{"id":25870,"date":"2019-07-17T02:53:00","date_gmt":"2019-07-17T02:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/17\/il-senso-della-vita-e-capire-il-fine-di-tutte-le-cose\/"},"modified":"2019-07-17T02:53:00","modified_gmt":"2019-07-17T02:53:00","slug":"il-senso-della-vita-e-capire-il-fine-di-tutte-le-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/17\/il-senso-della-vita-e-capire-il-fine-di-tutte-le-cose\/","title":{"rendered":"Il senso della vita \u00e8 capire il fine di tutte le cose"},"content":{"rendered":"<p>E tuttavia, si viene al mondo per una qualche ragione. Se cos\u00ec non fosse, se noi fossimo gettati a caso dal destino, da una forza naturale cieca e irresponsabile, come pensava Leopardi, ci troveremmo pur sempre in presenza di una stranezza, anzi di una coincidenza che ha dell&#8217;incredibile: che il caso avrebbe generato in noi, e non in noi soltanto, un universo di una complessit\u00e0, di una perfezione e di un&#8217;armonia straordinarie, proprio come se fosse stato concepito e attuato dalla pi\u00f9 prodigiosa delle intelligenze e dalla pi\u00f9 possente delle forze. Senza l&#8217;uomo, tuttavia, non ci sarebbe qualcuno in grado di godere, consapevolmente e sino in fondo, di tanta magnificenza: il che sarebbe un incredibile spreco, una dissipazione di energia che solo una probabilit\u00e0 su miliardi di miliardi avrebbe potuto realizzare. Non \u00e8 chi crede nel finalismo, ma chi sostiene il casualismo, che deve provare a spiegare una tale, inverosimile coincidenza e un tale spreco: \u00e8 come se un perfetto analfabeta di pittura, semplicemente gettando qualche pennellata a casaccio sulla tela, dopo aver mescolato alla cieca i colori, avesse realizzato un capolavoro pi\u00f9 ammirevole della <em>Vergine delle rocce<\/em> di Leonardo da Vinci. Anzi, neppure questo: \u00e8 come se un simile capolavoro si fosse fatto da s\u00e9, in base ad agenti puramente naturali: le forme, le linee, i colori, i materiali, le proporzioni, l&#8217;armonia compositiva, la perfezione di tutto l&#8217;insieme: solamente opera del caso, del vento, dell&#8217;acqua, degli sbalzi termici, della fermentazione della materia, dell&#8217;ossidazione, della cristallizzazione, della fossilizzazione. Una cosa forse non del tutto impossibile, in un modello matematico e probabilistico puramente teorico, disponendo per\u00f2 di un arco di tempo addirittura inimmaginabile; ma in pratica, chi potrebbe mai crederlo? Sarebbe come credere alla possibilit\u00e0 che un bambino di quattro anni, scarabocchiando delle note alla rinfusa, per gioco, sul rigo musicale, possa comporre la <em>Toccata e fuga in Re minore<\/em> di Johann Sebastian Bach. Suvvia, \u00e8 chiedere troppo al caso.<\/p>\n<p>Dunque, possiamo ammettere che l&#8217;esistenza di un fine inerente alla creazione \u00e8 un&#8217;ipotesi altamente probabile, per non dire pressoch\u00e9 certa: tanto \u00e8 vero che sarebbe difficilissimo riuscire a dimostrare il contrario, o anche solo a dimostrarne la probabilit\u00e0, ossia che tutto \u00e8 frutto del caso e che nessuna intelligenza, dunque nessun Dio, \u00e8 all&#8217;origine dell&#8217;universo. Credulone e bigotto, a quel punto, non \u00e8 chi riconosce l&#8217;esistenza di Dio quale Causa Prima di tutto ci\u00f2 che esiste, ma chi si ostina a non ammetterla, per mero pregiudizio. E se esiste una Causa Prima, come vuole la logica e come nessuno scienziato serio potrebbe negare, a meno di ingolfarsi in una <em>regressio ad infinitum<\/em>, allora esiste anche una suprema Intelligenza, perch\u00e9 le cose che esistono rivelano un ordine estremamente complesso, perfino quelle in apparenza pi\u00f9 semplici, come una goccia d&#8217;acqua o un filo d&#8217;erba; e nessuno pu\u00f2 ragionevolmente negare che le cose complesse devono aver origine da un&#8217;intelligenza di altissimo livello. Si tenga sempre a mente che cause semplici producono degli effetti semplici (o che sono complessi solo in apparenza), mentre effetti complessi presuppongo necessariamente delle cause che siano come minimo altrettanto complesse, ma verosimilmente <em>molto<\/em> pi\u00f9 complesse e sofisticate. A questo punto proviamo a domandarci se \u00e8 concepibile, e se \u00e8 verosimile, una intelligenza, non un&#8217;intelligenza qualsiasi, ma l&#8217;Intelligenza suprema, la quale operi del tutto a caso, senza alcun fine, senza alcuno scopo. Certo, \u00e8 possibile, sempre in via teorica; ma in pratica? L&#8217;intelligenza non \u00e8 una facolt\u00e0 accessoria ed estemporanea; dire intelligenza \u00e8 come dire fini e scopi, perch\u00e9 \u00e8 nella sua natura cercare, indagare, realizzare, non per\u00f2 improvvisando, ma seguendo un metodo, un piano, una strategia: e si pu\u00f2 concepire una strategia che sia priva di scopo? La strategia del ragno, allorch\u00e9 tesse la sua tela, \u00e8 finalizzata alla cattura della mosca; la strategia dell&#8217;usignolo, nel costruirsi il nido, \u00e8 covare e proteggere i piccoli; come la strategia del cuculo \u00e8 sfruttare il nido di un altro uccello per mettervi le sue uova. E il fine \u00e8 sempre lo stesso: la conservazione e, per quanto possibile, l&#8217;accrescimento della specie. E se questo \u00e8 vero per l&#8217;intelligenza istintiva, meccanica, degli animali, come non lo sar\u00e0, e a molto maggior ragione, per una intelligenza assai evoluta e capace di vagliare e calcolare infinite cose, anche future, che sfuggono allo sguardo immediato, in vista di un fine pi\u00f9 alto, non banale, non limitato, non caduco, ma profondo, assoluto ed eterno? Si giunge cos\u00ec alla conclusione che l&#8217;esistenza di un&#8217;intelligenza presuppone un fine, proprio come l&#8217;esistenza del fumo sta a significare che esiste un fuoco, qualche cosa che sta bruciando. L&#8217;intelligenza non pu\u00f2 rimanere chiusa in se stessa: deve aprirsi, espandersi, traboccare all&#8217;esterno (e anche all&#8217;interno), per sondare tutte le possibilit\u00e0 e valutare in che direzione agire, a quale fine tendere. E se ci\u00f2 \u00e8 vero per l&#8217;intelligenza finita dell&#8217;uomo, cos\u00ec imperfetta e limitata, cos\u00ec frequentemente soggetta all&#8217;errore, a maggior ragione l&#8217;Intelligenza assoluta, che non s&#8217;inganna, n\u00e9 mai lo potrebbe per sua stessa natura. Ogni cosa, infatti, esiste secondo la propria natura, altrimenti non potrebbe sussistere e si auto-distruggerebbe, come un esperimento non riuscito: cos\u00ec l&#8217;intelligenza umana esiste in maniera lacunosa e imperfetta, mentre l&#8217;Intelligenza Prima vede tutto, sa tutto e conosce tutto, per la semplice ragione che tutto proviene da lei e tutto a lei far\u00e0 ritorno.<\/p>\n<p>Diceva una volta don Luigi Giussani (Desio, allora in provincia di Milano,15 ottobre 1922-Milano, 22 febbraio 2005), discutendo con un gruppo di ragazzi e rispondendo a una domanda su cosa egli intendesse quando usava l&#8217;espressione <em>la gloria di Cristo<\/em> (da: L. Giussani, <em>Si pu\u00f2 (veramente?!) vivere cos\u00ec?<\/em>, Milano, Rizzoli, 1996, p. 275-276):<\/p>\n<p><em>&quot;Tutto in Lui consiste&quot; (cfr. Col, 1,17). Questo \u00e8 lo scopo del mondo: che si riveli che cos&#8217;\u00e8 il mondo. Allora noi comprendiamo che viviamo con vergogna un&#8217;immensa menzogna; l&#8217;apparenza diventa un&#8217;immensa menzogna se non \u00e8 segno di Lui. Perci\u00f2 l&#8217;uomo saggio cammina verso il suo destino imparando a scoprire tutto e a vivere tutto come segno, come segno di Lui. Quel giorno, quando il Mistero vorr\u00e0 &#8212; &quot;Di quel giorno nessuno sa, neanche gli Angeli di Dio, ma solo il Padre&quot; (cfr. Mt 24,36; Mc 13,32)&quot; &#8212; tutto il mondo, tutti gli uomini della storia capiranno (&#8230;).<\/em><\/p>\n<p><em>La gloria di Cristo \u00e8 il fenomeno per cui gli uomini riconoscono &#8212; per una grazia potente, per un dono potente &#8212; di che cosa son fatte le cose, gli uomini e le cose, di che cosa la realt\u00e0 \u00e8 fatta: \u00e8 fatta di Cristo. La gloria di Cristo \u00e8 la scoperta di ci\u00f2 di cui la realt\u00e0 \u00e8 fatta; diventa la fine di una menzogna: la fine di una illusione che, portata avanti con accanimento, si chiama menzogna.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 esattamente il contrario di quello che parrebbe: che sia menzogna l&#8217;aldil\u00e0. Mentre \u00e8 menzogna l&#8217;aldiqua. Siamo inescusabili perch\u00e9 &#8212; \u00e8 chiaro! &#8212; le cose dell&#8217;aldiqua vanno a finire, finiscono, perci\u00f2 non sono fatte di s\u00e9, niente si fa da s\u00e9, dunque tutto \u00e8 fatto. Ma fissate lo sguardo su qualunque cosa: in qualunque momento non c&#8217;\u00e8 un istante in cui una sola cosa fra i miliardi, miliardi, miliardi di cose che ci sono, si faccia da s\u00e9, niente. Invece, se c&#8217;\u00e8 una cosa evidente, la cosa pi\u00f9 evidente di tutte, terribile, \u00e8 che in questo momento tu non ti fai da te: &quot;Neanche un capello del vostro capo potete aggiungere&quot; (Cfr. Mt 6,27; Lc 12,25) &#8212; lo dice Ges\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>La gloria di Cristo \u00e8 l&#8217;istante in cui un uomo capisce che tutto \u00e8 fatto di Cristo; lo grida: si chiama testimonianza. \u00c8 il compito per cui uno \u00e8 chiamato alla verginit\u00e0, per cui tutti son chiamati alla verginit\u00e0, in modo vario, e la fine della storia sar\u00e0 quando tutto l&#8217;universo umano riconoscer\u00e0 questo (&#8230;).<\/em><\/p>\n<p>Le riflessioni di don Giussani ci aiutano a imboccare nella giusta direzione l&#8217;ultimo snodo del nostro ragionamento, Abbiano visto che l&#8217;ordine presuppone l&#8217;intelligenza (possiamo mescolare il mazzo mille volte, ma non le carte ci verranno mai fuori nella giusta sequenza, distribuite per seme e per valore, una dopo l&#8217;altra); che l&#8217;intelligenza presuppone un fine, perch\u00e9 un&#8217;intelligenza priva di scopo \u00e8 come uno strumento che gira a vuoto, e quindi sarebbe il contrario di ci\u00f2 che \u00e8 una vera intelligenza; e che il fine assegnato alle menti finite \u00e8 quello di conoscere e adorare Dio, mentre il fine dell&#8217;Intelligenza Suprema \u00e8 quello d&#8217;irradiare ovunque i raggi luminosissimi del suo amore. L&#8217;Intelligenza Suprema si distingue dalle intelligenze finite non solo per sua estensione e perfezione che sono, appunto, infinite, ma anche per la sua natura intrinseca. La natura di una intelligenza finita \u00e8 essenzialmente logica e calcolante, e la sua forma pi\u00f9 alta \u00e8 la matematica pura; la natura dell&#8217;Intelligenza Infinita \u00e8 una fusione ineffabile di logica e di comprensione profonda dove per comprensione s&#8217;intende una forma di conoscenza integrale, che \u00e8 resa possibile solo dall&#8217;amore. Un&#8217;intelligenza finita pu\u00f2 essere ben fornita di logica e capacit\u00e0 speculativa, tuttavia pu\u00f2 mancarle quel supremo coronamento che \u00e8 l&#8217;amore, la benevolenza disinteressata, e perci\u00f2 rimanere simile a una macchina, fredda e sterile. L&#8217;Intelligenza Infinita \u00e8 per sua natura &quot;calda&quot;: si effonde incessantemente e inesauribilmente e non si attenua mai, non si raffredda mai, non diminuisce la sua forza per il fatto di donarsi a tutti. Se l&#8217;universo esiste, se le cose esistono, se invece del nulla c&#8217;\u00e8 qualcosa, \u00e8 perch\u00e9 la Causa Prima \u00e8 innanzitutto Amore, e l&#8217;amore perfetto, per sua natura, non pu\u00f2 che espandersi, senza consumarsi mai. Le intelligenze finite, invece, calcolano sempre il rapporto fra mezzi e scopo, secondo un criterio di convenienza; e, se trovano il profitto \u00e8 minore della spesa, interrompono immediatamente ci\u00f2 in cui erano impegnate. Solo Dio non cessa mai di donarsi, non desiste dall&#8217;effondere amore, anche se gli uomini mal vi rispondono; tanto che, per ricondurli a S\u00e9, Dio ha scelto di assumere la natura umana e di sacrificarsi per mostrare loro il vero fine dell&#8217;esistenza. Solo un Amore perfetto, inesauribile, poteva arrivare a tanto; nemmeno dio o gli dei, nelle religioni non cristiane, si mostrano capaci di un amore cos\u00ec tenero, cos\u00ec radicale, cos\u00ec sconvolgente. Dio che s&#8217;Incarna, che soffre e muore per amore degli uomini, e poi risorge per redimerli, un Dio cos\u00ec grande, cos\u00ec amorevole, cos\u00ec generoso, non lo s&#8217;incontra se non nella Persona di Ges\u00f9 Cristo. Nessun altro dio \u00e8 capace di tanto; i falsi dei sono sbaragliati tutti quanti, perch\u00e9, alla prova dei fatti, nessuno di loro \u00e8 disposto a salire sulla croce per amore di un&#8217;umanit\u00e0 egoista, ingrata e irriconoscente.<\/p>\n<p>Il senso della vita, dunque, \u00e8 capire qual \u00e8 il fine di tutte le cose. Il fine di tutte le cose \u00e8 Dio: e non un dio qualsiasi, non un dio fabbricato dalla mano dell&#8217;uomo, e concepito da pensieri umani; ma il vero Dio, l&#8217;ineffabile, l&#8217;inconoscibile, che pure ha voluto rivelarsi e farsi conoscere, perch\u00e9 traboccante di amore nei confronti delle sue creature. Come dice san Paolo nella <em>Lettera ai Romani<\/em> (8, 19-24):<\/p>\n<p><em>La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;\u00a0essa infatti \u00e8 stata sottomessa alla caducit\u00e0 &#8211; non per suo volere, ma per volere di colui che l&#8217;ha sottomessa &#8211; e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione, per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio.\u00a0Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non \u00e8 la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l&#8217;adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.\u00a0Poich\u00e9 nella speranza noi siamo stati salvati.<\/em><\/p>\n<p>E come gli uomini sperano di entrare nella gloria dei figli di Dio, cos\u00ec riconoscere il vero Dio come autore di tutte le cose \u00e8 rendergli giustizia, e quindi contribuire alla sua gloria. Come dice don Giussani, la gloria di Dio \u00e8 quando l&#8217;uomo si rende conto di qual \u00e8 il fine della sua esistenza e qual \u00e8 il fine di tutte le cose che vi sono nell&#8217;universo: conoscere e glorificare Dio. E ci\u00f2 avviene quando l&#8217;uomo si rende conto che tutto \u00e8 fatto di Cristo e che Cristo \u00e8 in ogni cosa. Come dice ancora san Paolo, splendidamente (<em>Col.<\/em> 1, 16-17):<\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 per mezzo di lui<\/em><\/p>\n<p><em>sono state create tutte le cose,<\/em><\/p>\n<p><em>quelle nei cieli e quelle sulla terra,<\/em><\/p>\n<p><em>quelle visibili e quelle invisibili:<\/em><\/p>\n<p><em>Troni, Dominazioni,<\/em><\/p>\n<p><em>Principati e Potest\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutte le cose sono state create<\/em><\/p>\n<p><em>per mezzo di lui e in vista di lui.<\/em><\/p>\n<p><em>Egli \u00e8 prima di tutte le cose<\/em><\/p>\n<p><em>e tutte sussistono in lui.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E tuttavia, si viene al mondo per una qualche ragione. 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