{"id":25761,"date":"2022-02-21T06:04:00","date_gmt":"2022-02-21T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/21\/il-fine-delluomo-e-comprendere-il-suo-vero-fine\/"},"modified":"2022-02-21T06:04:00","modified_gmt":"2022-02-21T06:04:00","slug":"il-fine-delluomo-e-comprendere-il-suo-vero-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/21\/il-fine-delluomo-e-comprendere-il-suo-vero-fine\/","title":{"rendered":"Il fine dell&#8217;uomo \u00e8 comprendere il suo vero fine"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo ha un fine e ha anche uno scopo. Non viene al mondo per caso e non vive senza un perch\u00e9. Questo era chiaro ai nostri nonni, ai nostri avi: ha smesso di esserlo per noi. La crisi della contemporaneit\u00e0 \u00e8 la crisi del senso, del perch\u00e9; ed \u00e8 anche la crisi dell&#8217;essere. L&#8217;uomo sa dove sta andando quando sa chi \u00e8, quando sa in cosa consiste il suo essere. Diciamo pure, per adoperare un linguaggio religioso anzich\u00e9 filosofico: quando si riconosce come creatura, quale opera di un Creatore onnipotente, amorevole e onnisciente.<\/p>\n<p>Che l&#8217;uomo abbia uno scopo e che sia fatto per un fine, lo si pu\u00f2 dimostrare per mezzo del ragionamento; e lo ha fatto, superbamente, Aristotele, e dopo di lui san Tommaso d&#8217;Aquino. Essi non sono partiti da un assioma religioso: nella teologia si parte dalla Rivelazione divina e si scende, per cos\u00ec dire, verso le cose terrene; nella filosofia, al contrario, si parte dalle cose terrene e si sale verso l&#8217;assoluto, cio\u00e8, in termini religiosi, verso il divino. La sana ragione naturale ci dice che le cose ben fatte non sono prodotte dal caso: il caso non produce alcunch\u00e9 di perfetto, ma sempre e solo qualcosa d&#8217;imperfetto. Anche la migliore delle cose nate dal caso sar\u00e0 sempre meno buona (e meno bella) di una cosa nata da un progetto preciso e intelligente: questo ci dice anche l&#8217;esperienza. La natura, ad esempio, non pu\u00f2 produrre una perfetta figura geometrica, nemmeno nei cristalli pi\u00f9 ammirevoli: per avere una perfetta figura geometrica, un perfetto poliedro, ad esempio, ci vuole una mente umana che la pensi e la realizzi. D&#8217;altra parte, la natura non produce le cose a caso: ne produce talvolta, ma sempre a margine di una produzione diretta ad un fine. Questa \u00e8 la regola, mentre il caso \u00e8 l&#8217;eccezione.<\/p>\n<p>Le cose create dall&#8217;uomo sono un&#8217;imitazione della natura, e sono tanto pi\u00f9 buone, quanto pi\u00f9 fedelmente s&#8217;ispirano ad essa. Un ritratto \u00e8 l&#8217;imitazione del volto umano: la natura crea il volto, l&#8217;arte crea il ritratto; ma \u00e8 la natura a dare a quel volto un&#8217;espressione, sempre diversa e ben individualizzata, al punto che non esistono due volti perfettamente identici &#8212; eppure ci sono miliardi di volti sulla faccia della terra. Il volo di un apparecchio \u00e8 l&#8217;imitazione del volo degli uccelli; e la capacit\u00e0 d&#8217;un sommergibile di scendere nelle profondit\u00e0 marine \u00e8 l&#8217;imitazione della stessa capacit\u00e0 da parte di certi pesci abissali. Ora, l&#8217;uccello \u00e8 fatto per volare: non vola per caso, non \u00e8 un animale che possiede <em>anche<\/em> la capacit\u00e0 di alzarsi in volo: \u00e8 tutt&#8217;uno con la capacit\u00e0 di volare. Certo, vi sono uccelli che non volano; ma si tratta dell&#8217;eccezione alla regola: sono divenuti troppo pesanti e con le ali troppo piccole; si sono adattati a vivere sulla terra, ma goffamente, proprio come certi animali marini, come le testuggini, si adattano a vivere anche sulla terra, ma sono fatti per il mare, e sulla terra sono lenti, maldestri, vulnerabili. Allo stesso modo, una gru meccanica \u00e8 l&#8217;imitazione del braccio, una radiotrasmittente \u00e8 l&#8217;imitazione dell&#8217;orecchio, e il computer \u00e8 il tentativo d&#8217;imitazione di una cosa inimitabile: la mente umana. Per questo dalla tecnica informatica non verr\u00e0, alla fine, niente di buono: \u00e8 un tentativo impossibile e, per certi aspetti, empio, che nasce dal rifiuto dello statuto ontologico dell&#8217;uomo, quello di creatura, intelligente s\u00ec, certo, ma dotata pur sempre di un&#8217;intelligenza relativa, non assoluta; e soprattutto non riducibile ai processi delle sue terminazioni nervose e delle sue cellule cerebrali. C&#8217;\u00e8 qualcosa d&#8217;altro, nella mente umana: qualcosa che non \u00e8 in alcun modo riproducibile, anche se il computer pu\u00f2 compiere operazioni matematiche quanto mai complesse in qualche frazione di secondo.<\/p>\n<p>E l&#8217;uomo, per che cosa \u00e8 fatto l&#8217;uomo? Aristotele risponde: ogni essere \u00e8 fatto per realizzare la propria natura specifica, e per realizzarla nel modo pi\u00f9 perfetto. Qual \u00e8 la natura specifica dell&#8217;uomo, dunque? Il pensiero, senza dubbio: l&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;animale che vive di pensiero. Nessun altro animale gli si pu\u00f2 paragonare in ci\u00f2, anche se alcune specie di animali superiori sono capaci, apparentemente, di qualche comportamento riflesso, di solito frutto di addestramento da parte dell&#8217;uomo stesso. La regola \u00e8 che gli animali seguono l&#8217;istinto, non la ragione. L&#8217;uomo \u00e8 il solo animale che seguendo la ragione, ad esempio riconoscendo dei valori, \u00e8 disposto a rinunciare al proprio istinto fondamentale, quello della sopravvivenza, e a rischiare la morte, pur di affermare la sua libert\u00e0, cio\u00e8 la sua natura di uomo. Dire ragione \u00e8 come dire libert\u00e0. La ragione rende l&#8217;uomo libero; la costrizione o la distruzione della ragione lo rende schiavo. Per questo \u00e8 ridicolo affermare, come fa Rousseau, che l&#8217;uomo nasce libero. L&#8217;uomo non nasce affatto libero: nasce dotato di ragione; e il retto uso della propria ragione lo mette in grado di determinarsi come un essere libero. E questo \u00e8 anche il motivo, ci si passi questa fulminea incursione nell&#8217;ambito della teologia, per la quale Lutero, il primo dei moderni, \u00e8 anche il primo teorico della schiavit\u00f9: negando il libero arbitrio, nega la libert\u00e0 dell&#8217;uomo e fa dell&#8217;uomo un bruto, capace solo di grugnire: <em>Credo!,<\/em> e poi sprofondarsi ogni volta nel peccato, ancora e sempre, come un maiale che perennemente sguazza nel suo brago.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;uomo non \u00e8 un maiale, non \u00e8 un bruto: \u00e8 colui che deve determinare la propria essenza, perch\u00e9, unico fra tutte le creature, pu\u00f2 innalzarsi al di sopra di se stesso o sprofondarsi molto al di sotto. Tale \u00e8 la fondamentale intuizione di Nietzsche, che gli assicura un eterno posto nell&#8217;Olimpo dei pensatori, per quante altre sciocchezze o fumisterie possa aver detto poi. Nietzsche \u00e8 come lo Stazio di Dante: illumina la strada a quelli che son venuti dopo, mentre lui era ancora al buio; ma ci\u00f2 non ci scioglie dall&#8217;obbligo della gratitudine nei suoi confronti. Dire ragione \u00e8 dire libert\u00e0, ma dire libert\u00e0 \u00e8 come dire rischio: il rischio di una ragione mal diretta. Eppure l&#8217;uomo deve assumere un tale rischio, perch\u00e9 senza di esso non potr\u00e0 mai divenire ci\u00f2 che deve. E cosa deve divenire, l&#8217;uomo? Deve divenire colui che pensa; ma non un pensiero qualsiasi, bens\u00ec il solo pensiero che sia veramente essenziale: quello del proprio scopo e del proprio fine. Quando l&#8217;uomo pensa a ci\u00f2 che deve raggiungere e a ci\u00f2 che deve fare di se stesso, e si dirige in tale direzione, esercitando liberamente e coraggiosamente la propria libert\u00e0, allora e solo allora realizza il suo scopo e d\u00e0 un senso compiuto al proprio esistere. Altrimenti rimane a met\u00e0, come un uccello senz&#8217;ali, o peggio, come un uccello che, per paura o per ignavia, non ha mai osato dispiegare le propri ali nell&#8217;aria. Ha preferito restarsene rincantucciato nel nido, e guardare inutilmente gli altri uccelli che volano alti e liberi nel cielo azzurro.<\/p>\n<p>Dice dunque Aristotele nel suo <em>Protrettico<\/em> o <em>Esortazione alla Filosofia<\/em>, opera composta verso il 350 a. C. e che \u00e8 andata purtroppo perduta, ma della quale possediamo numerose citazione nell&#8217;omonimo scritto di Giamblico, filosofo neoplatonico vissuto a cavallo fra il III e il IV sec. d. C. (9, 49,3 segg.; in: Aristotele, <em>Dall&#8217;Accademia al Per\u00ecpato<\/em>, a cura di Carmelo Spinelli, Napoli, Casa Editrice Ferraro, 1988, pp. 60-63):<\/p>\n<p><em>Tra le cose che sono generate vi sono quelle che sono prodotte da un pensiero o da un&#8217;arte, per esempio una casa o una nave, le altre invece derivano dalla natura. Infatti gli animali e le piante sono generati dalla natura, come tutti gli esseri di questo ordine derivano da essa. Alcune per\u00f2 nascono anche a caso. Infatti di ci\u00f2 che non nasce n\u00e9 dalla natura n\u00e9 dalla necessit\u00e0, noi diciamo per lo pi\u00f9 che sia stato generato dal caso. Gli esseri che nascono dal caso, non nascono in vista di un fine da realizzare, n\u00e9 essai hanno un loro scopo specifico. Invece nelle cose che derivano dall&#8217;arte, \u00e8 presente un fine ed uno scopo &#8212; poich\u00e9 l&#8217;artista ti fornir\u00e0 sempre un motivo per il quale ed in vita del quale ha prodotto qualcosa -, e questo fine sar\u00e0 sempre al di sopra di ci\u00f2 che nasce in virt\u00f9 di esso. Io voglio dire qui tutto ci\u00f2 che un&#8217;arte produce per se stessa, secondo la sua essena, e non ci\u00f2 che \u00e8 prodotto per caso: in tal senso considereremo la medicina piuttosto causa della salute piuttosto che della malattia, e l&#8217;architettura piuttosto causa della erezione della casa che non della sua demolizione. Dunque tutto ci\u00f2 che viene prodotto da una arte nasce per realizzare uno scopo, che \u00e8 il fine ultimo dell&#8217;opera stessa; ci\u00f2 che invece sorge a caso, non ha nessuno scopo. Tuttavia pu\u00f2 talvolta accadere che dal caso nasca qualcosa di buono; ma per quanto ed in quanto essa dovesse la sua origine al caso, non sarebbe buona, poich\u00e9 tutto ci\u00f2 che scaturisce dal caso \u00e8 sempre qualcosa di indeterminato. Invece ci\u00f2 che nasce in maniera naturale, nasce sempre in virt\u00f9 di un fine, anzi si forma sempre per un fine superiore a quello di ci\u00f2, che scaturisce dall&#8217;arte: infatti non \u00e8 la natura che imita l&#8217;arte, bens\u00ec \u00e8 questa che imita quella, e qualora l&#8217;arte venisse in aiuto alla natura essa potrebbe rendere perfetto ci\u00f2 che la natura non ha completato. Certe volte sembra che la natura stessa sia in grado di produrre qualcosa di perfetto con le sue forze e che non abbia bisogno di nessun aiuto, di essere autonoma, come per esempio nello sviluppo. Infatti alcuni semi si sviluppano senza nessuna cura, indipendentemente dal terreno nel quale sono stati seminati, altri invece hanno bisogno dell&#8217;intervento dell&#8217;agricoltore. Lo stesso avviene per le specie animali. Alcune pervengono del tutto autonomamente al loro sviluppo naturale, al contrario l&#8217;uomo ha bisogno per il suo mantenimento in vita di molti e svariati aiuti, gi\u00e0 a partire dalla nascita e successivamente per la sua nutrizione. Se dunque l&#8217;arte imita la natura, ne deriva come conseguenza che ogni arte \u00e8 sorta per realizzare uno scopo. In modo regolare significa anche in modo bello. Dunque ci\u00f2 che nasce o \u00e8 nato secondo natura, nasce o \u00e8 nato &quot;bello, diversamente ci\u00f2 che \u00e8 contrario alla natura \u00e8 &quot;brutto&quot;, perch\u00e9 si discosta dalla sua regolarit\u00e0. Perci\u00f2 ci\u00f2 che \u00e8 generato secondo natura possiede uno scopo, come possiamo vedere in ogni nostro organo corporeo. Se per esempio prendi a considerare la palpebra, vedrai che essa non \u00e8 stata creata senza scopo, bens\u00ec per aiutare l&#8217;occhio nel suo riposo e per proteggerlo da corpi estranei. Lo scopo di una cosa coincide dunque con ci\u00f2 in vista del quale \u00e8 stata generata. Se per esempio una nave doveva essere costruita per navigare, essa \u00e8 stata allestita proprio per questa ragione. E le essenze viventi appartengono a ci\u00f2 che \u00e8 stato generato dalla natura e secondo natura, siano esse in genere tutte oppure le migliori o le pi\u00f9 belle. Le cose non cambiano, se qualcuno pensa che la maggior parte di esse sia stata creata contro natura in conseguenza di una degenerazione o deformazione. La pi\u00f9 nobile essenza vivente \u00e8 ora l&#8217;uomo, ed \u00e8 chiaro che essa \u00e8 stata creata dalla natura e secondo natura. Ma quale \u00e8 dunque lo scopo per cui la natura e Dio ci hanno creato? A questa domanda Pitagora rispose: \u00abper la contemplazione del cielo\u00bb, ed egli di se stesso diceva di essere uno studioso della natura e di essere nato proprio per questo scopo. E anche di Anassagora si racconta che alla domanda per quale motivo fosse venuto al mondo, e perch\u00e9 desiderasse vivere, abbia risposto: \u00abper osservare il cielo e le stelle, la luna ed il sole tutt&#8217;intorno\u00bb, come se tutte le altre cose non avessero alcun valore. Se dunque lo scopo di ogni cosa ci\u00f2 che sta pi\u00f9 in alto- poich\u00e9 proprio in vista di ci\u00f2 essa viene al mondo, e lo scopo sta pi\u00f9 in alto, anzi in sommo grado -, e se lo scopo per natura consiste nel fatto che essa si realizzi fino alla fine, poich\u00e9 il processo della natura si attua senza interruzione, ne deriva che, a proposito degli uomini, si verifica prima il loro sviluppo fisico e solo successivamente quello spirituale, e l&#8217;attuazione di ci\u00f2 che \u00e8 superiore, nel processo di sviluppo, viene dopo. Dunque &#8216;anima \u00e8 successiva al corpo, e delle facolt\u00e0 dell&#8217;anima l&#8217;ultima la facolt\u00e0 della conoscenza, poich\u00e9 vediamo che questa negli uomini si forma, secondo l&#8217;ordine naturale, alla fine. Per questo motivo la vecchiaia richiede per s\u00e9 solo questo bene. La sapienza \u00e8 dunque la nostra aspirazione naturale e l&#8217;esercizio della ragione \u00e8 lo scopo ultimo per cui siamo al mondo. Se dunque siamo stati generati, ci\u00f2 \u00e8 affinch\u00e9 vivessimo razionalmente ed imparassimo. Si \u00e8 rivelata allora proprio giusta, dopo quanto si \u00e8 detto, l&#8217;espressione di Pitagora, secondo cui Dio ha creato ogni uomo per la conoscenza e la speculazione.<\/em><\/p>\n<p>Riassumendo. L&#8217;uomo \u00e8 prodotto dalla natura, ma la natura \u00e8 creata da Dio. E come tutto, nel mondo della natura, \u00e8 dotato di un fine ed \u00e8 stato prodotto in vista di un fine, cos\u00ec anche l&#8217;uomo, anzi l&#8217;uomo a pi\u00f9 forte ragione, essendo la creatura pi\u00f9 perfetta di tutte: la sola dotata di ragione, libero arbitrio e volont\u00e0. Tutta la cultura moderna altro non \u00e8 che un tentativo, folle e sacrilego, di fargli scordare questa semplice verit\u00e0, allontanandolo non solo dal suo fine, ma persino dalla consapevolezza del suo fine. L&#8217;uomo pertanto deve rientrare in se stesso, deve riappropriarsi del tesoro che gli \u00e8 stato sottratto con la sua acquiescenza: la piena consapevolezza di quel che \u00e8, di quale sia la sua vera natura, e verso quale fine sia diretto nel suo viaggio terreno. Che non termina con la morte: se cos\u00ec fosse, si potrebbe dire che tutta la sua ricerca di verit\u00e0 e di assoluto altro non \u00e8 che una beffa. Ma l&#8217;uomo \u00e8 intelligente: troppo intelligente per cadere vittima di una cos\u00ec grossolana illusione. Aristotele e san Tommaso non erano degli illusi, n\u00e9 degli sprovveduti; e non lo erano i nostri avi e i nostri nonni, con il loro sano buon senso e il loro laborioso realismo. Erano persone intelligenti e costruttive, e avevano di meglio da fare che trastullarsi col pensiero del nulla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo ha un fine e ha anche uno scopo. Non viene al mondo per caso e non vive senza un perch\u00e9. 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