{"id":25836,"date":"2022-02-18T05:16:00","date_gmt":"2022-02-18T05:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/18\/il-piu-bel-ritratto-femminile-della-pittura-medievale\/"},"modified":"2022-02-18T05:16:00","modified_gmt":"2022-02-18T05:16:00","slug":"il-piu-bel-ritratto-femminile-della-pittura-medievale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/18\/il-piu-bel-ritratto-femminile-della-pittura-medievale\/","title":{"rendered":"Il pi\u00f9 bel ritratto femminile della pittura medievale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 molto diffusa l&#8217;idea, sostanzialmente veicolata e di continuo rafforzata dai romanzi, dal cinema (vedi l&#8217;esecrabile <em>Il nome della rosa<\/em>) e dai programmi televisivi, specie da sedicenti &quot;documentari&quot; che hanno poco di documentario e molto della pi\u00f9 becera prevenzione ideologica, che il Medioevo sia stato un lungo e oscuro periodo storico caratterizzato da una considerevole grossolanit\u00e0 di costumi e, a monte di essi, da una forte rozzezza del sentimento; in altre parole, che l&#8217;uomo medioevale fosse incapace di un sentire delicato, dolce e affettuoso, e non sapesse neppure dove tali moti dell&#8217;animo stessero di casa. Una specie di bestione ignorante, superstizioso, brutale e in ultima analisi molto stupido: un bruto, un selvaggio malamente verniciato con una patina di civilizzazione ad opera del cristianesimo: il quale per\u00f2 \u00e8 vissuto da lui con la rozzezza e la credulit\u00e0 di un barbaro, di un primitivo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, del resto, ce lo rappresenta, soprattutto nella fattispecie del contadino, uno dei maggiori scrittori del tardo Medioevo stesso, Giovanni Boccaccio, nelle crudeli novelle del <em>Decameron<\/em>, vero monumento all&#8217;ingratitudine del cittadino colto nei confronti della gente semplice e umile di campagna, quella che gli consentiva di vivere in una condizione relativamente agiata e di godersi anche un po&#8217; di celebrit\u00e0, non sempre pienamente meritata. Di peggio ha fatto l&#8217;altro grande poeta del tardo Medioevo, Francesco Petrarca, il quale senza il minimo scrupolo &#8212; lui, falso chierico che viveva a carico della Chiesa e che non si \u00e8 sposato, pur mettendo al mondo qualche bambino, per non perdere il beneficio ecclesiastico &#8211; ha proclamato a muso duro tutto il suo disprezzo per la povera gente che lavora duramente per vivere, e anche per mantenere i parassiti sociali come lui: <em>&#8216;l vulgo, a me nemico et od\u00efoso<\/em> (<em>Canzoniere<\/em>, 234).<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che l&#8217;uomo e la donna medievali &#8212; ma dovremmo smetterla di usare l&#8217;espressione <em>medioevo<\/em>, che non significa nulla, e parlare semplicemente di <em>civilt\u00e0 cristiana europea<\/em>, che abbraccia lo stesso arco temporale: anche se una tale espressione farebbe impazzire di rabbia i massoni e tutti gli anticristiani che hanno costruito ed imposto la cultura europea <em>moderna<\/em>, in antitesi alla precedente &#8212; erano capaci di nobili slanci, di retto sentire, di sentimenti elevati e di delicate manifestazioni d&#8217;affetto, quanto e pi\u00f9 dell&#8217;uomo e della donna moderni, abbrutiti e cloroformizzati dall&#8217;uso e dall&#8217;abuso della tecnologia informatica e dall&#8217;eccesso di stimoli visivi e pubblicitari, che lavorano sull&#8217;immaginario pi\u00f9 superficiale e non hanno niente a che fare con la solidit\u00e0 e la sincerit\u00e0 dei sentimenti, meno ancora degli ideali.<\/p>\n<p>Prendiamo l&#8217;immagine della donna, per far un esempio. Quale immagine della donna ha costruito la modernit\u00e0, tale da restare a testimonianza del presente per le generazioni che verranno? Come appare la donna, soprattutto per opera della cultura femminista, sia sotto il profilo estetico, sia sotto quello intellettuale, morale, spirituale? Basta sfogliare una rivista di moda, o meglio ancora di <em>gossip<\/em>, o guardare un programma televisivo d&#8217;intrattenimento, o un telefilm, o un&#8217;edizione del Festival di Sanremo, o un fumetto, o assistere ad un concerto rock tenuto da qualche cantante famosa, Madonna per fare un nome (un nome scelto certamente a caso&#8230;) per avere la risposta. \u00c8 bella, \u00e8 soave, \u00e8 delicata, \u00e8 spirituale, \u00e8 dignitosa, \u00e8 distinta e intimamente elegante, l&#8217;immagine della donna che viene continuamente &quot;sparata&quot; dai mass-media e che si \u00e8 ormai costruita un posto fisso nell&#8217;immaginario collettivo? E le donne che camminano per la strada, ispirandosi, quale pi\u00f9 e quale meno, ma pi\u00f9 o meno tutte, le vecchie quanto le giovami, alla moda che a sua volta risponde a quello stereotipo: quale immagine danno di s\u00e9? Le studentesse di liceo, le casalinghe le impiegate, le commesse, le dirigenti, le donne in carriera, le donne manager, che aspetto hanno, come si vestono, come si muovono, come si presentano? L&#8217;impressione che danno \u00e8 quella di portare l&#8217;attenzione degli altri sulla loro intelligenza, sul loro buon gusto, sulla loro grazia, oppure sulla fisicit\u00e0 pi\u00f9 invadente, sulla seduttivit\u00e0 pi\u00f9 chiassosa, in poche parole sulla provocazione sensuale pi\u00f9 esplicita, salvo poi cantare, come Sabrina Salerno, che <em>oltre le gambe c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9<\/em>? Di pi\u00f9 che cosa, in nome del cielo: l&#8217;intelligenza, che certo non traspare dall&#8217;esibizione del suo corpo; o pi\u00f9 carne ancora da esibire, pi\u00f9 sensualit\u00e0 da stimolare, pi\u00f9 pose da pornodiva di provincia da scoprire? Perch\u00e9 da scoprire c&#8217;\u00e8 ben poco, ormai: \u00e8 gi\u00e0 tutto in mostra; e a chi guarda resta poco o niente da immaginare.<\/p>../../../../n_3Cp>Non cos\u00ec la donna medioevale, che vediamo circondata da cento e cento forme di rispetto, di ammirazione, di vera e propria venerazione, sempre mettendo in risalto le sue doti spirituali, che a loro volta fanno risaltare le qualit\u00e0 fisiche: mai viceversa. Si dir\u00e0 che una cosa \u00e8 costruire un&#8217;immagine idealizzata della donna, come nel <em>Dolce stil nuovo<\/em>, \u00e8 un&#8217;altra cosa \u00e8 la realt\u00e0 della vita di tutti i giorni. Vero: ma non accade precisamente la stessa cosa anche nella societ\u00e0 odierna? Con la notevole differenza che se una cultura esalta le doti spirituali e la bellezza interiore della donna, essa quanto meno educa i suoi membri a non confondere la donna con un corpo da spogliare con lo sguardo e da godere sessualmente, come un mero strumento di piacere, ogni qualvolta ci\u00f2 sia possibile; mentre in una cultura che fa della donna un&#8217;eterna seduttrice che imita i modi e l&#8217;abbigliamento di una prostituta, di certo i suoi membri, sin dall&#8217;infanzia, non apprendono alcuna forma di rispetto nei confronti del genere femminile. E basterebbe gi\u00e0 questo per constatare quale totale fallimento, per non dire di peggio, quale infame tradimento, abbia provocato la cultura femminista nel ridefinire il ruolo sociale della donna, dietro l&#8217;apparenza di volerlo difendere e farlo maggiormente rispettare.<\/p>\n<p>Prendiamo il sonetto di Dante <em>Tanto gentile e tanto onesta pare<\/em>, contenuto nel XXVI capitolo della <em>Vita Nova<\/em>:<\/p>\n<p><em>Tanto gentile e tanto onesta pare<br \/>\nla donna mia, quand&#8217;ella altrui saluta,<br \/>\nch&#8217;ogne lingua dev\u00e8n, tremando, muta,<br \/>\ne li occhi no l&#8217;ardiscon di guardare.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em>Ella si va, sentendosi laudare,<br \/>\nbenignamente e d&#8217;umilt\u00e0 vestuta,<br \/>\ne par che sia una cosa venuta<br \/>\nda cielo in terra a miracol mostrare.<\/p>\n<p>Mostrasi s\u00ec piacente a chi la mira<br \/>\nche d\u00e0 per li occhi una dolcezza al core,<br \/>\nche &#8216;ntender no la pu\u00f2 chi no la prova;<\/p>\n<p>e par che de la sua labbia si mova<br \/>\nun spirito soave pien d&#8217;amore,<br \/>\nche va dicendo a l&#8217;anima: Sospira.<\/em><\/p>\n<p>Ebbene: quale poeta moderno ha saputo descrivere, non diciamo con maggiore, ma anche solo con pari delicatezza, ammirazione e rispetto la figura femminile? Quale poeta moderno ha mai composto una poesia in lode della donna che sia degna di stare alla pari di questi versi sublimi?<\/p>\n<p>Se poi ci volgiamo a ci\u00f2 che sa dire Dante in lode della Madonna, cio\u00e8 della donna senza peccato, madre di Dio e madre della Chiesa (altro che Veronica Ciccone, in arte Madonna!, con le sue calze a rete e i corpetti di cuoio in stile sadomaso), la qualit\u00e0 e la perfezione del verso si fanno, se possibile, ancor pi\u00f9 sublimi, come si vede nel XXXIII canto del <em>Paradiso<\/em>:<\/p>\n<p><em>Vergine Madre, figlia del tuo figlio,<br \/>\numile e alta pi\u00f9 che creatura,<br \/>\ntermine fisso d&#8217;etterno consiglio,<\/p>\n<p>tu se&#8217; colei che l&#8217;umana natura<br \/>\nnobilitasti s\u00ec, che &#8216;l suo fattore<br \/>\nnon disdegn\u00f2 di farsi sua fattura.<\/p>\n<p>Nel ventre tuo si raccese l&#8217;amore,<br \/>\nper lo cui caldo ne l&#8217;etterna pace<br \/>\ncos\u00ec \u00e8 germinato questo fiore.<\/p>\n<p>Qui se&#8217; a noi merid\u00efana face<br \/>\ndi caritate, e giuso, intra &#8216; mortali,<br \/>\nse&#8217; di speranza fontana vivace.<\/p>\n<p>Donna, se&#8217; tanto grande e tanto vali,<br \/>\nche qual vuol grazia e a te non ricorre,<br \/>\nsua dis\u00efanza vuol volar sanz&#8217; ali.<\/p>\n<p>La tua benignit\u00e0 non pur soccorre<br \/>\na chi domanda, ma molte f\u00efate<br \/>\nliberamente al dimandar precorre.<\/p>\n<p>In te misericordia, in te pietate,<br \/>\nin te magnificenza, in te s&#8217;aduna<br \/>\nquantunque in creatura \u00e8 di bontate.<\/em><\/p>\n<p>Ma, obietter\u00e0 qualcuno, \u00e8 troppo facile con la poesia: vediamo le arti figurative. Presto fatto:c&#8217;\u00e8 solo l&#8217;imbarazzo della scelta. Tuttavia, dovendo scegliere, prendiamo un ritratto femminile che a noi sembra particolarmente notevole: \u00e8 un affresco di Tommaso da Modena (1326-1379) ed \u00e8 stato dipinto nella chiesa di S. Nicol\u00f2 a Treviso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec descrive il ritratto di <em>Sant&#8217;Agnese<\/em> lo storico dell&#8217;arte Luigi Coletti nel suo saggio <em>Tomaso da Modena<\/em> (a cura di Clara Rosso Coletti, Venezia, Neri Pozza Editore, 1963, pp. 28-30):<\/p>\n<p><em>La terza colonna &quot;a cornu Evangelii&quot; \u00e8 fasciata come da una ricchissima tappezzeria, che consta di due parti, simili ma distinte e forse eseguite a distanza, sia pur brevissima, di tempo. Nella parte della colonna verso la navata centrale, S. Girolamo nello studio. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Dall&#8217;altro lato della colonna si stende una specie di trittico, le cui tre figure, sebbene accampate sur un unico fondo nerazzurro, stanno ciascuna a s\u00e9, anche perch\u00e9 la rotondit\u00e0 della superficie non permette di abbracciarle insieme.<\/em><\/p>\n<p><em>A sinistra san Romulado [&#8230;]. A destra, il Battista [&#8230;].<\/em><\/p>\n<p><em>Nel mezzo S. Agnese, ritta, in perfetta frontalit\u00e0, nel costume tanto caro a Tomaso, della veste bipartita, mezza bruna e mezza di una tinta ormai scomparsa sovra l&#8217;intonaco graffiato, cadente in dritte pieghe, orlata in basso di vajo; le maniche strette al braccio; il mantelletto di rosa appassito, foderato di vajo, scendente dalle spalle, cucito all&#8217;ampio scollo della veste. Nella destra la Santa tiene, leggerissima, con le punte delle dita intrecciate, la palma del martirio, e col braccio sinistro si raccoglie al seno, in atto di indicibile gentilezza, un agnelletto, facendo alla bestiola morbida cuccia del suo manto. Gli occhi lunghi, stretto, guardan vaghi, tristi, lontano. L&#8217;incarnato si scosta dal consueto bruniccio di Tomaso; le labbra son di ciliegia e lo stesso colore si posa tenuemente come un petalo, sulle gote pallide di un albore pario.<\/em><\/p>\n<p><em>La delicata trasparenza di questo volto \u00e8 tale che lo si direbbe invermigliarsi per il fluire del sangue sotto la epidermide o per una magico alitare di primavera, che richiami nel marmo la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiam colto Tomaso alle prese coi suoi modelli frateschi del convento domenicano; lo abbiam visto dipingere volti giovani e vecchi, grassi e magri, non senza un qualche sapor di umorismo; anche figure femminee, come la &quot;Madonna Giacomelli&quot; dallo sguardo vivo e furbo; angioli paciocconi, come a S. Lucia; intento sempre, accanito anzi, ad individuare, a precisare il carattere, ad accentuare, persino talora a caricare. Ed eccolo qui, dinanzi ad un virgineo volto di giovinetta, cercarci i segni della soavit\u00e0 e del candore ineffabili. Anche dinanzi a questa &quot;gentilissima&quot;, la sensibilit\u00e0 del pittore \u00e8 sempre la stessa; ma egli cerca linguaggio diverso ed appropriato ad esprimere la nuova emozione e in un impeto di ispirazione eccezionale, che si attua in tenuit\u00e0 di disegno, in lirismo coloristico delicatissimi, egli crea un capolavoro, una delle pi\u00f9 belle ed alte figure femminili della pittura italiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Raggiunto il &quot;punto dello stile&quot;, e cio\u00e8 l&#8217;espressione senza scoria della pi\u00f9 alta attivit\u00e0 fantastica, l&#8217;individuazione spinta all&#8217;estremo si risolve di nuovo in tipicit\u00e0: non la tipicit\u00e0 astratta antica, ma una nuova tipicit\u00e0 del concreto, che perla virt\u00f9 dell&#8217;arte imprime al particolare e al contingente il carattere dell&#8217;assoluto. Ci\u00f2 non raramente accade in Tomaso; ma la Santa Agnese n&#8217;\u00e8 forse il pi\u00f9 eloquente esempio.<\/em><\/p>\n<p>Che altro dire? \u00c8 detto tutto. Ci permettiamo solo di dare un consiglio a chi legge: quello di fare un viaggio a Treviso e recarsi a visitare il tempio di San Nicol\u00f2, per ammirare di persona questo capolavoro della pittura medievale: dice pi\u00f9 esso di come la societ\u00e0 di allora vedeva la donna, di quanto possano mai dire centinaia di libri. Osservandolo, si presentano spontanei alla mente i versi di Dante:<\/p>\n<p><em>&#8230; e par che sia una cosa venuta \/ da cielo in terra a miracol mostrare.<\/em><\/p>\n<p><em><\/p>\n<p><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 molto diffusa l&#8217;idea, sostanzialmente veicolata e di continuo rafforzata dai romanzi, dal cinema (vedi l&#8217;esecrabile Il nome della rosa) e dai programmi televisivi, specie da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30177,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[110,143,198],"class_list":["post-25836","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-poesia","tag-civilta","tag-francesco-petrarca","tag-medioevo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-poesia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25836","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25836"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25836\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30177"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25836"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25836"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25836"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}