{"id":25815,"date":"2018-10-09T04:04:00","date_gmt":"2018-10-09T04:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/09\/il-nocciolo-della-questione-e-lidentita\/"},"modified":"2018-10-09T04:04:00","modified_gmt":"2018-10-09T04:04:00","slug":"il-nocciolo-della-questione-e-lidentita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/09\/il-nocciolo-della-questione-e-lidentita\/","title":{"rendered":"Il nocciolo della questione \u00e8 l&#8217;identit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il nocciolo della questione,\u00a0<em>the Hearth of the Matter<\/em>, come dicono gli inglesi, \u00e8 l&#8217;identit\u00e0. Tutti i problemi e tutte le questioni si riconducono a questo: sapere chi si \u00e8. Identit\u00e0 significa consapevolezza, e consapevolezza significa padronanza di se stessi e capacit\u00e0 progettuale riguardo ai mezzi e ai fini che ci si prefigge nella vita. Senza dubbio vi sono molte persone le quali non si prefiggono un bel nulla e che scelgono a caso, di volta in volta, i mezzi da adoperare per fare questa o quella cosa, ma ci\u00f2 significa una cosa soltanto: che tali persone hanno obliato la loro identit\u00e0 &#8211; o, peggio, che non l&#8217;hanno mai avuta. L&#8217;identit\u00e0, infatti, \u00e8 sia l&#8217;impronta che si riceve dal mondo esterno, fin dal concepimento (e non dalla nascita, questo \u00e8 ormai assodato), sia la sua rielaborazione in chiave personale. Pertanto, noi siamo sia il frutto di ci\u00f2 che &#8211; per dirla col buon vecchio Taine &#8211; la razza (intesa come eredit\u00e0 genetica) l&#8217;ambiente e il momento storico hanno fatto di noi, sia di ci\u00f2 che noi abbiamo deciso (o cui abbiamo rinunciato) di essere. Se avesse ragione Taine, se avessero ragione i positivisti, i materialisti e i deterministi, noi saremmo solo il frutto di cose che non dipendono da noi, ma, apparentemente, dal caso, o forse dal destino; se\u00a0 invece, come noi crediamo, ha torto, allora diventa decisivo il fatto che noi assumiamo coscienza di noi stessi, che decidiamo che cosa volgiamo essere, e che rielaboriamo i dati esteriori della nostra vita per indirizzarli verso una meta da noi stessi determinata. Nel primo caso, si vive sostanzialmente a caso, senza speranza, zimbelli del caso o del destino, e con la prospettiva di scivolare, infine, nel nulla; nel secondo, si concepisce la vita come una chiamata, si valutano i fattori che giocano a favore o contro di essa, e si sceglie se si vuol rispondere positivamente o negativamente nei suoi confronti. Sono due maniere radicalmente diverse di vivere la vita, alle quali corrispondono quasi due forme differenti di umanit\u00e0. Solo nel secondo caso la vita diviene qualcosa di dinamico, e cio\u00e8 una evoluzione (o, al limite, una involuzione); nel primo caso, essa \u00e8 e rimane qualcosa di statico, che non ci insegna nulla, perch\u00e9 non vi \u00e8 in essa nulla da imparare, tranne le abilit\u00e0 necessarie a barcamenarsi nella foresta della contingenza, senza per\u00f2 arrivare mai a intravedere il cielo, al di sopra delle chiome degli alberi. E vivere nel folto della foresta, senza mai uscirne, equivale a vivere senza capire nemmeno se \u00e8 giorno o notte, se \u00e8 mattino o sera, cio\u00e8, fuori di metafora, se ci troviamo sul sentiero giusto, o no; se stiamo andando verso la luce o verso le tenebre sempre pi\u00f9 fitte.<\/p>\n<p>Una vita nella quale non ci si pone in atteggiamento discente \u00e8 una vita nella quale si ripetono sempre le stesse dinamiche, e perci\u00f2 anche gli stessi errori. Al tempo stesso, una persona che vive senza sviluppare e senza coltivare la propria identit\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 facilmente manipolabile di una persona che lo fa; estendendo il ragionamento alle societ\u00e0, ai popoli e alle nazioni, appare chiaro che qualcuno ha interesse a inibire il senso della identit\u00e0 personale e collettiva, perch\u00e9 la societ\u00e0 destrutturata e i popoli ridotti a masse d\u00ec&#8217;individui egoisti e narcisisti, sono solo bestiame da macello nelle mani di chi tiene le redini del gioco. Le redini del gioco sono nelle mani della grande finanza, il cui potere, negli ultimi cento anni, \u00e8 cresciuto in misura esponenziale, e che sono giunti, oggi, a controllare la quasi totalit\u00e0 dell&#8217;informazione e anche di ci\u00f2 che va pomposamente sotto il nome di cultura. Come esiste l&#8217;identit\u00e0 delle persone, infatti, esiste anche l&#8217;identit\u00e0 dei popoli; e sia l&#8217;una che l&#8217;altra sono sotto attacco da parte di quei poteri globalisti che vorrebbero fare\u00a0<em>tabula rasa<\/em>\u00a0di ogni identit\u00e0, perch\u00e9 le identit\u00e0 sono definite dalle differenze, cos\u00ec dome gli Stati sono definiti dei confini che li separano dagli altri Stati. Uno Stato che non abbia dei veri confini, non \u00e8 pi\u00f9 un vero Stato (ed \u00e8 precisamente quel che ci sta accadendo, oggi, come Italia e come Europa, di fronte\u00a0all&#8217;invasione massiccia di migranti e falsi profughi), cos\u00ec come un popolo senza differenze &#8211; etniche, linguistiche, culturali, religiose, perfino gastronomiche &#8211; non \u00e8 pi\u00f9 veramente un popolo, ma una massa confusa d&#8217;individui, privi di quelle individualit\u00e0 che rappresentano gli anticorpi necessari a contrastare quella forma di patologia tumorale che \u00e8 la mondializzazione. Se non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 una cucina napoletana, una cucina bavarese, una cucina greca, resta solo McDonald&#8217;s, resta solo un mondo dove tutti mangiano\u00a0<em>hamburger<\/em>\u00a0e patatine fritte. Si estenda questo ragionamento al cinema, alla letteratura, alla musica, al teatro, alla televisione, allo spettacolo, al tempo libero, allo sport, per non parlare della scuola, il luogo privilegiato dell&#8217;appiattimento e dell&#8217;omologazione, e si capir\u00e0 quale sia la posta in gioco. Similmente, se un individuo non si sente se stesso neppure riguardo all&#8217;identit\u00e0 sessuale, ma considera una conquista di civilt\u00e0 il fatto di poter cambiare sesso, o il proprio orientamento sessuale, qualora lo decida, e di pretendere che gli altri lo chiamino &quot;lui&quot; o &quot;lei&quot; secondo quel che egli decide soggettivamente, in barba alla propria identit\u00e0 biologica, allora viene a cadere anche uno dei fattori determinanti dell&#8217;identit\u00e0 in quanto tale, e subentra una realt\u00e0 precaria, liquida, continuamente modificabile, indefinita e indefinibile, dove i ruoli sessuali mutano secondo un atto soggettivo della volont\u00e0. In quadro di questo genere, viene meno, anche rispetto ai bambini, il concetto di &quot;maschio&quot; e &quot;femmina&quot;, di &quot;padre&quot; e &quot;madre&quot;, per non parlare del radicale stravolgimento che subisce il concetto di &quot;genitorialit\u00e0&quot;, visto che basta affittare l&#8217;utero di una donna bisognosa e poi comprare il beb\u00e8, pagandolo in contanti per poi portarselo a casa, per divenire genitori anche in senso legale &#8212; almeno in alcuni Paesi, ma gli altri si adegueranno quanto prima, vista la tendenza generale. Oppure visto che fra poco si potr\u00e0 scegliere su catalogo il bambino che si desidera avere, pagandolo da 75 mila a 120 mila dollari, con la tecnica degli ovuli e degli uteri in affitto, coinvolgendo una sola donna oppure due, una per i gameti e l&#8217;altra per l&#8217;utero, mentre al &quot;cliente&quot; &#8212; che sia una coppia eterosessuale, una coppia omosessuale o anche un single &#8211; resta solo da consegnare lo sperma, e il gioco \u00e8 fatto, cio\u00e8, la merce viene consegnata a domicilio, chiavi n mano, aggirando tutte le leggi in contrario.<\/p>\n<p>Dunque, riassumendo. Oggi \u00e8 in corso una partita decisiva fra le forze che mirano alla distruzione delle identit\u00e0 e quelle che, mediante una necessaria presa di coscienza, mirano a difenderla, preservarla e svilupparla: perch\u00e9, come abbiamo visto, l&#8217;identit\u00e0 fa parte della consapevolezza, e la consapevolezza non \u00e8 un elemento statico, ma dinamico, necessario all&#8217;evoluzione della vita. Tradizione e progresso sono i due corni della questione identitaria: \u00e8 inconcepibile un progresso senza tradizione, ma anche una tradizione senza progresso. I due elementi devono trovare un equilibrio, almeno se si vuol realizzare una vita armoniosa, sia per il singolo che per la societ\u00e0. Chi nega la tradizione in nome del progresso \u00e8 un barbaro, chi nega il progresso in nome della tradizione \u00e8 un fossile. L&#8217;identit\u00e0 \u00e8 il risultato del gioco dialettico fra i due elementi, entrambi necessari alla vita. Le forze interessate alla manipolazione degli uomini e dei popoli puntano le loro carte su un progresso senza tradizione, e, per giunta, su un progresso di tipo meramente materiale e quantitativo, specialmente il progresso tecnologico, mentre il vero progresso \u00e8 innanzitutto un progresso della coscienza e quindi della spiritualit\u00e0 (<em>fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza<\/em>, dice il padre Dante). Perci\u00f2, oggi, \u00e8 relativamente facile, se si possiedono ancora due occhi per vedere, due orecchi per udire e una testa per pensare, individuare il nemico: il nemico \u00e8 tutto ci\u00f2 che va nella direzione di un progresso senza la tradizione e contro la tradizione; di una modernit\u00e0 che abolisce i confini, le regole e le differenze; di un filantropisimo e un umanitarismo a senso unico, che prescindono completamente dal dato della identit\u00e0, per propagandare incessantemente un modello di individuo e di societ\u00e0 che siano sostanzialmente intercambiabili, dove A \u00e8 la stessa cosa di B, ma anche di C, D, E, ecc.; e dove, ecco il lato oscuro, e veramente diabolico, \u00e8 la stessa cosa di non-A, non-B, ecc. In altre parole, la strategia di cui si serve il grande capitale finanziario, attraverso l&#8217;enorme macchina dei suoi servitori e dei suoi strumenti, per sottrarci l&#8217;identit\u00e0, cio\u00e8 la consapevolezza di noi stessi, e ridurci allo stato di piccoli narcisisti e consumatori compulsivi, cio\u00e8 utili idioti passivi e totalmente manovrabili, mira a diffondere la post-verit\u00e0: nulla deve pi\u00f9 essere vero in senso assoluto, ogni verit\u00e0 deve\u00a0 essere relativa, cio\u00e8 deve essere rovesciabile nel suo contrario &#8211; in ultima analisi, deve scomparire, perch\u00e9 una verit\u00e0 relativa non \u00e8 una quasi verit\u00e0, ma \u00e8 il contrario della verit\u00e0. Ed ecco che la battaglia per difendere l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 una battaglia contro il relativismo, in tutte le sue forme, e spacciato sotto qualsiasi maschera. Fateci caso: i nemici dell&#8217;identit\u00e0 si riempiono la bocca con slogan dall&#8217;apparenza gradevole, o comunque suggestiva: abbattere muri, gettare ponti&#8230; ma la sostanza del discorso \u00e8 che, abbattendo tutti i muri e gettando ponti ovunque, alla fine si distrugge ogni identit\u00e0 e si trasforma il mondo in un immenso campo di concentramento, i cui prigionieri non sanno di essere tali, ma lo sono, eccome. Anzi, non vi \u00e8 condizione pi\u00f9 infelice del prigioniero che non si rende conto della sua prigionia, dello schiavo che non vede le catene della sua schiavit\u00f9, perch\u00e9 quel prigioniero e quello schiavo non saranno mai sfiorati dal desiderio di recuperare la loro libert\u00e0. Evidentemente, stanno bene cos\u00ec.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il pericolo pi\u00f9 grande: che si arrivi al punto di essere contenti della propria schiavit\u00f9, del proprio abbrutimento. Vivere in maniera inconsapevole \u00e8 proprio dei bruti: essere uomini, infatti, nel vero senso della parola, cio\u00e8 uomini liberi, significa essere consapevoli della propria identit\u00e0: sapere chi si \u00e8. Considerate la filosofia, l&#8217;arte, la letteratura e la poesia del secolo che ci siamo lasciati alle spalle: sono una incessante variazione sul tema della perdita del&#8217;identit\u00e0. Invece un paese ci vuole, come diceva Cesare Pavese: s\u00ec, un paese ci vuole per non regredire allo stato di bestie, o di schiavi. Che cosa saremmo noi, senza un paese, cio\u00e8 senza una identit\u00e0? Nient&#8217;altro che bestiame, creature irrilevanti. E precisiamo: il paese esteriore, quello della terra, dei parenti, del campanile, del lavoro, ma anche il paese interiore, quello dell&#8217;anima, fatto di radici, di ricordi, di memoria, di affetti. Se li abbiamo entrambi, siamo ancora uomini vivi; se no, \u00e8 come se fossimo gi\u00e0 morti: pronti per essere comprati o venduti in massa, al migliore offerente che si presenti sul mercato degli schiavi. Quello che pi\u00f9 colpisce, oggi, parlando con i giovani, e anche con le persone fino a quarant&#8217;anni circa, \u00e8 l&#8217;apparente indifferenza che dimostrano rispetto al loro paese natio, alle radici, ai genitori, ai parenti, e la disinvoltura con cui sono disposti a stabilirsi altrove, magari in Australia, senza troppi rimpianti, e, a volta, senza nessun rimpianto. Certo, \u00e8 anche una questione di necessit\u00e0 lavorativa; tuttavia, non si pu\u00f2 non notare che almeno una parte dei giovani che vanno all&#8217;estero a cercare lavoro, non lo fanno con lo stato d&#8217;animo di chi \u00e8 costretto ad emigrare, ma lo fa con dolore e rammarico, conservando la speranza di tornare, non appena ci\u00f2 sia possibile; ma, al contrario, con un senso di gioiosa avventura e quasi di liberazione, come se si fossero scrollati un peso di dosso, come se avessero finalmente reciso il cordone ombelicale e potessero cos\u00ec godersi tutto ci\u00f2 che nella vita, fino ad ora, non hanno potuto avere. Bisogna guardar le cose in faccia: per molti giovani, espatriare in cerca di un&#8217;occupazione \u00e8 una sofferta necessit\u00e0, ma per altri \u00e8 l&#8217;occasione sognata da sempre, la possibilit\u00e0 di spiccare il volo. Il pensiero di lasciare il paese, gli amici, la famiglia di origine non li rattrista troppo, o non li preoccupa per niente: la verit\u00e0 \u00e8 che non si sono mai sentiti particolarmente legati al luogo di nascita o al luogo di residenza, alla casa, ai genitori e agli amici. La casa, la famiglia e la patria, per loro, sono i luoghi dove c&#8217;\u00e8 lavoro, ma anche dove ci sono delle cose pi\u00f9 stimolanti, progredite, moderne. Il paese dove sono nati, la chiesa ove sono stati battezzati, l&#8217;asilo e la scuola che hanno frequentato da bambini, il cimitero dove riposano i loro nonni, il campetto da calcio dove giocavano coi loro amici, tutte queste cose non sono tali da trattenerli neppure un istante, n\u00e9 cose la cui lontananza sar\u00e0 motivi di nostalgia: non si sentono legati ad alcun luogo, ad alcun momento del passato. In altre parole, hanno perso le radici; e chi perde le radici, perde la propria identit\u00e0, diventa un numero nella massa, una rotella anonima dell&#8217;ingranaggio mondiale. Ora, proprio questo \u00e8 l&#8217;obiettivo dei padroni della grande finanza: ridurre gli abitanti del pianeta a una turba senza radici, senza identit\u00e0, senza coscienza di s\u00e9. Meglio ancora se costoro non sanno pi\u00f9 neppure se restare con il sesso che la natura ha dato loro, oppure cambiarlo, visto che la cosa, che un tempo pareva impossibile, ora \u00e8 l\u00ec, dietro l&#8217;angolo. L&#8217;unica istituzione che, a livello mondiale, ma specialmente in Occidente, avrebbe potuto &#8211; e dovuto &#8211; contrastare questo processo di distruzione dell&#8217;identit\u00e0, era la Chiesa cattolica, coi suoi duemila anni di tradizione, di esperienza e di saggezza accumulate, con la sua autonoma visione del mondo, radicalmente opposta a quella del relativismo edonista oggi prevalente. Era perci\u00f2 necessario metter le mani anche su di essa, o almeno sul suo vertice, ponendo gli uomini &quot;giusti&quot; nei posti-chiave, in modo che anche lei si adoperasse attivamente per favorire i processi di decostruzione dell&#8217;identit\u00e0, a cominciare dalle invasioni\/migrazioni. E la cosa ha funzionato cos\u00ec bene, che ormai neppure un cattolico \u00e8 ancora certo di essere cattolico, o di non esser diventato, senza saperlo, qualcosa d&#8217;altro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nocciolo della questione,\u00a0the Hearth of the Matter, come dicono gli inglesi, \u00e8 l&#8217;identit\u00e0. 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