{"id":25889,"date":"2017-03-05T08:03:00","date_gmt":"2017-03-05T08:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/05\/lattimo-e-solo-la-parodia-delleterno-il-vero-ed-unico-presente-e-leternita\/"},"modified":"2024-07-18T10:11:39","modified_gmt":"2024-07-18T10:11:39","slug":"lattimo-e-solo-la-parodia-delleterno-il-vero-ed-unico-presente-e-leternita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/05\/lattimo-e-solo-la-parodia-delleterno-il-vero-ed-unico-presente-e-leternita\/","title":{"rendered":"L\u2019attimo \u00e8 solo la parodia dell\u2019eterno: il vero ed unico presente \u00e8 l\u2019eternit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La tendenza caratteristica del pensiero moderno, o almeno del suo filone principale, \u00e8 quella di considerare l&#8217;attimo, il presente, come la vera realt\u00e0 temporale con la quale deve confrontarsi l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo, mentre l&#8217;eternit\u00e0 non sarebbe che un&#8217;astrazione, se non addirittura una pia leggenda, alimentata dalle religioni per alienare gli uomini dalla vita &#8220;vera&#8221;. L&#8217;uomo, infatti, nella cultura moderna, \u00e8 percepito essenzialmente come un essere <em>storico<\/em>, immerso nel tempo e dal tempo plasmato: riflesso, evidentemente, della pi\u00f9 ampia mentalit\u00e0 evoluzionista, secondo la quale tutti gli esseri viventi non sono che le diverse manifestazioni dell&#8217;unico fenomeno &#8220;vita&#8221;, attraverso le sue modificazioni nel tempo (e nello spazio). <em>Hic et nunc<\/em>, si sente continuamente ripetere da persone che credono, con ci\u00f2, di aver fatto una fondamentale scoperta filosofica ed esistenziale: ossia che noi esistiamo qui e adesso, non ieri, non domani, non altrove, ma <em>qui<\/em> e <em>adesso<\/em>, e pertanto dobbiamo organizzare la nostra esistenza nel senso di poter godere al massimo della consapevolezza di essere qui e non altrove, ora e non in un altro tempo, nel passato che non esiste pi\u00f9, o nel futuro che (ancora) non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Eppure, vi sono valide ragioni per sospettare che il pensiero moderno, anche in questo caso, come in tanti altri, si sia completamente sbagliato e abbia costruito una serie di castelli in aria, senza saper riconoscere e valutare le cose per ci\u00f2 che sono, ma imponendo loro la sua tipica sovrastruttura ideologica. La civilt\u00e0 moderna si fonda sul mito del progresso, quindi sulla spinta verso il futuro; allo stesso tempo, essa \u00e8 permeata di scientismo, e al centro di ogni scientismo vi \u00e8 una concezione del reale che tende ad accreditare se stessa come quanto mai &#8220;realistica&#8221;. Realistico, per la cultura moderna, \u00e8 giudicare le cose secondo la loro apparenza: naturalmente questo non \u00e8 realismo, \u00e8 semplicemente la rinuncia al pensiero, perch\u00e9 l&#8217;esercizio del pensiero consiste appunto nel tentar di penetrare oltre l&#8217;apparenza delle cose, verso la loro essenza: per descrivere le cose come appaiono, \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente una macchina fotografica. Eppure, dire che noi viviamo &#8220;qui e ora&#8221; fa sempre un certo effetto sulle menti superficiali, perch\u00e9 sembra accordarsi con quel realismo che noi tendiamo ad attribuire alla vita immediata e non riflessa, al solido senso comune, contrapposto alle congetture e alle aeree speculazioni dei filosofi.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 un po&#8217; diversa. Nessuna persona di &#8220;buon senso&#8221;, specialmente se abituata alla vita pratica e a giudicare le cose per quello che sono, scambierebbe mai il modo in cui si presentano, cio\u00e8 la loro apparenza, per la &#8220;vera&#8221; immagine della realt\u00e0. L&#8217;idea che il realismo sia pi\u00f9 vicino alla realt\u00e0 di qualunque altro atteggiamento speculativo nasce da una proiezione ideologica di quei pensatori che credono di essere pi\u00f9 vicini al vero assumendo il punto di vista dell&#8217;uomo comune, dell&#8217;uomo della strada, laddove non si accorgono che non esiste alcun &#8220;uomo comune&#8221;, ma esistono sempre e solo individui particolari, e nessun &#8220;uomo della strada&#8221;, ma sempre e solo persone differenziate, le quali, per il fatto di vedere le cose con immediatezza, non pretendono affatto di aver compreso la realt\u00e0 meglio dei pensatori di professione, ma semplicemente di sapere quel che c&#8217;\u00e8 da sapere nel loro limitato e specifico ambito d&#8217;azione. Il falegname, ad esempio, si fida delle proprie conoscenze a proposito del legno, e, finch\u00e9 si resta su quel terreno, non accetta di prendere lezioni da nessuno, e non ammette che qualcuno gli venga a dire alcuna cosa che sia in contrasto con la sua esperienza; tuttavia, per tutto il resto, compresa l&#8217;origine degli alberi, della vegetazione terrestre, del mondo vivente, sa di non sapere e non si arroga la facolt\u00e0 di esprimere giudizi su quel che non conosce.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, i pensatori moderni che tentano di far passare il &#8220;realismo&#8221; come la visione &#8220;giusta&#8221; del reale, in contrapposizione alla visione &#8220;mitica&#8221;, o &#8220;fantastica&#8221;, o addirittura &#8220;alienata&#8221;, non sanno letteralmente di che stiano parlando; non hanno mai riflettuto che &#8220;realismo&#8221; non \u00e8 una <em>clavis universalis<\/em>, ma una espressione generica, un contenitore nel quale ciascuno pu\u00f2 deporre quel che gli pare; e che, se per &#8220;realismo&#8221; essi intendono l&#8217;attitudine a collocare le cose, e anche il punto di vista sulle cose, nell&#8217;<em>hic et nunc<\/em>, allora non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 evanescente ed illusorio di siffatto &#8220;realismo&#8221;, perch\u00e9 &#8220;qui&#8221; e &#8220;ora&#8221; non sono concetti ai quali corrisponda una realt\u00e0 concreta e immediata, ma semplici astrazioni. Che cos&#8217;\u00e8, infatti, il &#8220;qui&#8221;, se non la sensazione di esser<em>ci<\/em>? Ma il punto \u00e8: dove siamo, quando pensiamo, o diciamo, di essere &#8220;qui&#8221;? Il &#8220;qui&#8221; del sogno che abbiamo fatto questa notte, a che luogo corrisponde? E che cosa intendiamo, quando diciamo &#8220;ora&#8221;, se non l&#8217;attimo presente; e che cosa \u00e8 l&#8217;attimo presente, se non un&#8217;astrazione? Non possiamo afferrarlo: ogni volta che ci proviamo (lo notava gi\u00e0 sant&#8217;Agostino), ci sfugge. Diciamo: &#8220;adesso&#8221;, ma dovremmo dire &#8220;un attimo fa&#8221;, perch\u00e9, quando lo pensiamo, mentre lo stiamo dicendo, \u00e8 gi\u00e0 passato, svanito chiss\u00e0 dove. Se c&#8217;\u00e8 una cosa che non esiste, \u00e8 proprio l&#8217;istante; e se c&#8217;\u00e8 una cosa che non si capisce che luogo sia, \u00e8 proprio il &#8220;qui&#8221;. Come non si pu\u00f2 afferrare l&#8217;attimo, non si pu\u00f2 nemmeno definire il &#8220;qui&#8221;, perch\u00e9 manca la determinazione essenziale, cio\u00e8 rispetto a che cosa noi diciamo: &#8220;qui&#8221;. \u00c8 come quelle indicazioni topografiche, lungo i sentieri naturalistici, sulle quali si legge: VOI SIETE QUI, con una bella freccia accanto. Tuttavia, se non si \u00e8 in grado di dare una latitudine e una longitudine, cio\u00e8 di individuare sul terreno la zona in cui ci si trova, quella informazione, VOI SIETE QUI, assume una sfumatura beffarda. Che cosa vuol dire? Ne sappiamo tanto quanto ne sapevamo prima di leggerla, cio\u00e8 nulla.<\/p>\n<p>\u00c8 curioso. Adottando un punto di vista realistico, il pensiero moderno pensa di aver finalmente aderito alle cose, a differenza del pensiero medievale, che era &#8220;solo&#8221; il riflesso di un&#8217;idea; invece, guardando le cose da vicino, ci si accorge che esse, di per s\u00e9, non hanno alcuna informazione da darci, tranne l&#8217;utilit\u00e0 pratica e immediata di poter riconoscere la connessione che esiste tra la nostra coscienza e la situazione concreta in cui ci troviamo. Tuttavia, non avendo definito n\u00e9 cosa sia la nostra coscienza, n\u00e9 cosa sia, guardandola nel suo complesso, la &#8220;situazione&#8221;, ci troviamo in una situazione paradossale, come chi crede di aver capito e non ha capito, o come chi si trova a contare le singole foglie, ma gli sfugge la visione del bosco che sta attraversando. Quanti milioni di foglie dovr\u00e0 contare, prima di rendersi conto che si trova in un bosco? Non gli basterebbe una vita intera. Ecco, questa \u00e8 una immagine abbastanza efficace dell&#8217;inganno che si cela nell&#8217;atteggiamento realistico e pragmatico. La verit\u00e0 \u00e8 che non basta contare le foglie una ad una, o classificarle e catalogarle in bell&#8217;ordine entro un erbario: bisogna interpretare quelle singole informazioni per giungere ad una visione olistica del reale, cio\u00e8 fare una operazione ermeneutica. E non c&#8217;\u00e8 <em>hic et nunc<\/em> al mondo che ce ne possa dispensare.<\/p>\n<p>Il filosofo moderno che ha colto meglio di tutti il carattere illusorio del &#8220;presente&#8221;, inteso in senso realistico, e cio\u00e8 temporale, \u00e8 stato Kierkegaard; a lui, viceversa, va il merito di aver mostrato come il &#8220;vero&#8221; presente non sia quello dell&#8217;adesso, ma quello dell&#8217;eternit\u00e0, perch\u00e9 ad esso solamente spetta la qualifica di tempo assoluto, che noi, solitamente (ed erroneamente) attribuiamo all&#8217;adesso.<\/p>\n<p>Ha osservato il linguista e francesista Lionello Sozzi (Lecce, 12 agosto 1930-Torino, 25 settembre 2014) nel suo saggio <em>Vivere nel presente. Un aspetto della visione del tempo nella cultura occidentale<\/em> (Bologna, Il Mulino, 2004, pp. 342-343):<\/p>\n<p><em>Affermato, e questa volta su base hegeliana, il concetto di una temporalit\u00e0 come passaggio e mutamento e richiamato, per converso, quanto Platone dice dell&#8217;attimo nel &#8220;Parmenide&#8221;, Kierkegaard ad un tempo nega l&#8217;attimo e ne dichiara il valore assoluto, vede nell&#8217;uomo &#8220;una sintesi del temporale e dell&#8217;eterno&#8221; (&#8220;Il concetto dell&#8217;angoscia&#8221;, tr. Firenze, 1942, p. 32), ma poi chiarisce che nel tempo quale usualmente viene suddiviso il presente praticamente non esiste: &#8220;appunto perch\u00e9 ogni momento, cos\u00ec&#8217; come la somma dei momenti, \u00e8 un processo, un passare, nessun momento \u00e8 presente; e perci\u00f2 nel tempo non \u00e8 n\u00e9 un presente, n\u00e9 un passato, n\u00e9 un futuro&#8221; (ib., 93). Poi aggiunge: &#8220;La successione infinita del tempo \u00e8 un presente infinitamente privo di contenuto. Questa \u00e8 la parodia dell&#8217;eterno&#8221; (ib., 95). Kierkegaard ritorna a parlare di parodia poco pi\u00f9 avanti, a proposito dell&#8217;attimo visto a volte, per le sue apparenti implicazioni di pienezza assoluta e di totale appagamento, come intuizione dell&#8217;eterno;: la vita che si svolge nel tempo non ha nessun presente e quindi l&#8217;attimo (questo ci pare che Kierkegaard voglia dire), vissuto, assaporato e goduto come suprema estasi, in realt\u00e0 non che la parodia di un&#8217;eternit\u00e0 raggiunta solo in apparenza: &#8220;Il tempo [&#8230;] \u00e8 la successione infinita; la vita che \u00e8 nel tempo ed \u00e8 soltanto nel tempo, on ha nessun presente. Veramente si suole dire talvolta, per definire la vita sensuale, che essa \u00e8 nell&#8217;attimo e soltanto nell&#8217;attimo. Per attimo si intende allora l&#8217;astrazione dall&#8217;eterno, la quale, se dev&#8217;essere il presente, \u00e8 la parodia dell&#8217;eterno&#8221; ((ibid.). Risiede in questo equivoco, dice pi\u00f9 oltre il filosofo, &#8220;l&#8217;imperfezione della vita sensuale&#8221;. La vera eternit\u00e0, il suo coincidere col vero presente, sono ben altra cosa. Non esistendo, il presente e l&#8217;istante non possono essere cifra dell&#8217;eterno, ma se l&#8217;attimo non pu\u00f2 rinviare all&#8217;eterno, &#8220;l&#8217;eterno, invece, \u00e8 il presente&#8221;: \u00e8 il presente nel senso che non conosce la successione, il passaggio, aspetti costanti, come si \u00e8 visto, della temporalit\u00e0: &#8220;Se si pensa l&#8217;eterno, esso \u00e8 il presente come la successione tolta, mentre invece il tempo era la successione che passa&#8221; (94-95). Kierkegaard evidenzia insomma due presenti: un presente che \u00e8 astrazione perch\u00e9 l&#8217;attimo in realt\u00e0 non esiste essendo il tempo un continuo fluire e perch\u00e9 \u00e8 legato, come si \u00e8 visto, all'&#8221;imperfezione della vita sensuale&#8221;, ed un presente che invece assorbe un s\u00e9 tutti i tempi e coincide, pertanto, con la vera eternit\u00e0. In questa luce, a che l&#8217;attimo recupera la sua vera pienezza: dopo averne negato la tangibile verit\u00e0, Kierkegaard giunge ad ammettere il suo coincidere con l&#8217;eterno, poich\u00e9 scrive: &#8220;L&#8217;attimo, in fondo, non \u00e8 l&#8217;atomo del tempo, ma l&#8217;atomo dell&#8217;eternit\u00e0; \u00e8 il primo riflesso dell&#8217;eternit\u00e0 nel tempo, il suo primo tentativo, per cos\u00ec dire, di fermare il tempo&#8221;. Quella che prima era sembrata una parodia, ora sembra definirsi in termini di ambiguo e forse sofferto tentativo: &#8220;L&#8217;attimo \u00e8 quell&#8217;ambiguit\u00e0 nella quale il tempo e l&#8217;eternit\u00e0 si toccano&#8221; (97-99).<\/em><\/p>\n<p>Concordiamo, ma non riusciamo a scorgere alcuna contraddizione nel pensiero di Kiergegaard sul presente, quanto all&#8217;ambiguit\u00e0 dell&#8217;attimo, perch\u00e9 essa dipenda dal duplice, possibile punto di vista da cui lo si considera. Per capire Kierkegaard, bisogna sempre ricordare che, fra tutti i pensatori del tempo moderno, egli \u00e8 il pi\u00f9 lontano, il pi\u00f9 estraneo, il pi\u00f9 refrattario allo spirito della modernit\u00e0 (che pur conosce assai bene), e dunque alla concezione storicista del pensiero moderno. Per Kierkegaard, come per i grandi teologi del Medioevo, esistono due distinti piani di realt\u00e0, quello del finito e quello dell&#8217;infinito: relativo il primo, assoluto il secondo. Le cose sono quelle che sono a seconda da quale prospettiva le si consideri, se da quella del finito e del relativo, oppure da quella dell&#8217;infinito e dell&#8217;eterno. Tutte le cose che sono oggetto della nostra esperienza e della nostra riflessione soggiacciono a questa duplice lettura e manifestano questo duplice significato. Pertanto, l&#8217;ambiguit\u00e0 non risiede n\u00e9 nel pensiero di Kiekegaard, e neanche nelle cose in s\u00e9, ma nella coscienza che le percepisce e che non sa decidersi su quale piano collocare la propria lettura. Se noi leggiamo l&#8217;attimo in senso finito e relativo, esso non esiste, puramente e semplicemente: \u00e8 assenza, perch\u00e9, come diceva Eraclito, &#8220;tutto scorre&#8221; e nulla permane; se lo leggiamo in senso infinito e assoluto, allora esso non solo esiste, ma \u00e8 il presente, il &#8220;vero&#8221; presente, che dura per sempre perch\u00e9 non ha durata (e non perch\u00e9 la sua durata si prolunghi indefinitamente).<\/p>\n<p>Ora, per Kierkegaard la vita \u00e8 scelta, quindi \u00e8 decisione: noi dobbiamo scegliere nel tempo, ma, contemporaneamente, scegliamo anche nell&#8217;eternit\u00e0, perch\u00e9 le cose finite non sono che lo specchio e il riflesso della realt\u00e0 infinita. Ecco perch\u00e9 la nostra vita \u00e8 terribilmente seria, pi\u00f9 seria di quanto l&#8217;uomo <em>moderno<\/em> solitamente pensi: perch\u00e9 ogni scelta che compiamo nella sfera del relativo, si riflette e si proietta nella dimensione dell&#8217;eternit\u00e0. Noi, infatti, siamo cittadini di un duplice ordine di realt\u00e0; abbiamo, per cos\u00ec dire, la doppia cittadinanza, del mondo naturale e contingente, e, allo stesso tempo, del mondo soprannaturale e assoluto. Siamo, nostro malgrado, anche cittadini dell&#8217;eternit\u00e0; solo che tendiamo a scordarcene. Finch\u00e9 viviamo immersi nel relativo, siamo legati alla dimensione estetica; solo la scelta religiosa ci proietta verso la nostra vera patria, che \u00e8 l&#8217;eternit\u00e0; ma, a questo fine, \u00e8 necessario che decidiamo, con <em>timore e tremore<\/em>, di vivere per Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tendenza caratteristica del pensiero moderno, o almeno del suo filone principale, \u00e8 quella di considerare l&#8217;attimo, il presente, come la vera realt\u00e0 temporale con la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,263],"class_list":["post-25889","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25889","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25889"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25889\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30829,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25889\/revisions\/30829"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25889"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25889"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25889"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}