{"id":25783,"date":"2011-02-27T08:32:00","date_gmt":"2011-02-27T08:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/27\/il-male-oscuro-della-famiglia-moderna-e-la-mancanza-di-speranza-nel-futuro\/"},"modified":"2011-02-27T08:32:00","modified_gmt":"2011-02-27T08:32:00","slug":"il-male-oscuro-della-famiglia-moderna-e-la-mancanza-di-speranza-nel-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/27\/il-male-oscuro-della-famiglia-moderna-e-la-mancanza-di-speranza-nel-futuro\/","title":{"rendered":"Il male oscuro della famiglia moderna \u00e8 la mancanza di speranza nel futuro"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 da oltre mezzo secolo che i sociologi parlano con preoccupazione di &quot;crisi&quot;, se non addirittura di &quot;morte&quot;, della famiglia.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 da altrettanto tempo che politici, economisti, pubblici amministratori sostengono di essersi fatti carico del problema, di essersi presi a cuore i destini della famiglia, di voler fare il possibile e, magari, l&#8217;impossibile per arrestarne il declino.<\/p>\n<p>Prima ancora, alcuni scrittori e drammaturghi d&#8217;avanguardia avevano incominciato a mostrare la famiglia come la sede di tutti i vizi, di tutte le meschinit\u00e0, di ogni possibile depravazione &quot;borghese&quot; e avevano lasciato dedurre al pubblico, quando non lo proclamavano a chiare lettere, che una simile istituzione meritava di sparire al pi\u00f9 presto dalla faccia della Terra, accompagnata dal disprezzo e dalla esecrazione di ogni spirito nobile ed &quot;illuminato&quot;.<\/p>\n<p>Da qualche anno, poi, una cultura &quot;progressista&quot; e &quot;radicale&quot; viene sostenendo che qualunque coppia di amanti, anche se uniti da vincoli assolutamente estemporanei, anche se ben decisi a non fare nemmeno un figlio, anche se entrambi uomini o entrambi donne, costituiscono ad ogni effetto una &quot;famiglia&quot; e che le spettano tutti i riconoscimenti giuridici.<\/p>\n<p>La crisi della famiglia, poi, \u00e8 apparsa strettamente legata all&#8217;andamento sempre pi\u00f9 sconfortante del tasso di incremento demografico, ormai in caduta libera, tanto da prefigurare l&#8217;Europa del ventunesimo secolo come un continente di anziani, con tutte le conseguenze, anche economiche e sociali, che ci\u00f2 comporta.<\/p>\n<p>E tutti questi fenomeni, se in Italia sono apparsi pi\u00f9 evidenti per una serie di ragioni che hanno la loro origine nelle particolarit\u00e0 e nelle numerose contraddizioni della &quot;via italiana&quot; alla modernit\u00e0, sono, comunque, tipici della modernit\u00e0 in quanto tale: prova ne sia che anche le societ\u00e0 tradizionali, allorch\u00e9 si aprono al modello economico e culturale dell&#8217;Occidente (ad esempio, all&#8217;interno del gigantesco flusso migratorio che ha per destinazione l&#8217;Europa e il Nord America), tendono a condividere la crisi dell&#8217;istituto familiare, sia pure in modi e tempi diversi.<\/p>\n<p>Ora, al di l\u00e0 delle (mancate) promesse, da parte dei politici e dei pubblici amministratori, di fare del loro meglio per invertire questa tendenza negativa, offrendo sostegno alle famiglie sotto forma di sgravi fiscali, di migliori servizi sociali, di agevolazioni e prestiti per l&#8217;acquisto della casa, eccetera, vale forse la pena di fermarsi a interrogarsi sul contesto culturale in cui si sta consumando, sotto i nostri occhi, dentro le nostre abitazioni, il dramma della famiglia moderna.<\/p>\n<p>La famiglia moderna, innanzitutto, \u00e8 l&#8217;erede diretta del mutamento socioeconomico provocato dalla Rivoluzione industriale: sradicata dalla campagna (il fenomeno, in Italia, si \u00e8 completato appena due generazioni fa), frettolosamente inurbata, trasformata in famiglia mononucleare, ha vissuto tutti i contraccolpi del boom industriale prima, della recessione e della crisi poi, nel contesto di un modo di produzione che \u00e8 passato dal primato del settore agricolo a quello del secondario e, da ultimo, del terziario avanzato, con una crescente mobilit\u00e0 delle persone, delle merci, del denaro, delle professioni e una progressiva globalizzazione dell&#8217;economia e della finanza.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo e la donna, i due soggetti fondanti della famiglia (ci scuseranno questa impostazione biecamente reazionaria i sostenitori della piena normalit\u00e0 delle coppie gay), hanno visto il proprio ruolo reciproco, la propria figura lavorativa e persino la propria identit\u00e0 psicologica, passare attraverso continui mutamenti, scossoni e relativi assestamenti, tutti subiti dall&#8217;esterno, come effetto delle sempre nuove esigenze del mercato e della tecnica; anche se, qualche volta &#8211; vedi femminismo degli anni Sessanta e Settanta del &#8216;900 &#8211; hanno potuto sembrare originati dall&#8217;interno, con tutte le loro conseguenze sul terreno sociale e legislativo, come la legalizzazione del divorzio prima, dell&#8217;aborto poi, infine delle coppie &quot;di fatto&quot;.<\/p>\n<p>La famiglia moderna, dunque, a differenza di quella rurale, non \u00e8 nata in maniera organica e spontanea: \u00e8 stata il prodotto di una radicale trasformazione del modo di produzione capitalistico e, di conseguenza, delle esigenze del mercato del lavoro, totalmente ristrutturato rispetto a quelle dell&#8217;economia pre-moderna, largamente basata sul lavoro a domicilio, sull&#8217;autoconsumo e su una limitata circolazione delle merci e del denaro.<\/p>\n<p>Anche se c&#8217;\u00e8 stato un momento &#8211; variabile da una societ\u00e0 all&#8217;altra &#8211; in cui, magicamente, la famiglia moderna sembrava aver trovato un proprio equilibrio, una propria stabilit\u00e0 materiale e morale, una propria autonomia e relativa autosufficienza, basata sulla larga disponibilit\u00e0 di beni materiali di consumo e alimentata dall&#8217;industria dell&#8217;immaginario per eccellenza, il cinema, presto imitata dalla televisione, possiamo ora vedere che quel &quot;magico&quot; momento ci era apparso tale solo per un errore di prospettiva e che esso recava gi\u00e0 in se stesso, fatalmente, i sintomi di quel male oscuro che, poco dopo, sarebbe esploso, portando ad un aumento esponenziale delle separazioni e dei divorzi; al dilagare del consumo di droghe, anche pesanti, fra i giovani; al crollo della natalit\u00e0; al venir meno dei pi\u00f9 elementari legami di solidariet\u00e0 e di sostegno reciproco fra i membri della famiglia medesima, travolta dalle logiche conflittuali tra i due genitori, tra i genitori e i figli, tra i figli maggiori e minori, tra i figli maschi e le figlie femmine.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8, dunque, il male oscuro della famiglia moderna; qual \u00e8 il demone nascosto che, scavando come il verme nella polpa della mela, ha finito per corrompere la famiglia nelle sue basi pi\u00f9 profonde, per minarne la stessa possibilit\u00e0 di sopravvivenza?<\/p>\n<p>Ebbene, anche se le sue componenti sono molteplici e svariate, un comune denominatore crediamo esista, ed \u00e8 questo: il venir meno di un orizzonte condiviso di speranza, tanto nel rapporto uomo-donna, quanto nel rapporto genitori-figli.<\/p>\n<p>Col venir meno della speranza, \u00e8 franato tutto il resto: gli effetti sopra descritti non sono che la naturale conseguenza di quella ferita originaria, di quel trauma che appare, alla fine, in tutta la sua gravit\u00e0, quanto pi\u00f9 si era cercato di occultarlo, di camuffarlo e persino di ignorarlo, ottenendo il solo risultato di aggravarne a dismisura le ricadute negative.<\/p>\n<p>Tutte le malattie agiscono in maniera tanto pi\u00f9 devastante, quanto meno vengono diagnosticate per tempo; e cos\u00ec \u00e8 stato anche per il venir meno di un orizzonte di speranza condivisa fra i membri della famiglia moderna.<\/p>\n<p>Ma speranza in che cosa, verso che cosa?<\/p>\n<p>Speranza, senza determinazioni: speranza e basta, intesa come intima, profonda persuasione che vi sar\u00e0 un futuro; che le difficolt\u00e0 potranno essere superate; che i disagi, gli smarrimenti, i mali presenti non dureranno per sempre, ma che alla fine verranno superati e risolti; che la pace e l&#8217;armonia trionferanno; che la serenit\u00e0 scender\u00e0 negli animi e render\u00e0 pi\u00f9 leggero il peso della vita, pi\u00f9 sopportabili i conflitti, pi\u00f9 utili per la crescita di ciascuno, le cadute.<\/p>\n<p>Quando tutto ci\u00f2 viene meno; quando le giornate diventano una corsa affannosa in mezzo a mille ostacoli, dove le tensioni, le frustrazioni e il conflitto non rafforzano il senso di collaborazione, ma fanno emergere il lato individualistico e la tendenza egoistica insita in ogni essere umano, allora la convivenza all&#8217;interno di un nucleo familiare diventa sempre pi\u00f9 simile al soggiorno coatto in una prigione, da cui si spera di evadere al pi\u00f9 presto, magari lasciando solo macerie alle proprie spalle, tanto forti sono la rabbia e il rancore accumulati.<\/p>\n<p>Certo, potremmo fare come tanti sociologi politicamente corretti e deprecare il cattivo uso dei beni di consumo, specialmente dei mezzi di trasporto privati e dei mass media: perch\u00e9 una famiglia ove ogni membro adulto possiede la propria automobile ed almeno un apparecchio televisivo &quot;personale&quot;, \u00e8 una famiglia dove il dialogo e la compagnia reciproca sono ridotti al minimo.<\/p>\n<p>Potremmo anche prendercela con i ritmi di lavoro insostenibili, con la difficolt\u00e0 materiale di incontrarsi e di parlare, con le troppe ore passate fuori casa dai genitori: tutte cose vere, ma sappiamo benissimo che il tempo veramente prezioso, nei rapporti fra uomo e donna e, ancor pi\u00f9, fra genitori e figli, non \u00e8 quello quantitativo, oggettivamente sempre pi\u00f9 limitato, ma quello qualitativo, che niente e nessuno ci potranno mai sottrarre.<\/p>\n<p>E se noi non sappiamo realizzare relazioni significative all&#8217;interno del tempo qualitativo &#8211; dieci minuti alla sera coi bambini, a raccontar loro una fiaba; momenti anche veloci, ma intensi, di dialogo e di gesti affettuosi con il partner, che si trovano sempre, se c&#8217;\u00e8 la volont\u00e0 di trovarli, a dispetto di tutto e persino del turno lavorativo notturno: allora dovremmo avere la capacit\u00e0 di riconoscere che i fattori esterni sono, s\u00ec, importanti, ma non decisivi; e che non \u00e8 onesto attribuir loro la responsabilit\u00e0 principale nella crisi della famiglia.<\/p>\n<p>La crisi della famiglia \u00e8, certamente, una crisi di relazioni, indotta da un meccanismo economico e da un modello socioculturale che vanno nella direzione dell&#8217;esteriorit\u00e0, del materialismo e dell&#8217;edonismo spicciolo; ma \u00e8 anche, a monte, una crisi di persone, cio\u00e8 una crisi di essere: la crisi del modo di essere proprio della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo senso, non si pu\u00f2 comprendere nulla della crisi della famiglia, se non la si pone in relazione con la crisi dell&#8217;individuo moderno: con la crisi del suo senso complessivo dell&#8217;esistenza, del suo rapporto con se stesso e con il mondo, dei valori e delle priorit\u00e0 che rendono bella e desiderabile quella avventura che si chiama &quot;famiglia&quot; e che si costruisce giorno per giorno, vedendo in essa non gi\u00e0 il luogo in cui le potenzialit\u00e0 individuali vengono mortificate e sacrificate, ma, al contrario, in cui vengono esaltate, proprio attraverso un rapporto dinamico e sempre rinegoziabile con le sacrosante esigenze dell&#8217;altro: della moglie, del marito, dei genitori, dei figli, dei nonni e dei nipoti.<\/p>\n<p>L&#8217;orizzonte di speranza, senza il quale la famiglia non pu\u00f2 sopravvivere, \u00e8 quello che si crea attraverso il superamento delle difficolt\u00e0 mediante l&#8217;impegno comune, lo sforzo comune, la maturazione comune; e che si realizza solo a condizione che ciascuno sia disposto a rinunciare a qualcosa del proprio punto di vista, del proprio utile, del proprio ego. E tutto ci\u00f2 non si verifica se non vi \u00e8 un esplicito patto di solidariet\u00e0, se non vi \u00e8 una promessa, un impegno di portare avanti un progetto comune, nella buona come nella cattiva sorte.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 le libere unioni non possono pretendere di essere equiparate alla famiglia: in esse non vi \u00e8 la formalizzazione di questo impegno, di questo progetto, di questa volont\u00e0 di durata. Al contrario, si reggono sull&#8217;associazione temporanea di due individualit\u00e0 che non vogliono rinunciare a nulla della propria &quot;libert\u00e0&quot;: dimenticando che la vera libert\u00e0 \u00e8 quella che si realizza attraverso il riconoscimento del limite, e non gi\u00e0 in maniera assoluta.<\/p>\n<p>Certo, questo \u00e8 un discorso che non piace, oggi: tutti vogliono sentir parlare di diritti, mai di doveri; ciascuno vuole sentirsi &quot;libero&quot; di inseguire il sogno della propria affermazione, non con gli altri, ma indipendentemente dagli altri e, se occorre, anche contro gli altri. Gli altri vanno bene finch\u00e9 servono i nostri progetti; poi diventano un peso opprimente, una limitazione insopportabile, una prigione. \u00abL&#8217;inferno sono gli altri\u00bb, sentenziava il cattivo maestro Sartre. E noi siamo diventati tutti un po&#8217; sartriani, di questi tempi; ci viene sempre pi\u00f9 spontaneo vedere nell&#8217;altro un impedimento, un impaccio, un ostacolo, non certo una preziosa occasione di crescita, di maturazione, di approfondimento della nostra autentica umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Il progetto da cui nasce la famiglia si basa su una scommessa: una scommessa sul futuro, una scommessa su se stessi, una scommessa sull&#8217;altro: sulla sua lealt\u00e0, sulla sua trasparenza, sulla sua affidabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Una scommessa, per definizione, comporta la libera assunzione di una percentuale di rischio; e chi ha ancora voglia di rischiare, in un mondo come il nostro, fatto di diritti garantiti, anche se fasulli, e di feroce individualismo proprietario?<\/p>\n<p>Perci\u00f2, non ci si venga a dire che la famiglia \u00e8 in crisi perch\u00e9 il lavoro scarseggia, perch\u00e9 gli affitti delle case sono troppo alti, perch\u00e9 mancano gli asili nido. Tutte queste cose sono importanti ed \u00e8 giustissimo pretendere che i nostri amministratori e i nostri uomini politici cerchino delle soluzioni; ma se anche il lavoro abbondasse, gli affitti venissero dimezzati e gli asili nido sorgessero come funghi, questo ancora non basterebbe per ridare vitalit\u00e0 alla famiglia.<\/p>\n<p>Mancherebbe la cosa principale: la dimensione della speranza, il coraggio di credere nel domani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 da oltre mezzo secolo che i sociologi parlano con preoccupazione di &quot;crisi&quot;, se non addirittura di &quot;morte&quot;, della famiglia. 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