{"id":25900,"date":"2008-01-09T02:48:00","date_gmt":"2008-01-09T02:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/il-pensiero-laicista-dellilluminismo-erede-della-struttura-politica-dellassolutismo\/"},"modified":"2008-01-09T02:48:00","modified_gmt":"2008-01-09T02:48:00","slug":"il-pensiero-laicista-dellilluminismo-erede-della-struttura-politica-dellassolutismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/il-pensiero-laicista-dellilluminismo-erede-della-struttura-politica-dellassolutismo\/","title":{"rendered":"Il pensiero laicista dell&#8217;illuminismo erede della struttura politica dell&#8217;assolutismo"},"content":{"rendered":"<p>Nel libro assai stimolante di Renhart Koselleck, <em>Critica illuminista e crisi della societ\u00e0 borghese<\/em> (edizione originale <em>Kritik und Krise. Ein Beitrag zur Phatogenese der b\u00fcrgerlichen Welt,<\/em> Freiburg-M\u00fcnchen, 1959; traduzione italiana Il Mulino, Bologna, 1972) si prospetta la tesi che la struttura politica dell&#8217;assolutismo abbia costituito la premessa del fenomeno culturale dell&#8217;Illuminsimo e, pi\u00f9 specificamente, che l&#8217;autocoscienza degli illuministi, come ideologia critica della classe borghese, trovi nello Stato assoluto i suoi elementi fondanti. Con Locke, in particolare, l&#8217;elaborazione di una morale extrastatuale, anzi la teorizzazione della estraneit\u00e0 della morale alla natura dello Stato, avrebbe costituito il nucleo di un pensiero laicista sia nei confronti della religione, sia nei confronti dello Stato stesso &#8211; il Leviatano di Hobbes la cui funzione era stata quella di impedire e prevenire lo scoppio di una guerra civile *omnium contra omnes[. *<em>Al tempo stesso, la nascita e lo sviluppo della Massoneria avevano rappresentato il collaudo di una forma di potere indiretto &#8211; parallelo e segretamente conflittuale, o quantomeno alternativo &#8211; a quello dello Stato. Le premesse di un tale &quot;esperimento&quot; risalgono alla separazione tra morale e politica e, quindi, a molto prima della realizzazione della monarchia assoluta: per lo meno al <\/em>Principe<em> di Machiavelli. Ma se il segretario fiorentino aveva teorizzato esplicitamente la netta separazione della sfera dell&#8217;etica da quella della politica, con lo sviluppo delle sette massoniche e, in particolare, con quella degli Illuminati quella rottura trova il suo significato politico, e la sua pi\u00f9 coerente realizzazione, nella fondazione di una critica borghese al sistema dell&#8217;<\/em>ancien r\u00e9gime*. La Massoneria, inoltre, e pi\u00f9 ancora gli Illuminati di Baviera, elaborarono un progetto di presa del potere contro lo Stato assoluto dissimulandone per\u00f2 il significato politico mediante il dualismo tra morale e politica, che consentiva di occultare i loro veri obiettivi dietro la facciata di un laicismo apparentemente &quot;neutro&quot; in senso politico o quantomeno presentato come apartitico.<\/p>\n<p>Seguiamo i passaggi salienti del ragionamento di Koselleck:<\/p>\n<p><em>&quot;Hobbes ha inequivocabilmente sviluppato la sua dottrina dello Stato dalla situazione storica della guerra civile. Per Hobbes, che assistette alla formazione dello Stato assolutistico in Francia, che vi si trovava quando fu assassinato Enrico IV e di nuovo quando La Rochelle capitol\u00f2 davanti alle truppe di Richelieu, non esistette altro scopo che quello di prevenire la guerra civile che vedeva addensarsi sull&#8217;Inghilterra; oppure, quando fu scoppiata, di concluderla. E ancora nell&#8217;opera della sua vecchiaia afferm\u00f2 che non vi era nulla di pi\u00f9 istruttivo per il lealismo e la giustizia che il ricordo della passata guerra civile. In mezzo ai disordini rivoluzionari, Hobbes cerca un fondamento sul quale si possa costruire uno Stato che garantisca tranquillit\u00e0 e sicurezza.&quot;<\/em> (op. cit., p. 25).<\/p>\n<p><em>&quot;La pace \u00e8 garantita soltanto se la morale politica, che induce gli uomini a rimettere i propri diritti al sovrano che li rappresenta, nell&#8217;atto della formazione dello stato di trasforma in un dovere d&#8217;obbedienza. Il comandamento decisivo della morale nello Stato, se e affinch\u00e9 possa essere fornita la protezione necessaria, \u00e8 il dovere d&#8217;obbedienza. Ci\u00f2 che fa dello Stato lo Stato non \u00e8 soltanto il potere assoluto del principe, ma la relazione tra protezione e obbedienza. Soltanto in questa relazione si pu\u00f2 creare uno<\/em> status <em>neutrale nel quale le leggi, bench\u00e9 diverse per contenuto &#8211; provvedono da sole con la loro legittimit\u00e0 alla tranquillit\u00e0, alla sicurezza e al<\/em> contentment. <em>Cos\u00ec la ragione crea uno spazio neutrale della tecnica statale, nel quale la volont\u00e0 del principe \u00e8 l&#8217;unica legge. In un simile Stato \u00e8 razionale soltanto la legittimit\u00e0 formale delle leggi, non il loro contenuto; \u00e8 razionale il comandamento formale della morale politica di obbedire alle leggi indipendentemente dal loro contenuto. Lo Stato non \u00e8 soltanto un Dio mortale, diventa anche un<\/em> automation<em>, una gigantesca macchina, e le leggi sono la leva che mette in funzione la volont\u00e0 assoluta del sovrano per tenere in movimento la macchina dello Stato. Nei binari indicati dalla ragione, lo Stato si realizza soltanto nella misura in cui mette fine alla guerra civile, e dopo la sua fine la neutralizza costantemente e durevolmente. A questo modo lo Stato, al pari della morale politica degli individui, corrisponde alla ragione.&quot;<\/em>(p. 33)<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) per l&#8217;uomo in quanto cittadino, la<\/em> prima causa <em>delle leggi morali non deve pi\u00f9 essere cercata in Dio ma in una grandezza temporale, cio\u00e8 nel potere che mette fine alla guerra civile. Queste legi sono morali non perch\u00e9 corrispondano aduna legalit\u00e0 eterna della morale &#8211; per quanto ci\u00f2 possa avvenire &#8211; ma perch\u00e9 sono l&#8217;imperativo che discende direttamente dalla situazione politica. Sono le leggi della morale politica, sulle quali &#8211; sulla base appunto di questa morale &#8211; \u00e8 il sovrano a decidere. Non l&#8217;opinione o la giusta misura, ma il motivo politico fa della virt\u00f9 una virt\u00f9. Invece per l&#8217;uomo in quanto uomo l&#8217;opinione, cio\u00e8 la sua coscienza, rimane il criterio ultimo della morale. Resta soltanto da sperare che questa opinione si orienti anch&#8217;essa secondo la necessit\u00e0 politica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec l&#8217;uomo in Hobbes si spezza in due, viene diviso in una met\u00e0 privata e in una met\u00e0 pubblica: azione ed opere sono incondizionatamente subordinate alle leggi dello Stato, l&#8217;opinione invece \u00e8 libera, \u00abin segreto\u00bb. Da qui in poi sar\u00e0 possibile all&#8217;uomo rifugiarsi nell&#8217;opinione senza doverne rendere conto. Nella misura in cui partecip\u00f2 al mondo della politica, la coscienza divenne l&#8217;istanza di controllo del dovere d&#8217;obbedienza. (&#8230;) Se invece l&#8217;individuo si arroga una competenza che lo Stato riserva a se stesso, deve mascherarla per non essere chiamato alla resa dei conti. La scissione dell&#8217;uomo tra il campo privato e quello statale \u00e8 fondamentale per la genesi del segreto. L&#8217;Illuminismo allargher\u00e0 successivamente lo spazio interno dell&#8217;opinione, ma qualsiasi pretesa avanzata dallo Stato rester\u00e0 automaticamente avvolta dal velo del segreto. La dialettica tra segreto e Illuminismo, tra smascheramento e mistificazione si trova gi\u00e0 alla radice dello Stato assoluto. \u00c8 l&#8217;eredita delle lotte di religione, che con la dualit\u00e0 consapevolmente accettata fece il suo ingresso nel principio dello Stato assolutistico.&quot;<\/em> (pp. 37-38).<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, a questo punto &#8211; a grandi linee &#8211; lo schema interpretativo proposto dallo studioso tedesco. La societ\u00e0 \u00e8 minacciata continuamente dallo scoppio della guerra civile, stante la natura ferina dell&#8217;uomo e la sua aggressivit\u00e0 innata nei confronti dei propri simili (<em>homo homini lupus<\/em>). La concezione dell&#8217;assolutismo nasce appunto dall&#8217;esperienza della guerre civili del tardo Cinquecento in Francia e del primo Seicento in Inghilterra; per porvi un argine, anzi per renderne impossibile la ripresa, si invoca e si teorizza lo Stato &quot;Leviatano&quot;, diretto da un&#8217;unica volont\u00e0 e forte abbastanza per incutere terrore ai violenti e costringere ciascuno al rispetto dei propri simili: non in nome di un principio morale superiore e assoluto, ma in nome dell&#8217;onnipotenza della legge. Sulla scia di Machiavelli, morale e politica si separano per sempre; per\u00f2, se la morale ammessa dallo Stato e controllata dalla coscienza \u00e8 quella dell&#8217;obbedienza alla politica, le opinioni personali dei sudditi devono per forza venir relegate <em>in interiore homine<\/em>, mimetizzarsi, occultarsi.. Da questa frattura nasce un dualismo: come Cartesio ha tenuto a battesimo il dualismo di <em>res cogitans<\/em> e <em>res extensa<\/em>, cos\u00ec Hobbes tiene a battesimo il dualismo di <em>publicus<\/em> e <em>privatus<\/em>, di obbedienza formale alle leggi dello Stato e di libero pensiero coltivato in segreto, come una colpa ma anche come l&#8217;unico mezzo per conservare integra la propria dignit\u00e0 di soggetto dotato di libero arbitrio.<\/p>\n<p>Nasce un nuovo tipo umano, doppio, astuto, dissimulatore, ossequiente nei confronti dello Stato ma, al tempo stesso, animato da una segreta avversione, da un odio profondo verso di esso, tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 costretto a dissimularsi e a nascondersi nell&#8217;ombra. Ed ecco prendere corpo, come frutto di questa scissione e di questa frustrazione, la propensione al segreto e, contemporaneamente, a una radicale riforma della politica: i due elementi che sono alle origini del fenomeno della Massoneria e di quello degli Illuminati di Baviera. Si trattava, in sostanza, di un rifiuto dello Stato, divenuto troppo potente e coercitivo, in nome di un ritorno al rango di uomini liberi; di un innalzamento morale e politico da sudditi a cittadini &#8211; non cittadini di questo o quello Stato, perch\u00e9 lo Stato \u00e8 divenuto un idolo da abbattere, ma cittadini del mondo: l&#8217;ideale cosmopolita proprio dell&#8217;Illuminismo maturo.<\/p>\n<p><em>&quot;La libert\u00e0 dallo Stato esistente &#8211; pi\u00f9 ancora della sua uguaglianza sociale &#8211; fu il vero e proprio elemento politico delle logge massoni. La legislazione interna delle logge, la loro libert\u00e0 e indipendenza erano possibili soltanto in u campo che fosse sottratto all&#8217;influenza tanto delle istanze ecclesiastiche quanto all&#8217;intervento politico del potere statale esistente. Perci\u00f2 fin dall&#8217;inizio il segreto ebbe funzione di rifiuto e di protezione. \u00abI segreti e il silenzio &#8211; \u00e8 detto esplicitamente nel 1738 in un protocollo supplementare della Loggia di Amburgo, la prima ad essere fondata su suolo tedesco- i segreti e il silenzio sono il mezzo principalissimo per affermarci e per affermare e rafforzare il godimento della massoneria\u00bb. Al posto della protezione dello Stato subentr\u00f2 la protezione dallo Stato.&quot;<\/em> (p. 88).<\/p>\n<p>E cos\u00ec la separazione tra politica e morale porta in un primo tempo all&#8217;onnipotenza dello Stato, in un secondo tempo alla reazione contro quella onnipotenza e, quindi, al progetto di un potere efficace, ma occulto, in grado di proteggere l&#8217;individuo contro di essa e di allenarlo a un esercizio del potere effettivo, che si sappia celare abilmente fra le pieghe stesse dello Stato: una sorta di Antistato (l&#8217;espressione non \u00e8 del Koselleck, ma nostra) che ricorda, nelle sue linee generali, il concetto odierno di <em>lobby<\/em> ovvero di centro decisionale occulto.<\/p>\n<p><em>&quot;Nel continente, due formazioni hanno dato n&#8217;impronta decisiva all&#8217;et\u00e0 dell&#8217;Illuminismo: la R\u00e9publique des lettres e le logge della Massoneria. L&#8217;Illuminismo e il segreto appaiono fin dall&#8217;inizio una coppia storica.&quot;<\/em> (pp. 77-78).<\/p>\n<p>Il mistero, caratteristico delle logge massoniche e, in genere, delle societ\u00e0 segrete, svolse una funzione notevole nell&#8217;attrarre nuovi adepti, in una vasta operazione che vide la borghesia &quot;arruolare&quot; numerosi esponenti del ceto aristocratico; esso fu quasi una versione moderna degli antichi Misteri eleusini, e la Massoneria ricorda per certi aspetti (sono sempre paragoni nostri) la setta orfico-pitagorica. Il giuramento di mantenere il segreto si accompagna a una forte volont\u00e0 di rinnovamento spirituale della societ\u00e0, grazie ad una <em>\u00e9lite<\/em> di saggi o &quot;illuminati&quot; che sanno interpretare gli autentici bisogni dell&#8217;uomo (ci par di avere gi\u00e0 sentito simili concetti nella storia contemporanea; Lenin sarebbe dunque figlio adottivo di Lessing?). Scrive ancora Koselleck:<\/p>\n<p><em>&quot;Il mistero delle logge prima ancora che nei contenuti consistette nell&#8217;aureola che da esso si irradiava. Il segreto prometteva la partecipazione ad una nuova vita, migliore ancora sconosciuta. L&#8217;iniziazione significava \u00abla scoperta di un nuovo mondo celato all&#8217;interno di quello antico\u00bb.&quot;<\/em> (Adam Weishaupt, figura-chiave degli Illuminati di Baviera).<\/p>\n<p>Quanto allo scopo ultimo della Massoneria, che &#8211; nota Koselleck &#8211; non dovevano essere apertamente rivelati al pubblico e nemmeno agli iniziati di grado inferiore, esso esisteva nel rendere superflua, per quanto possibile, l&#8217;esistenza stessa degli Stati. Per Koselleck, la Massoneria non \u00e8 affatto un aspetto marginale dell&#8217;Illuminismo, ne \u00e8 la vera essenza, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;essenza dello spirito borghese. All&#8217;interno delle logge, l&#8217;uomo non era pi\u00f9 il suddito sottoposto al potere dello Stato, ma un uomo tra gli uomini, libero di progettare e di operare al di fuori dello Stato. Riallacciandosi, in un certo senso, alla tradizione dei Templari, dei Rosa Croce e dei Filateti, i membri delle logge speravano di illuminare e riscattare l&#8217;uomo; ma, se quelli avevano fatto leva sulle scienze occulte, i massoni fanno leva sui &quot;lumi&quot; della ragione naturale. Scrive Lessing (citato a p. 87 e a p. 146) che<\/p>\n<p><em>&quot;Per sua natura, la massoneria \u00e8 tanto antica quanto la societ\u00e0 borghese. Entrambe non potevano che nascere contemporaneamente, se addirittura la societ\u00e0 borghese non \u00e8 un rampollo della massoneria. (&#8230;)La massoneria non \u00e8 niente di arbitrario, niente di inutile, ma qualcosa di necessario, che \u00e8 fondato sull&#8217;essenza dell&#8217;uomo e sulla societ\u00e0 borghese.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Apolitico in senso stretto, perch\u00e9 mirante a vivere una vita del tutto indipendente da quella dello Stato, il massone \u00e8 politico in senso ampio e indiretto, perch\u00e9 la sua teorizzazione di una istanza morale superiore a quella dello Stato (la &quot;felicit\u00e0&quot;), e nella quale lo Stato trova eventualmente la sua unica giustificazione, \u00e8 potenzialmente rivoluzionaria.<\/p>\n<p>Curiosamente, infatti, per Koselleck, l&#8217;assolutismo compie una sorta di suicidio allorch\u00e9 Turgot, il potente ministro di Luigi XVI, afferma che <em>&quot;tutto ci\u00f2 che danneggia la societ\u00e0 \u00e8 soggetto al tribunale della coscienza&quot;<\/em>, perch\u00e9 in questo modo le basi ideologiche dell&#8217;assolutismo, fissate da Hobbes, vengono rovesciate. La fonte del diritto diviene la coscienza, cio\u00e8 l&#8217;istanza morale, e non pi\u00f9 il potere dominante in quanto tale; mentre per Hobbes il potere si autogiustificava e diveniva soggetto di diritto, proprio in virt\u00f9 di una istanza politica: quella di impedire la guerra civile. In Hobbes la morale \u00e8 soggetta alla politica, in Turgot la politica \u00e8 soggetta alla morale. Il sovrano assoluto si muove entro i confini che gli pone un diritto derivato dalla morale. Il re assoluto diviene l&#8217;esecutore di una giustizia assolutamente morale. Se egli, invece, dovesse agire contro le leggi della coscienza morale e contro i diritti dell&#8217;umanit\u00e0, la sua legittima autorit\u00e0 decadrebbe automaticamente.<\/p>\n<p>L&#8217;immoralit\u00e0 dei governi, dunque, giustifica la rivolta: Rousseau batte alle porte, e il suo discepolo Robespierre sapr\u00e0 trarne le logiche conseguenze. Il vizio non ha diritto di esistere, esso \u00e8 intimamente contrario alla natura umana e inevitabilmente contro-rivoluzionario. La morale (della borghesia, della massoneria, degli illuministi) \u00e8 divenuta l&#8217;unica fonte di legittimazione del potere: un potere che non vi si sottometta non \u00e8 altro che un disordine costituito, cos\u00ec come un sovrano che non governi nell&#8217;interesse del bene collettivo \u00e8 &quot;uno schiavo ribelle&quot; che merita l&#8217;eliminazione non solo politica, ma altres\u00ec fisica. Si va verso il totalitarismo etico, verso la &quot;dittatura della virt\u00f9&quot; e (sono sempre conclusioni nostre) verso la &quot;santa ghigliottina&quot; del 1793-94.<\/p>\n<p><em>&quot;La volont\u00e0 una e incondizionata, cui veniva ricondotta la decisione sovrana del signore assoluto, fu da Rousseau rivendicata alla societ\u00e0. Il risultato \u00e8 la volont\u00e0 generale assoluta, che si d\u00e0 da s\u00e9 la legge. Il signore visibile, condannato alla corruzione in quanto portatore del potere, viene detronizzato , ma la volont\u00e0 sovrana \u00e8 mantenuta come principio della decisione politica. Essa viene consegnata ad una societ\u00e0 che in quanto societ\u00e0 non pi\u00f2 affatto disporre di questa volont\u00e0. Infatti la somma di individui dotati di volont\u00e0 non d\u00e0 una volont\u00e0 globale, cos\u00ec come la somma di singoli interessi non d\u00e0 un interesse globale. Semmai la<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>\u00e8 l&#8217;emanazione di una totalit\u00e0, l&#8217;espressione del popolo-Stato che soltanto con questa volont\u00e0 si costituisce in popolo-Stato. Il paradosso logico di Hobbes, che lo Stato poggia su un contratto ma poi continua ad esistere come grandezza autonoma, era politicamente realizzabile perch\u00e9 in tal modo veniva lasciata libera la volont\u00e0 sovrana del signore che rappresentava lo Stato. Ma il paradosso di Rousseau, che il popolo-Stato ha una volont\u00e0 generale grazie alla quale diviene popolo-Stato, dal punto di vista politico non \u00e8 direttamente realizzabile: esso suppone libera una volont\u00e0 che per prima cosa non ha nessuno che la realizzi. Non delegabile, non rappresentabile, la volont\u00e0 considerata sovrana scompare nell&#8217;invisibile. L&#8217;identit\u00e0 tra lo Stato e la societ\u00e0, tra l&#8217;istanza decisionale sovrana e la totalit\u00e0 dei cittadini \u00e8 condannata a priori a rimanere un mistero.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La volont\u00e0 pura in quanto tale, che \u00e8 essa stessa meta della sua realizzazione, \u00e8 la vera sovrana. La metafisica della rivoluzione permanente \u00e8 in tal modo anticipata. Il risultato \u00e8 lo Stato totale. Esso poggia sulla supposta identit\u00e0 tra morale borghese e decisione sovrana. Ogni manifestazione di volont\u00e0 della totalit\u00e0 \u00e8 una legge generale, perch\u00e9 pu\u00f2 intendere soltanto la propria totalit\u00e0. Sopra lo Stato popolare regna la<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale<em>, la volont\u00e0 comune assoluta, che non conosce eccezioni. Soltanto grazie alla sua esistenza questo sovrano \u00e8 sempre ci\u00f2 che deve essere, e lo \u00e8 sempre in modo totale. La volont\u00e0 generale assoluta che non conosce eccezioni \u00e8 l&#8217;eccezione e basta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La sovranit\u00e0 di Rousseau si rivela cos\u00ec una dittatura permanente. Essa ha la medesima origine della rivoluzione permanente, in cui si \u00e8 trasformato il suo Stato. Le funzioni della dittatura vengono assolte da colui che riesce a realizzare la volont\u00e0 generale ipostatizzata. La presupposta<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>in quanto nuovo principio politico trasforma in nodo radicale il portatore di tale principio, cio\u00e8 la societ\u00e0. Questa viene statalizzata trasformandosi in collettivit\u00e0. La collettivit\u00e0 scaturisce dalla somma degli individui dopo che questi hanno assorbito lo Stato che li ha dapprima fatti nascere come individui politici. Lo Stato popolare, la collettivit\u00e0 che governa se stessa, presuppone insomma la volont\u00e0 generale, cos\u00ec come questa si fonda su una collettivit\u00e0 che in precedenza ha essa stessa creato. Spiegando l&#8217;una grandezza con l&#8217;altra, Rousseau pu\u00f2 far apparire la postulata unit\u00e0 di entrambe come una realt\u00e0 in s\u00e9 conchiusa. Ma questa totalit\u00e0 razionale ha una fessura attraverso la quale trapela la fattualit\u00e0 pura e semplice. Il cittadino ottiene la sua libert\u00e0 soltanto se partecipa alla volont\u00e0 globale, ma come uomo questo cittadino non pu\u00f2 mai sapere quando e come il suo io interno si fonde con la volont\u00e0 globale. Gli individui possono sbagliare, la<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>mai. La totalit\u00e0 razionale della collettivit\u00e0 e della sua<\/em> volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale <em>impongono perci\u00f2 una costante correzione della realt\u00e0, cio\u00e8 degli indivisui viventi che non sono ancora entrati nella collettivit\u00e0. Realizzare questa correzione della realt\u00e0 \u00e8 compito della dittatura.&quot;<\/em> (pp. 206-207).<\/p>\n<p>Questo passaggio \u00e8 particolarmente significativo perch\u00e9, ricollegando Rousseau a Trotzkij e la &quot;volont\u00e0 generale&quot; alla rivoluzione permanente, mostra che il XIX e il XX secolo non hanno inventato proprio niente, ma hanno semplicemente portato alle estreme conseguenze i presupposti impliciti nella morale totalitaria della borghesia illuminista permeata di spirito massonico; o, se si preferisce, della massoneria permeata di spirito borghese. I <em>gulag<\/em> e i campi di concentramento sono gli eredi diretti della ghigliottina e della repressione della Vandea; e le purghe staliniane stanno al terrore giacobino, cos\u00ec come il giustizialismo spiccio degli <em>enrag\u00e9s<\/em> precorre Guantanamo e la &quot;guerra infinita&quot; di Bush del Bene contro il Male. In ciascuno di questi casi si trattava e si tratta di far trionfare l&#8217;unica verit\u00e0 e l&#8217;unica morale possibile, quella della volont\u00e0 generale, contro quelle forze che &#8211; vengano esse dall&#8217;alto o dal basso, residui del passato o embrioni del futuro &#8211; esprimono interessi e finalit\u00e0 disgiunti dalla societ\u00e0 collettivizzata e dalla supposta volont\u00e0 globale.<\/p>\n<p>Il problema &#8211; aggiungiamo noi &#8211; \u00e8 appunto che tale volont\u00e0 globale, in realt\u00e0, non \u00e8 cos\u00ec globale come vorrebbero far credere i suoi teorizzatori, Si tratta pur sempre di un&#8217;ideologia nel senso marxiano, e deteriore, del termine: ossia della concezione politica di una classe che si spaccia per concezione politica dell&#8217;intera societ\u00e0. <em>Mutatis mutandis<\/em>, \u00e8 ancora il pensiero politico della borghesia che, da Locke a Montesquieu, da Rossseau a Robespierre, si prolunga fino ai giorni nostri. Mussolini, Hitler, Stalin erano tutti figli della piccola borghesia e i sistemi politici da essi creati spacciavano delle ideologie nate nell&#8217;ambito del ceto medio per la volont\u00e0 generale. Nella seconda met\u00e0 del Novecento e, pi\u00f9 ancora, dopo la dissoluzione dell&#8217;URSS e la fine della &quot;guerra fredda&quot;, la borghesia \u00e8 divenuta la detentrice assoluta del potere mondiale e si appresta a difendere con le unghie e coi denti la posizione raggiunta. I suoi grandi nemici sono all&#8217;interno i cittadini che rifiutano di integrarsi ideologicamente o materialmente nella collettivit\u00e0 e, all&#8217;esterno, il proletariato asiatico, africano e latino americano, la cui punta di diamante \u00e8 costituita, attualmente, dal cosiddetto integralismo islamico.<\/p>\n<p>Tuttavia, non \u00e8 il caso di farsi illusioni. La logica della rivoluzione permanente essendo metafisica, non giunger\u00e0 mai il momento in cui l&#8217;ultimo nemico verr\u00e0 distrutto: sempre la borghesia dovr\u00e0 creare un nuovo avversario per legittimare l&#8217;uso della forza da parte degli strumenti preposti ad imporre il rispetto della volont\u00e0 generale. Ci sar\u00e0 sempre un cow-boy texano di turno a indossare i pani dello Sceriffo universale, e ci sar\u00e0 sempre un Bin Laden di turno a vestire i panni del cattivo &quot;assoluto&quot; per legittimare e rendere credibile tale uso della forza. E ci\u00f2 &#8211; lo abbiamo gi\u00e0 visto, e pi\u00f9 volte &#8211; in una girandola senza fine, nella quale gli amici e i portabandiera della volont\u00e0 generale diventano a loro volta i malvagi e i tiranni che ad essa si oppongono e che vanno perci\u00f2 sterminati senza piet\u00e0. Trotzkij, grande teorico della rivoluzione permanente, diventa nell&#8217;URSS di Stalin il nemico pubblico numero uno, responsabile di ogni misfatto contro-rivoluzionario e perci\u00f2 reo di morte: la sentenza viene eseguita a Citt\u00e0 del Messico da sicari di Stalin che agiscono come emissari della volont\u00e0 generale del popolo sovietico. Saddam Hussein, il prezioso alleato degli USA nel conflitto contro l&#8217;integralismo khomeinista negli anni &#8217;80 del Novecento, un decennio dopo \u00e8 divenuto il grande nemico della pace e della sicurezza e perci\u00f2 reo di morte: la sentenza viene eseguita in una Baghdad asservita agli Americani e stravolta da una violenza quotidiana che fa impallidire le loro promesse di pace e benessere con le quali avevano giustificato l&#8217;aggressione all&#8217;Iraq del 2003.<\/p>\n<p>Si potrebbe ricordare che sia il regime di Mussolini, sia quello di Hitler vennero inizialmente guardati con favore dai poteri forti della finanza e della politica occidentale, che non mancarono di sostenerne e favorirne l&#8217;ascesa; salvo, poi, scorgere in essi i peggiori pericoli per la sicurezza e per la pace mondiale. Nel processo di Norimberga, infine, si vide come la volont\u00e0 generale volle trascendere i confini del popolo-Stato per imporre una morale globale internazionale, e ci\u00f2 produsse il curioso spettacolo dei giudici sovietici &#8211; quelli stessi che avevano mandato a morte o nei <em>gulag<\/em>, durante le purghe, milioni di loro concittadini &#8211; condannare ora a morte, in nome dell&#8217;etica <em>totale<\/em>, i capi del Terzo Reich. Accanto a loro sedevano pure i giudici americani, che non avevano trovato nulla di moralmente discutibile nell&#8217;impiego della bomba atomica su due inermi citt\u00e0 giapponesi piene di vecchi, donne e bambini; e quelli britannici, che non avevano fiatato quando Churchill, per fredda e deliberata malvagit\u00e0, aveva fatto radere al suolo Dresda e le altre citt\u00e0 tedesche nell&#8217;ultima fase della guerra, fuori da ogni utilit\u00e0 di carattere strategico-militare, trasformando in torce umane, mediante l&#8217;uso di bombe incendiarie, centinaia di migliaia di esseri viventi. E si potrebbe continuare a lungo con analoghi esempi.<\/p>\n<p>Tuttavia, crediamo che sia sufficiente. Ci basta aver messo in evidenza come il principio della volont\u00e0 generale, versione laica e immanente delle religioni che avevano ispirato le concezioni politiche pre-moderne, per l&#8217;ambiguit\u00e0 della sua stessa natura &#8211; non delegabile, non rappresentabile, in ultima istanza inesprimibile come lo \u00e8 il concetto divino del giudaismo &#8211; non pu\u00f2 non portare all&#8217;ipocrisia del suo uso strumentale e alle aberrazioni della sua violenza totalitaria.<\/p>\n<p>Come si potrebbe uscire da un tale circolo vizioso? A nostro avviso, solo mediante la rinuncia a subordinare l&#8217;individuo alla collettivit\u00e0 e con una rifondazione del valore intrinseco della <em>persona<\/em>, che \u00e8 soggetto di diritti naturali anche anteriormente, o indipendentemente, dal fatto di integrarsi nella supposta volont\u00e0 generale. Si tratta, in ultima analisi, di demistificare il paradosso della modernit\u00e0, la quale, dopo aver divinizzato l&#8217;idea di progresso, \u00e8 costretta dagli automatismi che essa produce a rincorrere il fantasma di una legge sempre pi\u00f9 generale e sempre pi\u00f9 totalizzante. Ma, per realizzare una simile demistificazione, bisognerebbe rifondare il rapporto metafisico tra gli essenti e l&#8217;Essere, tra le persone finite e la Persona Infinita: perch\u00e9 solo da una morale che poggi le sue basi su una verit\u00e0 extra-umana e superiore all&#8217;umana, l&#8217;uomo &#8211; insieme a tutte le altre creature, soggette anch&#8217;esse di diritti naturali &#8211; pu\u00f2 sfuggire alla tentazione di deificare la propria stessa morale, dimenticandosi che essa \u00e8 sempre espressione di un gruppo, una classe o una civilt\u00e0 e mai veramente universale. E se anche potesse divenire universale, per mezzo di un atto di forza planetario &#8211; il Nuovo Ordine Mondiale auspicato al gruppo Bildberg e da altri poteri occulti? &#8211; un&#8217;etica puramente laica e immanente non potrebbe che tradire la profonda, strutturale esigenza della natura umana di trascendersi e di cercare il proprio completamento e la propria realizzazione ultima in una realt\u00e0 che eccede la dimensione del contingente, per puntare verso l&#8217;Assoluto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel libro assai stimolante di Renhart Koselleck, Critica illuminista e crisi della societ\u00e0 borghese (edizione originale Kritik und Krise. Ein Beitrag zur Phatogenese der b\u00fcrgerlichen Welt,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-25900","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25900","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25900"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25900\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}