{"id":25799,"date":"2022-11-15T06:47:00","date_gmt":"2022-11-15T06:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/15\/il-modernista-attacca-tommaso-perche-non-lo-capisce\/"},"modified":"2022-11-15T06:47:00","modified_gmt":"2022-11-15T06:47:00","slug":"il-modernista-attacca-tommaso-perche-non-lo-capisce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/15\/il-modernista-attacca-tommaso-perche-non-lo-capisce\/","title":{"rendered":"Il modernista attacca Tommaso perch\u00e9 non lo capisce"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che la bestia nera di tutti i modernisti delle varie correnti e tendenze, e uno dei non molti argomenti che li metteva tutti d&#8217;accordo, \u00e8 san Tommaso d&#8217;Aquino, capace di catalizzare con di s\u00e9 e contro la propria opera tutto il fastidio, l&#8217;insofferenza, la viscerale antipatia dei nuovi teologi, tanto pi\u00f9 esacerbati dal fatto che Leone XIII con l&#8217;enciclica <em>Aeterni Patris<\/em> del 4 agosto 1879, aveva proposto il tomismo come massimo modello di filosofia autenticamente cristiana e ne aveva disposto l&#8217;insegnamento nelle facolt\u00e0 teologiche come il perfezionamento e il coronamento della formazione sacerdotale.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare qualche passo di quel documento, che con tanto calore ed entusiasmo si fa banditore della perenne utilit\u00e0 e validit\u00e0 dello studio del Dottore Angelico:<\/p>\n<p><em>Con ottima decisione dunque non pochi cultori delle scienze filosofiche, avendo recentemente applicato l&#8217;animo a restaurare con profitto la filosofia, attesero ed attendono a far rivivere e ritornare nel primitivo splendore la dottrina di San Tommaso d&#8217;Aquino. Abbiamo saputo con grande letizia dell&#8217;animo Nostro, come molti dell&#8217;Ordine Vostro si siano con pari desiderio messi alacremente nella stessa via. E mentre altamente di ci\u00f2 li lodiamo, li confortiamo altres\u00ec a rimanere fermi nella decisione intrapresa; vogliamo poi che tutti gli altri sappiano non esservi per Noi cosa pi\u00f9 cara e pi\u00f9 desiderabile di questa: che tutti offriate largamente e copiosamente alla giovent\u00f9 l&#8217;acqua di quei rivi purissimi di sapienza, che con perenne abbondantissima vena scorrono dall&#8217;Angelico Dottore.<\/em><\/p>\n<p><em>Molte poi sono le ragioni che Ci muovono a volere questo. Innanzi tutto in questi nostri tempi, essendo in uso combattere la fede cristiana con le arti e con le astuzie di una scienza fallace, \u00e8 necessario che tutti i giovani, e particolarmente quelli che crescono sperando nella Chiesa, siano nutriti di una dottrina sostanziosa e robusta, affinch\u00e9 vigorosi e ben preparati si abituino tempestivamente a trattare valorosamente e sapientemente la causa della religione e siano &quot;sempre pronti, secondo gli ammonimenti apostolici, a soddisfare chiunque domanda ragione di quella speranza che \u00e8 in noi&quot; (1Pt\u00a03,15), e &quot;ad esortare nella sana dottrina ed a convincere coloro che la contraddicono&quot; (Tt\u00a01,9). Inoltre, molti di quelli che, inimicatisi con la fede, hanno in odio gl&#8217;insegnamenti cattolici, dichiarano di avere a maestro e duce la sola ragione. A sanare costoro ed a riportarli in grazia con la fede cattolica, riteniamo che, dopo il soprannaturale aiuto di Dio, non vi sia mezzo pi\u00f9 opportuno della solida dottrina dei Padri e degli Scolastici, i quali dimostrano i saldissimi fondamenti della fede, la sua divina origine, l&#8217;inconcussa verit\u00e0, gli argomenti che la sorreggono, i benefici arrecati al genere umano e la sua perfetta armonia con la ragione, apportando tanta evidenza e tanta forza, quanta \u00e8 sovrabbondantemente sufficiente a piegare gli animi anche pi\u00f9 ritrosi ed ostinati. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Noi dunque, mentre dichiariamo che si deve accogliere con aperto e grato animo tutto ci\u00f2 che sapientemente \u00e8 stato detto e che \u00e8 stato inventato ed escogitato utilmente da chicchessia, esortiamo Voi tutti, Venerabili Fratelli, a rimettere in uso la sacra dottrina di San Tommaso e a propagarla il pi\u00f9 largamente possibile, a tutela e ad onore della fede cattolica, per il bene della societ\u00e0, e ad incremento di tutte le scienze. Diciamo la dottrina di San Tommaso. Infatti, se qualche cosa fu cercata dagli Scolastici con eccessiva semplicit\u00e0 o insegnata con poca ponderazione; se ve n&#8217;\u00e8 qualche altra che non si accordi pienamente con gl&#8217;insegnamenti certi dei tempi pi\u00f9 recenti, o infine se ve n&#8217;\u00e8 qualcuna che in qualunque modo non merita di essere accettata, non intendiamo che sia proposta all&#8217;et\u00e0 presente, perch\u00e9 la segua.<\/em><\/p>\n<p><em>Per il resto, i maestri scelti da Voi con saggio discernimento cerchino di far penetrare negli animi dei discepoli la dottrina di San Tommaso d&#8217;Aquino, e mettano in luce lo spessore e l&#8217;eccellenza di essa a preferenza di tutte le altre&#8230;<\/em><\/p>\n<p>La cosa che dava pi\u00f9 fastidio ai modernisti, nel pensiero di san Tommaso d&#8217;Aquino, era, oltre a una certa qual patina di &quot;vecchio&quot; (come se i classici potessero invecchiare!), di apodittico e di autoritario, mentre si trattava semplicemente dell&#8217;autorevolezza, di per s\u00e9 evidente, di un grandissimo filosofo, quali pochi altri mai ve ne furono, la sua predilezione per Aristotele piuttosto che per Platone. Perch\u00e9 Platone, s\u00ec, specie attraverso la mediazione dei neoplatonici, Plotino, Porfirio, Ammonio, ecc., era (o piuttosto pareva) suscettibile d&#8217;integrazione con la spiritualit\u00e0 cristiana: e a ci\u00f2 essi miravano, avendo del fatto religioso un concetto essenzialmente sentimentale, come rivelazione intima e diretta, come illuminazione personale e soggettiva, che si attua pi\u00f9 sul piano dell&#8217;emozione che su quello della ragione. Non cos\u00ec san Tommaso, per il quale il motto <em>credo quia absurdum<\/em> avrebbe avuto poco sen so, e che puntava <em>semmai al credo un intelligam<\/em>, integrato dall&#8217;<em>intelligo ut credam<\/em>, secondo la lezione di sant&#8217;Agostino. Ma erano giudizi e impressioni estremamente superficiali, che non rendevano affatto giustizia a tutta la complessit\u00e0 della posizione tomista, la cui grande scoperta \u00e8 la filosofia dell&#8217;essere come atto (<em>actus essendi<\/em>) e che non sacrifica n\u00e9 la ragione naturale, n\u00e9 tanto meno la fede, ma le conduce al massimo livello di autonomia e di cooperazione possibile.<\/p>\n<p>Era comune la lamentela, dopo la pubblicazione della <em>Pascendi<\/em> di Pio X, fra i modernisti, di essere cristiani e non tomisti, come se le due cose fossero incompatibili; di non aver ma prestato giuramento di fedelt\u00e0 al pensiero di san Tommaso; di pi\u00f9 &#8211; e qui il Tyrrel e soprattutto il Laberthonni\u00e8re toccarono le punte estreme e pi\u00f9 ingenerose dell&#8217;acrimonia &#8212; di non riuscire a vedere cosa c&#8217;entri il cristianesimo, tutto pervaso di amore e movimento provvidenziale, con le categorie del pensiero greco, fredde, astratte, immobili e impassibili. Il Laberthonni\u00e8re ebbe il cattivo gusto, rievocando le parole con le quali san Tommaso aveva descritto all&#8217;amico Reginaldo da Piperno la visione celestiale a seguito della quale tutto ci\u00f2 che aveva scritto gli sembrava adesso come paglia (e infatti pos\u00f2 la penna per sempre e non scrisse pi\u00f9 nulla) che quella paglia gli pareva meritevole di essere gettata a bruciare nel fuoco.<\/p>\n<p>Del pari gratuita l&#8217;accusa, rivolta a san Tommaso, di esser caduto nell&#8217;esterinsecismo, ossia nell&#8217;aver concepito l&#8217;azione della grazia sull&#8217;anima come una sorta di <em>deus ex machina<\/em> che agisce, inesplicabilmente, dall&#8217;esterno, quasi come una qualit\u00e0 soprannaturale che si aggiunge alle altre qualit\u00e0 naturali. Eppure avrebbero dovuto ben considerare la nota affermazione tomista che la grazia perfeziona la natura, non l&#8217;abolisce. Per san Tommaso, la grazia non \u00e8 una qualit\u00e0, ma una disposizione che agisce sulle facolt\u00e0 naturali, le illumina, le perfeziona, le innalza fino ad un livello di molto superiore a quello delle loro capacit\u00e0 ordinarie. E dunque essa porta con s\u00e9 una modificazione della vita interiore che agisce sul dato esistente, rinnovandolo.<\/p>\n<p>A proposito della cieca, testarda incomprensione di san Tommaso da parte dei modernisti, e specialmente di Lucien Laberthonni\u00e8re, un illustre neo-tomista italiano, Francesco Olgiati (Busto Arsizio, 1886-Milano, 1962), sacerdote, collaboratore di Padre Agostino Gemelli e di Vico Necchi nella Rivista di filosofia neoscolastica e fondatore, con Gemelli, dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, cos\u00ec osservava nella sua monografia <em>Laberthonni\u00e8re<\/em>, nella collana <em>Maestri del pensiero<\/em> dell&#8217;Editrice La Scuola di Brescia (1948, pp. 111-117):<\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 i teologi (&#8230;), per diversi anni, hanno indicato le impressioni, gli errori, le deformazioni del Laberthonni\u00e8re, a proposito di soprannaturale, di grazia, di dogma, di miracoli e degli altri concetti della dogmatica cattolica (e lo stesso si ripeta a proposito della pedagogia. (&#8230;) Preferisco quindi esaminare, sia pur rapidamente, la crociata indetta dal Laberthonni\u00e8re contro la filosofia tomista, o, come soleva dire con sprezzo, contro l&#8217;idealismo greco. Due rimproveri, connessi essenzialmente tra loro, mi pare che si possano rivolgere al Laberthonni\u00e8re: la falsa valutazione filosofica della astrazione antica, e l&#8217;accusa nel campo teologico di estrinsecismo, di giustapposizione a proposito di naturale e di soprannaturale, di natura e di grazia, di filosofia e di rivelazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Forse che S. Tommaso non insegnava che la vera realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;individuo e che l&#8217;universale, in quanto universale, non esiste se non nella mente? Tutt&#8217;altro! Con Aristotele e contro Platone affermava la prima tesi; e la stessa seriet\u00e0 della sua speculazione ci indica come fosse convinto della seconda. Il suo compito, per\u00f2, la sua missione non era quella dello STORICO DELLA REALT\u00c0, n\u00e9 dello scienziato (come potremmo concepirlo ai giorni nostri, bens\u00ec del FILOSOFO, ossia del metafisico: ed appunto perci\u00f2, nessuno, meglio di S. Tommaso, precis\u00f2 con maggiore acutezza cosa sia la FEDE e cosa sia la RAGIONE, cosa sia il NATURALE e cosa sia il SOPRANNATURALE, cosa sia l&#8217;UOMO e cosa si intenda per DIO e cos\u00ec via. pi\u00f9 che il momento dell&#8217;unit\u00e0 storica, egli si sofferm\u00f2 su quello della DISTINZIONE filosofica; ed in questa indagine gli serv\u00ec egregiamente il modello astrattivo, ossia il CONCETTO che ebbe in lui un artista di genio. I concetti di S. Tommaso sono un modello di elaborazione perfetta ed insuperabile. Il Laberthonni\u00e8re, con un procedimento poco lodevole, qualific\u00f2 ci\u00f2 che in S. Tommaso era ASTRAZIONE come ASTRATTISMO, &#8211; e ci\u00f2 che era DISTINZIONE come DIVISIONE, La quale, necessariamente, implica in seguito la saldatura dei pezzi separati. Il concetto astratto per lui &#8212; ossia l&#8217;intellettualismo &#8212; divide ci\u00f2 che nella realt\u00e0 \u00e8 unito, impoverisce quindi il reale e lo lascia sfuggire. La distinzione dei due ordini naturale e soprannaturale diventa SEPARATISMO e, di conseguenza, ESTRINSECISMO, con La successiva giustapposizione di filosofia separata e di rivelazione, di natura e grazia<\/em><\/p>\n<p><em>Il Laberthonni\u00e8re non arriv\u00f2 mai a capire l&#8217;idea centrale della metafisica aristotelica, ossia la scienza dell&#8217;essere in quanto essere. Se avesse visto come dire realt\u00e0 \u00e8 dire essere, e che anche se si tratta di un fenomeno che appare, d&#8217;un atto di volont\u00e0, d&#8217;una realt\u00e0 in divenire, sempre ogni e qualsiasi momento del reale, essendo essere, \u00e8 sottomesso alle leggi dell&#8217;essere stesso, non avrebbe pronunciato condanne contro l&#8217;astrazione filosofica, condanne che, del resto, egli ha in comune &#8212; per un comune malinteso &#8212; con le varie correnti antiintellettualistiche dell&#8217;epoca nostra. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto, poi, al nesso tra naturale e soprannaturale, la storia della cultura medioevale protesta contro la denuncia di separatismo e di estrinsecismo, lanciata contro S. Tommaso. Ogni essere, per lui, ha un fine, al quale tende e che \u00e8 il termine della sua attivit\u00e0. Orbene, qual \u00e8 il fine ultimo, verso cui \u00e8 orientato l&#8217;uomo, creatura ragionevole? S. Tommaso esclude che siano le ricchezze, gli onori, la gloria, i piaceri; e dimostra che \u00abin solo Deo beatitudo hominis consistit\u00bb. Conoscere Dio, unirsi a Lui mediante la conoscenza: ecco il fine supremo e la gioia perfetta della creatura ragionevole: \u00abintelligere Deum est ultimus finis omnis intellecrtualis substantiae\u00bb. Se noi fossimo stati lasciati nell&#8217;ordine puramente naturale, avremmo raggiunto, anche nell&#8217;altra vita, solo una conoscenza indiretta di Dio, perch\u00e9 il nostro intelletto non assurge a Dio, se non astraendo e risalendo dagli effetti alla causa. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>In breve nella natura umana, secondo S. Tommaso, esiste una CAPACIT\u00c0 d&#8217;elevazione al soprannaturale ed una TENDENZA verso di essa. L&#8217;intervento di Dio determina questa elevazione, attualizzando le potenze obbedienziali della natura. Il soprannaturale, ben lungi dall&#8217;essere qualcosa di straniero, e di opprimente per la nostra attivit\u00e0 umana, segna la perfezione suprema e lo sviluppo perfetto che essa pu\u00f2 raggiungere con l&#8217;aiuto della rivelazione che ne illumina i passi, e della grazia che le infonde la forza e la eleva. Pur essendo un dono gratuito il soprannaturale soddisfa ogni desiderio ed ogni aspirazione della natura umana. Nessun&#8217;ombra di estrinsecismo noi scorgiamo nell&#8217;organica visione tomistica dei rapporti fra natura e soprannatura. (&#8230;) La grazia, per S. Tommaso, non importa una vera e propria creazione, in quanto essa non \u00e8 un&#8217;entit\u00e0 esistente in s\u00e9, che venga ad aggiungersi all&#8217;anima nostra o a sovrapporsi alle nostre facolt\u00e0 naturali, ma \u00e8 solo una qualit\u00e0 accidentale, ossia una modificazione qualitativa del nostro essere.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;Olgiati, che si mostra pieno di premure verso il Laberthonni\u00e8re, riconoscendogli un ingegno eccezionalmente vigoroso e un puro, sincero anelito dell&#8217;anima verso il divino, e inoltre gli rende merito d&#8217;essersi sottomesso docilmente alla condanna del modernismo, non infierisce sulla ragione decisiva dell&#8217;astio di costui verso S. Tommaso: la magnifica prova di autonomia di fede e ragione. Ma \u00e8 evidente che essa falciava l&#8217;erba sotto i piedi dei modernisti. Il modernismo, infatti, riesce ad aprirsi una strada solo nel punto di congiunzione (e di eventuale contraddizione) tra fede e ragione: quando la fede non basta pi\u00f9 alle menti troppo orgogliose, e quando la ragione non d\u00e0 spiegazioni capaci di placare interamente il tumulto delle anime troppo emotive. In fondo, il modernista \u00e8 uno che scambia la propria fede soggettiva, magari del tutto arbitraria, per la fede oggettiva che scaturisce dalla Rivelazione ed \u00e8 confermata dalla grazia; che insomma &quot;sente&quot; Dio agitarsi entro di s\u00e9, e a quel moto vago e confuso impresta i caratteri della fede cattolica, fondata sul riconoscimento, l&#8217;amore e la debita adorazione dell&#8217;unico Dio vero.<\/p>\n<p>Come scriveva Pio X nella <em>Pascendi<\/em>:<\/p>\n<p><em>Ma non \u00e8 qui tutto il filosofare, o, a meglio dire, il delirare di costoro. Imperocch\u00e9 in siffatto sentimento essi non riscontrano solamente la fede: ma colla fede e nella fede stessa quale da loro \u00e8 intesa, sostengono che vi si trovi altres\u00ec la Rivelazione. E che infatti pu\u00f2 pretendersi di vantaggio per una rivelazione? O non \u00e8 forse rivelazione, o almeno principio di rivelazione, quel sentimento religioso che si manifesta d&#8217;un tratto nella coscienza? Non \u00e8 rivelazione l&#8217;apparire, bench\u00e9 in confuso, che Dio fa agli animi in quello stesso sentimento religioso? Aggiungono anzi di pi\u00f9 che, essendo Iddio in pari tempo e l&#8217;oggetto e la causa della fede, la detta rivelazione \u00e8 al tempo stesso di Dio e da Dio: ha cio\u00e8 insieme Iddio e come rivelante e come rivelato. Di qui, Venerabili Fratelli, quell&#8217;assurdissimo effato dei modernisti che ogni religione, secondo il vario aspetto sotto cui si riguardi, debba dirsi egualmente naturale e soprannaturale. Di qui lo scambiar che fanno, come di pari significato, coscienza e rivelazione. Di qui la legge, per cui la coscienza religiosa si d\u00e0 come regola universale, da porsi in tutto a pari della rivelazione, ed alla quale tutti hanno obbligo di sottostare, non esclusa la stessa autorit\u00e0 suprema della Chiesa, sia che ella insegni, sia che legiferi in materia di culto o di disciplina.<\/em><\/p>\n<p><em>Se non che in tutto questo procedimento dal quale, a detta dei modernisti, saltan fuori la fede e la rivelazione, egli \u00e8 mestieri tener d&#8217;occhio un punto, che \u00e8 di capitale importanza per le conseguenze storico critiche, che essi ne derivano. Quell&#8217;inconoscibile, di cui parlano, non si presenta gi\u00e0 alla fede come nudo in s\u00e9 ed isolato; ma si bene congiunto strettamente a un qualche fenomeno, che, quantunque appartenga al campo della scienza e della storia, pure in certa guisa ne trapassa i confini. Tal fenomeno potr\u00e0 essere un fatto qualsiasi della natura, che in s\u00e9 racchiude alcun che di misterioso: potr\u00e0 essere altres\u00ec un uomo, il cui carattere, i cui gesti, le cui parole mal si compongano colle leggi ordinarie della storia. Or bene la fede, attirata dall&#8217;inconoscibile racchiuso nel fenomeno, s&#8217;impadronisce di tutto intero il fenomeno stesso e lo penetra in certo qual modo della sua vita. Da ci\u00f2 due cose conseguitano. La prima, una tal trasfigurazione del fenomeno, per una, diremmo, quasi elevazione sulle condizioni sue proprie, che lo renda acconcio, come materia, alla forma del divino che la fede v&#8217;introdurr\u00e0. La seconda, un certo sfiguramento, nato da ci\u00f2 che avendo la fede tolto il fenomeno ai suoi aggiunti di tempo e di luogo, facilmente gli attribuisce quello che nella realt\u00e0 delle cose non ha di fatto: il che soprattutto avviene quando si tratti di fenomeni di antica data, e tanto pi\u00f9 se sono remoti. Da questi due capi i modernisti traggono per loro due canoni; i quali, uniti a un terzo gi\u00e0 dedotto dall&#8217;agnosticismo, formano quasi la base della critica storica. Illustriamo il fatto con un esempio, preso dalla persona dl Ges\u00f9 Cristo. Nella persona di Cristo, dicono, la scienza e la storia non trovan nulla al di l\u00e0 dell&#8217;uomo. Dunque, in vigore del primo canone dato dall&#8217;agnosticismo, dalla storia dl essa deve cancellarsi tutto quanto sa di divino. Pi\u00f9 oltre, in conformit\u00e0 del. secondo canone, la persona di Cristo \u00e8 stata trasfigurata dalla fede: dunque fa d&#8217;uopo spogliarla di tutto ci\u00f2 che la innalza sopra le condizioni storiche. Per ultimo, la stessa \u00e8 stata sfigurata dalla fede, secondo insegna il terzo canone: dunque non da rimuoversi da lei i discorsi, i fatti, tutto quello insomma che non risponde al suo carattere, alla sua condizione ed educazione, al luogo ed al tempo in cui visse. Strano per fermo parr\u00e0 a noi questo modo di ragionare; ma qui sta la critica dei modernisti.<\/em><\/p>\n<p>Anche se i neomodernisti digrignano i denti, mai un&#8217;analisi pi\u00f9 esatta e precisa \u00e8 stata fatta su di loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che la bestia nera di tutti i modernisti delle varie correnti e tendenze, e uno dei non molti argomenti che li metteva tutti d&#8217;accordo,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[119,221,241,267],"class_list":["post-25799","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dottrina","tag-platone","tag-san-tommaso-daquino","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25799","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25799"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25799\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}