{"id":25789,"date":"2017-07-20T12:12:00","date_gmt":"2017-07-20T12:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/20\/il-mastino-dei-baskerville-o-le-due-anime-di-arthur-conan-doyle\/"},"modified":"2017-07-20T12:12:00","modified_gmt":"2017-07-20T12:12:00","slug":"il-mastino-dei-baskerville-o-le-due-anime-di-arthur-conan-doyle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/20\/il-mastino-dei-baskerville-o-le-due-anime-di-arthur-conan-doyle\/","title":{"rendered":"Il mastino dei Baskerville, o le due anime di Arthur Conan Doyle"},"content":{"rendered":"<p>Nel racconto <em>L&#8217;ultima avventura<\/em>, compreso ne <em>Le memorie di Sherlock Holmes<\/em>, del 1893, lo scrittore scozzese sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859-Crowborough, East Sussex, 7 luglio 1930) faceva morire il suo celebre personaggio, comparso per la prima volta nel racconto <em>Uno studio in rosso<\/em> del 1887, e vagamente ispirato all&#8217;ispettore Auguste Dupin creato da Edgar Allan Poe per <em>I delitti della Rue Morgue<\/em>, del 1841. Per la verit\u00e0, i lettori non lo avevamo visto proprio morire; lo avevano &quot;solo&quot; visto precipitare in un crepaccio, nelle tenebre, fatalmente avvinghiato al suo mortale nemico, il losco Moriarty; e avevano udito il suo epitaffio, o qualcosa di molto simile a un epitaffio, dalla voce commossa del suo fedele assistente e collaboratore, il dottor Watson. Lettori i quali, per\u00f2, non avevano preso affatto bene la &quot;morte&quot; di quello che era diventato il loro beniamino, tanto da non rassegnarsi alla sua prematura dipartita e da richiedere insistentemente all&#8217;autore di farlo, in qualche modo, noto solo agli scrittori e ai negromanti, resuscitare. Ed ecco che fra l&#8217;agosto del 1901 e l&#8217;aprile del 1902, sulla rivista <em>The Strand Magazine<\/em>, a puntate, apparve un romanzo dal titolo estremamente suggestivo, che segnava il trionfale ritorno in scena del celebre investigatore privato: <em>Il mastino dei Baskerville<\/em> (<em>The Hound of the Baskervilles<\/em>), riunito poi in volume nello stesso 1902. \u00c8 un romanzo un po&#8217; anomalo nell&#8217;insieme della produzione letteraria di Conan Doyle, o meglio, nell&#8217;insieme del ciclo di Sherlock Holmes (che si sarebbe concluso definitivamente, e questa volta per davvero, con <em>La valle della paura<\/em>, del 1915); perch\u00e9, se nei numerosissimi romanzi estranei a questo ciclo, l&#8217;autore aveva potuto dare libero sfogo alla sua vena di scrittore del mistero e del terrore (<em>Il guardiano del Louvre<\/em>, 1890; <em>La mummia<\/em>, 1892; <em>Il terrore della grotta di Blue John<\/em>, 1892; <em>Il demone dell&#8217;isola<\/em>, 1897; <em>Il mondo perduto<\/em>, 1912; <em>Racconti del terrore e del mistero<\/em>, 1925), in esso aveva creato una ambientazione tipicamente positivista, almeno per quel che riguarda le indagini del protagonista, quasi costrettovi dalla natura del personaggio di Sherlock Holmes, in cui \u00e8 evidente l&#8217;influsso dello scientismo di Thomas Henry Huxley, allora noto come &quot;il mastino di Charles Darwin&quot;, per abbracciare il quale, con le sue implicazioni scettiche in ambito religioso e morale, Conan Doyle si era distaccato dal cattolicesimo in cui era stato cresciuto ed educato dalla sua famiglia. Ne <em>Il mastino dei Baskerville<\/em> egli congiunse e fuse i due generi verso i quali si sentiva particolarmente attratto, in misura quasi eguale, ossia il giallo e il mistero; e diciamo &quot;maggiormente&quot; perch\u00e9 gli interessi di questo scrittore furono amplissimi, visto che &#8212; pur se il grosso pubblico lo ignora &#8211; egli scrisse anche numerosi romanzi storici e avventurosi, e, in particolare, il cosiddetto &quot;ciclo di G\u00e9rard&quot;, epopea di un ufficiale francese dell&#8217;esercito napoleonico, nonch\u00e9 parecchi romanzi di ambientazione medica.<\/p>\n<p>La vicenda ruota intorno alla tetra e desolata brughiera di Dartmoor, nel Devon, infestata da un cane mostruoso che sembra accanirsi, di notte, contro i membri maschi dell&#8217;antica casata dei Baskerville, causandone la more per spavento, da quando una simile fine venne attribuita al malvagio Hugo Baskerville, due secoli prima. L&#8217;ultima vittima \u00e8 stato l&#8217;anziano Charles, trovato morto presso il cancello del cortile della sua dimora secolare, <em>Baskerville House<\/em>: morte che la voce pubblica subito attribuisce alla maledizione della famiglia, tanto pi\u00f9 che, al calar del buio, i latrati spaventosi di una bestia furiosa echeggiano a lungo nella valle, riempiendo di spavento anche i cuori pi\u00f9 intrepidi. A ereditare la casa e i beni giunge sul posto l&#8217;ultimo rampollo, il giovane e gentile baronetto sir Henry, che sembra trovare anche l&#8217;amore nella persona di una avvenente ragazza, Miss Stapleton, sorella di un vicino di <em>Baskerville House<\/em>, la quale, per\u00f2, si riveler\u00e0 una collaboratrice, forse forzata, della mente criminale di tutto l&#8217;intrigo, che la fa passare per sua sorella, mentre \u00e8 una sua complice e anche, in qualche misura, una vittima. Fin dall&#8217;arrivo di sir Henry, infatti, appare evidente che la sua vita versa in grave pericolo; tanto che il suo amico, dottor Mortimer, non esita a chiedere l&#8217;aiuto di Sherlock Holmes, il quale accetta di prendere sotto la sua protezione, insieme all&#8217;inseparabile dottor Watson, il baronetto, pur rifiutandosi di credere alla storia della maledizione. Anche lui, per\u00f2, quando &#8212; lasciata la sua confortevole casa londinese e recatosi in quella contea solitaria &#8211; si trova al buio, nella brughiera avvolta dalla nebbia, e ode con i suoi propri orecchi i latrati spaventevoli di un animale feroce e sconosciuto, per un attimo sembra sul punto di vacillare nella sua incrollabile fede razionalista; tuttavia si riprende e, convinto che la spiegazione della vicenda debba trovarsi, non in qualche evento sopranaturale, ma nel piano diabolico di un essere umano ancora non identificato, svolge alacremente le sue indagini e infine, afferrato il bandolo della matassa, tende una trappola al misterioso nemico. Cos\u00ec, una notte, dopo un lungo appostamento nelle tenebre, carico di tensione e d&#8217;inquietudine, l&#8217;esecutore materiale delle uccisioni viene abbattuto a colpi di pistola: \u00e8 un grosso mastino che, per\u00f2, non ha niente di soprannaturale, a parte la taglia notevole e l&#8217;indole feroce, peraltro accresciuta dal fatto di essere stato tenuto a digiuno nei giorni precedenti le sue apparizioni; per\u00f2 &quot;truccato&quot; con della polvere di fosforo, sparsa sul pelo e intorno agli occhi, in modo tale da fargli assumere l&#8217;aspetto luminescente di un agghiacciante fantasma notturno e, forse, infernale. Quanto al suo padrone, nonch\u00e9 abile regista dell&#8217;intero piano criminale, che si faceva passare per l&#8217;innocuo signor Stapleton, mentre era il crudele Rodeger Baskerville &#8212; il quale, naturalmente, voleva eliminare l&#8217;ultimo membro della famiglia allo scopo d&#8217;impadronirsi della intera eredit\u00e0 &#8212; riesce momentaneamente a sfuggire alla cattura, ma si inoltra nella palude da cui nessuno \u00e8 mai uscito vivo, specialmente se al buio, disseminata, com&#8217;\u00e8, di profonde e insidiose sabbie mobili.<\/p>\n<p>Ci sembrano illuminanti le riflessioni di Fabio Giovannini, genovese, classe 1958, giornalista e saggista specializzato nella letteratura del terrore, nel suo saggio introduttivo a <em>Il mastino dei Baskerville<\/em> (Roma, Newton &amp; Compton, 1995, pp. 6-8):<\/p>\n<p><em>Lo spunto del romanzo venne suggerito a Conan Doyle da un suo conoscente. Aveva infatti parlato del progetto di un nuovo romanzo a un amico giornalista, Fletcher Robinson. E fu proprio Robinson a raccontare a Conan Doyle alcune leggende terrificanti su un grande cane al centro di una maledizione spaventosa. Ecco trovato il cuore del prossimo libro su Sherlock Holmes. Inoltre, il cocchiere della famiglia Robinson si chiamava Harry Baskerville, e con grande intuizione lo scrittore scelse quel cognome d&#8217;effetto per la nobile famiglia che doveva comparire nel racconto.<\/em><\/p>\n<p><em>Il racconto macabro di Robinson fece sicuramente una facile breccia nella fantasia di Conan Doyle, che aveva da sempre dimostrato la sua passione per il gotico e si era affidato pi\u00f9 volte agli insegnamenti della letteratura del terrore. Questo gusto per il gotico e l&#8217;inquietante lo colloca in sintonia con molti autori inglesi del fantastico, anche tra i pi\u00f9 recenti. David Punter, per esempio, lo mette accanto al nome di James G. Ballard, considerato un riferimento essenziale per la fantascienza contemporanea pi\u00f9 dinamica, fino allo stesso cyberpunk.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 nelle prime stile giovanile, Conan Doyle si era abbandonato al soprannaturale, senza preoccuparsi di dare per veritiera l&#8217;esistenza di fantasmi e mostri incredibili. Aveva scritto il suo primo racconto del terrore nel 1879, quando era ancora studente: la storia di alcuni diamanti straordinari, &quot;The Mystery of Sarassa Valley&quot;apparso sul &quot;Chamber&#8217;s Journal&quot;. Ma continu\u00f2 ad appassionarsi al mistero e all&#8217;inquietante per tutta la vita. Anzi, in vecchiaia fin\u00ec dileggiato per i suoi articoli in cui sosteneva di credere alle fate, con il supporto di una documentazione fotografica che presto si rivel\u00f2 solo un facile fotomontaggio. Per\u00f2 quando scriveva le avventure di Sherlock Holmes tutto doveva essere spiegato razionalmente: non ci sono mastini mostruosi, nelle paludi inglesi, ma solo cani truccati per opera di perfidi criminali.<\/em><\/p>\n<p><em>Arthur Conan Doyle sapeva come &quot;fare paura&quot; scrivendo. Lo aveva dimostrato nei suoi racconti del terrore, e con lo stesso stile si dedic\u00f2 a Sherlock Holmes, per creare tensione, ansia, angoscia. &quot;Il mastino dei Baskerville&quot;, del resto, \u00e8 &quot;anche&quot; un romanzo dell&#8217;orrore. Forse la modernit\u00e0 del &quot;Mastino&quot;, che ha permesso a questo libro di mantenere intatta la sua carica e la sua capacit\u00e0 di suscitare brividi, sta proprio nell&#8217;essere situato in un&#8217;intersezione fra reale e fantastico, allo stesso modo di tante opere letterarie o visive di oggi, dalla fantascienza cibernetica al neo-noir. Quasi tutto il romanzo si dipana in una atmosfera di cupo terrore, con l&#8217;impressione costante di aver a che fare con una maledizione ancestrale e con un pericolo inspiegabile annidato nel buio della brughiera. Invece, alla fine, siamo riportati alla realt\u00e0 concreta. \u00c8 una rivelazione attesa, perch\u00e9 sappiamo che Holmes non pu\u00f2 accettare l&#8217;incredibile, deve a tutti i costi spiegare razionalmente i crimini con cui si confronta. Ma la forza del romanzo sta soprattutto in quel&#8217;atmosfera sospesa tra superstizione estrema e realismo: si resta affascinati dalla storia dei Baskerville proprio perch\u00e9 non si conosce la vera dimensione in cui si svolgono quelle morti, e si palpita per il sospetto che davvero, dalle paludi della Gran Bretagna, possa all&#8217;improvviso apparire un mostro a quattro zampe, con le fauci pronte a mordere e intento a lanciare ululati spaventosi.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;intreccio giallo, che di solito chiede un&#8217;indagine per scoprire le motivazioni di un assassino, e quindi rivelarne l&#8217;identit\u00e0 e consegnarlo alla giustizia, si arena in questo caso di fronte a un omicida disumano, che colpisce alla cieca, che pu\u00f2 sbranare chiunque si avventuri alla leggera nei vapori nebbiosi. Il mastino, allora, assomiglia ai serial killer di questa nostra fine di secolo bestie feroci che possono apparire ovunque. E del resto, nel romanzo di Conan Doyle il mastino infernale \u00e8 solo un semplice cane, assolutamente normale senza le truccature che lo rendono terrorizzante.<\/em><\/p>\n<p><em>Holmes non pu\u00f2 scoprire i moventi dell&#8217;assassino, perch\u00e9 in questa occasione l&#8217;assassino non \u00e8 umano e non risponde ai meccanismi in fondo semplici e automatici che permettono alla scienza investigativa di identificare il colpevole. Non bisogna fermarsi di fronte all&#8217;assassino pi\u00f9 evidente (il cane mostruoso), ma andare oltre e risalire agli esseri umani che di quell&#8217;assassino bestiale si servono per i loro scopi.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un particolare che pu\u00f2 sfuggire al lettore non inglese di questo romanzo, che \u00e8 bene conoscere, cio\u00e8 che le campagne inglesi e scozzesi sono letteralmente brulicanti di spettri, non sol umani, ma proprio di animali misteriosi e specialmente di grossi cani e altri animali, simili a grandi felini, dal pelo nero, sulla cui reale natura si disputa da sempre, ma che, in ogni caso, paiono avere una consistenza ben maggiore di pure e semplici leggende, come avviene, nel resto d&#8217;Europa, per la maggior parte delle storie folcloristiche nelle quali figurano creature analoghe. Una storia della criptozoologia \u00e8 sempre corredata da un capitolo dedicato agli strani abitanti delle campagne inglesi; cos\u00ec, ad esempio, nel libro di Christian Filagrossi, <em>Animali fantastici?<\/em> (Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 2003) e in quello, ormai classico, e particolarmente accurato e attendibile, di Jean-Jacques Barloy, <em>Animali misteriosi<\/em> (Roma, Lucarini Editore, 1987) non manca la storia della &quot;bestia di Exmoor&quot; e quella del &quot;puma del Surrey&quot;, animali elusivi e incredibili che sembrano avere qualcosa di pi\u00f9 delle &quot;semplici&quot; apparizioni, ma anche qualcosa di meno delle creature di carne e sangue, come lo sono tutte quelle di questo nostro mondo fisico. E qui chiudiamo la parentesi, facendo per\u00f2 notare che il contesto culturale e folcloristico in cui si colloca un romanzo come <em>Il mastino dei Baskerville<\/em> implica anche un clima psicologico del tutto particolare, che solo un inglese (o uno scozzese) pu\u00f2 comprendere a pieno, e che contribuisce a spiegare, forse, il suo straordinario successo di pubblico, ben presto dilagato nella nascente &quot;decima Musa&quot; e tale da generare parecchie versioni cinematografiche, e, poi, anche televisive, come se i lettori e gli spettatori non ne fossero mai completamente e definitivamente sazi. Quasi che si tratti di un capitolo destinato a rimanere aperto, in ossequio a un copione non scritto e, tuttavia, chiaramente sottinteso.<\/p>\n<p>Senza dubbio, <em>Il mastino dei Baskerville<\/em> \u00e8 un classico. Non \u00e8, tuttavia, un capolavoro; Conan Doyle \u00e8 un onesto romanziere di genere, ma non ha certo la statura del genio: gli mancano completamente la profondit\u00e0, la sottigliezza e, diremmo, l&#8217;inquietudine interiore che caratterizzano la personalit\u00e0 e l&#8217;opera dei grandi scrittori, e che traspaiono anche nelle loro opere minori e meno riuscite (come <em>Le notti bianche<\/em> o <em>Il giocatore<\/em> di Dostoevskij, tanto per fare un esempio). Non solo Conan Doyle non ha la statura dello scrittore di genio, ma il personaggio di Sherlock Holmes \u00e8 di natura siffatta, che, da esso, non potr\u00e0 mai scaturire qualcosa di veramente grande. La sua visione del mondo, infatti, per quanto acuta sia la sua intelligenza, \u00e8 incredibilmente ristretta, confinata, com&#8217;\u00e8, nei rigidi limiti di uno scientismo a tutta prova, e che ha tutta l&#8217;aria del surrogato razionalista d&#8217;una perduta fede religiosa. Peccato, perch\u00e9 l&#8217;animo di Conan Doyle, come abbiamo accennato, \u00e8 pi\u00f9 vario e pi\u00f9 ricco di quello del suo troppo famoso investigatore: il suo \u00e8 uno di quei casi &#8212; non rarissimi, in verit\u00e0 &#8212; nei quali lo scrittore finisce intrappolato nella rete del suo stesso peonaggio, la cui personalit\u00e0 si rivela pi\u00f9 forte della sua, e che lo costringe a muoversi entro un orizzonte prestabilito, divenendo, in qualche modo, ripetitivo e prevedibile. Si ha quasi l&#8217;impressione che, nell&#8217;animo dello scrittore, vi sia stata una lotta fra la sua componente fantastica e immaginativa, in senso lato &quot;religiosa&quot; (se religioso \u00e8 colui che crede nel mistero e nel limite umano) e le sue successive, ferree convinzioni positiviste e darwiniane, escludenti in ogni caso tale componente, per la pretesa di tutto poter comprendere, e, pi\u00f9 ancora, di tutto poter spiegare, con il solo ausilio della ragione investigativa, ossia del Logos strumentale e calcolante. E lo scioglimento del mistero che si cela nella brughiera di Dartmoor, in chiave puramente logica e scientifica, rappresenta la vittoria di questo super-io dell&#8217;autore, sopra la sua componente extra-logica ed extra-razionale (ma non gi\u00e0, si badi, illogica e irrazionale): una vittoria di stretta misura, peraltro, come se perdurassero il rimpianto e la nostalgia di quel mistero che si \u00e8 dissolto sotto la fredda luce della ragione di Sherlock Holmes. Il quale, da parte sua, non si pu\u00f2 certo dire un uomo felice, nel senso di &quot;risolto&quot; e pacificato, se \u00e8 vero &#8212; come \u00e8 vero &#8211; che, per tirare avanti nei suoi ricorrenti periodi di depressione, deve fare ricorso alla morfina e alla cocaina. Eppure \u00e8 un uomo di successo, non ha preoccupazione economiche, e, inoltre, gode di ottima salute, \u00e8 un eccellente schermitore, e coltiva interessi intellettuali e culturali molto vasti, senza per\u00f2 saper rompere il cerchio stregato di una sorta di sottile e subdola angoscia esistenziale. In altre parole, egli \u00e8 un eroe che libera gli altri, ma non sa liberare se stesso; \u00e8, perci\u00f2, un anti-eroe, molto pi\u00f9 vicino agli <em>inetti<\/em> sveviani, o, quanto meno, agli <em>uomini senza qualit\u00e0<\/em> di Musil, di quanto non si pensi (e si tenga ben presente che Ulrich, il protagonista de <em>L&#8217;uomo senza qualit\u00e0<\/em>, \u00e8, anch&#8217;egli, una persona d&#8217;intelligenza assai superiore alla media, versato in algebra e in fisica matematica), dato che ha in comune con essi la cosa pi\u00f9 importante: la mancanza di senso della propria vita. L&#8217;angoscia esistenziale di Sherlock Holmes deriva da qui: e cos\u00ec come stordisce la depressione con le droghe, allo stesso modo stordisce il vuoto che lo divora con le inchieste poliziesche, le quali, per lui, sono qualcosa di paragonabile alla soluzione d&#8217;un cruciverba per un lettore de <em>La settimana enigmistica<\/em>. In tali giochi della mente egli dispiega la sua intelligenza logica, la sua energia fisica e, forse, un certo amore per la giustizia; ma non si lascia mai coinvolgere nel senso profondo del termine. Non \u00e8 neanche paragonabile al commissario Maigret, da questo punto di vista; e, quanto a padre Brown, ne \u00e8 quasi l&#8217;esatto opposto. Abbiamo gi\u00e0 esplorato entrambe queste linee di ricerca (cfr. i nostri precedenti articoli: <em>Quel commissario cos\u00ec solidamente borghese che finiamo per amarlo anche nostro malgrado<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 24\/03\/2010; e <em>Le ragioni dell&#8217;anima di Padre Brown nel rispetto del mistero umano<strong>, <\/strong>su <\/em>Il Corriere delle Regioni<em>), per cui non staremo qui a ripetere cose gi\u00e0 dette. Tuttavia, ci preme ribadire un concetto: per servire la causa della giustizia, bisogna avere l&#8217;anima pacificata; diversamente, ci si carica di un compito superiore alle proprie forze e non si va mai al cuore del problema. Sherlock Holmes &#8211; e con lui Conan Doyle &#8211; non arriva mai al cuore del problema, che \u00e8, poi, in sostanza, il problema del male. Analizza molto bene il fenomeno, ma gli rimane estraneo il <\/em>noumeno<em>, la cosa in s\u00e9. Il fatto che, ne <\/em>Il mastino dei Baskerville<em>, questa dicotomia dell&#8217;autore sia velata con discreta maestria, non deve ingannare sulla sostanza del problema. Cos\u00ec come lo stile di Petrarca, armonioso e classicheggiante, maschera, non risolve, il dissidio interiore del poeta, cos\u00ec anche nel caso di Conan Doyle una trama avvincente, un&#8217;ambientazione superba, una intrigante dose di mistero, non bastano a nascondere del tutto il fatto che, all&#8217;autore, un po&#8217; come al suo eroe, gli abiti del <\/em>detective*-scienziato vanno alquanto stretti, perch\u00e9 sacrificano una parte notevole della sua personalit\u00e0; forse, quella realmente vitale. In un certo senso, Conan Doyle &#8212; e, con lui, Sherlock Holmes &#8212; si auto-mortifica, in omaggio al credo rigidamente scientista di confessione huxleiana. Ma \u00e8 un sacrificio esagerato e, in fondo, inutile. Solo negli ultimi anni della sua vita, &quot;liberatosi&quot; di un ormai ingombrante Sherlock Holmes, Conan Doyle pot\u00e9 dar pienamente voce all&#8217;altro polo della sua personalit\u00e0, cominciando dalla credenza nelle fate, cui si abbandon\u00f2 con un candore infantile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel racconto L&#8217;ultima avventura, compreso ne Le memorie di Sherlock Holmes, del 1893, lo scrittore scozzese sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859-Crowborough, East Sussex,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[134],"class_list":["post-25789","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-evoluzionismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25789","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25789"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25789\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25789"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25789"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25789"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}