{"id":25893,"date":"2021-12-05T11:03:00","date_gmt":"2021-12-05T11:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/05\/il-vicolo-cieco-della-ricerca-che-si-avvita-su-se-stessa\/"},"modified":"2021-12-05T11:03:00","modified_gmt":"2021-12-05T11:03:00","slug":"il-vicolo-cieco-della-ricerca-che-si-avvita-su-se-stessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/05\/il-vicolo-cieco-della-ricerca-che-si-avvita-su-se-stessa\/","title":{"rendered":"Il vicolo cieco della ricerca che si avvita su se stessa"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono scrittori che si conquistano uno spazio ed esercitano un fascino strano su un certo tipo di pubblico, pi\u00f9 per quello che non hanno detto che per quello che hanno detto; scrittori i quali hanno lasciato di s\u00e9 l&#8217;impressione, a torto o a ragione, che, se fossero vissuti qualche anno in pi\u00f9&#8230;; se la vita li avesse favoriti nella diffusione delle loro idee; se i gradi editori li avessero scoperti per tempo, o qualche critico famoso si fosse accorto di loro un po&#8217; prima&#8230; insomma se, se, se, sarebbero passati alla storia come dei giganti non solo delle lettere, ma del pensiero. Ci mancava veramente poco, pochissimo: erano gi\u00e0 l\u00ec, in prossimit\u00e0 della meta, praticamente arrivati, almeno in senso morale. Per\u00f2 \u00e8 mancato qualcosa, qualcosa non \u00e8 andato per il verso giusto; o forse \u00e8 giusto cos\u00ec: ci sono dei geni che devono restare un po&#8217; nascosti, che non devono dare tutto il loro sapere al pubblico. Che avrebbero potuto, che avrebbero forse anche voluto, ma che alla fine&#8230; \u00e8 andata in un&#8217;altra maniera. E non per ci\u00f2 che hanno scritto, se vengono adesso ricordati, o non tanto per ci\u00f2 che hanno scritto, ma per ci\u00f2 che avrebbero potuto scrivere; per ci\u00f2 che erano sul punto di scrivere, e invece&#8230; E tuttavia qualcosa hanno lasciato: se non altro il rimpianto, il rammarico, e quel dolce (s\u00ec, dolce) senso d&#8217;incompletezza che \u00e8 in relazione con la poetica leopardiana del vago e dell&#8217;indefinito. Ricordate la poesia <em>L&#8217;infinito<\/em>? <em>Sempre caro mi fu quest&#8217;ermo colle<\/em>, ecc. Meno male che c&#8217;\u00e8 una siepe a nascondere l&#8217;orizzonte; meno male che il destino s&#8217;incarica di confondere un po&#8217; le acque, di mettere almeno un pizzico di mistero nella trama della vita, cos\u00ec che siamo stimolati a farci delle domande. Perch\u00e9 se quegli scrittori, quei poeti, quei maestri &#8212; ma s\u00ec, chiamiamoli con il loro vero nome: <em>maestri<\/em> &#8211; avessero esplicitato le loro scoperte sino in fondo; se avessero detto tutto quel che volevano dire, che potevano dire, che erano in grado di dire, a noi cosa sarebbe rimasto, dopotutto? \u00c8 per questo, per questa componente di non detto, di misterioso, di allusivo, che ora noi li ricordiamo come dei maestri di sapienza, oltre che dei maestri di poesia. E infatti li si trova specialmente in quella zona umbratile, eccentrica, essenzialmente ambigua, che \u00e8 la cosiddetta letteratura sapienziale: espressione che, in Occidente, pu\u00f2 voler dire tutto e il contrario di tutto. Perch\u00e9 in Occidente, e specialmente nei secoli della modernit\u00e0, la cosiddetta letteratura sapienziale (espressione che ci \u00e8 familiare quasi solo quando si parla della <em>Bibbia<\/em>, e specialmente di un gruppo di libri della <em>Bibbia<\/em>) \u00e8 sempre stata vista come una figlia spuria, una specie di parente povera, quasi priva di radici (il che \u00e8 falso, naturalmente) e perci\u00f2 riservata a dei cultori raffinati, ma particolari, un tantino bizzarri, dai bisogni spirituali tanto vasti quanto indefiniti e dai gusti non facili da interpretare, figuriamoci poi soddisfarli.<\/p>\n<p>Questa premessa era necessaria per introdurre la figura e l&#8217;opera di uno dei pi\u00f9 controversi poeti francesi del Novecento: Ren\u00e9 Daumal (1908-1944). <em>Controverso<\/em>, per la verit\u00e0, \u00e8 una definizione (e forse \u00e8 grave sconvenienza) che ci permettiamo di dare noi: di fatto, la sua fama \u00e8 pacificamente assicurata ed egli \u00e8 stato assunto da tempo nell&#8217;Olimpo dei grandi. Ma \u00e8 stato un grande? \u00c8 grande la sua poesia, \u00e8 grande la sua concezione della vita? Nato in un villaggio delle Ardenne e trasferitosi presto a Parigi, fondatore, con altri, della rivista <em>Le grand Jeu<\/em>, fa un lungo soggiorno negli Stati Uniti e intanto studia il sanscrito e la filosofia ind\u00f9. Tornato in Francia, muore di tubercolosi, a soli trentasei anni, lasciando incompiuto il suo (presunto) capolavoro, intitolato <em>Il Monte Analogo<\/em>: una sorta di romanzo iniziatico e sapienziale ispiratogli dai suoi studi di filosofia indiana e pi\u00f9 ancora dal discepolato con un altro &quot;maestro&quot; assai controverso, Georges Ivanovic Gurdijeff. Dal libro, guarda caso, ha poi tatto un film quel bel tipo di regista, attore, intellettuale tuttofare e parecchio istrionico e cialtrone di Alejandro Jodorowsky, che nessuno ha mai capito n\u00e9 cosa voglia dire, n\u00e9 se abbia davvero qualcosa da dire. La fama di Daumal, dunque, \u00e8 fondata principalmente su due cose: un libro rimasto incompiuto e una vita un po&#8217; strana, irregolare, che ha permesso ai critici suoi simpatizzanti di definirlo, con compiacimento, <em>un cattivo ragazzo<\/em>, poich\u00e9 faceva uso di droghe e alternava gli studi di tibetano e giapponese ad esperienze che oggi si dicono trasgressive, anche se non scandalizzano pi\u00f9 nessuno. Perch\u00e9, appunto, Daumal \u00e8 stato un maestro: se un buon maestro o no, questo \u00e8 da vedere; ma che abbia fatto strada, o meglio che abbia indicato una strada, non c&#8217;\u00e8 dubbio. Il paradosso di questo indicatore di strade \u00e8 che non aveva trovato la sua; o forse l&#8217;aveva trovata ma, come abbiamo accennato nella premessa, gli sfuggiva continuamente; oppure ancora l&#8217;aveva trovata, ma in sogno e non nella realt\u00e0. Insomma: l&#8217;aveva trovata e non l&#8217;aveva trovata; salvo poi teorizzare che la strada non \u00e8 importante in se stessa, ma \u00e8 importante comprendere quel che si sta cercando, e che non lo si pu\u00f2 trovare finch\u00e9 non si abbandonano gli schemi abituali, mentali ed esistenziali, della nostra vita di ogni giorno. In questo, \u00e8 stato un maestro della giovent\u00f9 cresciuta dopo la Seconda guerra mondiale: una giovent\u00f9 confusa e velleitaria, che voleva tutto e subito ma che non sapeva esattamente n\u00e9 cosa, n\u00e9 come; una giovent\u00f9 irrequieta e impaziente, che abbiamo cercato di descrivere attraverso la figura di un altro intellettuale <em>underground<\/em> vissuto, per\u00f2, nella generazione successiva alla sua, cio\u00e8 in sostanza la <em>beat generation<\/em>: Colin Wilson. Come pi\u00f9 tardi Wilson, anche Daumal era alla ricerca del <em>centro originario del mondo<\/em>, del <em>punto di congiunzione con l&#8217;aldil\u00e0<\/em>, insomma la visione appagante e perfetta del Tutto, di cui nell&#8217;esistenza quotidiana possiamo cogliere solo i frammenti slegati e sbiaditi, ma della cui bellezza d&#8217;insieme abbiamo solo una vaga nostalgia. Uomini come Daumal e come Wilson sono persuasi che per cogliere quella visione istantanea, felice, definitiva, vale la pena di cercare per una vita intera; e della ricerca hanno fatto la loro missione.<\/p>\n<p>Diceva giustamente Platone che l&#8217;uomo non cercherebbe se avesse gi\u00e0 ci\u00f2 di cui va in cerca; ma che d&#8217;altra parte non saprebbe neanche da dove cominciare se non possedesse gi\u00e0, e sia pure in misura minima, perch\u00e9 solo conoscendo quel che si cerca si pu\u00f2 sapere cosa si sta cercando. Anche per Ren\u00e9 Daumal vale questo principio; si ha per\u00f2 l&#8217;impressione che, per lui, a un certo punto la ricerca in s\u00e9 sia divenuta la cosa principale e che, pur dichiarando di essere proteso spasmodicamente verso l&#8217;oggetto della ricerca, tale oggetto avesse perduto un poco della sua importanza rispetto al cercare in quanto tale. Ma qual era tale oggetto, se non la visione subitanea, esaustiva, assoluta, della Realt\u00e0 Ultima? Questo ci suggerisce di porre Daumal nella categoria dei sensuali: perch\u00e9 la ricerca finalizzata all&#8217;appagamento \u00e8 tipica di chi ha una natura sensuale (e un&#8217;intelligenza disordinata) che prevale su ogni altro aspetto. Ora, non c&#8217;\u00e8 dubbio che avere la visione perfetta dell&#8217;Assoluto sia un&#8217;esperienza appagante: anche nella ricerca intellettuale vi \u00e8 un aspetto di appagamento, perch\u00e9 la mente gode di aver trovato quel che cercava. Bisogna per\u00f2 stare attenti a non confondere l&#8217;effetto con la causa. L&#8217;appagamento, cio\u00e8 il godimento intimo, profondo, \u00e8 senza dubbio un effetto del raggiungimento della meta; ma all&#8217;origine della ricerca non pu\u00f2 e non deve esserci la ricerca del godimento, il quale viene dato come premio al ricercatore. La sola motivazione seria della ricerca spirituale \u00e8 il desiderio di realizzare pienamente e onestamente la migliore facolt\u00e0 di cui l&#8217;uomo \u00e8 dotato, la ragione unita alla retta volont\u00e0. E la volont\u00e0 \u00e8 retta quando s&#8217;indirizza verso il fine nobile e spregia i fini secondari e quelli vili. Il fine nobile dell&#8217;uomo \u00e8 uno e uno solo: conoscere, adorare e servire Dio, origine della sua vita e di tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>Questo concetto emerge abbastanza chiaramente dal brano che qui riportiamo, tratto dal racconto <em>Il Monte Analogo<\/em>, cos\u00ec come apparve sulla rivista <em>Mesures<\/em> nel gennaio 1940, che \u00e8 una prima elaborazione del capitolo iniziale del futuro romanzo incompiuto dallo stesso titolo (in: Ren\u00e9 Daumal, <em>La conoscenza di s\u00e9<\/em>; Editions Gallimard, Paris, 1970; traduzione dal francese di Bianca Candian, 1972, 1986, pp. 31-33):<\/p>\n<p><em>\u00abE poi lei \u00e8 cresciuto, ha studiato e ha cominciati a filosofare, non \u00e8 vero? Ci caschiamo tutti. Sembra che verso l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;adolescenza la vita interiore del giovane essere umano si trovi improvvisamente indebolita, castrata nel suo coraggio naturale. Il suo pensiero non osa pi\u00f9 affrontare la realt\u00e0 o il mistero faccia a faccia, direttamente; si mette a guardarli attraverso le opinioni dei &quot;grandi&quot;, attraverso i libri e i corsi dei professori. Eppure c&#8217;\u00e8 una voce che non \u00e8 del tutto uccisa, che certe volte grida &#8212; ogni volta che lo pu\u00f2, ogni volta che una scossa dell&#8217;esistenza allenta il bavaglio -, che grida la sua interrogazione, ma noi la soffochiamo subito. Ed ecco che ci capiamo gi\u00e0 un po&#8217;. Posso dirle dunque che ho paura della morte. Non di quello che ci si IMMAGINA della morte, perch\u00e9 questa paura \u00e8 essa stessa immaginaria. Non della mia morte, la cui data sar\u00e0 annotata nei registri dello stato civile. Ma di quella morte che subisco a ogni istante, more di quella voce che, dal fondo della mia infanzia, anche a me chiede: &quot;Cosa sono&quot;?, e che tutto, in noi e intorno a noi, sembra essere disposto a soffocare, ancora e sempre. Quando questa voce non parla &#8212; e non parla spesso! &#8212; sono una carcassa vuota, un cadavere agitato. Ho paura che un giorno essa taccia per sempre; o che si svegli troppo tardi &#8212; come nella sua storia di mosche: quando ci si sveglia si \u00e8 morti.<\/em>_3C/p>\n<p><em>\u00abEcco!\u00bb fece quasi con violenza \u00abLe ho detto l&#8217;essenziale. Tutto il resto, sono dettagli. Da anni aspetto di poter dire questo a qualcuno\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Si era seduto, e vidi che quell&#8217;uomo doveva avere una ragione d&#8217;acciaio per resistere alla pressione della follia che ribolliva in lui. Adesso era un po&#8217; pi\u00f9 disteso e come sollevato.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abI miei soli momenti buoni\u00bb riprese dopo aver cambiato posizione \u00aberano d&#8217;estate, quando riprendevo le scarpe chiodate, il sacco e la piccozza per andare in montagna\u00bb. Le mie non erano mai vacanze molto lunghe, ma sapevo come approfittarne! Dopo dieci o undici mesi passati a perfezionare aspirapolvere o profumi sintetici, dopo una notte di treno o una giornata di corriera, quando arrivavo, con i muscoli ancora sporchi dei veleni della citt\u00e0, ai primi campi di neve, mi succedeva di piangere come un idiota, con la testa vuota, le membra ubriache e il cuore aperto. Alcuni giorni dopo, puntellandomi in un camino o a cavallo su una cresta, i ritrovavo, riconoscevo in me dei personaggi che non avevo pi\u00f9 visto dall&#8217;estate precedente. Ma erano sempre gli stessi personaggi, dopo tutto&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abOra, nelle mie letture e nei miei viaggi avevo sentito parlarle come lei, di uomini di un tipo superiore, che possedevano le chiavi di tutto ci\u00f2 che per noi \u00e8 mistero. L&#8217;idea di un&#8217;umanit\u00e0 invisibile, interiore all&#8217;umanit\u00e0 visibile, non poteva rassegnarmi a considerarla come una semplice allegoria. Era provato dall&#8217;esperienza, mi dicevo, che un uomo non pu\u00f2 raggiungere direttamene e da solo la verit\u00e0; bisognava che esistesse un intermediario &#8211; ancora umano, per certi lati, e per altri superiore all&#8217;umanit\u00e0. Bisognava che, in qualche punto della nostra Terra, vivesse quest&#8217;umanit\u00e0 superiore e che non fosse del tutto inaccessibile. E dunque, tutti i miei sforzi non dovevano forse esser dedicati scoprirla? Anche se, nonostante la mia certezza, ero vittima di una mostruosa illusione, non avrei perso niente a compiere tali sforzi, poich\u00e9, in ogni modo, al di fuori di questa speranza tutta la vita era priva di senso.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abMa dove cercare? Da dove cominciare? Avevo girato il mondo, ficcato il naso ovunque, in ogni sorta di setta religiosa e di scuola mistica, ma di fronte a ciascuna era sempre: forse s\u00ec, forse no Perch\u00e9 avrei dovuto puntare la mia vita su questa piuttosto che su quella? Capisce, non avevo una pietra di paragone. Ma, per il fatto che siamo in DUE, tutto cambia; il compito non diventa DUE VOLTE pi\u00f9 facile, no: da IMPOSSIBILE diventa POSSIBILE. \u00c8 come se, per calcolare la distanza di un astro dal nostro pianeta, lei mi desse UN punto conosciuto sulla superficie del globo: il calcolo \u00e8 impossibile; mi dia un secondo punto, e diventa possibile, perch\u00e9 allora posso costruire il triangolo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo salto brusco nella geometria era proprio nel suo stile. Non so se lo capivo molto bene, ma c&#8217;era una forza che mi convinceva.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl suo articolo sul Monte Analogo mi ha illuminato\u00bb continu\u00f2. \u00abEsso esiste. Lo SAPPIAMO tutti e due. Dunque lo scopriremo. Dove? \u00c8 solo una questione di calcolo. Le prometto che fra qualche giorno avr\u00f2 stabilito, con l&#8217;approssimazione di alcuni gradi, la sua posizione geografica E partiamo subito, vero?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Questo brano ricorda l&#8217;atmosfera de <em>La montagna incantata<\/em> di Thomas Mann (1924) e in parte del <em>Gioco delle perle di vetro<\/em> di Hermann Hesse (1943): un&#8217;atmosfera artificiale, da serra, popolata da personaggi allucinati, velleitari, protesi verso qualcosa che sfugge sempre, perch\u00e9 forse non esiste, o non si trova dove lo cercano. Daumal cercava, fra l&#8217;oppio e la sapienza ind\u00f9, la Parola Suprema, il Punto Universale, il Monte Analogo. Ma li avrebbe trovati? La sua fama si regge su questo dubbio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono scrittori che si conquistano uno spazio ed esercitano un fascino strano su un certo tipo di pubblico, pi\u00f9 per quello che non hanno detto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25893","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25893","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25893"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25893\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25893"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25893"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25893"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}