{"id":25835,"date":"2019-04-24T06:11:00","date_gmt":"2019-04-24T06:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/24\/il-pistolero-ultimo-ruolo-magistrale-di-john-wayne\/"},"modified":"2019-04-24T06:11:00","modified_gmt":"2019-04-24T06:11:00","slug":"il-pistolero-ultimo-ruolo-magistrale-di-john-wayne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/24\/il-pistolero-ultimo-ruolo-magistrale-di-john-wayne\/","title":{"rendered":"Il pistolero, ultimo ruolo magistrale di John Wayne"},"content":{"rendered":"<p><em>Il pistolero<\/em> (<em>The Shootist<\/em>), girato nel 1976 da un regista d&#8217;azione di prim&#8217;ordine, come Don Siegel &#8212; che il pubblico di tutto il mondo ricorda, fra l&#8217;altro, per il mitico <em>L&#8217;invasione degli ultracorpi<\/em> &#8212; chiude in maniera esemplare la carriera di attore cinematografico di John Wayne, al secolo Marion Michael Morrison (Winterset, Iowa, 26 maggio 1897-Westwood, California, 11 giugno 1979), senz&#8217;altro uno dei pi\u00f9 grandi interpreti del cinema americano. Wayne sarebbe morto meno di tre anni dopo aver girato quest&#8217;ultimo film; e lo gir\u00f2 con fatica, perch\u00e9 il tumore allo stomaco che lo avrebbe portato alla morte &#8212; lo stesso male di cui soffre il protagonista della pellicola &#8212; gli causava dolori e difficolt\u00e0 non indifferenti, tanto da poter salire e smontare in sella solamente con grande fatica. Pu\u00f2 darsi che questa consapevolezza influisca sullo stato d&#8217;animo, e quindi anche sulla imparzialit\u00e0 del giudizio, di chi torna a guardare questo film &#8211; che ormai ha pi\u00f9 di quarant&#8217;anni e si pu\u00f2 quindi considerare come appartenente a un&#8217;altra epoca &#8211; conferendo una particolare tonalit\u00e0 patetica alla storia del vecchio pistolero che torna a Carson City per vendicarsi di tre suoi vecchi nemici, ma soprattutto per andare incontro a una morte rapida e conforme al carattere violento e deciso della sua esistenza. Tuttavia, pur non sentendoci di escludere d&#8217;aver subito, a nostra volta, questo fattore emotivo, chiamiamolo cos\u00ec, retrospettivo, resta il giudizio largamente positivo sia sul film, sia su quest&#8217;ultima interpretazione dell&#8217;attore americano, il quale, riflettendo il proprio destino in quello del suo eroe, sembra aver qui toccato accenti di particolare verit\u00e0 e intensit\u00e0 drammatica. Come simbolo dell&#8217;epopea western, infatti, Wayne ha quasi sempre interpretato film nei quali delinea la figura di un eroe positivo, rude, a volte scanzonato e perfino disilluso, per\u00f2 sempre leale, vigoroso, pieno di sano entusiasmo per le buone cause e rispettoso di un certo qual codice d&#8217;onore; ne <em>Il pistolero<\/em> il <em>clich\u00e9<\/em> non cambia sostanzialmente, tuttavia si sente che \u00e8 la storia di un uomo giunto al capolinea della sua vita, il quale si guarda indietro senza illusioni, nemmeno su se stesso, anzi, soprattutto su se stesso; e che sfugge alla tentazione del cinismo e dell&#8217;amarezza, e pi\u00f9 ancora del vittimismo e dell&#8217;autocompiacimento, sia pure per un soffio, aggrappandosi a quel senso innato di dignit\u00e0 e di risolutezza che lo ha sempre guidato nel corso della sua tormentata carriera di <em>gun-man<\/em>. D&#8217;altra parte, Don Siegel \u00e8 un uomo di cinema troppo smaliziato per cadere nella facile trappola di un patetismo che fatalmente gli avrebbe potuto prendere la mano, se avesse puntato sin dall&#8217;inizio su questa carta. Il fascino di questo eroe del tramonto sta proprio nella sua capacit\u00e0 di soffrire il proprio dramma in silenzio, senza confidarlo agli altri, senza chiedere o aspettarsi piet\u00e0; fascino che si accresce, anzich\u00e9 diminuire, quando il bisogno, umanissimo, di trovare una figura amica che lo ascolti, nel caso specifico impersonata dalla vedova Rogers (Lauren Bacall), lo spinge a rivelare il suo segreto, ma senza aspettarsi nulla di pi\u00f9 che una gita in calesse per godere il cielo, il verde, l&#8217;aria pulita di un bel mattino d&#8217;autunno (che gli abitanti del luogo conoscono come <em>falsa primavera<\/em>).<\/p>\n<p>Le prime carrozze a cavalli su rotaia, scampanellanti per le vie della citt\u00e0; i pioppi gi\u00e0 tinti dei sontuosi colori dell&#8217;autunno e il cielo limpido, ma freddo, del Nevada; il malcelato disprezzo, condito di segreta invidia, che i benpensanti locali riservano al vecchio pistolero; l&#8217;ironia di doversi scusare per il disturbo arrecato e la perdita dei pensionanti dopo che John Bernard Books, il protagonista, ha ucciso, per legittima difesa, due sicari penetrati nella sua camera d&#8217;affitto; il giornalista affamato di sensazionalismo, che vorrebbe scrivere una biografia ampiamente romanzata di Books, e lo sceriffo piccolo e sfacciato (Harry Morgan), che vorrebbe usarlo per chiudere i conti con gli altri tre elementi perturbatori dell&#8217;ordine &#8212; Mike Sweeney, Jack Pulford e Jay Cobb -, prendendosi per s\u00e9 la gloria e lasciando a lui tutti i rischi dello scontro, sono tutti elementi che collocano questo film in quel particolare sotto-filone western che descrive l&#8217;epoca del tramonto del Far West, con la &quot;civilt\u00e0&quot;, rappresentata dal treno, dalle macchine e dall&#8217;urbanesimo, che fa letteralmente sparire lo spazio dell&#8217;avventura &#8212; pistoleri, banditi, pellerossa &#8212; e si porta via anche il sapore dell&#8217;epopea e gli ideali avventurosi dei pionieri. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 posto, in questo mondo ormai ricondotto all&#8217;ordine, per uomini come Books: e quando il vecchio amico dottore Hostetler (James Stewart) gli conferma la gravit\u00e0 del suo male e gli d\u00e0 pochissimi mesi di vita, l&#8217;ormai stanco eroe capisce di esser giunto alla fine e si concentra sulla sua ultima missione: chiudere i conti rimasti in sospeso e cercare la bella morte, non senza aver prima dato un&#8217;ultima annusata, senza rimpianti n\u00e9 rimorsi, al profumo della vita che, per lui, se ne sta andando.<\/p>\n<p>Brooks \u00e8 un uomo che non ha mai chiesto quartiere e che si \u00e8 formato, nel duro ambiente del West, una sua personale filosofia, alla quale \u00e8 sempre rimasto fedele: non accettare prepotenze, non subire imposizioni, rispondere con la vendetta a ogni offesa. Ha anche l&#8217;opportunit\u00e0 di esporla a un suo giovane ammiratore, Gillom (Ron Howard), il figlio della vedova Brooks, presso la quale alloggia: il ragazzo stravede per lui, lo considera un mito, per\u00f2 ha anche compreso, o sta per comprendere, il lasciato segreto di quell&#8217;uomo rude e tutto d&#8217;un pezzo: che la violenza non risolve i problemi della vita e che, alla lunga, non paga. Brooks \u00e8 abbastanza intelligente da aver compreso il sostanziale fallimento della sua vita, cos\u00ec ricca di duelli e cos\u00ec povera di affetti: c&#8217;\u00e8 perfino una ex amante (Sheere North) che viene a cercar di spillargli quattrini, sapendo che ha una malattia incurabile, e fingendo nostalgia per i vecchi tempi, ma rivelando poi tutto il suo squallido cinismo. E forse sarebbe anche capace d&#8217;imprimerle una svolta, se il destino non avesse deciso che la sua corsa \u00e8 ormai quasi finita: non c&#8217;\u00e8 tempo per ricominciare; \u00e8 giusto, allora, chiudere a testa alta, secondo la norma che lui stesso si \u00e8 data fin da giovane. Peccato, per\u00f2, perch\u00e9 la vedova Rogers, che inizialmente lo detesta e poi finisce quasi per innamorarsene, e il giovane Gillom potrebbero essere, per lui, quella famiglia che non ha mai avuto, e potrebbero scaldare quel suo cuore mezzo inaridito, che non \u00e8 mai stato amato veramente da nessuno; ma Books \u00e8 un uomo troppo virile e ha vissuto quanto basta per evitare inutili rimpianti e non lasciarsi rammollire da malinconiche fantasie su ci\u00f2 che avrebbe potuto essere, ma non sar\u00e0 mai. Una settimana dopo il suo arrivo, il giorno del suo cinquantottesimo compleanno &#8212; non \u00e8 un uomo vecchio, quindi, secondo l&#8217;anagrafe; ma \u00e8 invecchiato precocemente e si \u00e8 oltremodo indurito a causa della solitudine e della malattia &#8212; si veste con gli abiti migliori, allaccia il cinturone, sale sul tram a cavalli e scende risoluto in citt\u00e0, deciso a chiudere la partita con tutti e tre i suoi nemici, che si trovano, ciascuno per proprio conto, al saloon centrale della cittadina, in attesa di vederlo comparire (uno ci \u00e8 arrivato addirittura con una traballante, rumorosa, pionieristica Oldsmobile: l&#8217;epopea dei cavalli e dei cavalieri \u00e8 davvero conclusa per sempre).<\/p>\n<p>Il duello finale \u00e8 degno delle migliori sparatorie del cinema western. Mentre si versa da bere al bancone, Brooks ha modo di tener d&#8217;occhio le mosse dei suoi tre avversari, ai quali d\u00e0 le spalle, per mezzo della grande specchiera che occupa tutta la parete di fondo: ciascuno di essi sta seduto per suo conto, non agiranno insieme, non si sono scambiati neppure una parola. Il primo ad aprire i fuochi d&#8217;artificio \u00e8 Jay Cobb (Bill McKinney), che gli spara alle spalle ma fallisce il bersaglio e cade poco dopo sotto i colpi di Books, catapultatosi dietro al bancone; il secondo \u00e8 il truce Mike Sweeney, quello della Oldsmobile (Richard Boone), che riesce a ferire l&#8217;avversario alla spalla, ma cade crivellato, nonostante si sia fatto scudo di un tavolo del locale; il terzo \u00e8 anche l&#8217;osso pi\u00f9 duro, il giocatore professionista e baro, Jack Pulford (Hugh O&#8217;Brian), l&#8217;elegantone, che molti ritengono pesino miglior tiratore di Books, anche perch\u00e9, due sere prima, ha steso con un solo colpo al cuore un avversario, sempre l\u00ec nel saloon, da una distanza di ben ventisette passi. Ferito, col sangue che gli cola copioso sulla giacca, Books si lascia scivolare dietro il bancone e attende, nel silenzio spasmodico, che l&#8217;altro faccia la prima mossa; e infatti, cautamente, Pulford si affaccia da dietro l&#8217;angolo del bancone, pensando che Brooks sia ormai morto, o morente: e si prede un proiettile preciso in mezzo agli occhi. A questo punto, sia pure malconcio, Brooks pu\u00f2 rialzarsi, proprio mentre Gillom, che, dalla strada, aveva visto entrare il suo eroe e udito la sparatoria, si decide a entrare per sapere cosa sia successo. Il ragazzo fa appena in tempo a vedere i tre cadaveri, il vecchio pistolero ritto in piedi e, dietro a lui, il barista che gli punta il fucile alle spalle: il suo grido di avvertimento giunge troppo tardi, e Books cade a terra, con due colpi nella schiena, ad opera non di un degno avversario, ma di un vile barista che ha voluto vendicare Pulford. In una frazione di secondo, Gillom decide di vendicare a sua volta Books e, con la pistola che questi gli aveva regalato, abbatte l&#8217;uomo con tre colpi sparati in successione. Poi, chinatosi sul ferito, getta via la pistola; prima di spirare, Books approva con lo sguardo. Muore in pace, perch\u00e9 ha compiuto la sua vendetta e non lascia conti in sospeso; ma anche perch\u00e9 il ragazzo, cui si era un poco affezionato e che avrebbe potuto essere il figlio che non aveva avuto, ha capito che nella societ\u00e0 che viene avanti &#8212; siamo nel 1901: una data simbolica &#8211; non \u00e8 con la pistola che ci si deve aprir la strada, come dei lupi solitari che conoscono solo la legge del taglione, ma con l&#8217;onesto lavoro e nella dolcezza degli affetti familiari.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 assai ben recitato, il film avrebbe potuto scivolare lungo la china pericolosissima che conduce dal patetico al banale, ma si salva anche per l&#8217;introduzione di alcune scene brillati, quasi comiche. Il giornalista fanfarone e chiacchierone, che Books sbatte fuori puntandogli la pistola in bocca e poi pigliandolo a calci nel sedere; il proprietario negro della scuderia che contratta accanitamente con Books per l&#8217;acquisto del suo bel cavallo (un simpaticissimo Scatman Crothers) e alla fine spunta un dollaro di sconto, 299 dollari invece dei trecento offerti da Books; lo stesso sceriffo megalomane e arrivista, ridicolo col suo cappello enorme, e insopportabile per il cinismo che non tenta neanche di dissimulare, e che viene cacciato dal protagonista, pistola in pugno, con una battuta bruciante e memorabile <em>(\u00abOseresti sparare su di uno sceriffo?\u00bb; \u00abTu non sei uno sceriffo: sei uno stronzo\u00bb<\/em>) sono quasi degli s<em>ketches<\/em>, dei siparietti che alleggeriscono un po&#8217; la tensione drammatica della vicenda e aiutano lo spettatore a non immalinconirsi troppo n\u00e9 sulla fine imminente del suo eroe, n\u00e9 sulla tristezza di un mondo dove tutti, anche le donne che un tempo, forse, hanno amato i loro uomini, ora non sono altro che delle commedianti e calcolatrici, sempre a caccia di soldi e incuranti dello squallore di volersi approfittare di un uomo a cui restano solo poche settimane di vita. Del resto, non \u00e8 solo Books, ma \u00e8 tutto il suo mondo che \u00e8 arrivato alla fine: il futuro sar\u00e0 dei giornalisti da strapazzo che creeranno, a beneficio dei gonzi, una epopea fasulla, e degli uomini di legge cialtroni e millantatori, che racconteranno le loro storie inverosimili ai primi, e fabbricheranno cos\u00ec, insieme a loro, una &quot;storia&quot; completamente romanzata, uccidendo e seppellendo anche le ultime due cose che il vecchio West avrebbe potuto lasciare in eredit\u00e0 alle nuove generazioni: il rispetto del vero e il senso dell&#8217;onore. Il dramma non \u00e8 che spariscano uomini violenti come Books o Pulford, ma che a sostituirli verranno i mediocri, come lo sceriffo; gli opportunisti, come l&#8217;ex donna di Books; i vigliacchi, come il barista che spara alle spalle; i ciurmatori e gli scribacchini prezzolati, come il mancato biografo del pistolero, che, alla fine, si mette d&#8217;accordo per scrivere le mirabolanti imprese dello sceriffo, del tutto immaginarie. Quando le aquile spariscono, restano solo i cialtroni e gli avvoltoi, i quali trovano sempre la maniera d&#8217;intendersi fra loro, alla fine.<\/p>\n<p>In fondo, la malinconia sottile del film, e il suo fascino innegabile, nascono soprattutto dal fatto che si tratta di un western psicologico, nel quale l&#8217;anima dei personaggi, dopo che il regista ha frugato oltre la loro dura scorza esteriore, si rivela per ci\u00f2 che nasconde al fondo. John Bernard Books ha paura di morire, ma soprattutto ha paura di morire, solo, in un letto d&#8217;agonia; la signora Bond Rogers ha paura di soffrire, innamorandosi troppo tardi, lei vedova non pi\u00f9 giovane, dell&#8217;uomo sbagliato; Gillom ha paura di scoprire che il suo eroe, nella realt\u00e0, non regge il confronto con la figura mitica che si era creato nell&#8217;immaginazione; Sweeney, Pulford e Cobb hanno paura di essere giudicati dei vigliacchi della gente del paese, se non chiuderanno il conto con Books; e il dottor Hostetler ha paura di vedersi morire il vecchio amico sotto gli occhi, senza poter fare nulla per lui, nemmeno alleviargli i tremendi dolori che presto lo attanaglieranno. Tutti hanno paura di qualcosa, tutti sano di dover affrontare da soli la loro battaglia. La vita non una passeggiata, \u00e8 una dura marcia per uomini (e donne) forti; non c&#8217;\u00e8 posto per i pavidi e i bugiardi, quelli che non sanno dir la verit\u00e0 neanche a se stessi. Si sente che la sceneggiatura, basata su un forte nodo psicologico, ha un&#8217;origine letteraria, e infatti il film \u00e8 tratto dal romanzo <em>The Shootist<\/em> di Glendon Swarthout (1918-1992), pubblicato nel 1975. Non \u00e8 raro che la letteratura ispiri il cinema e produca, indirettamente, un film notevole. Perch\u00e9 <em>Il pistolero<\/em>, se pur non \u00e8 un capolavoro, \u00e8 sicuramente un gran bel film&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pistolero (The Shootist), girato nel 1976 da un regista d&#8217;azione di prim&#8217;ordine, come Don Siegel &#8212; che il pubblico di tutto il mondo ricorda, fra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[92],"class_list":["post-25835","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25835","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25835"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25835\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25835"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25835"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}