{"id":25766,"date":"2007-01-10T01:01:00","date_gmt":"2007-01-10T01:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/01\/10\/il-giardino-dinverno\/"},"modified":"2007-01-10T01:01:00","modified_gmt":"2007-01-10T01:01:00","slug":"il-giardino-dinverno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/01\/10\/il-giardino-dinverno\/","title":{"rendered":"Il giardino d&#8217;inverno"},"content":{"rendered":"<p><strong>La novella di Giovanni Boccaccio ambientata a Udine (<em>Decameron<\/em>, Giornata X, Novella quinta) rappresenta la minaccia della magia contro la societ\u00e0 civile di quel tempo.<\/strong><\/p>\n<p>(Pubblicato sulla rivista <em>Graal<\/em>, n.9, maggio-giugno 2004,<\/p>\n<p>rivisto e ampliato nel 2007).<\/p>\n<p><em>&quot;In Friuli, paese quantunque freddo, lieto di belle montagne, di pi\u00f9 fiumi e di chiare fontane, \u00e8 una terra chiamata Udine, nella quale fu gi\u00e0 una bella e nobile donna, chiamata madonna Dianora, e moglie d&#8217;un gran ricco uomo nominato Gilberto, assai piacevole e di buona aria. E merit\u00f2 questa donna per lo suo valore d&#8217;essere amata sommamente da un nobile e grande barone,il quale aveva nome Ansaldo gradense, uomo d&#8217;alto affare, e per arme e per cortesia conosciuto per tutto. Il quale, ferventemente amandola e ogni cosa faccendo che per lui si poteva per essere amato da lei, e a ci\u00f2 spesso per sue ambasciate sollicitandola, invano si faticava&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><strong>UNA VICENDA FANTASTICA?<\/strong><\/p>\n<p>Con queste parole Emilia, una delle fanciulle della &quot;lieta brigata&quot;, d\u00e0 l&#8217;<em>incipit<\/em> alla novella quinta della decima giornata, nel capolavoro di Giovanni Boccaccio, il <em>Decameron.<\/em> La storia prosegue cos\u00ec: volendosi liberare dell&#8217;insistente ammiratore, Dianora gli manda a dire che verr\u00e0 da lui il giorno in cui egli le sapr\u00e0 offrire <em>&quot;del mese di gennaio che viene, appresso di questa terra un giardino pieno di verdi erbe, di fiori e di fronzuti albori, non altrimenti fatto che se di maggio fosse&quot;<\/em> ; ma che, se non sar\u00e0 in grado di accontentarla, dovr\u00e0 rinunciare per sempre a corteggiarla.<\/p>\n<p>Invece di scoraggiarsi e di gettare la spugna, Ansaldo, l&#8217;innamorato, riesce a trovare un negromante che realizza il desiderio impossibile. <em>&quot;Essendo i freddi grandissimi e ogni cosa piena di neve e di ghiaccio, il valente uomo in un bellissimo prato vicino alla citt\u00e0 con sue arti fece s\u00ec, la notte alla quale il calendi gennaio seguitava, che la mattina apparve, secondo che color che &#8216;l vedevan testimoniavano, un de&#8217; pi\u00f9 bei giardini che mai per alcun fosse stato veduto, con erbe e con alberi e con frutti d&#8217;ogni maniera.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dianora, come del resto i suoi concittadini, vede il portento, stupisce e si rattrista. Infine, si confida col marito, il quale compassionando la sua imprudente promessa (e temendo anche, un poco, i poteri del negromante) l&#8217;autorizza a recarsi da messer Ansaldo, cercando di preservare se pu\u00f2 la sua onest\u00e0 e, se non pu\u00f2, di concedergli per quella volta sola il corpo, ma non l&#8217;anima. Controvoglia, la donna obbedisce e, prima dell&#8217;alba, scortata da due famigliari e da una domestica, si reca a casa dello spasimante, il quale l&#8217;accoglie <em>&quot;con reveranza e senz&#8217;alcun disordinato appetito&quot;<\/em>: felice, ma quanto mai rispettoso. E seduti tutti davanti a un caminetto, la bella Dianora gli confida che si \u00e8 recata l\u00ec solo per obbedire all&#8217;ordine di suo marito. Al che Ansaldo, gareggiando in liberalit\u00e0 e disinteresse con Gilberto (il consorte), scioglie la donna dalla promessa fattagli e la rimanda libera a casa. Il negromante, che aveva assistito a tutta la scena, punto nel senso dell&#8217;onore, a sua volta si congeda rifiutando il compenso pattuito per i suoi servigi.<\/p>\n<p>\u0116 la novella della signorilit\u00e0 d&#8217;animo, della magnificenza che non vuole ricompense, dell&#8217;onore cavalleresco che prevale su ogni altra cosa, perfino sull&#8217;onore materialmente inteso, quale custodia di una rispettabili\u00e0 puramente esteriore. Essa trasporta il lettore in un&#8217;atmosfera sognante e rarefatta, dove tutto \u00e8 possibile perch\u00e9 Amore nobilita e trasfigura le cose abituali con una luce abbagliante, diffondendo un&#8217;aura d&#8217;impareggiabile gentilezza e cortesia su personaggi e situazioni.<\/p>\n<p><strong>UN&#8217;AMBIENTAZIONE REALISTICA.<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0, esistono valide ragioni per collocare la vicenda narrata da Emilia in un contesto di realistica verosimglianza, caratterizzata da elementi storico-geografici assai pi\u00f9 circostanziati di quanto una lettura distratta lascerebbe immaginare.Il Friuli, con il suo clima continentale, le sue montagne, i fiumi e le chiare fontane, appare descritto realisticamente. Se pure Giovanni Boccaccio non lo visit\u00f2 personalmente, certo ne ebbe notizie precise da mercanti fiorentini e toscani, che allora vi prosperavano numerosi. I protagonisti della vicenda sono tutti designati per nome; di Anselmo si specifica anche la provenienza. Era di Grado, localit\u00e0 posta sull&#8217;isola omonima, nella laguna di fronte ad Aquileia; sebbene, come quasi tutti i nobili feudali del tempo, disponesse anche di un palazzo cittadino. Si specifica che il giardino creato dal negromante apparve, nella notte fra il 31 dicembree il 1\u00b0 gennaio, <em>&quot;in un bellissimo prato vicino alla citt\u00e0&quot;<\/em> di Udine. Tutto lascia pensare che Boccaccio si riferisse a un luogo ben preciso: la conca ai piedi del versante est del colle su cui sorgeva il castello patriarcale, l&#8217;attuale piazza 1\u00b0Maggio.<\/p>\n<p>Qui, in origine, vi era un lago che fu interrato ai primi del trecento lasciando, al suo posto, tre piccoli stagni. La notizia di un&#8217;opera d&#8217;ingegneria idraulica cos\u00ec grandiosa dovette spargersi, amplificata dall&#8217;ammirazione, anche fuori del Friuli. Secondo lo storico udinese Arduino Cremonesi, il Boccaccio avrebbe a questo punto contaminato il &quot;miracolo&quot; del prosciugamento del lago con quello del giardino d&#8217;inverno: opere entrambe, nella mentalit\u00e0 popolare del tempo, di magia negromantica (o cerimoniale), basata sull&#8217;evocazione degli spiriti e degli spettri dei morti.<\/p>\n<p>Se Boccaccio avesse voluto mettere in bocca a Emilia una storiella puramente di fantasia, l&#8217;avrebbe collocata in un tempo e in un luogo indefiniti. Invece, il prato scelto dal negromante per l&#8217;incantesimo \u00e8 <em>&quot;vicino alla citt\u00e0&quot;<\/em>, cio\u00e8 subito fuori le mura; in effetti questa zona era extraurbana perch\u00e9 posta fuori Porta San Bartolomeo (oggi porta Manin), che in origine si chiamava Porta Cividale e faceva parte della terza cerchia di mura, realizzata dal patriarca Raimondo della Torre (morto nel 1299). I suoi successori promossero la quarta e quinta cerchia e fu allora che, dovendosi includere l&#8217;area del lago, si decise di prosciugarlo. Ci\u00f2 avvenne contestualmente alla risistemazione del corso delle due rogge cittadine, la Roggia di Palma e la Roggia di Udine. La riduzione del lago nei tre piccoli stagni dovette essere cos\u00ec rapida che, secondo lo storico Gino di Caporiacco, Boccaccio fu sollecitato a fantasticare di un&#8217;opera dovuta a &quot;incantamento&quot;,<\/p>\n<p>Dianora, moglie di un ricco borghese, \u00e8 insidiata da un barone, rispecchiando perfettamente lo scontro di classe nel Friuli patriarchino: lo strapotere dei nobili nei confronti del ceto mercantile (e dello Stato stesso, visto che perfino alcuni patriarchi finirono assassinati per mano della nobilt\u00e0 locale). Inoltre, i feudatari del Friuli erano quasi tutti di origine longobarda: Ansaldo, che oggi si \u00e8 conservato come cognome, \u00e8 un nome che tradisce immediatamente l&#8217;origine germanica. Per il toscano Boccaccio, che viveva in una Firenze dominata dalla ricca borghesia finanziaria e mercantile (il &quot;popolo grasso&quot;), la conoscenza di tutto ci\u00f2 appare stupefacente..<\/p>\n<p>L&#8217;autore del <em>Decameron<\/em>, inoltre, sottolinea nella novella la rigidit\u00e0 del clima friulano: ebbene, i sobborghi a est di Udine, come l&#8217;area del lago, erano e sono particolarmente esposti al vento della bora, che soffia con estrama violenza gi\u00f9 dall&#8217;altipiano del Carso.<\/p>\n<p><strong>UNA STORIA DI MAGIA.<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rende sorprendente la novella, a livello contenutistico, \u00e8 il &quot;colpo di scena&quot; operato dalle arti magiche. Anche in questo caso, dobbiamo innanzi tutto domandarci se Boccaccio ha inteso fare opera di mera fantasia o se pu\u00f2 aver tratto ispirazione da circostanze reali.<\/p>\n<p>La prima cosa da notare \u00e8 che la vicenda di madonna Dianora non \u00e8 una creazione originale del <em>Decameron,<\/em> ma appare gi\u00e0 nel <em>Filocolo<\/em>, una delle opere minori dell&#8217;autore toscano e la sua prima di sicura attribuzione. Il <em>Filocolo<\/em>, scritto fra il 1336 e il 1340, \u00e8 un romanzo in sette libri che narra la ben nota leggenda di Florio e Biancifiore; nel quarto libro, come in un romanzo nel romanzo, vi \u00e8 la novella in questione, con lievissime varianti: Ansaldo diventa Tarolfo (altro nome germanico), Dianora \u00e8 una dama senza nome, cos\u00ec come suo marito, che \u00e8 un cavaliere anzich\u00e9 un borghese.<\/p>\n<p>Per il resto, la vicenda \u00e8 pressoch\u00e8 identica: unica significativa differenza \u00e8 che, nel <em>Filocolo<\/em>, il mago Tebano opera mediante un incantesimo che viene descritto (molto ingenuamente) in tutti i particolari, mentre Emilia, nel <em>Decameron<\/em>, sorvola sul come il giardino d&#8217;inverno sia stato realizzato in una sola notte. Si tratta- nell&#8217;opera giovanile &#8211; di un rito di evocazione rivolto alla notte, alle stelle, a Ecate e a tutte le forze e divinit\u00e0 minori della natura. Appare un carro tirato da due dragoni, che conduce Tebano in una cavalcata fantastica attraverso mezzo mondo: da Creta al Caucaso, dal Gange alla Libia, al Tanai (Don), al Danubio, onde permettergli di rifornirsi di pietre e piante dal magico potere, con le quali riesce a creare il giardino prodigioso.<\/p>\n<p>Ma Boccaccio dove pu\u00f2 aver tratto la materia, o almeno lo spunto, per la sua storia? Nel Medioevo le arti occulte sono praticate, per cos\u00ec dire, su un doppio binario: colto e popolare. Quest&#8217;ultimo \u00e8 appannaggio di una vasta schiera di streghe e stregoni che si muovono nel contesto pi\u00f9 o meno esplicito di un animismo naturalistico di origine pre-cristiana, legato sovente ai culti di fertilit\u00e0 di epoca neolitica. Quello colto, invece, riceve gran parte della propria linfa dai contatti con il Medio Oriente islamico che seguono, come osserva Fulcanelli ne <em>Le dimore filosofali<\/em>, tre direttrici di penetrazione: bizantina, mediterranea (la Palestina dell&#8217;epoca delle Crociate), iberica (la Spagna almoravide).<\/p>\n<p>Intorno al 1330 le scienze occulte sono anche oggetto di insegnamento universitario: la magia a Toledo, l&#8217;astrologia a Padova, l&#8217;alchimia a Cracovia. Il rapporto fra esse e la gerarchia cattolica \u00e8 ambivalente: alcuni papi arrivano a proteggerle personalmente (nel Rinascimento, Leone X istituisce una cattedra di astrologia alla Pontificia universit\u00e0 di Roma), altri le combattono duramente.<\/p>\n<p><strong>IL GIARDINO D&#8217;INVERNO.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;operazione magica compiuta dal negromante per conto di messer Ansaldo non \u00e8 un parto di fantasia. Essa \u00e8 prevista dai rituali cerimoniali ed \u00e8 perfettamente descritta nel <em>Libro di San Cipriano,<\/em> attribuito al monaco Giona Sufurino del monastero di Broken, intorno all&#8217;anno Mille. Nel capitolo XIV della sezione &quot;L&#8217;etere&quot;, descrivendo i poteri magici di Simon Mago, cos\u00ec come li aveva studiati san Cipriano, si dice fra l&#8217;altro che <em>&quot;creava immagini luminose, forme materiali&quot;<\/em> e che era capace di <em>&quot;trasformare campi sterili in pieno inverno in campi ornati di alberi fantastici e di esuberante vegetazione&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Si ha pertanto l&#8217;impressione che Simon Mago, secondo San Cipriano, non creava realmente un giardino fiorito in pieno inverno, ma aveva la capacit\u00e0 di farlo apparire tale agli astanti: un po&#8217; come Mos\u00e8 quando trasformava il bastone in un serpente e viceversa, alla presenza del faraone d&#8217;Egitto e dei suoi maghi (Esodo, VII, 8-13), Il <em>Libro di San Cipriano<\/em>, del resto, afferma che <em>&quot;gli esperimenti di Simon Mago erano mervigliosi, s\u00ec, ma possibili a tutti gli iniziati esperti nelle pratiche dell&#8217;alta magia&quot;<\/em>, servendosi della clavicola (= piccola chiave) di Salomone. Anche i maghi d&#8217;Egitto trasformarono i loro bastoni in serpenti: solo che il serpente di Mos\u00e8 li divor\u00f2, sempre in presenza del faraone.<\/p>\n<p>Una magia del tutto simile \u00e8 attribuita ad Alberto Magno, il grande scienziato e teologo tedesco, maestro di Tommaso d&#8217;Aquino. Si dice, dunque, che Alberto Magno invit\u00f2 nel suo convento il conte d&#8217;Olanda, Guglielmo II, in pieno inverno e che, tuttavia, fece apparecchiare la tavola all&#8217;aperto. Non appena il duca e il suo seguito si furono seduti, la neve si sciolse e l&#8217;aria si fece tiepida, come in un bel giorno di primavera.Questo, e altri simili prodigi, furono raccontati dai discepoli di Alberto Magno, tra cui lo stesso Tommaso d&#8217;Aquino: ad esempio, la costruzione di un automa meccanico, capace persino di parlare, ma che alla fine venne distrutto per mano del suo stesso inventore.<\/p>\n<p><strong>FEDELT\u00c0 AI VALORI, CONTRO LA MAGIA.<\/strong><\/p>\n<p>Sembra che con questa novella Boccaccio abbia voluto rappresentare, sullo sfondo di una citt\u00e0 trecentesca realisticamente descritta, la minaccia rappresentata dalla magia nei confronti della societ\u00e0 civile del suo tempo. \u00c8 vera, infatti, l&#8217;osservazione di Carlo Salinari, secondo il quale madonna Dianora \u00e8 l&#8217;unica figura intimamente umana: essere dolente che lotta per difendere il suo pudore, tanto pi\u00f9 commovente allorch\u00e9, <em>&quot;senza troppo ornarsi&quot;<\/em>, si reca controvoglia da messer Ansaldo, <em>&quot;nella sua umile e dimessa personalit\u00e0 di donna onesta&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ma \u00e8 anche vero che Piero Gallardo, con profonda finezza umana, ricava dalla vicenda nel suo insieme <em>&quot;una forma pi\u00f9 complessa di cortesia, che diventa soprattutto comprensione umana, in questa novella in cui la magia sfuma i contorni della realt\u00e0 e crea un&#8217;atmosfera quasi fiabesca. Il rispetto della parola data, anche se incautamente, fa nascere sentimenti di generosit\u00e0 nell&#8217;animo di tutti: generosit\u00e0 che \u00e8 essenzialmente fedelt\u00e0 a valori che arti non umane minacciavano di sovvertire.&quot;<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;incantesimo del giardino d&#8217;inverno, infatti, spogliato del suo alone fiabesco, ci appare come un diabolico strumento per distruggere il pudore, la fedelt\u00e0, l&#8217;armonia coniugale. Violenza soprannaturale che solo un codice di magnanimit\u00e0 spinto sino al sacrificio e alla rinuncia di s\u00e9 riesce a disarmare. Virt\u00f9 e giustizia sono salve, perch\u00e9 ciascuno \u00e8 disponibile al superamento del proprio <em>ego<\/em>, alla propria sconfitta: Gilberto del suo orgoglio, Dianora della sua onest\u00e0, Ansaldo del suo piacere, il negromante del suo guadagno. Ma dove ciascuno \u00e8 disposto a perdere, tutti alla fine vincono: perch\u00e9 <em>&quot;chi vorr\u00e0 salvare la propria vita, la perder\u00e0: ma chi perder\u00e0 la propria vita per me<\/em> &#8211; dice Cristo &#8211; <em>la salver\u00e0.&quot;<\/em> (Luca, IX, 24).<\/p>\n<p>Francesco Lamendola<\/p>\n<p><strong>NOTA BIBLIOGRAFICA<\/strong><\/p>\n<p>Gino di Caporiacco, <em>Udine. Appunti perla storia,<\/em> Udine, Arti Grafiche Friulane, 1976; Nicolangelo d&#8217;Acunto, voce <em>Udine,<\/em> in <em>Dizionario Encicilopedico del Medioevo<\/em> di Andr\u00e9 Vauchez, Roma, Citt\u00e0 Nuova, 1999, vol. 3, pp. 1969-70; Arduino Cremonesi, <em>L&#8217;epoca patriarcale (1077-1420)<\/em>, in <em>Enciclopedia monografica del Friuli Venezia Giulia<\/em>, Udine, Ist. Per l&#8217;Enc. del Friuli Venezia Giulia, 1978, vol. 3, parte I, pp.137-178; P. S. Leicht, <em>Breve storia del Friuli,<\/em> Udine, Libreria Editrice &quot;Aquileia&quot;, 1977; Aldo Rizzi, <em>Udine,<\/em> Udine, Del Bianco Editore, 1969; Arduino Cremonesi, <em>Udine. Guida storico-artistica,<\/em> Udine, Arti Grafiche Friulane, 1978; Gian Carlo Menis, <em>Storia del Friuli,<\/em> Udine, Societ\u00e0 Filologica Friulana, 1996; Piero Gallardo, <em>Giovanni Boccaccio,<\/em> Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1968, pp. 146-150; Giovanni Boccaccio, <em>Il Decameron,<\/em> a cura di Carlo Salinari, Bari, Laterza, 1988 (2 voll.), vol. 2, pp. 703-708; Cordier, Umberto, <em>Guida ai luoghi misteriosi d&#8217;Italia,<\/em>Casale Monferrato, Piemme, 2004, p. 168; Autori Vari., _3Cem>Guida ai misteri e segreti del Trentino Alto-Asige e del Friuli-Venezia Giulia,<\/em> Milano, Sugar Ed., 1972, p. 243. Autori Vari, <em>Friuli-Venezia Giulia,<\/em> Bergamo, Atlas, 1983, pp.155-169; Autori Vari, <em>Friuli -Venezia Giulia,<\/em> Milano, Aristea, 1979, pp. 63-75.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La novella di Giovanni Boccaccio ambientata a Udine (Decameron, Giornata X, Novella quinta) rappresenta la minaccia della magia contro la societ\u00e0 civile di quel tempo. (Pubblicato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[162],"class_list":["post-25766","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-giovanni-boccaccio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25766","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25766"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25766\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25766"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25766"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25766"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}