{"id":25881,"date":"2018-06-04T09:13:00","date_gmt":"2018-06-04T09:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/04\/il-trucco-modernista-ce-e-si-chiama-karl-rahner\/"},"modified":"2018-06-04T09:13:00","modified_gmt":"2018-06-04T09:13:00","slug":"il-trucco-modernista-ce-e-si-chiama-karl-rahner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/04\/il-trucco-modernista-ce-e-si-chiama-karl-rahner\/","title":{"rendered":"Il trucco modernista c&#8217;\u00e8, e si chiama Karl Rahner"},"content":{"rendered":"<p>Kant, Hegel e Heidegger sono stati pensatori i cui sistemi filosofici sono incompatibili con il cristianesimo. Eppure c&#8217;\u00e8 stato un teologo cattolico, Karl Rahner, il quale, nei decenni centrali del XX secolo, ha inserito e coonestato le loro filosofie nel <em>corpus<\/em> della teologia cattolica, quasi come una nuova scolastica. Tale operazione parte assai da lontano, addirittura dagli anni della Seconda guerra mondiale, ma \u00e8 nell&#8217;evento del Concilio Vaticano II che ha trovato le condizioni favorevoli per essere attuata felicemente (si fa per dire) e portare, cos\u00ec, in maniera inavvertita e pressoch\u00e9 indolore, a ci\u00f2 cui oggi stiamo assistendo in forme sempre pi\u00f9 evidenti: al travisamento della dottrina cattolica e all&#8217;avanzare di una apostasia generalizzata da parte del clero e dei fedeli, a partire dagli stessi cardinali e vescovi.<\/p>\n<p>Questa analisi, lucida e precisa, \u00e8 stata condotta, fra gli altri, dal professor Stefano Fontana, un autore cattolico molto onesto e coraggioso e perci\u00f2, oggi, non molto ben visto nelle alte sfere della neochiesa, e nemmeno in quelle pi\u00f9 basse. La sua &quot;colpa&quot; \u00e8 quella di riallacciarsi alla critica di certe tendenze post-conciliari, gi\u00e0 condotta da un grande pensatore come padre Cornelio Fabro, nel riconoscere e denunciare in Rahner il distruttore del tomismo e l&#8217;autore di una pretesa &quot;rivoluzione copernicana&quot; della teologia (la famigerata <em>svolta antropologica<\/em>), rivoluzione che ha condotto a una situazione paradossale, cio\u00e8 alla conquista dei vertici della Chiesa da parte dei seguaci di un teologo modernista, la cui autorit\u00e0 viene oggi presentata come indiscutibile. Situazione paradossale anche perch\u00e9 essa ha condotto la teologia cattolica a rinchiudersi da se stessa in una sorta di prigione, dopo di che &#8212; l&#8217;immagine \u00e8 di un altro grande pensatore cristiano del XX secolo, Etienne Gilson &#8212; essa si accanisce a voler aprire la porta della prigione in cui si trova, ma <em>dall&#8217;interno<\/em>, cosa evidentemente contraddittoria e impossibile.<\/p>\n<p>In una conferenza tenuta ad Ancona un mese fa, il 5 maggio 2018, su invito dell&#8217;associazione Oriente Occidente, per presentare il suo libro <em>La nuova Chiesa di Karl Rahner<\/em> (Verona, Fede &amp; Cultura, 2017), il professor Fontana, fra le altre cose, ha detto (il video completo \u00e8 disponibile in rete, ad esempio sul sito <em>Il fumo di Satana &#8212; Anticattocomunismo<\/em>):<\/p>\n<p><em>La mia domanda \u00e8 la seguente: questa situazione di incertezza, di dubbi, possiamo dire anche di confusione, perch\u00e9 una situazione di incertezza \u00e8 una situazione confusa, dove uno non sa come orientarsi &#8212; \u00e8 semplicemente una situazione di incertezza, di confusione, o \u00e8 un nuovo ordine che emerge, un nuovo paradigma, un nuovo assestamento che si va configurando? L&#8217;impressione, abbastanza forte, osservando quel che capita intorno a noi, \u00e8 che sta forse nascendo un nuovo paradigma della fede cattolica; per cui \u00e8 una confusione, ma che ha una sua coerenza, all&#8217;interno dell&#8217;incertezza: e in questo senso, per\u00f2, la valutazione si aggrava ancora, perch\u00e9 se si tratta solo di incertezza, basta mettere in atto degli interventi per chiarire, e l&#8217;incertezza \u00e8 superata; ma se questa incertezza \u00e8 in qualche modo voluta, perch\u00e9 attraverso l&#8217;incertezza si vuole far emergere qualche nuova visione della fede cattolica, allora la cosa lascia perplessi e fa sorgere qualche domanda in pi\u00f9. Ora, il mio parere \u00e8 che questa situazione di confusione, nei termini che ho detto, di oggi, non sia occasionale o dovuta a degli inconvenienti di percorso o contingenti; diciamo che non avviene per accidens, come direbbero i filosofi, ma per essentiam; cio\u00e8 c&#8217;\u00e8 qualcosa di nuovo che si sta configurando, che sta emergendo gradualmente e incidentalmente &#8212; perch\u00e9 non \u00e8 sempre facile intravedere un piano, un progetto &#8212; per\u00f2 abbastanza coerentemente. E allora, se questa mia analisi &#8212; da fedele, che legge i fatti, mica da studioso &#8212; perch\u00e9 le situazioni di dubbio che ho denunciato sono davanti a tutti &#8212; io mi son chiesto da dove derivi; e mi sono dato questa risposta, risposta che ha messo in moto alcune condizioni di cui vi parlavo. La mia risposta \u00e8 questa: la fede ha bisogno della teologia, perch\u00e9 la fede va compresa, se pure compresa nella fede della Chiesa; ma la teologia ha bisogno della filosofia, come dello strumento di cui si avvale. Senza concettualit\u00e0 filosofica, il teologo non pu\u00f2 fare teologia; come, senza lo strumento della matematica, il fisico non pu\u00f2 fare fisica. La fede ha bisogno della teologia; la teologia ha bisogno della filosofia, perch\u00e9 la fede \u00e8 conoscenza; una forma di conoscenza, come ci spiega il professor Livi. Non \u00e8 esperienza, come si tende a dire oggi, ma \u00e8 una forma di conoscenza. Cio\u00e8, la fede ha un contenuto conoscitivo &#8211; il professor Livi direbbe: noetico &#8211; cio\u00e8 la fede \u00e8 un atto dell&#8217;intelletto, anche se mosso dalla volont\u00e0 e, da ultimo, dalla grazia divina. La fede implica una logica. Ora, se la fede, invece, non fosse conoscenza, ma esperienza, allora potrebbe andar d&#8217;accordo cin tutte le filosofie. Ma siccome la fede \u00e8 conoscenza, ha un contenuto conoscitivo, rivelato, che non \u00e8 irrazionale, ma risponde anche alle esigenze della ragione, allora la fede non pu\u00f2 andar d&#8217;accordo con tutte le filosofie, ma solo con la filosofia vera. Ci\u00f2 con la filosofia naturale cristiana. Per questo motivo, allora, ecco il punto, se alla fede vengono applicate filosofie incompatibili con la fede, perch\u00e9 non vere, il contenuto della fede ne risulta modificato, trasformato. Allora, cosa c&#8217;\u00e8 all&#8217;origine di questi cambiamenti in atto, che noi vediamo nella vita della Chiesa di oggi? Cosa c&#8217;\u00e8 all&#8217;origine? C&#8217;\u00e8 l&#8217;applicazione alla teologia, e quindi poi alla fede, di filosofie sbagliate, che hanno messo ai teologi degli occhiali nuovi con cui guardare le verit\u00e0, i contenuti della fede. Non hanno cambiato i contenuti della fede; la dottrina rimane: ma hanno cambiato il modo di vere i contenuto dottrinali, per cui, cambiando gli occhiali filosofici, quei contenuti dottrinali ne risultano trasformati. Quindi: volte cambiare la teologia e la fede della Chiesa? Fate cos\u00ec inoculate, inserite nella teologia, nelle istituzioni d&#8217;insegnamento nei seminari, una nuova filosofia, o nuove filosofie; non attaccate direttamente i contenuti della fede, se volete cambiarli; ma lasciate che a intaccare i contenuti della fede siamo gli stessi teologi, gli stessi sacerdoti, magari gli stessi vescovi. Quando, con gli occhiali nuovi di una filosofia diversa che voi avete inserito nella formazione, nei testi, nei maestri di riferimento, dei teologi di riferimento, cambieranno anche i contenuti della fede stessa. E sar\u00e0 una mutazione do fede graduale, inavvertita, indolore. I fedeli saranno contenti e inconsapevoli, ma, nello stesso momento, non crederanno pi\u00f9 in ci\u00f2 in cui si credeva ieri, o l&#8217;altro ieri. Cos\u00ec facendo, i fedeli dimenticheranno e poi, pian piano, dimenticheranno di aver dimenticato; e si troveranno a pensare di credere ancora nella fede degli Apostoli, e invece, magari, credono in una fede diversa da quella degli Apostoli. La prassi del modernismo \u00e8 sempre stata questa &#8211; questa ambigua, sfaccettata, sfuggente eresia, condannata da san Pio X con l&#8217;enciclica &quot;Pascendi&quot;, nel 1907, aveva questo obiettivo -: non attaccare dall&#8217;esterno la Chiesa per demolirla, ma penetrare all&#8217;intermo, affinch\u00e9 fossero gli stessi uomini di Chiesa a cambiare la fede. Attraverso che cosa? Principalmente, attraverso la filosofia. Perch\u00e9 il modernismo ha mille aspetti, ma \u00e8 e rimane principalmente un fatto soprattutto filosofico. Un anno fa avete forse letto l&#8217;ultimo esempio di questa tattica, a proposito di un grande teologo, Gregory Bauman. \u00c8 morto circa un anno fa, a novantadue anni. \u00c8 stato uno dei grandi teologi del post-concilio, celebrato e onorato. In punto di morte, lui ha dichiarato di essere stato sempre omosessuale; di aver perso la fede da giovanissimo; ma dio essere rimasto, ci\u00f2 nonostante, dentro la Chiesa, per cambiarla dall&#8217;interno.<\/em><\/p>\n<p>Procedendo nella sua analisi, il professor Fontana ha individuato in Karl Rahner colui che, pi\u00f9 di ogni altro, ha svolto, nella teologia del XX secolo, la funzione di operare uno stravolgimento della fede mediante l&#8217;applicazione di filosofie sbagliate alla teologia cattolica: il criticismo, l&#8217;idealismo e la filosofia di Heidegger. Ora, Karl Rhaner era un gesuita, come lo era, prima di lui, Pierre Teilhard de Chardin. \u00c8 difficile non vedere come siano stati proprio i gesuiti &#8211; i quali, ancora negli anni &#8217;30 del Novecento, sposavano il compromesso storico col fascismo e si lanciavano in un&#8217;ultima, grande crociata contro la modernit\u00e0 &#8211; coloro i quali, a partire dal secondo dopoguerra, hanno operato una vera e propria inversione di rotta, dapprima isolatamente, poi in forma sempre pi\u00f9 massiccia e consapevole. Se la modernit\u00e0 non poteva essere combattuta e vinta e se l&#8217;ultimo grande strumento politico-sociale per ritardarne l&#8217;avvento, il fascismo, era miseramente caduto, non restava altra strategia che quella di spalancare le braccia, accoglierla festosamente e arrivare con essa a un ragionevole compromesso, sulla base di una lettura immanentistica, realistica e naturalistica dei dati della Rivelazione. In altre parole: via lo spiritualismo, via il tomismo, via anche la razionalit\u00e0 scolastica, perch\u00e9 inseparabile da un atteggiamento di umilt\u00e0 verso la fede; e avanti tutta con le tendenze pi\u00f9 recenti, e, appunto, pi\u00f9 moderne: avanti con la logica della soggettivit\u00e0, con la conoscenza che non \u00e8 mai conoscenza oggettiva di qualcosa, di una verit\u00e0 a s\u00e9 stante, ma sempre conoscenza condizionata dal soggetto conoscente (un&#8217;idea tipicamente kantiana). E si arriva cos\u00ec, per questa via, alla &quot;scoperta&quot; che la fede non \u00e8 una forma di conoscenza oggettiva, e quindi razionale, di contenuti oggettivi, ma \u00e8 un contenuto personale, intimo della coscienza, una &quot;esperienza&quot;, e perci\u00f2 un fatto eminentemente sentimentale, dell&#8217;io soggettivo, con la fede stessa (non con Dio, si badi, ma con la fede: con la fede in Dio). E ci si dimentica, in tal modo, che la fede viene da Dio: e che, se non viene da Dio, nessuno ci pu\u00f2 arrivare in altro modo, perch\u00e9 essa non \u00e8 una costruzione umana. Una vera e propria perversione teologica, gi\u00e0 individuata e denunciata, a suo tempo, da Cornelio Fabro: non \u00e8 pi\u00f9 la fede che garantisce la verit\u00e0 della dottrina, ma \u00e8 la verit\u00e0 della dottrina che viene adattata e in qualche modo modellata secondo le esigenze della fede; ma di una fede del soggetto, una fede soggettiva, una fede insomma umana, e non la fede cristiana, che viene da Dio e che \u00e8 garantita da Ges\u00f9, cio\u00e8 da Dio stesso.<\/p>\n<p>Si rifletta sulla confessione finale (a oltre novant&#8217;anni di et\u00e0!) di Gregory Baum (1923-2017), il teologo canadese di origine tedesca, figlio di madre ebrea e padre protestante, tanto applaudito e osannato negli ambienti post-conciliari: <em>sono sempre stato omosessuale, e ho perso la fede fin da giovanissimo; ci\u00f2 nonostante ho voluto restare nella Chiesa per cambiarla dall&#8217;interno<\/em>. Cambiarla, ma in che senso? Evidentemente, in senso relativista, soggettivista, omosessualista e naturalista. Che altro poteva desiderare un teologo che aveva perso la fede in Dio, ma che non ha avuto la decenza e l&#8217;onest\u00e0 di dirlo apertamente, n\u00e9 quella di lasciare la Chiesa, ma che ha deciso di restarci al preciso scopo di sovvertirne la dottrina, mediante una trasformazione degli strumenti concettuali e filosofici con i quali &quot;leggere&quot; i dati della fede? In altre parole: i nemici della Chiesa, gli eretici &#8212; una parola che, guarda caso, \u00e8 sparita dal vocabolario della Chiesa post-conciliare &#8212; hanno deciso di stravolgere la dottrina e di sovvertire la Chiesa stessa, semplicemente uniformandola ai loro gusti, alle loro tendenze e anche ai loro peccati. Un teologo perde la fede? nessun problema: si fa in modo che la fede, intesa come dono soprannaturale della Grazia, non sia pi\u00f9 l&#8217;elemento essenziale della vita cristiana; si sposta tutto il peso del discorso sulla soggettivit\u00e0 del &quot;credente&quot;, da un lato (gi\u00e0: ma credente in che cosa, alla fin fine?), e sul mondo &quot;concreto&quot; dall&#8217;altro: e via con la retorica della giustizia sociale, con il buonismo immigrazionista, con il panegirico degli &quot;ultimi&quot;, intesi sempre e solo in senso economico, come se il fatto di essere poveri, non per scelta di vita cristiana, ma per le circostanze storiche, conferisse una speciale patente di verit\u00e0 dottrinale. Un altro teologo, o magari lo stesso, sa di essere, e di essere sempre stato, omosessuale? Nessun problema neanche in questo caso: si fa in modo di far penetrare nella teologia cattolica, e poi nella pastorale, e poi in entrambe, l&#8217;idea che siamo tutti figli di Dio, che non si deve discriminare nessuno, che siamo tutti meritevoli di amore (idea giusta) e che, <em>quindi<\/em> (idea sbagliata) tutto quel che facciamo va bene, ogni nostra tendenza \u00e8 buona, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il peccato ma solo il diritto a essere se stessi, a &quot;realizzarsi&quot;, a vivere apertamente la propria vita, senza finzioni e senza ipocrisie (come se quella di rivelarsi solo in punto di morte fosse una condotta sincera e leale nei confronti della Chiesa e al cospetto di Dio). E cos\u00ec, un po&#8217; alla volta, un passetto dopo l&#8217;altro, si sposta tutta la dottrina della Chiesa su posizioni nuove e inusitate, ma che non vengono percepite come tali dalla maggior parte dei fedeli, perch\u00e9 il veleno \u00e8 stato inoculato dall&#8217;interno, cio\u00e8 da teologi e da membri del clero, \u00e8 stato insegnato nei seminari e nelle facolt\u00e0 teologiche, \u00e8 stato scritto nei libri degli autori di riferimento del post Concilio, e quindi chi mai andrebbe a sospettare un inganno, una colossale mistificazione? S\u00ec,\u00e8 vero che san Pio X aveva perfettamente visto e compreso la tecnica dei modernisti, quella d&#8217;insinuarsi a poco a poco, da dentro, per sovvertire le verit\u00e0 della fede cattolica; ma san Pio X appartiene a un altro mondo, dopo di lui ne \u00e8 passata di acqua sotto i ponti. C&#8217;\u00e8 stato il Concilio Vaticano II, che ha fatto la sua rivoluzione copernicana, e che ha abbracciato il mondo moderno cos\u00ec festosamente e con tanta buona volont\u00e0. Come si pu\u00f2 essere tanto maliziosi da sospettare un inganno, addirittura un tradimento? Ed eccoci arrivati al capolinea di tale strisciante apostasia: al trionfo del modernismo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kant, Hegel e Heidegger sono stati pensatori i cui sistemi filosofici sono incompatibili con il cristianesimo. 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