{"id":25863,"date":"2021-03-03T01:11:00","date_gmt":"2021-03-03T01:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/03\/03\/il-sapore-amaro-e-inutile-della-vendetta\/"},"modified":"2021-03-03T01:11:00","modified_gmt":"2021-03-03T01:11:00","slug":"il-sapore-amaro-e-inutile-della-vendetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/03\/03\/il-sapore-amaro-e-inutile-della-vendetta\/","title":{"rendered":"Il sapore amaro (e inutile) della vendetta"},"content":{"rendered":"<p>Nella settima novella della Ottava giornata del <em>Decameron<\/em>, Giovanni Boccaccio, per bocca di Pampinea (e sotto il reggimento di Lauretta) narra la storia di uno studente che, tornato a Firenze da Parigi, s&#8217;innamora perdutamente di un bella vedova, la quale finge di ricambiare i suoi sentimenti per poi beffarlo crudelmente. Lo invita infatti a convegno nei giorni di Natale, una sera freddissima e nevosa, ma con un pretesto lo tiene in attesa nel cortile, facendo in modo che non possa uscirne e adducendo che la visita improvvisa di un fratello le impedisce di farlo entrare, ma che spera di infine di liberarsi e poterlo ricevere. Lo studente \u00e8 mezzo congelato e va su e gi\u00f9 per tutta la notte, nel vano tentativo scaldarsi, mentre lei, da una piccola finestra, osserva la scene ne gode insieme a un suo giovane amante, con il quale si burla del malcapitato fra una seduta amorosa e l&#8217;altra. Di primo mattino, una serva impietosita apre il portone e permette allo studente di andarsene, pi\u00f9 morto che vivo per il freddo; tornato a casa, questi deve mettersi a letto e far chiamare un dottore, restando in pericolo di vita per diversi giorni. Infine, guarito, decide di simulare di aver perdonato alla donna l&#8217;atroce beffa che gli ha giocato, e nei mesi seguenti trova il modo di riavvicinarsi a lei, che frattanto \u00e8 stata abbandonata dal suo amante, e divenire suo amico e confidente. Alla fine, nel colmo dell&#8217;estate, in una giornata caldissima, riesce ad avere la vendetta lungamente accarezzata: ricambia la vedova della stessa moneta, la attira sul tetto di una cascina isolata in campagna, togliendo poi la scala, ove per tutto il giorno la disgraziata \u00e8 tormentata dalla calura, delle mosche e dalle zanzare, dalla fame e della sete, e ridotta quasi alla disperazione, prima di potersi togliere da quella penosissima situazione. Lo studente ora pu\u00f2 gioire e complimentarsi per se stesso: nascondendo il suo rancore e il suo desiderio di vendetta, \u00e8 riuscito a cogliere la donna impreparata e a farle passare delle pene simili a quelle che aveva sofferto lui, con in pi\u00f9 la volut\u00e0 di averla udita pregare e supplicare, invocando invano compassione da lui, cosa che ha reso ancor pi\u00f9 dolce e pieno il suo senso di appagamento.<\/p>\n<p>Boccaccio ha rappresentato perfettamente tre sentimenti tipici dell&#8217;uomo spiritualmente poco o nulla evoluto: nella donna ha rappresentato la vanit\u00e0 unita al gusto di stuzzicare senza concedersi, anzi facendosi malignamente beffe di colui che la desidera; nello studente l&#8217;odio che nasce dalla sofferenza e dalla frustrazione, e la fredda volont\u00e0 di vendicarsi, perseguita con la dote di una eccezionale capacit\u00e0 di simulazione, fino al punto di farsi credere amico dalla persona alla quale vuole causare il massimo danno. Sono entrambe nature primitive, egoiste, superficiali: e delle due la meno scusabile \u00e8 lo studente, perch\u00e9, avendo il dono dell&#8217;intelligenza e in pi\u00f9 il vantaggio della cultura, da lui ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di meglio che una vendetta tanto raffinata quanto sadica; invece tutto quel che sa fare, dopo anni di studio nella pi\u00f9 celebre universit\u00e0 d&#8217;Europa, \u00e8 mettersi sullo stesso piano egoico della donna che lo ha offeso e fatto soffrire pi\u00f9 per stupida vanit\u00e0 e desiderio di compiacere il suo amante, che per cattiveria pura e semplice. Colpisce anche il fatto che verso il 1350, quando compone il <em>Decameron<\/em>, Boccaccio attribuisce ai suoi personaggi sentimenti cos\u00ec primitivi, del tutto privi di riflessione e spiritualit\u00e0, come se oltre un millennio di cristianesimo fosse trascorso invano e la morale cattolica, con l&#8217;esortazione al perdono, fosse scivolata via senza lasciare alcuna traccia. Anche ammettendo che nella costruzione dei personaggi e delle storie entra pi\u00f9 di quel che non sembri lo schema letterario del teatro classico, coi suoi intrecci obbligati e le sue schematizzazioni caratteriali, resta il fatto che a met\u00e0 del XIV secolo, in quello che Johan Huizinga chiama <em>l&#8217;autunno del Medioevo<\/em>, ma pur sempre in pieno Medioevo, la nascente cultura umanistica ha gi\u00e0 spazzato via quella cristiana, come se quest&#8217;ultima non fosse mai esistita; invano si cercherebbe, in questa novella o in qualsiasi altra del <em>Decameron<\/em>, qualche sia pur pallido riflesso del modello evangelico. Il gusto della beffa, spinta fino al limite estremo della crudelt\u00e0, non solo domina la psicologia dei personaggi, ma spegne in essi qualsiasi umanit\u00e0 e senso di umana fratellanza. Se pure imparano qualcosa dalle loro disavventure, come in questo caso la donna, ci\u00f2 deriva solo dalle pene che hanno sofferto, e dalla paura di provarne di simili in futuro, non da una vera interiorizzazione di quanto hanno vissuto e tanto meno da una riflessione che stimoli in loro un processo di maturazione e di auto-consapevolezza.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 leggere la novella del <em>Decameron<\/em> in controluce, come un riflesso, o, se si preferisce, come un&#8217;anticipazione dell&#8217;atteggiamento tipicamente moderno dell&#8217;uomo nei confronti della vendetta. Forse la pi\u00f9 grande novit\u00e0 portata dal cristianesimo \u00e8 stata la lotta contro il sentimento della vendetta: una lotta condotta su due fronti, contro la tradizione ebraica basata sulla legge del taglione, codificata anche da Mos\u00e8 e dal <em>Pentateuco<\/em> (<em>occhio per occhio, dente per dente<\/em>) e contro la tradizione pagana, basata sulla legge delle pura forza, sia pure in qualche modo regolata dal diritto romano: il pi\u00f9 forte prende tutto e pu\u00f2 ridurre in schiavit\u00f9 il nemico vinto, che, da parte sua, perde qualsiasi diritto, anche quello alla piet\u00e0. Si pensi al duello finale tra Ettore e Achille, nell&#8217;<em>Iliade<\/em>: non solo Achille respinge la richiesta del troiano morente di rendere il corpo al suo padre, Priamo (anche se pi\u00f9 tardi, ma in un diverso contesto psicologico, muter\u00e0 parere e accetter\u00e0 il riscatto), ma si cruccia perch\u00e9 non pu\u00f2 sbranarne lui stesso le carni, come una bestia feroce, dato che solo cos\u00ec potrebbe placare l&#8217;odio che nutre verso di lui a causa dell&#8217;uccisione di Patroclo. \u00c8 il desiderio di vendetta ad alimentare quell&#8217;odio: un desiderio di vendetta che non si placa neppure coi grandiosi funerali celebrati per l&#8217;amico, e col sacrifico umano dei dodici giovinetti troiani sgozzati ai piedi della pira; e che per poco non provoca altre morti, poich\u00e9 i guerrieri greci impegnati nei ludi funebri arrivano spesso a sfiorare l&#8217;estrema violenza reciproca, pur di vincere e aggiudicarsi i premi. Dunque per l&#8217;uomo antico la vendetta \u00e8 sacra, cos\u00ec come lo \u00e8, sia pure in una diversa prospettiva, ossia una prospettiva religiosa, per gli ebrei: \u00e8 Ges\u00f9 Cristo che porta il sentimento dell&#8217;umana piet\u00e0 e la capacit\u00f2 di perdonare in mezzo a un mondo cos\u00ec feroce e spietato: <em>Padre, perdona loro, perch\u00e9 non sanno quello che fanno<\/em>, arriva a pregare mentre gi\u00e0 gli stanno perforando i polsi e i piedi per appenderlo alla croce. Ora si direbbe che la civilt\u00e0 moderna, proprio perch\u00e9 fondata sull&#8217;umanesimo, anzi sull&#8217;antropocentrismo, abbia ripreso la concezione pagana della vendetta come risposta alle offese: e non \u00e8 che uno dei tanti aspetti del neopaganesimo che la caratterizza, a tutti i livelli della vita pubblica e privata (uno dei quali, sia detto per inciso, \u00e8 il ritorno in grande stile della magia nera, della stregoneria e del culto dei demoni). Il che equivale anche ad un riallineamento con la cultura dell&#8217;ebraismo e con quella dell&#8217;islamismo, le quali sono rimaste ferme alla morale mosaica e ignorano quella di Cristo. I cattolici fautori dell&#8217;ecumenismo e del dialogo interreligioso a tutto campo, ideologicamente figli della <em>Nostra aetate<\/em> e della <em>Dignitatis humane<\/em>, non lo sanno e non se ne rendono conto, ma la verit\u00e0 \u00e8 che, sul terreno della morale pratica, ormai c&#8217;\u00e8 poca differenza fra i seguaci delle tre religioni del Libro, proprio perch\u00e9 i cristiani, in quanto uomini moderni e non gi\u00e0 in quanto cristiani (visto che il concetto di un cristianesimo moderno \u00e8 un non senso) sono ritornati di fatto su posizioni analoghe a quelle del mondo precristiano, e dunque hanno smarrito appunto l&#8217;essenza della loro fede, quel <em>quid<\/em> assolutamente specifico e irriducibile che fa del Vangelo un <em>unicum<\/em> nel panorama delle diverse visioni del mondo, con i rispettivi codici morali. Ed \u00e8 logico che sia cos\u00ec: non \u00e8 forse impegno costante del clero progressista e dei teologi post-conciliari quello di smorzare tutto ci\u00f2 che nel cattolicesimo \u00e8 differenza, per sviluppare e celebrare al massimo quel che invece lo accomuna alle altre fedi e alle altre culture, sempre in nome del dialogo, dell&#8217;accoglienza e dell&#8217;inclusione (a senso unico)?<\/p>\n<p>\u00abMa dunque\u00bb, obietteranno i nostri critici, \u00abche avrebbe dovuto fare lo studente, dopo essere stato cos\u00ec amaramente e gratuitamente beffato dalla bella vedova? Che dovrebbe fare l&#8217;individuo che \u00e8 stato offeso, che ha ricevuto un danno intenzionale, che ha patito una crudele ingiustizia da parte di un altro? Deve forse tenere dentro di s\u00e9 la propria rabbia impotente, col risultato di consumarsi nella frustrazione e, alla fine, nella depressione? La vendetta non \u00e8 forse il mezzo per spegnere le fiamme del risentimento e nello stesso tempo ristabilire la giustizia oltraggiata, rendendo al malvagio la stessa moneta che ha dato al prossimo? E se agire in tal modo significa non tener conto del Vangelo, ebbene, pazienza: vuol dire che il Vangelo punta troppo in alto e non tiene conto della natura profonda degli esseri umani. Inoltre, per dirla tutta, c&#8217;\u00e8 anche una punta di vilt\u00e0 nel rifiuto di volersi vendicare; vi \u00e8 dell&#8217;auto-disprezzo, come in fondo bene aveva visto il vecchio Nietzsche. Perch\u00e9 chi non sa farsi giustizia da s\u00e9, sa di non esser degno che gliela rendano altri, e dunque merita di essere trattato come uno schiavo, che, preso a calci, non si sogna neppure di accennare un gesto di ribellione\u00bb. Per rispondere a questo tipo di obiezioni, sin troppo frequenti anche fra i cattolici, e che mostrano quanto essi non si siano mai dati la pena di approfondire le ragioni della morale evangelica, bisogna anzitutto fare chiarezza sul piani linguistico: non che si possano risolvere i problemi con le sole parole, ma \u00e8 importante che le parole chiariscano adeguatamente i concetti. La vendetta \u00e8 una cosa e la giustizia \u00e8 un&#8217;altra. Chi dice che il cristiano \u00e8 un debole e forse un vile, perch\u00e9 rifiuta di vendicarsi, non considera che ci\u00f2 di cui sta parlando non \u00e8 la giustizia, ma la vendetta: e che la vendetta sta alla giustizia come una palude miasmatica e fangosa sta ad un limpidissimo e salubre laghetto di montagna. Vi \u00e8 molto di torbido e di fangoso nella vendetta, perch\u00e9 \u00e8 fatta della stessa sostanza di cui \u00e8 fatta l&#8217;offesa ingiusta: colui che ha subito un&#8217;ingiusta offesa medita di rendere la pariglia all&#8217;offensore. Ci\u00f2 dimostra che i due individui in realt\u00e0 si somigliano: stanno sullo stesso piano di consapevolezza spirituale, vale a dire su un piano molto, molto basso. La bella vedeva che trae piacere nel far soffrire lo studente innamorato, quando potrebbe godersi il proprio amante senza nuocere ad alcuno, sta su un piano morale e spirituale molto basso; ma lo studente che cova per mesi la vedetta e intanto nasconde i propri sentimenti, e riesce a fingere cos\u00ec bene di averla perdonata da conquistarne l&#8217;amicizia, sta su un piano identico, se non perfino pi\u00f9 basso. Da una parte, la crudelt\u00e0 gratuita; dall&#8217;altra, una diabolica capacit\u00e0 di dissimulazione: ed entrambi non hanno di mira che una cosa, per vie diverse: la gratificazione illimitata del proprio ego. La persona spiritualmente non evoluta \u00e8 schiava dell&#8217;ego e delle sue passioni: il desiderio e il timore. Sempre desidera o teme qualcosa; non \u00e8 mai in pace con se stessa, non poggia mai sopra una base solida, perch\u00e9 non ha un baricentro interiore. Fluttua e vaga qua e l\u00e0, dove la portano le sue passioni disordinate: la brama e il timore. Vuole afferrare tutto il piacere possibile, a qualsiasi costo, e al tempo stesso vuole scansare qualunque tipo di male, come se nella vita non vi fossero anche dei mali necessari, che poi sono i passaggi dolorosi, ma obbligati, per la crescita spirituale.<\/p>\n<p>Dicevamo che la vendetta \u00e8 cosa ben diversa dalla giustizia, perch\u00e9 a volerla \u00e8 colui che \u00e8 stato offeso; ma colui che \u00e8 stato offeso ben difficilmente possiede l&#8217;equilibrio necessario per giudicare le cose con serenit\u00e0. Se i giudici fossero quelli stessi che hanno subito ingiustizia, si pu\u00f2 stare certi che userebbero la massima severit\u00e0, senza mai considerare le circostanze che in qualche misura possono attenuare la colpa di chi li ha offesi, e fra le quali pu\u00f2 esserci stato un comportamento leggero e imprudente da parte loro. Infatti nelle societ\u00e0 civili chi esercita la giustizia \u00e8 un terzo, di solito lo Stato; nel caso della religione cattolica \u00e8 sempre Ges\u00f9 Cristo, che parla, assolve o non assolve per mezzo del sacerdote che a Lui \u00e8 stato consacrato legittimamente, e che, in quel momento, agisce come fosse un <em>alter Christus<\/em>. Dunque non \u00e8 vero che il cristiano \u00e8 un debole e un vile: al contrario, \u00e8 un forte; talmente forte da aver superato le passioni disordinate dell&#8217;ego, da aver crocifisso il proprio io vecchio, sul modello di Ges\u00f9 Cristo, per vestire il nuovo io, che \u00e8 fatto di abbandono totale e incondizionato alla Sua volont\u00e0. \u00abMia \u00e8 la vendetta, dice il Signore; non giudicare il tuo fratello per non essere giudicato con la stessa misura. <em>E rimetti a noi i nostro debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori<\/em>\u00bb. Pertanto, il cristiano non \u00e8 un individuo che rinuncia a ristabilire la giustizia; al contrario, si batte per la giustizia, ma sa che egli, quando \u00e8 parte direttamente in causa, non potr\u00e0 mai essere giusto verso l&#8217;altro, perci\u00f2 affida la propria causa a Dio, che \u00e8 il solo giusto Giudice. La vendetta non consumata gli far\u00e0 male, gli provocher\u00e0 una nevrosi, come dicono tanti, imbevuti di psicanalisi a un tanto il chilo? Certamente s\u00ec, se \u00e8 rimasto schiavo del proprio ego; certamente no, se, da vero cristiano, ha deposto per sempre il proprio ego nelle mani del Signore, e ha lasciato a Lui di essere giudice in qualsiasi contesa fra s\u00e9 e gli altri.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;altra cosa da dire. Chi rinuncia a vendicarsi, oltre a non contaminarsi con l&#8217;odio e i sentimenti negativi che appartengono al suo nemico, in qualche modo gli &quot;rimanda indietro&quot; quei sentimenti. Si osserva infatti che la non risposta al male provoca una reazione energetica nella dimensione sottile, per cui la cattiveria ritorna a colui che l&#8217;ha compiuta e lo punisce per le sue azioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella settima novella della Ottava giornata del Decameron, Giovanni Boccaccio, per bocca di Pampinea (e sotto il reggimento di Lauretta) narra la storia di uno studente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[162],"class_list":["post-25863","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-giovanni-boccaccio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25863","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25863"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25863\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25863"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25863"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25863"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}