{"id":25762,"date":"2022-03-21T05:15:00","date_gmt":"2022-03-21T05:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/21\/il-fine-ultimo-delluomo-e-vedere-dio-nella-sua-essenza\/"},"modified":"2022-03-21T05:15:00","modified_gmt":"2022-03-21T05:15:00","slug":"il-fine-ultimo-delluomo-e-vedere-dio-nella-sua-essenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/21\/il-fine-ultimo-delluomo-e-vedere-dio-nella-sua-essenza\/","title":{"rendered":"Il fine ultimo dell&#8217;uomo \u00e8 vedere Dio nella sua essenza"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo visto che tutte le cose tendono al bene come al loro fine naturale (vedi l&#8217;articolo <em>Tutte le cos tendono al bene, anche se non lo sanno<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 21\/03\/02). Ma perch\u00e9 tendono al bene? Che cosa le spinge, e che cos&#8217;\u00e8 il bene al quale aspirano? Partiamo dalla seconda di queste due domande, alla quale avevamo gi\u00e0 in parte risposto: le sospinge, per cos\u00ec dire, un bisogno naturale: quello stesso che le sollecita a sviluppare sempre di pi\u00f9 le potenzialit\u00e0 insite nella loro natura e a raggiungere, se possibile, lo stato di perfezione, in quanto solo quando una cosa \u00e8 perfetta, trova il suo appagamento e la sua piena realizzazione. Nel caso degli enti animati, e specialmente nel caso dell&#8217;ente razionale che \u00e8 l&#8217;uomo, tale fine \u00e8 un fine consapevole; nelle cose inanimate non lo \u00e8, ma esiste ugualmente. Ciascuna cosa tende alla perfezione, perch\u00e9 ciascuna cosa \u00e8 perfettibile: e anche se la perfezione piena e assoluta non viene mai raggiunta, cionondimeno la perfezione \u00e8 la meta e la tensione che spinge ciascuna cosa ad andare sempre avanti, a puntare a uno stato che non \u00e8 ancora realizzato, ma solo in potenza. Il seme aspira a diventare germoglio, pianta e frutto; e dal frutto nasceranno nuovi semi. Analogamente, nell&#8217;ambito umano il bambino \u00e8 chiamato a divenire uomo e a sviluppare l&#8217;attributo pienamente umano che contraddistingue la sua specie: la ragione.<\/p>\n<p>Dunque le qualit\u00e0 degli enti sono i mezzi o gli strumenti mediante i quali essi puntano alla propria realizzazione e, possibilmente, alla perfezione. La facolt\u00e0 umana per antonomasia \u00e8 la ragione: \u00e8 grazie ad essa che l&#8217;uomo si realizza in quanto uomo. Ora, le qualit\u00e0 esistono per essere sviluppate; non esistono qualit\u00e0 statiche, vale a dire indifferenti quanto alla loro realizzazione. Se non si sviluppano e non si esplicano, l&#8217;individuo deperisce e muore, oppure non giunge nemmeno a maturazione, come nel caso del seme che cade su un terreno arido e sassoso e non diventa germoglio n\u00e9 pianta, e mai diverr\u00e0 frutto. Per l&#8217;uomo, sviluppare la propria facolt\u00e0 sovrana equivale a sviluppare la propria ragione: la quale gli \u00e8 data sotto forma di bisogno e di domanda, vale a dire come una qualit\u00e0 che attende di essere sfruttata e realizzata. Se l&#8217;uomo non avesse il bene potenziale della ragione, non ne avrebbe nemmeno il desiderio e il bisogno; e invece egli ha sia il desiderio che il bisogno di usare la ragione per conoscere il mondo. La ragione \u00e8 lo strumento mediante il quale l&#8217;uomo conosce la realt\u00e0 intorno a s\u00e9 e dentro di s\u00e9: un uomo che sia privo della ragione o del desiderio di possederla, usarla e dirigerla al suo fine naturale, non sarebbe nemmeno un uomo, ma un tentativo abortito di uomo.<\/p>\n<p>Ora, la ragione tende al suo fine che \u00e8 la conoscenza; e non una conoscenza qualsiasi, ma la conoscenza del vero: perch\u00e9 una conoscenza falsa e illusoria non sarebbe evidentemente una reale conoscenza, e la ragione non ne trarrebbe alcun giovamento, anzi, sarebbe simile a colui che si ciba di un alimento avvelenato: perirebbe e si autodistruggerebbe. Dunque la ragione \u00e8 data all&#8217;uomo perch\u00e9 la conoscenza \u00e8 possibile, perch\u00e9 il mondo \u00e8 intelligibile e non gi\u00e0 incomprensibile: punto primo. Hanno torto le filosofie che partono postulando l&#8217;incomprensibilit\u00e0 e l&#8217;irrazionalit\u00e0 del mondo: se cos\u00ec fosse, ci\u00f2 vorrebbe dire che la ragione \u00e8 data all&#8217;uomo per beffa o per scherno, ossia per fargli toccare con mano la sua assoluta impotenza e la contraddittoriet\u00e0 del suo essere. Ma non \u00e8 cos\u00ec. La ragione \u00e8 data all&#8217;uomo perch\u00e9, punto secondo, il vero esiste, proprio come la sete \u00e8 data al corpo perch\u00e9 esiste l&#8217;acqua. Se l&#8217;acqua non esistesse, la sete non esisterebbe; e se il vero non esistesse, o, il che \u00e8 in pratica lo stesso, se non fosse intelligibile, allora la ragione non esisterebbe, non sarebbe data all&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Nulla di ci\u00f2 che \u00e8 dato all&#8217;uomo gli \u00e8 dato per caso o per beffa: se fosse per caso, bisognerebbe immaginare un caso sommamente improbabile, equivalente ad una finalit\u00e0 intelligente e ordinata, in modo tale da poterlo escludere, perch\u00e9 ogni facolt\u00e0 \u00e8 la somma di un numero quasi infinito di possibilit\u00e0 subordinate, mirabilmente fuse o coordinate in modo da rispondere al proprio fine; mentre se la ragione venisse dal caso bisognerebbe immaginare un dio malefico, che si diverte a tormentare gli uomini, dando loro un bisogno impossibile da soddisfare. Il che \u00e8 una contraddizione in termini: poich\u00e9 Dio \u00e8 somma perfezione, un Dio maligno \u00e8 qualcosa che non si pu\u00f2 neanche immaginare. Sarebbe in realt\u00e0 un demonio: ma l&#8217;esistenza del demonio rinvia all&#8217;esistenza di Dio, da questo non si scappa. Immaginare che esista il demonio ma non esista Dio \u00e8 la stessa cosa che immaginare che al posto di Dio ci sia solo il demonio, il che, come abbiamo visto, \u00e8 auto-contraddittorio, come immaginare l&#8217;esistenza di un oceano senza una sola goccia d&#8217;acqua, o di un continente senza un solo centimetro cubo di materia. Impossibile, illogico, auto-contraddittorio. E si aggiunga che il demonio \u00e8 l&#8217;essere che incarna il male, e il male sa solo distruggere, non costruire; tanto meno saprebbe creare. Anche per questo \u00e8 impossibile immaginare un demonio creatore del mondo, o anche solo conservatore del mondo: invece di conservarlo, lo distruggerebbe, il che \u00e8 quanto in effetti tenta di fare da quando \u00e8 iniziata la sua rivolta contro Dio. Dunque, \u00e8 escluso che la ragione venga all&#8217;uomo dal caso, cos\u00ec come \u00e8 escluso che essa sia fatalmente destinata a girare a vuoto, postulando l&#8217;inesistenza o l&#8217;irraggiungibilit\u00e0 del vero.<\/p>\n<p>E ora vediamo la prima domanda che ci eravamo posta all&#8217;inizio: perch\u00e9 le cose tendono al bene? Esse tendono al bene perch\u00e9 tendono all&#8217;essere, vale a dire tendono a sussistere in quanto sono, e non a scomparire nel nulla. Se tendessero al male, si autodistruggerebbero, perch\u00e9 nulla di ci\u00f2 che tende al male pu\u00f2 conservare la propria esistenza, ma prima o poi la distrugge. Solo il bene esiste assolutamente; il male non \u00e8 che la contraffazione dell&#8217;esistenza. Il bene esiste realmente perch\u00e9 corrisponde alla natura delle cose: che \u00e8 la conservazione del proprio essere. Il bene di un&#8217;ape, ad esempio, \u00e8 conoscere la strada dell&#8217;alveare; se l&#8217;ape impazzisce e perde l&#8217;orientamento, si auto-distrugge, perch\u00e9 non sa pi\u00f9 fare ritorno all&#8217;alveare. Ci\u00f2 vale anche e soprattutto per l&#8217;uomo. Per l&#8217;uomo \u00e8 bene esistere, perch\u00e9 solo esistendo pu\u00f2 vivere la vita e pu\u00f2 puntare al proprio fine naturale, che \u00e8 la contemplazione del vero. Se l&#8217;uomo non esistesse, o se l&#8217;uomo decide di sopprimersi, non giunge al vero, non esplica la facolt\u00e0 della ragione mediante la conoscenza. Come minimo allora egli regredisce, da uomo diventa bruto, si adatta a vivere al di sotto del proprio statuto ontologico. Perci\u00f2 hanno torto Leopardi, Schopenhauer, Montale e tanti altri &quot;maestri&quot; della modernit\u00e0, per i quali la cosa migliore \u00e8 il non esistere, e la sola cosa buona per lui \u00e8 il non essere. Hanno torto perch\u00e9 postulano una situazione auto-contraddittoria: l&#8217;uomo di fato esiste, e dunque tanto vale chiedersi perch\u00e9 esiste e cosa \u00e8 chiamato a fare nel mondo, invece di trastullarsi con sterili pensieri nichilisti e rimpiangere di esistere. Chi fa cos\u00ec, si comporta come un disertore: volge le spalle al compito cui \u00e8 stato chiamato. Nessuno viene chiamato all&#8217;esistenza per caso: dunque la vita \u00e8 una cosa seria, \u00e8 una cosa grande e una cosa bella. Chi non lo capisce ha chiuso gli occhi e gli orecchi davanti alla meraviglia dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Adesso andiamo a rileggere e meditare una pagina di san Tommaso d&#8217;Aquino, tratta dal <em>Compendio di<\/em> teologia, l&#8217;opera curata dal discepolo e segretario del Dottore Angelico, frate Reginaldo da Piperno, al quale \u00e8 dedicata, e che riflette la generosit\u00e0 e lo spirito di servizio con cui Tommaso rispondeva ai dubbi e ai quesiti dei suoi studenti, sviluppando ragionamenti di meravigliosa chiarezza e consequenzialit\u00e0 (da: <em>Compendio di teologia<\/em>, I, \u00a7\u00a7 207-212; in: <em>Tommaso d&#8217;Aquino. Vita, pensiero, opere scelte<\/em>, a cura di Armando Massarenti, Il Sole 24 Ore, 2006, pp. 388-389, che riprende: <em>Compendio di teologia e altri scritti<\/em>, a cura di Agostino Selva e Tito S. Centi, Torino, UTET, 2001):<\/p>\n<p><em>207. Una cosa \u00e8 in potenza in due modi: in un modo \u00e8 in potenza naturale, rispetto cio\u00e8 a quelle cose che possono essere attuate dall&#8217;agente connaturale; in un altro modo rispetto a quelle che non possono essere attuate dall&#8217;agente connaturale, ma da qualche altro agente. E ci\u00f2 \u00e8 evidente nelle cose corporali: che infatti un bambino diventi un uomo o che da un seme nasca un animale appartiene alla potenza naturale; ma che dal legno venga prodotta una sedia o che un cieco diventi un vedente, ci\u00f2 non \u00e8 proprio della potenza naturale. E cos\u00ec accade anche al nostro intelletto. Il nostro intelletto infatti \u00e8 in potenza naturale rispetto a certi intelligibili che possono essere ridotti in atto dall&#8217;intelletto agente, che \u00e8 il principio innato in noi perch\u00e9 per suo mezzo possiamo essere intelligenti in atto. Ma per noi \u00e8 impossibile raggiungere il fine ultimo per il solo fatto che il nostro intelletto \u00e8 attuato in questo modo. Infatti la capacit\u00e0 dell&#8217;intelletto agente consiste nel far passare in atto i fantasmi che sono intelligibili in potenza. Ora, i fantasmi sono ricevuti dai sensi perci\u00f2 mediante l&#8217;intelletto agente il nostro intelletto \u00e8 attuato soltanto da quegli intelligibili dei quali possiamo avere coscienza attraverso i sensi.<\/em><\/p>\n<p><em>208. Ma \u00e8 impossibile che il fine ultimo dell&#8217;uomo consista in questa conoscenza: infatti raggiunto il fine ultimo il desiderio naturale viene appagato. Ora, per quanto uno progredisca nella conoscenza secondo il modo predetto di conoscere, secondo il quale abbiano la conoscenza dai sensi, rimane ancora il desiderio di conoscere altre cose. Vi sono infatti molte cose alle quali il senso non pu\u00f2 giungere, e di cui mediante i sensi non possiamo avere se non una conoscenza minima: sappiamo tutt&#8217;al pi\u00f9 che esistono, ma non sappiamo che cosa sono. E ci\u00f2 dipende dal fatto che le essenze delle sostanze immateriali sono di genere diverso da quelle delle sostanze sensibili, e le trascendono quasi senza proporzione. E anche fra le cose che cadono sotto i sensi ve ne sono molte di cui non possiamo conoscere con certezza la natura: di alcune in nessun modo, di altre in modo insufficiente; per cui rimane sempre il desiderio naturale di una conoscenza pi\u00f9 perfetta. D&#8217;altra parte \u00e8 impossibile che il desiderio naturale sia vano.<\/em><\/p>\n<p><em>209. Perci\u00f2 noi raggiungiamo il nostro ultimo fine quando il nostro intelletto viene attuato da un agente pi\u00f9 sublime di quello che \u00e8 connaturale, cos\u00ec da appagare in noi quel desiderio di conoscere che \u00e8 in noi naturalmente. Infatti in noi il desiderio di sapere tale per cui, conosciuto l&#8217;effetto, desideriamo conoscere la causa; e riguardo a ogni cosa, conosciute tutte le sue circostanze, il nostro desiderio non \u00e8 appagato se non quando ne conosciamo l&#8217;essenza. Perci\u00f2 il desiderio naturale di sapere non pu\u00f2 acquietarsi in noi se non quando conosciamo la causa prima, e non in un qualsiasi modo, ma la sua essenza. Ma la prima causa \u00e8 Dio, come abbiamo visto sopra; perci\u00f2 il fine ultimo della creatura intellettuale \u00e8 conoscere Dio nella sua essenza.<\/em><\/p>\n<p><em>210. Dobbiamo ora considerare come ci\u00f2 sia possibile. \u00c8 chiaro infatti che non potendo il nostro intelletto conoscere alcuna realt\u00e0 sena avere una certa specie di essa, \u00e8 impossibile che per mezzo della specie di una realt\u00e0 esso conosca l&#8217;essenza di un&#8217;altra; e quanto pi\u00f9 la specie attraverso la quale conosce quella cosa \u00e8 distante da essa, tanto pi\u00f9 imperfetta \u00e8 la conoscenza che il nostro intelletto ha dell&#8217;essenza di quella cosa. Se per esempio conoscesse un bue attraverso la specie dell&#8217;asino, ne conoscerebbe l&#8217;essenza in modo imperfetto, cio\u00e8 solamente quanto al genere; e lo conoscerebbe ancora pi\u00f9 imperfettamente se avesse solo la specie di una pietra, perch\u00e9 lo conoscerebbe attraverso un genere ancora pi\u00f9 remoto; e se poi lo conoscesse attraverso la specie di una cosa che non comunica in alcun genere con il bue, non conoscerebbe in alcun modo la natura del bue.<\/em><\/p>\n<p><em>211. Ora, da quanto abbiamo detto sopra \u00e8 chiaro che la creatura non comunica in nessun genere con Dio. Quindi la creatura non pu\u00f2 conoscere l&#8217;essenza di Dio mediante alcuna specie creata non solo sensibile, ma neppure intelligibile. Perch\u00e9 dunque Dio sia conosciuto nella sua essenza \u00e8 necessario che Dio stesso diventi la forma dell&#8217;intelletto che lo conoscere sia congiunto ad esso, dico non per costituire una natura, ma come la specie intelligibile \u00e8 unita a colui che conosce. Come infatti Dio \u00e8 il suo essere, cos\u00ec \u00e8 la sua verit\u00e0, che \u00e8 la forma dell&#8217;intelletto.<\/em><\/p>\n<p><em>212. Quindi \u00e8 necessario che tutto ci che riceve una certa forma sia predisposto a ricevere quella forma. Ora, il nostro intelletto non \u00e8 per la sua stessa natura in stato di disposizione ultima rispetto a questa forma che \u00e8 la verit\u00e0, perch\u00e9 l&#8217;avrebbe fin dal principio: \u00e8 quindi necessario che per raggiungerla sia elevato mediante una nuova disposizione, che noi chiamiamo &quot;lumen gloriae&quot;, mediante il quale il nostro intelletto \u00e8 perfezionato da Dio, che \u00e8 l&#8217;unico ad avere in proprio questa forma per sua natura, come la disposizione alla forma del fuoco non pu\u00f2 venire che dal fuoco stesso. E di questo &quot;lumen gloriae&quot; \u00e8 detto nel Salmo: \u00abNella tua luce vedremo la luce\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec: nella luce di Dio si pu\u00f2 contemplare Dio; non fuori di essa. Chi vuol conoscere il vero volgendo le spalle a Dio pretende l&#8217;impossibile. La conoscenza di Dio essendo assoluta trascende le possibilit\u00e0 della mente umana, che sono relative: ma con la grazia divina, anche l&#8217;impossibile diviene possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo visto che tutte le cose tendono al bene come al loro fine naturale (vedi l&#8217;articolo Tutte le cos tendono al bene, anche se non lo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-25762","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25762","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25762"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25762\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}