{"id":25855,"date":"2020-08-18T12:48:00","date_gmt":"2020-08-18T12:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/18\/il-richiamo-dellassoluto-e-la-tentazione-del-relativo\/"},"modified":"2020-08-18T12:48:00","modified_gmt":"2020-08-18T12:48:00","slug":"il-richiamo-dellassoluto-e-la-tentazione-del-relativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/18\/il-richiamo-dellassoluto-e-la-tentazione-del-relativo\/","title":{"rendered":"Il richiamo dell&#8217;assoluto e la tentazione del relativo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, diceva Nietzsche, \u00e8 un ponte e non uno scopo: un ponte sospeso fra due abissi. Bellissima e felice intuizione, che qualsiasi cristiano non pu\u00f2 che sottoscrivere interamente &#8212; a riprova del fatto che in Nietzsche c&#8217;\u00e8 molto pi\u00f9 cristianesimo di quanto i nietzschiani sospettino o di quanto sarebbero comunque disposti ad ammettere. L&#8217;uomo non \u00e8 e non pu\u00f2 essere uno scopo, perch\u00e9 non \u00e8 causa di se stesso: egli pertanto pu\u00f2 <em>avere<\/em> uno scopo, anzi deve averlo, ma non <em>essere<\/em> uno scopo, perch\u00e9 se fosse uno scopo avrebbe in s\u00e9 il proprio principio motore, mentre egli \u00e8 creatura, non si \u00e8 creato da solo, non ha in se stesso la propria origine, ma in qualcosa o piuttosto in Qualcuno che \u00e8 al di sopra di lui. Per realizzare il proprio scopo, dunque, l&#8217;uomo deve percorrere il ponte che \u00e8 egli stesso, e giungere sulla sponda dell&#8217;assoluto, lasciandosi alle spalle quella del relativo. In passato, anche in un passato recente, era consapevole che questo \u00e8 il suo destino, questa \u00e8 la sua ragione d&#8217;essere al mondo: l&#8217;accettava e si sforzava di esserne all&#8217;altezza. Poi, una cinquantina d&#8217;anni fa, forse qualcosa di pi\u00f9, forse qualcosa di meno, ha incominciato a scordarsene, a ci\u00f2 condotto da tutto il sistema della cultura, dell&#8217;informazione e dello spettacolo. Si \u00e8 sentito dire e ripetere, infinite volte, che la vita deve essere vissuta <em>hinc et nunc<\/em>, qui e adesso; che bisogna immergersi nel flusso della vita, aderirvi pienamente, gustarla sino in fondo; che non si deve mai rinunciare a quello che \u00e8 alla propria portata, perch\u00e9 ci\u00f2 che viene lasciato \u00e8 perso per sempre, e chi sacrifica il presente al futuro non vive per davvero, ma \u00e8 simile a un fantasma allucinato, a un triste essere umbratile che poi si pentir\u00e0, ma ormai troppo tardi, di non aver vissuto cos\u00ec come doveva, calandosi nella propria parte sino in fondo. Lo hanno detto e lo dicono frotte di psicologi, di psicanalisti, di sociologi, di scrittori, di poeti, di registi, di tuttologi e pretesi intellettuali e giornalisti pi\u00f9 o meno famosi e opinionisti e personaggi del mondo dell&#8217;arte, dello spettacolo, dello sport, i quali, chiss\u00e0 perch\u00e9, messi davanti a un microfono, invece di parlare del loro mondo, delle loro competenze, di quello che conoscono e di quello che sanno fare, s&#8217;impancano a maestri di vita e sciorinano con la massima seriet\u00e0 e compunzione la loro sapienza dozzinale e la loro filosofia di riporto. E lo fanno quasi con lo stesso sussiego e la stessa aria oracolare che assumono allorch\u00e9 si mettono, non richiesti, a pontificare di politica, anche se dopo le prime tre parole che escono loro dalle labbra si \u00e8 gi\u00e0 capito perfettamente che non hanno capito nulla, che parlano per dare aria alla bocca, ripetendo la stessa filastrocca che i giornali e i telegiornali <em>mainstream<\/em> ci rifilano tutti i giorni con implacabile uniformit\u00e0 e monotonia, inginocchiamenti compresi in omaggio a un delinquente americano morto durante l&#8217;arresto e assurto nell&#8217;immaginario collettivo agli onori d&#8217;un santo martire del ventunesimo secolo, ucciso dalla nostra detestabile indifferenza, dal nostro egoismo e dal nostro incorreggibile razzismo di uomini bianchi prepotenti, eterosessuali, odiosamente sani, affetti dalla stessa malattia morale che port\u00f2 i nostri nonni ad assistere con criminale indifferenza al dramma dei Sei Milioni: la presunzione di essere i rappresentati dell&#8217;umanit\u00e0 migliore. Invece \u00e8 vero il contrario: che siamo i peggiori, i pi\u00f9 vili, i pi\u00f9 ipocriti, i pi\u00f9 abietti, i pi\u00f9 meritevoli di ricevere un castigo esemplare. E se gli altri tardano a infliggercelo, come sarebbe giusto, allora \u00e8 doveroso che provvediamo a ci\u00f2 noi stessi, mostrando cos\u00ec di avere almeno quel minimo grado di consapevolezza di quanto siamo moralmente spregevoli, di quanto il mondo intero, la storia, la civilt\u00e0 abbiano orrore di noi e della nostra presenza sulla faccia della terra. Come spiegare, diversamente, il supremo disprezzo, l&#8217;odio implacabile che costantemente mostriamo verso noi stessi, verso la nostra societ\u00e0, verso i nostri valori &#8212; o meglio, i valori dei nostri nonni, perch\u00e9 noi di valori non ne abbiamo pi\u00f9 neanche uno -, verso tutto ci\u00f2 che richiama anche lontanamente la fierezza e l&#8217;orgoglio che animavano i nostri padri nei confronti di se stessi e della missione che ritenevano di dover svolgere, e che li rendeva tenaci e infaticabili, perch\u00e9 la consideravano lo scopo della loro vita e una sorta di debito d&#8217;onore nei confronti delle generazioni future, cio\u00e8 le nostre?<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, dunque, e specialmente l&#8217;uomo contemporaneo, si \u00e8 scordato di essere un ponte, di avere un compito da svolgere, un lavoro impegnativo da assolvere nei confronti di se stesso, di Dio e degli altri esseri umani; si \u00e8 totalmente immerso nell&#8217;orizzonte dell&#8217;immanenza, che \u00e8 anche l&#8217;orizzonte del relativo, e ha perso del tutto di vista l&#8217;assoluto e l&#8217;eterno, sua vera meta e sua destinazione finale. Vive nel presente come se esistesse solo quello: il che, umanamente parlando, \u00e8 esatto; ma scoprire che lo \u00e8 equivale ad avere intrapreso quel cammino di consapevolezza che egli ignora completamente: e non \u00e8 la stessa cosa aver compreso una verit\u00e0 profonda dopo averla cercata con impegno e sacrificio personale, o averla data per scontata per il solo fatto di aver udito da tutti i pulpiti che la verit\u00e0 \u00e8 quella. Il percorso di consapevolezza \u00e8 indispensabile e insostituibile; in questo campo, non esiste una sapienza teorica che sia valida, o meglio, non esiste una sapienza teorica che sia valida di per se stessa: come nel caso del medico o del chirurgo, nulla pu\u00f2 sostituire la pratica e l&#8217;esperienza che si acquisiscono lavorando sul campo, per quanto buone possano essere le conoscenze imparate dai libri. L&#8217;uomo oggi, dunque, vive la sua vita aderendo alla dimensione terrena come se fosse tutto, come se non vi fosse altro; la stessa parola &quot;anima&quot; \u00e8 scivolata, da gran tempo, fuori dal suo vocabolario, e ne ignora perfino il valore, appunto perch\u00e9 vive interamente proiettato nella dimensione del presente: ricorda poco del passato e dimentica in fretta, e quanto al futuro non se ne d\u00e0 pensiero, fedele alla filosofia del <em>\u00e8 meglio un uovo oggi che una gallina domani<\/em>, come tutti gli ripetono senza tregua. Naturalmente non \u00e8 felice, per usare un eufemismo: \u00e8 anzi cronicamente, inguaribilmente ammalato di tristezza, di angoscia, di oscuri sensi di colpa, ai quali reagisce con un sovrappi\u00f9 di superficialit\u00e0 e faciloneria, di spensieratezza spinta fino all&#8217;incoscienza; ma a nulla gli giovano tali strategie, perch\u00e9 la malattia \u00e8 nel profondo, e il fatto che egli non sappia guardarla in faccia non significa che essa non operi in lui. Il filosofo \u00c9mil Cioran parlava della <em>tentazione di esistere<\/em>: ebbene, la tentazione dell&#8217;uomo moderno \u00e8 appunto quella di esistere soltanto e non di vivere, cio\u00e8 di esistere unicamente sul piano del relativo, ignorando e mortificando la sua parte essenziale, che \u00e8 destinata all&#8217;eternit\u00e0 perch\u00e9 viene dall&#8217;Eterno. Tra vivere ed esistere, l&#8217;uomo moderno ha scelto l&#8217;esistere, cio\u00e8 di proiettarsi unicamente nella dimensione del tempo e quindi della durata; nel mondo della quantit\u00e0, direbbe Gu\u00e9non. Cos\u00ec facendo egli tradisce se stesso, la sua natura, la sua verit\u00e0 essenziale, e ci\u00f2 sta alla base dei sensi di colpa che lo tormentano a livello subconscio, e che lo spingono a reagire raddoppiando la frenesia del presente, la febbre di consumare esperienze ed emozioni cos\u00ec come il consumista cronico \u00e8 posseduta dalla smania compulsiva dello <em>shopping<\/em>. E come il drogato deve aumentare sempre di pi\u00f9 la quantit\u00e0 delle dosi di sostanze stupefacenti, perch\u00e9 l&#8217;abuso di esse lo porta fatalmente all&#8217;assuefazione, cos\u00ec l&#8217;uomo moderno immerso nel presente ha bisogno di un numero e di una variet\u00e0 sempre maggiore di emozioni: emozioni di qualsiasi tipo, anche e soprattutto banali, superficiali, esteriori, che non lo toccano nel profondo e perci\u00f2 lo rafforzano nel suo stile esistenziale disordinato ed egoico, proprio come l&#8217;alcolista incallito ha bisogno di bere continuamente, anche del vino di pessima qualit\u00e0, perch\u00e9 tanto non coglie pi\u00f9 alcuna differenza fra un vino di qualit\u00e0 e un prodotto enologico scadentissimo, pieno di sostanze additive.<\/p>\n<p>Dal punto di vista religioso, e il cristiano lo sa benissimo, quella d&#8217;immergersi nella dimensione dell&#8217;immediato \u00e8 una tentazione antica e pericolosa, anzi, a ben guardare \u00e8 la tentazione per eccellenza, in quanto accondiscendere ad essa equivale a eliminare la distanza fra il Vangelo e il mondo, abolendo, di fatto, il Vangelo stesso. Ed \u00e8 proprio qui che si vede quanto di sottilmente e perfidamente diabolico vi \u00e8 nello spirito nuovo che circola entro la Chiesa specialmente a partire dal disastroso Concilio Vaticano II: con la scusa di annunciare il Vangelo al mondo in maniera sempre pi\u00f9 efficace; con la scusa di volersi &quot;sporcare le mani&quot; calandosi nelle situazioni concrete della vita (la famigerata <em>chiesa in uscita<\/em> dei nostri giorni!), il cristiano moderno, e lo stesso clero cattolico, di fatto hanno abolito la differenza fra la sfera del sacro e quella profana, riducendo tutto il Vangelo a qualcosa di profano, qualcosa che piace al mondo, e comunque non reca disturbo al mondo, perch\u00e9 non ammonisce, non richiama, non rimprovera, anzi s&#8217;inchina davanti a tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 nel mondo, anche davanti al vizio pi\u00f9 turpe, e vi si adatta, e lo elogia, e lo blandisce, e lo vezzeggia. E allora ecco i corsi di affettivit\u00e0 gay organizzati a cura delle diocesi progressiste (Torino, arcivescovo Nosiglia); ecco le lodi sperticate di Pannella, della Bonino e l&#8217;amicizia ostenta per Eugenio Scalfari (Bergoglio) e la celebrazione sfrontata del peccato contro natura in un grande affresco dipinto appositamente nel duomo cittadino (Terni, allora vescovo Paglia) o la negazione che Dio abbia distrutto Sodoma e Gomorra (Galantino, parlando a dei giovani); ecco lo schierarsi in politica al fianco del Partito Democratico (Bassetti a nome della C.E.I., specie per le elezioni regionali in Emilia-Romagna); ecco l&#8217;attivismo sfrenato, incontenibile, a favore della tratta di esseri umani dall&#8217;Africa in Italia e la campagna di denigrazione sistematica di quanti vi si oppongono, guarda caso in perfetta sintonia di vedute e di strategie con soggetti del tipo di George Soros e Bill Gates, i quali, se non andiamo errati, rappresentano la negazione vivente e arrogante di tutto ci\u00f2 che Ges\u00f9 ha insegnato e di tutto ci\u00f2 che ha fatto nella Sua vita terrena. Ecco la distribuzione del pranzo e della pizza dentro le chiese e le basiliche; ecco la retorica insulsa dei muri da abbattere e dei ponti da gettare; ecco l&#8217;ambientalismo d&#8217;accatto e gli sproloqui sul clima e perfino sul Sole che minaccia di spegnersi; ecco l&#8217;idolatria aperta, sfrontata, con l&#8217;introduzione degli idoli diabolici in Vaticano; ecco i vescovi che portano a spalla le statue della Pachamama dentro la Basilica di San Pietro; ecco le danze etniche nel duomo di Napoli, il giorno dell&#8217;Assunzione in Cielo di Maria; ecco il prete che fa cantare <em>Bella ciao<\/em> in chiesa, a conclusione della santa Messa; ecco quell&#8217;altro prete che spara sul neonato l&#8217;acqua santa del Battesimo, con una pistola ad acqua, con la scusa del distanziamento in tempi di emergenza sanitaria; e i frati e le suore che ballano; e il papa che ride e racconta barzellette nei monasteri di clausura, e fa sganasciare le monache dalle risate; e il papa che non s&#8217;inginocchia davanti al Santissimo, che non invita alla penitenza e alla preghiera, ma gioca e scherza con la coroncina del Rosario, se l&#8217;appende al lobo dell&#8217;orecchio,la lancia in aria e l&#8217;afferra al volo. Certo, \u00e8 un progresso rispetto a padre Turoldo che la gettava in terra, dopo averla spezzata: dalla tragedia siamo passati alla farsa. Tutto questo accade quando l&#8217;uomo si scorda di essere un pellegrino destinato all&#8217;assoluto. Anche sul fatto del pellegrinaggio terreno, la contro-chiesa conciliare ha fatto, a suo modo, un lavoro egregio, introducendo nell&#8217;immaginario dei fedeli l&#8217;idea di un perenne peregrinare, in linea col migrazionismo e gli sproloqui su <em>Ges\u00f9 migrante<\/em> e <em>Maria meticcia<\/em>; ha dato a credere che essere chiesa \u00e8 un camminare insieme, non si sa verso dove, non certo verso Ges\u00f9 Cristo, dal momento che <em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em>; e poi, insieme a chi? Agli eretici, agli ebrei, ai pagani, ai peccatori impenitenti? No, la chiesa non \u00e8 questo: \u00e8 l&#8217;unione dei credenti in Ges\u00f9 Cristo. E anche la tanto decantata (da Bergoglio) fratellanza umana, non ha nulla a che vedere con la fratellanza cristiana: questa \u00e8 la fratellanza dei figli di Dio, che si riconoscono fratelli perch\u00e9 si riconoscono figli, mentre l&#8217;altra \u00e8 l&#8217;unione massonica degli uomini che vogliono bastare a se stessi e fare a meno di Dio. No: l&#8217;uomo \u00e8 pellegrino, ma non un eterno pellegrino: altrimenti il suo camminare sarebbe un girare in tondo, come gli ubriachi o come una nave cui s&#8217;\u00e8 rotto il timone. \u00c8 un pellegrino nel senso che cerca, ma alla fine trova: <em>cercate e troverete<\/em>. \u00c8 Parola di Dio. Se alla fine non trovasse, tutta la sua ricerca non sarebbe che una beffa, e la sua sete d&#8217;infinito resterebbe inappagata. La patria dell&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;eterno: per questo \u00e8 venuto al mondo e per questo deve vivere a poi passare per la porta stretta della sofferenza, della vecchiaia, della malattia e della morte.<\/p>\n<p>Ci sono delle sere d&#8217;estate, al termine d&#8217;una giornata tempestosa, in cui fitte schiere di nuvole si addensano in cielo, mentre un&#8217;aria di pensosa, malinconica solennit\u00e0 si sprigiona dalla natura che pare trattenga il fiato, in silenzio. Non si ode un rumore, n\u00e9 il frinire di un grillo, n\u00e9 lo stridio d&#8217;una rondine, n\u00e9 uno stormire di fronda; tutto tace, e sulle pendici dei monti scendono lentamente le ombre, mentre una debolissimo chiarore si attarda dietro le cime, formando come un mistico alone sospeso magicamente fra la terra e il cielo. Guardando in alto verso quelle nuvole, si perde il senso della profondit\u00e0, ci si scorda dello spazio e del tempo neri quali \u00e8 immersa la vita d&#8217;ogni giorno, ci si sente afferrati dal respiro dell&#8217;eterno, dove tutto ci\u00f2 che \u00e8 secondario ammutolisce e tutto ci\u00f2 che \u00e8 superfluo scompare. Resta solamente il cielo, nella sua immensit\u00e0 smisurata, senza confini, sino al lontano cerchio dell&#8217;orizzonte. L&#8217;anima si sente trasportata in una dimensione diversa da quella di sempre, ove conta solamente l&#8217;essenziale. In quei momenti ci si rende conto di quanto l&#8217;uomo \u00e8 piccolo, di quanto \u00e8 fragile, di quanto \u00e8 debole la sua capacit\u00f2 di comprendere, e di quanto \u00e8 breve la sua vita terrena. \u00c8 come un salutare richiamo alla sua vera natura e alla sua destinazione finale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo, diceva Nietzsche, \u00e8 un ponte e non uno scopo: un ponte sospeso fra due abissi. 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