{"id":25875,"date":"2022-05-08T04:51:00","date_gmt":"2022-05-08T04:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/05\/08\/il-tempoper-luomoe-la-chiave-del-suo-destino-eterno\/"},"modified":"2022-05-08T04:51:00","modified_gmt":"2022-05-08T04:51:00","slug":"il-tempoper-luomoe-la-chiave-del-suo-destino-eterno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/05\/08\/il-tempoper-luomoe-la-chiave-del-suo-destino-eterno\/","title":{"rendered":"Il tempo,per l&#8217;uomo,\u00e8 la chiave del suo destino eterno"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 il tempo? Che cos&#8217;\u00e8, in effetti, quella cosa che noi chiamiamo passato, presente e futuro, come se fossero tre cose diverse e al tempo stesso come se fossero tre cose naturalmente collegate, come un fiume formato da pi\u00f9 affluenti, s\u00ec che si tratta, alla fine, della stessa acqua, e dunque di una stessa realt\u00e0 complessiva?<\/p>\n<p>Per san Tommaso d&#8217;Aquino, nostra guida pressoch\u00e9 infallibile, il tempo \u00e8, aristotelicamente, un movimento, il quale esercita nel suo scorrere un&#8217;azione modificatrice sulle cose. Tuttavia la riflessione sul tempo da parte del Dottore Angelico si fonde con un&#8217;altra questione, pi\u00f9 specifica: se cio\u00e8 il mondo sia stato creato nel tempo o fuori del tempo, questione che scaturisce naturalmente dalla prima. Infatti, se il tempo \u00e8 un movimento, sorge la domanda su ci sia colui che viene mosso e chi sia colui che muove. Per il secondo termine, non ci sono dubbi: se non si vuol risalire all&#8217;infinito nella catena delle cause motrici, il che sarebbe inutile e assurdi, bisogna per forza arrivare alla nozione di una Causa prima incausata, ovvero di un Motore immobile, che tutto muove senza essere mosso da alcuno. Per il primo termine, evidentemente si tratta delle cose terrene, le quali, essendo contingenti, subiscono l&#8217;azione del tempo, si modificano in un modo che noi chiamiamo invecchiamento e che appare percettibile, prima o dopo, in tutti gli enti materiali: dalla farfalla che vive un giorno alle montagne o ai pianeti o alle galassie che &quot;nascono&quot; e &quot;vivono&quot; nell&#8217;arco di milioni e miliardi di anni.<\/p>\n<p>\u00c8 anche, o almeno lo era ai tempi di san Tommaso d&#8217;Aquino, una questione particolarmente spinosa perch\u00e9 quanti sostenevano la creazione fuori del tempo ne traevano il corollario dell&#8217;eternit\u00e0 del mondo, il quale, evidentemente, esisteva prima del tempo e dunque non scaturiva da un atto creatore di Dio. Tommaso affronta la questione nel secondo libro della <em>Summa contra gentiles<\/em>: dal capitolo 32 al 34 espone le tesi di quanti, con Averro\u00e8, affermano l&#8217;eternit\u00e0 del mondo (cos\u00ec come sostengono l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;intelletto possibile per l&#8217;intera specie umana, e anche ci\u00f2 in contrasto con la Rivelazione). Dal capitolo 35 al 37 le passa al vaglio della sua critica e ne dimostra il carattere non decisivo dal punto di vista rigorosamente razionale, per cui conclude sospendendo il giudizio filosofico e asserendo che si deve credere a quanto dice la fede, ossia che il mondo \u00e8 stato creato da Dio e dunque ha avuto origine nel tempo. \u00c8 un buon esempio dell&#8217;idea che ha Tommaso dei limiti e delle possibilit\u00e0 della ragione: non sempre essa ci pu\u00f2 condurre ad una certezza positiva (ed egli, sommo pensatore, \u00e8 abbastanza grande da avere l&#8217;umilt\u00e0 di riconoscerlo), ma in ogni caso ci fornisce i mezzi per confutare chi pretende di attaccare la fede. In questo senso ragione e fede non <em>possono<\/em> essere in contrasto, poich\u00e9 entrambe scaturiscono da una stessa origine, che \u00e8 Dio, il quale ci ha dato la fede per giungere alla salvezza e la ragione per sostenere e &quot;aiutare&quot;, fin dove possibile, la fede stessa. \u00c8 quasi inutile aggiungere che Tommaso, nella sua limpida razionalit\u00e0 speculativa, respinge sdegnosamente qualunque forma di doppia verit\u00e0, contrariamente a quel che fa Averro\u00e8: non \u00e8 assolutamente immaginabile che vi sia una verit\u00e0 di ragione diversa da una verit\u00e0 di fede, perch\u00e9 entrambe vengono da Dio.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, per quanto riguarda la natura del tempo, ci sembra che il pi\u00f9 persuasivo approfondimento sia stato fatto da san&#8217;Agostino, ed \u00e8 a lui, in questo caso, che ci rivolgiamo per avere lumi, e precisamente alla lettura del libro undicesimo delle <em>Confessioni<\/em> (facciamo riferimento all&#8217;opera omnia pubblicata sul sito augustinus.it e curata dal padre Franco Monteverde; i brani citati e tradotti sono in: <a href=\"https:../../../../www.augustinus.it/italiano/confessioni/conf_11.htm\">https:../../../../www.augustinus.it/italiano/confessioni/conf_11.htm<\/a>):<\/p>\n<p><em>20.\u00a026.\u00a0Un fatto \u00e8 ora limpido e chiaro: n\u00e9 futuro n\u00e9 passato esistono. \u00c8 inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell&#8217;animo e non le vedo altrove: il presente del passato \u00e8 la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l&#8217;attesa. Mi si permettano queste espressioni, e allora vedo e ammetto tre tempi, e tre tempi ci sono. Si dica ancora che i tempi sono tre: passato, presente e futuro, secondo l&#8217;espressione abusiva entrata nell&#8217;uso; si dica pure cos\u00ec: vedete, non vi bado, non contrasto n\u00e9 biasimo nessuno, purch\u00e9 si comprenda ci\u00f2 che si dice: che il futuro ora non \u00e8, n\u00e9 il passato. Di rado noi ci esprimiamo esattamente; per lo pi\u00f9 ci esprimiamo inesattamente, ma si riconosce cosa vogliamo dire.<\/em><\/p>\n<p>Impossibile resistere alla forza di argomentazione logica di questo ragionamento. Il passato non \u00e8 pi\u00f9, \u00e8 ricordo; il futuro non \u00e8 ancora, \u00e8 attesa: solo il presente esiste realmente e concretamente, ed esso comprende anche il presente come coscienza del passato, per mezzo della memoria, e il presente come coscienza del futuro, sotto forma di anticipazione. A ben guardare, peraltro, neppure il presente ha una durata e dunque una reale consistenza ontologica: esso si riduce all&#8217;istante, e l&#8217;stante non ha durata, come il punto geometrico non occupa spazio; \u00e8 assenza di tempo, come il punto \u00e8 assenza di spazio. Ma in tal caso il tempo sarebbe solo una gigantesca illusione? Dalla prospettiva dell&#8217;essere, cio\u00e8 della realt\u00e0 vera e permanente, s\u00ec: il tempo \u00e8 l&#8217;illusione della durata, e a tale illusione noi attribuiamo una consistenza ontologica, che in effetti non ha. Il tempo \u00e8 durata, e precisamente la durata stabilita da Dio per tutti gli enti, sia quelli esistenti, sia quelli logici (in quanto pensato da altri enti esistenti, gli uomini): quando tale durata ha termine, gli enti cessano di esistere, vale a dire che tornano alla fonte del loro essere, che era comunque un essere partecipativo e non originario, cio\u00e8 tornano a Dio.<\/p>\n<p><em>21.\u00a027.\u00a0Dissi poc&#8217;anzi\u00a0che misuriamo il tempo al suo passaggio. Cos\u00ec possiamo dire che questa porzione di tempo \u00e8 doppia di quella, che \u00e8 semplice, o lunga quanto quella; oppure, misurandola, indicare qualsiasi altro rapporto fra porzioni di tempo. In tal modo, come dicevo, misuriamo il tempo al suo passaggio. Se mi si chiedesse: &quot;Come lo sai?&quot;, risponderei: &quot;Lo so perch\u00e9 misuriamo, e non possiamo misurare ci\u00f2 che non \u00e8, e non \u00e8 n\u00e9 il passato n\u00e9 il futuro&quot;. Il tempo presente, poi, come lo misuriamo, se non ha estensione? Lo si misura mentre passa; passato, non lo si misura, perch\u00e9 non vi sar\u00e0 nulla da misurare. Ma da dove, per dove, verso dove passa il tempo, quando lo si misura? Non pu\u00f2 passare che dal futuro, attraverso il presente, verso il passato, ossia da ci\u00f2 che non \u00e8 ancora, attraverso ci\u00f2 che non ha estensione, verso ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9. Ma noi non misuriamo il tempo in una certa estensione? Infatti non parliamo di tempi semplici, doppi, tripli, uguali, e di altri rapporti del genere, se non riferendoci a estensioni di tempo. In quale estensione dunque misuriamo il tempo al suo passaggio? Nel futuro, da dove passa? Ma ci\u00f2 che non \u00e8 ancora, non si misura. Nel presente, per dove passa? Ma una estensione inesistente non si misura. Nel passato, verso dove passa? Ma ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9, non si misura.<\/em><\/p>\n<p>Questo passaggio del ragionamento di sant&#8217;Agostino \u00e8 molto sottile e originale. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, il tempo, in quanto fluire, non va dal passato al futuro, cio\u00e8 da quello che \u00e8 stato a quello che deve ancora essere, bens\u00ec dal futuro, che ancora non \u00e8, al passato, che lo consuma e lo deposita. Se paragoniamo il tempo ad un fiume che scorre, la cosa diviene ancora pi\u00f9 chiara: la sporgente del tempo \u00e8 nel futuro, perch\u00e9 se fosse nel passato, dovrebbe risalire da ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 a ci\u00f2 che non \u00e8 ancora, ossia fare un percorso innaturale e logicamente impossibile, pi\u00f9 ancora del risalire dei salmoni, controcorrente, dal mare verso la sorgente del fiume. Il passato \u00e8 finito, dunque non pu\u00f2 alimentare il tempo: ci\u00f2 che non \u00e8 non pu\u00f2 dare origini a ci\u00f2 che \u00e8. Per trovare alimento, il tempo deve &quot;attingere&quot; a qualcosa che non \u00e8 ancora, come i fiumi della terra attingono l&#8217;esistenza dalle nubi, che non sono ancora acqua, perch\u00e9 i fiumi, una volta confluiti nel mare, hanno cessato di esistere e non possono rifare il loro percorso. \u00c8 utile concepire il tempo come flusso, e dunque come movimento che procede dal futuro verso il passato, per poterlo misurare: ma in se stesso, cio\u00e8 considerato separatamente dalle cose che divengono, e quindi dal suo stesso fluire, il tempo \u00e8 inintelligibile, perch\u00e9, come si \u00e8 detto, parlando in termini assoluti, esso \u00e8 inesistente. Come potremmo considerare esistente ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 e ci\u00f2 che non \u00e8 ancora? Non lo potremmo neppure aggrappandoci all&#8217;istante, perch\u00e9 l&#8217;istante \u00e8 un&#8217;astrazione.<\/p>\n<p><em>27.\u00a036.\u00a0\u00c8 in te, spirito mio, che misuro il tempo. Non strepitare contro di me: \u00e8 cos\u00ec; non strepitare contro di te per colpa delle tue impressioni, che ti turbano. \u00c8 in te, lo ripeto, che misuro il tempo. L&#8217;impressione che le cose producono in te al loro passaggio e che perdura dopo il loro passaggio, \u00e8 quanto io misuro, presente, e non gi\u00e0 le cose che passano, per produrla; \u00e8 quanto misuro, allorch\u00e9 misuro il tempo. E questo \u00e8 dunque il tempo, o non \u00e8 il tempo che misuro. Ma quando misuriamo i silenzi e diciamo che tale silenzio dur\u00f2 tanto tempo, quanto dur\u00f2 tale voce, non concentriamo il pensiero a misurare la voce, come se risuonasse affinch\u00e9 noi possiamo riferire qualcosa sugli intervalli di silenzio in termine di estensione temporale? Anche senza impiego della voce e delle labbra noi percorriamo col pensiero poemi e versi e discorsi, riferiamo tutte le dimensioni del loro sviluppo e le proporzioni tra i vari spazi di tempo, esattamente come se li recitassimo parlando. Chi, volendo emettere un suono piuttosto esteso, ne ha prima determinato l&#8217;estensione col pensiero, ha certamente riprodotto in silenzio questo spazio di tempo, e affidandolo alla memoria comincia a emettere il suono, che si produce finch\u00e9 sia condotto al termine prestabilito: o meglio, si produsse e si produrr\u00e0, poich\u00e9 la parte gi\u00e0 compiuta evidentemente si \u00e8 prodotta, quella che rimane si produrr\u00e0. Cos\u00ec si compie. La tensione presente fa passare il futuro in passato, il passato cresce con la diminuzione del futuro, finch\u00e9 con la consumazione del futuro tutto non \u00e8 che passato.<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo saltato alcuni capitoli e siamo arrivati al nocciolo del discorso di Agostino. Se il tempo \u00e8 futuro che diventa passato, e poich\u00e9 esso \u00e8 un movimento che riguarda le cose terrene, finite, e non le infinite, dovr\u00e0 consumarsi interamente, divenendo tutto e solo passato. A quel punto vi sar\u00e0 solo il presente, ma non un presente illusorio, come quello delle cose terrene, bens\u00ec un eterno presente che \u00e8 l&#8217;eternit\u00e0 stessa di Dio. Dio \u00e8 eterno, dunque \u00e8 eterno tutto ci\u00f2 che si trova in Lui; non \u00e8 eterna la creazione, poich\u00e9 essa viene da Lui, ma si manifesta fuori di Lui, e quindi \u00e8 soggetta alle leggi della contingenza. Allora, se vogliamo misurare il tempo, lo possiamo fare solamente riferendoci a Dio, che ne \u00e8 l&#8217;autore e che pertanto si trova fuori e al di sopra di esso: qualunque altra unit\u00e0 di misura sarebbe impossibile, poich\u00e9 sarebbe come voler trovare ci\u00f2 che ci manca, <em>servendoci di ci\u00f2 che ci manca<\/em>. Se noi vogliamo misurare il tempo, non possiamo servirci del tempo, perch\u00e9 il tempo \u00e8 appunto la cosa che vogliamo conoscere, ma che ancora non conosciamo e dalla quale stentiamo a comprendere la natura. Dunque non \u00e8 nostro; non solo non ci appartiene, semmai siamo noi che gli apparteniamo: il tempo misura lo scorrere della nostra esistenza terrena e quindi siamo noi enti finiti la sua unit\u00e0 di misura, non viceversa. Ora, la scoperta che la misura del tempo \u00e8 in Dio ed \u00e8 Dio, equivale a porre l&#8217;ente finito, l&#8217;uomo, di fronte al suo destino infinito, l&#8217;eternit\u00e0. Perci\u00f2 chi riflette sul tempo giunge alla conclusione che il tempo \u00e8 un enigma e una porta chiusa, ma che tale porta si apre e svela il suo segreto allorch\u00e9 noi smettiamo di guardare ad esso come a qualcosa di estrinseco, qualcosa che \u00e8 indipendente da noi, e ci rendiamo invece conto che noi, per la nostra parte mortale, siamo una cosa sola con esso.<\/p>\n<p>Secondo san Tommaso d&#8217;Aquino l&#8217;uomo \u00e8 un&#8217;unione di essenza ed esistenza, e tale essenza \u00e8 composta, essendo costituita di una forma, che \u00e8 la ragionevolezza, e di una materia, la sua animalit\u00e0: l&#8217;uomo infatti \u00e8 un animale ragionevole. In lui si fondono la sua natura, la sua essenza (<em>la quidditas<\/em>, il \u00abche cos&#8217;\u00e8?\u00bb) e la sua esistenza, il suo atto di esistere (<em>actus essendi<\/em>). L&#8217;uomo in quanto uomo sussiste fino a che sussistono le due dimensioni del suo essere che, nella vita concreta, diventano quasi una cosa sola; ma quando viene meno il loro legame perch\u00e9 il tempo \u00e8 consumato, l&#8217;esistenza prosegue per la parte spirituale, mentre dell&#8217;essenza resta solo la natura specificamente umana, ossia la ragionevolezza: infatti la parte umana dotata di ragione non \u00e8 il corpo, ma l&#8217;anima. A quel punto si rivela il destino eterno dell&#8217;uomo: e lo scioglimento del legame personale fra corpo e anima e fra essenza ed esistenza (terrena) coincide con la fine del tempo. La morte \u00e8 la fine del tempo soggettivo, il Giudizio Finale sar\u00e0 la fine del tempo oggettivo. Ed \u00e8 l\u00ec che siamo incamminati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 il tempo? 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