{"id":25779,"date":"2007-06-02T09:36:00","date_gmt":"2007-06-02T09:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/02\/luomo-e-il-lupo-la-coesistenza-quasi-impossibile\/"},"modified":"2007-06-02T09:36:00","modified_gmt":"2007-06-02T09:36:00","slug":"luomo-e-il-lupo-la-coesistenza-quasi-impossibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/02\/luomo-e-il-lupo-la-coesistenza-quasi-impossibile\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo e il lupo: la coesistenza (quasi) impossibile"},"content":{"rendered":"<p><em>&quot;NORMANDIA (Francia): anno 1812. Un&#8217;ottantina di soldati francesi avanza faticosamente tra la neve per raggiungere l&#8217;accampamento. I soldati sono quasi giunti alla m\u00e9ta, quando vengono improvvisamente assaliti da grossi branchi di lupi affamati. A tre, a quattro per volta, i lupi si scagliano con violenza contro gli uomini tentando di azzannarli. A colpi di baionetta e di calcio di fucile, i soldati cercano disperatamente di difendersi dai feroci assalitori. La furibonda lotta si protrae per ore e ore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alla fine, sul campo si presenta una scena veramente terrificante: sparsi tra avanzi di armi e di uniformi, giacciono uccisi circa 300 lupi, ma purtroppo anche tutti i soldati francesi hanno perduto la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fatti di questo genere, che fino al secolo scorso [il XIX, nota bene] non erano rarissimi, fortunatamente oggi non accadono pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;uomo, con la sua caccia spietata, ha avuto vittoria sul feroce lupo: ormai esso \u00e8 relegato in poche zone.&quot;<\/em><\/p>\n<p>(Da &quot;Enciclopedia Conoscere&quot;, Milano, Fratelli Fabbri Editori, edizione 1970, vol. IX, p. 1732-1733).<\/p>\n<p>Oggi, come ben sappiamo, il lupo (<em>canis lupus<\/em>) non \u00e8 stato solamente sconfitto e relegato in poche zone d&#8217;Europa, Asia e Nord America; \u00e8 addirittura un animale ormai a rischio di estinzione. Il fatto che l&#8217;uomo sia il responsabile di tale drammatica situazione ha prodotto, giustamente, alcuni sensi di colpa nella cultura europea, che ha presentato per secoli e millenni questo forte mammifero dal pelame grigio-bruno o nerastro, alto in media 85 cm. e lungo (coda compresa) m. 1,80 per un peso di 40-50 kg. Questo non significa che la sua cattiva fama, sia nel folklore (favole, canzoni, artigianato in legno) che nella letteratura fosse del tutto immeritata &#8211; naturalmente, dal punto di vista dell&#8217;uomo. C&#8217;\u00e8 stato realmente un tempo, ed \u00e8 durato alcune migliaia di anni, in cui il lupo non solo era un temibile concorrente dell&#8217;essere umano nel medesimo spazio vitale, attaccando, ad es., i suoi animali domestici e specialmente gli ovini, ma giungeva a costituire un reale pericolo fisico per l&#8217;uomo, che non esitava ad attaccare, letteralmente, fin sulla porta di casa. D&#8217;inverno, poi, con la neve alta e la mancanza di selvaggina, non solo le stalle ma le stesse case dei luoghi pi\u00f9 isolati erano esposte alle sue furiose razzie, tanto che morire sbranati da un lupo era, almeno fino al XVIII secolo, una possibilit\u00e0 tutt&#8217;altro che remota per quanti abitavano fuori dai centri abitanti e, in certi casi, perfino all&#8217;interno di questi ultimi.<\/p>\n<p>Se si sfogliano i registri parrocchiali del 1500 e 1600, si scopre che gli atti di morte redatti in Italia, specialmente nel Nord e nel Nord-est, testimoniano la frequenza con la quale il lupo assaliva le persone e le divorava; n\u00e9 si trattava sempre e solo di bambini e pastorelli. In un atto di morte del 3 agosto 1594, conservato nell&#8217;Archivio parrocchiale della cattedrale di Ceneda, si pu\u00f2 leggere questo raccapricciante documento: <em>&quot;Verso le ore nove Lucia di Michiel Jacomaz fu assalita dal luppo appresso mezo la strada della Ricera, et mangiata tutte le parti del Corpo da mezzo in gi\u00f9, il che fu cosa spaventosa et di compassione vederla; fu sepolta nella Cathle da p. Gio:Batta Eugerio la serra doppo il vespero&quot;<\/em> (ved. Rino Bechevolo-Basilio Sartori, <em>Ceneda. La cattedrale e i suoi vecchi oratori,<\/em> Vittorio veneto, 1978, p. 199). E stiamo parlando di una zona suburbana dell&#8217;Alto Trevigiano che, per essere fortemente antropizzata e per l&#8217;attento governo dei boschi e del territorio da parte del governo della Serenissimo, non si poteva certo considerare una elle pi\u00f9 incolte e rinselvatichite dell&#8217;Italia di allora.<\/p>\n<p>Situazione ancora pi\u00f9 drammatica, se possibile, si registrava nell&#8217;area del Friuli non solo montano e pedemontano, ma anche in aperta pianura, ove esistevano ancora grandissimi e fitti boschi. Scrive Piercarlo Begotti (in <em>Per una storia del lupo nel Friuli occidentale di antico regime,<\/em> nel n. 1 della rivista <em>La Loggia<\/em> di Pordenone, dicembre 1988): <em>&quot;La lettura ei registri parrocchiali (i pi\u00f9 antichi, nel Friuli occidentale, datano agli anni Ottanta del Cinquecento) \u00e8 un continuo raccapriccio, perquel che riguarda le morti provocate dagli animali, e non ci riferiamo a quelli domestici, che pure sono menzionati, ma proprio ai lupi:<\/em> mangiati da i lovi, fu sepolta la testa e una gamba sopra ritrovati <em>(Zoppola, 1623);<\/em> mangiato da i lovi, solo certi pezzetti d&#8217;ossi, e pocca cotica di testa fu sepolto <em>(Zoppola,1623);<\/em> fu ucciso da lupi, erano n. 3, et mezo divorato, et mezo dal petto in su sepolto; questo caso successe fra Sedran et S. Quirino <em>(San Quirino, 1628);<\/em> fuit a lupo dilaniata, cuius nonnulla ossa sepolta fuerunt <em>(Pasiano, 1630);<\/em> fuit a lupo dilaniata, cuius reliquiae sepultae fuerunt <em>(Pasiano, 1630) e pensiamo sia sufficiente. Del resto, il rapporto era reciproco: se l&#8217;animale dilaniava le sue vittime, anche il corpo del lupo veniva stracciato e almeno alcuni suoi pezzi erano utilizzati dagli uomini. La pelle poteva tornare utile per il vestiario, la coda per altri scopi, come si legge nel libro dei camerari di valvasone, che il 12 settembre 1554 spesero 2 soldi per comperare<\/em> una choda de lovo per nectar li altari. <em>In ogni caso, una ricerca sistematica non \u00e8 stata ancora condotta, disponiamo per il momento solo di dati parziali, che consentono tuttavia di formulare alcune ipotesi di lavoro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per Pasiano, esiste memoria di 12 casi, compresi fra il 1630 e il 1673, ma di questi 7 sono concentrati tra il 26 aprile e il 28 maggio 1631, pi\u00f9 altri quattro tra giugno 1630 e gennaio 1631, mentre l&#8217;incidente del 1673 (8 luglio) \u00e8 sporadico e riguarda un bambino di 5 anni daPerdina, localit\u00e0 ai margini della foresta della Mantova. I primi 11, se si escludono una donna di 60 anni e una di 24, sono tutti relativi a ragazze tra i 14 e i 18 anni: dunque, un assalto rivolto soprattutto a donne, giovani e giovanissime, realt\u00e0 che in parte riscontriamo anche altrove (13 su 26 a San Giovanni di Casarsa, 3 su 5 a Zoppola) e che sar\u00e0 da approfondire, se non vogliamo ricorrere a facili e banali motivazioni psicologiche e sessuali (il &#8216;sesso debole&#8217;). Dei 26 sbranati dai lupi a San Giovanni di Casarsa tra il 1625 e il 1633, quasi la met\u00e0 sono compresi tra la fine del 1630 e l&#8217;inizio del 1632, mentre a San Quirino si infittiscono nel 1628, a Zoppola i 5 casi sono diluiti tra il 1623 e il 1632; anche a Provesano il 1623 \u00e8 ricordato perla singolare crudelt\u00e0, tuttavia \u00e8 sul periodo 1629-1631 che si concentra la mortalit\u00e0 maggiore causata dal lupo: l&#8217;epoca apocalittica di carestie e peste, che nel Friuli occidentale furono causa di una temporanea regressione dell&#8217;agricoltura&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Sempre a quegli anni, infatti, si riferiscono i versi del poeta Ciro di Pers (1599-1633) che, nel suo <em>Canzoniere,<\/em> descrive i grandi branchi di lupi che scendono dalle montagne all&#8217;inizio dell&#8217;inverno, simili all&#8217;annuncio di una barbarie ritornata, di un generale sconvolgimento della civilt\u00e0 europea che si accinge ad affrontare una delle prove pi\u00f9 tremende della sua storia millenaria: la micidiale Guerra dei Trent&#8217;Anni, che avrebbe lasciato desolate e spopolate intere regioni del continente. E si noti la coincidenza con la terribile pestilenza del 1630, di manzoniana memoria.<\/p>\n<p>Questo non significa che il rapporto fra l&#8217;uomo e il lupo sia stato sempre cos\u00ec crudamente conflittuale. \u00c8 un fatto, tuttavia, che fino alle soglie della modernit\u00e0 il lupo ha costituito un pericolo concreto per l&#8217;uomo (ed \u00e8 vero, naturalmente, e a maggior ragione, anche il contrario), tanto da creare insicurezza e paura in molte zone d&#8217;Europa, anche occidentale (la pi\u00f9 antropizzata) fino ai primi anni del XIX secolo. In questo clima si pu\u00f2 capire come al lupo fossero attribuite le stragi verificatesi, fra il 1764 e il 1767, nella regione francese del G\u00e9vaudan (corrispondente, pi\u00f9 o meno, all&#8217;odierno dipartimento della Loz\u00e8re. Le vittime furono pi\u00f9 di cento e la popolazione locale era convinta che si trattasse di un grosso lupo, ragion per cui venne condotta una cacia sistematica, anche con l&#8217;intervento di un corpo scelto di archibugieri inviati personalmente dal re Luigi XV. Effettivamente vennero uccisi alcuni lupi di straordinaria grandezza, ma gi\u00e0 allora cominciarono a farsi strada dei dubbi fra gli abitanti del G\u00e9vaudan, dubbi che gli studiosi moderni di criptozoologia hanno ulteriormente evidenziato. Dei normali lupi, anche se particolarmente grossi e affamati, non possono aver provocato un&#8217;ecatombe di quelle dimensioni; anche le modalit\u00e0 degli attacchi e le testimonianze dei pochi scampati fanno pensare a qualche cosa d&#8217;altro, qualche cosa in cui vi fosse la regia di esseri umani.<\/p>\n<p>Ma quei tempi sono passati per sempre e il lupo, soggetto a una vera e propria politica di sterminio, con le pubbliche autorit\u00e0 che pagavano una somma di denaro per ogni capo abbattuto, sia di adulto che di cucciolo, \u00e8 giunto quasi ovunque, in Europa, assai vicino alla soglia del pericolo di estinzione. Scrive il noto naturalista svizzero Vinzenz Ziswiler (in <em>Animali estinti e in via di estinzione,<\/em> Milano, Mondadori, 1975, p. 87):<em>&quot;Durante il Medio Evo, la caccia fu molto in voga, tanto che certe specie di animali selvatici gi\u00e0 allora divennero rare. Lo sterminio dei carnivori era considerato come un atto i particolare valore. Nel villaggio in cui appariva un lupo, tutti gli abitanti venivano chiamati alle armi per combattere la belva con ogni mezzo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Un tempo l&#8217;areale del lupo era vastissimo, poich\u00e9 comprendeva tutta l&#8217;America del Nord, dalla tundra artica fino al Messico, tutta l&#8217;Europa e gran parte dell&#8217;Asia, arrivando fino all&#8217;India e al Giappone. Oggi la situazione \u00e8 drammaticamente mutata e, su quegli immensi territori, il lupo sopravvive solo all&#8217;interno di piccole &#8216;isole&#8217; separate l&#8217;una dall&#8217;altra. Negli Stati Uniti d&#8217; America, una modesta popolazione di lupi \u00e8 presente ormai solo nello Stato del Minnesota, mentre una sottospecie di lupo rosso vaga tra Texas e Louisiana (si tenga presente che il lupo \u00e8 in grado, in circostanze favorevoli, di percorrere fino a 100 km. al giorno, spostandosi prevalentemente col favore del buio). In tutta l&#8217;Europa centro-occidentale \u00e8 praticamente scomparso, compresa la Scandinavia ove pure era numeroso, ma dove \u00e8 stato distrutto con l&#8217;impiego di aerei ed elicotteri. L&#8217;ultimo lupo delle isole britanniche fu abbattuto in Scozia nel 1782. Sopravvivono piccole popolazioni nella Penisola Iberica, sugli Appennini (specialmente meridionali), nei Balcani e sui monti della Grecia. Anche in Asia la sua presenza si \u00e8 fortemente ridotta, specialmente in Cina e in India, ove la crescita demografica umana e la messa a coltura di sempre nuovi territori lo ha scacciato da molte regioni dove era frequente sino a pochi anni or sono. Esisteva anche una specie sud-americana di lupo (<em>disocyon australis<\/em>), presente sull&#8217;arcipelago delle isole Falkland o Malvine, (da non confondersi con il crisocione o lupo delle Pampas), ma si \u00e8 estinto a causa della caccia praticata dall&#8217;uomo nei primi anni del XIX secolo. Quando il giovane naturalista Charles darwin visit\u00f2 l&#8217;arcipelago, negli anni Trenta dell&#8217;Ottocento, esso era gi\u00e0 completamente scomparso: il fatto \u00e8 ricordato nel suo <em>Viaggio di un naturalista intorno al mondo.<\/em> Le uniche regioni dove esistano popolazioni ancora relativamente consistenti sono quelle artiche del Canada e della Russia, specialmente a nord delle grandi foreste di conifere, nella tundra.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che il lupo \u00e8 stato salvato da una serie di provvedimenti legislativi dell&#8217;ultima ora, quando gi\u00e0 la sua estinzione totale cominciava a delinearsi nella seconda met\u00e0 del Novecento. Scrive Luigi Boitani (su <em>Airone,<\/em> n. 1, maggio 1981): <em>&quot;Nel 1972, il Fondo mondiale perla natura, la cui sede centrale \u00e8 a Gland in Svizzera, ha lanciato una grande campagna internazionale per salvare gli ultimi lupi, detta suggestivamente operazione San Francesco. Il primo atto \u00e8 stato quello di vietarne la caccia in molti paesi, quali il Canada, la Svezia, la Spagna. In Italia si \u00e8 atteso fino al 1976 per trasformare in legge il decreto tre anni prima. Il Fondo si \u00e8 poi assunto l&#8217;onere di risarcire ogni eventuale danno causato dal lupo ai pastori. Ma il risultato pi\u00f9 notevole della campagna in difesa del lupo \u00e8 stato la sua completa &#8216;riabilitazione&#8217; gli occhi dell&#8217;opinione pubblica, grazie anche agli studi scientifici appositamente promossi, negli Stati Uniti e in Italia, sulle abitudini e sulla vita dell&#8217;animale, che hanno sfatato alcuni assurdi luoghi comuni sulla sua pericolosit\u00e0. Del resto, il numero cos\u00ec esiguo di lupi rimasti e la loro naturale diffidenza nei confronti dell&#8217;uomo rendono difficile perfino la possibilit\u00e0 di incontro.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La straordinaria capacit\u00e0 di resistenza e di adattamento del lupo ha rappresentato la sua salvezza, specialmente nell&#8217;Italia centrale, dove gli ungulati (cervi e caprioli, sue prede abituali) sono da tempo scomparsi e dove il lupo \u00e8 spesso costretto a frequentare gli immondezzai alle porte dei paesi. Il sistema di caccia del lupo contribuisce a selezionare le prede, migliorando la qualit\u00e0 media delle loro popolazioni. Infatti i lunghi, estenuanti inseguimenti implicano inevitabilmente che dalla mandria in fuga si stacchino, prima o poi, i membri pi\u00f9 vecchi, ammalati o comunque deboli, gi\u00e0 predestinati alla morte, o quelli pi\u00f9 giovani.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che cosa accada quando vengono a mancare i predatori, lo testimonia in maniera esemplare una comunit\u00e0 di cervi protetti sull&#8217;altipiano di Kaibab, in Arizona, dove in 25 anni (dal 1906 al 1931) vennero sterminati quasi tutti i predatori esistenti, circa 600 esemplari tra lupi, puma, linci, coyotes. Il risultato fu che la popolazione di cervi crebbe a dismisura, il rapporto animali-risorse divenne disastroso e oltre 60 mila esemplari di cervi morirono per la fame e per le malattie, riportando il numero totale, dopo oltre 30 anni, a quello originario.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, possiamo dire che in questi ultimi anni si \u00e8 operata una crescita, nel livello di consapevolezza dell&#8217;essere umano nei confronti dei suoi fratelli minori, gli animali, che ha contribuito a ridefinire anche sul piano filosofico-esistenziale il posto dell&#8217;uomo nella natura. Sotto l&#8217;influsso della cosiddetta ecologia profonda, si \u00e8 giunti a mettere in discussione la visione brutalmente antropocentrica che ha caratterizzato il divenire storico degli ultimi secoli, per lasciar posto ad una visione cosmocentrica, nella quale ogni specie e ogni luogo esistente in natura meritano attenzione e rispetto. Si \u00e8 finalmente compreso che la terra non \u00e8 semplicemente un grande magazzino al quale attingere per prelevare risorse indiscriminatamente n\u00e9, a maggior ragione, una discarica ove stoccare i rifiuti di uno sviluppo tecnologico e industriale senza coscienza e senza lungimiranza. In tale ottica, anche il difficile, millenario rapporto fra l&#8217;uomo e il lupo \u00e8 stato reimpostato su nuove basi. Il forte e coraggioso carnivoro, gi\u00e0 cantato da Omero nell&#8217;<em>Iliade<\/em> agli albori della civilt\u00e0 greca, \u00e8 tornato ad apparirci come una presenza importante, la cui sopravvivenza \u00e8 indice del grado di saggezza e tolleranza raggiunto dall&#8217;uomo stesso. E nelle pagine dell&#8217;ormai classico libro <em>Mai gridare al lupo<\/em> del biologo canadese Farley Mowat, veramente questo fiero animale ci viene restituito in tutta la sua forza e bellezza, l\u00e0 dove esso &#8211; come accade nella tundra artica &#8211; pu\u00f2 ancora condurre una libera esistenza nel cuore di una natura incontaminata, e non \u00e8 costretto &#8211; come accade sempre pi\u00f9 spesso, in Europa e non solo &#8211; a cercare i mezzi per sopravvivere fra i sacchi dell&#8217;immondizia e in mezzo alle discariche il cui lezzo ammorba i paesaggi degradati della nostra &#8216;civilt\u00e0&#8217; industriale.<\/p>\n<p>Effettivamente, anche in questo caso dovremmo tornare a rivolgerci con atteggiamento di umilt\u00e0 e con capacit\u00e0 di ascolto alla cultura del tanto calunniato Medioevo (i &#8216;secoli bui&#8217; di illuministica memoria!), quando uno dei pi\u00f9 grandi personaggi della civilt\u00e0 europea, Francesco d&#8217;Assisi, dava l&#8217;esempio della mano tesa verso le altre creature di Dio, lupo compreso. <em>&quot;Al tempo, che Santo Francesco dimorava nella citt\u00e0 d&#8217;Agobio, nel contado d&#8217;Agobio, &#8211;<\/em> troviamo scritto nei <em>Fioretti di San Francesco<\/em> di autore anonimo, al capitolo XXI &#8211; <em>appar\u00ec un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini; intantoch\u00e9 tutti i cittadini istavano in gran paura, perocch\u00e8 spesse volte s&#8217;appressava alla cittade. E andavano armati quando uscivano ella cittadella, come se eglino andassono a combattere; e contuttoci\u00f2 non si poteano difendere da lui, chi in lui si scontrava solo; e per paura di questo lupo e&#8217; vennono a tanto, che nessuno era ardito d&#8217;uscire fuori della erra.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per la qual cosa, avendo compassione Santo Francesco agli uomini della terra, si volle uscire fuori a questo lupo; bench\u00e9 i cittadini al tutto ne lo sconsigliavano. E facendosi il segno della santa croce, usc\u00ec fuori della terra egli co&#8217; i suoi compagni, tutta la sua confidenza ponendo in Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E dubitando gli altri d&#8217;andare pi\u00f9 oltre, Santo Francesco prese il cammino inverso il luogo dov&#8217;era il lupo. Ed ecco che, vedendo molti cittadini, li quali erano venuti a vedere questo miracolo, il detto lupo si fa incontro a Santo Francesco colla bocca aperta, e appressandosi a lui, Santo Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamalo a s\u00e9, e dice cos\u00ec: -Vieni qui, frate lupo. Io ti comando dalla parte di Cristo, che tu non facci male n\u00e9 a me n\u00e9 a persona. &#8211; Mirabile cosa! Immantinente che Santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca, e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente, come un agnello, e gittossi alli piedi di Santo Francesco a giacere. E allora santo Francesco gli parl\u00f2 cos\u00ec: &#8211; Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, ed hai fatto grandi maleficj, guastando e uccidendo le creature di Dio senza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardimento d&#8217;uccidere e guastare gli uomini, atti alla immagine di Dio, per la qual cosa tu se&#8217; degno delle forche, come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t&#8217;\u00e8 nemica. Ma io voglio, frate lupo, far pace fra tee costoro; sicch\u00e9 tu non offenda pi\u00f9, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e n\u00e9 uomini n\u00e9 cani ti perseguitino pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dette queste parole, il lupo, con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare di capo, mostrava di accettare ci\u00f2 che Santo Francesco dicea, e di volerlo osservare. Allora santo Francesco disse. &#8211; Frate lupo, dappoich\u00e9 ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch&#8217;io ti far\u00f2 dare le spese continuamente, mentre che tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicch\u00e9 tu non patirai pi\u00f9 fame; imperocch\u00e9 io lo so bene che tu perla fame hai fatto ogni male. Ma poi ch&#8217;io t&#8217;accatto questa grazia, io voglio, rate lupo, che tu mi imprometta, che tu non nuocerai mai a nessuna persona umana n\u00e9 ad animale: promettimi tu questo? -. E il lupo con inchinare di capo fece evidente segnale che il prometteva. E Santo Francesco s\u00ec dice: &#8211; Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede d questa promessa, acciocch&#8217;io mene ossa bene fidare. &#8211; E distendendo la mano Santo Francesco, per ricevere la sua fede, il lupo lev\u00f2 su il pie&#8217; ritto dinanzi e dimesticamente lo puose sulla mano di Santo Francesco, dandogli quello segnale di fede, ch&#8217;egli potea.&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 possibile (ma non certo, si badi) che il racconto del lupo di Gubbio, tramandato dai <em>Fioretti di San Francesco<\/em>, sia solo un&#8217;allegoria morale, e che il feroce lupo da tutti braccato, e reso mansueto e benevolo dall&#8217;infinito amore del Santo, fosse in realt\u00e0 un personaggio umano, un brigante tristemente famoso per le sue gesta sanguinarie e poi convertito e rabbonito. \u00c8 possibile, ripetiamo. Ma ci\u00f2 non toglie nulla al valore ecologico e al significato profondo di quell&#8217;apologo: che \u00e8 possibile, cio\u00e8, realizzare un nuovo tipo di rapporto fra uomo e natura, in cui l&#8217;uomo non sia pi\u00f9 soltanto un super-predatore deciso a distruggere ogni forma di vita che intralcia le sue attivit\u00e0 economiche e che mette in ombra la sua pretesa di una assoluta e dispotica signoria sull&#8217;intera natura.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 che anche il lupo, in una tale prospettiva, con la sua coraggiosa volont\u00e0 di sopravvivenza, con la sua forza e con la sua tenacia, non abbia qualche cosa da insegnarci. Qualcosa che un tempo, probabilmente, sapevamo in maniera spontanea e istintiva; ma che poi, a partire da quando ci siamo oltremodo insuperbiti per le realizzazioni di un Logos strumentale e calcolante, capace di ogni forma di manipolazione sulla natura, abbiamo &#8211; con nostro e altrui danno &#8211; dimenticato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;NORMANDIA (Francia): anno 1812. Un&#8217;ottantina di soldati francesi avanza faticosamente tra la neve per raggiungere l&#8217;accampamento. 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