{"id":25808,"date":"2019-07-16T05:39:00","date_gmt":"2019-07-16T05:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/16\/il-nazifascismo-una-categoria-storica-che-non-ce\/"},"modified":"2019-07-16T05:39:00","modified_gmt":"2019-07-16T05:39:00","slug":"il-nazifascismo-una-categoria-storica-che-non-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/16\/il-nazifascismo-una-categoria-storica-che-non-ce\/","title":{"rendered":"Il nazifascismo? Una categoria storica che non c&#8217;\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>Una delle ragioni, e forse la principale, per cui il fascismo ha goduto a lungo presso l&#8217;opinione pubblica, e in gran parte seguita a godere, di una fama cos\u00ec cattiva da esser praticamente divenuto sinonimo di violenza gratuita, stupidit\u00e0 barbarica e tracotante disprezzo dei ditti altrui, \u00e8 che viene sovente associato al nazismo in un tutto unico, una specie d&#8217;ippogrifo chiamato <em>nazifascismo<\/em>. D&#8217;altra parte, questa associazione non riposa su una riconosciuta categoria storica &#8212; riconosciuta dagli storici <em>seri<\/em>, perlomeno &#8212; bens\u00ec su di una operazione ideologica, che \u00e8 stata fatta da alcuni storici di parte, tutti o quasi tutti militanti nei partiti e nelle ideologie di sinistra, nonch\u00e9 da un certo numero di giornalisti, scrittori e opinionisti, accomunati da un&#8217;avversione pregiudiziale verso il fascismo, da essi ritenuto intrinsecamente malvagio, senza nulla di buono o di onesto, al punto da essersi &quot;naturalmente&quot; associato al nazismo, il movimento pi\u00f9 malvagio in assoluto che la storia abbia mai partorito. Di questa galassia disomogenea, ma accomunata da un sentire univoco nei confronti del fascismo, giudicato pi\u00f9 come categoria morale che come quella precisa ideologia che ha prodotto un movimento politico e infine un regime al potere, fanno parte i memorialisti scampati alla Shoah, come Primo Levi, i quali, nella loro avversione al nazismo, che fu causa delle loro sofferenze, si sentono portati ad associarlo al fascismo, sia perch\u00e9 quest&#8217;ultimo fin\u00ec per stipulare un&#8217;alleanza politica e militare cin la Germania di Hitler, sia perch\u00e9, come \u00e8 noto, nel 1938 anche il fascismo var\u00f2 le sue leggi razziali e adott\u00f2 le sue misure antisemite, sebbene &#8212; ormai lo riconoscono quasi tutti gli studiosi &#8212; non vi fosse stata alcuna pressione esplicita da parte di Hitler affinch\u00e9 il fascismo adottasse quelle misure. E a ci\u00f2 si aggiunga che qualsiasi tentativo di distinguere in profondit\u00e0 tra fascismo e nazismo, tra l&#8217;opera di Mussolini e quella di Hitler, incontrava ed incontra un&#8217;ulteriore difficolt\u00e0, quella di essere facilmente scambiata per una difesa inconfessata del fascismo, e magari anche del nazismo, come se, separando la genesi e gli scopi delle due ideologie e dei due regimi, si potesse alleggerire le responsabilit\u00e0 morali di cui i loro esponenti si macchiarono, a dire il vero assai pi\u00f9 i nazisti che i fascisti. Invece si pu\u00f2 benissimo criticare l&#8217;associazione innaturale di fascismo e nazismo nel termine <em>nazifascismo<\/em>, senza con ci\u00f2 voler fare necessariamente opera di rivalutazione dell&#8217;uno o l&#8217;altro dei due regimi. Pertanto, le generazioni cresciute dopo il 1945 hanno sempre sentito parlare, a cominciare dai banchi di scuola e finendo coi sedicenti dibattuti culturali nei salotti televisivi, del <em>nazifascismo,<\/em> abituandosi a dare per scontato che il nazifascismo sia esistito, che sia stato una cosa reale, anzi evidente, e che i fascisti e i nazisti per primi la ritenessero tale, mentre \u00e8 vero il contrario: che almeno fino agli ultimi anni della loro esistenza, cio\u00e8 quelli della Seconda guerra mondiale, i due regimi non adoperarono quasi mai tale espressione, e i rispettivi militanti, per non parlare dei due capi, l&#8217;italiano e il tedesco, si guardarono bene dal ritenerla ovvia e naturale.<\/p>\n<p>Prima che questo assioma ideologico venisse posto in discussione, dovevano passare cinquant&#8217;anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e dalla scomparsa di Hitler e Mussolini. Uno dei primi studiosi italiani a sottoporlo a una critica serrata \u00e8 stato il saggista e giornalista Fabio Andriola, bresciano, classe 1963, il quale nel suo saggio <em>Mussolini, segreto nemico di Hitler<\/em> (Casale Monferrato, Piemme, 1997, pp. 311-313), scrive:<\/p>\n<p><em>Ad eccezione dei diretti interessati, nazisti e fascisti,cio\u00e8, \u00e8 dagli anni Trenta che si parla correntemente di &quot;nazifascismo&quot;. Quando non si parla di &#8216;fascismo&#8217; intendendo &#8216;nazismo&#8217; i due regimi tendono ad essere messi sullo stesso piano: una sorta di raddoppio rafforzativo, tipo &quot;marxismo-leninismo&quot; o &quot;liberal-capitalismo&quot;&#8217;. Oltretutto, col nazi-fascismo si inverte anche quella che negli altri esempi sembra la regola: prima la dottrina teoretica (il marxismo, il liberalismo) e poi la sua messa in atto (il leninismo, il capitalismo). Invece, quello che dovrebbe essere il &quot;movimento modello&quot;, il fascismo, viene posposto in base a criteri che nulla hanno a che vedere con la distinzione tra teoria e prassi. Il nazismo viene prima perch\u00e9 \u00e8 colui che, con l&#8217;orrore della sua ideologia e con la ferocia dei suoi uomini, ha impresso un carattere demoniaco al radicalismo di destra, oltretutto uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale e quindi, come tutti i vinti, condannato alla &quot;damnatio memoriae&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>A differenza del marxismo-leninismo o del liberal-capitalismo, categorie abbastanza neutre da un punto di vista etico, nel senso che sono usate per indicare un sistema di valori non negativi in s\u00e9, il nazi-fascismo invece emana odore di zolfo al solo accennarlo. Ma la definizione \u00e8 scorretta: lo era, come si \u00e8 visto per i diretti interessati, e lo \u00e8 anche oggi, in sede storica perch\u00e9 offre una lettura ideologica e fuorviante di un fenomeno che non fu assolutamente univoco (&#8230;). Un conto \u00e8 un&#8217;alleanza, stabilmente traballante, politica prima e militare poi, un conto \u00e8 una salda unione basata su forti vincoli ideologici. Il primo caso \u00e8 storia, il secondo fantasia o confusione. Perch\u00e9 accomunare &quot;sic et simpliciter&quot; i regimi di Mussolini e di Hitler vuol dire o annacquarne la caratteristiche in una serie di vaghe definizioni che possono andar bene per buona parte dei regimi dittatoriali, di destra e di sinistra di questo secolo, oppure forzarne la natura, arrivando a individuare in modo arbitrario tratti comuni particolarmente drammatici. Di questo secondo caso \u00e8 esemplare uno scritto di Primo Levi, il grande scrittore scampato ai campi di sterminio nazisti: &quot;La storia della Deportazione e dei campi di sterminio non pu\u00f2 essere separata dalla storia delle tirannidi fascisti in Europa: dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell&#8217;Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto&quot; (cfr. l&#8217;articolo di P. Levi &quot;Il seme eterno dell&#8217;odio&quot;, su &quot;La Stampa&quot; del 6 sett. 92).<\/em><\/p>\n<p><em>Pi\u00f9 recentemente Nicola Tranfaglia ha scritto che &quot;due studiosi, come l&#8217;inglese Stuart John Woolf e lo spagnolo Juan Linz, che si sono occupati a lungo del fenomeno a livello europeo, ci ricordano che gli stessi protagonisti, a cominciare da Mussolini e da Hitler, avevano una chiara consapevolezza delle affinit\u00e0 e delle matrici comuni che legavano l&#8217;uno e l&#8217;altro movimento e le dittature che ne erano derivate&quot; (&quot;Un passato scomodo&quot;, Laterza, 1996, pp. 53-54). Questo tipo di interpretazione \u00e8 molto diffuso anche a livello giornalistico-divulgativo. Un giornalista-saggista come Furio Colombo, per altri versi assai apprezzabile, se n&#8217;\u00e8 mostrato vittima in un suo contributo a una delle pi\u00f9 imbarazzanti iniziative editoriali della recente pubblicistica italiana: &quot;Si possono separare i due regimi, voltarsi indietro e guardarli come due eventi diversi legati tra loro solo marginalmente dalla storia? Non si possono separare se non attraverso la scelta di coloro che &#8212; dopo essere stati fascisti &#8212; hanno troncato il legame, separandosi cos\u00ec anche dal nazismo. Con il nazismo, il fascismo non ha mai rotto il rapporto di coesistenza, corresponsabilit\u00e0 e simbiosi. Nessun distacco \u00e8 mai avvenuto fino alla disfatta dei due regini&quot; (Colombo-Feltri, &quot;Fascismo\/Antifascismo&quot;, Rizzoli, 1994, p. 13).<\/em><\/p>\n<p><em>Negare la validit\u00e0 storica della categoria del &quot;nazifascismo&quot; non vuole per\u00f2 dire pensare che, separatamente, il fascismo e il nazismo siano stati dei toccasana per l&#8217;umanit\u00e0 e un modello per le generazioni future. Negare validit\u00e0 alla categoria del &quot;nazifascismo&quot; vuol dire semplicemente contestare una omogeneit\u00e0 ideologica tra due movimenti che ebbero, storicamente, pi\u00f9 differenze che punti in comune. Non \u00e8 forse un caso che quando si vuol parlare di &#8216;regimi totalitari&#8217; s&#8217;intende generalmente (e senza che la cosa faccia scandalo) ad accomunare il nazismo allo stalinismo sovietico piuttosto che al fascismo italiano. Ma quando la storia si fa politica, e accade spesso, le cose vanno diversamente. sia ideologicamente che nell&#8217;interpretazione del sistema di potere l&#8217;asse nazismo-stalinismo lascia il passo a quello pi\u00f9 usuale di nazismo-fascismo. \u00c8 dagli anni Trenta che le sinistre tengono viva nell&#8217;opinione pubblica internazionale la convinzione che nazismo e fascismo altro non siano che varianti di uno stesso tema: il vizio nascosto di ogni societ\u00e0 capitalista, categorie permanenti della storia umana, nemici di ieri che possono manifestarsi in qualunque momento, oggi e domani. Questo spiega anche l&#8217;enorme dilatazione del termine &quot;fascista&quot;, sinonimo di brutalit\u00e0, sopraffazione, razzismo, volont\u00e0 di sterminio dei pi\u00f9 deboli.<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo detto che criticare l&#8217;associazione di fascismo e nazismo in un unico concetto, come ha fatto Fabio Andriola, non implica necessariamente un segreto intento di rivalutarli; ma qui appunto \u00e8 pi\u00f9 che mai necessario approfondire la questione e distinguere fra essi. Il nazismo, a differenza del fascismo, fu realmente un regine criminale (lasciamo perdere l&#8217;ideologia nazista, che fu ancor pi\u00f9 eterogenea e confusa, all&#8217;origine, di quella fascista), il che non toglie che lo si debba considerare con tutta l&#8217;obiettivit\u00e0 che \u00e8 dovuta a qualunque altro evento della storia. La malvagit\u00e0 \u00e8 una categoria etica, non storica; e allo storico compete di comprendere, semmai, per quali cause e per quali vie un regime diviene criminale: perch\u00e9 asserirne il carattere criminale, <em>in toto<\/em>, fin dalle sue origini, significa spostare il discorso dal terreno proprio della storia a quello della psichiatria, e pi\u00f9 precisamente della patologia psichiatrica, il che \u00e8 un modo come un altro di non dare una risposta <em>storica<\/em>.<\/p>\n<p>Chiarito, una volta per tutte, che la storia non \u00e8 un tribunale, perch\u00e9 esistono altre sedi, pi\u00f9 appropriate, per fare i processi ai malvagi, resta da dire che anche il giudice pi\u00f9 severo deve essere imparziale e cio\u00e8 non lasciarsi influenzare dai propri personali sentimenti e dalle proprie private convinzioni. Si pu\u00f2 vedere nel nazismo un regime con tratti criminali, e tuttavia non demonizzarlo interamente. Se ci\u00f2, invece, accade, \u00e8 per via di un fatto intervenuto successivamente: l&#8217;instaurarsi graduale, e alla fine incontrastato, della nuova Religione dei Sei Milioni. Altri popoli hanno sofferto persecuzioni e genocidi, anche nel XX secolo, ad esempio gli armeni o gli zingari, nessuno per\u00f2 \u00e8 riuscito a fare ci\u00f2 che hanno fatto gli esponenti dell&#8217;ebraismo internazionale. A causa di tale &quot;religione&quot;, l&#8217;unica che non tollera offese, mentre \u00e8 cosa normale offendere il cristianesimo e cosa possibile, anche se rischiosa sul piano dell&#8217;incolumit\u00e0 fisica (ma non su quello legislativo) offendere l&#8217;islam, un giudizio di condanna totale e inappellabile \u00e8 caduto sul nazismo <em>in toto<\/em>. Qualsiasi tentativo di riconoscere taluni aspetti postivi del regine nazista, ad esempio la straordinaria ripresa economica che segu\u00ec ai drammatici effetti della Grande Depresione, e che, fino a prova contrario, fu merito di Hitler e dei suoi economisti, appare come un delitto di lesa maest\u00e0 nei confronti della suddetta religione. E la cosa \u00e8 arrivata a un punto tale che la quasi totalit\u00e0 dell&#8217;ambiente scientifico e dell&#8217;opinione pubblica mondiale hanno fatto propria, senza del tutto rendersene conto, la maledizione perpetua lanciata dal sionismo contro il fatto storico del nazismo, da tutti equiparato al Male Assoluto. Il che, ovviamente, sottrae Hitler e il nazismo a una reale valutazione storica, come si fa per qualsiasi altro uomo politico e per qualsiasi altro regime. Ci\u00f2 \u00e8 reso possibile appunto perch\u00e9 Hitler e il nazismo sono ormai percepiti come qualcosa di unico nella storia, di demoniaco, come unico e demoniaco fu il genocidio degli ebrei. E il fatto, incontestabile, che Stalin, in Unione Sovietica, fece pi\u00f9 vittime innocenti di Hitler, anzi proporzionalmente ne fece molte di pi\u00f9 e tutte fra il suo stesso popolo, scivola via, se non proprio inosservato, certo senza lasciare una particolare traccia sul piano etico. Hitler insomma era e resta l&#8217;incarnazione del Male Assoluto; Stalin, macellaio pi\u00f9 di lui, \u00e8 un uomo politico ordinario, forse pi\u00f9 malvagio di altri, ma non un mostro; n\u00e9 il suo regime \u00e8 percepito come mostruoso dalla stragrande maggiorana degli intellettuali, per non parlare dell&#8217;opinione pubblica.<\/p>\n<p>A questo punto \u00e8 abbastanza chiaro perch\u00e9 Mussolini e il fascismo abbiano subito un giudizio cos\u00ec pesante e inappellabile da parte degli storici e della cultura dominante, al punto che, anche per lui, qualsiasi tentativo non diciamo di rivalutazione, ma anche solo di valutarne pi\u00f9 equamente la politica e i risultati (lasciando stare le intenzioni, perch\u00e9 non si fa la storia speculando sulle intenzioni soggettive, ma sui fatti concreti) appare un&#8217;impresa quasi disperata. Mussolini ebbe il torto &quot;inescusabile&quot; di allearsi con Hitler, e ci\u00f2 ne fa, automaticamente, un complice di quel mostro; e fa del fascismo un&#8217;ideologia e un regime paralleli e contigui al nazismo. Poco importa se Mussolini fu letteralmente costretto ad allearsi con Hitler, e ci\u00f2 precisamente per la politica cinica ed egoista di Francia ed Inghilterra; e poco importa se entr\u00f2 in guerra, nel 1940, pi\u00f9 che per ambizione irresponsabile, per frenare e moderare Hitler e salvare il salvabile, per l&#8217;Italia ma anche per l&#8217;Europa, finch\u00e9 le bocce erano ancora in movimento ed esistevano margini per esercitare un&#8217;influenza sul suo emulo. Questa \u00e8 la realt\u00e0 delle cose, ma su di essa si \u00e8 imposta, fin dal 1945, un&#8217;altra &quot;verit\u00e0&quot;, quella sostenuta &#8212; fra gli altri &#8211; da Primo Levi, che uno storico non \u00e8: che il fascismo era intrinsecamente malvagio; che la sua alleanza con il nazismo era scritta nelle cose; che esiste una continuit\u00e0 morale, o piuttosto immorale, tra lo squadrismo fascista del 1919 e i campi di sterminio nazisti. Si tratta di tesi assurde e totalmente indimostrabili, eppure sono state accettate, nella sostanza se non in tutti i dettagli, da una bella fetta della cultura e dell&#8217;opinione pubblica, proprio per la suggestione esercitata dalla Shoah. In altre parole, anche per Mussolini, come per Hitler, la serenit\u00e0 del giudizio storico \u00e8 stata completamente offuscata da un&#8217;esigenza di tipo morale, o per dir meglio, moralistica: trovare un capro espiatorio per la tragedia degli ebrei e accollargli la responsabilit\u00e0 di tutti i mali del mondo. Poco importa, quindi, che lo squadrismo del 1919 non sia nato dal nulla, ma dalle continue violenze e sopraffazioni delle leghe rosse e dei militanti socialisti; cos\u00ec come poco importa che il fascismo sia sorto sostanzialmente come una reazione al comunismo, il quale era andato al potere in Russia nel modo che sappiamo, cio\u00e8 attraverso lo sterminio di classe, e si riprometteva di far la stessa cosa negli altri Paesi, a cominciare da quelli socialmente pi\u00f9 instabili, come appunto erano l&#8217;Italia e la Germania all&#8217;indomani della Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Ecco, infine, perch\u00e9 \u00e8 nata e si \u00e8 imposta la categoria arbitraria, per non dire inesistente, del <em>nazifascismo<\/em>: perch\u00e9 bisognava criminalizzare una volta per tutte, insieme al nazismo, anche il fascismo, prendendo, per cos\u00ec dire, due piccioni con una sola fava: da un lato, trovare un capro espiatorio per la tragedia degli ebrei in Italia (tralasciando il piccolo dettaglio che il fascismo, prima del 25 luglio 1943, non mand\u00f2 in campo di concentramento un solo ebreo in quanto ebreo, e che durante la guerra, per volont\u00e0 o con l&#8217;autorizzazione di Mussolini, ospit\u00f2 e salv\u00f2 la vita a decine di migliaia di ebrei, sia in Italia, sia nei territori occupati dal Regio esercito), dall&#8217;atro &quot;saldare&quot; la colpa imperdonabile dell&#8217;antisemitismo con quella di aver creato in Italia un regime antipopolare e liberticida (a dispetto del fatto che il fascismo fece le pi\u00f9 importanti riforme sociali a favore dei lavoratori che mai un governo italiano avesse fatto dal 1861).<\/p>\n<p>Ed ecco perch\u00e9 non si arriver\u00e0 mai, finch\u00e9 perdurano le presenti condizioni, non diciamo a una riabilitazione di Mussolini e del fascismo, ma anche solo a render loro giustizia: se render giustizia a qualcuno \u00e8 riconoscere quali furono i suoi meriti e i suoi demeriti, e non caricarlo di tutte le colpe del mondo senza riconoscergli, per principio, d&#8217;aver fatto nulla di buono. Vi si oppone l&#8217;ebraismo internazionale: la cultura italiana, e non solo quella, \u00e8 sotto ricatto. Rendere giustizia a Mussolini vorrebbe dire, nella percezione comune, mancare di rispetto alle vittime della Shoah: anche se, con quelle vittime, Mussolini e il fascismo &#8212; il quale, fin dal 1919, era pieno di ebrei &#8211; non c&#8217;entrano nulla, assolutamente nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle ragioni, e forse la principale, per cui il fascismo ha goduto a lungo presso l&#8217;opinione pubblica, e in gran parte seguita a godere, di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,102,137,248],"class_list":["post-25808","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-benito-mussolini","tag-fascismo","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25808","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25808"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25808\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25808"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25808"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25808"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}