{"id":25832,"date":"2018-03-05T03:11:00","date_gmt":"2018-03-05T03:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/05\/il-pentimento-e-grazia-ma-bisogna-chiederla\/"},"modified":"2018-03-05T03:11:00","modified_gmt":"2018-03-05T03:11:00","slug":"il-pentimento-e-grazia-ma-bisogna-chiederla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/05\/il-pentimento-e-grazia-ma-bisogna-chiederla\/","title":{"rendered":"Il pentimento \u00e8 grazia, ma bisogna chiederla"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un concetto chiave nell&#8217;antropologia cristiana e nella spiritualit\u00e0 cristiana, che la teologia dei nostri giorni ha praticamente abbandonato: quello del pentimento cristiano. Diremo di pi\u00f9: il pentimento \u00e8 un concetto cristiano, \u00e8 una &quot;scoperta&quot; e una conquista del cristianesimo. Prima, ad esempio nel mondo greco, non c&#8217;era; c&#8217;era il senso di colpa, ad esempio quello di Oreste per aver ucciso sua madre Clitemnestra, o quello di Edipo per aver scoperto di aver ucciso suo padre e sposato sua madre. Invano si leggerebbero Omero e Virgilio, Euripide e Lucrezio, Plutarco e Cicerone, cercandovi le tracce del pentimento: o c&#8217;\u00e8 il senso di colpa, o c&#8217;\u00e8 il rimorso per la cattiva azione, ma non c&#8217;\u00e8 il pentimento come ammissione della colpa e desiderio di espiare e di cambiare strada, di cambiar vita, di far nascere l&#8217;uomo nuovo dalle ceneri dell&#8217;uomo vecchio. E questo per una buona ragione: il pentimento nasce dalla sofferenza del male commesso; e la sofferenza, di qualunque genere essa sia, solo nel cristianesimo acquista la dignit\u00e0 di una occasione di crescita, di perfezionamento, di arricchimento, addirittura di rinascita spirituale. In tutte le altre culture e filosofie essa \u00e8 solo una maledizione o un incidente sgradevole, da allontanare il pi\u00f9 presto possibile, a qualsiasi prezzo.<\/p>\n<p>Il pentimento cristiano porta con s\u00e9 il desiderio di riscatto, di espiazione e di redenzione; e, siccome l&#8217;uomo sa di non potersi redimere da s\u00e9, porta al ritorno verso Dio. Nel pentimento, l&#8217;uomo peccatore scopre di avere un Padre pronto ad accoglierlo e a perdonarlo, a rimetterlo in piedi, a restituirgli la sua dignit\u00e0 di figlio. Ma senza pentimento, l&#8217;uomo non trova Dio, non trova la redenzione e non trova la liberazione; n\u00e9 ritrova la pace con se stesso, bens\u00ec, al massimo, egli pu\u00f2 simularne le apparenze, raddoppiando il carico d&#8217;infelicit\u00e0 che gli grava sull&#8217;anima: quello della colpa e quello della finzione. Ecco perch\u00e9 \u00e8 cosa gravissima che il clero dei nostri giorni abbia smesso di parlare, con la chiarezza e l&#8217;autorevolezza necessarie, del pentimento cristiano. Se non c&#8217;\u00e8 il pentimento, non c&#8217;\u00e8 il ritorno a\u00a0 \u00a0Dio e quindi non c&#8217;\u00e8 Dio: c&#8217;\u00e8 solo una umanit\u00e0 sprofondata in se stessa, ripiegata su se stessa, ora con la fierezza spudorata dell&#8217;orgoglio e del narcisismo, ora con la cupa desolazione e il senso di angoscia di chi si trascina vanamente nella palude della propria bassezza e indegnit\u00e0.<\/p>\n<p>Scriveva il teologo e biblista belga Andr\u00e9 Louf (1929-2010), monaco trappista, nel suo libro\u00a0<em>Generati dallo Spirito<\/em>\u00a0(titolo originale:\u00a0<em>La gr\u00e2ce peut davantage. L&#8217;accompagnement spirituel<\/em>, Paris, Descl\u00e9e de Brouwer, 1990; traduzione di Valerio Lanzarini, Edizioni Qiqajon, Magnano, Vicenza, 1994, p. 142):<\/p>\n<p><em>Isacco il Siro, grande spirituale e monaco del VII secolo, cos\u00ec descrive la grazia del pentimento cristiano:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Colui che conosce i propri peccati \u00e8 pi\u00f9 grande di colui che con la preghiera risuscita un morto&#8230; Colui che per un&#8217;ora piange su se stesso \u00e8 pi\u00f9 grande di colui che ammaestra l&#8217;universo intero. Colui che conosce la propria debolezza \u00e8 pi\u00f9 grande di colui che vede gli Angeli&#8230; Colui che, solitario e contrito, segue Cristo \u00e8 pi\u00f9 grande di colui che gode il favore delle folle nelle chiese.&quot; (Discorsi ascetici, 34).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 in questi termini, che volutamente sfiorano il paradosso, che Isacco vuol mettere in luce il carattere specificamente cristiano del pentimento. Lo si incontra unicamente nella scia dell&#8217;evangelo, e da nessun&#8217;altra parte, in nessun&#8217;altra religione, in nessun altro umanesimo. Il pentimento cristiano non \u00e8 riducibile n\u00e9 paragonabile a nessun&#8217;altra esperienza dell&#8217;uomo lasciato alle proprie forze. Non lo si pu\u00f2 contraffare senza correre il rischio di cadere nel ridicolo o di sprofondare nello squilibrio. \u00c8 un frutto assolutamente certo dello Spirito santo e uno dei segni meno contestabili della sua azione nell&#8217;anima.<\/em><\/p>\n<p>Il pentimento cristiano, dunque, non \u00e8 solo una conquista dell&#8217;anima umana: \u00e8, prima di tutto, una grazia; e, come avviene della grazia, \u00e8 un dono che scende dall&#8217;alto e che viene da Dio; \u00e8 una cosa di cui l&#8217;uomo, da solo, non sarebbe capace. Non solo l&#8217;uomo non potrebbe redimersi da se stesso, ma non potrebbe nemmeno pentirsi del male fatto, se Dio non gli donasse la grazia del pentimento. Non vi \u00e8 nulla di pi\u00f9 terribile, sul piano morale, di un feroce assassino, il quale, con le mani lorde di sangue, dopo aver torturato sadicamente le sue vittime e aver inferto loro ogni sofferenza possibile, appare, poi, del tutto incapace di pentimento, non mostra alcuna contrizione, anzi, continua a vantarsi e a gloriarsi di quel che ha fatto. Nulla si pu\u00f2 immaginare di pi\u00f9 atroce di questo; nessun orrore eguaglia un simile orrore. Ebbene: quell&#8217;anima si \u00e8 chiusa al pentimento perch\u00e9 si \u00e8 chiusa alla grazia; e si \u00e8 chiusa alla grazia perch\u00e9 si \u00e8 chiusa a Dio, si \u00e8 ribellata contro Dio. La sorte dell&#8217;anima che rifiuta Dio e si ribella alla sua legge, che \u00e8 legge di amore e di giustizia insieme, \u00e8 l&#8217;inferno della mancanza di pentimento. Cos\u00ec ha rappresentato le anime dannate anche Dante Alighieri: feroci, disumane, arroganti, disperate; anime perse perch\u00e9 prive della capacit\u00e0 di pentirsi. Questo \u00e8 il peggiore di tutti gli inferni, e comincia gi\u00e0 sulla terra, mentre l&#8217;anima \u00e8 ancora unita al corpo. Un&#8217;anima che non sappia pentirsi dopo aver fatto il male \u00e8 quanto di pi\u00f9 simile si possa immaginare ad un demone dell&#8217;inferno.<\/p>\n<p>Il signor Bergoglio ha affermato che anche Giuda Iscariota, essendosi pentito, forse si \u00e8 salvato. Andiamo a vedere cosa ci dice in proposito il Vangelo (<em>Matteo<\/em>, 27, 3-5):<\/p>\n<p><em>Allora Giuda &#8212; colui che lo trad\u00ec -, vedendo che Ges\u00f9 era stato condannato, preso dal rimorso riport\u00f2 le trenta monete d&#8217;argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: &quot;Ho peccato, perch\u00e9 ho tradito sangue innocente&quot;. Ma quelli dissero: &quot;A noi che importa?Pensaci tu!&quot;. Egli allora, gettate le monete d&#8217;argento nel tempio, si allontan\u00f2 e and\u00f2 a impiccarsi<\/em>.<\/p>\n<p>Come si vede, non si parla di pentimento, ma di rimorso, che \u00e8 cosa ben diversa: il rimorso non ha nulla a che vedere con il pentimento cristiano, \u00e8 semplicemente il rimprovero della coscienza per il male fatto. Dunque, se Giuda non si \u00e8 pentito &#8211; e che non si sia pentito lo prova il gesto del suicidio, che recide definitivamente la relazione d&#8217;amore con Dio Padre &#8211; non \u00e8 nemmeno pensabile che si sia salvato. Di questa opinione sono stati tutti i teologi e i Padri della Chiesa, almeno fino a Bergoglio.<\/p>\n<p>E ora andiamo a vedere che cos&#8217;\u00e8 il vero pentimento cristiano, attraverso le parole stesse di Ges\u00f9 Cristo, nella parabola del padre misericordioso, comunemente nota come la parabola del figlio prodigo (<em>Luca<\/em>, 15, 17-19):<\/p>\n<p><em>Allora rientr\u00f2 in se stesso e disse: &quot;Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi lever\u00f2 e andr\u00f2 da mio padre e gli dir\u00f2: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono pi\u00f9 degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi servi&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ora, se la grazia del perdono \u00e8 un dono del Cielo, per mezzo del quale gli uomini, per quanto peccatori, possono rientrare nella relazione di amore con Dio Padre, vale la pena di domandarsi per quale motivo quanti dovrebbero parlare incessantemente di un dono cos\u00ec prezioso, cio\u00e8 i sacerdoti, e, in secondo luogo, i teologi (ma oggi, incomprensibilmente, il rapporto gerarchico si \u00e8 rovesciato e i teologi dettano l&#8217;agenda ai sacerdoti), hanno praticamente smesso di farlo, e, in compenso, parlano continuamente di questiono sociali, politiche, umanitarie, perfino ecologiche e ambientali, quasi volessero distogliere i fedeli dall&#8217;orizzonte soprannaturale e farli diventare un po&#8217; alla volta, a loro insaputa, non pi\u00f9 cattolici, cio\u00e8 seguaci di Ges\u00f9 Cristo, Dio Incarnato e Salvatore dell&#8217;umanit\u00e0, ma praticanti di un culto interamente laico e immanente, che ha nell&#8217;uomo stesso il suo fulcro e il suo centro vitale, e nella fiducia dell&#8217;uomo di potersi riscattare da ogni male, il suo obiettivo ed il suo scopo ultimo. Questo \u00e8 un pensiero terribile: si vorrebbe credere che sia il frutto di un ragionamento errato, di una errata interpretazione dei fatti. Ma i fatti, purtroppo, sono qui, sotto i nostri occhi: e i fatti attestano che Bergoglio e il neoclero parlano sempre e solo della misericordia di Dio, mai o quasi mai della gravit\u00e0 del peccato e della assoluta necessit\u00e0, nonch\u00e9 della grazia donata da Dio, del pentimento. Discorsi e anche documenti ufficiali, come<em>\u00a0Amoris laetitia<\/em>, paiono decisamente minimizzare la gravit\u00e0 del peccato e si spingono fino a suggerire che Dio, in certe situazioni, non chiede agli uomini di uscire dal peccato, per esempio dall&#8217;adulterio, ma di rimanerci tranquillamente. Quanto al pentimento, via necessaria per la salvezza e il ristabilimento del legame filiale con Dio, praticamente si \u00e8 smesso di parlarne; peggio ancora: si d\u00e0 a intendere che gli uomini possono salvarsi anche senza il pentimento, e che il peccatore sar\u00e0 comunque perdonato da Dio, indipendentemente dal fatto di essersi pentito o meno. Ma questa \u00e8 una cosa assurda, contraria al Vangelo, e quindi totalmente non cattolica. Chi afferma una cosa del genere, o anche solo si limita a suggerirla, \u00e8 indegno di parlare o di scrivere in nome e all&#8217;interno della Chiesa di Ges\u00f9 Cristo. Che ne sia cosciente o no, \u00e8 solo un seminatore di confusione e si assume una responsabilit\u00e0 gravissima, incalcolabile: perch\u00e9 si tratta di un ambito in cui la confusione o la chiarezza della dottrina fanno la differenza fra l&#8217;eterna beatitudine e l&#8217;eterna dannazione. Ricordiamo le parole di Isacco il Siro:\u00a0<em>Colui che, solitario e contrito, segue Cristo \u00e8 pi\u00f9 grande di colui che gode il favore delle folle nelle chiese.\u00a0<\/em>C&#8217;\u00e8 di che restare pensosi, specialmente\u00a0 riflettendo su quel che sta accadendo oggi, nella Chiesa cattolica, dove le folle sembrano andar dietro a chi promette pi\u00f9 misericordia a buon mercato, mentre tace sulla grazia del pentimento, unica strada perch\u00e9 possa agire la misericordia divina.<\/p>\n<p>La teologia contemporanea, dominata dall&#8217;idea funesta della &quot;svolta antropologica&quot;, cio\u00e8 di fare perno sull&#8217;uomo anzich\u00e9 su Dio, ha condotto inevitabilmente a minimizzare il senso del peccato e la necessit\u00e0 della redenzione che viene solo e unicamente da Dio. E questo perch\u00e9 tale &quot;teologia&quot; (che andrebbe scritta fra virgolette, essendo una truffa bella e buona: se \u00e8 <em>teologia<\/em>, non pu\u00f2 fare perno sull&#8217;uomo, altrimenti sar\u00e0, al massimo, <em>psicologia<\/em>) vorrebbe emancipare l&#8217;uomo sia dalla dipendenza verso Dio, sia dalla sua condizione creaturale, limitata e peccatrice. Diciamola tutta: a codesti pseudo teologi, a Karl Rahner, a Yves Congar, a Henri de Lubac, a Edward Schillebeeckx, ad Hans K\u00fcng, a Walter Kasper, e a tutto il neoclero pi\u00f9 o meno progressista, modernista e debitamente vicino al &quot;popolo&quot;, ai &quot;poveri&quot;, agli &quot;ultimi&quot;, cio\u00e8, come ama descriversi, &quot;di strada&quot; (con oscena allusione alla propria tematica preferita: la &quot;liberazione sessuale&quot; e, quindi, la porno-teologia, vedi nozze gay e sacerdozio gay), non piace l&#8217;idea che l&#8217;uomo sia &quot;soltanto&quot; una creatura; che sia debole e incapace di fare il bene; che sia solo un tralcio privo di qualsiasi valore e utilit\u00e0, a meno che rimanga bene attaccato alla Vite divina. A loro non piace il fatto che l&#8217;uomo porti impressa la ferita del Peccato originale: sono tutti, pi\u00f9 o meno consapevolmente, dei neo-pelagiani, e amano pensare che l&#8217;uomo sia capace di scegliere il bene anche da solo, di praticarlo, di riconoscerlo, senza uno speciale aiuto da parte del Signore. Questa dipendenza da Dio d\u00e0 loro ombra; essendo, in fin dei conti, dei neo illuministi, gonfi di superbia intellettuale, e dei modernisti, i quali pretendono di &quot;spiegare&quot; la fede con la sola ragione, vorrebbero immaginare che l&#8217;uomo possieda tutte le risorse per essere buono e per fare il bene. Come Adamo ed Eva nel Giardino dell&#8217;Eden, vorrebbero esser simili a Dio: vorrebbero mangiare il frutto dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male, cos\u00ec come sono convinti, convintissimi, che, essendo dei cristiani &quot;adulti&quot; e &quot;maturi&quot;, gli uomini hanno il &quot;diritto&quot; di prendere in mano l&#8217;Ostia consacrata, stando ritti in piedi, e di portarsela in bocca da s\u00e9, non di doverla ricevere dalle mani del sacerdote, come se fossero dei bambini. Vogliono pensare ad un uomo che se ne sta sempre con la schiena e con le spalle dritte, che non s&#8217;inginocchia mai, neppure davanti al Santissimo; questo vi ricorda qualcosa? A noi, ricorda molto il signor Bergoglio, che s&#8217;inginocchia volentieri davanti ai poveri, per lavar loro i piedi, meglio ancora se musulmani, mal di schiena o non mal di schiena; per\u00f2 non ama genuflettersi davanti alla Presenza Reale di Ges\u00f9 nel Pane eucaristico. Tutti questi signori se la vedranno un giorno con Colui che disse: <em>Rimanete in me, perch\u00e9 senza di me non potete fare niente<\/em>. A noi, come a qualsiasi cristiano, incombe l&#8217;obbligo di dire quel che essi non dicono pi\u00f9, e cio\u00e8 che l&#8217;uomo \u00e8 peccatore; deve pentirsi dei suoi peccati; deve chiedere a Dio la grazia del pentimento, perch\u00e9 il pentimento \u00e8 necessario ma non \u00e8 cosa solamente umana. Preghiamo per noi e anche per loro, amen.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un concetto chiave nell&#8217;antropologia cristiana e nella spiritualit\u00e0 cristiana, che la teologia dei nostri giorni ha praticamente abbandonato: quello del pentimento cristiano. 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