{"id":25769,"date":"2022-12-09T01:43:00","date_gmt":"2022-12-09T01:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/09\/il-giudizio-di-dante-su-celestino-e-equo-e-imparziale\/"},"modified":"2022-12-09T01:43:00","modified_gmt":"2022-12-09T01:43:00","slug":"il-giudizio-di-dante-su-celestino-e-equo-e-imparziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/09\/il-giudizio-di-dante-su-celestino-e-equo-e-imparziale\/","title":{"rendered":"Il giudizio di Dante su Celestino \u00e8 equo e imparziale?"},"content":{"rendered":"<p>Il giudizio di Dante su Pietro da Morrone, ossia papa Celestino V, che fu papa per pochi mesi, dal 29 agosto al 13 dicembre 1894, in un momento travagliatissimo nella storia della Chiesa cattolica, suscita e ha sempre suscitato &#8212; \u00e8 inutile negarlo &#8211; perplessit\u00e0, discussioni, controversie, e in pratica ha spaccato gli ammiratori dell&#8217;Alighieri &quot;giudice&quot; delle anime trapassate in due schiere pressoch\u00e9 irreconciliabili: i critici e i difensori di quella condanna. I primi sciorinano le buone ragioni del santo eremita benedettino, il quale, dopo aver condotto una vita spirituale estremamente ascetica e ritirata, si era recato a piedi in Francia, al Concilio di Lione, per supplicare, e ottenere, l&#8217;annullamento del decreto di soppressione dell&#8217;ordine religioso da lui fondato, un ramo dei benedettini che in seguito prender\u00e0 il nome di celestini.<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 da anni in fama di santit\u00e0, ammirato e rispettato da tutti per la purezza e la severit\u00e0 della sua vita ascetica, che si svolgeva riducendo al massimo i contatti sociali con chiunque, allorch\u00e9, alla morte di papa Niccol\u00f2 IV, nel 1292, si apr\u00ec un conclave estremamente travagliato, dato che i cardinali non riuscivano a mettersi d&#8217;accordo neppure sulla localit\u00e0 ove riunirsi, mentre un&#8217;epidemia di peste si abbatteva sull&#8217;Italia e provocava la morte di un cardinale francese, facendo scendere a undici gli elettori. Ne era seguita una ulteriore pausa di oltre un anno, al termine della quale venne infine scelta Perugia come sede del conclave. Passarono parecchi altri mesi, durante i quali la situazione fu ulteriormente complicata dalla complesse e delicate vicende politiche legate alla fine della Guerra del Vespro e ai faticosi tentativo di pacificazione fra gli Angi\u00f2 e gli Aragonesi. A un certo punto il re di Napoli Carlo d&#8217;Angi\u00f2, nel goffo tentativo di guadagnarsi il sostegno diplomatico della Curia, ebbe l&#8217;ardire di presentarsi, insieme al figlio, nella sala del Sacro Collegio onde sollecitare l&#8217;elezione del nuovo Papa, ma riusc\u00ec solo a scandalizzare tutti e provocare una tale reazione per cui dovette allontanarsi in gran fretta.<\/p>\n<p>Solo allora, e dopo nuove, aspre discussioni, i cardinali si resero conto che un ulteriore indugio sarebbe stato fatale al prestigio e all&#8217;effettiva autorit\u00e0 del Papato, e inaspettatamente diressero i loro voti verso lo stesso Pietro da Morrone, il quale andava predicendo gravi calamit\u00e0 pubbliche se lo scandalo della mancata elezione si fosse ulteriormente prolungato. Egli era circondato, per la sua totale estraneit\u00e0 ai giochi di potere, dalla stima e dalla considerazione generale, oltre che per la sua irreprensibilit\u00e0, la sua alta spiritualit\u00e0 e l&#8217;assenza di qualunque forma d&#8217;interesse per i beni materiali; ma proprio per tali aspetti d&#8217;ingenuit\u00e0 e di candore, oltre al fatto che non era porporato, alcuni esitavano a far convergere i voti su di lui. Finalmente gli indugi vennero superati e fra Pietro, col nome di Celestino V, venne eletto regolarmente dal conclave il 5 luglio 1994, dopo ben due anni e tre mesi di vacanza.<\/p>\n<p>Pietro Angelerio (questo era il suo nome completo), nel frattempo , non sapeva nulla di ci\u00f2 che il conclave aveva deciso; lo seppe, con enorme stupore, quando tre ecclesiastici si recarono personalmente al suo romitorio sul Monte Morrone ed egli, dopo essersi raccolto profondamente in preghiera, dichiar\u00f2 di accettare. indi convoc\u00f2 il Sacro Collegio nella citt\u00e0 dell&#8217;Aquila e, scortato da re Roberto d&#8217;Angi\u00f2, venne proclamato ufficialmente, nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, il 29 agosto. Dopo di che, invece di portarsi a Roma, fiss\u00f2 la sua residenza nella Curia del Castel Nuovo di Napoli, il che ne faceva simbolicamente, ma anche di fatto, poco pi\u00f9 di un burattino nelle mani dell&#8217;ambizioso e spregiudicato re angioino. Pu\u00f2 essere che, nei suoi sogni di rigenerazione morale, Roma fosse ormai troppo compromessa con l&#8217;ordine modano; oppure che, conscio della sua totale inesperienza politica, preferisse appoggiarsi il pi\u00f9 possibile a un sovrano, che peraltro giudicava un buon figlio della Santa Chiesa, forse senza rendersi pienamente conto delle gravi limitazioni che in tal modo venivano ad incombere su di lui e sulle sue possibilit\u00e0 di azione libera e autonoma.<\/p>\n<p>Il 13 dicembre, improvvisamente, Celestino formalizzava le proprie dimissioni, essendosi convinto di essere assolutamente sprovvisto delle qualit\u00e0 necessarie, anche d\u00ec tipo politico, per reggere adeguatamente l&#8217;altissimo incarico. Il 24 dicembre, la vigilia di Natale, il Conclave riunito in Castel Nuovo elesse Benedetto Caetani, esperto di discipline giuridiche e forse il suo maggior consigliere nel senso della rinuncia, cha assunse il nome di Bonifacio VIII e si \u00e8 guadagnato una cos\u00ec cattiva fama, probabilmente immeritata, da parte di Dante. Timoroso che il &quot;partito francese&quot; dei cardinali (quello Che di l\u00ec a pochi anni avrebbe trasferito la sede pontificia ad Avignone) meritasse di far rieleggere Celestino per mettere lui stesso nella scomodissima posizione di anti-papa, il Caetani fece stringere la sorveglianza attorno all&#8217;ex pontefice, spingendosi forse fino a una forma di vera e propria carcerazione.<\/p>\n<p>Pietro da Morrone reag\u00ec tentando la fuga per rientrare nel suo eremo sul Morrone e da l\u00ec Vieste sul Gargano, sperando di trovare una nave di passaggio che lo conducesse ancora pi\u00f9 lontano, in Grecia (il che, stante lo scisma del 1054, avrebbe portato al calor bianco le gi\u00e0 difficili relazioni fra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli). Ma raggiunto e arrestato dagli uomini del re di Napoli, venne rinchiuso nella rocca di Fumone (Presso Frosinone), dove si spense il 19 maggio 1296, dopo aver tentato per l&#8217;ultima volta di giungere a un chiarimento pacifico con il suo successore. Circolarono da subito voci relative ad un suo assassinio, ma non esistono prove in tal senso: e la sua et\u00e0 avanzata (87 anni) e le non buone condizioni di salute possono spiegare da sole il crollo improvviso.<\/p>\n<p>Meno di venti anni dopo, il 5 magio 1313, il Papa Clemente V lo avrebbe fatto canonizzare.<\/p>\n<p>Questa, per sommi capi, la vicenda storica. Ci resta da esprimere una valutazione sul giudizio severissimo di Dante, certo condizionato anche dal fatto che la rinuncia di Celestino apr\u00ec la strada all&#8217;elezione di Bonifacio, che il poeta, a torto o a ragione, anche per ragioni personali, giudicava essere stato un pessimo pontefice. Beninteso, se i famosi versi: <em>Poscia ch&#8217;io v&#8217;ebbi alcun riconosciuto, \/ vidi e conobbi l&#8217;ombra di colui \/ che fece per viltade il gran rifiuto<\/em> (<em>Inf.<\/em> IIII, 58-60) si riferiscono proprio a Celestino V, che non viene affatto nominato, e non a qualcun altro. Sulla questione vi \u00e8 un&#8217;intera letteratura; noi personalmente, contrariamente all&#8217;opinione di Manfredi Porena e di decine di altri dantisti, saremmo inclini a vedere nel personaggio qui delineato (ma non ricordato per nome, in segno di sommo disprezzo) piuttosto che il mite e santo asceta del Monte Morrone, il procuratore romano Ponzio Pilato, che emise la sentenza capitale contro Ges\u00f9 Cristo pur avendo dichiarato lui stesso di trovarlo innocente (<em>Giov<\/em> 19,6): <em>Prendetelo e crocifiggetelo voi; io non trovo in lui nessuna colpa!<\/em><\/p>\n<p>Un altro punto di capitale importanza \u00e8 se Celestino, agendo come ag\u00ec, vale a dire rinunciando ad agire come fece, fermo restando che il diritto canonico gliene lasciva socchiusa la possibilit\u00e0, dato che gi\u00e0 cinque prima lui, e due dopo di lui (Gregorio XII e Benedetto XVI), presero la stessa decisione, abbia pienamente rispettato non solo <em>formaliter<\/em>, ma anche <em>sostantialiter<\/em>, la propria missione di natura terrena e soprannaturale, per la quale vi \u00e8 stata l&#8217;effusione dello Spirito Santo, come del resto in tutti i conclavi regolarmente convocati.<\/p>\n<p>Si \u00e8 provato a sciogliere questo nodo il letterato e avvocato Mattia Limoncelli (1880-1966), deputato del Regno d&#8217;Italia dal 1929 al 1933), il quale aveva le idee ben Chiare sulla parzialit\u00e0 del giudizio dantesco su Cestino , in un articolo nel quale sfodera tutta la sua dialettica forense (cit. in: Ettore Albino, Cultura d&#8217;oggi. Antologia italiana per le Scuole Superiori, Roma, Angelo Signorelli Editore, 1951, pp .699-703):<\/p>\n<p><em>\u00c8 un&#8217;altra vittima di Dante. Un verso e mezzo: \u00abl&#8217;ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto\u00bb.Ecco una epigrafe che non sente nemmeno il bisogno di un nome. Un verso e mezzo; scarsa misura: quanto basta tuttavia a legare alla colonna un uomo, e per secoli.<\/em><\/p>\n<p><em>Ed \u00e8 un sacrificio immeritato. Come deve comportarsi un uomo? Celestino cominci\u00f2 col protestare esplicitamente di non sentirsi in grado di assumere cos\u00ec alto impegno. Una volta tanto, dunque, abbiamo lo spettacolo di un uomo che proclama alta sua insufficienza, e con ben altra sincerit\u00e0 di quella dantesca dice: \u00abIo non Enea, io non Paolo sono\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Il compito, tra l&#8217;altro, \u00e8 tale da dare i brividi anche alle stature meno comuni. A nulla varranno le sue poteste: \u00e8 eletto. Quali furono le ragioni che indussero i votanti a non tener conto delle sue commoventi proteste? Nessuno potrebbe affermarlo. Ma, una volta eletto, che cosa avrebbe dovuto fare? Comandare? Non vi \u00e8 cosa meno agevole quando ne manca l&#8217;attitudine. Obbedire, farsi strumento d&#8217;altri?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 un&#8217;alternativa dalla quale non \u00e8 possibile uscire e, per vagliarla, bisogna anche sapere riportarla ai tempi burrascosi di Bonifacio VIII. Chi riconosce la propria insufficienza e si allontana, confessandola apertamente, e tempestivamente, vale pi\u00f9 del presuntuoso che non l&#8217;ammette, vale pi\u00f9 dell&#8217;indifferente che non si astiene &#8212; ecco la vera ignavia.<\/em><\/p>\n<p><em>Comunque, ha almeno quella tragica superiorit\u00e0 che quasi varrebbe a ricollocarlo, in un certo senso, nell&#8217;equilibrio di una giustizia che non \u00e8 di tutti. Abdicare, dimettersi: sono delle crisi, e il non averle non dipende sempre da superiorit\u00e0 di carattere. E l&#8217;averle, d&#8217;altra parte, \u00e8 sempre segno di un tormento che vale a rendere degna di rispetto ogni soluzione.<\/em><\/p>\n<p><em>Abdicare \u00e8 debolezza, e peggio; ma solo quando dia una fuga pusillanime dal posto di comando, e quando il rimanervi significherebbe almeno la possibilit\u00e0 di resistere efficacemente.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando no, meglio andar via, dando modo ad altri di fare, o di far meglio.<\/em><\/p>\n<p><em>trovar dunque un uomo, tra i pi\u00f9 miti e benigni che si conosca, che una volta tanto non chiede, n on assilla, non scavalca, non si asside, non si inchioda ad una posizione &#8212; la pi\u00f9 alta &#8212; N\u00e9 resta imperturbato malgrado tutto, anzi, appena si avvede della incompatibilit\u00e0 determinatasi, recede, si allontana, vince anche le ostinate resistenze pi\u00f9 o meno interessate, si allontana perch\u00e9 altri lo sostituisca, non significa no, aver trovato un ignavo, tutt&#8217;altro, significa invece essersi imbattuti in uno spirito equo e disinteressato, degno di essere portato per esempio e additato ben altrimenti che con quel verso che \u00e8 un immeritato castigo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 un esempio da mettere avanti agli occhi a tutti quelli che in periodi di arrembaggio si affollano a chiedere, quale che sia, il loro poto al banchetto della vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Celestino \u00e8 proprio colui che pi\u00f9 di ogni altro dante avrebbe dovuto rispettare perch\u00e9 \u00e8 uno spostato non per sua colpa, voluto mantenere a quel posto da chi sperava di manovrarlo come un comodo strumento, ed anche per questo quel ritrarsi \u00e8 una vera ribellione, non gi\u00e0 ignavia. Ignavia sarebbe stato restare. Dante che giustamente aveva detto: \u00abSe io vo chi rimane e se io rimango chi va\u00bb, doveva comprendere che il motto di Celestino era precisamente l&#8217;inverso. Ed era rettitudine anche quella. \u00c8 un&#8217;ingiustizia che proprio nel poema dantesco non regge, perch\u00e9 la Commedia \u00e8, sostanzialmente, una protesta appunto contro un vizio di distribuzione per cui nella vita nessuno \u00e8 a posto: ognuno usurpa un merito, una Carica, un posto che non gli spetta. E Dante, offeso da tanto, ha voluto &#8216;ab irato&#8217; col suo poema compire una spaventosa revisione di valori. A modo suo, si intende, con asprezza e con passione, non di critico ma di uomo di parte, che di quegli sbandamenti portava le carni peste, riordinando e ricomponendo i valori offesi, slanciandosi turbolento e settario anche a costo di lasciarsi andare a peggiori eccessi, capovolgendo le strutture secondo una sua giustizia, tutta polemica, con la mano ancor trepida per l&#8217;altezza e la concitazione del battito cardiaco.<\/em><\/p>\n<p><em>Collocarsi Davanti alla propria vita e alla propria fortuna per rendere stretto conto di se stessi, sollevare la pesante cortina dell&#8217;amor proprio fatta per alterare tutti i rapporti, guardare la realt\u00e0 faccia a faccia senza attenuazioni e, invece di porre come presupposto l&#8217;impeccabilit\u00e0, presumendo il contrario, ammettere l&#8217;errore, ricercarlo, accettarlo, giudicalo con la desolata aspirazione ad una giustizia superiore, non \u00e8 da tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 sapere soprattutto il conoscere l&#8217;ora in cui bisogna ritirarsi prima che altri lo imponga, e, peggio, prima che venga la giustizia muta delle cose a scacciarci senza attenuazioni. Non vi \u00e8 agonia peggiore di quella dello sfasato, del superato ch si ostini ad afferrarsi ad un rottame. Gesti da naufrago. Oratori che hanno perduto il timbro &#8212; la voce del cantor non \u00e8 pi\u00f9 quella&#8230; &#8211; o, peggio ancora, lo &quot;fren dell&#8217;arte&quot;; scrittori che hanno perduto il nerbo, e danno spettacolo di pericolosi tentennamenti; glorie stagionate che ricorrono a compassionevoli artifici per farsi tollerare in quei successi di stima che sono i pi\u00f9 miserevoli insuccessi.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto dovremmo essere grati a quei tanti che conobbero la rara arte del trarsi in disparte a tempo! \u00c8 questo appunto il contenuto di quel particolare privilegio cui accenna Menandro: \u00abmuor giovane colui che al cielo \u00e8 caro\u00bb. Gran merc\u00e9, se, andandosene in tempo, dalla scena della vita, non si ha nemmeno la possibilit\u00e0 di mendicare applausi o compatimenti. Amici, comoedia finita est.<\/em><\/p>\n<p>Terminiamo qui la citazione, saltandone l&#8217;ultima parte, perch\u00e9 l&#8217;Autore si porta su un piano pi\u00f9 specificamente estetico e sociologico, affermando che nelle controversie fra i dantisti sul giudizio di Celestino si verifica uno scontro di mentalit\u00e0 fra l&#8217;Ottocento e il Novecento, nel quale i &quot;vecchi&quot;, ancorati ai loro valori e modi di vita, non riescono a scorgere i fermenti della sensibilit\u00e0 nuova che si sviluppano nel corso della modernit\u00e0 avanzata. Lasciamo da parte questo discorso, che qui non c&#8217;interessa, e limitiamoci al caso specifico della rinuncia al papato di Celestino V, considerata sullo sfondo di una problematica etica pi\u00f9 generale: se cio\u00e8 non sia peggiore ignavia ostinarsi a reggere una responsabilit\u00e0 per la quale non si \u00e8 adatti, o confessare apertamente la propria insufficienza e deporre senz&#8217;altro l&#8217;incarico.<\/p>\n<p>A nostro parere, il limite del ragionamento di Mattia Limoncelli \u00e8 di porre l&#8217;interrogativo in termini troppo generali, fin dall&#8217;inizio, quando pone la domanda: \u00ab<em>Come deve comportarsi un uomo?<\/em>\u00bb; perch\u00e9 qui, inutile girarci attorno, non stiamo parlando di un uomo qualsiasi, di un pubblico funzionario, e neppure di un sovrano, di un dittatore, di un condottiero: stiamo parlando del vicario di Cristo, dal quale, al momento della elezione, ha ricevuto l&#8217;effusione dello Spirito Santo, che \u00e8 un mezzo straordinario atto a sostenerlo in ogni difficolt\u00e0 e tribolazione del suo sacro ufficio. Inutile anche nascondersi il fatto che una discussione sulla liceit\u00e0, o meglio sulla opportunit\u00e0 morale delle dimissioni di Celestino V, fatta nel momento storico che stiamo vivendo, non pu\u00f2 non far pensare agli eventi del 28 febbraio 2013, a quella mestissima cerimonia di addio, a quell&#8217;elicottero che si allontanava sorvolando la Citt\u00e0 Eterna. E naturalmente a tutto quel che \u00e8 successo dopo, a questi dodici anni drammatici durante i quali molti cattolici si sono domandati con angoscia e sgomento chi sia il vero Papa; o, peggio ancora, se la Chiesa cattolica abbia ancora un Papa, se abbia una dottrina, una morale, una liturgia.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Chi riconosce la propria insufficienza e si allontana, confessandola apertamente, e tempestivamente, vale pi\u00f9 del presuntuoso che non l&#8217;ammette, vale pi\u00f9 dell&#8217;indifferente che non si astiene<\/em>\u00bb, dice il Nostro, nella foga del discorso. Ed \u00e8 vero. Ma qui stiamo parlando del Papa, non di un uomo qualunque. Eppure non \u00e8 un uomo anche lui? Certo che lo \u00e8; ma ha ricevuto un incarico e un privilegio incommensurabile, non tanto dal voto dei singoli cardinali, ma da una precisa chiamata di Dio, che mediante quel voto si \u00e8 espressa. La Chiesa \u00e8 il corpo mistico di Cristo; Cristo \u00e8 il capo del corpo; il Papa \u00e8 il vicario di Cristo.<\/p>\n<p>Ora, non c&#8217;\u00e8 dubbio che possano presentarsi delle circostanze per le quali il Papa non \u00e8 pi\u00f9 idoneo a governare la Chiesa: infermit\u00e0 di corpo o di mente, rapimento, torture possono ledere gravemente la sua libera volizione. D&#8217;altra parte, Ges\u00f9 Cristo non si \u00e8 sottratto alle torture, ai maltrattamenti, non ha mai espresso il desiderio di scendere dalla croce, n\u00e9 che gli fosse tolta la corona di spine dalla fronte. E nessun servo \u00e8 superiore al suo padrone (cfr. <em>Matteo<\/em>, 10,24). Ges\u00f9 ha anche detto: (Giov. 15,20): <em>Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.<\/em> Ed \u00e8 evidente che tanto pi\u00f9 eminente \u00e8 la posizione che un sacerdote occupa nella Chiesa e quanto pi\u00f9 egli si sforza di somigliare al divino modello, tanto maggiore sar\u00e0 il pericolo delle persecuzioni. Ma Celestino, dice il Limoncelli, aveva protestato a gran voce di non sentirsi degno d&#8217;essere eletto. Tali proteste non le abbiamo udite dalla voce di Ratizinger, prima che fosse proclamato Papa col nome di Benedetto XVI.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe chiederci: cambierebbe qualcosa se emergesse un documento risolutivo, ad esempio il testamento di Benedetto, dal quale risultasse chiaramente che il Conclave del 2013 era truccato e che la sua rinuncia gli era stata imposta in vista di quel fine? Sarebbe canonicamente valido il pontificato di Francesco? Sicuramente no: ma la Chiesa, sulla base di un fatto nuovo e cos\u00ec sconvolgente, dovrebbe esprimersi in maniera univoca ed inequivocabile, ripartendo da quel 2013&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giudizio di Dante su Pietro da Morrone, ossia papa Celestino V, che fu papa per pochi mesi, dal 29 agosto al 13 dicembre 1894, in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114],"class_list":["post-25769","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25769","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25769"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25769\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25769"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25769"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25769"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}