{"id":25838,"date":"2022-06-21T10:37:00","date_gmt":"2022-06-21T10:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/21\/il-postmoderno-ovvero-il-lasciapassare-per-il-nulla\/"},"modified":"2022-06-21T10:37:00","modified_gmt":"2022-06-21T10:37:00","slug":"il-postmoderno-ovvero-il-lasciapassare-per-il-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/21\/il-postmoderno-ovvero-il-lasciapassare-per-il-nulla\/","title":{"rendered":"Il postmoderno, ovvero il lasciapassare per il nulla"},"content":{"rendered":"<p>Quando incomincia il postmoderno? E, innanzitutto, che cos&#8217;\u00e8 il postmoderno?<\/p>\n<p>Citiamo la definizione data dall&#8217;<em>Enciclopedia Treccani<\/em>:<\/p>\n<p><em>Termine usato per connotare la condizione antropologica e culturale conseguente alla crisi e all&#8217;asserito tramonto della modernit\u00e0 nelle societ\u00e0 del capitalismo maturo, entrate circa dagli anni 1960 in una fase caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell&#8217;economia e dei mercati finanziari, dall&#8217;aggressivit\u00e0 dei messaggi pubblicitari, dall&#8217;invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche. In connessione con tali fenomeni, e in contrasto con il carattere utopico, con la ricerca del nuovo e l&#8217;avanguardismo tipici dell&#8217;ideologia modernista, la condizione culturale postmoderna si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, e per l&#8217;abbandono dei grandi progetti elaborati a partire dall&#8217;Illuminismo e fatti propri dalla modernit\u00e0, dando luogo, sul versante creativo, pi\u00f9 che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riso, ironico e spregiudicato, del repertorio di forme del passato, in cui \u00e8 abolita ogni residua distinzione tra i prodotti &quot;alti&quot; della cultura e quelli della cultura di massa.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, non si tratta di una filosofia, se filosofia \u00e8 interpretazione critica della realt\u00e0 alla luce della sana ragione naturale, ma semplice presa d&#8217;atto di una certa situazione storica, peraltro limitandosi a privilegiare gli aspetti pi\u00f9 vistosi e appariscenti. Per esempio, che cosa significa un&#8217;espressione come <em>l&#8217;invadenza della<\/em> televisione? La televisione \u00e8 invadente per coloro che si lasciano invadere: non \u00e8 un fatto oggettivo, ma soggettivo. Compito della filosofia dovrebbe essere capire e spiegare perch\u00e9 la gente si lasci invadere cos\u00ec facilmente da ci\u00f2 che le nuoce; prendere atto di un simile fenomeno \u00e8 compito della sociologia e della psicologia. E cosa vuol dire <em>abbandono dei grandi progetti elaborati a partire dall&#8217;Illuminismo<\/em>? Forse quei progetti non erano poi cos\u00ec grandi, visto che sono stati abbandonati; ci\u00f2 che \u00e8 veramente grande \u00e8 anche perenne, perch\u00e9 ha le sue sorgenti in una disposizione naturale dell&#8217;uomo. Insomma, c&#8217;\u00e8 una serie di constatazioni, ottenute selezionando alcuni fatti e tralasciandone altri, magari meno vistosi, ma pi\u00f9 significativi; ma questo non \u00e8 fare filosofia, \u00e8 descrivere parzialmente a soggettivamente un certo stato di cose, senza interpretare un bel nulla. Pertanto, se qualcuno viene a parlarvi della filosofia postmoderna o dei filosofi postmoderni, dovete rendervi conto che costui s&#8217;inganna o cerca d&#8217;ingannarvi.<\/p>../../../../n_3Cp>E adesso: quando ha inizio il postmoderno (il termine, sia detto fra parentesi, \u00e8 tratto dal linguaggio dell&#8217;arte novecentesca e originariamente descrive uno stile architettonico)? Le sue radici remote affondano nel pensiero di Nietzsche ed Heidegger, in quanto critici radicali della modernit\u00e0; quelle pi\u00f9 prossime in quello di Jean-Fran\u00e7ois Lyotard (1924-1998), di Gianni Vattino (classe 1936) e di Richard Rorty (1931-2007) nonch\u00e9, per certi aspetti, di Robert Nozick (1938-2002). Un dettaglio di cui tener conto: Nozick era ebreo d&#8217;origine russa; la moglie di Rorty, Am\u00e9lie Oksenberg, conosciuta a sua volta come filosofa, era un&#8217;ebrea di origine polacca Se la Scuola di Francoforte era ebraica al 90% e il Circolo di Vienna lo era almeno al 50%, anche nelle matrici del postmoderno vi \u00e8 una presenza ebraica, specie nei predecessori di riferimento: Jonas, Buber, L\u00e9vinass, Rosenzweig. Ne prendiamo nota e andiamo avanti.<\/p>\n<p>La formulazione pi\u00f9 completa di ci\u00f2 che s&#8217;intende per postmoderno \u00e8 quella data da Lyotard nel suo celebre <em>La condition postmoderne<\/em>, del 1979. Lyotard viene dalla fenomenologia di Husserl e dall&#8217;immancabile marxismo, che \u00e8 una presenza fissa in tutti questi pensatori, e afferma che la modernit\u00e0, che si sta esaurendo nelle societ\u00e0 industrialmente avanzate e informatizzate, era caratterizzata dai <em>grandi racconti<\/em> (<em>grands r\u00e9cits<\/em>) o &quot;favole per adulti&quot;, che pi\u00f9 propriamente si dovrebbero chiamare <em>meta-racconti<\/em> o <em>meta-narrazioni<\/em> (<em>m\u00e9tar\u00e9cits<\/em>) per il loro caratteristico porsi &quot;oltre&quot; le narrazioni particolari, proprie della societ\u00e0 pre-moderna. Lo scopo delle meta-narrazioni \u00e8 stato quello di legittimare l&#8217;ideologia del progresso illimitato; ma ora quell&#8217;ideologia \u00e8 in crisi, e quindi sono in crisi anche i racconti relativi ad essa.<\/p>\n<p>Altro padre nobile del postmoderno \u00e8 Gianni Vattimo, teorico del &quot;pensiero debole&quot;. Altra contraddizione in termini, e sia pure tenendo conto dell&#8217;inclinazione all&#8217;ironia, tanto diffusa tra questi nobili <em>ma\u00eetres-\u00e0-penser<\/em>. Secondo lui, siamo giunti alla &quot;fine della storia&quot;. Non \u00e8 un pensiero particolarmente originale: lo ha detto, a suo modo, Francis Fukuyama, e prima di lui Oswald Spengler, almeno con riguardo all&#8217;Occidente. Pi\u00f9 interessante \u00e8 vedere perch\u00e9, secondo Vattimo, siamo giunti al capolinea della storia, nel senso di una storia unitaria: perch\u00e9 l&#8217;affermarsi della societ\u00e0 di massa e del pluralismo culturale ne ha minato le basi. Di nuovo, una mera (e banale) constatazione al posto di un ragionamento. Dov&#8217;\u00e8 il ragionamento in base al quale egli afferma la sua tesi? Il ragionamento, se di un ragionamento si pu\u00f2 parlare, \u00e8 auto-contraddittorio: da una parte egli riconosce che, come dice McLuhan, i mass-media hanno creato un villaggio globale, e quindi le condizioni per lo stabilirsi di un&#8217;immagine unitaria del mondo; dall&#8217;altro osserva che proprio i mass-media hanno moltiplicato i centri d&#8217;informazione e diffusione delle notizie &#8212; come possa dire una cosa simile, non si sa &#8212; e quindi, semmai, chiude in pareggio con se stesso: uno a uno. In effetti, il pensiero debole, che scaturisce da queste traballanti premesse (traballanti sul piano logico e speculativo) non \u00e8 altro che una forma di nichilismo, definizione della quale il filosofo torinese si compiace perch\u00e9, a suo dire, il nichilismo \u00e8 una parola chiave della nostra cultura, addirittura una sorta di destino (ancora Spengler, ma non dichiarato!). E gi\u00e0 s&#8217;intravedono all&#8217;orizzonte le vivide fiamme d&#8217;un tramonto wagneriano.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 in fondo a ogni nichilista c&#8217;\u00e8 un segreto amore per Wagner e la <em>Cavalcata delle Walkirie<\/em>, una specie di nietzschiana nostalgia del <em>vivere pericolosamente<\/em> e del relativo <em>cupio dissolvi<\/em>. Seguono lunghi discorsi sulla nostalgia (<em>lupus in fabula<\/em>), delle <em>totalit\u00e0 perdute<\/em>, quando avrebbe potuto semplicemente dire: di un&#8217;immagine ordinata del mondo. Ma i nichilisti hanno bisogno del disordine, del caos, perch\u00e9 l&#8217;ordine va loro stretto, sa di autoritarismo, di bigottismo. Del resto, Vattino ama definire il suo nichilismo un nichilismo debole, ovvero &quot;della leggerezza&quot;, vale a dire senza rimorsi n\u00e9 rimpianti: un nichilismo cos\u00ec, sprofondiamoci nel nulla senza malinconie, quasi un foscoliano <em>e naufragar m&#8217;\u00e8 dolce in questo mare<\/em>. Insomma, son venuti meno gli assoluti metafisici: ma perch\u00e9? La cosa viene osservata, anzi viene posta, ma non si tenta di spiegarla: almeno non in profondit\u00e0. Ma le spiegazioni del reale devono <em>sempre<\/em> andare in profondit\u00e0; altrimenti che spiegazioni sono? Per colmare le debolezze del proprio pensiero, Vattimo parla di strutturale indebolimento dell&#8217;essere e poi distribuisce un certo numero di concetti presi da Heidegger, perch\u00e9 le parole tedesche, come <em>Verwindung<\/em> (guarigione, accettazione, rassegnazione, svuotamento, ecc.) fanno sempre un certo effetto. Peccato che siano intrinsecamente ambigue, e scelte proprio per questo da Heidegger, altro maestro del nulla, in modo da poter dire tutto e il contrario di tutto, ma sempre con l&#8217;aria di chi la sa lunga e non si fa mai cogliere muto e impreparato, di qualsiasi cosa si parli. In questo senso potremmo anche parlare del posto moderno come della versione pseudo-filosofica della tuttologia, un&#8217;attivit\u00e0 tipicamente post-moderna. Basti vedere i salotti televisivi coi loro magnifici ospiti fissi, letteralmente blindati in sempiterno nelle loro poltroncine, e certi sedicenti festival della filosofia, come quello che si tiene da qualche anno a Sassuolo in provincia di Modena, vere sagre della pi\u00f9 tronfia autoreferenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Veniamo a Rorty. Egli afferma, modestamente, che dobbiamo sbarazzarci di un modo di pensare due volte millenario. Ce l&#8217;ha con quella che chiama la &quot;filosofia ufficiale&quot;: e ci mette dentro tutto, dai greci a Kant, senza distinzione, accomunando democraticamente tutti i filosofi degli ultimi duemila anni in un&#8217;unica, acerba reprimenda. Di cosa sono colpevoli tutti costoro? I &quot;classici&quot;, come Platone, di aver diffuso dei miti, delle forme di pensiero descrittivo la cui corrispondenza con la realt\u00e0 oggettiva \u00e8 quanto mai problematica; i moderni, specialmente Cartesio, Locke e Kant, di aver fabbricato altri miti, perch\u00e9 la loro pretesa di assumere un punto di vista esterno e oggettivo era palesemente velleitaria e infondata. Secondo Rorty, la filosofia in se stessa \u00e8 una specie di malattia: meglio dunque abbandonarla e passare alla post-filosofia; che, per\u00f2, non \u00e8 la rinuncia pura e semplice a filosofare, bens\u00ec un filosofare rinunciando alla fondazione sistematica dell&#8217;essere e della conoscenza. Molto bene. Ci permettiamo solo, sommessamente, una piccola domanda: se si rinuncia alla fondazione dell&#8217;essere e del conoscere, quel che resta \u00e8 ancora filosofia? O \u00e8 un&#8217;altra cosa: chiacchiera, soliloquio? Alla fine dei suoi ragionamenti, Rorty si consola di aver amputato quasi tutto ci\u00f2 che fa della filosofia ci\u00f2 che essa \u00e8, sostenendo che bisogna creare nuove maniere di vivere e di pensare. <em>Di vivere?<\/em> \u00c8 questo il compito della sua post-filosofia, o non-filosofia? Ed ecco il solito debito con la matrice marxista: anche Marx vuole usare la filosofia per cambiare il mondo e non per spiegarlo. Di nuovo ci permettiamo una domanda: cosa significa cambiare il mondo, se si nega il &quot;pensiero forte&quot; e si fa l&#8217;elogio del pensiero debole? Sulla base del pensiero debole, come si pu\u00f2 avere la pretesa di cambiare la vita delle persone? Eppure, \u00e8 proprio quello che sta accadendo: Rorty \u00e8 il vero nume ispiratore del Nuovo Ordine Mondiale. <em>Nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima<\/em>, ci dicono e ci ripetono, in particolare dal marzo del 2020, cio\u00e8 dai primissimi giorni della cosiddetta emergenza sanitaria: ma su quali basi, noi non lo sappiamo. In compenso ce&#8217;\u00e8 qualcun altro che lo sa: quelli stessi che hanno architettato il colpo di stato mondiale camuffato da pandemia e da terribile emergenza sanitaria. Meno male: \u00e8 una cosa buona che qualcuno lo sappia; anche se prendiamo atto che quel qualcuno non siamo noi.<\/p>\n<p>Resterebbe da dure qualcosa di Robert Nozick, <em>enfant prodige<\/em> &#8211; si fa per dire, poich\u00e9 era gi\u00e0 pi\u00f9 che quarantenne &#8212; dell&#8217;era Reagan, ascoltato e apprezzato filosofo neoliberista con qualche curiosa spruzzatina di anarchismo. Qualcuno potrebbe contestare il suo inserimento fra i pensatori del post-moderno. Quanti a noi, il legame fra Nozick e il post-moderno lo vediamo precisamente nella sua particolare forma di libertarismo fondata sul concetto della <em>libert\u00e0 negativa<\/em>, ossia della libert\u00e0 come assenza d&#8217;impedimenti. Egli spinge tanto oltre questo concetto da ritenere leciti i contratti di servit\u00f9 volontaria, purch\u00e9 sottoscritti fra soggetti consenzienti. In altre parole, Nozick non trova nulla da eccepire se una persona decide di vendersi, o di vendere le proprie prestazioni sessuali, o magari di vendere organi del proprio corpo, purch\u00e9 quella persona sia libera da costrizioni. Non gli viene in mente che ci sono forme di schiavit\u00f9 volontaria, o di prostituzione, nelle quali la libert\u00e0 soggettiva \u00e8 del tutto teorica: come nel caso di un soggetto poverissimo e disperato che non sa come fare per mantenere la propria famiglia, a meno di vendere un rene o un&#8217;altra parte del suo corpo ad una multinazionale specializzata in simili traffici. Fautore dello stato minimo, talmente minimo che si stenta a capire cosa ci stia a fare, uno stato che non ha il diritto d&#8217;imporre o di chiedere praticamente nulla ai suoi cittadini, non lo sfiora neppure la mente che fra i compiti utili dello stato ci potrebbe essere proprio la sorveglianza affinch\u00e9 simili traffici obbrobriosi siano aboliti e il ricco sia messo nell&#8217;impossibilit\u00e0 di approfittarsi in maniera tanto sfacciata e inumana di colui che versa in un grave stato di bisogno. Nozick \u00e8 un pensatore post-modero perch\u00e9 teorizza uno stato talmente &quot;leggero&quot; che, dal punto di vista sociale, non serve praticamente a nulla, se non a fare il cane da guardia della situazione esistente (Hegel? <em>tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale \u00e8 reale, tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale<\/em>); ma si guarda bene dal teorizzare qualcosa che ne faccia le veci, che serva a tutelare il bene comune e a favorire un minimo di giustizia sociale. E come Jean-Fran\u00e7ois Lyotard annuncia la fine delle narrazioni, o meglio delle grandi narrazioni, evidentemente per socchiudere l&#8217;uscio al rientro delle piccole; e Gianni Vattimo teorizza la fine della storia, ma non proprio della storia, bens\u00ec della storia unitaria; e Richard Rorty la fine della filosofia, ma non proprio della filosofia in s\u00e9, bens\u00ec della vecchia maniera di fare filosofia: cos\u00ec Robert Nozick, a ben guardare, teorizza la fine dello stato e della societ\u00e0 organica, ma non si capisce bene con che cosa immagini di rimpiazzarli.<\/p>\n<p>Sono tutti cos\u00ec, i pensatori post-moderni: tolgono, aboliscono, mettono in liquidazione, rilasciano certificati di morte e pronunciano orazioni funebri: per\u00f2 nessuno ha compreso se abbiano in mente qualche cosa che valga ancora, non diciamo a capire il mondo, ma almeno a viverlo in maniera umana. Il loro \u00e8 un nichilismo che poco si preoccupa del dopo. L&#8217;importante, come diceva una vecchia canzone, \u00e8 finire. L&#8217;importante \u00e8 essere i becchini della modernit\u00e0. Il che, di per s\u00e9, non sarebbe una cosa cattiva: se non fosse che questi signori sono tutti, senza eccezioni, figli a pieno titolo della modernit\u00e0, bench\u00e9 sazi e annoiati: pertanto non \u00e8 da loro che pu\u00f2 venire una critica seria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando incomincia il postmoderno? E, innanzitutto, che cos&#8217;\u00e8 il postmoderno? 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