{"id":25790,"date":"2021-09-05T12:21:00","date_gmt":"2021-09-05T12:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/05\/il-materialismo-e-il-trionfo-dellirrazionalita\/"},"modified":"2021-09-05T12:21:00","modified_gmt":"2021-09-05T12:21:00","slug":"il-materialismo-e-il-trionfo-dellirrazionalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/05\/il-materialismo-e-il-trionfo-dellirrazionalita\/","title":{"rendered":"Il materialismo \u00e8 il trionfo dell&#8217;irrazionalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Da ragazzino rimasi affascinato dalla scoperta delle scienze naturali e mi tuffai con tutto l&#8217;entusiasmo dei dodici, tredici anni, in quell&#8217;universo misterioso e sconfinato. Dapprima fu la passione per l&#8217;astronomia; pi\u00f9 tardi della geologia; pi\u00f9 tardi ancora, della botanica. Sullo scaffale della mia piccola biblioteca trovavano posto <em>Le meraviglie del cielo<\/em> di Guido Ruggieri, <em>La stella Sole<\/em> di Giorgio Abetti e il mitico <em>Stelle<\/em> di Zim-Baker, con quelle meravigliose illustrazioni dei pianeti non ancora raggiunti dalle sonde terrestri, e le figure mitologiche delle costellazioni tracciate sulla volta celeste. Mi piace, di tanto in tanto, tirarli fuori ancora adesso, sfogliarli e cercare in essi la molla che suscit\u00f2, o accompagn\u00f2 e svilupp\u00f2, quel precoce interesse; e mi rendo conto che fu la stessa che si accese spontaneamente in me, come effetto della contemplazione del cielo notturno, nelle belle sere d&#8217;estate, in montagna; o dello spettacolo delle Alpi maestose che parevano cingere come una fortezza naturale, a breve distanza, l&#8217;orizzonte della mia citt\u00e0, quando l&#8217;ammiravo dalla cima del colle; e quello dei prati che in primavera esplodono del colore di mille fiori e riempiono l&#8217;aria di mille profumi: in una parola sola, lo spettacolo incantevole della bellezza. Non una bellezza qualsiasi, per\u00f2; non una bellezza casuale, disposta come capita: no, una bellezza ordinata, perfetta, meravigliosa, che mi appariva evidente nelle forme e nelle figure di ogni oggetto della natura, dal pi\u00f9 picciolo al pi\u00f9 grande. Studiando e approfondendo, mi resi conto che quell&#8217;ordine meraviglioso era ancor pi\u00f9 ricco e complesso di quel che possa apparire a prima vista: che in ogni goccia d&#8217;acqua, in ogni fiocco di neve, ci sono tanta bellezza e tanta armonia quante ce ne possono essere nel pi\u00f9 superbo tramonto o nell&#8217;impalpabile e fiabesca magia dell&#8217;aurora boreale. Non solo: negli anelli di accrescimento delle piante vi \u00e8 un punto esatto, uno solo, lungo il quale sbocciano i rami di una pianticella, avvolgendone lentamente il fusto come una verdeggiante spirale aerea; e nelle distanze reciproche dei pianeti dal loro astro, e dei satelliti dai pianti, esistono una regolarit\u00e0, una simmetria talmente perfette, che gli ultimi pianeti sono stati scoperti proprio puntando il telescopio l\u00e0 dove alcune perturbazioni delle orbite facevano pensare che qualcosa interferisse nel normale movimento di rivoluzione.<\/p>\n<p>Tutta questa bellezza e tutta questa armonia suggeriscono che l&#8217;universo \u00e8 ordinato (<em>k\u00f3smos<\/em>, infatti, significa prima di tutto ordine, e poi universo), ed \u00e8 inconcepibile che un tale ordine possa essere scaturito dal caso, cio\u00e8 dalle forze della natura liberamente manifestate in una mera casualit\u00e0, senza scopo n\u00e9 fine, cos\u00ec, semplicemente seguendo delle leggi nate, a loro volta, dal caso (altra contraddizione in termini). Un simile pensiero \u00e8 cos\u00ec innaturale e assurdo che per formularlo \u00e8 ben necessario mettere a tacere non solo la ragione, ma anche il puro e semplice buon senso: eppure \u00e8 proprio quello che hanno fatto i moderni, specie a partire dalla cosiddetta Et\u00e0 dei Lumi. Siccome l&#8217;idea di un universo creato dall&#8217;amore di Dio dava loro fastidio per ragioni meramente ideologiche, si sono sforzati di eliminarla, tentando di spiegare il mondo come qualcosa che si \u00e8 prodotto da se stesso, senza un&#8217;origine n\u00e9 una meta finale. La cosa, per quanto strampalata e quasi grottesca, era stata resa loro pi\u00f9 facile dal fatto che i filosofi, gi\u00e0 da alcuni secoli, avevano di fatto abolito le cause prime dei fenomeni e infine la stessa Causa Prima: e uno di essi, il barbaro Kant, aveva persino dichiarato inutile o inutilizzabile la metafisica, spostando tutto il corso del pensiero sul fenomeno e rinunciando a dire alcunch\u00e9 sulla cosa in s\u00e9. Eppure un ragazzino di dodici anni \u00e8 gi\u00e0 capace di vedere la fallacia di simili atteggiamenti ed \u00e8 in grado di capire, come qualunque persona di retto sentire e di buona volont\u00e0 che se l&#8217;universo \u00e8 ordinato lo si deve a un ordinatore; se \u00e8 affascinante, a un atto amorevole; che la bellezza e l&#8217;armonia che vi s&#8217;incontrano ad ogni passo, ad ogni istante, non possono che provenire da un Dio creatore che ha a cuore ogni singolo ente, ogni pi\u00f9 piccola creatura, e che anzi li ha pensati fin da prima che iniziassero ad esistere, nel mistero insondabile della Sua mente fuori del tempo.<\/p>\n<p>Rileggendo uno di quei libri che tanto mi avevano affascinato da ragazzo, sono rimasto colpito dalle ultime righe: cos\u00ec concludeva Guido Ruggieri <em>Le meraviglie del cielo<\/em> (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1967, pp. 158-159):<\/p>\n<p><em>L&#8217;allontanamento delle galassie, &quot;l&#8217;espansione dell&#8217;universo&quot; come viene comunemente chiamato, \u00e8 l&#8217;ultimo capitolo del racconto che raccogliamo dai messaggi luminosi di quei sistemi lontani. Come le molecole di un fiocco di fumo che si disperde nell&#8217;aria, esse si disperdono nel grande vuoto. C&#8217;informano di ci\u00f2 i loro deboli spettri, che pure, nei grandi strumenti, rivelano le righe di Fraunhofer. Queste righe sono tutte spostate verso l&#8217;estremo rosso dello spettro, e pi\u00f9 una galassia \u00e8 lontana, pi\u00f9 lo spostamento \u00e8 grande. Per un principio noto in fisica, questo spostamento indica un allontanamento da noi, una &quot;recessione&quot; come la si chiama in astronomia, e che \u00e8 possibile misurare. Troviamo cos\u00ec delle fughe a velocit\u00e0 incredibilmente crescenti. Mentre le galassie distanti 40 milioni d&#8217;anni-luce si allontanano a 1.200 chilometri al secondo, quelle dell&#8217;ammasso della Crorona, a 900 milioni d&#8217;anni-luce, fuggono a 21.600 chilometri al secondo. Ancor pi\u00f9 veloci, i remotissimi sistemi dell&#8217;Idra sprofondano nel cosmo ad ogni secondo, di 61.000 chilometri; e le misteriose &quot;quasars&quot;, non diverse nel comportamento dalle galassie, corrono verso l&#8217;incommensurabile abisso a velocit\u00e0 enormemente pi\u00f9 elevate. Ma non si pensi che la nostra Galassia sia in posizione centrale e che tutte le altre la sfuggano. La nostra grande spirale non \u00e8 il centro dell&#8217;universo, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come non lo \u00e8 la Terra. Lo spazio si dilata trascinando le galassie; e in qualunque punto dello spazio noi ci trovassimo, l&#8217;effetto sarebbe identico.<\/em><\/p>\n<p><em>Si \u00e8 cercato di spiegare per altra via lo spostamento delle righe spettrali verso il rosso, ma senza risultati soddisfacenti. L&#8217;espansione dell&#8217;universo si impone, bench\u00e9 sembri incredibile. Essa per\u00f2 comporta un passato, estremamente remoto, in cui le galassie dovevano essere molto vicine. Qualcosa d&#8217;immensamente grande \u00e8 probabilmente successo allora. Intravvediamo forse l&#8217;inizio della creazione? \u00c8 prematuro fare affermazioni. Forse intorno ai quindici miliardi di anni fa si \u00e8 avuto un principio che ha portato allo stato attuale. Ma era davvero un principio, o era un rinnovamento?<\/em><\/p>\n<p><em>Il nostro viaggio \u00e8 chiuso; ci lascia soltanto il ricordo degli splendori dei cieli, di cui abbiamo cercato di cogliere un riflesso. Forse, al di l\u00e0 di queste luci, abbiamo intravisto una luce infinitamente pi\u00f9 grande, davanti alla quale lo sterminato universo di galassie \u00e8 ancora il pulviscolo che danza nel raggio di Sole. E in questa luce sconfinata avremo forse potuto riconoscere Colui che Dante chiama \u00abL&#8217;Amor che m\u00f2ve il Sole e l&#8217;altre Stelle\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Siamo certi che oggi una tale conclusione sarebbe &quot;vietata&quot; dalla cultura dominante; nessuna casa editrice consentirebbe a un divulgatore scientifico di insinuare fra le righe il pensiero che deve esserci stato un inizio, dopotutto; e che se le cose esistono, ed esistono con una tale inesauribile bellezza e complessit\u00e0, non \u00e8 cosa seria pensarle originate dal caso, o dal nulla, perch\u00e9 il caso non produce ordine, semmai il contrario, le leggi dell&#8217;entropia dimostrano che il caso crea il disordine, come quando si mescolano le carte di un mazzo e si fa sparire ogni traccia di disposizione ordinata; n\u00e9 originate dal nulla, perch\u00e9 il nulla \u00e8 sempre e solo nulla, \u00e8 non essere, e il non essere non produce l&#8217;essere, se non si vuol sostenere l&#8217;assurdo per partito preso.<\/p>\n<p>E tuttavia, \u00e8 proprio questo che \u00e8 stato fatto dalla cultura dominante. Pur di escludere Dio dal nostro orizzonte, si \u00e8 preteso di spazzare via ogni traccia di ragionamento razionale, di logica, di puro e semplice buon senso. L&#8217;allontanamento delle galassie, attestato dallo spostamento dello spettro luminoso verso il rosso, mostra che un tempo tutta la materia dell&#8217;universo doveva trovarsi concentrata in un solo punto; ma questo &quot;punto&quot; sa troppo di creazione dal nulla, e poich\u00e9 il nulla non d\u00e0 altro che nulla, bisogna che Qualcosa o Qualcuno abbia dato origine alle cose, abbia impresso loro il movimento, le abbia dirette verso un fine, cos\u00ec come l&#8217;ordine mirabile che si rivela sia in un singolo atomo, sia in un sistema galattico, indica che le cose si muovono e che si muovono secondo una precisa direzione. Tutto, insomma, se non si \u00e8 ciechi o prevenuti, conduce a riconoscere che esiste una Causa Prima, senza la quale nulla sarebbe e nulla si muoverebbe e nulla tenderebbe verso alcunch\u00e9. Perfino la teoria materialista dell&#8217;evoluzione delle specie, elaborata da Darwin col malcelato intento di estromettere Dio dal diritto di cittadinanza nelle scienze biologiche, suggerirebbe &#8212; se fosse vera &#8212; che tutte le specie, all&#8217;origine, erano ridotte a pochissime, o meglio a una sola: qualcosa di equivalente al punto iniziale dell&#8217;universo, nel quale tutta la materia era concentrata prima d&#8217;iniziare a espandersi nello spazio. Darwin si rende conto delle implicazioni teologiche della sua teoria, ma non ha l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di dire: qui la scienza di deve fermare, ma gli indizi suggeriscono che l&#8217;origine della vita, e della materia stessa, rimandano a qualcosa che sta oltre la vita e la materia, Qualcosa o Qualcuno che ha dato inizio a tutto.<\/p>\n<p>Sfiorando la delicatissima e decisiva questione (delicatissima per la stabilit\u00e0 della sua teoria) dell&#8217;origine <em>ultima<\/em> delle <em>specie<\/em>, a monte di tutte le modificazioni e trasformazioni dei viventi che tale teoria presuppone, Darwin, verso la fine della sua opera maggiore, a un certo punto si domanda (da: Charles Darwin, <em>L&#8217;origine delle specie<\/em>; titolo originale: <em>The origin of species by means of natural selection<\/em>, 1859; traduzione dall&#8217;inglese di Celso Balducci, Roma, Newton Compton Editori, 1973, p. 424):<\/p>\n<p><em>Si pu\u00f2 chiedere fino a che punto io voglia portare la dottrina della modificazione delle specie. \u00c8 una domanda cui \u00e8 difficile rispondere, perch\u00e9 quanto pi\u00f9 sono distinte le forme che prendiamo in esame, tanti minore \u00e8 la forza delle argomentazioni. Per\u00f2 talune argomentazioni pi\u00f9 importanti arrivano molto lontano. Tutti i membri di tutte e classi possono essere collegati fra di loro da catene di affinit\u00e0 e tutti possono essere classificati secondo lo steso principio, cio\u00e8 in gruppi subordinati ad altri gruppi. Qualche volta i resti fossili tendono a colmare amplissime lacune esistenti fra gli ordini. Gli organi aventi struttura rudimentale dimostrano chiaramente che un antico progenitore possedeva questi stessi organi in condizioni di perfetto sviluppo, la qual cosa, in determinati casi, comporta una mole enorme di modificazioni nei discendenti. Nell&#8217;ambito di intere classi diverse strutture sono formate secondo uno steso schema e, in et\u00e0 embrionale, le specie si rassomigliano notevolmente fra di loro. Per questo sono certo che la teoria della discendenza con modificazioni si estende a tutti i membri di una stessa classe. Io credo che gli animali discendono al massimo da quattro o cinque progenitori e le piante da un numero di progenitori uguale o inferiore.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;analogia mi porterebbe ancora un passo avanti, cio\u00e8 mi indurrebbe a crede che tutti gli animali e tutte le piante discendono da un unico prototipo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>E fino alla quinta edizione della sua celebre opera, ma non pi\u00f9 nella sesta, Darwin concludeva il suo ragionamento con questa recisa affermazione (<em>op. cit<\/em>., p.425):<\/p>\n<p><em>Per questo ne dedurrei per analogia che probabilmente tutti i viventi che siamo mai vissuti sulla terra discendono da una sola forma primitiva, nella quale la vita \u00e8 stata primieramente infusa.<\/em><\/p>\n<p>Certo: una sola forma primitiva \u00e8 assai pi\u00f9 logica di quelle quattro o cinque specie iniziali, che oltretutto non spiegano nulla, perch\u00e9 si limitano a ridurre il numero degli antenati, ma non risolvono la problematica circa la fissit\u00e0 o il mutamento progressivo delle specie. Una sola forma iniziale, dunque: e sia (sempre prendendo per buona la teoria evoluzionista, che invece fa acqua da tutte le parti). Ma quest&#8217;unica forma, o specie, da dove \u00e8 venuta? Si \u00e8 fatta da s\u00e9? Impossibile. \u00c8 scesa da un altro pianeta, magari a bordo di un meteorite? Possibile, ma ci\u00f2 sposterebbe solo il problema: e su quel meteorite, la forma iniziale come c&#8217;era arrivata? Come si era formata, come era nata, come era comparsa in qualche parte dell&#8217;universo? Quante contorsioni, quante contraddizioni, quante illogicit\u00e0, pur di negare, negare ostinatamente, negare pervicacemente, la creazione, solo perch\u00e9 ammetterla vorrebbe dire ammettere Dio, e dunque riconoscere la Sua maest\u00e0 e il debito di gratitudine che tutto ci\u00f2 che esiste ha nei Suoi confronti.<\/p>\n<p>Per questo dice san Paolo, parlando della manifestazione di Dio nella bellezza della natura, che gl&#8217;increduli si sono gi\u00e0 condannati da se stessi (<em>Rm<\/em>.1,18-22):<\/p>\n<p><em>18\u00a0In realt\u00e0 l&#8217;ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empiet\u00e0 e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verit\u00e0 nell&#8217;ingiustizia,\u00a019\u00a0poich\u00e9 ci\u00f2 che di Dio si pu\u00f2 conoscere \u00e8 loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato.\u00a020\u00a0Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l&#8217;intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit\u00e0;\u00a021<strong>\u00a0<\/strong>essi sono dunque inescusabili, perch\u00e9, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria n\u00e9 gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si \u00e8 ottenebrata la loro mente ottusa.\u00a022<strong>\u00a0<\/strong>Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da ragazzino rimasi affascinato dalla scoperta delle scienze naturali e mi tuffai con tutto l&#8217;entusiasmo dei dodici, tredici anni, in quell&#8217;universo misterioso e sconfinato. 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