{"id":25905,"date":"2018-08-24T11:44:00","date_gmt":"2018-08-24T11:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/immersi-nella-menzogna-diciamo-che-la-verita-non-ce\/"},"modified":"2018-08-24T11:44:00","modified_gmt":"2018-08-24T11:44:00","slug":"immersi-nella-menzogna-diciamo-che-la-verita-non-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/immersi-nella-menzogna-diciamo-che-la-verita-non-ce\/","title":{"rendered":"Immersi nella menzogna, diciamo che la verit\u00e0 non c&#8217;\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 una ben strana pretesa, quella degli uomini moderni: vivono sprofondati nella menzogna e dicono che la verit\u00e0 non esiste. Ma per vedere la verit\u00e0, bisogna vivere nella luce: altrimenti \u00e8 chiaro che non si vedr\u00e0 nulla. La verit\u00e0 \u00e8 la luce che illumina la vita. Non diciamo che sia sempre facile vederla; diciamo che \u00e8 impossibile, se si \u00e8 fatta la scelta di vivere al buio. \u00c8 una strana pretesa, perch\u00e9 possiamo paragonarla a colui che s&#8217;ingozza di carne ogni santo giorno, si ammala di gotta, dopo di che va in giro dicendo che la salute non esiste, che la gotta fa parte della nostra natura e del nostro destino. Oppure somiglia a un sommozzatore che si prende sul vetro degli occhiali uno schizzo d&#8217;inchiostro da parte di una seppia, torna in superficie e dichiara d&#8217;essere diventato cieco: non \u00e8 cieco, ma sono i suoi occhiali a essere sporchi. Cos\u00ec \u00e8 la vista di colui che vive sprofondato nella menzogna: \u00e8 completamente offuscata, ma questo non \u00e8 n\u00e9 nella natura dell&#8217;uomo, n\u00e9 nel suo destino. La verit\u00e0, infatti, \u00e8 un vedere, naturalmente in senso metaforico: si vede che la cosa \u00e8 proprio come il nostro giudizio l&#8217;ha vista e l&#8217;ha riconosciuta. Se abbiamo davanti una mela, posata sul tavolo &#8211; come faceva il buon san Tommaso d&#8217;Aquino coi suoi studenti, per immunizzarli dalla malattia del relativismo &#8211; e diciamo che quella \u00e8 una mela, abbiamo detto la verit\u00e0, per il semplice fatto che l&#8217;abbiamo <em>vista<\/em> e <em>riconosciuta<\/em>. \u00c8 un esempio banale, se si vuole, ma \u00e8 efficace nella sua estrema semplicit\u00e0 e chiarezza. Se avessimo detto che la mela non \u00e8 una mela, ma un&#8217;altra cosa, non avremmo detto la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma come pu\u00f2 accadere che noi c&#8217;inganniamo, e che non vediamo, n\u00e9 riconosciamo la verit\u00e0? Tralasciamo il caso della menzogna intenzionale, che pure \u00e8 assai frequente, perch\u00e9 non riguarda il vedere, ma il volere. Chi mente deliberatamente, lo fa per una ragione nascosta e inconfessabile: egli ha deciso di non dire la verit\u00e0, pur avendola vista e riconosciuta; ha deciso di ingannare gli altri, per qualche suo motivo personale, che non ha l&#8217;onest\u00e0 di dire ad alta voce. Pertanto il suo mentire \u00e8, propriamente parlando, un frodare: non dipende da un difetto della sua vista, ma da una decisione della sua volont\u00e0. Non \u00e8 un problema di tipo conoscitivo, afferente la sfera gnoseologica; \u00e8 una questione di tipo morale, afferente la sfera del volere. Lasciamo stare, in questa sede, il problema della menzogna volontaria, e limitiamoci a quello del mancato riconoscimento della verit\u00e0. Naturalmente possono esistere, e di fatto esistono, numerose possibilit\u00e0 intermedie fra i due estremi: quello della menzogna perfettamente volontaria e quello del giudizio erroneo dato in perfetta buona fede. Gli annali giudiziari ne sono letteralmente pieni: quante volte un testimone in buona fede ha reso la sua testimonianza in modo da accusare l&#8217;innocente (o, viceversa, da scagionare il colpevole), convinto, convintissimo, di aver solo riferito ci\u00f2 che aveva visto, ma, in realt\u00e0, ingannandosi completamente sulla <em>comprensione<\/em> di ci\u00f2 che aveva visto, tuttavia senza sospettarlo affatto? Il che ci suggerisce di ribadire il concetto gi\u00e0 espresso: la verit\u00e0 \u00e8 non solo un vedere rettamente, ma un vedere e un riconoscere: riconoscere che vi \u00e8 perfetta coerenza fra la cosa e la visione, dalla quale scaturisce il giudizio. Quindi, vedere \u00e8 anche giudicare: non \u00e8 solo un fatto passivo, vedo quello che ho davanti, ma \u00e8 anche un agire: vedo e giudico che quella cosa che ho davanti \u00e8 proprio lei, e non un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Il tempo in cui viviamo non \u00e8 propizio alla verit\u00e0, perch\u00e9 non \u00e8 propizio al giudicare. <em>Non giudicare<\/em> \u00e8 diventata non solo una norma di comportamento, ma una bandiera ideologica: non giudico niente e nessuno, dunque sono una brava persona. Una brava persona \u00e8 quella che non giudica, mai. E il fatto che una simile enormit\u00e0 parta proprio dalla odierna cultura cattolica, la dice lunga sul grado d&#8217;immersione nella palude della menzogna, in cui viviamo letteralmente sprofondati. Non ci vuol molto, infatti, a vedere che la norma del non giudicare \u00e8 l&#8217;esatta perversione del Vangelo, perch\u00e9 il Vangelo \u00e8 il discrimine fra ci\u00f2 che \u00e8 buono e ci\u00f2 che \u00e8 cattivo, quindi \u00e8 un affilato strumento di giudizio. Certo, un giudizio sempre addolcito e temperato dall&#8217;amore: l&#8217;amore di Dio e l&#8217;amore del prossimo. L&#8217;amore, per\u00f2, non pu\u00f2 essere invocato come un correttivo, o, peggio, come un antidoto al giudizio: perch\u00e9 senza giudizio non c&#8217;\u00e8 verit\u00e0, e senza verit\u00e0 non c&#8217;\u00e8 giustizia, e senza giustizia non c&#8217;\u00e8 il cristianesimo, ma non c&#8217;\u00e8 nemmeno alcun sistema di vita civile che risulti, alla lunga, sopportabile. Vivere nell&#8217;ingiustizia generalizzata \u00e8 la sorte peggiore che possa capitare ad un essere umano. Ne deriva che i cattivi maestri della falsa misericordia e del perdono all&#8217;ingrosso stanno portando avanti un progetto scientemente deliberato per renderci la vita impossibile: sospingendoci verso un futuro nel quale sar\u00e0 proibito giudicare, quindi sar\u00e0 proibito rendere giustizia, quindi tutti quanti dovranno rassegnarsi a vivere nella precariet\u00e0, nell&#8217;amarezza e nella sofferenza di un disordine eretto a sistema. Al che diventa logico domandarsi chi possa essere cos\u00ec malvagio da spingerci deliberatamente verso un sistema di vita impossibile, e perch\u00e9 lo faccia. Non \u00e8 questa la sede per approfondire la questione, che ci porterebbe lontano dal nostro assunto; del resto, ne abbiamo parlato molte altre volte: ci limiteremo a dire che il cristiano sa benissimo chi sia cos\u00ec malvagio da concepire un piano del genere, e perch\u00e9 lo faccia; e se non lo sa, vuol dire che non \u00e8 un cristiano, sebbene creda di esserlo. La menzogna, appunto: credere di essere altro da quel che si \u00e8; ignorare di non essere ci\u00f2 che si dice di essere, ma che si \u00e8 un&#8217;altra cosa, completamente diversa. Questa \u00e8 la madre di tutte le menzogne: la menzogna sul proprio essere. Chi s&#8217;inganna su ci\u00f2 che \u00e8, s&#8217;inganna fatalmente anche su tutto il resto. Ci\u00f2 detto, chiudiamo &#8212; in questa sede &#8212; la parentesi, e andiamo avanti. Limitiamoci a riflettere su tutti quei casi nei quali la menzogna non \u00e8 intenzionale, o non lo \u00e8 del tutto, nondimeno essa \u00e8 cos\u00ec frequente e generalizzata, da costituire quasi uno stile di vita.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che la verit\u00e0 consiste nel vedere rettamente e nel riconoscere in maniera appropriata ci\u00f2 che si \u00e8 visto. Un uomo che ha perso la memoria in seguito a un evento traumatico, vede sua moglie e i suoi figli, ma non li riconosce: per lui, sono dei perfetti estranei. Egli vive cos\u00ec in un mondo di menzogna, e la cosa tragica \u00e8 che la sua menzogna non \u00e8 intenzionale e, forse, non \u00e8 neppure rimediabile. Ma questo \u00e8 un caso limite; limitiamoci ai casi normali. In circostanze normali, si pu\u00f2 o non vedere, oppure vedere ma non riconoscere. Non vede chi porta degli occhiali talmente sporchi, da non avere pi\u00f9 alcuna visione delle cose. Gli occhiali sporchi possono dipendere da circostanze esterne, ma pi\u00f9 spesso dipendono da un atteggiamento sbagliato, nonch\u00e9 da abitudini sbagliate: perch\u00e9 noi siamo in gran parte il prodotto delle nostre abitudini, il risultato del nostro stile quotidiano. Se il nostro stile di vita \u00e8 basato sulla insincerit\u00e0 e sulla inautenticit\u00e0 sistematica, al punto che esse sono diventate per noi una seconda natura, \u00e8 vano sperare di poter vedere la verit\u00e0: perch\u00e9 la verit\u00e0 si nega a coloro i quali non sono degni di lei. Con gli occhiali sporchi non si riesce a vedere; ma non si riesce a vedere nemmeno se, pur avendo gli occhiali puliti, non si riconosce quello che c&#8217;\u00e8 nella visione. Io posso vedere che la mela \u00e8 una mela; per\u00f2, se non ho mai visto una mela, se vengo da un mondo dove le mele non esistono, non sapr\u00f2 dire di che oggetto si tratti, e, molto probabilmente, lo assocer\u00f2 a quanto di pi\u00f9 simile a lei, o di meno dissimile, esista nel mio bagaglio di conoscenze. Se quanto di meno dissimile da una mela, nel bagaglio delle mie conoscenze, \u00e8 una palla do gomma gialla e rossa, dir\u00f2 e penser\u00f2 che quella che ho davanti \u00e8 una specie di palla artificiale colorata. Il che ci conferma la natura giudicante della verit\u00e0: chi cerca la verit\u00e0, non solo pu\u00f2, ma deve assolutamente giudicare: giudicare non \u00e8 un atto di arroganza, \u00e8 una pura e semplice necessit\u00e0 logica. Solo giudicando, noi definiamo le cose. Se non definisco la mela, una mela, non capir\u00f2 quel che ho davanti; definire la mela una mela \u00e8 un giudizio che stabilisce la verit\u00e0 della cosa e che fonda un criterio di giustizia. La giustizia \u00e8 possibile dove le cose sono chiamate secondo il loro nome, cio\u00e8 dove sono riconosciute per quello che sono. Se chiamo il ladro, per esempio, un brav&#8217;uomo che ha preso ci\u00f2 di cui aveva necessit\u00e0, tradisco sia la verit\u00e0, sia la giustizia, perch\u00e9 mi sono rifiutato di giudicare: ho preferito un atto d&#8217;ipocrisia (buonista) a un atto di verit\u00e0 e di giustizia. Se definisco un migrante economico un profugo, o un naufrago, bench\u00e9 egli non abbia fatto naufragio, e bench\u00e9 si sia messo volontariamente nella situazione di poter fare naufragio, tradiscono la verit\u00e0 e la giustizia: creo ingiustizia, infatti, nei confronti di chi \u00e8 profugo per davvero e di chi \u00e8 naufrago per davvero, cio\u00e8 chi sta realmente sfuggendo a gravissimi e immediati pericoli e chi sta rischiando di perire in mare, per circostanze imprevedibili e del tutto estranee alla sua volont\u00e0. Inoltre, sto tradendo la verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 si esprime attraverso il linguaggio, visto che noi pensiamo per immagini, e le immagini sono quelle evocate e definite dalle parole che adoperiamo.<\/p>\n<p>Non hanno tutti i torti quei filosofi i quali affermano che la verit\u00e0 \u00e8 una questione di linguaggio; solo che la loro prospettiva \u00e8 sbagliata. Ci\u00f2 che essi intendono dire, \u00e8 che la verit\u00e0 \u00e8 convenzionale, dato che il linguaggio \u00e8 convenzionale: \u00e8 il frutto di una convezione fra soggetti che parlano la stessa lingua. Quel che intendiamo dire noi, invece, \u00e8 che le parole definiscono le cose, ma se \u00e8 vero che le parole in se stesse sono una creazione convenzionale, non \u00e8 convenzionale, ma fattuale e oggettivo, ci\u00f2 che esse definiscono. Se io definisco una mela, una pera, pur sapendo che per la pera esiste la parola <em>pera<\/em>, e che non c&#8217;\u00e8 alcun motivo per usare una parola che definisce un&#8217;altra cosa, sto operando un travisamento volontario della realt\u00e0. Le parole sono convenzionali, ma gli oggetti che esse indicano sono gli oggetti della realt\u00e0. Nella realt\u00e0, cio\u00e8 nel mondo delle cose, il matrimonio \u00e8 l&#8217;unione di un uomo e di una donna, che sia aperta alla procreazione. Cos\u00ec \u00e8 stato deciso di definirlo, non in base a un capriccio, o a un&#8217;astrazione, ma in base all&#8217;osservazione della realt\u00e0 fattuale e, contemporaneamente, in base a un sentimento universalmente diffuso. Se, poi, uno mi viene a dire che il matrimonio pu\u00f2 anche essere l&#8217;unione fra due persone dello stesso sesso, rispondo che ci\u00f2 equivale a chiamare &quot;pera&quot; una mela, pur essendoci la parola per indicare la mela, e un&#8217;altra parola per indicare la pera. Dico, cio\u00e8, che siamo in presenza di una falsificazione intenzionale della verit\u00e0, per ragioni meramente ideologiche. Il nostro tempo \u00e8 il tempo dell&#8217;ideologia trionfante. Chi ha detto che le ideologie sono morte? Sono morte le vecchie ideologie, specialmente quelle di matrice politica; ma l&#8217;ideologia dei cosiddetti diritti civili \u00e8 pi\u00f9 viva che mai, anzi, sta assurgendo allo <em>status<\/em> di totalitarismo: non avrai altra verit\u00e0 se non quella ideologicamente stabilita. Se il totalitarismo menzognero un cui viviamo immersi ha stabilito che una mela \u00e8 una mela, ma \u00e8 anche, nello stesso tempo, una pera, e come tale pu\u00f2 essere chiamata, indifferentemente, allora siamo in presenza di una falsificazione dei dati di realt\u00e0 a vantaggio della ideologia: non \u00e8 pi\u00f9 vero ci\u00f2 che \u00e8 vero, ma \u00e8 vero quello che certi soggetti hanno deciso che da oggi sia considerato vero. I posteri sorrideranno, e forse arrossiranno per noi, pensando che c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;epoca della storia in cui era stato stabilito per legge che una mela \u00e8 anche una pera, e che la si pu\u00f2 chiamare a proprio talento, ora una mela, ora una pera. Stesso discorso per l&#8217;aborto: sopprimere un nascituro non \u00e8 pi\u00f9 sopprimere un nascituro, ma compiere un atto di libert\u00e0 e autodeterminazione da parte della donna. Per ragioni ideologiche si travisa la realt\u00e0, falsificando il linguaggio. Noi oggi ci troviamo fra le mani una lingua di gomma, che chiunque pu\u00f2 allungare, accorciare o adattare secondo il suo capriccio, in nome di questa o quella &quot;battaglia di civilt\u00e0&quot;. Ma non vi \u00e8 nessuna civilt\u00e0 nella menzogna. La cosiddetta civilt\u00e0 moderna \u00e8 una anti-civilt\u00e0, perch\u00e9, per la prima volta nella storia, la falsificazione sistematica del linguaggio \u00e8 stata eretta a norma di legge. Il tempo della menzogna \u00e8 il tempo dei falsari; e i falsari agiscono indisturbati perch\u00e9 sono aiutati e ispirati dal Grande Falsario. Tutta la cultura moderna, l&#8217;arte moderna, la filosofia moderna, la scienza moderna, il cinema, il teatro, la poesia moderni, l&#8217;economia moderna, lo sport moderno, per non parlare della stampa, della televisione, della scuola e dell&#8217;universit\u00e0, sono impasti con il lievito della Grande Menzogna. Migliaia di meschini pseudo intellettuali vanno predicando che la verit\u00e0 non esiste; che l&#8217;<em>ethos<\/em>, il <em>nomos<\/em> non esistono; che \u00e8 vero quel che a ciascuno par vero e giusto quello che piace; e che tutto \u00e8 bene se a me sembra bene. Ora la Grande Menzogna della modernit\u00e0 \u00e8 entrata nella Chiesa: prima in sordina, poi con arroganza e spudoratezza crescenti: falsificando le parole, ha capovolto le cose. Prendiamo il concetto di <em>nuova comprensione<\/em>, che va per la maggiore. Scrive Marco Manfredini: <em>Serve per tenere su l&#8217;impalcatura della continuit\u00e0 del magistero anche di fronte ad evidenti discontinuit\u00e0. La dottrina ha sempre detto A, ma noi vogliamo che arrivi a dire B? Allora attraverso studi e ricerche di qualche teologone si scopre che A voleva s\u00ec dire A, ma non voleva escludere del tutto B. In casi eccezionali, attraverso la nuova comprensione A pu\u00f2 voler dire anche B. Poi, come sempre, quei casi eccezionali diventano la norma per cui di A non si interessa pi\u00f9 nessuno. San Tommaso liquidato da Kasper. Come se Beethoven venisse rottamato da Young Signorino.<\/em> Ma se questo \u00e8 il tempo dei falsari, proprio per questo \u00e8 anche il tempo dei testimoni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una ben strana pretesa, quella degli uomini moderni: vivono sprofondati nella menzogna e dicono che la verit\u00e0 non esiste. 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