{"id":25857,"date":"2017-07-07T09:53:00","date_gmt":"2017-07-07T09:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/07\/il-ritorno-della-gnosi-dietro-la-maschera-della-chiesa-aperta-e-dialogante\/"},"modified":"2017-07-07T09:53:00","modified_gmt":"2017-07-07T09:53:00","slug":"il-ritorno-della-gnosi-dietro-la-maschera-della-chiesa-aperta-e-dialogante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/07\/il-ritorno-della-gnosi-dietro-la-maschera-della-chiesa-aperta-e-dialogante\/","title":{"rendered":"Il ritorno della gnosi dietro la maschera della Chiesa \u201caperta\u201d e \u201cdialogante\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessimo riassumere in un solo concetto la qualit\u00e0 specifica della cultura moderna, diremmo, senza esitazione: <em>l&#8217;arroganza<\/em>. La cultura moderna \u00e8 arrogante, perch\u00e9 nasce da un atteggiamento di superbia intellettuale. L&#8217;uomo moderno \u00e8 colui che si sente talmente fiero del suo sapere, della sua intelligenza, delle sue conquiste intellettuali, da guardare dall&#8217;alto in basso tutto ci\u00f2 che lo precede e tutti quelli che non si collocano sulle sue posizioni, o perch\u00e9 non sono in grado di farlo, come gli ignoranti, o perch\u00e9 lo potrebbero, quanto alle capacit\u00e0 intellettuali, ma rifiutano di farlo, oppure rifiutano di assumere la sua stessa arroganza, come i cosiddetti conservatori (che egli considera alla stregua di nemici personali, meritevoli solo di sparire dalla faccia della terra). \u00c8 pur vero che, in parecchi casi, l&#8217;intellettuale moderno \u00e8 arrivato a vedere, o intuire, i limiti del proprio sapere; ma ci\u00f2 non ha attenuta la sua arroganza, anzi, l&#8217;ha esasperata: preso da una specie di furore disperato e impotente, ha stabilito che nessuno pu\u00f2 sapere e capire pi\u00f9 di lui; e che, se qualcuno pretende di spingersi oltre la sua asserita impossibilit\u00e0 di procedere, deve trattarsi, senza ombra di dubbio, di un ciarlatano e un imbroglione. In altre parole: l&#8217;intellettuale moderno (non diciamo: l&#8217;uomo di cultura moderno, perch\u00e9 ci\u00f2 designerebbe una categoria inesistente) pretende di essere sempre e comunque al disopra di chiunque: o perch\u00e9 ultramoderno, e dunque pi\u00f9 &quot;progredito&quot;, o perch\u00e9 post-moderno, e dunque consapevole &#8212; ma solo a parole &#8211; dei limiti della modernit\u00e0. Nessuno \u00e8 migliore di lui, nessuno \u00e8 pi\u00f9 avanti di lui, nessuno \u00e8 al di sopra di lui. E nessuno deve permettersi di esserlo: il rifiuto di Dio nasce da qui, ha questa precisa radice.<\/p>\n<p>Peraltro, l&#8217;idea che vi sia incompatibilit\u00e0 tra la verit\u00e0 della fede e la verit\u00e0 mostrata dalla ragione \u00e8 un&#8217;idea gratuita, sbagliata, e, nondimeno, un&#8217;idea alla quale la cultura moderna non potrebbe, n\u00e9 vorrebbe, mai rinunciare, perch\u00e9, se lo facesse, verrebbero meno quasi tutti i suoi presupposti teorici: non si dimentichi, infatti, che la modernit\u00e0 nasce precisamente da un disegno di ribellione contro tutto ci\u00f2 che sorpassa l&#8217;uomo, le sue possibilit\u00e0, la sua ragione. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 grande di lui, bisogna abbassarla; se c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 bello, bisogna degradarla, sporcarla, insozzarla; se c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 potente, bisogna sminuirla; se c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 perfetto, bisogna negarla, farla scomparire. In questo modo la cultura moderna, guidata dai <em>philosophes<\/em>, dai <em>savants<\/em>, poi dagli <em>id\u00e9ologues<\/em>, e infine da tutti gli altri, ha dapprima cercato di porre, goffamente, un non meglio precisato Essere Supremo al posto del Dio rivelato, indi ha lasciato cadere tale finzione e ha posto sul trono l&#8217;Uomo, e si \u00e8 industriata in ogni modo di glorificarlo e di creare un&#8217;apposita religione a tale scopo. Per questo la cultura moderna \u00e8 attraversata da una sorta di <em>odium<\/em> nei confronti del sacro e del divino: perch\u00e9 non tollera che qualcosa o qualcuno, spodesti l&#8217;Uomo dallo sgabello pi\u00f9 alto. Essa \u00e8 nata per celebrare l&#8217;assolutezza dell&#8217;Uomo; e, se dovesse risultare che l&#8217;uomo, dopo tutto, non \u00e8 un assoluto, ma semplicemente una creatura, anche se la pi\u00f9 splendida di tutte, fatta a immagine del suo Creatore, anch&#8217;essa si sentirebbe sminuita e declassata. La cultura moderna, infatti, non \u00e8, non \u00e8 mai stata, e mai potr\u00e0 essere, una cultura disinteressatamente, spassionatamente protesa alla ricerca della verit\u00e0; essa nasce come cultura cortigiana, la cui funzione \u00e8 quella di celebrare l&#8217;Uomo. Del resto, \u00e8 da un pezzo che la cultura moderna ha smesso di cercare la verit\u00e0; semplicemente, ha proclamato che la verit\u00e0 non esiste, o, se esiste, che non \u00e8 raggiungibile, non \u00e8 afferrabile, non \u00e8 durevole: ogni realt\u00e0 \u00e8 relativa, tutto muta, tutto diviene, tutto passa, anche la verit\u00e0. Per restare a galla, la verit\u00e0 deve adattarsi di volta in volta; il che, tradotto in parole brutali, ma povere, significa che la cultura deve abituarsi a cantare le lodi del suo padrone di turno.<\/p>\n<p>La cristianit\u00e0, nel corso degli ultimi secoli, non ha saputo resistere validamente alla pressione della cultura moderna: un po&#8217; alla volta, ha introiettato le sue categorie; poi, quasi di schianto, a partire dagli anni del Concilio Vaticano II, si \u00e8 arresa senza condizioni, ma ha preteso di chiamare questa resa incondizionata un progresso, una maturazione, un approfondimento della fede, e ha innalzato lodi a se stessa per aver compreso quello che tante generazioni di cristiani non avevano, evidentemente, compreso, cio\u00e8 che il &quot;vero&quot; Vangelo consiste nel &quot;dialogare&quot; col mondo, coi non cristiani, con gli anticristiani, nel tacere su tutto ci\u00f2 che li pu\u00f2 &quot;offendere&quot;, anche se offende gravemente Iddio (aborto, eutanasia, divorzio) e nel mostrare sufficienza, sospetto e antipatia per gli ultimi, veri cristiani, per coloro che restano saldamente ancorato alla Tradizione cattolica, oltre che alle Scritture, spregiativamente chiamati tradizionalisti, e, da ultimo, per bocca di papa Francesco, anche dottrinari e fanatici (nella omelia del 19 maggio 2017 a Santa Marta). E un aspetto importante del cedimento e della resa dei cattolici, e della Chiesa stessa, alla pressione della cultura moderna, consiste nel ritorno di un antico male: la gnosi.<\/p>\n<p>La gnosi ha fatto la sua ricomparsa sulla scena nella forma, subdola e accattivante, d&#8217;un progressivo avanzamento degli studi biblici, teologici, storico-religiosi; si \u00e8 creata una casta di &quot;intellettuali&quot; cattolici che pretendono di aver capito meglio di tutti gli altri il reale significato del Vangelo, grazie, appunto, ai loro studi approfonditi, alla loro conoscenza del greco, dell&#8217;ebraico, dell&#8217;aramaico, alla loro capacit\u00e0 di &quot;contestualizzare&quot; le parole di Ges\u00f9 riferite nei testi evangelici. Ora codesti &quot;esperti&quot;, codesti &quot;specialisti&quot;, proclamano che il cristianesimo (del cattolicesimo non parlano pi\u00f9, come si vergognassero della parola; e forse \u00e8 proprio cos\u00ec, visto che ci tengono tanto ad andare d&#8217;amore e d&#8217;accordo coi luterani) non pu\u00f2 essere pi\u00f9 quello delle vecchiette e dei bambini, del Rosario e della devozione popolare: deve essere &#8211; per merito loro, s&#8217;intende &#8212; una religione &quot;adulta&quot;, finalmente liberata dalle incrostazioni della &quot;mitologia&quot;, proprio come voleva Rudolf Bultmann (e infatti i teologi e i biblisti protestanti sono i loro grandi modelli di riferimento). Tutto questo ha un nome, si chiama gnosi. L&#8217;idea che esista un cristianesimo nascosto, che solo pochi eletti sono in grado di penetrare nel suo vero significato, mentre la massa si ferma alle forme esteriori, rozze, superstiziose, \u00e8 un&#8217;idea tipicamente gnostica. Gnostico \u00e8 il pensiero che nel Vangelo non sia detto tutto, e nella Tradizione meno ancora; ma che esista un altro sapere cristiano, un sapere segreto, accessibile a pochi, mediante lo studio, ma anche mediante una speciale disposizione interiore, un afflato particolare, che non \u00e8 propriamente misticismo, nel sano significato della parola, ma, piuttosto, una forma di sentimentalismo: proprio come accadeva nel modernismo del primo &#8216;900. Anche i fautori del modernismo, una delle tante facce e delle tante versioni della gnosi, pensavano che alla fine, tolto il Cristo della storia, che \u00e8 sostanzialmente irraggiungibile, resta il Cristo della fede, che si rivela a quanti si pongono in un certo stato d&#8217;animo, in una certa disposizione interiore: e cos\u00ec, da una critica ultrarazionalista alla fede tradizionale, essi giungevano a un abbandono ultrasentimentale alla fede soggettiva. La teologia di san Tommaso, sintesi mirabile di ragione e fede, e lume, per secoli e secoli, della ricerca cristiana, a loro non serviva: non la prendevano neppure in considerazione. Il tomismo? No, grazie: roba da seminaristi; mentre costoro non volevano pi\u00f9 saperne di seminari e sacrestie, loro volevano il &quot;mondo&quot;, l&#8217;apertura al &quot;mondo&quot;; il dialogo col &quot;mondo&quot; (il che significava, ad esempio, l&#8217;evoluzionismo darwiniano, e, in generale, la cultura positivista). A conferma del fatto che cambiano i nomi, cambiano le maschere, ma sotto le maschere l&#8217;eresia fondamentale \u00e8 sempre la stessa: il modernismo, inteso come la pretesa di mettere l&#8217;orologio della fede cattolica in sincronia con quello del progresso umano. E guai a restare in ritardo di anche solo di cinque minuti, si rischia di perdere il treno dell&#8217;indispensabile aggiornamento e, allora, buonanotte, andrebbe tutto a catafascio!<\/p>\n<p>Si rilegga quello che dice san Paolo nella <em>Prima lettera ai Corinzi<\/em> (3, 18-23):<\/p>\n<p><em>Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente; perch\u00e9 la sapienza di questo mondo \u00e8 stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti:<\/em><\/p>\n<p><em>Egli prende i sapienti per mezzo della loro astuzia.<\/em><\/p>\n<p><em>E ancora:<\/em><\/p>\n<p><em>Il Signore sa che i disegni dei sapienti sono vani.<\/em><\/p>\n<p><em>Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perch\u00e9 tutto \u00e8 vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto \u00e8 vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo \u00e8 di Dio.<\/em><\/p>\n<p>Ora, un noto studioso del pensiero paolino, il domenicano Jerome Murph O&#8217; Connor, docente di Nuovo testamento presso l&#8217;\u00c9cole Biblique et Arch\u00e9ologique Fran\u00e7aise di Gerusalemme, nel libro: <em>Paolo. His Story<\/em>(Oxford University Press, 2004; trad. it._3A _3Cem>San Paolo<\/em>, Edizioni San Paolo, 2007, cfr. pp. 204-206), definisce questa parte della <em>Prima epistola ai Corinzi<\/em> &quot;disastrosa&quot;, &quot;niente affatto cristiana&quot;, e cos\u00ec via, per la ragione che, secondo lui, l&#8217;Apostolo, accecato dalla vanit\u00e0, si scaglia con foga eccessiva e con toni personalistici contro i suoi oppositori della Chiesa di Corinto, che egli definisce &quot;uomini spirituali&quot;, mettendo alla berlina le loro contraddizioni e gettando il ridicolo su di essi. Ebbe, proprio qui si vede uno dei tanti aspetti di quella resa alla mentalit\u00e0 del mondo moderno, di cui abbiamo appena detto; e anche nel fatto che delle case editrici cattoliche non si facciano problemi a pubblicare opere come quella di padre O&#8217;Connor, il quale, grazie all&#8217;autorit\u00e0 di cui gode e all&#8217;abito che porta, viene recepito comunque, dal pubblico, come un interprete qualificato delle Scritture. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Tanto per cominciare, definire l&#8217;epistola paolina un errore catastrofico, originato da una bieca intenzione di &quot;deride crudelmente&quot; i suoi oppositori, sposta i termini del problema su di un terreno improprio. La posta in gioco, piaccia o non piaccia a padre O&#8217;Connor, non erano semplicemente l&#8217;autorit\u00e0 e l&#8217;amor proprio di san Paolo, ma la retta interpretazione della dottrina cristiana. Se fosse passata la linea degli &quot;spirituali&quot;, il cristianesimo sarebbe diventato una forma di gnosticismo. A ci\u00f2 si opponeva san Paolo, con il suo caratteristico vigore; infatti, invece di chiamare i suoi oppositori &quot;uomini spirituali&quot;, li si dovrebbe chiamare, semplicemente, &quot;gnostici&quot;, e cos\u00ec il lettore non specialista capirebbe meglio i veri termini del contendere. In secondo luogo, si direbbe che un simile tipo di esegesi perda di vista il fatto che il vero autore dei testi sacri \u00e8 Dio, e che gli autori umani, come, in questo caso, san Paolo, non hanno fatto altro che lasciarsi guidare da una divina ispirazione. Perci\u00f2, le parole di padre O&#8217;Connor acquistano un sapore incomprensibile, per non dire blasfemo, da un punto di vista cattolico: in pratica, egli rimprovera Dio di non sapere in che modo ci si deve rivolger agli uomini. Vorrebbe correggere la Bibbia, perch\u00e9 \u00e8 convinto di saperne di pi\u00f9: tipico atteggiamento gnostico e modernista. E vorrebbe dimenticare chi sia il vero autore della Bibbia: tipico atteggiamento modernista e protestante.<\/p>\n<p>Se si riducono la Bibbia, e anche il Nuovo Testamento, a dei libri di storia o di teologia, come qualsiasi altro, non si pu\u00f2 non giungere a un simile esito: a spogliarli di ogni alone soprannaturale e ad attribuire loro, in certi casi, errori e difetti tipicamente umani, anche assai gravi, compresa la mancanza di carit\u00e0 verso il prossimo. Ma Dio \u00e8 sempre caritatevole verso gli uomini: anche quando li ammonisce, li vuole salvare: un medico troppo pietoso lascerebbe morire i suoi pazienti, perch\u00e9 non avrebbe il coraggio d&#8217;incidere a fondo la piaga e di farne uscire il <em>pus<\/em>. E qui emerge un altro aspetto, tipico della mentalit\u00e0 del mondo, surrettiziamente penetrata nella cultura cattolica e perfino nella spiritualit\u00e0 cattolica: la difficolt\u00e0, per non dire l&#8217;impossibilit\u00e0, di adoperare toni recisi e anche severi, insomma la capacit\u00e0 di ammonire, quando ci\u00f2 sia necessario per la salvezza delle anime, che \u00e8 il bene supremo cui ogni dottrina deve ispirarsi. Dal Vaticano II, pare che la Chiesa abbia timore, o ribrezzo, a dir le cose come stanno, con la necessaria fermezza, specialmente in ambito morale: non solo ha timore di &quot;offendere&quot; i non cristiani, i laicisti, ma ha anche timore di disgustare i fedeli, di allontanare i cattolici. E non si rende conto che questo, proprio questo, \u00e8 il modo pi\u00f9 idoneo a disgustarli ed allontanarli: non c&#8217;\u00e8 nulla che possa deludere un discepolo, quanto vedere il suo maestro timoroso ed esitante, pieno di riguardi per ci\u00f2 che gli altri potrebbero pensare, anche a costo di sacrificare la verit\u00e0. Siamo arrivati al punto che un pezzo grosso della Chiesa cattolica, monsignor Nunzio Galantino, per non &quot;disgustare&quot; e non allontanare le anime dei peccatori, o dei possibilisti, si \u00e8 spinto a falsificare le precise parole della Bibbia, sostenendo che Dio non distrusse Sodoma e Gomorra per gli abominevoli peccati dei loro abitanti, ma le &quot;risparmi\u00f2&quot;, evidentemente perch\u00e9 quei peccati, dopo tutto, non gli sembravano poi cos\u00ec gravi, da esser punti con tale severit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessimo riassumere in un solo concetto la qualit\u00e0 specifica della cultura moderna, diremmo, senza esitazione: l&#8217;arroganza. 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