{"id":25770,"date":"2008-02-05T02:20:00","date_gmt":"2008-02-05T02:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/02\/05\/un-film-al-giorno-il-grande-silenzio-di-sergio-corbucci-1968\/"},"modified":"2008-02-05T02:20:00","modified_gmt":"2008-02-05T02:20:00","slug":"un-film-al-giorno-il-grande-silenzio-di-sergio-corbucci-1968","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/02\/05\/un-film-al-giorno-il-grande-silenzio-di-sergio-corbucci-1968\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abIl grande silenzio\u00bb di Sergio Corbucci (1968)"},"content":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 fare un buon western senza disporre di un <em>budget<\/em> miliardario, di un cast da <em>kolossal<\/em>, senza nemmeno andarlo a girare a casa del diavolo e, soprattutto, senza indulgere ai soliti luoghi comuni, anzi articolando un serio discorso di critica sociale?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 s\u00ec, purch\u00e9 si abbiano idee, stile e un minimo di coerenza intellettuale. Tre qualit\u00e0 che il regista Sergio Corbucci &#8211; classe 1927, una laurea in economia e commercio, e una gavetta prima come giornalista, poi come aiuto-regista- ha mostrato di possedere in misura apprezzabile allorch\u00e9, nel 1968, ha girato uno sei suoi film migliori: <em>Il grande silenzio<\/em>.<\/p>\n<p>Era una co-produzione italo-francese, e ci\u00f2 spiega la presenza di Jean-Louis Trintignant nel ruolo del protagonista. Infatti, se \u00e8 vero che l&#8217;attore francese, allora trentottenne, era gi\u00e0 ben noto al pubblico italiano fin dal 1962, grazie a <em>Il sorpasso<\/em> di Dino Risi, in cui aveva affiancato Vittorio Gassman, il pubblico francese &#8211; notoriamente nazionalista &#8211; avrebbe certo gradito un proprio beniamino, piuttosto che un attore italiano, nei panni dell&#8217;interprete principale; e i produttori tengono sempre conto di questo aspetto, nella scelta degli attori. Tuttavia, pur nata da banali ragioni commerciali, la scelta si rivel\u00f2 felicissima. Trintignant, nella parte del pistolero Silenzio, risult\u00f2 semplicemente perfetto.<\/p>\n<p><em>&quot;Interprete timido e schivo, abilissimo nel costruire personaggi apparentemente impassibili che per\u00f2 riescono a mostrare in modo sofferto i propri sentimenti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec lo definisce l&#8217;<em>Enciclopedia del cinema<\/em> della Garzanti (Milano, 204, vol. 2, p. 1.166), ed \u00e8 un ritratto che calza a pennello per l&#8217;interpretazione dell&#8217;attore francese ne <em>Il rande silenzio<\/em> di Corbucci; interpretazione tanto pi\u00f9 impegnativa in quanto il pistolero Silenzio, da ragazzino, aveva subito il taglio delle corde vocali da parte dei <em>bounty-killers<\/em> che volevano impedirgli di denunciare gli assassini dei suoi genitori. Silenzio, dunque, \u00e8 un muto: e Trintignant recita tutto il film senza mai poter pronunciare una parola, ma solo adoperando lo sguardo, la mimica e le pause: una prova che non tutti avrebbero potuto superare cos\u00ec brillantemente.<\/p>\n<p>Il film non va confuso con due altre pellicole che recano lo stesso titolo. La prima \u00e8 una produzione italiana filmata da Giovanni Zannini nel 1936 e interpretata dalla mitica Luisa Ferida: \u00e8 la storia di un prete che conosce l&#8217;autore di un delitto per il quale \u00e8 stato incolpato, invece, suo nipote; ma non pu\u00f2 rivelare la verit\u00e0, perch\u00e9 gli \u00e8 stata raccontata sotto il sacramento della confessione. La seconda, invece, \u00e8 una produzione statunitense del 1942 (ma il titolo originale era <em>And Now Tomorrow<\/em>, ossia &quot;E adesso, domani&quot;), girata da Irving Pichel e interpretata da Loretta Young e Alan Ladd: storia un po&#8217; banale di un giovane medico che s&#8217;innamora di una bella ereditiera e che riesce a guarire, e ovviamente a sposare, liberandola dalla sordit\u00e0 (ecco spiegata la ragione del titolo nella versione italiana).<\/p>\n<p>Il film di Corbucci non \u00e8 affatto il solito spaghetti-western e, pur non essendo un capolavoro (Mereghetti e Morandini gli concedono tre stelle ciascuno e altrettante Pino Farnotti, che in genere \u00e8 pi\u00f9 largo di manica nelle valutazioni complessive), esce decisamente dai limiti di genere pi\u00f9 o meno convenzionali, e s&#8217;impone per l&#8217;originalit\u00e0 e la sobria coerenza.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 l&#8217;ambientazione esterna \u00e8 particolarmente originale. Niente deserti infuocati (magari girati in Spagna o ancora pi\u00f9 vicino), niente guglie rocciose scolpiti dal vento e niente <em>cactus<\/em> giganti sullo sfondo di tramonti infuocati nella sconfinata prateria. Il paesaggio \u00e8 invernale, nevoso, senza un raggio di sole; ghiaccio e neve avvolgono ogni cosa, si cammina e si cavalca affondando nel soffice manto bianco; tutt&#8217;intorno al paese in cui si svolge la vicenda, montagne bianche di neve che ricordano le Alpi o magari il Polo. Si penserebbe di essere in qualunque posto, tranne che nel Sud-ovest degli Stati Uniti, e precisamente nello Utah.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come la cornice geografica e atmosferica, anche il contesto storico \u00e8 fuori dagli schemi abituali. Siamo nel 1899: l&#8217;anno successivo alla guerra ispano-americana, che avrebbe fruttato agli Stati Uniti il ricco bottino di Cuba, Portorico, Guam, le Filippine e, indirettamente, anche le isole Hawaii, facendone una potenza imperialistica di peso mondiale. L&#8217;epoca mitica della conquista del West si \u00e8 ormai conclusa da un paio di decenni, gli Indiani sono gi\u00e0 stati sconfitti e messi in ginocchio; le loro terre interamente sottratte; il bisonte, che pascolava in mandrie sterminate di milioni d&#8217;esemplari, pressoch\u00e9 sterminato. Nel film, infatti, non si vedono n\u00e9 bisonti, n\u00e9 Indiani: anche per questo verso, non si direbbe proprio di essere nel Far West.<\/p>\n<p>La caduta della neve \u00e8 un fenomeno inusuale, che ha per effetto quello di stanare dalle montagne una folla di cenciosi fuor-legge i quali vivevano alla macchia, affamati e disperati: in gran parte piccoli delinquenti o, addirittura, persone che si sono messe nei guai con la legge per motivi accidentali; tutti, per\u00f2, inseguiti da una taglia con su scritto: <em>Dead or Alive,<\/em> &quot;Vivo o morto&quot;. E tutte quelle taglie fanno terribilmente gola a un piccolo esercito di spietati <em>bounty-killers<\/em>, spinti ad affrettarsi dalla voce che il governatore dello Stato avrebbe intenzione di concedere, entro qualche settimana, una amnistia per i delitti di minore entit\u00e0.<\/p>\n<p>Il film ha inizio con l&#8217;arrivo, al paese di Snow Hill, di due personaggi assai diversi, che viaggiano entrambi a bordo delle diligenza: il nuovo sceriffo (interpretato dall&#8217;attore Frank Wolff), venuto a prendere il posto del suo predecessore; ed il pistolero Silenzio, che dirige la sua infallibile pistola di preferenza verso i cacciatori di taglie, da lui odiati per motivi personali, ma che non ha mai rivelato a nessuno.<\/p>\n<p>Lo sceriffo \u00e8 un tipo umano e di buon senso, buon tiratore, ma in fondo terribilmente ingenuo. Neanche lui vede di buon occhio i <em>bounty-killers<\/em>, verso i quali nutre un aperto disprezzo e che considera poco meno deleteri, per l&#8217;ordine pubblico, degli stessi fuorilegge. Inoltre \u00e8 a conoscenza della prossima amnistia, detesta le violenze inutili e sa che molti di coloro che sono ricercati dalla giustizia sono soltanto dei poveracci, pi\u00f9 sfortunati che malvagi, i quali non aspettano altro che il provvedimento di clemenza del governatore per fare ritorno alle proprie case e alle proprie famiglie. Nutre una grande fiducia nell&#8217;autorit\u00e0 della legge e pensa che, grazie ad essa, la regione potr\u00e0 progredire nella pace e nel benessere.<\/p>\n<p>L&#8217;altro viaggiatore, Silenzio, \u00e8 un pistolero tutto vestito di nero e che non parla mai (si scoprir\u00e0 poi che \u00e8 muto). Per poter uccidere i <em>bounty killers<\/em> senza incorrere nei rigori della legge, ha inventato un metodo particolarissimo: estrarre per secondo e sparare per primo. In pratica, egli li provoca e aspetta che siano loro a mettere mano alle armi; poi, con fulminea velocit\u00e0, estrae la sua pistola (che non \u00e8 una classica <em>Colt<\/em>, ma un&#8217;arma a tiro rapido, dall&#8217;aspetto assai poco &quot;western&quot; e che ricorda, piuttosto, una <em>Mauser<\/em> della prima guerra mondiale) e li uccide senza piet\u00e0. Una &quot;tecnica&quot; rischiosissima, che richiede una capacit\u00e0 di estrarre e di far fuoco in una frazione di secondo e, pertanto, un tempismo e un sangue freddo eccezionali.<\/p>\n<p>Ma a Snow Hill stanno anche accorrendo, come si \u00e8 detto, i peggiori elementi della regione, spinti dalla prospettiva di guadagnare molto denaro uccidendo o catturando i ricercati. Il pi\u00f9 feroce di essi, Tigrero (impersonato dall&#8217;attore Klaus Kinsk, reso particolarmente repulsivo da una calzamaglia di lana sotto il cappello da cow-boy e dai guanti di lana, con i quali si protegge da una patologica sensibilit\u00e0 al freddo, che gli conferiscono una oscena apparenza quasi femminea), non ha dubbi: meglio morti. Cos\u00ec non danno fastidi e li si pu\u00f2 spedire anche per diligenza, a mo&#8217; di bagaglio, come appunto sta facendo: ci penser\u00e0 il freddo a conservare intatti i cadaveri.<\/p>\n<p>Il primo scontro fra Silenzio e Tigrero potrebbe essere anche l&#8217;ultimo, perch\u00e9 il primo uccide fulmineamente alcuni cacciatori di taglie e potrebbe fare la stessa cosa col secondo, ma viene fermato all&#8217;ultimo momento dallo sceriffo, bene intenzionato ma inopportuno. Per intanto, confisca a Tigrero il denaro delle taglie, gli sequestra le armi e si prepara a scortarlo verso le prigioni della citt\u00e0 pi\u00f9 vicina, illudendosi di avere la situazione sotto controllo e di poter riportare la tranquillit\u00e0 nel piccolo paese, ormai stanco dei continui episodi di violenza.<\/p>\n<p>Intanto, Silenzio si reca a casa di una giovane vedova mulatta (l&#8217;attrice esordiente Vonetta McGee), che lo ha fatto venire per ingaggiarlo allo scopo di uccidere Tigrero, che le ha assassinato il marito, e al quale offre tutti i suoi risparmi. Tra le loro due solitudini, quella del muto che ha visto uccidere i suoi genitori sotto i propri occhi, e quella della giovane donna che ha assistito all&#8217;uccisione del marito, nasce improvvisamente un tenero sentimento che sfocia nell&#8217;amore. Ma la bella mulatta, se gode della simpatia e dell&#8217;amicizia di alcune donne del paese e, in particolare, della proprietaria di un locale d&#8217;appuntamento (Marisa Merlini), \u00e8 da tempo insidiata dalla concupiscenza di un ambiguo commerciante del posto (il bravo Luigi Pistilli), che se la intende a meraviglia con i <em>bounty-killers<\/em>, coi quali intrattiene loschi affari.<\/p>\n<p>Il dramma ha inizio allorch\u00e9 lo sceriffo lascia il paese, a cavallo, per condurre Tigrero in prigione, non prima di aver consigliato ai pusillanimi abitanti di lasciare un carro con dei viveri fuori dell&#8217;abitato, in modo che i fuorilegge delle montagne trovino di che sfamarsi e non procurino molestie ad alcuno.<\/p>\n<p>Ma Tigrero, con un astuto stratagemma, elude la sorveglianza del suo custode e ne provoca la morte, facendolo affogare nell&#8217;acqua gelida di un lago, dopo aver sparato con la carabina sulla sottile lastra di ghiaccio. Subito dopo, torna in paese alla testa di una vera e propria orda di cacciatori di taglie e cattura, in un colpo solo, tutti i fuori-legge che, attratti dalle provviste, si erano avvicinati al carro senza sospettare un tranello.<\/p>\n<p>Silenzio, che \u00e8 rimasto gravemente ferito alle mani e non pu\u00f2, quindi, impugnare la pistola, \u00e8 riuscito a nascondersi con l&#8217;aiuto della sua donna, dopo averla liberata per sempre dalle insidie del pezzo grosso locale che voleva violentarla, uccidendolo. Ma Tigrero, con infinito cinismo, dopo aver assassinato a sangue freddo l&#8217;amica della vedova, fa ammassare i prigionieri nel <em>saloon<\/em> del paese e mette in giro un <em>ultimatum<\/em>: verranno uccisi tutti quanti, a meno che Silenzio non si presenti entro lo scoccare della mezzanotte. Egli conosce bene il suo avversario, e sa perfettamente che non lascer\u00e0 mai compiersi un simile spargimento di sangue, senza tentar di fare qualcosa per aiutare quei disgraziati.<\/p>\n<p>E ha visto giusto, ancora una volta.<\/p>\n<p>Nonostante le preghiere della giovane mulatta, disperata all&#8217;idea di perdere nel modo pi\u00f9 atroce anche il suo secondo uomo, Silenzio, nel cuore della notte, sotto una nevicata che rende l&#8217;atmosfera ancora pi\u00f9 cupa e suggestiva, esce dal suo rifugio e va incontro al proprio destino. Pur avendo la mano destra martoriata, riuscirebbe ugualmente a sparare per primo, se in aiuto di Tigrero non intervenissero le carabine degli altri <em>bounty-killers<\/em>, che lo crivellano di colpi. La sua giovane amante, pazza di rabbia e desiderio di vendetta, accorre sul posto e cerca di vendicarlo, ma viene a sua volta uccisa, con estrema freddezza, da Tigrero; e cade sul corpo di lui, mentre un ghigno satanico si dipinge sul volto del suo assassino.<\/p>\n<p>La morte di Silenzio segna anche la fine dei banditi prigionieri. La strage si svolge immediatamente, all&#8217;interno del <em>saloon<\/em>, su quegli uomini inermi che, inutilmente, invocano piet\u00e0, mentre i loro carnefici scaricano su di loro una tempesta di proiettili: finch\u00e9 i loro corpi cessano di agitarsi e, al diradarsi del fumo, non restano che tanti cadaveri stesi sul pavimento. Ora i feroci assassini potranno intascare le taglie: quel che hanno fatto, da un punto di vista giuridico, \u00e8 perfettamente legale.<\/p>\n<p>Fuori, continua a cadere la neve.<\/p>\n<p>Le bellissime musiche di Ennio Morricone, anche se non celebri come quelle dei <em>western<\/em> di Sergio Leone, accompagnano la vicenda e ne sottolineano la profonda, struggente malinconia, sia nei brevi momenti di tenerezza fra i due protagonisti, sia nelle situazioni drammatiche e, specialmente, nell&#8217;imminenza del duello finale.<\/p>\n<p>Questa, in sintesi, la trama.<\/p>\n<p>L&#8217;amarezza della conclusione, che rifiuta l&#8217;<em>happy end<\/em> consolatorio, \u00e8 attenuata solo in piccolissima parte dalla didascalia finale che, in sovraimpressione alla cavalcata dei <em>bounty-killers<\/em> i quali, a giorno fatto, partono per andare a intascare i loro dollari, informa lo spettatore che i massacri del 1899 indussero il governo a prendere energici provvedimenti per limitare la cieca violenza di coloro che, all&#8217;ombra della legge, insanguinavano la regione coi loro delitti.<\/p>\n<p>Si tratta di un <em>western<\/em>, come si \u00e8 detto, molto vigoroso e al di fuori degli schemi di genere: duro, secco, fortemente pessimista.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 posto per la bont\u00e0 e per l&#8217;onest\u00e0, i cattivi trionfano e i buoni soccombono: \u00e8 la legge inumana del pi\u00f9 forre, anzi, del pi\u00f9 cinico. Tigrero non vince perch\u00e9 sia pi\u00f9 forte, ossia pi\u00f9 veloce come pistolero, ma perch\u00e9 non ha nessuno scrupolo; mentre Silenzio e lo sceriffo, ciascuno dei quali &#8211; a suo modo &#8211; agiscono in base a dei principi morali fortemente sentiti, offrono entrambi un punto debole a chi non ne ha alcuno.<\/p>\n<p>Molto efficace ed intensa l&#8217;interpretazione di Trintignant, il cui silenzio non appare solo il frutto di una mutilazione, ma assume un valore paradigmatico. Infatti, in un mondo dominato dalla violenza istituzionalizzata, che incoraggia gli istinti pi\u00f9 bassi e ostacola ogni sentimento generoso e solidale, che cosa rimane ancora da dire?<\/p>\n<p>Ma anche tutti gli altri attori recitano assai bene e, in particolare, merita un plauso l&#8217;esordiente Vonetta McGee (originalissima l&#8217;idea di affidare a una mulatta la parte della protagonista femminile in un film <em>western<\/em> fatto di soli bianchi e, per giunta, in un paesaggio di tipo nordico). Sempre nel 1968 ha interpretato il film <em>Faustina<\/em> di Luigi Magni; poi, in successione, <em>Blacula<\/em> di William Craim (1972); <em>Shaft e i mercanti di schiavi<\/em> di John Guillermin, il regista del celebre <em>La caduta delle aquile<\/em> (1973); <em>Assassinio sull&#8217;Eiger<\/em> di Clint Eastwood (1975); <em>Repo man &#8211; Il recuperatore<\/em> di Alex Cox (1984).<\/p>\n<p>Poi basta, ed \u00e8 un peccato; in ogni caso, al cinema italiano va il merito di averla &quot;scoperta&quot; e, cos\u00ec, di averla rivelata anche a quello americano. A noi resta la malinconia di una grande stagione artistica, quella degli anni Sessanta, in cui l&#8217;Italia scopriva e rivelava talenti internazionali, non solo nel cinema ma anche nella musica leggera e nello spettacolo, facendoli conoscere e apprezzare nei loro Paesi d&#8217;origine e in tutto il mondo.<\/p>\n<p>E che dire di Sergio Corbucci?<\/p>\n<p>Abbiamo l&#8217;impressione che l&#8217;Italia, sia a livello di critica che di pubblico, sia stata un po&#8217; matrigna con questo regista che possedeva un gran talento e un gran cuore, e che \u00e8 stato messo un po&#8217; in ombra per una ragione simile, a nostro avviso, a quella di altri registi italiani minori: l&#8217;impossibilit\u00e0, nel nostro Paese, di fare arte e cultura su un dignitoso livello medio e popolare, senza cerebralismi da intellettuali <em>snob<\/em> e senza la cialtroneria di chi pensa solo e unicamente agli incassi del botteghino.<\/p>\n<p>Ha girato, in tutto, una buona cinquantina di film, rivelandosi (come il fratello Bruno) uno dei registi pi\u00f9 prolifici del nostro cinema. Nel genere <em>western<\/em>, aveva trovato forse maggiori consensi col pi\u00f9 violento <em>Django<\/em>, del 1966, e altri ne avrebbe avuti poi, nel 1970, col leggendario <em>Vamos a matar compa\u00f1eros<\/em>. Tuttavia si \u00e8 cimentato un po&#8217; in tutti i generi, dimostrando sempre &#8211; dice giustamente il <em>Dizionario Bolaffi del cinema italiano<\/em> &#8211; \u00absolido mestiere senso dello spettacolo popolare\u00bb.<\/p>\n<p>Il che, forse, non gli ha giovato presso una critica un tantino puzzona, presso la quale l&#8217;aggettivo &quot;popolare&quot; ha quasi il sapore di una parolaccia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec &#8211; tanto per fare un esempio -, quando l&#8217;<em>Enciclopedia del cinema Garzanti<\/em> lo (vol. 1, p. 244), afferma che<\/p>\n<p><em>&quot;Dal anni &#8217;60 travasa il suo sempre pi\u00f9 consumato mestiere e il suo felice intuito di \u00aborchestratore di storie popolari in film che incontrano sempre i gusti e le aspettative del pubblico&quot;<\/em>,<\/p>\n<p>francamente non \u00e8 semplice capire se si tratti di un complimento o di una sottile, velenosa detrazione.<\/p>\n<p>Se un regista piace sempre al pubblico, sembra di leggere tra le righe, vuol dire che c&#8217;\u00e8 sotto il trucco: altrimenti, almeno qualche volta dovrebbe fischiarlo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ragiona, da noi, la casta dei critici, secondo i quali un regista non dovrebbe fare i suoi film pensando alla vile plebaglia, ma all&#8217;Olimpo degli intellettuali da salotto; e la stessa cosa dovrebbero fare pittori, scrittori e musicisti.<\/p>\n<p>Sergio Corbucci si \u00e8 spento a Roma nel 1990, dopo aver girato il suo ultimo film, <em>Nightclub<\/em>, nostalgico omaggio alla &quot;dolce vita&quot; di felliniana memoria, assai maltrattato dalla critica (Mereghetti lo ha definito &quot;scialbo&quot;).<\/p>\n<p>Ma il suo pubblico lo rimpiange perch\u00e9, pur nella sua vena disinvolta e apparentemente &quot;facile&quot;, \u00e8 stato un regista vigoroso, che si muoveva con sicurezza su qualsiasi tipo di terreno; e scusate se \u00e8 poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 fare un buon western senza disporre di un budget miliardario, di un cast da kolossal, senza nemmeno andarlo a girare a casa del diavolo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-25770","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25770","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25770"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25770\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25770"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25770"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25770"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}