{"id":25805,"date":"2019-12-03T11:26:00","date_gmt":"2019-12-03T11:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/03\/il-mondo-virtuale-ci-siamo-gia-dentro\/"},"modified":"2019-12-03T11:26:00","modified_gmt":"2019-12-03T11:26:00","slug":"il-mondo-virtuale-ci-siamo-gia-dentro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/03\/il-mondo-virtuale-ci-siamo-gia-dentro\/","title":{"rendered":"Il mondo virtuale? Ci siamo gi\u00e0 dentro"},"content":{"rendered":"<p>I cambiamenti che la tecnica imprime al mondo in cui viviamo sono cos\u00ec rapidi che non facciamo in tempo a renderci conto di quale sia tutta la loro effettiva portata; mentre stiamo incominciando a metabolizzarne uno, ne sopraggiunge un secondo, poi un terzo, un quarto, ciascuno dei quali provoca una rottura col nostro modo di vivere e di pensare, e perfino di sentire, e ciascuno dei quali ci proietta, pertanto, in una terra incognita, ancora bianca sulle carte geografiche, nella quale non sappiamo cosa troveremo, e della quale, questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 inquietante, non ci accorgiamo di essere penetrati, perch\u00e9 coltiviamo ancora l&#8217;illusione di trovarci nel mondo di prima: nel mondo di cinque, dieci, venti anni fa, quando tutto pareva simile a come appare oggi mentre in realt\u00e0 tutto era diverso. Spesso l&#8217;uomo moderno viene paragonato a Ulisse: basti pensare a Dante, a Joyce o a Saba: come l&#8217;eroe greco, \u00e8 continuamente proteso oltre le Colonne d&#8217;Ercole, alla ricerca di un segreto da svelare, di un&#8217;ultima frontiera da oltrepassare. Il paragone \u00e8 giusto, a patto di mettere in evidenza due sostanziali differenze: primo, il figlio di Laerte voleva, s\u00ec, <em>divenir del mondo esperto, e delle vizi umani e del valore<\/em>, ma voleva, ancora pi\u00f9 fortemente, fare ritorno alla sua casa, da sua moglie e da suo figlio; secondo, egli era perfettamente consapevole dei rischi che affrontava durante la navigazione, e se in alcuni casi li volle affrontare intenzionalmente, pur potendone fare a meno, fu perch\u00e9 aveva una grandissima sete di conoscenza e quella sete era proporzionata ai mezzi di cui disponeva per difendersi anche dagli eventuali pericoli. Ad esempio, volle s\u00ec udire il canto dolcissimo e pericolosissimo delle Sirene, ma prese la precauzione di farsi legare all&#8217;albero della nave e di far s\u00ec che tutti i suoi compagni si tappassero le orecchie con della cera, in modo da non soggiacere alla sua stessa tentazione di dare ascolto a quelle voci e di fermare la nave, andando incontro alla morte. Invece l&#8217;uomo moderno si getta su mari sconosciuti senza alcun desiderio di far ritorno a casa, anzi si direbbe che voglia fuggire dalla sua patria, dalla sua famiglia, dalla sua educazione, dai suoi valori e da tutto il suo mondo spirituale; e inoltre, come abbiamo accennato, sovente non ha affatto la piena consapevolezza di trovarsi in un mare sconosciuto, per cui si spinge avanti in maniera sconsiderata, impreparato sia psicologicamente che materialmente, esponendosi a pericoli mortali dei quali non ha neppure una vaga idea.<\/p>\n<p>Uno dei mari sconosciti e pericolosi nei quali si \u00e8 avventurato senza neppure accorgersi di aver oltrepassato le Colonne d&#8217;Ercole, cio\u00e8 di non essere pi\u00f9 in acque a lui note, \u00e8 quello della comunicazione cinematografica, radiofonica, televisiva e, da ultimo, informatica. Una cosa, infatti, \u00e8 sapere come si accende un televisore, e, al limite (ma quanti lo saprebbero fare?) come funziona e come lo si aggiusta se si brucia una valvola; un&#8217;altra cosa, e ben diversa, \u00e8 capire come la comunicazione televisiva sia una cosa del tutto nuova e differente rispetto alla comunicazione verbale, non solo dal punto di vista tecnico e quantitativo, ma anche e soprattutto dal punto di vista psicologico e qualitativo. Intendiamo dire che una cosa vista di persona e poi narrata ad altri, e una cosa vista alla televisione, anche se si riferiscono allo stesso evento, hanno, per\u00f2, un impatto e una risonanza completamente diversi su di noi, sulla nostra coscienza e sulla nostra intelligenza, e generano effetti anch&#8217;essi completamente diversi. E non ci riferiamo solo alle differenze generate da certi stratagemmi di cui la televisione dispone per alterare la realt\u00e0 rappresentata, ma anche a qualcosa di pi\u00f9 ampio, di pi\u00f9 sottile, di pi\u00f9 pervasivo, e contro cui \u00e8 difficilissimo premunirsi in maniera adeguata. Ci sia permesso chiarire questo concetto mediante un semplicissimo esempio concreto. Se un cittadino romano \u00e8 solito recarsi, la domenica, in Piazza San Pietro, per assistere all&#8217;<em>Angelus<\/em> e ricevere la benedizione papale, vedr\u00e0 bene, coi suoi occhi, quanta gente c&#8217;\u00e8 in quella piazza, e noter\u00e0 senza dubbio che ai nostri d\u00ec ce n&#8217;\u00e8 molta, ma molta meno di quanta ce ne fosse, nella medesima occasione, dieci, venti o trent&#8217;anni or sono: e questo perch\u00e9 potr\u00e0 fare un confronto fra ci\u00f2 vede oggi e ci\u00f2 che vedeva allora. Un telespettatore che assiste da casa a quell&#8217;evento, e che magari abita lontanissimo da Roma, dove forse non si recher\u00e0 mai in tutta la sua vita, si affida alle immagini che gli vengono mostrate: e chi fa le riprese ha cura di non far notare affatto una tale differenza, inquadrando quei lati della piazza nei quali la folla sembra numerosa come lo era un tempo; la voce che accompagna il servizio, poi si guarda bene dal dichiarare apertamente ci\u00f2 che qualsiasi testimone oculare, dotato di memoria (e naturalmente di onest\u00e0 intellettuale) non pu\u00f2 non vedere, e trarne le sue personali conclusioni. Questo \u00e8 un esempio molto semplice di come la televisione ci abitui a considerare &quot;vere&quot; le cose che ci mostra e che ci dice, anche se per chi fa i servizi \u00e8 cosa relativamente semplice farci credere qualcosa che \u00e8 molto, ma molto lontano dal vero. E quel che abbiamo detto per l&#8217;<em>Angelus<\/em> in Piazza San Pietro vale per gli sbarchi dei migranti, con le eventuali vittime deposte dal mare in riva alla spiaggia; per le manifestazioni, pi\u00f9 o meno pacifiche, dei <em>gilet<\/em> gialli francesi, e il contegno assunto verso di essi dalla polizia di quel Paese; nonch\u00e9 per fatti altamente drammatici e spettacolari, come il crollo delle <em>Twin Towers<\/em> di New York, le cui immagini ci sono stare mostrare decine, centinaia di volte, sempre con gli stessi commenti banali e puramente emozionali, senza che mai la voce di un giornalista onesto ci facesse notare che due grattacieli di quella mole non <em>possono<\/em> crollare su se stessi, verticalmente, in seguito a un urto esterno, ma solo se vi \u00e8 una demolizione controllata.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 anche un altro senso, dicevamo, pi\u00f9 sottile ed elusivo, ma anche pi\u00f9 forte e pervasivo, in cui <em>i mass-media<\/em>, e la televisione <em>in primis,<\/em> operano in noi una vera e propria distorsione mentale, nell&#8217;atto medesimo in cui sembra che ci stiano offrendo solo la realt\u00e0 pura e semplice, e nient&#8217;altro che la realt\u00e0. Si tratta di questo: una cosa vista e sentita alla televisione si colora automaticamente di una tonalit\u00e0 particolare, assume un&#8217;aura impalpabile, ma reale, per cui passa dalla dimensione della vita vera a quella della <em>fabula<\/em>, del mito, senza che ce ne rendiamo minimamente conto. Un evento visto e udito coi nostri occhi e coi nostri orecchi \u00e8 pur sempre un evento fra altri eventi; ma un evento visto e udito mediante la televisione \u00e8 un&#8217;altra cosa: appartiene a una dimensione parallela, dove le cos, invece di essere un po&#8217; meno vere, dal momento che, dopotutto, sono cose riportate e trasmesse, diventano, chiss\u00e0 come, <em>pi\u00f9<\/em> vere. <em>Lo hanno detto alla televisione<\/em>; oppure: <em>l&#8217;ho visto coi miei occhi<\/em> (alla televisione!): sono frasi significative, che attestano quanto la televisione sia, di per s\u00e9, una fonte autorevole di verit\u00e0. Quel che essa mostra potr\u00e0 anche essere stato ritoccato e magari falsificato: di ci\u00f2 siamo forse consapevoli, ma solo con la nostra parte razionale. Con la parte emotiva, noi siamo immersi nel clima di quel <em>medium<\/em>: aderiamo a ci\u00f2 che esso ci narra con tutto il nostro essere, lo accettiamo e nello stesso tempo lo trasferiamo in una regione della nostra consapevolezza che \u00e8 al di sopra della sfera dell&#8217;esperienza comune. E ora, anche qui, facciamo un esempio: che non \u00e8 nostro, ma lo ha fato nel 2011 il bravissimo giornalista Alessandro Gnocchi, presentando, insieme al professore Matteo D&#8217;Amico, il libro di Roberto de Mattei sul Concilio Vaticano II. Gnocchi osservava che quel che noi sappiamo o crediamo do sapere del Concilio, e quindi ci\u00f2 che ne pensiamo, viene in grandissima parte dalla televisione (e dai giornali): la narrazione di quell&#8217;evento \u00e8 stata fatta da loro. Quando si parla o quando si pensa al Concilio Vaticano I, o al Concilio di Trento, o al Concilio di Nicea, ci si richiama ai documenti prodotti da quei concili; ma quando si parla del Vaticano II, la prima cosa che viene in mente sono le immagini mostrateci dalla televisione, e i commenti dei giornalisti televisivi di allora. L&#8217;evento, mentre si stava svolgendo, era gi\u00e0 entrato nell&#8217;atmosfera del mito; la narrazione che di esso facevano i <em>mass-media<\/em> era gi\u00e0 mitologica, vale a dire che lo sottraeva ai normali criteri di interpretazione razionali e lo spostava su una dimensione diversa, quella della mitologia. La voce di Giovanni XXIII, che lo apriva, e quella di Paolo Vi, che lo chiudeva, hanno perci\u00f2 su di noi una risonanza diversa dalla voce dei pontefici e dei padri conciliari di tutti gli altri concili: voci che infatti non abbiamo mai udito, ma che possiamo solo immaginare, affidandoci alla lettura dei documenti. Questo, fra l&#8217;altro, fa s\u00ec &#8212; aggiungiamo noi &#8212; che nella nostra valutazione di cosa \u00e8 stato il Concilio Vaticano II un peso decisivo \u00e8 svolto dalle <em>immagini<\/em> del Concilio e, naturalmente, dai commenti favorevoli alla fazione progressista che tutti i <em>mass-media<\/em> hanno continuamente lasciato trasparire, o espresso in maniera esplicita; mentre ai &quot;conservatori&quot; non \u00e8 rimasto che fare da teste di turco per tutte le critiche, i sospetti e l&#8217;antipatia che inevitabilmente ricadono su quanti vengono presentati, sia pure solo in maniera indiretta, come oppositori del progresso, della fratellanza universale, dell&#8217;apertura e del dialogo con tutti. In conclusione: tutto ci\u00f2 che noi sappiamo, o crediamo di sapere, sul Concilio, e dunque anche il giudizio che vogliamo dare di essi, sono condizionati da un fattore che precede ogni nostra operazione intellettuale: un fattore emozionale legato a quelle immagini, al modo in cui ci sono state date e al mezzo che ce le forniva<em>. Il medium \u00e8 il messaggio!<\/em>, ammoniva acutamente Marshall McLuhan (questo lo sanno tutti; ma quanti sanno che McLuhan da protestante si convert\u00ec al cattolicesimo, adott\u00f2 la pi\u00f9 rigorosa filosofia tomista e non smise mai di mettere in guardia contro le falsificazioni e le ambiguit\u00e0 del mezzo televisivo?). Dunque, noi in realt\u00e0 non pensiamo al <em>fatto<\/em> del Concilio allorch\u00e9 parliamo del Concilio, ma alla <em>narrazione<\/em> che di esso ci ha fatto la televisione e, in misura minore, a quella che ci hanno fatto i giornali: una narrazione di tipo mitologico, contro la quale le armi della critica razionale tendono a spuntarsi. Per tutti gli altri concili fa fede quel che c&#8217;\u00e8 scritto nei relativi documenti; ma per il Vaticano II ci\u00f2 che pesa sono le immagini di Giovanni XXIII al discorso di apertura, o quelle dei padri riuniti nella basilica, o mentre vi si recano attraverso la Piazza San Pietro, circondati dalla folla dei curiosi: immagini che ci mostrano i riformatori come l&#8217;anima positiva di quell&#8217;evento e i conservatori, o tradizionalisti, come l&#8217;anima negativa. E tale \u00e8 la narrazione che da allora si \u00e8 sviluppata nella cultura <em>mainstream<\/em>, sia fuori che dentro la Chiesa stessa; n\u00e9 qualcuno ha pensato di rivederla e correggerla, nonostante l&#8217;evidenza dei fatti abbia mostrato <em>ad abubndantiam<\/em> quale disastro sia stato, per la Chiesa stessa, il Concilio. Esso venne e viene ancora presentato, a mezzo secolo di distanza, come una meravigliosa operazione di rinnovamento, dalla quale sarebbe scaturita una nuova stagione, ricca non solo di speranze, ma di frutti concreti, ossia di conversioni e di fede rinnovata: invece \u00e8 accaduto esattamente il contrario. C&#8217;\u00e8 stato subito dopo un crollo verticale delle vocazioni e della fede, i seminari si sono svuotati si pu\u00f2 dire da un giorno all&#8217;atro: ma i narratori del discorso si sono scordati di dircelo, sicch\u00e9 quella prima immagine largamente positiva, e quasi del tutto emozionale suscitata in noi dai <em>mass-media<\/em>, \u00e8 rimasta immutata nella nostra coscienza, e difficilmente verr\u00e0 modificata. \u00c8 vero che lo stesso Paolo VI, a pochissimi anni di distanza dalla chiusura del Concilio riconobbe il fallimento: <em>Ci aspettavamo la primavera, invece \u00e8 venuto l&#8217;inverno.<\/em> Eppure, in tutti noi \u00e8 rimasta quella prima impressione positiva, frutto della narrazione mediatica; e probabilmente, in qualche piega della nostra coscienza, essa vi rimarr\u00e0 sempre. Non per nulla proprio McLuhan disse che nel mezzo televisivo si cela la tremenda realt\u00e0 d&#8217;un potere diabolico.<\/p>\n<p>E adesso torniamo al nostro assunto iniziale. Noi crediamo di muoverci ancora nello spazio del <em>mondo di ieri<\/em>, come direbbe Stefan Zweig, cio\u00e8, nel nostro caso, del mondo di una generazione fa, o anche solo di un decennio fa; invece ci stiamo gi\u00e0 muovendo in un mondo diverso, il mondo del futuro che non abbiamo ancora compreso, ma che \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0. La conseguenza di questa distonia fra il vissuto e il percepito \u00e8 che ci troviamo, di fatto, inermi e indifesi, in balia di forze che sono dirette da quelli che hanno perfettamente visto e compreso, per il semplice fatto che sono gli stessi che manovrano le valvole del progresso e dosano i tempi e i modi di questa o quella innovazione tecnica e di mercato. E se questo scenario sembrasse eccessivamente complottista, si rifletta che, se esiste una cabina di regia della grande finanza mondiale, o qualcosa di simile, essa possiede sia i mezzi, sia le capacit\u00e0 di stabilire quali cose entrino a far parte del progresso e quali no (si pensi solo al semplicissimo esempio dell&#8217;automobile a benzina e dell&#8217;automobile elettrica); e che, quando decidono di mettere sul mercato un prodotto dai colossali effetti morali, come fu la pillola all&#8217;inizio degli anni &#8217;60 del Novecento, realizzata dopo tre decenni di costosissime ricerche in laboratori privati, lo fanno per uno scopo ben preciso e non semplicemente seguendo le leggi della libera concorrenza, delle quali del resto possono infischiarsi, dato che di fatto essi agiscono in regime di monopolio. Ora, lo stesso regime di monopolio lo esercitano sui <em>mass-media<\/em>: il che ci riconduce al discorso di prima: che tutto ci\u00f2 che noi crediamo di sapere sia del passato, sia del presente e anche della pi\u00f9 stretta attualit\u00e0, \u00e8 stato in effetti selezionato e manipolato in modo tale da far s\u00ec che noi sappiamo e pensiamo ci\u00f2 che essi vogliono, e non certo col nostro libero giudizio. In altre parole, siamo <em>gi\u00e0<\/em> nel mondo virtuale, quello di <em>1984<\/em> e di <em>Matrix<\/em>, che credevamo di l\u00e0 da venire. \u00c8 questo il nodo da affrontare, se si vuol essere cittadini consapevoli e non dei miseri burattini telecomandati&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I cambiamenti che la tecnica imprime al mondo in cui viviamo sono cos\u00ec rapidi che non facciamo in tempo a renderci conto di quale sia tutta<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-25805","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25805","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25805"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25805\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25805"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25805"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25805"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}