{"id":25816,"date":"2016-11-28T10:29:00","date_gmt":"2016-11-28T10:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/28\/il-nocciolo-della-questione\/"},"modified":"2016-11-28T10:29:00","modified_gmt":"2016-11-28T10:29:00","slug":"il-nocciolo-della-questione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/28\/il-nocciolo-della-questione\/","title":{"rendered":"Il nocciolo della questione"},"content":{"rendered":"<p><em>Il nocciolo della questione<\/em> (<em>The Hearth of the Matter<\/em>) \u00e8 un romanzo dello scrittore inglese Graham Greene (1904-1991), pubblicato nel 1948, e che ha ispirato, a sua volta, sia pur vagamente, il film omonimo (ma apparso nelle sale italiane, chi sa perch\u00e9, con il titolo, assai fuorviante, <em>L&#8217;incubo dei Mau Mau<\/em>) del regista George More O&#8217;Ferrall, del 1953.<\/p>\n<p>Nel romanzo di Graham Greene, come anche negli altri suoi romanzi e racconti, il &quot;nocciolo della questione&quot; \u00e8 sempre una discesa nella verit\u00e0 dell&#8217;anima, una verifica impietosa, ma necessaria, dei propri sentimenti e della propria essenza interiore, in un mondo che, sempre pi\u00f9 spesso, irrompe con violenza nei destini privati delle persone e le mette bruscamente di fronte alla necessit\u00e0 di scelte radicali, difficili e dolorose: cos\u00ec ne <em>Il potere e la gloria<\/em>, cos\u00ec ne <em>La fine dell&#8217;avventura<\/em>, cos\u00ec in <em>Una pistola in vendita<\/em>, e, sia pure in circostanze meno drammatiche, ne <em>Il treno d&#8217;Istanbul<\/em> o <em>Il nostro agente all&#8217;Avana<\/em>. In altre parole, il nocciolo della questione \u00e8 una resa dei conti con se stessi, che le circostanze esterne affrettano e precipitano, ma che attendeva comunque l&#8217;occasione di presentarsi, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 raccontarsela all&#8217;infinito e ciascuno, prima o dopo, \u00e8 chiamato a fare i conti con la propria coscienza, con i propri valori, con il senso della propria vita.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che, se qualcuno ci domandasse quale sia, per noi, il nocciolo della questione, forse ci troverebbe impreparati: perch\u00e9 molti di noi vivono in maniera distratta e superficiale, presi da cento e cento cose secondarie, o anche meno che secondarie, da infinite cose insignificanti, le quali, per\u00f2, volta a volte, ci paiono importanti, molto pi\u00f9 importanti e meritevoli di attenzione, di quel che non sono; e cos\u00ec, di equivoco in equivoco, di miraggio in miraggio, finiamo per perdere di vista l&#8217;essenziale, o, addirittura &#8212; e il caso non \u00e8 poi tanto raro &#8212; per non averlo mai visto, e forse neppure sospettato, nell&#8217;intero arco della nostra vita. Nessuna esagerazione: conosciamo personalmente degli individui i quali sono giunti a sessanta o settant&#8217;anni di et\u00e0, senza aver mai neppure sospettato che vi sia un nocciolo della questione; senza avere mai neppure immaginato che, alla fine, la vita ci domanda di fare i nostri conti con essa, di tirare le somme, di fare un bilancio. Incredibile ma vero, vi sono persone che, per tutta la vita, non hanno mai spinto i loro interessi pi\u00f9 in l\u00e0 delle creme di bellezza, dell&#8217;abbigliamento, del mangiare, degli svaghi, del pettegolezzo e della maldicenza sociale; che non hanno mai imparato nulla di ci\u00f2 che \u00e8 importante, anche se hanno appreso, e con la massima seriet\u00e0 e il pi\u00f9 grande zelo, un gran numero di sciocchezze e di frivolezze, che non hanno arricchito di un grammo la sostanza spirituale e morale della loro esistenza.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8, allora, il nocciolo della questione?<\/p>\n<p>Il nocciolo della questione \u00e8 amare; \u00e8 imparare che la vita ci chiede amore, amore da offrire, senza tenere il calcolo meschino delle entrate e delle uscite, del dare e dall&#8217;avere; e che il vero amore non \u00e8 mai possessivo, non \u00e8 mai egoistico, non \u00e8 mai condizionato, n\u00e9 si aspetta qualcosa in cambio, ma \u00e8 benevolo, gratuito, disinteressato, lento all&#8217;ira e pronto al perdono. Chi ha compreso questo, ha compreso il nocciolo della questione; e chi non l&#8217;ha compreso, o non lo vuol comprendere, \u00e8 destinato a rimanere fuori, all&#8217;esterno, ai margini della vita vera: in una terra illusoria, fatta di equivoci e popolata di persone e situazioni ambigue, interessate, a caccia del loro bravo tornaconto, incapaci di liberarsi dalla dura scorza del loro ego. Ed \u00e8 destinato a rimanere solo. Non importa se si trover\u00e0 in mezzo ad una folla numerosa di individui simili a lui: perch\u00e9 si tratta di una folla solitaria, dove la somma degli egoismi individuali non produce la bench\u00e9 minima scintilla di calore, n\u00e9 il pi\u00f9 tenue raggio di luce.<\/p>\n<p><em>Ma fanno tutti cos\u00ec, vivono tutti cos\u00ec<\/em>, obietter\u00e0 qualcuno, abituato a misurare la verit\u00e0 delle cose in base al numero e alla quantit\u00e0. Rispondiamo: pu\u00f2 darsi (non tutti, peraltro: diciamo, se non vogliamo esagerare, &quot;la maggioranza&quot;), ci\u00f2 non sposta di un millimetro i termini della questione. Se tutti brancolano nel buio, il fatto di essere molti non allevia la loro pena, non attenua la loro confusione. La nave dei folli se ne va alla deriva sulle onde del mare: sono in tanti, a bordo, ma finiranno tutti in bocca ai pesci: la prima burrasca rovescer\u00e0 la nave ed essi saranno perduti. Un esercito in marcia nella nebbia, che precipita in fondo ad un burrone, non offre garanzie di sicurezza ai singoli soldati, per il fatto di essere numeroso: finiranno tutti nell&#8217;abisso.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 moderna, e il diabolico consumismo che la contraddistingue, congiurano in tutte le maniere affinch\u00e9 le persone cessino di essere tali, e, regredite allo stato di numeri nella folla anonima, si smarriscano nei labirinti di ci\u00f2 che \u00e8 secondario, o ininfluente, o addirittura distruttivo, e perdano di vista ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, e che rappresenta il bene dell&#8217;anima. Fanno di tutto e, sempre pi\u00f9 spesso, ci riescono, perch\u00e9 sembra proprio che siano ormai pochissime le persone che hanno conservato la loro liber\u00e0 interiore, la loro autonomia intellettuale e spirituale, la loro coscienza morale, vigile e ben desta; che sono rimaste persone e che si pongono la domanda fondamentale su cosa conti realmente, alla fine, una volta che la vita sia stata sfrondata di tutto ci\u00f2 che \u00e8 inessenziale. Pure, la civilt\u00e0 moderna l&#8217;abbiamo costruita noi; e cos\u00ec come l&#8217;abbiamo costruita, la possiamo anche mutare radicalmente, come il buon architetto che, accortosi di una serie di gravi carenze strutturali nell&#8217;edificio che ha innalzato, si affretta a porvi mano, per rimediare agli errori e, se necessario, per rifare di sana pianta ci\u00f2 che aveva costruito. Bisognerebbe essere folli per non intervenire, se ci si accorge di aver costruito la propria vita su un edificio pericolante, anche se bello a vedersi, almeno in apparenza; cos\u00ec come sarebbe folle il comandante di una nave se, dopo essersi accorto di essere andato completamente fuori rotta, si ostinasse a navigare nella direzione sbagliata, invece di tornare indietro e rimettersi sulla rotta giusta.<\/p>\n<p>Il nocciolo della questione \u00e8 l&#8217;amore, e dunque il bene.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 il bene? Di certo non \u00e8 soltanto il mio bene; bisogna che sia anche il bene altrui, altrimenti avremmo non gi\u00e0 il bene, ma i beni, e codesti beni sarebbero inevitabilmente in perenne conflitto gli uni contro gli altri. Poniamo, ad esempio, che io consideri &quot;bene&quot; l&#8217;amore di un&#8217;altra persona. Ma se, per ottenerlo, devo strappare quella persona ad un&#8217;altra relazione, nella quale il bene era gi\u00e0 realizzato, non mi potr\u00f2 giustificare, pensando che io posso offrire a quella persona un bene maggiore di quello che attualmente riceve: perch\u00e9 un bene pi\u00f9 grande si traduce, semmai, in un bene per un numero pi\u00f9 grande di persone, e non in un male per qualcun altro. Un bene che si realizza al prezzo del male altrui non \u00e8 bene, \u00e8 male, e rappresenta un disordine, un&#8217;ingiustizia. Ingiusto, infatti, \u00e8 provocare della sofferenza a chi non l&#8217;ha meritata; e disordinata \u00e8 una ricerca del proprio bene che si attua calpestando il bene altrui e infrangendo gli altrui legittimi desideri. Non potr\u00e0 mai essere presentato come un bene ci\u00f2 che provoca il male; al massimo, lo si potr\u00e0 considerare, ma solo in casi estremi, come il male minore in una data situazione, irrimediabilmente compromessa e piena di pericolo per chi la sta vivendo. Ma il male minore non \u00e8 il bene, \u00e8 solo una dolorosa necessit\u00e0. Il bene \u00e8 tutt&#8217;altra cosa: porta gioia e pienezza, non reca amarezza a nessuno, non rattrista nessuno, se non, forse, i malvagi incancreniti nel loro mostruoso egoismo e nella loro cattiveria, refrattari a qualunque redenzione.<\/p>\n<p>Noi ci raccontiamo un mucchio di storie pur di metterci a posto con la nostra coscienza; fingiamo di credere alle nostre stesse bugie, alle nostre falsit\u00e0, alle nostre astuzie raffinate. Una nota esponente del mondo dello spettacolo e del <em>gossip<\/em> nazionale si \u00e8, di recente, auto-nominata la &quot;fatina buona&quot; e si \u00e8 assunta la missione di spiegare ai bambini che non \u00e8 poi un dramma se il pap\u00e0 e la mamma, a un certo punto, non sia amano pi\u00f9 e decidono di lasciarsi. La suddetta signora &#8212; che ha scritto un libri di fiabe per bambini, alla luce dei nuovi &quot;valori&quot; della societ\u00e0 edonista, unendo cos\u00ec l&#8217;utile materiale alla crociata ideale &#8211; si \u00e8 separata da tempo dal marito e, probabilmente, vuole esorcizzare i suoi sensi di colpa di madre, dicendo a se stessa, e addirittura insegnando a tutti gli altri, che la separazione dei genitori \u00e8 la cosa pi\u00f9 naturale del mondo, e che i bambini di genitori separati, purch\u00e9 adeguatamente &quot;informati&quot;, non ne soffriranno per niente. Ma quante balle ci si racconta per non sentirsi in colpa, per non guardarsi dentro con vera onest\u00e0. I bambini, infatti, non possono non soffrire per la separazione dei genitori, anche se \u00e8 auspicabile che una separazione &quot;civile&quot;, nel senso di non violenta e non rancorosa, possa attenuare la loro sofferenza; ma rimuoverla, no: quella \u00e8 una ferita che rester\u00e0 per sempre.<\/p>\n<p>Viviamo in un momento storico in cui l&#8217;individualismo e l&#8217;edonismo, sempre pi\u00f9 diffusi e sempre pi\u00f9 esasperati (all&#8217;insegna del motto: <em>insegui i tuoi sogni; costruisci la tua felicit\u00e0<\/em>), hanno generato un fenomeno nuovo, ancor pi\u00f9 inusitato e sconcertante: l&#8217;auto-permissivismo di massa. In base ad esso, non solo le persone si sentono moralmente autorizzate a cercare in ogni modo il soddisfacimento dei loro desideri, dei loro impulsi, dei loro istinti, anche i pi\u00f9 torbidi e discutibili, e nel disprezzo pi\u00f9 totale dei bisogni, dei desideri e dei diritti dell&#8217;altro, ridotto a semplice strumento del proprio piacere; ma, addirittura, pretendono di imporre alla societ\u00e0, alla legislazione civile, e, nel caso dei credenti, o sedicenti tali, alla Chiesa stessa, il loro nuovo codice dei valori, nel quale sia ufficialmente riconosciuto, e proclamato ad altissima voce, che essi sono nel giusto, che \u00e8 perfettamente legittimo ci\u00f2 che fanno, e che se qualcuno avesse, per caso, delle obiezioni in proposito, si deve preparare a ricevere una bella querela, perch\u00e9 la giustizia \u00e8 al servizio dei nuovi valori e non si pu\u00f2 tollerare che qualcuno li insulti o ne metta in dubbio la liceit\u00e0. Il problema, insomma, non sono pi\u00f9 gli individui che, violando le norme morali e perseguendo egoisticamente e prepotentemente i loro interessi, prevaricano il prossimo da mattino a sera, calpestando la sua vita e addossando agli altri, a cominciare dai loro stessi figli, il prezzo &#8212; salatissimo &#8211; delle loro scelte superficiali, immature, capricciose; no, il problema sono coloro i quali si permettono di denunciare tale stato di cose. Non gli incendiari, dunque, ma i pompieri. Che si mettano a tacere i pompieri, con i loro stupidi allarmismi e la loro oscurantista mania di drammatizzare tutto, e le cose prenderanno una piega semplicissima e perfettamente ragionevole.<\/p>\n<p>Una o due generazioni fa, la societ\u00e0 chiedeva ai genitori di comporre le loro incomprensioni e di ridurre le loro pretese egoistiche, per amore della famiglia e per amore dei figli; oggi la societ\u00e0 consente, quando non incita addirittura, a sfasciare le famiglie e ad infliggere ai figli il trauma della separazione, non appena si incontra un &quot;lui&quot; o una &quot;lei&quot; pi\u00f9 giovani, pi\u00f9 carini, pi\u00f9 affascinanti dei rispettivi mariti e delle rispettive mogli. L&#8217;importante \u00e8 la &quot;felicit\u00e0&quot; dell&#8217;individuo; tutto il resto non conta. <em>Va&#8217; dove ti porta il cuore<\/em> \u00e8 la filosofia (da Baci Perugina) oggi imperante ovunque. Si vede che erano fessi e masochisti i nostri nonni, che stringevano i denti e si sforzavano di recuperare eventuali dissapori con il coniuge, per preservare il bene, considerato sacro &#8212; specialmente se le nozze erano state religiose &#8212; della famiglia, e quello della indissolubilit\u00e0 del matrimonio. Inutile, in questa prospettiva, parlare della illiceit\u00e0 morale dell&#8217;aborto: se la vita appartiene all&#8217;individuo, \u00e8 chiaro che la donna dispone della propria e anche di quella del nascituro &#8212; compreso il diritto di negargliela. E altrettanto inutile \u00e8 parlare dell&#8217;assurdit\u00e0 e dell&#8217;egoismo delle coppie omosessuali che pretendono di adottare, o di acquistare, o di far nascere con svariati espedienti medici, dei figli, protestando il loro diritto ad essere genitori &quot;come tutti gli altri&quot;. \u00c8 perfino imbarazzante dover spiegare perch\u00e9 si tratti di una pretesa assurda ed egoistica, malamente camuffata da &quot;amore&quot;. Amore di chi, amore per chi? Per l&#8217;altro, o per se stessi? \u00c8 perfino umiliante dover scendere a discutere di simili enormit\u00e0, doverle trattare in maniera seria, data la loro natura aberrante. Ma che c&#8217;entrano, tutti questi comportamenti, con il bene? Il bene di chi? Forse dei figli, che soffrono nell&#8217;assistere, impotenti, alla separazione del loro pap\u00e0 e della loro mamma, esperienza che, piaccia o non piaccia, \u00e8 sempre e comunque straziante? O forse il bene di quei figli che vengono soppressi allo stato di embrioni, perch\u00e9 la loro nascita disturberebbe gli equilibri dei genitori, e specialmente delle loro madri, in tutt&#8217;altre faccende affaccendate?<\/p>\n<p>Ecco: il nocciolo della questione \u00e8 capire che il bene non \u00e8 il proprio bene, a discapito di quello altrui. Esiste una solidariet\u00e0 universale nel bene, cos\u00ec come esiste nel male. Se anche una sola creatura soffre, soffrono, in varia misura, tutte le altre; e se anche una sola creatura \u00e8 felice, la sua felicit\u00e0 si propaga, come i cerchi nell&#8217;acqua, al mondo intero. I nostri destini, i nostri stati d&#8217;animo, i frutti delle nostre azioni, sono strettamente interconnessi: molto pi\u00f9 di quel che non crediamo. Una singola ingiustizia rende il mondo un po&#8217; pi\u00f9 ingiusto; un singolo atto d&#8217;amore, contribuisce a redimerlo e a illuminarlo. Anche questo \u00e8 il nocciolo della questione: capire che siamo tutti collegati, che nulla di ci\u00f2 che facciamo, che diciamo, che pensiamo e che sentiamo, rimane senza conseguenze, nel bene come nel male. Infine, il nocciolo della questione \u00e8 capire che noi, da soli, non saremo mai capaci di amare veramente, di cercare il vero bene. Per questo, c&#8217;\u00e8 bisogno di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nocciolo della questione (The Hearth of the Matter) \u00e8 un romanzo dello scrittore inglese Graham Greene (1904-1991), pubblicato nel 1948, e che ha ispirato, a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[202],"class_list":["post-25816","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25816","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25816"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25816\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25816"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25816"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25816"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}