{"id":25853,"date":"2021-04-03T11:31:00","date_gmt":"2021-04-03T11:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/03\/il-reale-e-incomprensibile-solo-per-la-cattiva-filosofia\/"},"modified":"2021-04-03T11:31:00","modified_gmt":"2021-04-03T11:31:00","slug":"il-reale-e-incomprensibile-solo-per-la-cattiva-filosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/04\/03\/il-reale-e-incomprensibile-solo-per-la-cattiva-filosofia\/","title":{"rendered":"Il reale \u00e8 incomprensibile solo per la cattiva filosofia"},"content":{"rendered":"<p>Quando i gesuiti e la loro rivista <em>La civilt\u00e0 cattolica<\/em> erano ancora cattolici e quindi antimodernisti, e non modernisti e quindi anticattolici come lo sono oggi i vari Bergoglio, Sosa Abascal, Spadaro, James Martin, eccetera, essi dicevano giustamente, ad esempio con la penna di padre Enrico Rosa e a commento della <em>Pascendi<\/em> di san Pio X, che alla base di ogni errore teologico c&#8217;\u00e8 un errore filosofico. Ci siamo perci\u00f2 domandati quali errori filosofici ci siano dietro la deviazione e l&#8217;aberrazione modernista compiute da gran parte della teologia cattolica a partire dal Concilio Vaticano II, e ne abbiamo individuati alcuni, il primo dei quali, su cui oggi vogliamo riflettere, \u00e8 quello della inintelligibilit\u00e0 del reale. Abbiamo trovato questo errore chiaramente espresso nella teologia di Walter Kasper, classe 1933, allievo prediletto di Karl Rahner e come lui uscito dalla scuola di Tubinga, nonch\u00e9 primo elettore di Bergoglio nello sciagurato conclave del 2013 (bench\u00e9 avesse gi\u00e0 compiuto ottant&#8217;anni e quindi, a norma di diritto canonico, non avrebbe pi\u00f9 dovuto essere un cardinale elettore: ma per il &quot;cerchio magico&quot; bergogliano le norme sono fatte per creare ad arte le debite eccezioni). E crediamo anche di poter indicare con una certa sicurezza quale ne sia la radice filosofica: quella del pensiero di Martin Heidegger, il grande &#8212; e cattivo &#8212; stregone della filosofia novecentesca, che da essa \u00e8 stata largamente influenzata per il tramite di un altro pessimo stregone filosofico, il francese Jean-Paul Sartre: significativa convergenza dei due esistenzialismi, il (quasi) nazista e l&#8217;ultra marxista, a riprova del fatto che nazismo e comunismo sono, sul piano filosofico, le due facce opposte ma complementari della stessa medaglia. Abbiamo perfino riconosciuto l&#8217;uso dello stesso linguaggio e della stessa terminologia, ad esempio il termine <em>indeducibilit\u00e0<\/em> (ossia la non deducibilit\u00e0) per indicare l&#8217;incomprensibilit\u00e0, o inintelligibilit\u00e0, da parte di Heidegger e da parte di Kasper: il quale, essendo stato l&#8217;allievo di Rahner, che a sua volta era stato allievo di Heidegger nei seminari del 1934-35, per la propriet\u00e0 transitiva si pu\u00f2 considerare un allievo indiretto, ma riconoscibilissimo, di Heidegger, nonch\u00e9 erede legittimo, sul piano teologico, della sua cattiva filosofia.<\/p>\n<p>La domanda specifica \u00e8 perci\u00f2 la seguente: il reale \u00e8 sostanzialmente incomprensibile (o, per dirla con Kasper, e prima ancora con Heidegger, <em>indeducibile<\/em>) oppure, a determinate condizioni, \u00e8 comprensibile, almeno nelle sue linee essenziali e nonostante l&#8217;apparente frammentariet\u00e0 e labilit\u00e0 di ci\u00f2 che i nostri sensi percepiscono e il nostro intelletto riesce ad afferrare? Per Heidegger, infatti, l&#8217;Essere va considerato inderivabile e indeducibile dall&#8217;ente, il che implica necessariamente la sua incomprensibilit\u00e0: se l&#8217;Essere \u00e8 il reale e se non lo si pu\u00f2 dedurre dagli enti, una volta esclusa la Rivelazione, come sar\u00e0 possibile farsene una qualche idea? Forse proprio per uscire da questo vicolo cieco, alla fine, Heidegger se ne viene fuori a dire che solo un dio, ormai, ci pu\u00f2 salvare; noi lasciamo adesso il filosofo tedesco, forse troppo sopravvalutato dalla cultura del XX secolo, alle sue insormontabili aporie, e proviamo a domandarci se la sua idea sia giusta e se sia filosoficamente sostenibile.<\/p>\n<p>Scrive Walter Kasper nel suo libro <em>Oltre la conoscenza. Riflessione sulla fede cristiana<\/em> (titolo originale: <em>Was alles Erkennen \u00fcbersteigt. Besinnung auf den christlichen Glauben<\/em>, Freiburg im Breisgau, Verlag Herder, 1987; traduzione dal tedesco di Dino Pezzetta, Brescia, Queriniana, 1989, pp. 36-38; 40-43):<\/p>\n<p><em>Oggi possiamo motivare pi\u00f9 approfonditamente ancora questa precedenza della fede sulla ragione. Nella seconda met\u00e0 dello scorso secolo non era pi\u00f9 cos\u00ec certo, nella filosofia post-idealistica, quello che era stato il punto di partenza dell&#8217;evo moderno: la ragione e la libert\u00e0 dell&#8217;uomo come principi assoluti. Lo stesso Kant, il filosofo moderno per eccellenza, afferma chiaramente ci\u00f2 che troviamo largamente condiviso nella tarda filosofia di Schelling, in Kierkegaard e Nietzsche, e pi\u00f9 compiutamente, nel nostro secolo, in K. Jaspers e M. Heidegger, che cio\u00e8 noi non possiamo dedurre ci\u00f2 da cui tutto si deduce e cui tutto si riferisce, cio\u00e8 la ragione e la libert\u00e0. L&#8217;uomo \u00e8 un essere finito, lui stesso si &quot;trova&quot; come realt\u00e0 indeducibile. Anzi l&#8217;intera realt\u00e0 ci \u00e8 data come indeducibile ed in-pensabile, per cui non dobbiamo soltanto chiederci: &quot;che cosa \u00e8?&quot; ma anche ed innanzitutto &quot;perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 qualcosa e non il niente?<\/em><\/p>\n<p><em>Questa intuizione della fatticit\u00e0 indeducibile del reale determina, per il pensiero, una situazione fondamentalmente nuova. Non porta direttamente alla fede in Dio, perch\u00e9 potrebbe sfociare pure in opzioni radicalmente diverse, come ad esempio nel sospetto del nonsenso, in una fede del destino, ecc. Certo \u00e8, comunque, che ora il pensiero si sente ridimensionato, perch\u00e9 per principio non pu\u00f2 pi\u00f9 prospettare schemi e progetti dal carattere universale. Cos\u00ec oggi, pi\u00f9 chiaramente che nel passato, ci rendiamo conto che non esiste un modo di pensare privo di qualsiasi presupposto, dove anzi ogni tentativo di approfondimento e di comprensione si lega ad una determinata precomprensione storica, ad opzioni e pure ad interessi. Il che non significa che ora tutto sarebbe possibile nel senso del post-moderno &quot;anything goes&quot;: eliminare la distinzione fra s\u00ec e no, vero e falso, buono e cattivo significherebbe sopprimere la stessa persona umana. Si tratta invece di dar ragione dei presupposti e di confrontarli continuamente con la realt\u00e0. Tutto il resto non pu\u00f2 che condurre al blocco ideologico od al mero nichilismo, che non rende pi\u00f9 possibile nemmeno una qualche ragionevole comunicazione.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa nuova situazione, una fede che accetti ed affermi, con l&#8217;umilt\u00e0 e la riconoscenza delle creature, una realt\u00e0 che ci \u00e8 data da Dio e che si preclude ad una conoscenza esaustiva dell&#8217;uomo, pu\u00f2 derivare dalla realt\u00e0 indeducibile del singolo e riferire ad una realt\u00e0 globale che non riusciamo mai a penetrare fino in fondo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Se \u00e8 impossibile penetrare razionalmente la realt\u00e0 singola, impenetrabile sul piano razionale \u00e8 anche la realt\u00e0 nel suo insieme. La persona umana, per quanto singolare ed unica, \u00e8 comunque aperta alle altre ed anche, in ultima analisi, alla totalit\u00e0 del reale. Come dicono gli antropologi, essa \u00e8 &quot;aperta al mondo&quot;. A differenza degli animali, la persona umana non \u00e8 adattata ad un ben preciso ambiente, cui reagirebbe in modo istintivo. L&#8217;ambiente dell&#8217;uomo \u00e8 costituito dalla realt\u00e0 nel suo insieme. L&#8217;essere umano \u00e8 per sua stessa natura, nella sua fase iniziale, privo di stabile dimora e di orientamento nel mondo: deve crearsi il proprio ambiente, individuare dei punti di riferimento. \u00c8 proprio per questo che s&#8217;interroga sull&#8217;origine ed il fine della vita e della realt\u00e0, sul fondamento e senso dell&#8217;essere, sull&#8217;unit\u00e0 e interezza del reale. Sono domande che possono venire dimenticate e represse per lungo tempo, ma che in certe situazioni si ripropongono, quando ci sentiamo costretti ad interrogarci sul senso del Tutto.<\/em><\/p>\n<p><em>Il senso dell&#8217;Intero non pu\u00f2 essere racchiuso in definizioni, perch\u00e9 in tal caso avremmo bisogno di un orizzonte di senso ancor pi\u00f9 ampio entro cui inquadrarlo. L&#8217;Intero, quindi, \u00e8 come l&#8217;orizzonte che tutto racchiude, verso cui si tende ed insieme al quale si procede, ma che non si raggiunge mai. Cos\u00ec il problema di senso che l&#8217;uomo si pone non trover\u00e0 mai una risposta conclusiva, gi\u00e0 per la stessa costituzione dell&#8217;essere umano. Ogni volta che giungiamo ad una meta veniamo presi dalla &quot;malinconia del compimento&quot; (E. Bloch), dalla consapevolezza, cio\u00e8, che questo fine non \u00e8 ancora il compimento definitivo, la felicit\u00e0 completa. Per principio l&#8217;uomo non \u00e8 propriamente all&#8217;altezza di se stesso e del suo bisogno di felicit\u00e0. Qui ci troviamo di fronte ad un&#8217;ultima aporia e ad un mistero ultimo della nostra stessa esistenza. Quale che sia la risposta che diamo al problema di senso dell&#8217;Intero, si tratta pur sempre di una risposta che noi &quot;osiamo&quot; formulare e che dev&#8217;essere &quot;creduta&quot;, nell&#8217;accezione pi\u00f9 latra del termine. Spesso oggi si parla di una &quot;fiducia originaria&quot; che sarebbe il presupposto fondamentale della nostra stessa vita.<\/em><\/p>\n<p>Il passaggio chiave, in questo discorso ingarbugliato, \u00e8 quello in cui Kasper afferma che <em>la realt\u00e0 che ci \u00e8 data da Dio&#8230; si preclude ad una conoscenza esaustiva dell&#8217;uomo,<\/em> e tuttavia la fede pu\u00f2 affermarla e accettarla, <em>pu\u00f2 derivare dalla realt\u00e0 indeducibile del singolo e riferire ad una realt\u00e0 globale che non riusciamo mai a penetrare fino in fondo.<\/em> La complessit\u00e0 sintattica, indizio di una certa confusione concettuale, si presenta irta e quasi refrattaria alla comprensione del lettore. Proviamo comunque a tradurla in parole pi\u00f9 semplici: per Kasper, la fede consiste nell&#8217;affermare e accettare la realt\u00e0, +<\/p>\n<p>e questo \u00e8 il primo errore, la quale si nega alla piena comprensione da parte dell&#8217;uomo, e questo \u00e8 il secondo errore, risalendo dalla indeducibilit\u00e0 del singolo alla realt\u00e0 globale, la quale, evidentemente, comprende l&#8217;Essere e quindi il nucleo della fede: terzo errore. Vediamo ora questi tre errori filosofici uno per uno.<\/p>\n<p>Primo: Kasper dice, sulle orme di Heidegger e di Jaspers, che il fondamento di tutto il conoscere, il binomio ragione-libert\u00e0, produce una realt\u00e0 indeducibile. Quindi la realt\u00e0 non \u00e8 la realt\u00e0 in se stessa, ma ci\u00f2 che noi possiamo dedurre di essa; e poich\u00e9 non possiamo dedurre nulla, siamo due gradini al di sotto della metafisica: uno perch\u00e9, con Kant, la realt\u00e0 viene ridotta al fenomeno, escludendo la cosa in s\u00e9; due perch\u00e9 questa realt\u00e0 \u00e8 indeducibile da ci\u00f2 che si offre alla nostra comprensione. Nonostante la tortuosit\u00e0 dello stile, il discorso \u00e8 chiarissimo: <em>se \u00e8 impossibile penetrare razionalmente la realt\u00e0 singola, impenetrabile sul piano razionale \u00e8 anche la realt\u00e0 nel suo insieme.<\/em> Dunque non sappiamo nulla e non possiamo sapere nulla, n\u00e9 della realt\u00e0 del singolo individuo, n\u00e9 della realt\u00e0 in generale: brancoliamo nel mondo come dei ciechi, siamo in fondo alla caverna di Platone e l&#8217;unica certezza che ci accompagna \u00e8 che non usciremo mai all&#8217;aperto, <em>a riveder le stelle.<\/em> Ci\u00f2 significa buttare nel cestino duemila anni di metafisica, cristiana e pre-cristiana: via Platone, via Aristotele, via sant&#8217;Agostino e via san Tommaso d&#8217;Aquino. Questo \u00e8 esistenzialismo puro; siamo gettati nel mondo, come dice Heidegger, e siamo gettati in esso per la morte, e non per la vita: cio\u00e8 la nostra sola certezza \u00e8 quella della nostra morte; tutto il resto \u00e8 sogno, o ipotesi, o chiacchiera. Ma \u00e8 proprio vero che le cose stanno cos\u00ec? Che noi non sappiamo nulla, che non capiamo nulla, che possiamo solo sperare in un dio che venga a salvarci? \u00c8 ben strano che un teologo cattolico parta da questi presupposti, e non si prenda nemmeno la briga di chiarirli e dimostrarli, ma li dia semplicemente per scontati. Se qualcuno gliene chiede ragione, lui risponde: andate a leggervi Jaspers e Heidegger. Poche righe pi\u00f9 avanti del brano riportato, egli cita Paul Tillich per il coraggio di esistere, e Schelling come assertore della libert\u00e0 quale articolo di fede del genere umano. Mai un autore cattolico. Solo esistenzialisti e idealisti, protestanti e ultraliberali: tale \u00e8 la sua prospettiva. \u00c8 come se quasi duemila anni di filosofia cristiana non contassero pi\u00f9 nulla. Sta di fatto che in quei duemila anni c&#8217;\u00e8 l&#8217;affermazione della deducibilit\u00e0 del reale: sant&#8217;Agostino e san Tommaso, come Dante e Alberto Magno, credono che l&#8217;uomo, con lo strumento della ragione naturale, pu\u00f2 comprende del reale quanto basta per dare senso e significato alla propria vita; poi la teologia accompagna la ragione nel tratto finale, cio\u00e8 alla comprensione della realt\u00e0 ultima, che \u00e8 il Dio rivelato. Certo, la ragione umana \u00e8 una piccola cosa, a paragone della Mente divina: ma l&#8217;uomo \u00e8 pur fatto a immagine di Dio. Questo significa che il mondo \u00e8 ordinato e razionale, perch\u00e9 l&#8217;amore e il vero, che coincidono nell&#8217;opera della creazione, rispondono a un disegno sapiente e razionale e non al capriccio incomprensibile o al ghiribizzo irrazionale di una imperscrutabile fatalit\u00e0. Sulle orme di Lutero, oltre che di Heidegger, Kasper umilia senza motivo, e senza dimostrazione, la ragione umana (per Lutero \u00e8 <em>la puttana del diavolo<\/em>) e ne deduce, questo s\u00ec, la indeducibilit\u00e0 del reale. Ma con quali argomenti ce ne ha persuasi? Nessuno: lo d\u00e0 per acquisito, per il semplice fatto che la sua prospettiva \u00e8 tutta moderna, anzi ultramoderna, e quindi muove i primi passi dal kantismo (niente metafisica), dall&#8217;idealismo e dall&#8217;esistenzialismo. Il che \u00e8 tipico della teologia della svolta antropologica inaugurata da Karl Rahner: tutto ci\u00f2 che \u00e8 chiaro per la cultura del mondo moderno deve essere integralmente accettato, il cristiano essendo calato nel mondo (heideggerianamente) e quindi dovendo far suoi gli strumenti concettuali di quel mondo, che \u00e8 il suo. Situazionismo estremo la cui cattiva lezione \u00e8 passata nei documenti del Concilio Vaticano II: noi siamo qui, ora, e solo di ci\u00f2 abbiamo certezza; il resto \u00e8 metafisica, cio\u00e8 conoscenza illusoria, e va gettato nel fuoco, come consigliava David Hume. Pertanto, se la fede \u00e8 accettare questa realt\u00e0 incomprensibile e indeducibile, essa consiste nel fare un balzo nel buio, accettando ci\u00f2 che non sappiamo n\u00e9 comprendiamo: fideismo puro.<\/p>\n<p>Secondo errore: che la realt\u00e0 sia incomprensibile e imperscrutabile, \u00e8 tutto da vedere. Qualcosa possiamo sapere e possiamo capire: il mondo \u00e8 opera sapiente e razionale di Dio, e la ragione ci \u00e8 stata data appunto per comprendere di esso quel che serve per dare senso e significato alla nostra stessa esistenza. Qui in Kasper c&#8217;\u00e8 anche la lezione di Kierkegaard, estremizzata ed esasperata (perch\u00e9 il cattivo discepolo prende le parole del maestro, le estremizza e le radicalizza); c&#8217;\u00e8 il suo radicale <em>aut-aut<\/em>, e il rifiuto di ogni dialettica; c&#8217;\u00e8 la fede come approdo di una ragione delusa e disillusa, che credeva di poter fare grandi cose e si accorge di non poter fare nulla. In questo approccio c&#8217;\u00e8 una parte di verit\u00e0, ma non tutto \u00e8 vero: e la buona filosofia consiste nell&#8217;evitare le semplificazioni eccessive e nel saper cogliere tutte le sfumature del pensiero. L&#8217;estremismo anti-intellettuale porta allo scetticismo radicale (Hume) cos\u00ec come il razionalismo auto-compiaciuto porta ad un immanentismo altrettanto radicale, parente stretto del soggettivismo (secondo la linea: Cartesio, Kant, Hegel, Heidegger). La sana filosofia cristiana, che \u00e8 razionale ma non razionalista, e realista ma non esistenzialista, n\u00e9 tanto meno idealista, afferma la comprensibilit\u00e0 del reale e precisamennte la sua deducibilit\u00e0. L&#8217;Essere \u00e8 deducibile dal mondo, perch\u00e9 nel mondo c&#8217;\u00e8 il riflesso della Sua perfezione; e poich\u00e9 noi stessi siamo parte del mondo, in noi stessi c&#8217;\u00e8 il riflesso della bellezza e della sapienza dell&#8217;Essere. Addirittura, nel Vangelo di san Giovanni (10,34), Ges\u00f9 a un certo punto dice, rifacendosi al Salmo 82,6: <em>Non \u00e8 forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete d\u00e8i (e figli dell&#8217;Altissimo)?<\/em><\/p>\n<p>Terzo errore: non \u00e8 vero che si giunge all&#8217;Essere, cio\u00e8 a Dio, partendo dalla indeducibilit\u00e0 del singolo: semmai \u00e8 vero il contrario. Se il singolo \u00e8 indeducibile, per quale magia si arriva a dedurre l&#8217;Essere? Invece: <em>Chi ha visto me, ha visto il Padre<\/em>, dice Ges\u00f9 ai suoi discepoli (<em>Gv<\/em> 14,9). E ancora: <em>Dio nessuno l&#8217;ha mai visto: proprio il Figlio Unigenito, che \u00e8 nel seno del Padre, lui lo ha rivelato<\/em> (<em>Gv<\/em> 1,18). E san Paolo, parlando del Cristo (<em>Col<\/em> 1,15): <em>Egli \u00e8 l&#8217;immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando i gesuiti e la loro rivista La civilt\u00e0 cattolica erano ancora cattolici e quindi antimodernisti, e non modernisti e quindi anticattolici come lo sono oggi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,148,173,194],"class_list":["post-25853","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-friedrich-nietzsche","tag-immanuel-kant","tag-martin-heidegger"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25853","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25853"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25853\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25853"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25853"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25853"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}