{"id":25902,"date":"2015-07-30T04:23:00","date_gmt":"2015-07-30T04:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/le-filosofie-illuministe-vogliono-annientare-luomo-dichiarandolo-buono-e-perfetto-cosi-come\/"},"modified":"2015-07-30T04:23:00","modified_gmt":"2015-07-30T04:23:00","slug":"le-filosofie-illuministe-vogliono-annientare-luomo-dichiarandolo-buono-e-perfetto-cosi-come","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/le-filosofie-illuministe-vogliono-annientare-luomo-dichiarandolo-buono-e-perfetto-cosi-come\/","title":{"rendered":"Le filosofie illuministe vogliono annientare l\u2019uomo, dichiarandolo buono e perfetto cos\u00ec com\u2019\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>Augustin Cochin (nato a Parigi nel 1876 e caduto al fronte nel 1916) \u00e8 stato un grande storico francese; cos\u00ec grande e cos\u00ec anticonformista che la sua Patria, punto di riferimento ideale di tutte le libert\u00e0 possibili e di tutti i diritti pi\u00f9 spinti, ha pensato bene di ripagarlo con il silenzio dell&#8217;oblio; mentre negli altri Paesi \u00e8 ancora, se possibile, meno conosciuto e meno ricordato.<\/p>\n<p>La sua grandezza consiste nell&#8217;aver studiato i meccanismi della rivoluzione, a cominciare da quella del 1789, svelandone i risvolti pi\u00f9 interni e inconfessabili e, pur senza arrivare alle tesi complottiste di Augustin Barruel, che vedeva nella Massoneria la vera artefice di esse, sostenendo che le rivoluzioni moderne sono il risultato dell&#8217;azione di nuovi meccanismi di potere, alla base dei quali c&#8217;\u00e8 una insopprimibile distanza fra la realt\u00e0 delle forze politiche e la proiezione sociale, in gran parte illusoria e allucinatoria, che di esse viene recepita.<\/p>\n<p>Nelle sue opere dedicate alla Rivoluzione francese e allo spirito del giacobinismo, Cochin d\u00e0 prova di una autonomia di giudizio veramente eccezionale, tanto pi\u00f9 che le sue posizioni non si riducono, puramente e semplicemente,m a quelle di altri storici &quot;reazionari&quot; della Rivoluzione, come Pierre Gaxotte, ma si basano sopra una lettura di quegli eventi e soprattutto dei quel particolare clima psicologico e culturale che scaturisce da categorie storiografiche e intellettuali &quot;nuove&quot;, nel senso di originali e, per certi aspetti, sorprendenti. La Rivoluzione del 1789 diventa, cos\u00ec, il caso paradigmatico della &quot;rivoluzione&quot; in quanto tale: qualcosa di simile a ci\u00f2 che il sociologo Francesco Alberoni definisce come lo &quot;stato nascente&quot;, quella particolare aspettativa del nuovo che s&#8217;impadronisce di una societ\u00e0 mentre i vecchi valori stanno franando e si avverte il bisogno confuso e indistinto di un radicale rinnovamento e di una totale palingenesi.<\/p>\n<p>La Massoneria, per Cochin, \u00e8 solo una parte di questo meccanismo e, soprattutto, una soerta di effetto, non gi\u00e0 la causa: con i suoi rituali segreti, con la sua disciplina gerarchica, con la sua narrazione fantastica della realt\u00e0 e le sue attese soteriologiche e millenariste, essa rispecchia quella che potremmo definire la nevrosi dell&#8217;uomo moderno: l&#8217;insaziabile, compulsiva tendenza ad agire sul mondo, a manipolarlo, a trasformarlo, illudendosi ogni volta che esso rinascer\u00e0 pi\u00f9 buono e perfetto, che tutti i problemi sociali saranno risolti e che l&#8217;umanit\u00e0 ritrover\u00e0 il suo stato originario di purezza e di bont\u00e0, offuscato, appunto, come insegnano le filosofie illuministe, dall&#8217;azione fuorviante e dannosa della societ\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Che si tratti, poi, di un evidente circolo vizioso; che l&#8217;uomo, se originariamente buono e felice, non si vede perch\u00e9 debba cos\u00ec facilmente diventare cattivo e infelice ad opera di una societ\u00e0 che \u00e8 fatta pur sempre di uomini; e che, soprattutto,<\/p>\n<p>Ci piace riportare qui una pagina memorabile di questo autore oggi quasi dimenticato, \u00abpoich\u00e9 troppo increbbe all&#8217;et\u00e0 sua\u00bb (e alla nostra), vera e propria \u00abvox clamantis in deserto\u00bb (da: A. Cochin, \u00abMeccanica della rivoluzione\u00bb (titolo originale: \u00abLa R\u00e9volution et la libre-pesns\u00e9e\u00bb, Paris, Plon, 1924; traduzione dal francese di Mario Marcolla, Milano, Rusconi, 1971, pp. 150-7):<\/p>\n<p>\u00abDio \u00e8; noi diveniamo. \u00c8 esattamente il contrario di quello che pensava Renan, che fu l&#8217;ultimo dei filosofi nel senso che il XVIUII secolo attribuiva a questo nome. Questi filosofi si sono chiesti: perch\u00e9 l&#8217;uomo non potrebbe essere come Dio? Possiede un a natura buona, una scienza assoluta, una scienza generale: \u00e8 dunque libero; potrebbe chiedere la forza alla natura, l&#8217;obbligo alla coscienza, la legge alla ragione. Ora, se \u00e8 vero che la coscienza ci d\u00e0 l&#8217;obbligo assoluto, \u00e8 vero anche che n\u00e9 la natura ci d\u00e0 una forza infinita, n\u00e9 la ragione una legge certa e perfetta. E perch\u00e9 non identificare la spinta della coscienza con l&#8217;oggetto dell&#8217;esperienza, il mondo? Perch\u00e9 non collegare l&#8217;obbligo della coscienza alla legge generale della scienza? La spinta della coscienza non \u00e8 forse assoluta? Certamente; ma il mondo non \u00e8 infinito; \u00e8 soltanto la cosa pi\u00f9 grande che io conosca. Il dovere \u00e8 assoluto; il diritto \u00e8 relativo, giacch\u00e9 l&#8217;essere che conosco e al quale l&#8217;applicher\u00f2 \u00e8 relativo. Abbiamo dunque di fronte un dovere assoluto ma una legge imperfetta; sentiamo la necessit\u00e0 di obbedire, e la nostra conoscenza non ci d\u00e0 una regola sicura. Da ci\u00f2 il carattere della morale e delle leggi umane, assolute e universali quanto all&#8217;obbligo che impongono, relative e variabili quanto alla forma che assumono; una coscienza e mille morali. Affinch\u00e9 possa essere stabilita la legge morale assoluta, occorre che un&#8217;intelligenza adeguata all&#8217;Essere ci consenta di fondarla: questo \u00e8 il cardine della legge della Chiesa, sulla quale il mondo vive da duemila anni, cio\u00e8 pi\u00f9 o meno da quando ha incominciato a pensare. Su questo punto i filosofi divergono dalla pratica generale e dall&#8217;opinione comune. Non cambiano nulla alla forma del principio, ma pretendono di trarre da esso una legge ad un tempo generale e assoluta, di fondare un diritto alla libert\u00e0, determinabile, immediato e applicabile. Non pretendono certamente di possedere ogni verit\u00e0; ma credono che questo possesso, essendo le cose quelle che sono, non sia altro che questione di fatica e di tempo; che il mondo sia fatto per bastare a se stesso e che possieda in s\u00e9 gli elementi necessari per essere autosufficiente; la verit\u00e0, cio\u00e8 l&#8217;intelligibile, e la ragione. Si tratta soltanto di mettere d&#8217;accordo la ragione inconsapevole delle cose e la ragione cosciente dell&#8217;uomo. Nasce cos\u00ec una nuova interpretazione delle leggi scientifiche: esse sono NECESSARIE, in senso assoluta. Ma questa non \u00e8 altro che un&#8217;ipotesi metafisica; ed \u00e8 un&#8217;idea grossolana. Il punto di partenza della scuola filosofica del diciottesimo secolo \u00e8 dunque un atto e non una scoperta nuova; \u00e8 un partito preso intellettuale e non una realt\u00e0 di fatto. Nell&#8217;ordine intellettuale non aggiunge nulla alle idee comuni: la sua ultima parola \u00e8 un rifiuto. Ogni sistema filosofico pu\u00f2 vantarsi di alcuni meriti. I panteisti fanno astrazione dal relativo, ma almeno prendono in esame Dio. I sensisti negano la ragione e la volont\u00e0, ma analizzano l&#8217;esperienza. Dalla &quot;filosofia&quot; senza attributi, la ragione non ha nulla da guadagnare: essa infatti consiste nell&#8217;applicare le leggi dell&#8217;oggetto della conoscenza al solo oggetto che sia interamente al di fuori del dominio di queste leggi, l&#8217;obbligo morale; nell&#8217;unire il generale e l&#8217;assoluto nel relativo. Ora, attribuire un valore assoluto a certe leggi, ed erigere questo valore a metafisica, non significa affatto far progredire la scienza. In questo senso si pu\u00f2 dire che la filosofia abbia divinizzato l&#8217;uomo. Si potrebbe altrettanto giustamente dire che i filosofi hanno annientato l&#8217;uomo. Lo dichiarano completo, perfetto cos\u00ec com&#8217;\u00e8; il male \u00e8 solo un malinteso. Tutti gli elementi del bene, la forza per raggiungerlo, la ragione per mostrarlo, sono &quot;in proximo&quot;, sottomano. Di tratta ormai soltanto di conciliare , di intendersi, di arrangiarsi. \u00c8 una dottrina che segna una pausa, \u00e8 una dottrina di rifinitura: di perfezione, sostiene l&#8217;intelligenza, di morte, risponde l&#8217;esperienza. \u00c8 una dottrina adatta a un tempo di benessere materiale ma anche di corruzione, di miseria morale:le sorgenti profonde della fede e della vita si inaridiscono; lo slancio cessa. \u00c8 una dottrina non vecchia ma debole. Soltanto l&#8217;atto divino \u00e8 insieme buono secondo il bene naturale, la felicit\u00e0, e buono secondo il bene morale, il dovere; perfettamente libero, nel senso oggettivo, e perfettamente cosciente e intelligibile. In Dio solo, intelligenza e volont\u00e0, verit\u00e0 e bene procedono affiancati e di pari passo. Viene dato il nome di &quot;filosofi&quot; non solo ai fondatori, ma anche ai pi\u00f9 umili seguaci della filosofia dei lumi: non perch\u00e9 costoro siano i filosofi per eccellenza, ma perch\u00e9 fanno della filosofia l\u00e0 dove la filosofia non c&#8217;entra. Infatti l&#8217;applicano al di fuori della sua sfera specifica, alla morale. Impresa estremamente audace, e tentata soltanto da loro. [&#8230;] Inversamente, \u00e8 chiaro in quale venissero chiamati &quot;sensibili&quot; e &quot;generosi&quot; gli uomini e le idee del 1789. Non perch\u00e9 Talleyrand avesse il cuore pi\u00f9 generoso o Mirabeau l&#8217;animo pi\u00f9 sensibile di monsignor de Juign\u00e9 o di monsignor de Beaumont, dell&#8217;abate Maury o di Cazal\u00e8s, ma per il fatto che erano contemporaneamente razionali e morali; alleanza di parole e di idee sconosciuta fino ad allora. Essi avevano infatti stabilito dei principi generali:si trattava di sistemi speculativi che dovevano avere una portata pratica assoluta; erano sistemi generali come le leggi scientifiche, assoluti come la legge morale. [&#8230;] Il pensiero del diciottesimo secolo afferma il concetto che le due necessit\u00e0, morale e meccanica, coesistano e si confondano nella natura, e che, invece di essere due leggi limite, contrarie l&#8217;una all&#8217;altra, esse si realizzino contemporaneamente nel mondo sensibile. Se noi non cogliamo tale identit\u00e0 \u00e8 perch\u00e9 la nostra coscienza morale \u00e8 accecata dalla superstizione la quale ci fa considerare il bene opposto alla natura e perch\u00e9 la nostra coscienza intellettuale \u00e8 oscurata dall&#8217;ignoranza, che ci impedisce di scoprire le vere cause.\u00bb<\/p>\n<p>Dicevamo che per i rivoluzionari, secondo la definizione di Alberoni, quel che conta \u00e8 sentirsi i veri interpreti dello &quot;stato nascente&quot;: l&#8217;orgoglio di essere i traghettatori verso il nuovo paradigma &#8212; e, naturalmente, gli affossatori del vecchio. Ebbene, i filosofi del XVIII secolo, specialmente gli illuministi francesi, hanno svolto tale ruolo (filosofi nel senso che essi medesimi attribuivano alla parola, che vale,m genericamente, &quot;intellettuali&quot;, e non nel senso stretto del termine; filosofi in senso generico, indipendentemente dalla profondit\u00e0 e originalit\u00e0 speculativa). Per gente siffatta, convinta di portare i &quot;lumi&quot; della ragione nelle tenebre dell&#8217;oscurantismo, quello che conta non \u00e8 il principio di realt\u00e0, ma l&#8217;aspettativa di una palingenesi universale: non i fatti, ma le credenze; non il pensiero, ma il preconcetto. Il mondo deve essere cos\u00ec come credono loro che debba essere e non come \u00e8 &quot;giusto&quot; che sia: logico; non essendovi pi\u00f9 il principio dell&#8217;Essere, di cui il mondo \u00e8 espressione e manifestazione, le cose non sono ordinate secondo un ordine logico, ma esclusiva mentre secondo una gerarchia naturale. E la natura, per costoro, \u00e8 sempre buona: la natura ha fatto bene ogni cosa, vale a dire che l&#8217;ha fatta razionalmente. Ragione e natura sono le due facce della stessa medaglia. Essere ragionevoli significa saper cogliere l&#8217;ordine intrinseco della natura, che, essendo buono in se stesso, coincide con l&#8217;etica. Conoscere \u00e8 essere buoni, perch\u00e9 le cose che ci si rivelano sono ordinate al bene, anzi, sono bene in se stesse: nulla \u00e8 male, se non l&#8217;ignoranza e l&#8217;assenza di ragione. La natura \u00e8 secondo ragione e la ragione \u00e8 secondo natura: le premesse di questo principio dogmatico erano gi\u00e0 state messe dal giusnaturalismo, nel corso del XVII secolo; gli illuministi non fanno altro che riprendere e sviluppare ulteriormente il concetto, magari rendendolo pi\u00f9 appetibile ai palati delicati e sensibili con dosi abbondanti di zucchero. Cos\u00ec, per esempio, Bernardin de Sain Pierre, nel suo stucchevole romanzo \u00abPaul et Virginie\u00bb, che fa versare fiumi di lacrime a stuoli di nobildonne virtuose e bene intenzionate, porta avanti la tesi di Rousseau, secondo cui l&#8217;uomo \u00e8 buono in origine, e pertanto felice, e ci\u00f2 che lo rende non buono e infelice \u00e8 la societ\u00e0: la pura Virginia incontra la morte dopo essere stata strappata alla sua amata isola tropicale (Mauritius, nell&#8217;Oceano Indiano) per ricevere, in Francia, una educazione secondo il concetto della civilt\u00e0 europea: educata nel seno della natura benigna, viene rapita e spiritualmente violentata dai volonterosi custodi del vivere civile, e ci\u00f2 segna l&#8217;inizio della sua disgrazia. Al povero Paolo non resteranno che i ricordi della sua dolcissima amica e tanti fazzoletti da riempire di lacrime, prima di andare a raggiungere egli stesso la fanciulla amata, l\u00e0 dove la perfidia della civilt\u00e0 non \u00e8 capace di arrivare. Strano, ma vero: gli araldi del progresso non fanno altro che scaricare le loro batterie contro la testa di turco della civilt\u00e0; eppure, ci\u00f2 che hanno in mente \u00e8 un mondo reso migliore proprio dalla ragione, dunque, dalla civilt\u00e0. Non resta che dichiarare francamente che il Progresso \u00e8 bene solo se avviene secondo natura, che fa bene ogni cosa; se no, \u00e8 male.<\/p>\n<p>Ora, i rivoluzionari sono appunto coloro i quali, imitando l&#8217;opera della natura, si incaricano di sradicare le erbacce cresciute all&#8217;ombra della civilt\u00e0 artificiale, nei giardini dell&#8217;anti-natura. E i &quot;filosofi&quot; del XVIII secolo, o coloro che si proclamano tali, altro non sono che gli araldi della rivoluzione. La loro rivoluzione, umanitaria e spirituale, infarcita di buoni sentimenti e di tanti sospiri pre-romantici, di tanta ingenua, candida fede nel mito del Buon Selvaggio, non \u00e8 che il preludio a quell&#8217;altra rivoluzione, quella giacobina, che esige il suo tributo di sangue e di teste ghigliottinate, perch\u00e9 i suoi dei &#8212; il Progresso, la Ragione e la stessa Natura -, per dirla con Anatole France, &quot;hanno sete&quot;. Eppure, sono i medesimi dei della prima, la rivoluzione dei filosofi, dei poeti, dei romanzieri alla Bernardin de Saint Pierre: cos\u00ec dolci e sensibili, cos\u00ec filantropi e umanitari. Anche l&#8217;ordigno del signor de Gullotin, del resto, \u00e8 umanitari: l&#8217;hanno inventato per non far soffrire.<\/p>\n<p>Non l&#8217;avevamo detto che si tratta di persone altamente sensibili, facili alla commozione e al pianto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Augustin Cochin (nato a Parigi nel 1876 e caduto al fronte nel 1916) \u00e8 stato un grande storico francese; cos\u00ec grande e cos\u00ec anticonformista che la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[196],"class_list":["post-25902","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-massoneria"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25902","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25902"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25902\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25902"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25902"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25902"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}