{"id":25883,"date":"2018-07-16T12:19:00","date_gmt":"2018-07-16T12:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/16\/il-vano-indugio-a-mosca-mostra-i-limiti-di-napoleone\/"},"modified":"2018-07-16T12:19:00","modified_gmt":"2018-07-16T12:19:00","slug":"il-vano-indugio-a-mosca-mostra-i-limiti-di-napoleone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/16\/il-vano-indugio-a-mosca-mostra-i-limiti-di-napoleone\/","title":{"rendered":"Il vano indugio a Mosca mostra i limiti di Napoleone"},"content":{"rendered":"<p>Se Napoleone sia stato un genio militare oppure no, \u00e8 una questione controversa, che rimane di fatto aperta e, forse, indecidibile; con buona pace di quegli storici i quali si ostinano a pensare la loro disciplina in termini scientifici (e sia pure una &quot;scienza dello spirito&quot; e non una scienza della natura, secondo la celebre distinzione di Dilthey; cfr. il nostro saggio <em>Essenza della filosofia e coscienza della sua storicit\u00e0 nel pensiero di Wilhelm Dilthey<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 24\/06\/2008 e ripubblicato sul dito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 17\/11\/2017). Di fatto, la grande maggioranza degli storici tende a studiare &quot;Napoleone Bonaparte&quot; come una personalit\u00e0 unitaria e come un soggetto unico, mentre in lui bisognerebbe distinguere almeno il politico e il condottiero. Ma siccome la maggioranza degli storici sono storici e basta, essi tendono a incorporare l&#8217;aspetto militare in quello politico, per cui giudicano l&#8217;opera di Napoleone essenzialmente in senso politico, e vedono la sua attivit\u00e0 di condottiero semplicemente come la spada che egli sguain\u00f2 al servizio del suo disegno politico. Diversa, tuttavia, \u00e8 la prospettiva dello storico militare. La storia militare \u00e8 essenzialmente una storia di tipo tecnico, come lo \u00e8 l&#8217;economia; e anche se la scuola degli <em>Annales<\/em> e la <em>Nouvelle Histoire<\/em> ci hanno familiarizzato con l&#8217;opportunit\u00e0, se non la necessit\u00e0, di riunire in un solo fascio e di coordinare le differenti discipline che hanno attinenza con la storia, onde trarne una visione d&#8217;insieme pi\u00f9 complessa e articolata, e quindi pi\u00f9 esaustiva ed esatta, dei vari momenti e situazioni del passato, resta il fatto che la storia militare, in quanto di carattere tecnico, si presta solo in parte a tale riunione e a tale coordinamento, e soprattutto, esige un criterio di valutazione che non pu\u00f2 essere identico a quello tipico dello storico generale. Per quest&#8217;ultimo, Napoleone \u00e8 Napoleone e il significato della sua opera politica, comunque si voglia giudicarla, risiede in una serie di fattori e di categorie sui quali lo storico ha sufficiente familiarit\u00e0 e padronanza da poter formulare delle conclusioni motivate; ma per lo storico militare, Napoleone \u00e8 un condottiero che ha avuto una certa idea dell&#8217;arte (o della scienza?) militare, che l&#8217;ha tradotta in pratica in una certa maniera, e che su quel terreno deve esser valutato ed, eventualmente, giudicato. Insomma un militare, come un economista, si giudica in base ai risultati e non alla teoria: poco importa come fosse il politico Napoleone, quel che si vuol sapere \u00e8 se Napoleone sapesse come si organizza e si conduce un esercito, come si vincono le battaglie e come si sconfigge il nemico. Tutto il resto \u00e8 letteratura.<\/p>\n<p>Orbene, nel caso di Napoleone \u00e8 necessario distinguere il tattico dallo stratega. Come tattico \u00e8 quasi impossibile negare o mettere in dubbio la sua eccellenza. Il suo colpo d&#8217;occhio era formidabile; in pochi istanti riusciva a scorgere il punto debole del nemico, dopo di che possedeva una straordinaria rapidit\u00e0 nel concepire e nell&#8217;attuare le manovre opportune per colpire esattamente in quel punto e al momento opportuno, facendo marciare i suoi esercito a tappe forzate, anche nella stagione invernale e anche sui terreni pi\u00f9 difficili, dove nessuno se lo sarebbe aspettato. In altre parole, sapeva attuare magnificamente la massima di Clausewitz per cui l&#8217;arte della guerra consiste nel realizzare e poi sfruttare una netta superiorit\u00e0 in un dato luogo, correndo il rischio calcolato di sguarnire parzialmente gli altri settori del teatro d&#8217;operazioni. In altre parole, se si fronteggiano, poniamo, due armate avversarie di 100.000 uomini ciascuna, per una serie di ragioni legate ai tempi di marcia, alla coordinazione fra i reparti e alla natura del terreno, ben difficilmente tutte le unit\u00e0 giungeranno a fronteggiarsi con forze esattamente pari in ogni tratto dello scacchiere; quasi certamente accadr\u00e0 che una parte degli eserciti rester\u00e0 defilata, sulle ali o nelle retrovie, anche in vista di possibili contrattacchi da effettuare qualora il fronte venga spezzato. A quel punto, la superiorit\u00e0 di un comandante si attua nel saper concentrare il massimo delle forze nel settore ove intende realizzare lo sfondamento, cio\u00e8 nel settore che ha individuato come il pi\u00f9 debole e il meno guarnito del nemico. Napoleone era un genio di questo tipo, perch\u00e9 possedeva sia l&#8217;intuito per capire dove concentrare le forze e sferrare l&#8217;attacco, sia il sangue freddo per rischiare di essere attaccato l\u00e0 dove il suo schieramento era, necessariamente, pi\u00f9 debole. Ma era anche un genio strategico?<\/p>\n<p>Potremmo definire la strategia come l&#8217;arte (o la scienza) di sfruttare al massimo il successo, non solo a livello locale, ma nell&#8217;insieme della campagna di guerra, portando il nemico alla sconfitta totale e obbligandolo a chiedere la resa. Vi sono parecchi indizi che depongono contro una risposta affermativa nel caso di Napoleone. La campagna d&#8217;Egitto e la campagna di Russia non sono incidenti di percorso: sono l&#8217;illustrazione dei limiti strategici di quel condottiero, il quale sapeva vincere le battaglie (rispettivamente, le Piramidi e Borodino), ma non le campagne; che non riusciva a fiaccare l&#8217;avversario in maniera decisiva, e questo perch\u00e9 non valutava con il necessario realismo il rapporto tra le forze (e il tempo) a sua disposizione, e gli obiettivi da raggiungere. Sia nel caso dell&#8217;Egitto e della Siria, sia nel caso della Russia, tali obiettivi erano pericolosamente vaghi e quasi indefiniti: nel primo caso, interrompere le comunicazioni fra l&#8217;Inghilterra e l&#8217;India \u00e8 un concetto talmente generico da somigliare a una petizione di principio, che per\u00f2 non trova riscontro nelle possibilit\u00e0 effettive che Napoleone aveva, nel 1798-99. Anche se avesse conquistato tutto il Medio Oriente, non avrebbe poi avuto alcuna possibilit\u00e0 di arrivare in India, stante il dominio britannico dei mari, specie dopo la battaglia navale di Abukir; pertanto, tutta la campagna napoleonica assume una sfumatura vagamente surreale, qualcosa di simile a un&#8217;avventura romantica, o donchisciottesca, pi\u00f9 che una operazione di guerra con degli scopi chiaramente definiti. La stessa cosa si pu\u00f2 dire per la campagna di Russia del 1812: anche in quel caso egli non tenne nel debito conto n\u00e9 il fattore spazio, il fattore tempo (l&#8217;inverno russo), esponendo la sua armata a un disastro che sarebbe stato evitabile, qualora gli obiettivi fossero stati pi\u00f9 chiari e pi\u00f9 realistici (cfr. i nostri precedenti lavori: <em>A Tarutino e a Maloyaroslavez tramonta la stella di Napoleone in Russia<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 27\/10\/2008 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 28\/11\/17; e <em>Perch\u00e9 Napoleone intraprese la campagna d&#8217;Egitto?<\/em>, rispettivamente il 09\/06\/2014 e il 29\/11\/17). In altre parole, Napoleone riport\u00f2 le sue vittorie contro dei nemici dal potenziale bellico limitato, su teatri di guerra circoscritti: cos\u00ec sconfisse pi\u00f9 volte gli austriaci, i prussiani e i russi (questi ultimi fuori dal loro territorio). Gli altri nemici, piemontesi, spagnoli, per non parlare dei mamelucchi, erano di per s\u00e9 assai modesti, mentre lui disponeva di uno strumento bellico formidabile, creato dai capi rivoluzionari francesi fra il 1792 e il &#8217;95. Gi\u00e0 in Spagna si vide la sua incapacit\u00e0 di concludere una campagna in cui le linee di comunicazione erano molto estese e il nemico rifiutava di lasciarsi attrarre in uno scontro campale, logorando le sue forze con una instancabile guerriglia. Non solo: egli sottovalut\u00f2 questo insuccesso e si impegn\u00f2 in una campagna estremamente difficile, come quella contro la Russia, senza aver risolto la partita sullo scacchiere iberico, commettendo il gravissimo errore di impegnarsi in una guerra su due fronti (come pi\u00f9 tardi far\u00e0 Hitler, nel 1941); il che, sommato alla perdita totale della libert\u00e0 di movimento sui mari, con la battaglia di Trafalgar, faceva gi\u00e0 pendere pericolosamente la bilancia a suo sfavore. E anche in questa incapacit\u00e0 di comprendere l&#8217;importanza di una guerra peninsulare, come quella di Spagna (nel 1814, gli anglo-spagnoli passeranno i Pirenei e invaderanno la Francia anche dal sud, mentre gli austro-russo-prussiani caleranno da nord-est), e soprattutto l&#8217;importanza del fattore navale nell&#8217;esito finale di un conflitto, depone in senso negativo rispetto alla domanda che ci eravamo fatta. Quando Napoleone dovette confrontarsi con avversari dalle ampie risorse di uomini e mezzi, ad esempio nella campagna di Russia, e tentare di batterli su un teatro di guerra molto vasto, addirittura potenzialmente sconfinato, i limiti della sua strategia apparvero in maniera impietosa. Egli puntava a sconfiggere il nemico in una battaglia campale, non rendendosi conto che lo spazio e il tempo giocavano contro di lui e che l&#8217;obiettivo del nemico consisteva appunto nell&#8217;attirarlo il pi\u00f9 possibile all&#8217;interno, allungando a dismisura le sue vie di comunicazione ed esponendosi ad attacchi sui fianchi, mentre la tattica della &quot;terra bruciata&quot; rendeva difficile o impossibile approvvigionare l&#8217;esercito. Di fatto, la vittoria di Borodino, il 7 settembre 1812, fu molto simile a una sconfitta, perch\u00e9, pur essendosi risolta in un successo tattico, equivale a un grave insuccesso strategico: le perdite erano state altissime (35.000 uomini fra morti, feriti e dispersi); i russi si ritiravano ordinatamente e con il morale ancora alto; la conquista di Mosca si rivelava inutile e lo zar non intendeva chiedere la pace. Napoleone si trov\u00f2 come un pugile che crede di aver vinto l&#8217;incontro perch\u00e9 ha mandato al tappeto l&#8217;avversario, peraltro con fatica; e non capisce che quell&#8217;avversario \u00e8 pronto a rialzarsi e, alla lunga, dispone di molte pi\u00f9 energie per vincere.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiungano precisi errori di strategia nel corso della campagna di Russia, e, in particolare il fatale indugio a Mosca, fra il 15 settembre, giorno dell&#8217;ingresso delle sue truppe, e l&#8217;alba del 19 ottobre, quando esse ne uscirono per iniziare la disastrosa ritirata che si sarebbe risolta nella distruzione della Grande Armata. \u00c8 stato osservato che se l&#8217;incendio appiccato dai russi il 16 settembre avesse raggiunto lo scopo, cio\u00e8 avesse distrutto l&#8217;intera citt\u00e0, rendendola inabitabile, probabilmente Napoleone avrebbe compreso per tempo che restare in quel luogo era inutile e forse avrebbe iniziato la ritirata in tempio utile per evitare il sopraggiungere dell&#8217;inverno e la disfatta completa del suo esercito. Invece, il fatto che solo una parte della citt\u00e0 and\u00f2 distrutta e che i francesi poterono restarvi alloggiati per oltre un mese, contribu\u00ec a cullare Napoleone nell&#8217;illusione che Alessandro, alla fine, avrebbe chiesto la pace; cosa che l&#8217;abbandono della citt\u00e0 da parte degli abitanti avrebbe gi\u00e0 dovuto fargli capire essere molto improbabile. A questo punto ci piace riportare ci\u00f2 che ha scritto in proposito uno dei massimi storici militari contemporanei, David. G. Chandler, nel suo classico studio <em>Le campagne di Napoleone<\/em> (titolo originale: <em>The Campaigns of Napoleon<\/em>, London, Weidenfeld and Nicolson, 1966; edizione italiana a cura di M. Pagliano e L. Bellavita, Milano, Rizzoli, 1968, pp. 979-980):<\/p>\n<p><em>Alcune circostanze avrebbero dovuto far intendere a Napoleone il pericolo e la precariet\u00e0 della sua posizione, Non era ancora trascorsa una settimana da quando si era sistemato al Cremlino, quando arriv\u00f2 la notizia che il 24 settembre forze di cavalleria russa e cosacca avevano tagliato la strada principale verso ovest nei pressi di Mo\u017eajsk. Adesso Napoleone cominciava a diventare sempre pi\u00f9 ansioso per lo sviluppo degli avvenimenti nel lontano cuore del suo impero, poich\u00e9 &quot;Parigi e la Francia erano l&#8217;oggetto di tutti i suoi pensieri e venivano costantemente inviati messaggi che recavano decreti firmati da Mosca&quot; (Caulaincourt). Egli si preoccup\u00f2 quindi notevolmente quando seppe che la via verso la salvezza era stata interrotta. Fece uscire immediatamente un contingente di cacciatori e di dragoni della Guardia per respingere i russi. Ma notizie peggiori dovevano ancora pervenire; non solo questi cavalieri scelti non riuscirono a compiere la missione, ma furono tutti catturati dai russi in una imboscata tesa molto astutamente. Queste notizie crearono uno stato d&#8217;animo mai provato prima negli uomini dislocati nel settore di Mosca; il loro effetto sul m orale fu assolutamente sproporzionato alla loro effettiva importanza militare. Un altro reparto al comando del generale St. Sulpice riapr\u00ec subito la via di comunicazione, ma il ricordo de primo insuccesso e il conseguente disastro della cavalleria della Guardia rimase negli animi degli ufficiali e degli uomini e aument\u00f2 in loro la sensazione di un pericoloso isolamento lontano da casa; persino l&#8217;imperatore, con la testa fra le nuvole, non poteva ignorare n\u00e9 gli incidenti n\u00e9 le oro conseguenze decisamente spiacevoli. Il 3 ottobre venne finalmente ordinato alle truppe nei pressi di Mosca di concentrarsi in vista di un possibile trasferimento, ma dovevamo ancora passare 16 giorno perch\u00e9 questa decisione, tanto ritardata, fosse messa in atto, dopo il fallimento dei negoziati. Un&#8217;altra ragione per cui Napoleone indugi\u00f2 tanto a lungo a Mosca fu determinata dalle difficolt\u00e0 da lui incontrate nell&#8217;escogitare il miglior piano d&#8217;azione. Non aveva mai pensato alla necessit\u00e0 di spostamenti al di l\u00e0 di Mosca, convinto come era che lo zar avrebbe ammesso la sconfitta prima ancora che i francesi fossero giunti in vista delle cupole dorate del Cremlino. Tuttavia, in seguito al rifiuto dello zar di accettare qualunque offerta e di fronte alla situazione delle forze francesi che diveniva sempre pi\u00f9 precaria, strategicamente e logisticamente, era giunto il momento di prendere in serio esame la futura strategia<\/em>.<\/p>\n<p>In altre parole, quando invase la Russia Napoleone non aveva un piano strategico. Credeva che bastasse sconfiggere il nemico in battaglia; non aveva imparato nulla n\u00e9 dalla campagna d&#8217;Egitto, n\u00e9 dalla Spagna. Le guerre si vincono quando il nemico \u00e8 distrutto, non quando viene solo respinto. A Borodino, Kutuzov era stato respinto, ma non distrutto. E adesso Napoleone non sapeva che fare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se Napoleone sia stato un genio militare oppure no, \u00e8 una questione controversa, che rimane di fatto aperta e, forse, indecidibile; con buona pace di quegli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[206],"class_list":["post-25883","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-napoleone-bonaparte"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25883","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25883"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25883\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25883"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25883"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25883"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}