorio debbano avere gli stessi diritti e gli stessi doveri, oppure no; e se sia giusto, oppure no, preoccuparsi di preservare il valore della nostra identit\u00e0 culturale e spirituale.<\/p>\n<p>Ma sul tappeto c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;altra questione scomoda, della quale non si sente mai parlare pubblicamente, anche se molti di noi &#8211; crediamo &#8211; intuiscono essere la questione veramente centrale di tutto il dibattito pro o contro l&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p>Si tratta di questo: se ogni popolo ha il diritto di preservare la propria identit\u00e0 culturale e spirituale, questo deve valere, evidentemente, anche al di l\u00e0 e al di fuori dei confini politici che stabiliscono la sovranit\u00e0 dei singoli Stati. Di conseguenza, gli immigrati &#8211; in teoria &#8211; sarebbero nel loro pieno diritto nel rifiutare l&#8217;integrazione, se con ci\u00f2 si intende la rinuncia sostanziale alla propria identit\u00e0 e l&#8217;assunzione di una identit\u00e0 diversa.<\/p>\n<p>Ma, allora, bisogna avere anche il coraggio di riconoscere che:<\/p>\n<p>1)  Se tutti i gruppi etnici immigrati in Italia e in Europa adottassero questa filosofia, si creerebbe il caos. Ciascuno, per fare solo un esempio, vorrebbe santificare pienamente le proprie festivit\u00e0 religiose; e le fabbriche, i negozi, le scuole, i trasporti, rimarrebbero paralizzati sette giorni su sette e dodici mesi all&#8217;anno. Oppure nelle scuole, per fare un altro esempio, gli studenti figli di immigrati potrebbero rifiutarsi di parlare e scrivere in italiano, in nome della difesa della propria lingua. E si badi che a questi assurdi ci stiamo gi\u00e0 avvicinando, magari per quel malinteso senso di rispetto dell&#8217;altro di cui parlavamo prima: come quando delle maestre rinunciano a far cantare ai bambini della scuola elementare le canzoni di Natale, o a costruire il presepio, per non \u00aboffendere\u00bb (che parola male adoperata!) i sentimenti religiosi dei loro alunni di altra religione.<\/p>\n<p>2)  Se tutte le comunit\u00e0 nazionali degli immigrati si arroccassero a difesa del loro diritto di conservare le proprie usanze, anche il pi\u00f9 blando tentativo di far rispettare regole comuni potrebbe essere percepito come una forma di violenza xenofoba e dar luogo a reazioni fisiche. Allora, una multa a un furgone per sosta vietata potrebbe scatenare la rabbia di un&#8217;intera comunit\u00e0, con tanto di bandiere al vento (ricordate il caso dei Cinesi di Milano?) e, magari, autorizzare l&#8217;intromissione diplomatica del loro governo. E cose succederebbe se le forze di pubblica sicurezza, in ottemperanza a quanto stabilito dalle leggi, chiedessero a una donna islamica di levarsi il <em>burkha<\/em> per farsi riconoscere, come qualunque altro cittadino?<\/p>\n<p>3)  D&#8217;altra parte, proprio perch\u00e9 \u00e8 giusto che ogni comunit\u00e0 nazionale possa conservare i propri usi e le proprie tradizioni, bisogna avere la coerenza di riconoscere che la migrazione massiccia di enormi masse di persone da un luogo all&#8217;altro della Terra, con i ritmi e le dimensioni che sta assumendo oggi il fenomeno, non pu\u00f2 essere la soluzione dei problemi economico-sociali: n\u00e9 del bisogno di avere un reddito dell&#8217;una parte, n\u00e9 della necessit\u00e0 di importare forza-lavoro dell&#8217;altra. La ricerca di una soluzione, semmai, passa attraverso un profondo ripensamento del modello economico sviluppista; una radicale riforma della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale; una totale cancellazione del debito estero dei Paesi del Sud; una politica di investimenti produttivi e di prestiti a tasso agevolato da parte dei Paesi del Nord; nonch\u00e9 su una politica volta a incentivare il graduale ritorno in patria degli immigrati gi\u00e0 stabilitisi in Europa, creando nuove opportunit\u00e0 di lavoro nei loro Paesi e consentendo il ricongiungimento delle loro famiglie nel proprio contesto socio-culturale.<\/p>\n<p>Dire queste cose non \u00e8 affatto una manifestazione di razzismo: razzismo alla rovescia \u00e8 la pretesa di ignorare la realt\u00e0 dei problemi, facendo leva su un ricatto morale, affinch\u00e9 non se ne possa parlare apertamente. E, intanto, i problemi si aggravano.<\/p>\n<p>Chi ha la possibilit\u00e0 di conoscere direttamente le numerose attivit\u00e0 di accoglienza presenti nel nostro Paese &#8211; ad esempio, le sedi diocesane della <em>Caritas<\/em> -, sa che i problemi di cui abbiamo parlato esistono. Sa che esiste un certo modo, aggressivo e prepotente, di porsi di fronte alla societ\u00e0 e alle stesse strutture di accoglienze, da parte di certi immigrati. Sa che, da parte di altri, vi \u00e8 una scarsa disponibilit\u00e0 al sacrificio e al lavoro, e una attesa passiva di soluzioni al problema del mantenimento di s\u00e9 stessi e della propria famiglia.<\/p>\n<p>Sa, infine, che dietro richieste in s\u00e9 perfettamente legittime, come quelle di appositi spazi da dedicare alla preghiera secondo il proprio credo, si nasconde, spesso, un preciso disegno politico, volto a creare posizioni di forza in vista di una complessiva rinegoziazione dei rapporti, per cos\u00ec dire, di forza, in seno al Paese ospitante.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, diversamente &#8211; tanto per fare un esempio &#8211; insistere nella richiesta di costruire una moschea nel capoluogo di una provincia dove la presenza islamica \u00e8, s\u00ec, numerosa, ma non lo \u00e8, appunto, nel capoluogo stesso, se non per dare il massimo della visibilit\u00e0 politica a quella religione, magari con il generoso sostegno finanziario degli sceicchi del petrolio?<\/p>\n<p>Tuttavia, ci dicono i nostri politici e i nostri economisti, e ce lo ripetono da due o tre decenni, come se fossimo degli scolari un po&#8217; testoni, <em>noi abbiamo bisogno di manodopera straniera<\/em>, altrimenti la nostra economia si fermerebbe.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero? Che vadano a dirlo a un laureato della provincia di Catanzaro o di Reggio Calabria, dove la disoccupazione giovanile \u00e8 alle stelle; e vedremo che cosa gli risponder\u00e0.<\/p>\n<p>E poi: \u00e8 la nostra economia che ha bisogno di quel tipo di manodopera &#8211; poco qualificata, e dunque a basso costo; specialmente se impiegata in nero &#8211; o ne ha bisogno un certo tipo di borghesia imprenditoriale, che vuole sempre giocare sul sicuro, realizzando il massimo del profitto con il minimo dei rischi e dei costi?<\/p>\n<p>E che cosa ne pensano i piccoli commercianti, i piccoli artigiani &#8211; un barbiere di paese, per esempio, o il gestore di un negozietto di frutta e verdura -, schiacciati dalle tasse e dai costi astronomici della distribuzione, costretti a veder andarsene i clienti l&#8217;uno dopo l&#8217;altro e, infine, a chiudere la loro modesta attivit\u00e0 in proprio, sopraffatti dalla concorrenza inesorabile dei grandi magazzini e dai centri commerciali, che si servono largamente di manodopera straniera a basso costo?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un ultimo problema &#8211; e non dei meno spinosi &#8211; da affrontare, quando si vuol parlare a cuore aperto di tali questioni, rischiando il linciaggio morale o, quanto meno, il boicottaggio dell&#8217;ambiente culturale politicamente corretto.<\/p>\n<p>Intendiamo alludere alla condotta di una parte del mondo politico, la quale, invece di farsi responsabilmente interprete del disagio della popolazione italiana, e specialmente delle classi pi\u00f9 umili, di fronte al peggioramento della qualit\u00e0 complessiva della vita dovuto al gigantesco afflusso di immigrati, ne istigano e ne cavalcano i sentimenti pi\u00f9 viscerali e irrazionali, strumentalizzando quel disagio per un pugno di voti e lanciando slogan incivili e brutali, che sa benissimo di non poter tradurre in pratica, a fini meschinamente propagandistici.<\/p>\n<p>Quando un uomo politico indossa davanti alle telecamere una maglietta contenente frasi e disegni insultanti nei confronti dell&#8217;Islam, o quando un vicesindaco afferma, parlando della richiesta di un luogo di culto da parte degli immigrai di religione islamica: \u00abChe se ne vadano a pregare nel deserto!\u00bb, quei signori sanno molto bene di fare e dire delle cose non soltanto stupide e razziste, ma anche irrealizzabili.<\/p>\n<p>Ecco, \u00e8 proprio questo fatto &#8211; che la classe politica italiana, se non tace omertosamente sulla portata dei problemi relativi all&#8217;immigrazione, ne parla in maniera sguaiata e irresponsabile, per puro calcolo elettorale, che spinge tante persone per bene a tacere e a rassegnarsi, pur vedendo che l&#8217;attuale politica ci conduce al disastro: per non fare il gioco di simili individui, per non essere accomunate ad essi nell&#8217;accusa &#8211; meritata, questa volta &#8211; di razzismo.<\/p>\n<p>E anche questo \u00e8 un ricatto al quale bisogna trovare la forza civile di reagire.<\/p>\n<p>\u00c8 un ricatto non poter criticare le scelte dei nostri politici che, nel giro di un paio di generazioni, renderanno l&#8217;Italia (e l&#8217;Europa) completamente sommerse dalla pacifica invasione degli immigrati, i quali diventeranno maggioranza e muteranno radicalmente la fisionomia materiale e spirituale del nostro continente; ed \u00e8 una forma di ricatto (o di auto-ricatto) anche il tacere per non essere accomunati a dei personaggi cinici e incolti, che si servono degli umori xenofobi &#8211; oggi ancora latenti &#8211; per farsene una piattaforma elettorale, sia a livello amministrativo che politico.<\/p>\n<p>Sia chiaro, dunque, che non vogliamo avere niente a che fare con quel genere di personaggi: la loro battaglia non \u00e8 la nostra, le loro parole d&#8217;ordine non ci appartengono.<\/p>\n<p>Noi siamo per il rispetto, la tolleranza e la collaborazione fra tutti i popoli, fra tutte le culture e fra tutte le religioni.<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, non significa che dobbiamo restare a guardare mentre l&#8217;Italia e l&#8217;Europa vengono colonizzate e si avviano a perdere, per sempre, la loro identit\u00e0.<\/p>\n<p>No, su questo non siamo d&#8217;accordo, perch\u00e9 riteniamo che ogni cultura nazionale sia una forma di ricchezza per il mondo intero; e che, pertanto, ogni cultura nazionale (e regionale) merita di essere difesa e sostenuta, merita di sopravvivere.<\/p>\n<p>Non ci piacerebbe un mondo omologato, dove tutti bevono Coca-Cola e masticano <em>chewin-gum<\/em>.<\/p>\n<p>E neppure &#8211; sia detto con il massimo rispetto per una religione diversa dalla nostra &#8211; un mondo dove tutti si genuflettono cinque volte al giorno per pregare Allah e onorare il suo profeta Mohammed; e dove le donne, magari, devono indossare il <em>burkha<\/em>, o almeno lo <em>chador<\/em>.<\/p>\n<p>E non perch\u00e9 ci sia qualcosa di male, in s\u00e9, nel fatto di indossare il <em>burkha<\/em> o lo <em>chador<\/em> (checch\u00e9 ne dicano i nostri liberaldemocratici politicamente corretti), ma perch\u00e9 ci\u00f2 non fa parte della nostra tradizione; e non vorremmo che, un domani, ci venisse imposto, quando fossimo diventati &#8211; e, seguitando di questo passo, lo saremo presto &#8211; minoranza nel nostro stesso Paese.<\/p>\n<p>Oppure bisogna pensare che la tolleranza funziona solo a senso unico, serve solo a tutelare gli ultimi arrivati; e non deve valere per coloro che, in un certo luogo, sono sempre vissuti, da decine e decine di generazioni?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;armi siam razzisti? 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