{"id":25772,"date":"2021-08-04T02:22:00","date_gmt":"2021-08-04T02:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/04\/il-lato-nascosto-della-tragedia-del-vajont\/"},"modified":"2021-08-04T02:22:00","modified_gmt":"2021-08-04T02:22:00","slug":"il-lato-nascosto-della-tragedia-del-vajont","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/04\/il-lato-nascosto-della-tragedia-del-vajont\/","title":{"rendered":"Il lato nascosto della tragedia del Vajont"},"content":{"rendered":"<p>La sera del 9 ottobre 1963 una frana del Monte Toc dovuta alle piogge provoc\u00f2 la tracimazione del lago artificiale formato dalla diga del torrente Vajont, a 710 metri d&#8217;altezza sul mare, e la precipitosa discesa a valle di un&#8217;immensa ondata di acqua e fango che spazz\u00f2 letteralmente il paese di Longarone, situato in pendio, non lungi dalla sponda del Piave, e di alcuni borghi vicini, per un totale di oltre 2.000 vittime, tra le quali quasi 500 bambini. Erano le nove di sera quando il disastro si abbatt\u00e9 a valle, dopo aver parzialmente distrutto i paesi di Erto e Casso, situati vicino alla diga: un&#8217;ora in cui quasi tutti erano gi\u00e0 a casa o indugiavano nei bar prima di rientrare per coricarsi; pochissimi erano fuori e furono proprio questi che ebbero qualche possibilit\u00e0 di salvarsi, correndo a precipizio verso l&#8217;alto: per tutti gli altri non ci fu nulla da fare, morirono senza quasi avere il tempo di rendersi conto di ci\u00f2 che stava accadendo. Ancora oggi, passeggiando per il paese interamente ricostruito e osservando con un po&#8217; di attenzione le facciate delle case, si pu\u00f2 osservare il punto esatto in cui si ferm\u00f2 l&#8217;onda di piena risalendo su per la sponda opposta del Piave: \u00e8 il punto in cui le nuovissime costruzioni, fra le quali spicca la brutta chiesa in stile ultramoderno e post-conciliare, cedono il posto bruscamente ai vecchi edifici di prima del 1963, e lo si individua benissimo (cfr. il nostro articolo, correda di foto d&#8217;epoca, <em>Chiesa e neochiesa: c&#8217;\u00e8 un &quot;prima&quot; e un &quot;dopo&quot;<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 06\/12\/17). Tutto questo \u00e8 cosa nota e tutti gli abitanti del Nord Est che hanno l&#8217;et\u00e0 giusta lo ricordano con sgomento e raccapriccio, perch\u00e9 la tragedia colp\u00ec profondamente l&#8217;animo delle genti venete e friulane, imprimendosi indelebilmente nella loro memoria.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una cosa tuttavia che pochissimi conoscono e che noi stessi facciamo presente con una certa trepidazione, perch\u00e9 non ne possediamo le prove inconfutabili, ma ne abbiamo solo una testimonianza indiretta; ci sembra nondimeno che sia giusto parlarne, perch\u00e9, se fosse confermata, getterebbe una luce diversa su quella terribile tragedia. Non alludiamo a qualche nuovo studio o perizia di carattere geologico o ingegneristico, e neppure a qualche inchiesta giornalistica rimasta ignota al grande pubblico: su tale terreno si \u00e8 gi\u00e0 detto molto, forse perfino troppo, e del resto non \u00e8 quello che qui c&#8217;interessa, n\u00e9 possediamo una specifica competenza per sentirci autorizzati ad aggiungere qualcosa a quanto \u00e8 gi\u00e0 stato ampiamente dibattuto nel corso di tutti questi anni. Ci riferiamo invece a un evento di natura spirituale, che, se fosse confermato, potrebbe forse consentire una lettura completamente nuova di quell&#8217;ormai lontano dramma, appunto in chiave spirituale e morale. Si tratta di questo: poche ore prima della tragedia, al tramonto del 9 ottobre 1963, per le vie di Longarone vi sarebbe stata una vera e propria processione blasfema, con gravissimi atti di oscena irrisione verso la Madre Santissima di Ges\u00f9 Cristo (e qui ricordiamo il particolare significativo che la statua lignea di Maria Vergine posta nella chiesa parrocchiale venne trascinata a valle dall&#8217;onda del Vajont e ripescata a Fossalta, a 100 km. di distanza, danneggiata e priva delle mani, per essere poi collocata nella chiesa nuova, unico arredo del precedente edificio sopravvissuto alla catastrofe). Un fatto che fa venire in mente il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, che provoc\u00f2 qualcosa come 100.000 vittime: secondo la testimonianza di due santi sacerdoti i quali, oltretutto, si prodigarono nell&#8217;opera di assistenza ai senza tetto, don Luigi Orione e Annibale Maria di Francia, poche ore prima del sisma vi sarebbero state, in quella citt\u00e0, una serie di manifestazioni anticristiane a carattere sacrilego, organizzate dalla massoneria locale e dal circolo <em>Giordano Bruno<\/em>, che andarono dall&#8217;esibizione di striscioni con la scritta <em>Dio non esiste<\/em>, alla sfilata di una processione blasfema che celebrava la distruzione della religione cattolica a Messina, la quale, giunta alla spiaggia, aveva gettato in mare un crocifisso; fino alla declamazione di una canzoncina che terminava con le parole: <em>O Bambinello mio, vero Dio e vero uomo (&#8230;) tu che sai, che non sei ignoto, manda a tutti un terremoto<\/em>.<\/p>\n<p>N\u00e9 si tratta di un episodio isolato, anche se gli storici ufficiali si guardano bene dal ricordarlo, per non incorrere nel pi\u00f9 grave dei reati culturali oggi esistenti: il politicante scorretto. Ne abbiamo parlato a proposito del terremoto di Haiti del gennaio 2010 (cfr. L&#8217;articolo<em>: Il terremoto di Haiti \u00e8 la conseguenza di un patto col Diavolo?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 01\/02\/10, e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 19\/01\/18); e abbiamo toccato indirettamente questo argomento anche parlando delle presunte profanazioni eucaristiche del 1955 a Castagnole, in provincia di Treviso (cfr. <em>C&#8217;\u00e8 un segreto indicibile dietro la morte del vescovo Egidio Negrin?<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 25\/01\/18). In tutti questi casi, sia gli abitanti delle localit\u00e0 interessate, sia l&#8217;opinione pubblica nel suo insieme, specie nella componente progressista, tendono a reagire malissimo, sentendosi offesi dall&#8217;accostamento fra peccato e calamit\u00e0, rimproverando a chi osa farlo di avere una concezione punitiva di Dio, come se Egli amasse la vendetta per il gusto di far soffrire gli uomini. Costoro non vogliono vedere che non \u00e8 Dio a mandare i castighi, ma il peccato stesso che chiama, per cos\u00ec dire, la giusta mercede per i peccatori. Non si pu\u00f2 pensare d&#8217;infrangere impunemente l&#8217;ordine della creazione, d&#8217;insultare il Creatore e beffarsi delle cose pi\u00f9 sacre, senza che ci\u00f2 conduca necessariamente a una reazione dell&#8217;ordine violato e produca i frutti amari che derivano dalla ribellione a Dio.<\/p>\n<p>Ma torniamo al fatto del Vajont. Ad aver &quot;visto&quot;, non fisicamente ma in stato di rapimento spirituale, l&#8217;orrenda profanazione di Longarone, \u00e8 stato, nel 1945 &#8212; e dunque con ben diciotto anni di anticipo &#8212; don Guido Bortoluzzi, un sacerdote nativo di Puos d&#8217;Alpago nella diocesi di Belluno, che all&#8217;epoca era parroco di Casso, il paesino friulano delle Prealpi Carniche (allora in provincia di Udine, dal 1968 in quella di Pordenone) pi\u00f9 prossimo alla grandiosa e a suo modo perfetta, ma imprudente diga, progettata dall&#8217;ingegnere milanese Carlo Semenza fra il 1926 e il 1958 e rapidamente portata a termine nel 1960, vale a dire meno di tre anni prima della tragedia e quindici dopo la visione di quel prete dalla misteriosa vita interiore.<\/p>\n<p>Della figura affascinante, e per certi aspetti spiazzante, di quest&#8217;ultimo, ci siamo gi\u00e0 occupati a suo tempo, in relazione alle sue visioni e rivelazioni mistiche (cfr. l&#8217;articolo: <em>La Genesi biblica secondo don Guido Bortoluzzi<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 16\/01\/17). Qui tuttavia non intendiamo parlare dell&#8217;aspetto pi\u00f9 noto della sua sorprendente opera, quello relativo all&#8217;interpretazione biologica e antropologica del primo libro della <em>Bibbia<\/em>, bens\u00ec di una visione che egli ebbe molti anni prima della tragedia del Vajont e che ne costituisce in certo qual modo l&#8217;antefatto. La riportiamo nelle parole di Renza Giacobbi, la studiosa che raccolse la testimonianza viva dell&#8217;ormai anziano sacerdote e che, con amore e scrupolosit\u00e0, cur\u00f2, dopo la morte di lui, la pubblicazione dei suoi scritti, con il titolo di <em>Genesi biblica. Nuova luce sulle origini dell&#8217;uomo, della terra e dell&#8217;universo<\/em>; in questo caso, per\u00f2, non si tratta d&#8217;un racconto scritto, ma di cose che ella ud\u00ec direttamene dalle labbra di don Bortoluzzi (Belluno, Stampato in proprio, 2003, pp. 44-46):<\/p>\n<p><em>Nel primo anno del suo ministero a Casso egli ebbe un sogno profetico.<\/em><\/p>\n<p><em>Vide, con 18 anni d&#8217;anticipo, l&#8217;enorme frana staccarsi dal monte Toc, invadere il bacino del lago del Vajont e l&#8217;acqua tracimare con forza oltre la diga e incanalarsi spaventosamente per la stretta e ripida valle che porta a Longarone. Vide la massa d&#8217;acqua scendere precipitosamente a zig zag verso il paese e spazzare via case, strade, piazza, chiesa, municipio, cimitero&#8230; quindi l&#8217;enorme distesa piatta e gialla di limo ricoprire ogni cosa appiattendo tutto. Vide i morto e quelli che stavamo per morire mentre annaspavano disperatamente fra gli spasimi cercando di salvarsi. Ne riconobbe molti, fra i quali anche l&#8217;Arciprete di Longarone mons. Bortolo L\u00e0rese e il suo cappellano e parente don Lorenzo L\u00e0rese.<\/em><\/p>\n<p><em>Sconvolto, cerc\u00f2 di responsabilizzare i paesi interessati inviando ai rispettivi sindaci e parroci lettere circostanziate. Descrisse perfino la linea di demarcazione fra le case che sarebbero state travolte e quelle che sarebbero rimaste illese. Ma, a quell&#8217;epoca, la diga e il lago del Vajont non c&#8217;erano ancora e, dunque, non fu preso seriamente. Tutti ne risero, ma molti di costoro persero la vita diciott&#8217;anni dopo.<\/em><\/p>\n<p><em>Incominciava cos\u00ec per don Guido il calvario di essere considerato un personaggio strano.<\/em><\/p>\n<p><em>Don Guido per\u00f2 non rivel\u00f2 nelle sue lettere e nei suoi appunti la descrizione di una scena che, nella medesima visione, opere cedeva la catastrofe e che mi raccont\u00f2 a viva voce. Vide snodarsi lungo le vie di Longarone una processione formata da alcuni giovinastri che portavano infilati su bastoni i genitali di bovini raccolti al macello comunale intonando frasi blasfeme e irripetibili sull&#8217;aria delle Litanie Lauretane: \u00abSanta&#8230;, ora pro nobis\u00bb con evidente atteggiamento di scherno. Dedusse che l&#8217;episodio avvenne qualche ora prima della caduta della frana dalla luce del tramonto della scena che vide.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fatto che il Signore abbia fatto vedere a don Guido la catastrofe in stretta sequenza logica cin quella infelice e blasfema processione ci spinge a credere che fra i due eventi ci fosse un nesso per far capire a noi uomini come un comportamento irrispettoso possa alienarci la protezione di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Dio non castiga; Dio, quando viene respinto, solamente si astiene dalla Sua protezione nel rispetto della libert\u00e0 che ha dato all&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Don Guido tuttavia ripeteva:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab\u00c8 improprio chiamarlo castigo di Dio perch\u00e9 Dio in \u00e8 vendicativo. Non \u00e8 Dio che manda i castighi, anche se questo \u00e8 il termine che usa la Bibbia per far intendere che tra due fatti c&#8217;\u00e8 un nesso di causa-effetto. Il castigo ce lo diamo noi stessi perch\u00e9 \u00e8 la naturale conseguenza dell&#8217;allontanamento dalla protezione di Dio. Purtroppo in questi casi vengono coinvolti degli innocenti. Ma la colpa non \u00e8 di Dio. Anzi, stiamone certi, Dio \u00e8 vicino alle vittime innocenti e spiritualmente le sostiene. Dio ha a cuore la salvezza di tutti, quella eterna. Inoltre, la parte pi\u00f9 pesante della sofferenza, specialmente quella degli innocenti, la porta Lui stesso. Certo \u00e8 che se il Signore mal sopporta che Lo si bestemmi, non permette che s&#8217;insulti la Vergine Immacolata!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ovviamente il cedimento del Monte Toc era gi\u00e0 in corso da mesi. \u00c8 chiaro che non si pu\u00f2 attribuire a Dio l&#8217;improvviso franamento.<\/em><\/p>\n<p><em>La protezione di Dio non evita le calamit\u00e0 naturali, ma pu\u00f2 evitare che si assommino gli errori umani e, in particolare, che le persone arrivino alla conclusione della loro vita impreparate.<\/em><\/p>\n<p><em>Al tempo della sciagura del Vajont, avvenuta nella tarda serata del 9 ottobre del 1963, don Guido da dieci anni era partito da Casso ed erano passati diciott&#8217;anni dalla visione. Molti avevano dimenticato la sua profezia ed erano andati incontro alla morte.<\/em><\/p>\n<p>Che dire di questa visione? Non abbiamo la pretesa di decidere in modo apodittico della credibilit\u00e0 di don Guido Bortoluzzi. Quelli che l&#8217;hanno conosciuto ne parlano come di un&#8217;anima candida e di un sacerdote di grande fede e accesa spiritualit\u00e0, che speriment\u00f2 per tutta la vita l&#8217;incomprensione e l&#8217;ironia degli altri e perci\u00f2 anche la loro inevitabile conseguenza, la solitudine. Abbiamo chiesto qualcosa delle sue visioni a una signora del paese di Chies d&#8217;Alpago, ove egli fu per tanti anni parroco, che allora svolgeva mansioni di perpetua e che quindi l&#8217;ha conosciuto bene e lo ricordava come un buon sacerdote. Tuttavia: <em>Per carit\u00e0, don Guido, non mi parli di queste cose, perch\u00e9 non le voglio sentire<\/em>, era solita rispondergli quando lui entrava in argomento; e ne parlava ancora, a tanti anni di distanza, con lo sconcerto e il turbamento che doveva aver provato allora. La signora Renza Giacobbi, invece, che da tanti anni si adopera per mantenere vivo non solo il ricordo del buon prete, ma anche il contenuto delle sue visioni mistiche, non ha dubbi: don Guido era assolutamente sincero e incapace d&#8217;impostura. Per ci\u00f2 che riguarda il caso specifico della visione relativa ai fatti del Vajont, che si pu\u00f2 considerare un caso di preveggenza, sarebbe necessario intervistare le persone di una certa et\u00e0 per sapere se a Longarone ebbe realmente luogo la processione blasfema del 9 ottobre 1963, cos\u00ec come la declamazione parodistica e sacrilega delle <em>Litanie Lauretane<\/em>. Ma se anche fosse tutto vero, qualcuno obietter\u00e0 di certo, come si conciliano l&#8217;amore e la misericordia di Dio con un castigo cos\u00ec terribilmente severo? E gli innocenti che vi furono coinvolti: come si concilia la loro sorte con l&#8217;infinita bont\u00e0 divina? Don Bortoluzzi ha gi\u00e0 risposto a tali obiezioni, e la sua risposta \u00e8 simile a quella di sant&#8217;Annibale Maria di Francia o, pi\u00f9 recentemente, a quella del domenicano Giovanni Cavalcoli. Non \u00e8 Dio che si vendica castigando, ma gli uomini che attirano su di s\u00e9 le conseguenze dei loro peccati. E per un cristiano la sofferenza degl&#8217;innocenti \u00e8 s\u00ec un mistero ma non un ostacolo insuperabile alla fede: anzi forse proprio essa \u00e8 per noi sorgente di grazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sera del 9 ottobre 1963 una frana del Monte Toc dovuta alle piogge provoc\u00f2 la tracimazione del lago artificiale formato dalla diga del torrente Vajont,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-25772","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25772","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25772"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25772\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}