{"id":25807,"date":"2019-01-19T05:32:00","date_gmt":"2019-01-19T05:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/19\/il-mondo-e-un-libro-scritto-da-dio\/"},"modified":"2019-01-19T05:32:00","modified_gmt":"2019-01-19T05:32:00","slug":"il-mondo-e-un-libro-scritto-da-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/19\/il-mondo-e-un-libro-scritto-da-dio\/","title":{"rendered":"Il mondo \u00e8 un libro scritto da Dio"},"content":{"rendered":"<p>Siamo abituati, dai banchi del liceo, ad ammirare l&#8217;espressione galileiana, sebbene un po&#8217; enfatica e barocca,\u00a0<em>il gran libro della natura<\/em>. L&#8217;espressione si trova <em>nel Saggiatore<\/em>, e Galilei la formula nel contesto di questa affermazione:<\/p>\n<p><em>La filosofia naturale \u00e8 scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, io dico l&#8217;universo, ma non si pu\u00f2 intendere se prima non s&#8217;impara a intender la lingua e conoscer i caratteri nei quali \u00e8 scritto. Egli \u00e8 scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi \u00e8 impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi \u00e8 un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto<\/em>.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, Galilei non si limita a paragonare la natura a un libro scritto in caratteri matematici, ma opera una distinzione, che \u00e8 una separazione, fra il Libro della Parola di Dio, la\u00a0<em>Bibbia<\/em>, e il libro della natura, che \u00e8 anch&#8217;esso opera di Dio: ma se il primo \u00e8 scritto in maniera da adeguarsi alla mentalit\u00e0 dei tempi, e quindi deve essere adeguatamente interpretato, il libro della natura parla un linguaggio che \u00e8 di per s\u00e9 evidente e universale, evidente beninteso per gli scienziati, i quali ne conoscono i caratteri. La conclusione, sconcertante sotto il profilo teologico, \u00e8 che mentre lo scienziato, se applica correttamente le sue conoscenze e i giusti procedimenti d&#8217;indagine, non pu\u00f2 sbagliare nel decifrare il libro della natura, il credente, quando legge la\u00a0<em>Bibbia<\/em>, e specialmente quando legge episodi e situazioni afferenti l&#8217;ambito della natura, effettivamente pu\u00f2 cadere in errore, perch\u00e9 pu\u00f2 non saperne interpretare adeguatamente il vero significato. Ne deriva che mentre il sapere scientifico \u00e8 certo, il sapere teologico, e quindi la dottrina cattolica, che ne \u00e8 il nucleo, diventa un sapere incerto e storicizzato, cio\u00e8 soggetto a continua revisione.<\/p>\n<p>Tre secoli prima di Galilei, Guglielmo di Occam aveva separato la scienza dalla fede, praticamente azzerando l&#8217;opera gigantesca di tutta la filosofia medievale, culminata nella\u00a0<em>Summa theologica\u00a0<\/em>di san Tommaso d&#8217;Aquino.\u00a0Secondo Guglielmo di Occam, Dio, l&#8217;anima e i grandi misteri della religione possono essere conosciuti solo mediante la fede, mentre il mondo della natura viene conosciuto per mezzo dell&#8217;indagine scientifica e razionale, che utilizza l&#8217;esperienza. A partire da quel momento, nella cultura europea si affaccia l&#8217;idea che fede e ragione sono due cose diverse, che devono seguire percorsi diversi e hanno contenuti diversi; fino ad allora, invece, la ragione umana aveva concepito se stessa come strumento di conoscenza non separatamente, ma unitamente alla fede, cio\u00e8 come un modo per giungere l\u00e0 dove giunge <em>anche<\/em> la Rivelazione cristiana: al riconoscimento della Verit\u00e0 suprema, che \u00e8 Dio. Per l&#8217;uomo medievale, dunque, non vi sono due libri distinti, quello della natura e la <em>Bibbia<\/em>, ossia la Scrittura per eccellenza, ma un unico libro, quello della Rivelazione, che parla di Dio sia per mezzo della natura, sia per mezzo della Parola. Dio, infatti, \u00e8 Egli stesso il Verbo, cio\u00e8 la Parola, il Pensiero; non c&#8217;\u00e8 una rivelazione a parte per gli scienziati, e soprattutto non c&#8217;\u00e8 una scienza per gli scienziati, che sia distinta e separata da quella delle cose divine. L&#8217;uomo \u00e8 uno, la Rivelazione \u00e8 una, e perci\u00f2 anche i mezzi che Dio porge agli uomini per giungere a Lui sono riconducibili a uno solo, l&#8217;Amore. Mediante l&#8217;Amore, che trova la sua espressione pi\u00f9 alta nella Redenzione da parte di Ges\u00f9 Cristo, pagata al prezzo del suo sangue, ma che incomincia sin dalla Creazione, perch\u00e9 la Creazione \u00e8, in se stessa, un atto d&#8217;amore, Dio chiama gli uomini a S\u00e9, avendoli dotati degli strumenti razionali per riconoscerlo, servirlo e adorarlo. Dio, quindi, parla anche per mezzo della natura, ma non si tratta di un altro linguaggio, e tanto meno di un altro discorso, rispetto a quello contenuto nella Parola, cio\u00e8 nella <em>Bibbia<\/em>: \u00e8 sempre lo stesso Dio, \u00e8 sempre la stessa fede nel medesimo Dio; e l&#8217;assenso alla fede \u00e8 un atto di libera corresponsione dell&#8217;uomo verso Dio, che a sua volta \u00e8 reso possibile dalla fede, dono di Dio e non conquista dell&#8217;uomo. <em>Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi<\/em>, dice Ges\u00f9 ai suoi Apostoli. Similmente, non \u00e8 l&#8217;uomo che giunge alla conoscenza e al riconoscimento di Dio, con le sue sole forze; e tuttavia, la ragione naturale, che \u00e8 un dono di Dio, il pi\u00f9 grande che Egli abbia fatto all&#8217;uomo, \u00e8 un potente ausilio per avvicinarsi alla Verit\u00e0, beninteso alla condizione che essa venga rettamente usata, e non rivolta contro la luce che il Creatore ha acceso nell&#8217;anima umana mediante la Rivelazione.<\/p>\n<p>Scriveva Ugo di San Vittore (circa 1096-1141), venerato come beato dalla Chiesa cattolica, uno dei pi\u00f9 importanti pensatori del XII secolo a livello europeo, nonch\u00e9 prestigioso esponente della Scolastica, nel trattato <em>De tribus diebus<\/em> (<em>I tre giorni dell&#8217;invisibile luce<\/em>), un&#8217;opera teologica scritta verso il 1123 (cap. IV; traduzione dal latino a cura di Sofia Vanni Rovighi, in <em>Grande Antologia Filosofica Marzorati<\/em>, Milano, 1973, vol. IV):<\/p>\n<p><em>Questo mondo sensibile, infatti, \u00e8 quasi un libro scritto dal dito di Dio, cio\u00e8 creato dalla virt\u00f9 divina, e le singole creature sono come figure, non inventate dall&#8217;arbitrio dell&#8217;uomo, ma istituite dalla volont\u00e0 divina per manifestare la sapienza invisibile di Dio. Ma come un analfabeta, quando vede un libro aperto, scorge i segni, ma non capisce il senso, cos\u00ec lo stolto e l&#8217;&quot;uomo animale&quot;, che non capisce le cose divine (1 Cor. 15, 46). in queste creature visibili vede l&#8217;aspetto esteriore, ma non ne capisce interiore significato. Colui che \u00e8 spirituale, invece, ed \u00e8 capace di valutare tutte le cose, mentre considera di fuori la bellezza dell&#8217;opera, vi legge dentro quanto mirabile sia la sapienza del Creatore. Pure, non vi \u00e8 nessuno a cui le opere di Dio in appaiano mirabili, anche se l&#8217;insipiente mira in esse soltanto l&#8217;aspetto esteriore, mentre il sapiente da ci che vede fuori scorge il pensiero della divina sapienza, cos\u00ec come se di una ed identica scrittura uno lodasse il valore o la forma dei segni, l&#8217;altro il senso ed il significato<\/em>.<\/p>\n<p>La posizione di Guglielmo di Occam, \u00e8 quasi inutile dirlo, viene presentata, nella cultura moderna, in termini incondizionatamente positivi, come il primo passo verso la concezione moderna della scienza, quasi come un preannuncio della &quot;rivoluzione scientifica&quot; operata da Bacone, Galilei, Cartesio, Leibniz, Newton. Per essa, infatti, \u00e8 evidente che la visione dell&#8217;uomo si \u00e8 arricchita con il distacco della scienza dalla fede, in quanto la scienza, svincolata dal &quot;fardello&quot; della teologia, ha guadagnato in autonomia e ha potuto slanciarsi vittoriosamente alla conquista dell&#8217;ignoto. Peccato che questa convinzione sia prettamente auto-referenziale, vale a dire che poggia solo ed esclusivamente sull&#8217;apprezzamento che la cultura moderna fa di se stessa, stabilendo da s\u00e9, senza contraddittorio alcuno, ci\u00f2 che \u00e8 desiderabile e vantaggioso, e rifiutando ogni impostazione diversa dalla propria. Pertanto, proviamo a verificare se le premesse siano giuste e condivisibili; e solo dopo averlo fatto, potremo dire se la scienza moderna, a partire da Guglielmo di Occam, abbia davvero rappresentato un progresso nella storia del pensiero, oppure se non abbia rappresentato, invece, un regresso, nel qual caso, dopotutto, aveva ragione Ugo di San Vittore.<\/p>\n<p>Dunque, vediamo. L&#8217;idea moderna di scienza si basa sul fatto che non vi sia alcuna verit\u00e0 precostituita, e che la ricerca della verit\u00e0 sia compito esclusivo della ragione umana, del tutto svincolata dalla teologia e della fede. Ma \u00e8 vero? \u00c8 vero che la scienza, liberata dai dogmi religiosi, marcia pi\u00f9 in fretta, e meglio, e svela l&#8217;ignoto in maniera pi\u00f9 efficace? Prima di procedere, dobbiamo precisa meglio il concetto di &quot;dogma religioso&quot;. Il dogma non \u00e8, come lo vede, appunto, la mentalit\u00e0 moderna, un laccio, o una trappola, o una camicia di forza, entro cui costringere la ragione; niente affatto: il dogma \u00e8 un principio fondamentale di una religione, sul quale si regge tutto il resto e dal quale, pertanto, non \u00e8 possibile prescindere. \u00c8 l&#8217;equivalente del postulato nella geometria: senza postulati, la geometria diventa impossibile, vale a dire diventa una scienza contraddittoria; ma una scienza intrinsecamente contraddittoria non \u00e8 pi\u00f9 una scienza, bens\u00ec una pseudo scienza, un sapere il quale pretende di affermare delle cose razionalmente contraddittorie, perch\u00e9 inconciliabili. Il dogma, pertanto, non \u00e8 l&#8217;arcigno cane da guardia di un sapere chiuso e geloso, arroccato a difesa di se stesso: \u00e8, da un lato, la base su cui si regge l&#8217;edificio, come lo sono le fondamenta di una casa, o come l&#8217;architrave su cui si regge il soffitto; dall&#8217;altro, \u00e8 la garanzia del principio di non contraddizione, cio\u00e8 la garanzia che il sapere insegnato e tramandato non \u00e8 intrinsecamente contraddittorio, e tanto meno illogico.<\/p>\n<p>A questo punto, dobbiamo farci coraggio e prendere di petto una questione ulteriore, quanto mai spinosa sotto il profilo del politicamente corretto. Abbiamo detto che il dogma \u00e8 un principio fondamentale <em>di una religione<\/em>; ma ora dobbiamo precisare che non tutte le religioni si equivalgono. Tanto per cominciare, non possono essere tutte vere, sempre per rispetto del principio di non contraddizione: se A \u00e8 una affermazione vera, e B \u00e8 affermazione diversa e contraria ad A, non \u00e8 possibile che sia A che B siano egualmente vere: una delle due deve necessariamente essere falsa. Pertanto, parlando in maniera rigorosa, non si dovrebbe neanche dire: <em>le religioni<\/em>, al plurale, perch\u00e9 se una religione \u00e8 vera, le altre, affermanti delle cose diverse e inconciliabili con essa, non sono vere, ma false. Di fatto, parlare di religioni al plurale \u00e8 un controsenso: o le religioni sono tutte false, oppure una \u00e8 vera e le altre sono false. Ora, la ragione naturale, che tutti possediamo, ci guida al riconoscimento che esiste Dio e che Dio ha creato tutte le cose; inoltre, che non ha voluto regnare sull&#8217;universo in solitudine, ma creare un essere intelligente, capace di riconoscerlo, di adorarlo e servirlo. Fin qui, la ragione naturale. Essa deve perci\u00f2 valutare le religioni, che pretendono di essere Rivelazione divina, partendo dal presupposto che una di esse \u00e8 vera, ma non lo sono anche le altre, perch\u00e9 se esistessero due religioni egualmente vere, dovrebbero dire esattamente le stesse cose, il che non si vi verifica. Esistono, semmai, delle religioni sincretiste o delle religioni talmente liberali, da accogliere anche la dottrina di altre religioni: ma proprio per questo, cio\u00e8 per il fatto di includere anche altre dottrine, non sono uguali a queste, perch\u00e9 propongono le loro verit\u00e0, insieme alle proprie, mediante una somma che ne fa qualcosa di profondamente diverso. Per esempio, \u00e8 inutile dire che, fra i 330 milioni di d\u00e8i dell&#8217;induismo, c&#8217;\u00e8 posto anche per il Dio cristiano: quell&#8217;<em>anche<\/em>, infatti, attesta che l&#8217;induismo non \u00e8 un doppione del cristianesimo, semmai pu\u00f2 essere un doppione di qualsiasi altra religione, accogliendole tutte, <em>ad infinitum<\/em>. E del resto, se fosse un doppione, che senso avrebbe? Non c&#8217;\u00e8 alcuna necessit\u00e0 di due religioni uguali, perch\u00e9 non ha senso parlare di due verit\u00e0 identiche. La verit\u00e0 \u00e8 una; dire che ce ne sono parecchie, ma identiche, \u00e8 semplicemente una proposizione priva di significato. Ebbene: il cristiano \u00e8 colui che, mediante il lume della ragione naturale, dopo aver riconosciuto l&#8217;esistenza di Dio, sempre con l&#8217;aiuto della religione naturale, cerca di avvicinarsi all&#8217;unico e vero Dio, in mezzo a una foresta di false divinit\u00e0: e lo trova nel Dio annunciato da Ges\u00f9 Cristo, nonch\u00e9 in Ges\u00f9 Cristo medesimo. <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita; nessuno pu\u00f2 giungere al Padre se non per mezzo di me<\/em>.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva che la verit\u00e0 esiste, perch\u00e9 \u00e8 Dio ed \u00e8 garantita da Dio; non una verit\u00e0 qualsiasi, ma proprio la verit\u00e0 garantita dal solo Dio che \u00e8 vero. Questa verit\u00e0 \u00e8 la verit\u00e0 del cristianesimo. Ma Dio \u00e8 anche il creatore del mondo, ed \u00e8 un creatore amorevole: non ha creato il mondo per noia, ma per amore: un amore cos\u00ec grande, da offrire suo Figlio in sacrificio, per mano degli uomini, affinch\u00e9 gli uomini potessero giungere veramente fino a Lui. Questo \u00e8 un dogma e non \u00e8 una camicia di forza, ma un trampolino per avvicinarsi sempre pi\u00f9 alla verit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8 Dio, e la natura \u00e8 opera di Dio; dunque \u00e8 assurdo voler vedere nella natura qualcosa di distinto dalla verit\u00e0 divina. Se si guarda alla natura come a una realt\u00e0 immanente, che \u00e8 possibile capire solo con strumenti immanenti e con una ragione rivolta unicamente all&#8217;immanenza, non si giunge alla verit\u00e0, ma si cade nell&#8217;errore. La ragione stessa, dono di Dio, serve per innalzare l&#8217;uomo verso la verit\u00e0 ultima; non sia mai che essa diventi un laccio o una pietra d&#8217;inciampo sulla strada che conduce l&#8217;uomo alla verit\u00e0, cio\u00e8 a Dio. Eppure, proprio questo \u00e8 avvenuto nella cultura moderna: a partire da Guglielmo di Occam e, ancor pi\u00f9 da Galilei, la ragione naturale si \u00e8 distaccata da Dio e ha preteso di far da s\u00e9, riducendo le questioni scientifiche a questioni &quot;laiche&quot;, e cio\u00e8 cacciando Dio fuori dalla natura; per poi giungere sovente alla negazione di Dio, non avendone trovato prove convincenti nella natura. \u00c8 significativo che la fede, per secoli, abbia alimentato la scienza; quando questa, in nome della ragione, se ne \u00e8 distaccata, ha cominciato a non capire pi\u00f9 nulla e accecata dalle sue vantate &quot;conquiste&quot; \u00e8 impazzita sempre di pi\u00f9. Sicch\u00e9 ora l&#8217;uomo si trova in balia d&#8217;una scienza impazzita e quanto mai pericolosa, tale da mettere in pericolo la sua esistenza. \u00c8 la nemesi di una scienza che ha voluto fare senza Dio e perfino contro Dio; una scienza che ha preteso di svelare l&#8217;ignoto, ma ora minaccia di distruggerci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo abituati, dai banchi del liceo, ad ammirare l&#8217;espressione galileiana, sebbene un po&#8217; enfatica e barocca,\u00a0il gran libro della natura. 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