{"id":25891,"date":"2020-03-22T10:47:00","date_gmt":"2020-03-22T10:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/22\/il-vero-problema-e-sempre-quello-la-consapevolezza\/"},"modified":"2020-03-22T10:47:00","modified_gmt":"2020-03-22T10:47:00","slug":"il-vero-problema-e-sempre-quello-la-consapevolezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/22\/il-vero-problema-e-sempre-quello-la-consapevolezza\/","title":{"rendered":"Il vero problema \u00e8 sempre quello: la consapevolezza"},"content":{"rendered":"<p>Diceva Epitteto che noi siamo tormentati non gi\u00e0 dalle cose, ma dai principi e dalle nozioni che ricaviamo dalle cose, vale a dire dalle impressioni che riceviamo da esse e dalle opinioni che ci formiamo intorno ad esse. In altre parole, esiste un mondo oggettivo, fuori di noi, ma non esiste una maniera oggettiva di percepirlo: ci\u00f2 che noi sappiamo e giudichiamo del mondo \u00e8 quello che filtra attraverso i nostri sensi, la nostra volont\u00e0 e la nostra intelligenza. E poich\u00e9 noi non siamo tutti uguali, con gran dispiacere e supremo scorno degli egualitaristi, ma ciascuno possiede un certo grado di sensibilit\u00e0, di volont\u00e0 e d&#8217;intelligenza, ne consegue che il mondo \u00e8 pi\u00f9 grande o pi\u00f9 piccolo, pi\u00f9 semplice o pi\u00f9 difficile, pi\u00f9 ricco o pi\u00f9 povero a seconda dei casi. <em>Quiquid recipitur, ad modum recipientis recipitur<\/em>: ognuno recepisce le cose secondo la propria misura e la propria capacit\u00e0. Ponete due persone davanti a un quadro di Van Gogh, a una poesia di Rilke, a una fuga di Bach, ma anche di fronte a una legge fisica o a un teorema geometrico: non ne ricaveranno certo le stesse identiche impressioni, non se ne faranno la stessa idea, e non ne godranno lo stesso piacere estetico o intellettuale. E questo non \u00e8 relativismo, ma prendere atto della diversit\u00e0 umana. Fermo restando che sono operose e collaborative quelle societ\u00e0 le quali si sforzano di condurre gli individui, specie sul terreno della vita pratica e della sfera morale non verso un&#8217;impossibile uguaglianza, ma verso una condivisione del principio di realt\u00e0, che esiste come substrato dal quale ognuno poi ricava le sue impressioni e le sue deduzioni; mentre vanno verso il disordine e il collasso quelle societ\u00e0 le quali incoraggiano e perfino spronano ciascun individuo a non tener conto minimamente del principio di realt\u00e0, e a realizzare, nella propria vota, anche calpestando gli altri, il massimo del proprio utile o della propria idea soggettiva del bene. Facciamo un esempio: in natura esistono due generi sessuali, maschile e femminile (oltre a un numero statisticamente insignificante di individui ermafroditi): questo \u00e8 il principio di realt\u00e0. Ma una societ\u00e0 molle e viziosa, abituata a soddisfare ogni capriccio e, spesso, ogni aberrazione, si ribella al principio di realt\u00e0, e pretende che ciascuno dei suoi membri possa cambiare sesso, se lo vuole, e magari anche cambiarlo di nuovo, affidandosi a una serie di interventi ormonali e chirurgici, il tutto a spese della sanit\u00e0 pubblico, essendo stato riconosciuto come un diritto sacrosanto della persona. Tuttavia, si potrebbe obiettare, essere uomini significa proprio poter dire al mondo cos\u00ec com&#8217;\u00e8: ad accettarlo senza discussioni, per cos\u00ec dire, sono solo gli animali, che si muovono in esso facendo proprie tutte le sue logiche, come osservava il filosofo Max Scheler. Senza dubbio, \u00e8 proprio cos\u00ec: lo statuto ontologico dell&#8217;uomo risiede proprio nella sua capacit\u00e0 di prendere le distanze dal mondo, di dire &quot;no&quot; a ci\u00f2 che nel mondo gli resiste e gli si oppone. E dunque? Rispondiamo che l&#8217;essenza dell&#8217;uomo, e la sua stessa dignit\u00e0, risiedono, certamente, nella possibilit\u00e0 che egli resista e si opponga al mondo come gli \u00e8 dato, ma non in maniera arbitraria e tracotante (la <em>hybris<\/em> dei greci), non in maniera scriteriata e distruttiva, per s\u00e9 e per il mondo, bens\u00ec in accordo e in armonia con la legge morale naturale, che \u00e8 come un riflesso della legge positiva stabilita da Dio, autore della natura e quindi giudice supremo del giusto e del&#8217;ingiusto, del bene e del male. Ricordiamo infatti che il primo peccato dell&#8217;umanit\u00e0, il Peccato originale, consistette nel rifiuto di accettare l&#8217;assolutezza del giudizio divino sul bene e sul male e nel tentativo di raggiungere un gradi sapienza tale da poter stabilire da se stesso cosa siano il bene e il male, in pratica tentando di rendersi il dio di se stessi. Pertanto \u00e8 giusto che gli uomini agiscano sulla realt\u00e0 e tentino di modificarla, ma non in opposizione al principio di realt\u00e0 e non sfidando e sovvertendo le leggi naturali fondamentali, cio\u00e8 sempre ricordandosi del loro statuto ontologico che \u00e8 di creature e non di creatori. Un altro esempio: la legge fondamentale della natura \u00e8 che i viventi sono mortali. Perci\u00f2 difendere e proteggere la vita \u00e8 bene (fin dal concepimento per\u00f2, e non solo dopo la nascita); ma accanirsi a mantenerla quando \u00e8 giunta al suo termine naturale o dedicarsi a pazzesche ricerche sull&#8217;immortalit\u00e0 fisica \u00e8 profondamente sbagliato.<\/p>\n<p>Pertanto, gira e rigira, si torna sempre alo stesso punto: qualsiasi problema si tratto di affrontare, pubblico o provato; qualsiasi emergenza, qualsiasi difficolt\u00e0, qualsiasi crisi, dalla pi\u00f9 lieve e transitoria, alla pi\u00f9 grave e inarrestabile, ci riconduce alla medesima conclusione: \u00e8 la nostra consapevolezza che offre gli strumenti per dare una risposta, per trovare la soluzione, per indicare la via da seguire. E ci\u00f2 vale per tutti gli ambiti dell&#8217;esistenza: politico, economico, medico, scientifico, culturale, religioso, e perfino sportivo. <em>La consapevolezza consiste nella giusta coscienza di s\u00e9 unita al necessario approccio critico verso le cose<\/em>. \u00c8 consapevole un essere umano che \u00e8 cosciente di essere ci\u00f2 che realmente \u00e8 sia in quanto persona, ossia come creatura spirituale incarnata fatta a immagine di Dio e venuta al mondo per cercare, amare e adorare il suo Creatore, sia in quanto individuo, cio\u00e8 come soggetto unico e irripetibile, chiamato a realizzarsi nelle sue opere e a collaborare al progetto divino della fratellanza umana: non la fratellanza massonica derivante dalla presunzione e dall&#8217;orgoglio di s\u00e9, ma quella che viene dalla comune figliolanza da Dio, il quale ha insegnato: <em>Amatevi gli uni gli altri, come Io vi ho amati<\/em>. Invece \u00e8 inconsapevole un essere umano che ignora cosa sia la persona, quale la sua natura, quale la sua missione, e ignora anche le proprie qualit\u00e0 specifiche, ad esempio che si crede generoso mentre gli altri vedono la sua avarizia, o che si crede astuto quando gli altri vedono la sua stupidit\u00e0; e lo \u00e8 anche se non sa relazionarsi in maniera critica col mondo. Relazionarsi in maniera critica significa aver coscienza che la realt\u00e0 non sempre \u00e8 come appare, e che le cose e le persone non sempre sono quello che sembrano essere o che dicono di essere. Chi non possiede questa capacit\u00e0, o chi non la esercita, ad esempio perch\u00e9 \u00e8 accecato dalle passioni, retrocede nella condizione di creatura inconsapevole; pertanto non \u00e8 realmente cosciente di ci\u00f2 che pensa, dice e fa, perch\u00e9 \u00e8 come se si muovesse in un mondo irreale, popolato di fantasmi e non di cose e persone vere. L&#8217;amore e l&#8217;odio sono un tipico esempio di ci\u00f2: colui che ne \u00e8 accecato non vede l&#8217;altra persona per quel che realmente \u00e8, ma come attraverso il vetro deformante della sua emozionalit\u00e0 esasperata. Le conseguenze, come tutti sanno, possono essere molto gravi in termini di sofferenza, quella s\u00ec terribilmente reale. E ci\u00f2 non vale solo per le relazioni immediate con l&#8217;altro, ma anche per la relazione complessiva con il mondo nella sua interezza e nella sua complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il mondo \u00e8, per noi, quello che noi siamo in grado di cogliere: <em>quidquid recipitur, ad modum recipientis recipitur<\/em>. Ora poniamo la questione di quel che accade se qualcuno che possiede mezzi cos\u00ec poderosi da poter agire sull&#8217;immaginario collettivo, decide di far entrare le persone e i popoli interi in una sorta d&#8217;ipnosi collettiva, raccontando loro, della realt\u00e0, solo quel che lui vuole, e che rientra nei suoi interessi, escludendo tutto il resto e sopprimendo meticolosamente soprattutto quegli elementi e quegli spunti che potrebbero innescare un processo di consapevolezza. Qualcuno potrebbe rispondere, con un&#8217;alzata di spalle, che non \u00e8 immaginabile qualcuno che sia in grado di esercitare un controllo su tutti i mezzi materiali atti a creare una tale bolla ipnotica; e, di fatto, molto reagiscono proprio cos\u00ec, non appena sentono prospettare una simile ipotesi, e hanno pronta sottomano perfino la parola, <em>complottismo<\/em>, con la quale screditarla ed esorcizzare l&#8217;inconscia paura che essa evoca in loro. Ahim\u00e8, la parola stessa \u00e8 tratta da quel vocabolario artefatto che i mass-media hanno messo in circolazione e del quale abbiamo finito, noi tutti, per servirci, senza renderci conto che ciascuno finisce per pensare in base alle parole che adopera, e vedere e giudicare ogni cosa e ogni situazione dalla prospettiva che esse gli indicano. In altre parole, il fatto che l&#8217;accisa di complottismo bolli come ridicola e irrealistica l&#8217;ipotesi di un complotto globale \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un forte indizio a favore della verosimiglianza di tale ipotesi. Le parole non sorgono spontaneamente; nessuno le inventa, nessuno le crea dall&#8217;oggi al domani per via naturale. Se ci\u00f2 avviene, \u00e8 perch\u00e9 i mass-media hanno orchestrato una campagna massiccia per far entrare nel <em>nostro<\/em> linguaggio le <em>loro<\/em> parole, gettandoci un&#8217;esca avvelenata con la quale resteremo presi. La ragione principale per la quale la gente tende a rifiutare questa ipotesi \u00e8, in apparenza, la sua ampiezza e la sua mostruosit\u00e0 quasi inimmaginabili, ma a ben guardare \u00e8 la paura, perch\u00e9 se una cosa del genere fosse possibile, allora ci sarebbe davvero di che essere spaventati. Ebbene, il fatto che una cosa sia molto vasta e particolarmente odiosa, non \u00e8 un argomento razionale contro la sua possibilit\u00e0; e il fatto che una cosa del genere susciti in noi paura e preoccupazione non \u00e8 una buona ragione per rifiutarsi di prenderne atto. Fra parentesi, siamo persuasi che questa \u00e8 la principale ragione per cui tante persone non vogliono ammettere l&#8217;esistenza del Diavolo: non solo perch\u00e9 un simile pensiero contrasta con le loro convinzioni razionali, ma anche e soprattutto perch\u00e9 il loro inconscio ne \u00e8 terrorizzato; e ne \u00e8 terrorizzato tanto pi\u00f9 quanto la parte razionale si rifiuta di affrontare la cosa in maniera franca e lucida. Ma chi, dunque, potrebbe esser capace di ordire una congiura di proporzioni addirittura mondiali, e perch\u00e9?<\/p>\n<p>Prima di rispondere, dobbiamo fare un&#8217;osservazione di carattere generale: la civilt\u00e0 moderna \u00e8 la civilt\u00e0 di Mammona, del dio denaro, e pi\u00f9 precisamente la civilt\u00e0 dell&#8217;usura: denaro anticipato a chi ne ha bisogno per fare altro denaro, sempre di pi\u00f9, senza limiti, alzando progressivamente gli interessi, finch\u00e9 gli interessi superano il capitale originario che \u00e8 stato prestato, e il debitore, preso nella spira degli interessi, vede crescere sempre di pi\u00f9 il capitale che deve rimborsare. Per questo abbiamo detto e sostenuto, gi\u00e0 tante e tante volte, che essa non merita neppure il nome di civilt\u00e0, semmai di anti-civilt\u00e0. Come osservava Ezra Pound nei suoi <em>Cantos<\/em>, non pensavano al guadagno gli artisti che hanno eretto le cattedrali, che hanno scolpito e dipinto tante meravigliose Madonne e tante Piet\u00e0, che hanno donato al mondo i capolavori creati dalla loro squisita sensibilit\u00e0 e dalla loro intelligenza. Nessuna civilt\u00e0 sorge principalmente dalla smania di profitto: nessuna, fino all&#8217;avvento del mondo moderno. Tutto, in questa anti-civilt\u00e0 viene ridotto a merce: ogni cosa perde il suo valore intrinseco e acquista un prezzo di mercato; e non c&#8217;\u00e8 nulla, neppure i sentimenti e i pi\u00f9 alti valori, che sfugga a questa legge universale, i cui meccanismi pratici hanno creato una super-<em>\u00e9lite<\/em> mondiale formata da un paio di migliaia di persone, che detiene tre quarti della ricchezza del pianeta e vuole impadronirsi anche della parte rimanente, sottomettendo implacabilmente i popoli e gli Stati. Tale sottomissioni avviene essenzialmente per mezzo dei meccanismi di condizionamento mentale che vengono attuati in maniera sistematica e capillare, specialmente dai mass-media, capaci di insediare false idee, falsi valori, false parole nella mente dei cittadini-produttori-consumatori, abbrutiti e instupiditi ad arte. Nella civilt\u00e0 del denaro, chi possiede capitali inesauribili possiede anche, automaticamente, il potere di esercitare un controllo sulla mente e sulla coscienza di tutti gli altri. Se la nostra civilt\u00e0 avesse una sia pur minima dimensione spirituale, vi sarebbero delle cose che il denaro non pu\u00f2 comprare e la tecnica non pu\u00f2 manomettere, e prima di tutto le intelligenze e le coscienze. Ma nella civilt\u00e0 del denaro, dove tutto \u00e8 in vendita, anche le persone si vendono: vendono la loro intelligenza, la loro capacit\u00e0 professionali, la loro coscienza morale, in cambio di vantaggi materiali, perch\u00e9 la dimensione materiale \u00e8 la sola dimensione ritenuta importante. Chi si preoccupa dello spirito, della relazione con Dio, della vita eterna, si sottrae a questo meccanismo perverso, perch\u00e9 resta inaccessibile alle lusinghe e alle minacce del denaro; ma chi confida unicamente nella dimensione umana, chi dalla vita non desidera altro che piaceri e comodit\u00e0, \u00e8 corruttibile e ricattabile, pronto a vendersi al migliore offerente. Ecco come si spiega il fatto che l&#8217;informazione sia oggi del tutto asservita al grande potere finanziario, cos\u00ec come sono asservite l&#8217;editoria, il cinema, la cultura, la scuola, la scienza, la ricerca, la filosofia, l&#8217;arte e perfino la religione, per non parlare della politica. Questo \u00e8 un mondo di servi e di nani, senza un briciolo di pudore, n\u00e9 dignit\u00e0, perch\u00e9 pudore e dignit\u00e0 rimandano a categorie etiche, e l&#8217;uomo economico della modernit\u00e0 non sa che farsene dell&#8217;etica, se la si potesse trasformare in qualcosa di materiale si affretterebbe a darle un prezzo per metterla sul mercato. Ormai abbiamo anche compreso per quale ragione l&#8217;<em>\u00e9lite<\/em> mondiale sta perseguendo il suo disegno di asservimento dell&#8217;intera umanit\u00e0: per l&#8217;ebbrezza del potere, che solo il denaro \u00e8 in grado d&#8217;assicurare. Si pensi a uomini come i Rotschild, i Rockefeller, Jeff Bezos, Bill Gates o George Soros. \u00c8 evidente che <em>materialmente<\/em> non possono godersi i capitali miliardari dei quali dispongono: esiste un limite soggettivo alla possibilit\u00e0 di concedersi il piacere. Per fare la bella vita, basterebbe molto meno denaro: l&#8217;accumulo di capitali astronomici non deriva perci\u00f2 dalla brama di piaceri, ma dalla brama del potere in s\u00e9 e per s\u00e9. Da ci\u00f2 il sentirsi al di sopra della comune umanit\u00e0 e considerare gli uomini come insetti, creature insignificanti. Se invece di sette miliardi e mezzo d&#8217;insetti ce ne fossero 500 milioni, sarebbero sempre pi\u00f9 che sufficienti per i bisogni dell&#8217;<em>\u00e9lite<\/em>. Allora cosa li spinge a far ci\u00f2 che stanno facendo? La sola risposta razionale \u00e8 che si tratta di pericolosi psicopatici e forse di anime possedute dal male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diceva Epitteto che noi siamo tormentati non gi\u00e0 dalle cose, ma dai principi e dalle nozioni che ricaviamo dalle cose, vale a dire dalle impressioni che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-25891","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25891","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25891"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25891\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25891"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25891"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25891"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}