{"id":25851,"date":"2009-09-25T03:25:00","date_gmt":"2009-09-25T03:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/25\/il-rancore-degli-infelici-verso-il-mondo-e-un-veleno-che-sovverte-larmonia-dellessere\/"},"modified":"2009-09-25T03:25:00","modified_gmt":"2009-09-25T03:25:00","slug":"il-rancore-degli-infelici-verso-il-mondo-e-un-veleno-che-sovverte-larmonia-dellessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/25\/il-rancore-degli-infelici-verso-il-mondo-e-un-veleno-che-sovverte-larmonia-dellessere\/","title":{"rendered":"Il rancore degli infelici verso il mondo \u00e8 un veleno che sovverte l&#8217;armonia dell&#8217;essere"},"content":{"rendered":"<p>Quello che ci accingiamo a fare \u00e8 un discorso delicato e che, ne siamo consapevoli, potrebbe ferire molte persone, se non riusciremo a spiegare bene il nostro punto di vista.<\/p>\n<p>La nostra personale esperienza dello spettacolo del dolore umano, ci ha portati alla conclusione che una delle fonti velenose che maggiormente intossicano l&#8217;armonia dell&#8217;essere, \u00e8 il rancore che parte delle persone infelici concepiscono e sviluppano contro il mondo &#8211; che a loro appare come il regno dei fortunati, dei sani e dei privilegiati -, rancore che coltivano con implacabile perseveranza; e, pi\u00f9 ancora, che concepiscono, sviluppano e coltivano i loro parenti e coloro i quali, quotidianamente, devono farsi carico della loro sofferenza.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 in cui viviamo, a differenza di altre che l&#8217;hanno preceduta, ha smarrito sia il senso del limite, sia il senso del mistero; ritiene che, grazie alla ragione e ai suoi strumenti privilegiati, la scienza e la tecnica, tutto si possa fare, prima o poi: anche sconfiggere la malattia e la morte; che tutti abbiano diritto a tutto e che, di conseguenza, se qualcosa viene negato a qualcuno &#8211; la salute, per esempio &#8211; l\u00ec ci si trova in presenza di una intollerabile ingiustizia.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la ragione per cui la malattia e la vecchiaia, un tempo accolte come parti del disegno complessivo della vita, non vengono pi\u00f9 accettate: sono considerate alla stregua di visitatrici abusive e indesiderate, le quali, prima o poi, verranno cacciate dal salotto buono della nostra esistenza e, alla fine &#8211; chiss\u00e0? -, sconfitte definitivamente.<\/p>\n<p>Nelle societ\u00e0 pre-moderne, ancora saldamente legate all&#8217;essere, e anche nella nostra vecchia societ\u00e0 contadina, un bambino nato morto, o che moriva nelle prime settimane o nei primi anni di vita; oppure un bambino che nasceva con qualche malformazione fisica, non provocava scandalo. Era la volont\u00e0 di Dio; e, per quanto duro fosse accettarla, pure bisognava farlo, perch\u00e9 l&#8217;uomo riconosceva di non essere in grado di leggere nei piani divini.<\/p>\n<p>Oggi la morte, e specialmente la morte che colpisce un giovane, un bambino, una partoriente, \u00e8 vista come una ladra &#8211; lo osservava, molto a ragione, Mirko Grzimek -, ossia come un evento che suscita scandalo.<\/p>\n<p>Quanto alle malformazioni, \u00e8 proibito persino chiamarle per nome: dapprima si \u00e8 scelto il vocabolo inglese, portatore di handicap, evidentemente ritenendolo pi\u00f9 delicato ed asettico; infine si \u00e8 deciso di ribaltare lo stato delle cose e di parlare di \u00abpersona diversamente abile\u00bb. Dire, semplicemente, \u00abcieco\u00bb, suona offensivo; bisogna dire, semmai, \u00abpersona non vedente\u00bb: ma anche questo \u00e8 sconsigliato, perch\u00e9 equivale a porre l&#8217;accento sul difetto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, evitando di chiamare le cose con il loro nome, si crede di esorcizzarle: ma, evidentemente, nessun problema si pu\u00f2 affrontare, facendo finta che non esista. Un tempo si tenevano le persone fisicamente menomate, nascoste alla vista degli altri; oggi, all&#8217;opposto, si vorrebbe che il mondo si fermasse per far s\u00ec che esse godano di tutti i vantaggi di quelle sane.<\/p>\n<p>Si \u00e8 arrivati all&#8217;eccesso. Chi, per esempio, lavora nel mondo della scuola, sa fino a che punto pu\u00f2 giungere il rancore di alcuni genitori di figli disabili. In una gita scolastica, per esempio, pur accompagnando il ragazzo in questione almeno in due, questi parenti sono capaci di pretendere che tutti i servizi fisici, dal trasporto della carrozzella sul vagone ferroviario, all&#8217;operazione di introdurre il cibo in bocca, vengano eseguiti dagli insegnanti: loro, stanno a guardare e sorvegliano.<\/p>\n<p>Oppure, la mamma di un bambino mentalmente ritardato pu\u00f2 irritarsi con la maestra, perch\u00e9 questa procede con il programma col resto della classe, in modo tale che le distanze rispetto a ci\u00f2 che pu\u00f2 apprendere suo figlio, aumentano sempre di pi\u00f9; allora criticher\u00e0 il ritmo, a suo dire eccessivo, con cui quella maestra procede, ma guardandosi bene dall&#8217;esplicitare la vera ragione della sua scontentezza..<\/p>\n<p>Un&#8217;altra mamma potr\u00e0 arrabbiarsi con un professore che pretenda da suo figlio, disabile, di fare quel poco di lezioni che il ragazzo \u00e8 in grado di fare: lo accuser\u00e0 di non capire i problemi, di sottovalutare la condizione di svantaggio del figlio: il quale, come tutte le persone malate, sempre pi\u00f9 si abituer\u00e0 a fare la vittima, per ridurre il proprio carico di lavoro. Quello del ragazzo \u00e8 un comportamento comprensibile: tutti noi tendiamo a farci scudo delle nostre difficolt\u00e0, per alleggerire le pressioni che ci vengono dal mondo esterno. Sta agli adulti il dovere di non permettergli di cullarsi troppo in tale atteggiamento vittimistico, proprio per il suo bene.<\/p>\n<p>Sia ben chiaro che queste dinamiche non si verificano sempre; ma accadono, e pi\u00f9 spesso di quel che non si creda.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che questo tipo di atteggiamento da parte dei genitori e dei parenti, ispirato a una inconscia volont\u00e0 di punire i sani e i fortunati, nasce dal desiderio di alleviare un poco il proprio dolore, la propria frustrazione, la propria rabbia; e trova il suo terreno di coltura in un contesto culturale ove si tende ormai a parlare soltanto di diritti e mai di doveri o di sacrifici; in cui si pretende che ogni limite cada di fronte all&#8217;intelligenza e alla tecnica dell&#8217;uomo; che ogni ostacolo venga rimosso, in nome di un malinteso concetto di giustizia e di eguaglianza.<\/p>\n<p>Non solo. Oltre al rancore nei confronti degli altri, di quelli che &#8211; almeno in apparenza &#8211; stanno bene e godono di tutte le fortune, vi \u00e8, mescolato ad esso, un sentimento ancora pi\u00f9 ambiguo, acquattato proprio in fondo all&#8217;anima: un sentimento difficile da definire, ma che assomiglia molto all&#8217;odio: e, questa volta, diretto non contro gli altri, ma proprio contro la creatura sfortunata che viene giornalmente accudita dai parenti.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 succedere, per esempio, che una mamma, ancor giovane e bella, sacrifichi all&#8217;amore di un figlio svantaggiato tutto il proprio tempo, tutte le proprie energie, in una lotta gigantesca per dare alla sua creatura le cose migliori che la vita, in quelle date circostanze, possa offrirle; e che, nel farlo, si metta in urto contro mille ostacoli e si scagli contro mille individui, accusandoli di incomprensione, egoismo, durezza di cuore.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere, perfino, che quella mamma concentri a tal punto ogni suo pensiero nella crociata in difesa di suo figlio, da trascurare totalmente il proprio marito e il dolore che anch&#8217;egli sta vivendo, in quella difficile situazione; e che, di incomprensione in incomprensione, finisca per allontanarlo, magari inconsapevolmente, ritrovandosi sola, ci\u00f2 che la spinger\u00f2 ad aggrapparsi ancora pi\u00f9 convulsamente ala creatura debole e sofferente che ha deciso di proteggere sino all&#8217;ultimo, facendo di ci\u00f2 la propria ragione di vita.<\/p>\n<p>Ebbene, potrebbe darsi &#8211; potrebbe, lo ripetiamo &#8211; che, se noi analizzassimo bene i sentimenti profondi di quella madre infelice, finiremmo per scoprire che, dietro la strenua abnegazione a favore del figlio, che l&#8217;ha spinta a sacrificare l&#8217;intera sua vita, si celi una sorta di odio nei confronti di quel bambino: odio per la sua diversit\u00e0, per la sua fragilit\u00e0, ma specialmente per tutto il dolore, l&#8217;angoscia e il senso di colpa che la sua nascita e la sua stessa esistenza continuamente le infliggono, senza mai darle un solo attimo di pace o di riposo.<\/p>\n<p>Questo tipo di genitori, evidentemente, non hanno mai accettato il fatto che il loro figlio sia diverso dagli altri bambini; e, soprattutto, non hanno mai pensato che quella, oltre che una dura prova da sopportare, avrebbe potuto essere, per loro, una preziosa occasione per scoprire un nuovo ambito della tenerezza parentale, per porsi in un modo pi\u00f9 aperto e fiducioso di fronte alla domanda, che l&#8217;esistenza stessa di quel bambino poneva loro.<\/p>\n<p>Certo, non \u00e8 cosa facile arrivare a vedere la nascita di un figlio disabile, non come una sfortuna o un capriccio della sorte, ma come una possibilit\u00e0 di arricchimento e di crescita spirituale: e, tuttavia, tale \u00e8 &#8211; crediamo &#8211; l&#8217;unica maniera costruttiva di affrontare una situazione del genere. N\u00e9 una mamma che ha messo al mondo un bambino sofferente, o disabile, dovrebbe sentirsi una fallita; ci\u00f2 nasce da una sopravvalutazione dell&#8217;ente rispetto all&#8217;essere: perch\u00e9 non siamo noi gli autori della vita dei nostri figli, ma solo e unicamente coloro che si prestano a fare da tramite.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, mentre abbiamo perduto il senso del limite e il senso del mistero &#8211; \u00e8 il dolore \u00e8 un grandissimo mistero: non un problema, non qualcosa di cui la ragione potr\u00e0, un giorno, trovare la soluzione -, abbiamo smarrito anche la fede nella bont\u00e0 del mondo, nel fatto che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili, come diceva Leibniz.<\/p>\n<p>La maggior parte di noi crede, al contrario, che noi viviamo a caso in un mondo casuale, dominato dal dolore e della mancanza di senso: ed \u00e8 anche per questo, che stentiamo cos\u00ec tanto ad accettare la presenza del dolore. Se viviamo a caso, allora tanto vale che consideriamo la vita come una passeggiata da cui trarre tutti i piaceri possibili; e tuttavia, siamo obbligati a constatare che essa non \u00e8 tale, perch\u00e9 andiamo a sbattere continuamente nella sofferenza e nel male.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare un curioso paradosso, ma \u00e8 proprio cos\u00ec: solo l&#8217;idea che il mondo non sia frutto del caso, ma di un progetto sapiente e armonioso, pu\u00f2 conciliarsi con l&#8217;effettiva presenza del male e del dolore: perch\u00e9 solo in questo caso vi sarebbe una forza cosmica, benevola nella sua essenza, capace di trasformare tutto il male e tutto il dolore del mondo nel loro contrario, ossia nel bene e nella gioia.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec non fosse, il male resterebbe male, e il dolore resterebbe sempre dolore. Non vi sarebbe alcuna redenzione da essi; non resterebbe che la disperazione assoluta. Altro che piacevole passeggiata! Sono i materialisti, i veri pessimisti radicali, intrappolati nel vicolo cieco delle loro premesse teoriche. Lo spiritualista \u00e8 molto pi\u00f9 realista di loro: perch\u00e9 egli vede benissimo la presenza del male e del dolore, e sa che essi non sono un gioco del destino, ossia un frutto del caso, ma una componente essenziale della vita umana: pi\u00f9 precisamente, sa che essi sono l&#8217;occasione privilegiata perch\u00e9 l&#8217;anima si sforzi di uscire dal proprio torpore, si metta in discussione, lotti per guadagnare un po&#8217; di luce.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2, crediamo di avere indicato anche una possibile via di uscita dall&#8217;inferno del rancore, che imprigiona una parte di coloro che soffrono e che sono infelici, e una parte di quanti vivono con essi e sono responsabili della loro vita. Si tratta di spegnere il fuoco della rabbia: e si pu\u00f2 provare a farlo solo quando si arriva a comprendere che nulla, a questo mondo, \u00e8 per caso; che tutto \u00e8 grazia; e che la prova del dolore o della malattia \u00e8, anch&#8217;essa, una grazia speciale, che ci viene fatta in vista di un bene molto pi\u00f9 grande: la crescita della nostra consapevolezza.<\/p>\n<p>Bisogna tenere conto ancora di due fatti, prima di tentare una conclusione circa il tema che abbiamo deciso di affrontare.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 che dolore e infelicit\u00e0 non sono necessariamente sinonimi. Esistono persone sofferenti che sanno, tuttavia, mantenersi serene e persino felici; che conservano in cuore letizia e gratitudine per il dono della vita, e sia pure di una vita tribolata. Viceversa, vi sono persone le quali hanno ricevuto dalla vita ogni dono possibile: bellezza, intelligenza, benessere economico; e che, tuttavia, sprofondano nella oscura voragine dell&#8217;infelicit\u00e0, talvolta fino all&#8217;autodistruzione.<\/p>\n<p>Come dicevano gli antichi filosofi greci, noi non siamo tormentati dalle cose, ma dall&#8217;opinione che abbiamo di esse: il modo di vivere una determinata situazione \u00e8 quello che fa veramente la differenza tra felicit\u00e0 e infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il secondo fatto \u00e8 che il moto istintivo di rivolta, che gli esseri umani provano di fronte alla sofferenza, \u00e8 precisamente il segno che vi \u00e8, nella loro natura, l&#8217;aspirazione alla felicit\u00e0, come dato originario e insopprimibile.<\/p>\n<p>Ora, se si tratta di un dato originario, diviene ben difficile tentare di spiegarlo, se non si ammette che noi siamo realmente fatti per la gioia, e non per il dolore; per la vita, e non per la morte. Se fossimo solo il frutto del caso, in un mondo altrettanto casuale, da che cosa nascerebbero il nostro orrore istintivo per il dolore e la nostra eterna aspirazione alla gioia? Solo ammettendo un piano sapiente e armonioso, che trascende la contingenza e si fonda sull&#8217;assoluto, noi possiamo spiegare questa contraddizione: cos\u00ec come solo ammettendo che l&#8217;acqua esiste, si pu\u00f2 comprendere il fenomeno della sete.<\/p>\n<p>Ribellarsi al dolore, perci\u00f2, \u00e8 un moto istintivo dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Ma la ribellione sensata non \u00e8 quella che rifiuta di accettare la realt\u00e0 e che si trasforma in rancore verso le persone pi\u00f9 fortunate; bens\u00ec quella che accoglie la domanda posta dal dolore medesimo, e ne fa occasione di un profondo ripensamento esistenziale. Proprio perch\u00e9 il mondo in cui viviamo non \u00e8 casuale, anche il dolore deve svolgere una funzione necessaria: forse, la vita \u00e8 l&#8217;opportunit\u00e0 che ci viene data per misurarci con la sfida che esso rappresenta.<\/p>\n<p>Come gli alchimisti medievali, noi siamo chiamati a trasformare il metallo vile del dolore nel metallo prezioso della gioia; ma, a differenza di essi, sappiamo bene di non potercela fare da soli. Sappiamo di aver bisogno dell&#8217;aiuto di un Altro, pi\u00f9 grande di noi.<\/p>\n<p>Sappiamo di doverci abbandonare con fiducia nel seno dell&#8217;Essere, dal quale siamo stati tratti all&#8217;esistenza, e al quale aspiriamo ardentemente a ritornare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che ci accingiamo a fare \u00e8 un discorso delicato e che, ne siamo consapevoli, potrebbe ferire molte persone, se non riusciremo a spiegare bene il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-25851","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25851","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25851"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25851\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25851"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25851"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25851"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}