{"id":25786,"date":"2017-06-04T12:38:00","date_gmt":"2017-06-04T12:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/04\/il-male-non-e-mai-banale-ma-forse-vuol-sembrarlo\/"},"modified":"2017-06-04T12:38:00","modified_gmt":"2017-06-04T12:38:00","slug":"il-male-non-e-mai-banale-ma-forse-vuol-sembrarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/04\/il-male-non-e-mai-banale-ma-forse-vuol-sembrarlo\/","title":{"rendered":"Il male non \u00e8 mai banale, ma forse vuol sembrarlo"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1963 compariva il saggio di Hannah Arendt <em>La banalit\u00e0 del male<\/em>. Ella era rimasta colpita dall&#8217;aria dimessa e dalla mentalit\u00e0 ordinaria, da ragioniere, di Adolf Eichmann, il gerarca nazista rapito in Argentina da agenti israeliani, che lo avevano condotto a Gerusalemme, dove era stato processato e condannato a morte per il ruolo centrale svolto nella politica di sterminio a danno degli ebrei nella Germania hitleriana. Secondo la Arendt &#8211; che minimizza gli aspetti illegali del processo, a cominciare dal rapimento effettuato in un Paese terzo, che aveva riconosciuto all&#8217;imputato il diritto di asilo &#8211; Eichmann era un individuo assolutamente normale, addirittura banale nella sua normalit\u00e0 di funzionario di un apparato statale mostruoso, e proprio questo l&#8217;aveva in special modo impressionata. Secondo lei, in un certo senso, sarebbe stato assai pi\u00f9 &quot;normale&quot; che uomini come Eichmann, responsabili della sofferenza e della morte di centinaia di migliaia di esseri umani, fossero vistosamente affetti da qualche tara psicologica o psichiatrica, mentre proprio la loro normalit\u00e0 generava un problema morale di difficile soluzione, quasi angoscioso: come \u00e8 possibile che delle persone cos\u00ec interamente, piattamente normali, possano, di fatto, agire come dei mostri, al servizio di sistemi criminali e di idee assassine?<\/p>\n<p>Giusta o sbagliata che sia la tesi dell&#8217;ebrea Hannah Arendt (che fu per anni, da parte sua, l&#8217;amante del filosofo Martin Heidegger, una delle menti pi\u00f9 eccelse della Germania, ma che aveva accolto con grande favore l&#8217;avvento del nazismo; e anche <em>questo<\/em> \u00e8 terribilmente banale), a partire dalla pubblicazione de <em>La banalit\u00e0 del male<\/em>, nell&#8217;immaginario collettivo occidentale \u00e8 penetrata e si \u00e8 stabilita l&#8217;idea che il male non veste, necessariamente, degli abiti spettacolari, ma che, al contrario, sovente si mimetizza e s&#8217;incarna in individui mediocri, con qualcosa di goffo, di pedante, di limitato; individui scarsamente dotati o del tutto privi di fantasia e d&#8217;immaginazione, che non sanno pensare in grande, ma si limitano a fornire la loro obbedienza e la loro collaborazione a qualcosa che \u00e8 pi\u00f9 grande di loro, a ordini che non discutono, perch\u00e9 non sono avvezzi a discutere ci\u00f2 che viene dall&#8217;alto. Naturalmente, in questa immagine rientrano i malvagi, per cos\u00ec dire, di secondo e terzo livello, insomma gli esecutori, o, al massimo, gli organizzatori del male, non coloro che lo concepiscono e che sanno valutarne e soppesarne tutte le reali implicazioni; insomma, non i geni del male, ma i semplici manovali del male, o, tutt&#8217;al pi\u00f9, i &quot;tecnici&quot; del male, dal momento che una societ\u00e0 tecnologica ha bisogno del consenso e della fedelt\u00e0 di codesti tecnici &quot;amorali&quot; per portare a buon fine i suoi piani strategici, siano essi, di per s\u00e9, buono o malvagi.<\/p>\n<p>Per noi, che pensiamo al male come una efficienza, e non come una deficienza; che lo pensiamo, da cristiani, come un entit\u00e0 ben definita, anzi, come una persona, come uno spirito assai intelligente; per noi, cio\u00e8, che lo pensiamo come <em>il<\/em> Male, con la lettera maiuscola, perch\u00e9 ha una identit\u00e0 precisa e quindi anche un nome proprio (e se scriviamo &quot;diavolo&quot; con la minuscola non \u00e8 per disconoscere il suo carattere di persona, ma per mostrargli la nostra totale disistima, e perch\u00e9 lo riteniamo indegno di essere anche lontanamente paragonato a Colui contro il quale si \u00e8 ribellato, e per odio al quale tende continuamente le sue insidie agli uomini), il discorso sulla banalit\u00e0 si presenta come pi\u00f9 articolato e complesso. S\u00ec, \u00e8 vero: a volte il male assume il volto inespressivo, e quasi rassicurante, dell&#8217;uomo e della donna banali, dei tipici uomini-massa che si muovono secondo la corrente, fanno quel che fanno gli altri, come lo fanno gli altri, e non si distinguono in nulla da innumerevoli altri, se non, forse, per il particolare zelo che mettono in ci\u00f2 che fanno, anche se si tratta di qualcosa di orrendo. Per\u00f2 \u00e8 altrettanto vero che questa banalit\u00e0, nei disegni del grande burattinaio del Male, il diavolo, serve soprattutto da maschera, appunto per mimetizzarsi e confondersi nella folla anonima (tute le folle sono anonime e dunque la societ\u00e0 moderna, che \u00e8 la societ\u00e0 di massa, si presta particolarmente bene a tale strategia della mimetizzazione del male). Il che significa che bisogna andare oltre l&#8217;apparenza e riconoscere quel che si cela dietro la maschera.<\/p>\n<p>Queste riflessioni si sono sviluppate in noi dopo l&#8217;ultima &quot;sparata&quot; del nuovo generale dei gesuiti, padre Sosa Abascal, il quale, non pago di avere affermato che noi non sappiamo esattamente cosa abbia detto Ges\u00f9 Cristo, perch\u00e9 a quel tempo non c&#8217;erano i registratori a catturare la sua viva voce, ha ora dichiarato che il diavolo non esiste, ma \u00e8 solo una immagine simbolica per esprimere la realt\u00e0 del male, con la minuscola. Le sue precise parole, tanto incredibili quanto disinvolte, sono state: <em>Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male<\/em>. Con il che, oltre a smentire e sbugiardare i <em>Vangeli<\/em> e duemila anni di Magistero della Chiesa, ha dato dei visionari e dei ciarlatani a tutti i sacerdoti esorcisti, e anche a dei santi illustri, quali Giovanni Bosco o Jean Marie-Vianney, per non parlare di Pio da Pietrelcina, i quali, a proposito del diavolo, non hanno espresso teorie o elucubrazioni personali, ma hanno portato la loro concreta esperienza di vita: perch\u00e9 lo hanno visto, lo hanno affrontato, e non una volta sola, ne hanno subito gli assalti, lo hanno riconosciuto nel corpo sofferente dei posseduti, lo hanno sconfitto con le armi della penitenza, della preghiera e della fede. Per non parlare di ci\u00f2 che i dottori della Chiesa e gli stessi pontefici hanno sempre sostenuto, rifacendosi alle Scritture e alla Tradizione, compreso Paolo VI, il quale, nell&#8217;udienza generale del 15 novembre 1972, ricord\u00f2, senza badare allo sconcerto e alle critiche del mondo, la terribile realt\u00e0 del diavolo, essere personale, potente e intelligente, che sta in agguato per trascinare gli uomini lontano da Dio, verso la rovina morale.<\/p>\n<p>Evidentemente, padre Sosa Abascal ha una concezione gnostica del cristianesimo: ritiene che ci sia un livello popolare, ingenuo, che va bene per i sacerdoti come Gabriele Amorth, per i bambini e le vecchiette un po&#8217; credule, un po&#8217; deboli di nervi e di cervello; ed un livello alto, per i sapienti e gli intelligenti come lui, i quali hanno trovato la maniera di ovviare alla mancanza di registrazioni su nastro delle parole di Ges\u00f9, moltiplicando e raffinando gli strumenti esegetici ed ermeneutici e sovrabbondando in &quot;discernimento&quot;, che, secondo lui, \u00e8 cosa diversa dal mettere in dubbio la Parola di Ges\u00f9 (equilibrismi verbali veramente&#8230; gesuitici). Tuttavia, si tratta solo di questo? Certo, sarebbe gi\u00e0 abbastanza: perch\u00e9 un generale dei gesuiti il quale \u00e8 pi\u00f9 gnostico che cattolico, pone evidentemente una serie di problemi, e, innanzitutto, la domanda: come \u00e8 possibile che proprio lui sia stato eletto a ricoprire una carica di quella importanza, a diventare il &quot;papa nero&quot;? Che cosa si insegna, oggi, nei seminari cattolici, e particolarmente in quelli dei gesuiti? E come mai la dottrina che viene insegnata nei seminari, e specialmente presso i gesuiti, \u00e8 cambiata cos\u00ec tanto, cos\u00ec radicalmente, sia nello stile, sia nei contenuti, rispetto a quella che vi si insegnava non pi\u00f9 di due o tre decenni fa? Che cosa \u00e8 cambiato, dopo il Concilio Vaticano II, e specialmente durante il pontificato di Giovanni Paolo II, e infine, ora, con quello di Francesco? Che cosa bisogna dedurne: che i preti e i fedeli di una o due generazioni fa avevano capito ben poco della Rivelazione divina, e perfino delle Sacre Scritture? Che non avevano appreso, nel corso di duemila anni, a leggere e comprendere bene il santo Vangelo? Sosa Abascal, interrogato su questo punto cruciale, ossia sulla relativit\u00e0 della Parola di Dio, ha risposto: <em>Nell&#8217;ultimo secolo nella Chiesa c&#8217;\u00e8 stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente cosa volesse dire Ges\u00f9&#8230; capire\u00a0una parola, capire una frase&#8230; le traduzioni della Bibbia cambiano, si arricchiscono di verit\u00e0 storica&#8230;<\/em> Cos\u00ec, ha confermato che, nella storia della comprensione della parola di Dio, ci sono un &quot;prima&quot; e un &quot;dopo&quot;: prima del Concilio, quando si era capito pochino, e dopo il Concilio, quando finalmente si \u00e8 imboccata la strada giusta. Sono aumentate le tradizioni della <em>Bibbia<\/em>, si sono perfezionate le indagini filologiche&#8230; Che bello: cos\u00ec il <em>Vangelo<\/em> \u00e8 stato messo in mano ai sapienti e agli intelligenti: proprio quelle due categorie di persone alle quali Ges\u00f9 afferma che Dio ha negato la comprensione della Rivelazione, poich\u00e9 Egli l&#8217;ha riservata ai piccoli e ai semplici (cfr. <em>Matteo<\/em>, 11, 25).<\/p>\n<p>Come si vede, stiamo parlando di un questione enorme: una questione che viene sottaciuta, specialmente dai teologi modernisti e dal clero progressista, proprio per la sua enorme rilevanza, e perch\u00e9 farebbe nascere qualche domanda decisamente scomoda nella mente dei fedeli: che cosa sta succedendo, nella Chiesa, oggi? La Chiesa non \u00e8 il Partito Comunista dell&#8217;Unione Sovietica, di vecchia memoria: non pu\u00f2 venir fuori un Kruscev, come al XX Congresso, e dire che &quot;prima&quot; era tutto sbagliato, o quasi, e ora si deve voltare pagina (di fatto, qualche giornalista fece precisamente questo paragone, quando si aprirono i lavori del Concilio Vaticano II: come se la Chiesa di Pio XII fosse stata qualcosa di equiparabile all&#8217;Unione Sovietica di Stalin). Eppure, per quanto enorme sia tale questione, vi \u00e8 qualcosa di ancora pi\u00f9 grande, e ancora pi\u00f9 inquietante, che ci riconduce al nostro tema iniziale: l&#8217;apparente banalit\u00e0 del male. Non \u00e8 ammissibile che un Sosa Abascal, per il ruolo che ricopre &#8212; \u00e8 il numero uno dell&#8217;Ordine religioso pi\u00f9 potente della Chiesa cattolica &#8212; se ne venga fuori a spiattellare, con la massima noncuranza, che noi non sappiamo cosa disse realmente Ges\u00f9; e che aggiunga, qualche settimana dopo, per buona misura, che il diavolo non esiste, \u00e8 solo una figura simbolica. Se ci\u00f2 accade, e nessuno reagisce, a cominciare dal papa, ci\u00f2 significa che \u00e8 in atto una vera e propria mutazione antropologica fra i membri del clero, una mutazione che li ha trasformati in persone fredde, insensibili, tutte testa e niente cuore, che non si curano del male che seminano, dei dubbi, delle angosce, del disorientamento che diffondono. E come mai non se ne curano? Sarebbe normale, sarebbe umano, provare un certo senso di responsabilit\u00e0, se si provoca dolore e turbamento nel prossimo: lo prova perfino l&#8217;automobilista che, involontariamente, investe un passero che si era posato sul manto stradale: come pu\u00f2 non provarlo un alto esponente del clero cattolico, davanti allo sconcerto, all&#8217;amarezza e al pericolo di allontanare le anime, che le sue parole sconsiderate, folli, intollerabili, non possono non produrre? Evidentemente, i casi sono due: o non pensa di aver detto nulla di strano (ma rimane l&#8217;interrogativo sulla sua mancanza di compassione per le &quot;vittime&quot; dei suoi discorsi: sui credenti piccoli e semplici, tanto cari al cuore di Ges\u00f9); oppure sa benissimo quel che sta facendo, e non gliene importa nulla, perch\u00e9 lui non ama la Chiesa, non ama i cattolici, probabilmente non crede neppure in Dio, tanto meno in Ges\u00f9 Cristo. Chi ha letto anche superficialmente il <em>Vangelo<\/em>, sa che Ges\u00f9, al diavolo, credeva, eccome: fin dal principio della sua vita pubblica fu tentato dal diavolo; lo incontr\u00f2 pi\u00f9 volte lungo le strade della Palestina, esorcizzando gli indemoniati; e preg\u00f2 il padre suo, durante l&#8217;Ultima Cena, perch\u00e9 custodisse i suoi discepoli contro il maligno. Dunque, un generale dei gesuiti che definisce il diavolo &quot;una figura simbolica&quot; quasi certamente non crede nemmeno a Ges\u00f9 Cristo. Non \u00e8 possibile credere in Ges\u00f9 Cristo e non credere nel diavolo: perch\u00e9 ci\u00f2 equivarrebbe a fare di Ges\u00f9 un illuso, o un fanatico, o un bugiardo. Queste cose, le vedrebbe e le capirebbe anche un bambino; e padre Sosa Abascal, nonostante l&#8217;occhio pesante e l&#8217;aria un po&#8217; svampita, possiede di certo abbastanza intelligenza da vedere tutto questo, da vederlo perfettamente.<\/p>\n<p>Di fatto, vi sono delle persone dall&#8217;animo maligno, ma assolutamente &quot;normali&quot; quanto all&#8217;aspetto esteriore, che godono di strappare via dal prossimo ogni aura di poesia, ogni soffio di trascendenza, ogni dolce e consolante credenza che non sia suffragabile in termini esclusivamente razionali. Vi sono degli adulti, perfino delle maestre, che godono di poter prendere in giro un bambino, se scoprono che crede ancora a Babbo Natale, o alla Befana, e si compiacciono di osservare la sua incredulit\u00e0, il suo sgomento, la sua confusione davanti alla rivelazione che, a portargli i regali di fine anno, solo semplicemente i suoi genitori. Non vogliamo paragonare la credenza in Babbo Natale alla fede religiosa; era solo un esempio. Allo stesso modo, uomini come Sosa Abscal, col loro sorrisetto sornione, con la loro aria saputa, che non capiscono nemmeno la differenza tra una disputa filologica e una omelia della Santa Messa, godono nel seminare lo smarrimento e la confusione tra i loro fedeli, specialmente fra le anime pi\u00f9 candide e semplici, dicendo loro che non si sa cosa abbia detto Ges\u00f9, e che il diavolo non esiste; e anche uomini come il papa Francesco, che dicono, davanti a una assemblea di fedeli assetati di udire la Parola di Dio, che le tre Persone della Santissima Trinit\u00e0 sono sempre l\u00ec a litigare fra di loro, o che Ges\u00f9, sulla croce si \u00e8 &quot;fatto diavolo&quot;, &quot;brutto, che fa schifo&quot;. Godono di un piacere maligno, in cui vi \u00e8 sia il compiacimento per la loro (presunta) superiorit\u00e0 intellettuale, sia la gioia sadica di mandare in pezzi ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 caro al cuore delle persone, il loro tesoro spirituale, ricevuto sin dall&#8217;infanzia e custodito come la cosa pi\u00f9 preziosa per tutta la vita. Ma dietro quei sorrisetti beffardi, come il gatto che gioca col topo, e dietro quell&#8217;aria compiaciuta e presuntuosa, si cela una realt\u00e0 ben diversa: essi sono dei disperati, perch\u00e9 hanno perso la fede e rifiutano la consolazione. Per questo si danno un gran daffare a distruggere la speranza e la consolazione negli altri: perch\u00e9 vorrebbero trascinare tutti quanti nell&#8217;abisso della loro stessa disperazione. Sono personalit\u00e0 maligne, anime perse, dannate: preferirebbero veder il mondo andare in malora, che restar da soli con il loro tormento. E, intanto, simulano quell&#8217;aria soddisfatta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1963 compariva il saggio di Hannah Arendt La banalit\u00e0 del male. 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